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il sito non ufficiale dell' interismo moderno

qui dentro, nel migliore dei casi, potreste trovare
interismi assortiti, snobismi vari, pettegolismi generici, enteroclismi intellettuali, sinistrismi moderati, sessualismi carpiati, divagazionismi interiori (ho finito gli ismi, sennò continuavo)







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domenica, novembre 30, 2003
 

EIACULO, ERGO COGITO

Battere la Juve a Torino è una cosa bella in sè. Bella e difficile. Per l'Inter addirittura rara. Magari ai non interisti sfugge che negli ultimi 27 anni ci eravamo riusciti una volta sola (più una seconda volta a tavolino, quindi con scarsa soddisfazione) e negli ultimi 8 anni avevano segnato un solo gol, su rigore. Torino sponda Juve per l'Inter è stata molto spesso sinonimo di batoste, umiliazioni, incazzature. Anche di furti (il non-rigore su Ronaldo 5 anni fa). Anche di match segnati prima ancora che iniziassero, persi alla sola lettura delle formazioni (la scorsa stagione, 3-0, dopo dieci minuti eravamo già sotto di due, Cuper schierava il tridente più assurdo della historia).

L'Inter si presentava a Torino quattro giorni dopo la sconfitta in casa con l'Arsenal, 5 gol sul groppone, un finale di partita da prenderli tutti a calci in culo, comunque tutto un match giocato da gente paurosa. Quando dopo un'azione dubbia in area mezza squadra si ferma a guardare cosa dice l'arbitro, mentre gli avversari se ne vanno in porta col pallone, vuol dire che la partita non la stai giocando, non vedi l'ora che finisca, non vorresti essere lì nonostanti i miliardi che ti danno.

L'Inter, inoltre, si presentava a Torino senza Materazzi e Cannavaro, due dei tre centrali titolari, costretta a far giocare Adani e Gamarra, quest'ultimo all'esordio stagionale. Laterale sinistro era Pasquale, teorica quinta scelta in quel ruolo, uno che due settimane fa aveva la valigia pronta, anzi, già caricata in macchina. Davanti non c'era Vieri. Recoba ed Erme in panca, appena recuperati da infortuni. Altra gente indisponibile, tipo Kily e Coco. Tutto questo quattro giorni dopo il tracollo di Ciempions Lig.

Eppure succede che l'Inter ripete Highbury, con modulo diverso, in modo un po' diverso, ma rigioca la partita perfetta al momento giusto. Ci sono delle analogie evidenti. 1) la partita in trasferta 2) in casa di un avversario fortissimo e imbattuto 3) senza Vieri e Recoba.

Io partirei dal punto 3. Anzi, mi limiterei al punto 3. Perchè due indizi a questo punto fanno una prova. Cruz e Martins hanno di nuovo dato - e direi molto più di quando non fecero ad Highbury -  una dimostrazione sfavillante di come ci si mette al servizio della squadra senza per questo rinunciare al proprio talento o al piacere di metterla dentro. Il Vieri di quest'anno - un centravanti straordinario, perchè continuo a ritenerlo tale, e le cifre parlano per lui - è un ariete infuriato, è uno che ci mette testa gambe e gomiti spesso per cavarne niente, uno che qualche volta non stoppa un pallone, uno che si ingobbisce a tentare lo sfondamento, uno che dà l'impressione di avere intrapreso una partita tutta sua, uno che nella sua personale reinterpretazione del football australiano ritiene di avere assolto ai suoi doveri e non accetta i fischi di un pubblico che si spazientisce a vedere sfanculamenti a raffica e bronci statuari. Recoba invece è un giocatore leggero - parlo di peso specifico -, con un sinistro e un'indolenza parimenti straordinari, uno che è utile se segna e se tira punizioni e calci d'angolo, altrimenti non ti risolve un cazzo, mai.

Si parlava dell'ormai cronica mancanza di risultati negli scontri diretti, tutti persi o pareggiati, quasi sempre a seguito di partite modeste. Quest'anno l'Inter, con due allenatori diversi, ha vinto due super partite, una a Londra e una a Torino, senza le sue stelle. Ha vinto con Cruz, un centravanti fatto frettolosamente arrivare dopo la cessione di Crespo, ma che dimostra di sapere giocare e di sapersi sacrificare. Sacrificarsi, Bobo, non è andare a prendere pedate a tre quarti campo e gomitate nei calci d'angolo. Sacrificarsi è tornare indietro, proporsi, aiutare il centrocampo, inseguire l'avversario fino a rubargli il pallone. Cruz non è un campionissimo, ma a Torino ha fatto una partita perfetta. E Martins? Martins è acerbo, nonostante quella faccia da vecchio, ma specialmente in trasferta - dove ha meno peso addosso e più spazi davanti - è uno che non molla un pallone, è una spina nel fianco, un pericolo costante. Tu, Alvaro, sei un pericolo a sprazzi, spesso lo sei solo quando la palla è ferma, sei un mezzo giocatore e bisogna che tu te ne renda conto. Anche Martins è ancora un mezzo giocatore, ma è uno che a 19 anni sta dimostrando di poter riempire in fretta la metà che gli manca. Tu, Alvaro, sei uno di quei bicchieri da illusionisti, sempre apparentemente pieno e in realtà vuoto, e se lo rovesci non viene giù niente.

