www.settore4cfila72posto35.net il sito non ufficiale dell' interismo moderno qui dentro, nel migliore dei casi, potreste trovare interismi assortiti, snobismi vari, pettegolismi generici, enteroclismi intellettuali, sinistrismi moderati, sessualismi carpiati, divagazionismi interiori (ho finito gli ismi, sennò continuavo) Archivio
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venerdì, ottobre 31, 2003 PARLA COME MANGI (testo originale di Novella 2000 in edicola) Le vecchie amiche sono sempre una consolazione quando si attraversa un periodo grigio. Così anche Bobo Vieri ha trovato su Vaina Continuati la spalla giusta sulla quale «piangere» un po'. Provato dalle tensioni che scuotono l'Inter, contestata dai tifosi più duri, Vieri per una sera si è affidato alla Continuati. Con lei il calciatore aveva avuto una breve storia a Milano Marittima quando lei faceva la cubista al Pineta, il locale preferito da Bobo. Ma il flirt estivo col tempo si è trasformato in una salda amicizia e Vieri quando ha bisogno di conforto sa che Vaina è sempre pronta a darglielo. TRADUZIONE DI SETTORUCCIO Le vecchie amiche sono sempre una consolazione: quando si attraversa un periodo grigio, se piagnucoli un po', è assai probabile che te la sgancino. Così anche Bobo Vieri ha trovato su Vaina Continuati la spalla giusta sulla quale «piangere» un po', e anche la tetta giusta, e anche la chiappa e, diciamolo, anche la vagina. Provato dalle tensioni che scuotono l'Inter, contestata dai tifosi più duri, Vieri per una sera si è sfogato spupazzandosi la Continuati. Con lei il calciatore aveva trombato qualche volta a Milano Marittima quando lei faceva la cubista al Pineta, il locale preferito da Bobo. Ma il flirt estivo col tempo si è trasformato in una salda amicizia e, tra una chiavata e l'altra, Vieri quando ha bisogno di conforto sa che Vaina è sempre pronta a dargliela.
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C'E' UN ETOLOGO IN SALA? Da alcuni giorni sorprendo il mio cane nel tentativo di accoppiarsi con un Bambi in pannolenci. Se il Bambi giace per terra, il cane arriva, comincia a mordicchiargli un orecchio, poi gli sale sopra con una mossa tipica della lotta grecoromana e comincia il balletto. Il cane, insomma, comincia ad ancheggiare in maniera inequivocabile, tra l'altro con una discreta precisione, perchè non ancheggia a casa, ma premendo la sua zona pubica contro quella di Bambi. Lo spettacolo mi inquieta parecchio e io, turbato, richiamo il cane con scuse banali, tipo "usciamo" o "eccoti l'osso". I problemi secondo me sono tre. 1) come mai il mio cane cerca di accoppiarsi con un peluche? 2) il mio cane è femmina: chi le ha insegnato il movimento d'anca? avrà visto un documentario? 3) Il mio cane, che è femmina, ha nove mesi ed è vergine: avrà visto un porno? è lesbica?
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giovedì, ottobre 30, 2003 SI MUOVE QUALCOSA Moratti promette di diventare cattivissimo. Ronaldo è stufo di essere sostituito da Queiroz e fa sapere (?) che tornerebbe all'Inter. Pare stia arrivando Salvatore Bagni per rivestire un ruolo di punta nella società. Io, davvero, non so più cosa pensare. Anzi no, lo so.
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mercoledì, ottobre 29, 2003 PARTE PIANO IL NUOVO SWING Intanto pioveva e faceva freddo. Se non fosse che avevo dato la mia parola, me ne sarei stato a casa a cazzeggiare sui blog e bere caffè. Il tempo di presentarmi al maestro, che mi accoglie sorridente mentre legge la Gazza, e in men che non si dica mi partono 5 euro per i gettoni. I gettoni servono a infilarli in una macchina che sembra quella del caffè, ma invece sputa palline. Tu ci metti sotto un cestino e lo riempi. Tre gettoni cinque euro. Ne ho usato uno. "Allora, tu sai di cosa stiamo parlando" "Beh, sì, a grandi linee" "Allora cominciamo con la posizione corretta". Culo in fuori, gambe flesse e divaricate, impugnatura complicatissima che mi sono già dimenticato, faccia che dovrà sempre fissare la pallina e mai girarsi, braccia da tendere tutto a destra, picchiare duro ma molto armonico senza strappare, finire il movimento sulla sinistra, gamba destra ad angolo, gamba sinistra steccata, piede destro girato, culo un po' avanti (culo destro o sinistro? Ah no scusa, ho un culo solo), schiena un po' indietro, la mazza non deve arrivare dritta ma un po' storta, e questa non la capirò mai, chissà perchè la devo colpire storta, eppure è così, se la colpisci dritta è peggio. Boh. Ecco perchè il golf è uno sport del cazzo, perchè parti dal difficile. La prima cosa che ti insegnano è lo swing, il colpo iniziale, quello che i campioni eseguono con un movimento bellissimo e possente e la mettono a trecento metri. Tac! E invece tu sembri un coglione diversamente abile e - se va bene - centri la pozzanghera a venti metri dalla piazzola. Tic. Splush. E comunque vi confesso che quando la prendi bene e le fai fare un bel cento metri o anche di più, a quella troia della pallina bianca, sono soddisfazioni. Il maestro dice: no, stai strappando, hai chiuso troppo, hai aperto troppo, finisci più avanti, non piegare, non picchiare, e altri cagamenti di cazzo. A un certo punto mi viene il primo swing da orgasmo, la palla va via drittissima e lunghissima. Il maestro mi fa: "Non l'hai nemmeno sentita, vero?". Vero, cazzarola. Più picchi, più la senti, meno va. Se non picchi ma vai via armonico la pallina non ti sembra nemmeno di colpirla, però lei parte e va lontano che quasi non la vedi. Misteri di questo sport del cazzo. La prossima volta (sabato) riparto da qui. Non la voglio più sentire, quella puttanella bianca. (tutto questo bendiddio di emozioni, peraltro, mi è costato venti euro, più i gettoni) (no, era per essere meno poetici e più prosaici) (e comunque, questo lo voglio dire come prima sensazione, l'odore di erba bagnata è meglio di quello di ascella pezzata tipico di certe palestre come la mia)
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METEO
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AUDIO VIDEO Tecnicamente ammirato di cotanta abilitate, ringrazio pubblicamente lui per questo gioiellino. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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martedì, ottobre 28, 2003 SILENZIO STAMPA Forse i calciatori in silenzio stampa dovrebbero starci sempre, per evitare di dire banalità, "è normale", "decide il mister" eccetera. Questo dal punto di vista cultural-sintattico. Dal punto di vista sostanzial-sportivo è ovvio che non dovrebbero starci mai, perchè è gente che vive, esiste, si arricchisce e spopola grazie al circolo vizioso di cui tifosi, tv, giornali e mezzi di comunicazione sono parte essenziale. Se non si parlasse mai di loro, loro comincerebbero ad esistere meno, arricchirsi meno, spopolare meno. Saremmo tutti più contenti, forse, e le domeniche pomeriggio andremmo a fare passeggiate, vedere film o giuocare - chessò - a golf. Detto questo, perchè cazzo i miei paladini neroazzurri sono in silenzio stampa? Con chi ce l'hanno? Con la stampa? Non credo: mi sembra che dal punto sportivo i giornalisti abbiano correttamente scritto quello che hanno visto, cioè che l'Inter - tranne Londra - ha fatto sostanzialmente schifo. A meno che non ce l'abbiano con la stampa per la dietrologia sul caso Cuper. Ma hanno anche avuto modo di rispondere alle accuse di essersi ammutinati (cosa peraltro abbastanza evidente, si vedeva in diretta tv). Allora con chi ce l'hanno, con i tifosi? Domenica sera c'erano tremila persone ad aspettare il pullman e a contestarli. Il pullman si è fermato e loro - i giocatori e i dirigenti - hanno fatto salire cinque ultrà a parlare. Testimoni di questo singolare incontro hanno visto il portavoce del cinque ultrà - era il capo della curva - gesticolare abbastanza animatamente, come per fare il culo a tutto il pullman, dall'autista al magazziniere. Che sia questa la ragione per cui non parlano? Per non dover spiegare a che titolo si è presa la decisione di far salire cinque ultrà sul pullman? Per non dovere dire qual è stato il contenuto di questa conversazione? E agli striscioni di San Siro a chi facciamo rispondere, a Zaccheroni, l'unico che non c'entra niente ma anche l'unico che oggi ha diritto di parola? Per me, ragazzi, potete anche stare zitti fino al giugno 2004. Non è che mi faccio le seghe a sentirvi parlare uno alla volta in quelle ridicole conferenze stampa, davanti allo sfondo con tutti i vostri sponsor, dietro a una selva di microfoni che sembrate tutti dei piccoli Bush, ma molto piccoli, perchè non avete un cazzo da dire controllati come siete (e se a uno gli scappa qualcosa zac!, la multa). Però il silenzio stampa è una gran cazzata. Ogni tanto sento dire "ma lo aveva fatto l'Italia ai Mondiali di Spagna". Vabbe', quello lo giustifico. Un giornale aveva scritto che due azzurri si inculavano nel segreto della loro stanza, e allora forse è meglio tacere che star lì a discutere. Ma questo silenzio stampa, il vostro, cari giuocatori del mio cuore, è una stronzata. Se c'era un momento in cui si doveva parlare, era proprio questo. Allenatore nuovo, vita nuova, obiettivi nuovi, propositi nuovi. No, niente, si tace. Ma io lo so, vi avranno detto di tacere quelli del Minculpop nerazzurro. Uno dei tanti motivi per cui auspico, prima dell'andropausa, di vedere una società più snella e meno ridicola.
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LUOGHI COMUNI Ma chi ha detto che il golf è uno sport caro? Ho comprato il mio primo accessorio: il guanto sinistro. Ecco: per giocare a golf basta un guanto, il sinistro (o il destro per i mancini). La spesa è già abbattuta del 50 per cento. Dieci euro e sono a posto. Domani andrò vestito in maniera sommaria. Sarò l'ala proletaria del movimento.
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lunedì, ottobre 27, 2003 SI', CAMBIO VITA Visto che l'orario di Splinder è sbagliato, tanto vale che anticipi il discorso alla nazione. Cittadini, deluso dalle vicende nerazzurre, rassegnato ad un'anzianità tennistica da condividere con il mio genio stilistico ma anche con il mio pavido braccino, alle prese con vistosi cali di concentrazione per i quali non riesco a delineare una diagnosi nè tantomeno una prognosi, in balìa di una pigrizia atavica che mi fa cambiare idea ogni volta che mi prospetto l'idea di una bella corsetta al parco, ebbene, cittadini, di fronte a tutto questo ho preso una decisione. Mercoledì mattina alle 10.30 inizio a giocare a golf.
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18:42
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DISCORSO ALLA NAZIONE Ho un segreto. Lo sa solo Jest, gliel'ho detto verso le due di notte. Non posso non farvene partecipi. Il peso della decisione che ho preso mi sta schiacciando. Mercoledì mattina darò una svolta alla mia vita. Chissà se ho preso la strada giusta. In ogni caso non posso tornare indietro. Lo annuncerò alle ore 19, in diretta mondiale. Qui, su Splinder.
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domenica, ottobre 26, 2003 PIU' BELLI (MENO NOVE) Uhm, il discorso è complicato. Non riesco ad essere felice dopo avere aspettato per 65 minuti un tiro che potesse chiamarsi tale. Non riesco nemmeno ad essere rilassato dopo aver visto una traversa presa al 92° a quattro metri dalla porta, che ci avrebbe dato un successo tanto immeritato quanto fondamentale, forse vitale. Però, insomma, è una squadra nuova, almeno nelle intenzioni, e le intenzioni sono pur sempre importanti. Una squadra che gioca alta, corta e finalmente pressa moltissimo, fino a sfiancarsi (per un quarto d'ora, nel secondo tempo, sembravamo zombie). Una squadra che per nove undicesimi ha ritrovato la voglia e la convinzione, e che spero ritrovi anche il sorriso. Tra i nove undicesimi mi piace segnalare Coco, cui la presunta rinuncia alla figa sembra aver fatto bene, e che ha giocato una delle rare belle partite da quando è all'Inter. E Almeyda, che i coglioni sa tirarli fuori. I due undicesimi sono Recoba e Vieri. Su Recoba vale la pena soffermarsi due minuti. Ha fatto schifo, ma Zaccheroni l'ha fatto giocare a destra, che è un assurdo tecnico e anatomico. Sarebbe come dare a Thoeni uno snowboard. Zac ha cercato di trovare la sintesi tra il dovere morale di farlo giocare e recuperarlo, e la necessità tecnica di tappare un buco (mancavano Van der Meyde e Luciano) senza rinunciare a un giocatore offensivo (Cuper avrebbe messo Helveg dall'inizio, mi giuoco le palle). E' uscito tra i fischi di uno stadio che non lo sopporta più, però secondo me stasera non aveva molte colpe. Certo che si è reso utile solo tirando punizioni, spesso male. Potrebbe provare con il rugby, perchè preciso è preciso. Vieri è stato fischiato a scena aperta, e credo che sia la prima volta che accade da quando è all'Inter. Anche lui ha scusanti tecnico-tattiche, perchè ha giocato da solo là in mezzo, senza la spalla cui è sempre stato abituato, tant'è vero che solo con Cruz più vicino nei venti minuti finali ha combinato qualcosa. Adesso i coglioni li deve tirare fuori anche lui, San Siro non gli perdonerà più nulla, aspetterà solo dei gol, solo quelli. Sennò si avvia a un repentino tramonto recobiano. Era un San Siro cordiale con Zaccheroni, quello di stasera, senza però rinnegare la stima per Cuper. E in quest'ottica i fischi al mugugnone Vieri si capiscono anche di più. E io sono sollevato dal vedere che Vieri non aveva cagato il cazzo solo a me. Avevamo contro una gran bella squadra. A me la Roma piace moltissimo, ora lo posso confessare. Quindi non aver perso è già qualcosa, e avere sfiorato la vittoria anche di più. Se giocasse con una punta vera, ogni tanto, magari andrebbe anche meglio, la Roma. Ma questi sono cazzi loro. I cazzi nostri sono che alla settima giornata siamo a nove punti da Juve e Milan, pazzesco. Siamo dietro a Chievo e Udinese, a pari al Modena. Non vinciamo da cinque partite. Adesso basta, eh?
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23:54
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PAPPARDELLE ALL'INQUISITORE (ricetta per cinque porzioni, massimo sei) Si, occhei, alle tre e un quarto ero a letto, ma prima?
Non ricordo benissimo. Eravamo in un castello, ma i tavoli erano disposti a vagone ristorante. Il quartetto era affiatato. Lo si vede dai fiati. Tanto affiatato che sembrava un quintetto. La cameriera era bionda e prendava appunti su fogli sempre più piccoli. Il quartetto era un quintetto che ordinava per sei, quindi c'era qualcosa che non andava, almeno sotto il profilo della matematica applicata. Mi ricordo solo che sudavo freddo. Il commensale davanti a me riluceva di una agitazione da monello assai adulto. Ho l'impressione che anche gli altri fossero contenti di vedermi. Sorridevano.
In preda a un improvviso attacco di ilarità, i commensali si scambiano i nomi e cercano di confondere le acque. Partono sguardi curiosi, trancianti. Ci fosse stata una donna, più che spogliarla con gli occhi l'avrebbero fatta a fette. Per l'emozione, di fronte a questo spettacolo apocalittico, mangio del salume affettato che fa bella mostra di sè al centro della tavola, disposto a cerchio sul tagliere, e che aspettava me, accomodatomi in leggero ma significativo ritardo. Non ricordo bene se fosse prosciutto, culatello, speck o bresaola. Non escluderei l'ipotesi linoleum. Di quei cazzoni non dovrei fidarmi. E' che ci ricasco ogni volta.
Avevo lasciato a casa il Trivial Pursuit, versione Genius, con il quale pensavo di rimediare ad eventuali fasi di stanca della serata. In realtà uno di noi, in preda a curiosità morbose, si è messo a fare domande a raffica che sembrava un incrocio tra Mike Bongiorno, Perry Mason e Umberto Smaila. L'interrogatorio si è svolto in un clima non privo di tensioni. Io stesso ne sono stato emotivamente coinvolto. Sorseggiavo nervosamente del barbera, alternandolo tatticamente con garganelli ai funghi odorosi di tartufo e di molto aglio, che avrebbe steso un qualsiasi limonatore medio. L'unica che poteva interrompere l'interrogatorio era la cameriera, ma si faceva vedere un minuto sì e tre quarti d'ora no.
Ammesso che ce ne fossero, il cioccolato ha spezzato gli equilibri, fisici e psichici. Dopo tanto salato c'era una diffusa voglia di roba dolce. Il cioccolato era su un letto di pere, o forse viceversa, io mangiavo e non pensavo a chi dei due fosse sopra l'altro. A me il cioccolato fa un bell'effetto, mi fa dimenticare i guai, quelli esistenti e quelli incombenti. Mi annulla le difese. Per fortuna era tutto un brulicare di dita che si intingevano in piatti altrui, sennò l'Inquisitore si sarebbe accorto che avrebbe potuto farmi qualsiasi domanda. Tipo: cos'è il barolo chinato?
Ero stravolto ma soddisfatto. C'era uno che beveva del distillato d'uva, ma mi stavo ubriacando io. C'era l'altro che fumava il sigaro, ma mi stavo annebbiando io. C'era l'Inquisitore che non la smetteva con le sue cazzo di domande. Peraltro non rivolte a me. Ma ero io che sudavo freddo. Questo clamoroso incrociarsi di sensazioni lo definirei affiatamento.
Il quartetto funzionava come un quintetto: c'era più casino nelle altre volte, in effetti. Avanti di questo passo diventeremo una big band. "Sei sempre contento di essere venuto?". Meno male che al Grande Inquisitore sono simpatico. Gli sono venute anche le domande ironiche, al bastardo. Sì che sono contento. Non vedi come sono bello rilassato? Mi è anche passata la fame nervosa. Non faccio il bis della torta, no, fallo tu il bis. Posso farti io una domanda? Occhei: non eri a dieta? Tocca a te. L'occhio languido? Il mio? Ah, è il vino. Pendo tutto verso destra? Il vino, sempre il vino. Altre domande?
Tornando a casa non ho nemmeno acceso la radio. In macchina parlavo, parlavo, parlavo. Bella serata, sì sì. Bellissima. L'occhio languido? Aspetta che elaboro una risposta sufficientemente attendibile. Allora: 1) il vino; 2) il cioccolato; 3) il sigaro; 4) il sonno; 5) non so, non rispondo. Altre domande? No? Occhei, alla prossima.
p.s.: a proposito di domande, ma alla fine ci hanno fatto pagare per quattro, per cinque o per sei? Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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sabato, ottobre 25, 2003 INTERROMA 18 MAGGIO 1975: ultima giornata di un campionato vergognoso. "Andiamo a vedere l'Inter?". "Sì sì sì". "Massì, dai, e per quest'anno finiamo qua". "Ma a che ora inizia?" "Alle quattro e mezza, mi pare". Io e mio zio arriviamo a San Siro e dal piazzale dell'antistadio sentiamo i rumori inconfondibili della partita. Iniziava alle quattro, ed erano già le quattro e dieci. Cazzo. (No, allora non dicevo mai "cazzo", ma devo aver detto qualcosa del genere. Mio zio anche). Compriamo i biglietti ed entriamo di corsa, in uno stadio mezzo vuoto da pura smobilitazione. Alle quattro e un quarto l'Inter perdeva già due a zero, gol di Morini e De Sisti. Il risultato non cambierà più. I gol li ho visti di sera alla Domenica Sportiva. L'Inter arrivò nona con una classifica perfetta: 30 punti in 30 partite, 10 vinte 10 nulle 10 perse, 26 gol fatti e 26 subiti. Alla fine invasione di campo, ma molto stanca. 27 aprile 1980: cinque giornate prima l'Inter aveva accumulato un vantaggio irreale sulla Juve e le altre, tipo otto-nove punti, non ricordo bene. Era l'Inter di Altobelli, Beccalossi, Muraro, Pasinato, Oriali, Marini, Baresi, l'Inter operaia di Bersellini, l'Inter a cui ho voluto un bene dell'anima. Poi però avevamo smesso di vincere, 5 punti in 5 partite, le altre rimontavano e noi lì, al rallentatore. Comunque c'eravamo. Terz'ultima giornata. Inter-Roma: basta un pareggio. C'è aria di festa, stadio strapieno, ma segna Pruzzo. Poi la mette Oriali, ma il sollievo generale dura un cazzo, Turone insacca e il primo tempo finisce 2-1 per loro. Il secondo tempo è una tortura, non c'è verso di segnare fino a che, al minuto 88, una palla vaga al limite dell'area e finisce dritta sul piedone dell'uomo che non poteva essere lì, dell'uomo che non ti aspetti di vedere al limite dell'area degli avversari, dell'uomo che tutti hanno pensato "diobono, ma tu guarda a chi ci tocca far tirare a due minuti dalla fine". Io ero nei distinti dietro la porta opposta, e ho intravisto il pallone arrivare da sinistra verso la maglia numero 5 di Roberto Mozzini, che pensavo abile al rinvio ma inabile al tiro. Mozzini invece molla una ciabattata memorabile che infila Tancredi. E' lo scudetto. Mio zio era seduto sul gradone davanti, ci abbracciamo forte e gli rompo gli occhiali. L'ho visto cercare di raddrizzare la stanghetta anche durante il giro di campo con il bandierone, però era molto felice. 6 APRILE 2003: San Siro di sera è una magia, io avevo un posto della madonna e di fianco a me c'era mia cugino, che c'era anche quella volta dello scudetto. Sto da dio. Tira un vento gelido e mio cugino, intenerito, prima mi compra un panino con lo speck e poi una sciarpa. Primo tempo bello ma a reti bianche. Secondo tempo che inizia con una bella inculata, gol di Cassano. Poi Vieri va via di forza e insacca in contropiede, gol-orgasmo e 1-1. Si va. Come al solito con la Roma segna Recoba, e poi addirittura il piccolo Emre. Io e mio cugino ci abbracciamo come i due ragazzini del 27 aprile 1980, solo un po' meno magri. E' una serata bellissima, una partita bellissima, noi attacchiamo ancora e io mi dico: fategliene un altro, dai, cazzo, un altro e andiamo a casa. Cuper toglie Recoba e mette Morfeo. La Roma per omaggiarlo ne mette due (Di Biago-autogol e Montella). Stadio attonito, ma ci sono ancora cinque minuti, e cosa sono cinque minuti in un secondo tempo ricco di sei gol? Un'eternità, appunto. Montella prende il palo. Mentre cerco di dominare alcune sensazioni contrapposte (invadere il campo, svenire, spogliarmi, suicidarmi, piangere sulla spalla sinistra di mio cugino), la palla finisce a Batistuta. Io mi trovo esattamente sulla direttrice che disegna una diagonale immaginaria dal piede di Batistuta all'angolo opposto dove il portiere non può arrivare. Batistuta tira in quell'angolo, un tiro dritto ma così dritto che va a prendere il palo per motivi di geometria naturale e disegnare un segmento ad uscire. Mentre sfolliamo dallo stadio, dove abbiamo appena abdicato alle residue speranze di scudetto, cerco un rapporto tra l'inutile bellezza della partita e la sfiga intrinseca che si infratta tra le strisce nere e quelle azzurre.
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venerdì, ottobre 24, 2003 MA A VOI PIACE QUESTO?
(devo dire che questa gara è molto più attizzante di una qualsiasi partita dell'Inter) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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giovedì, ottobre 23, 2003 TUTTO VERO
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PRONTI? VOTATE! No, scusate, è che mi sentivo un po' malinconico.
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"POSSO RUBARLE UN MINUTO?" E' un periodo che mi chiama chiunque. Nell'ultimo mese ho ricevuto le telefonate: della Telecom ("vedo che lei ha anche un altro gestore, ma il canone lo paga a noi, l'adsl la paga a noi, perchè non escludere quell'altro noioso gestore e valutare le nostre nuove tariffe?") di Teledue ("non so che gestori abbia lei, guardi, ma le nostre interurbane costano pochissimo, se vuole le attivo il servizio e le regaliamo qualche ora di conversazione, poi tra un paio di mesi decide") di American Express ("le facciamo provare la nostra carta di credito per un anno, pensi un po', gratuitamente, e avrà anche lo sconto per l'autonoleggio") di Bo Frost ("immagino che lei compri spesso surgelati al supermercato. Ecco, invece glieli porteremmo a casa noi, non male vero?") di non-mi-ricordo-chi-ero-distratto ("stiamo organizzando uno spettacolo teatrale per beneficenza, non è che compra due biglietti che le mando l'incaricato a casa?") e della solita strepitosa azienda padovana che ogni volta cambia nome e cerca di incularmi da anni, e io da anni li lascio parlare dieci minuti facendo altre cose in giro per la cosa, e captando la solita cantilena che fa più o meno così ("allora, lei viene lì all'albergo, però è necessaria la presenza di entrambi i genitori, quindi venga con sua moglie, le consegnamo la bicicletta, poi se vuole visita il resto dell'esposizione, ma senza nessunissimo impegno, per noi è tutta pubblicità") al che io dico "accidenti? mi ha detto domenica? 'rco cane, domenica non ci sono" al che lei dice "siamo lì anche sabato" al che io dico "eh, io al sabato lavoro. Senta, già che ci siamo, non è che mi cancellate dalla vostra fottutissima lista di polli che cercate di spennare al telefono? Mi chiamate ogni due mesi per offrirmi soggiorni di una settimana, computer, biciclette...non vi voglio più sentire, occhei?" al che lei dice "buongiorno" Ecco, ma al di là di tutto questo, e al di là della mia cortesia innata che mi fa prestare orecchio a tutta 'sta gente, volevo chiedervi: ma anche a voi chiamano in continuazione, o il mio numero è finito in un qualche speciale elenco di gente cortese che risponde al telefono e chi prima o poi, per sfinimento, comprerà una casa in multiproprietà in Angola?
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PAUSA CONSIDERATO che ho dedicato all'Inter, o comunque al calcio, gli ultimi dodici post, in relazione ad avvenimenti oggettivamente importanti e di forte impatto emotivo ma anche contro le regole di una sana alternanza; VALUTATO che le vicende interiste mi stanno provocando effetti collaterali quali sonnolenza, arrendevolezza, rassegnazione (ma anche, a tratti, irritabilità e fame nervosa); ACCERTATO che l'eccessiva esposizione calcistica potrebbe farmi apparire un bruto, e invece sono un uomo di sentimenti anche nobili, e voi lo sapete; STABILITO che ogni tanto bisogna prendersi una pausa da certi pensieri e inoltrarsi nei perigliosi sentieri della contemplazione qualitativa; DECIDO di postare della gnocca. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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UNA SPLENDIDA GIORNATA
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mercoledì, ottobre 22, 2003 NANDROLONE? NAAAAAA
(basta, è troppo. Per oggi, dico) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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ZAC, A COSA STAI PENSANDO?
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PRIMA CHE ARRIVI ZAC Mi sento molto Cossiga stamattina. Devo togliermi qualche sassolino prima delle 11.30, ora in cui Zaccheroni poserà il suo culone romagnolo sulla sedia della sala stampa della Pinetina, luogo per me altamente evocativo. Quindi adesso scrivo due o tre cose, praticamente le vomito. Se vi fa schifo cambiate canale, cioè blog. Andate dal Catechista o da chi cazzo volete. Non mi offendo. Allora, cominciamo da ieri sera. Cari i miei amici giocatori neroazzurri, MI AVETE ROTTO IL CAZZO. No, dico, vi siete fatti le seghe con la vostra difesona marmorea che non prendeva mai gol e adesso ne prendete tre a partita. Io capisco che 'sta cazzo di trasferta a Mosca è capitata nel momento sbagliato, però non si prendono tre gol dal Lokomotiv. Siete una manica di scoglionati. Avevate l'occasione gratuita per vendicarvi di Cuper, per dimostrare che la colpa era sua, per farvi belli, per sfogarvi. No, niente, tre pere e a casa. Bravi. E tu, Massimo, tu, diobono, che prima ti prendi gli impegni la domenica e poi il martedì prendi il tuo piccolo jet e voli a Mosca a vedere quel branco di cazzoni. Sei troppo nobile per loro, troppo buono, troppo tifoso, troppo incoscientemente attaccato a 'sta cazzo di maglia. In una parola, SEI UN COGLIONE. A Hector Cuper ho già scritto una lettera. Non ho invece scritto una beata sega ad Alfano, quella specie di Rambo a cui per due anni e mezzo abbiamo imprudentemente affidato muscoli e garretti dei nostri preziosi giuocatori, muscoli e garretti che si sono puntualmente disfatti sempre al momento sbagliato, in un tripudio di strappi e stiramenti che mi sembra di sentire il rumore anche da qui. Con quel mascellone e qul capello morbido ti sarai trombato sicuramente qualche tardona nerazzurra, e nei ritagli di tempo, obnubilato dal testosterone, hai stilato programmi per decathleti che ci hanno sfasciato mezza squadra per sfinimento delle fibre. Ecco, niente, volevo solo dirti che SEI UN IMBECILLE. Al tuo confronto il sergente di Full Metal Jacket è un insegnante di sostegno. Ecco, basta, sto già meglio. Prego, Zac, ora facci sognare. p.s.: per significarvi il mio momento di profondo sconcerto, vi dico che ieri intorno alle ore 19.55, quando mancavano ancora 25 minuti alle fine e con i colleghi stavo seguendo (?) la partita su Telelombardia (per fortuna non c'era Sky, sennò sbroccavo), ho afferrato il telecomando e ho girato su ReteA, dove era in corso una interessante televendita. Insieme agli ammutoliti colleghi ho seguito la presentazione di un corso fitness in videocassetta, che unito a un paio di attrezzi veniva offerto a una cifra di 67 euro non comprensive delle spese di spedizione. C'erano anche due belle fighe, il che non guastava. Ho appreso solo più tardi che il risultato non era cambiato.
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martedì, ottobre 21, 2003 ARBITRO, TEMPO! (ci prendono a pallate, ma per fortuna qui non c'è Sky) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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19:52
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ARROGANCE Sarà anche l'invidia di vedere Milan e Juve sette piano sopra il mio intente a maramaldeggiare, mentre io e i mei sodali nel sottoscala esoneriamo allenatori e ci facciamo seghe fantasticando sugli schemi di Zaccheroni. Però, lo devo dire, l'arroganza mi fa cagare. E quella del Milan di quest'anno - un'arroganza mediatica, un vero e proprio bullismo on-line -, cazzo, mi fa stracagare (mi scuso per l'uso della parola "arroganza"). Allora: la Lazio si lamenta giustamente, sonoramente, un po' scompostamente (ma vorrei ben vedere) per il gol annullato a Milano. Cagano un po' il cazzo, i laziali, questo è vero, insistono, accusano, si tormentano, però come dargli torto? Vabbe'. E il Milan - che ha incassato tre punti, che è in testa alla classifica, che sono tutte rose e fiori - come incassa gli attacchi della Lazio (che ce l'ha soprattutto con il mio concittadino Puglisi, il guardalinee)? Pubblicando un velenoso e sportivissimo articoletto di replica sul suo cazzo di sito (per il quale adesso pare ci si debba registrare, ahahahahahaha, santiddio, sono fantastici), in cui elenca tutti i presunti favori alla Lazio dall'inizio del campionato. Io sarò anche un pirla, ma sogno sempre che di fronte a un rigore fasullo o un gol ingiustamente annullato qualcuno sfoderi un paio di frasette ipocrite ma sdrammatizzanti. Segnatevele, voi che andate in tv dopo un regalo a vostro favore: è vero, forse c'è stato un errore, questione di centimentri, l'azione era così veloce, oggi è toccata a noi, il calcio è una ruota che gira, magari la prossima volta toccherà alla Lazio, l'errore della terna arbitrale fa parte del gioco, non facciamone un dramma nè oggi nè alla prossima occasione eccetera eccetera. No. Giù merda, veleno, fiele, vomito. Il Milan ci aveva già provato - e con successo - con Materazzi. Loro ci avevano rotto due giocatori in quel cazzo di derbino al trofeo Tim (il trombatore Coco non è ancora rientrato, e siamo quasi a novembre), ma il killer era Materazzi e per settimane non si è parlato d'altro: di quanto è killer Materazzi. La serie B era un cagaio, il campionato era in forse, e giù paginate su Materazzi. Adesso gli regalano un gol e la morale qual è? "Che gli altri sono molto più disonesti o fortunati di noi, queste sono le (nostre) prove e non ci cagate la minchia". Grazie Milan per questa lezione di serenità, sportività, amore per le regole. Una bella lezione, davvero. Proiettiamolo nelle scuole il vostro carteggio con la Lazio, massì, facciamo vedere come si fa. Mauro Suma, il direttore del sito e di Milan Channel, dietro quegli occhialetti da maestrino deve nascondere un livore che spero prima o poi gli roda il culo fino all'intestino crasso, in maniera lenta ma inesorabile. Suma, diobono, ti comporti in una maniera indecorosa. Cosa ti sei messo in testa? Penserai mica di avere come presidente il presidente del Consiglio e come vicepresidente il presidente della Lega? Ahahahahaha. Ma dico, sei fuori? Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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14:57
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BALDINI
Non che la faccenda delle facce sia credibile. Lombroso individuava i tratti criminali nei volti delle persone, ma era morto da un pezzo prima che Previti diventasse ministro della Repubblica italiana o Bush presidente degli Stati Uniti. Quindi non facciamone una questione troppo seria. Però Daniele Baldini la faccia da allenatore non ce l'ha. Ha la faccia del magazziniere, del capo tifoso, del mezzadro, del camionista, del macellaio, dell'impiegato comunale, del commesso viaggiatore, del carpentiere, dall'allevatore. Una faccia simpatica, intendiamoci, simpatica e sana e fiera, da omaccione di provincia, quelli alti alti, possenti, manone, piedoni, nasone, tutto "one". Una faccia da capitano della squadra del paese, che poi è la sua vera faccia. Ma non da allenatore, dai. Andava in panca elegantissimo, in totale stridore con la sua maschera agreste, come quei contadini facoltosi invitati ai matrimoni, o come quei vicepresidenti della Coldiretti invitati al ricevimento in prefettura al posto del presidente. Non è detto che il capitano di una squadra debba per forza diventare un buon allenatore. I Mancini sono rari, i Baldini sono tanti, e l'Empoli si è fidato un po' troppo dell'ascendente di Baldini sullo spogliatoio, unica sua vera forza, anche se è difficile avere ascendente su uno spogliatoio dove non c'è più quasi nessuno che ha giocato con te e che ti vede del tutto inadeguato con quel vestito da cerimonia messo sopra quei garretti da scarpaccia bullonata. Il direttore generale Pepe dichiara: "La colpa è tutta mia, la squadra l'ho costruita io, Baldini ha fatto quello che ha potuto". Però cacciate Baldini. "Eh, certo, il calcio è così". Il calcio è così, certo. Baldini ora potrà tornare a indossare felpe sdrucite e scendere di un paio di categorie, così, tanto per prendere abitudini più consone. Singolare, parlando di facce, che l'Empoli abbia ingaggiato Perotti, uno che ha una faccia eccessivamente da brav'uomo, da cartolaio, da volontario della Caritas, da assessore ai Servizi sociali, da sarto, da commesso di farmacia, da maestro elementare che a suo tempo non ha sfruttato la baby pensione per amore della missione. Mi commuoveranno i suoi occhioni languidi alla prima intervista con Varriale, quando dovrà giustiticare l'ennesima mazziata. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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09:44
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UNA STORIA VERA Storia vera, saputa poco fa, e molto molto interista. Domenica mattina l'amico con cui ero andato a Roma il 5 maggio 2002, intorno alle dieci e mezza-undici, partecipa ad un fitto scambio di sms e telefonate con me ed altri sfigatoni. Argomento: l'esonero di Gheri Cuper, obviously. Intanto scambia alcuni sms con un altro nostro comune amico, pure molto interista, in una successione che potrei ricostruire più o meno così: - Ciao XXX, allora, hai saputo di Cuper? - Ciao XXX, non so nulla, sono in montagna a XXX. - Esonerato, forse arriva Zaccheroni. - Evvai! - Perchè non andiamo a vedere Inter-Roma? Tu ci sei domenica? (silenzio) Il mio amico n. 1 aspetta cinque, dieci, venti minuti la risposta. Poi decide di chiamare l'amico n. 2, che gli risponde affranto. - Oh, non mi rispondevi più. - Eh, sono sceso dalla macchina per rispondere agli sms... - E allora? - Eh, era in folle... - (...) - ... mentre scrivevo la macchina è finita nella scarpata... - (...) - ... e sto aspettando il carro attrezzi... - (...) - ...per Inter-Roma ne riparliamo, eh?
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00:38
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lunedì, ottobre 20, 2003 SON CONTENTO MA MI DISPIACE Caro Hector, sono contento, inutile che te lo nasconda. Contento perchè ci dovevamo dare una mossa e tu eri l'unica mossa che potevamo darci, nel solco del più trito dei copioni calcistici. Non sono mica forcaiolo, eh?, ma onestamente non si poteva fare altro. Non ci sono giustificazioni a sette punti di svantaggio da Juve e Milan dopo sei giornate, al gioco di merda che abbiamo (tranne Londra, certo, ma era stata una partita troppo bella per non apparire già da subito una clamorosa eccezione), alle tue strane trovate, alla rassegnazione che c'è a 28 giornate dalla fine: rassegnazione a finire a 40 punti da Juve e Milan, a giocare da far schifo, a subire le tue invenzioni tattiche, tu che con il 4-4-2 non dovresti inventare un beato cazzo, mettere giù 'sti dieci uomini e lasciarli giocare. Non si poteva tenere un allenatore sfiduciato. Sfiduciato da tutti - presidente, dirigenti, giocatori, pubblico - e sfiduciato tu stesso, Hector, perchè chiunque si sfiducia se sfiduciato, anche se pagato a peso d'oro. Però mi dispiace. Mi dispiace perchè in fondo tu ed io, Hector, siamo vittime della stessa illusione, ci siamo inginocchiati lo stesso pomeriggio, a pochi metri di distanza, io a raccogliere pezzi di cuori sui gradoni e tu a ricomporre il tuo puzzle infranto sull'erba dell'Olimpico, tradito a un metro dal traguardo, scippato di uno scudetto già vinto, solo da incassare. Era il giorno del nostro riscatto. Mio, tuo, di tutti. Ma soprattutto tuo. Avresti ribaltato la tua carriera, incantato il mondo. L'ombroso hombre, eterno secondo, diventava primo, al primo tentativo. Avresti dimenticato le finali perse a Maiorca e Valencia in un colpo solo, e che colpo. Scudetto subito, in Italia, uno scudetto da beatificazione, conquistato facendo giocare tre mesi Kallon e Ventola, tra mille infortuni, una rosa bella ma incompleta, Ronaldo da rimettere in piedi a furor di popolo. Puff, tutto buttato via in quel pomeriggio romano ma anche in qualche pomeriggio precedente, colpa di quegli smidollati in maglia a strisce nerazzurre ma anche un po' tua, riconosciamolo. Sfigato, Hector, sei sfigato. Sei stato sfigato anche ad avere avuto dietro una Juve data per morta e sepolta a sette giornate dalla fine ma che poi ha vinto sei partite di fila, chapeau. Sfigato. Tanto sfigato che eri primo e sei finito terzo. La tua sfiga intrinseca è diventata la nostra. La sfiga di arrivare secondi la scorsa stagione, un secondo posto pallido, deludente, pieno di partite buttate via, occasioni non colte, prospettive troppo brevi, speranze che solo noi coglioni potevamo tenere accese fino a quasi alla fine contro ogni ragionevole aspettativa. La sfiga di uscire in semifinale di Champions contro il Milan, senza perderci ma nemmeno senza vincerci, che forse è peggio, al termine di due partitacce in cui loro non hanno fatto niente e noi abbiamo giocato davvero, come al solito, negli ultimi cinque minuti del ritorno. E forse, Hector, la sfiga di essere riconfermato quest'anno su una panchina che non poteva essere più tua da quel 5 maggio e a maggior ragione dopo quei due derby, la summa della tua paura di vincere, della tua attitudine a scegliere uomini e schemi sbagliati nelle partite che contano. Forse anche della tua incapacità a farti volere bene dalla truppa, perchè non ho mai capito se i nostri giocatori sono una manica di cazzoni integrali o se manca un po' a tutti quel plus che è la volonta di metterci la gamba anche per l'allenatore, oltre che per la maglia e l'accredito a fine mese. Sei sfigato anche ad essere capitato a casa Moratti, il presidente più amabile, spendaccione intempestivo che esista, ottimo esoneratore ma mai al momento giusto, troppo signore e incline al crepacuore per mettere la parola "fine" a storie di fatto concluse o comunque da concludere, ma di cui cerca sempre un'appendice, una via d'uscita, una nuova speranza, confidando in miracoli che non arrivano mai. Aveva sbagliato i tempi con Simoni e con Lippi, l'ha rifatto con te. Non prendertela, ciàpatla no. Niente, Hector, salutiamoci da buoni amici. Hai il privilegio di lasciare, nonostante tutto, un ottimo ricordo. A Brescia hanno fischiato tutti tranne te, te ne sarai accorto. E l'anno scorso ci siamo schierati con te e contro Ronaldo, non so se mi spiego. Ci lasci reminiscenze di improbabili tridenti, inspiegabili sostituzioni, agghiaccianti scelte tattiche. Ma anche la tua faccia sincera, il tuo cipiglio archentino, il tuo fare cazzuto, il tuo italiano simpatico. Adiòs, e scrivi ogni tanto.
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domenica, ottobre 19, 2003 Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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sabato, ottobre 18, 2003 2-2: L'HO PRESA BENE
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ADIòS Carvalho scavò varie gallerie nel pezzo di tonno e lo riempì con acciughe. Lo condì con sale e pepe, l'infarinò e lo mise a rosolare con qualche spicchio d'aglio. Aggiunse in dito d'acqua e lasciò che il tonno si cuocesse a fuoco lento. Sfogliò i carciofi fino a che non comparvero i loro cuori bianchi. Tagliò le punte e divise ogni carciofo in quattro. Si mise a friggere i sedici spicchi, li mise da parte e nello stesso olio buttò la trippa e la testina, aggiungendovi un soffritto di pomodori e cipolla. Quando il tutto si fu amalgamato, aggiunse del brodo preparato con un dado della svariata dadoteca di Carmela e infine i piselli. Il tonno era già cotto sull'altro fornello. Carvalho lo tolse dal tegame e lavorò il sugo fino ad ottenere una salsa spagnola corretta con un odore di finocchio. Mise da parte la salsa e tornò alla trippa per aggiungere i carciofi precedentemente fritti, una manciatina di nocciole, mandorle, pinoli, aglio e pane tostato ammorbidito con un po' di brodo. Reputò finito questo piatto e aspettò che il tonno si raffreddasse per tagliarlo a fette, disporlo su un piatto di portata e coprirlo di salsa calda. - Ma questi sono due secondi piatti. - Erano troppi giorni che non cucinavo. Tutto quello che avanza sarà buonissimo domani, specialmente la trippa. - Ogni giorno cucini così? - Sherlock Holmes suonava il violino. Io cucino. Manuel Vàzquez Montalbàn, "ASSASSINIO AL COMITATO CENTRALE", Sellerio, pagg. 210-211 (grazie per Pepe, grazie per tutto quello che mi hai fatto leggere, grazie per il libro che uscirà, grazie per la dedica di mezza pagina che mi hai fatto alla libreria Feltrinelli di Genova nel luglio 1997. Un giorno magari ci ritroveremo per una bella fetta di pane col pomodoro)
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CITRONER EN FRANCE Eppure a cena saremo stati un'ottantina o giù di lì. Poi puff, spariti tutti, chi a passeggiare, chi a telefonare, chi a scrivere, chi a leggere, chi a dormire. Al bar eravamo rimasti in cinque. Tre parlavano fitto tra di loro e se ne strafottevano della inconsueta situescion. Gli altri eravamo io e il mio amico, 115 anni in due, e siccome io non ne ho ancora 40 la ripartizione è presto fatta. Il mio amico, gambe accavallate, faceva ondeggiare il piede a testimonianza di una mai sopita passione per il jazz. Io mi ero preso un intero divano La cameriera andava e veniva senza costrutto, visto che i clienti erano cinque e uno di loro era stravaccato sul divano, come se la posizione quasi orizzontale consentisse alle note del pianoforte di penetrarlo meglio attraverso ogni pertugio disponibile. La cameriera, uì. Aveva poca varietà di movimenti e un culo veramente basso, ma anche un viso Lei: "Et avec ça Monsieur?" (desidera qualcos'altro?) Io: "uhm... scusmuà, ehm... no, mersì" Lei: "Excusez-moi, est-ce-que vous etes Monsieur qui voulais citroner?" (mi scusi, ma è lei il signore che voleva limonare?) Io. "..." Lei: "..." Io: "Uì". (arrossendo) Lei: "Suivez moi" (mi segua) E sebbene al bar fossimo in cinque (di cui uno ero io, l'altro il mio amico che ondeggiava il piede per non La musica dei tre ragazzotti arrivava dalla sala accanto e sentivo distintamente il mio pianista preferito inoltrarsi in un altro assolo di cui solo io e lui potevamo capire il valore intrinseco. La colonna sonora era inadeguata al gotico ma adeguatissima alla scena, perchè io e la cameriera ci stavamo squadrando con molta discrezione, a un paio di metri di distanza, io con le mani in tasca e la cravatta in bella vista, lei in posa professionale da cameriera in attesa di non so bene cosa, visto che nel refettorio c'eravamo solo io e lei e, nonostante la straordinaria suggestione del luogo, lei guardava solo me, sebbene io non sostenessi lo sguardo e mi girassi a destra o a sinistra a contare finestroni, scranni, colonnine e rosoni. Avessi saputo dire una frase significativa in francese forse avrei dato un contributo a risolvere la situazione di stallo, ma mi venne solo un goffo: Io: "Tre bò". Lei: "ça vous plaise ici?" (Lei piace qui?) Io: "... uì" Lei: "Puis-je?" (Posso?)
Io avevo gli occhi chiusi, già immerso in una elucubrazione tutta mia, e non seppi rispondere a tono. Sarebbe bastato un "uì" bel detto, ma non mi venne da dire un cazzo. Stavo seguendo l'assolo in lontananza, guardavo le volte, contavo i rosoni a quattro petali, interpretavo simboli, e solo dopo qualche istante, vedendo la cameriera che sorrideva con una certa dose di tenerezza, dissi un "uì" senza nerbo, arrendendomi, sperando che la formalità si espletasse in fretta, che il barista non si accorgesse di niente, che il pianista incazzato per la mia defezione - cioè del 20 per cento del suo pubblico - la smettesse di suonare per andare a smanettare su Internet in cerca di figa e nuovi ingaggi. Cosa che sarebbe stata deleteria per il mio già scarsissimo spirito di iniziativa. Senza quella musica sarebbe calato un silenzio totale. Invece la musica mi regalava serenità. Non mi muovevo, come in attesa di qualcosa che comunque doveva accadere. Il mio "uì" di scarsa qualità era bastato a fare avvicinare di un passo la cameriera, e non so perchè io avevo richiuso gli occhi per un attimo perdendomi lo strepitoso passaggio della sua mano che mi sfiorava il collo e mi prendeva per la nuca, infilando le dita nei capelli con una dolce frizione che quasi non mi faceva accorgere che le sue labbra erano già sulle mie. Un secondo dopo stavamo limonando.
Io: Savasandìr. Lei: (sorriso) Poi si schiarì la voce e si morse il labbro inferiore, come per riguadagnare un contegno che non aveva comunque perso. Sempre lei davanti e io dietro tornammo al bar, e io occupai i quindici metri della trasferta a guardarle i capelli chiari, il culo basso, i polpacci da mordere e le scarpe da cameriera. Il mio amico continuava a ondeggiare il piede per stimolare la concentrazione mentre io riguadagnavo la mia posizione sul divano, braccia lungo schienale e pube ostentato. Il mio amico cicciobomba suonava da dio e io chiusi gli occhi, frastornato da lui e dalla limonata nel refettorio. Cazzo, che goduria abbandonarsi a certi pensieri con una bella colonna sonora. Anzi, giurerei quasi di aver perso conoscenza per qualche secondo. Estasi. Lui: "Oh, parla con te" Io: (riaprendo gli occhi) "uh, escusmuà" Lui: "Ti ha chiesto se prendi ancora qualcosa" Io: (...) Lei: "Et avec ça Monsieur?"
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venerdì, ottobre 17, 2003 LASCIATEMI STARE Forse ho capito cos'è, sì sì. Viaggiare non fa per me. O meglio, fa moltissimo per me, ma dovrei smettere, astenermi, basta, stop. C'è chi fuma, o si fa le canne, o si ingozza di meringhe, o si ammazza di marronglassè: al momento sta bene, ma dopo pensa che dovrebbe smetterla. Per me è la stessa cosa con questi cazzo di viaggetti che mi riportano devastato alla vita normale, che purtroppo è quella vera. Partire è un po' morire? Bah. Per me tornare è un po' morire. Fare la valigia alla partenza è un grosso problema, ma farla al ritorno è struggente. Passo sotto il metal detector all'aeroporto come un dead man walking. All'atterraggio, quando scendo la scaletta e sento il telefono vibrare nel taschino, perchè gongola di gioia ritrovando il gestore amico, io cado in depressione. Quando esco dal parcheggio dell'aeroporto sento distintamente il rumore delle mie estasi infrante. E non devo girarmi indietro, sennò divento una statua di sale: Tipo adesso, che non ho voglia di fare un cazzo e tornerei dritto al parcheggio solo per concedermi l'illusione di una partenza. (sospiro). Dovrei smetterla, stare nel mio brodo, evitare inutili distrazioni. Magari lo farò. Mi farò legare alla sedia. Resto, sempre resto, fortissimamente resto, come Vittorio Alfieri. p.s.: lunedì vado a Francoforte. p.p.s.s.: vabbè, ma è tutto in giornata, parto all'alba e torno la sera tardi, non avrò tempo per queste seghe mentali.
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giovedì, ottobre 16, 2003 LA SPECIALITA' Dio mio, come mi mancate. Mi sento molto italiano all'estero e ogni volta che vedo un pc mi precipito a scrivere. Qui la vita è molto dura, fa freddo e sono costretto di continuo a mangiare e bere. Comunque domani torno, eh? Quanto alle limonate, la situazione è davvero assurda. Cioè: sono in Francia, patria indiscussa dei baci alla francese, e nessuno mi caga. Voglio dire: se io in Italia avessi un ospite appassionato, che so, di vini, io farei di tutto per assecondare la sua passione. Lo porterei in giro per enoteche, cantine eccetera. Ecco: io sono in Francia appassionato di baci alla francese, e nessuno che mi dica: vieni qui che assecondo la tua smania di ricerca, perchè sei un ospite straniero che porta avanti il discorso dei baci alla francese nel mondo. Eppure è pieno di belle cameriere qui. Merda, non so il francese. Sorry, do you lemon with me? Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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17:06
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mercoledì, ottobre 15, 2003 CHE FIGATA Non avevo mai aggiornato il blog dall'estero: ma che figata! Se non fosse che 'sti cazzo di francesi hanno lettere e simboli tutti mischiati sulla tastiera... Vabbe', era solo per salutarvi. P.S.: non limono nemmeno qui. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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22:14
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OGGI CHIUSO (DOMANI ANCHE) Eh, il lavoro è una maledizione divina. Ora mi tocca partire e volare in Provenza, dove mi terranno segregato fino a venerdì mattina. Che palle. Giuro, io volevo restare qui a postare, commentare, cazzeggiare, chiosare, registrare, polemizzare e limonare (no, limonare no, mi sto rassegnando). E invece niente, non ci sono cazzi, me ne debbo andare. Au revoir (orvuàr).
Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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09:50
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martedì, ottobre 14, 2003 POSIZIONI IMBARAZZANTI Bagno di casa, ore 15,30 di oggi. Toelettatura prima di tornare al lavoro. Decido di lavarmi la faccia, così, per darmi un tono (e una svegliata, why not?). Noto con sorpresa che accanto al solito sapone liquido (quello con il dispenser che si pigia e ti caga fuori qualche goccia di sapone) è comparso un altro tipo di sapone. Stessa marca, ma non è semplice sapone liquido. E' mousse di sapone. Minchia, mi dico. Guardo con curiosità il nuovo flacone, bianco e azzurro, ma decido di aspirare da quello vecchio, verdolino, le ultime stille di liquido, così da liberarmi di questa antiquata poltiglia e cospargere in un fututo ormai prossimo il mio corpo di modernissima mousse. Pigio come un disperato, sempre più forte: il dispenser cigola ed emette rantoli dalla feritoia, da cui escono bolle di sapone e qualche molecola di roba con cui potrei lavarmi al massimo un'unghia, mica la faccia. Allora punto la mousse e decido di anticipare il debutto di questo rivoluzionario prodotto. La confezione è intonsa, trabocca sapone, anzi mousse, che aspetta solo mee che tra poco detergerà il mio visino e mi spedirà al lavoro come nuovo. Metto la mano sinistra a conca sotto il dispenser e pigio con la destra. Pigio forte, come facevo con l'altro flacone. Ma questo è pieno, e scopro che la mousse è molto più leggera del sapone liquido. Dal dispenser parte un proiettile di mousse che vola oltre la mia mano a conca e punta dritto verso di me. Una palla di mousse mi finisce proprio sulla patta. Plaff. Il mio membro virile non avverte dolore (la mousse è leggerissima) ma i miei pantaloni blu cedono all'evidenza di una chiazza bianca proprio sul modesto rigonfiamento pelvico. Diobono, penso. Prendo l'asciugamano e cerco di pulirmi della mousse, ma ottengo il simpatico effetto di spanderla sulla mia imponente patta. Sono le 15,35 e io sono ancora lì che mi strofino vigorosamente l'asciugamano sulla parte dei pantaloni ex-blu che copre le mie vergogne. Decido a quel punto di cambiare pantaloni e di andarmene. Sto scrivendo ancora dall'ufficio, e sto pensando che adesso devo tornare a casa e giustificare una enorme macchia bianca sulla patta dei miei pantaloni blu, abbandonati non ricordo bene dove. Mi difenderò dicendo: cazzo, annusala, sa di sapone. Se non mi crede invocherò la prova del Dna, o ricorrerò al Tar del Lazio. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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23:17
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PRIMA SI GAREGGIA, POI MAGARI SI VINCE (una regola sempre attuale) Bettini e Astarloa in fondo hanno due belle facce da contadini stempiati, vagamente coppiane, molto contadine e abbastanze fiere, e mi spiace che adesso uno quereli l'altro (dopo che l'altro ha detto che l'uno gli ha offerto dei soldi in corsa per lasciarlo vincere). Ma non è di questo che voglio parlare. Voglio parlare delle vittorie anticipate, chiamate, richieste, addirittura vissute prima ancora che lo starter spari il colpo. Bettini il campionato del mondo lo aveva già vinto da settimane. Il circuito gli piaceva, la gamba era buonissima, l'entusiasmo alle stelle, la squadra uno squadrone. Tv e giornali ci hanno giocato duro. Mancava solo il fotomontaggio con l'iride. Possibile che Bettini non si sia mai toccato i coglioni? O che non abbia mai detto: ragazzi, scusate, sarò anche il favorito, ma devo pur sempre fare quei 250 km. in bici. Magari foro, magari cado, magari mi cago addosso, magari tossisco, svirgolo, volo e batto la testa sul cordolo. Era favorito, occhei. Era uno dei duecento al via, non aveva una possibilità su duecento di vincere, certo che no, ne aveva ben di più. Vogliamo esagerare e dire cinquanta? Occhei. E le altre cinquanta? Delle altre cinquanta se ne sono fottuti tutti. Io ho staccato l'audio della telecronaca. Continuavano a collegarsi con casa Bettini, con gli amici della Toscana. Stavano correndo, ma Bettini aveva già vinto da giorni, settimane. La mamma e il papà dovevano trasmettere il senso della tensione e dell'attesa di una medaglia d'oro. Naturalmente Bettini l'ha presa in culo. Quarto. l'Italia non ha vinto neanche una medaglia in una settimana. Lo squadrone è sotto processo. Congratulations. Ma il caso Bettini è solo l'ultimo. Vogliamo parlare del Pallone d'Oro? Totti lo darebbe a Totti. Anch'io lo darei a Totti, cosa vuol dire?, ma quanto scommettiamo che non lo vince? Del Piero dice: peccato per l'infortunio, ero in corsa. Ma che cazzo dici, Alex, in corsa per cosa? Per il sesto posto? Ragazzi, ma vi siete premurati di gareggiare prima di vincerlo, il Pallone d'oro? Il caso più squallido di vittoria annunciata, pretesa, festeggiata prima di ottenerla è di un mese fa, quando Bellocchio NON ha vinto la Mostra del Cinema di Venezia. Scandalo. Bellocchio DOVEVA vincere. La giuria la pensava diversamente. Bellocchio non ha vinto, guarda un po', anche se giocava in casa. E giù veleni, ripicche, magoni, vendette. Qualcuno nel frattempo ha capito perchè Bellocchio DOVEVA vincere? Io no, o forse sì. Ma mi sono bastate le interviste del dopo-NON vittoria per farmene una ragione. Da allora, peraltro, ho sempre dormito sonni tranquilli. Sarà perchè l'Inter da 14 anni deve vincere lo scudetto. "Deve" l'ho scritto con le minuscole, non so se avete notato la finezza. C'è una bella differenza tra minuscole e maiuscole, essì. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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CAZZO: ISTRUZIONI PER L'USO (mi accusate spesso si parlare sempre di calcio e figa. Occhei, parlo di cazzi) LA SITUAZIONE: uno studio condotto in 123 centri urologici nel mondo - sono stati esaminati migliaia di giovani sani, di taglia media e di razze diverse - ha finalmente stabilito le misure medie del pisello. Allora: il pisello medio è di 9 centimetri a riposo (flaccido, molle, addormentato), 13 centimetri stirato (immagino che voglia dire prenderlo quando è molle e tirarlo con l'indice e il pollice verso l'esterno: interessante 'sta cosa) e 14 centimetri in erezione. La gran parte dei cazzi esistenti in natura, sempre secondo questo fondamentale studio, varia - in stato di grazia, cioè eretto, nodoso e turgido - tra gli otto e i diciotto centimetri. CASI CLINICI: secondo questo studio dell'Associazione Europea e Americana degli urologi (mi sono chiesto: in Asia, Africa e Australia non ci sono urologi?), se uno ha l'uccello di 4 centimetri a riposo e 7,5 centimetri stirato o in erezione, la situazione è seria e bisogna farsi operare (ma di che cosa? è una malattia averlo piccolissimo? boh). LE VERE DIMENSIONI: oh, qui bisogna prestare attenzione. Lo studio - m | |||||