Qui sul blog, quindi virtualmente, sono uno di quelli che fischiano Vieri e Recoba. Sul caso-Vieri, in qualche commento e anche via e-mail, mi sono beccato bonarie accuse di irriconoscenza. Ho provato a spiegare perchè una parte di San Siro fischia uno che ha fatto 80 gol in cento partite con l'Inter. Ci ho provato forse senza riuscirci, perchè in effetti la situazione è abbastanza assurda e poco comprensibile. A uno che segna così tanto dovresti stendere la passatoia, e invece una porzione ragguardevole di interisti lo sopporta a stento. Ma adesso non sono più costretto a spiegare niente. Se avete visto la partita l'avrete capito da soli. Se non l'avete vista, procuratevi una cassetta o segnatevi l'orario delle repliche. Guardate cosa hanno fatto - con semplicità e umiltà - Cruz e Martins. Poi ne riparliamo.

[http://www.inter.it/media/raw/2003-11-30_003710.jpg:©inter.it]

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 02:06 |


sabato, novembre 29, 2003
 

LE TEMUTISSIME PAGELLE

DI SETTORUCCIO

TOLDO: s.v.

CORDOBA: 7,5. Tanto aveva fatto schifo contro l'Arsenal, tanto stasera è tornato il Tiramolla che conosciamo. Gran primo tempo, nel secondo hanno preferito girare al largo.

ADANI: 6,5. El Tamarro dopo 5 minuti becca una gomitata sul naso. Fa il suo, si immola un paio di volte, un altro paio di volte è in ritardo sul fuorigioco facendo incazzare di brutto il Ramiro. Ma stasera è festa per tutti.

GAMARRA: 8. Primo tempo da giocatore incredulo di essere stato tirato fuori dalla naftalina, secondo da controfigura di Beckenbauer. Mi ha commosso. Del resto, come mi ha detto un signore che l'anno scorso avevo davanti a San Siro, "el sarà minga un ciùla, l'è il capitano dal Paraguai".

J. ZANETTI: 7. Senza strafare, quando può sgroppa in avanti (gran tiro nel primo tempo), altrimenti presidia la trincea. Una sicurezza. Adoro i suoi zigomi.

ALMEYDA: 8. El Ranchero starà anche pensando di ritirarsi a fine stagione e di andare a fare l'allevatore nella Pampa, ma stasera è stato uno spettacolo di dinamismo, anticipo e ringhiamento. Vai avanti così, alle bistecche ci pensi da giugno in poi.

C. ZANETTI: 8. Partitone della madonna. Solito tran tran a sdradicare palloni, duello molto virile con quel fighetto di Tacchinardi, un paio di assist da cervello fino. E quando litighi con tutti, Cristianone, mi ecciti carnalmente.

PASQUALE: 6,5. A destra la Juve non combina nulla. Non credo sia merito suo, ma mi piace pensarlo. Un altro dei resuscitati. Grazie Zac.

VAN DER MEYDE: 6,5. E' un giocatore superiore, a livello tecnico e tattico dico. A livello fisico anche Zac, come Cuper, dopo un'ora lo toglie e lui ha quel faccino da svenimento imminente che mi preoccupa sempre un po'. Dategli un po' di ginseng, cazzo.

CRUZ: 8,5. Partita da centravanti moderno (date la cassetta a Vieri, lezione di sorrisi e concretezza). Nel primo tempo butta via almeno tre palloni degni di miglior sorte, altrimenti sarebbe da beatificazione. Lo trovi in difesa, a centrocampo, in attacco. Rincorra, suggerisce, fa da boa, finalizza. Poi ne mette due, una di classe e l'altra al termine di un'azione di pura percussione che mi ha fatto sfiorare l'orgasmo spontaneo.

MARTINS: 8. E' uno specialista. Non lo farei più giocare in casa, non lo toglierei mai più in trasferta. Se ha un muro davanti si incaponisce. Se ha qualche metro d'erba diventa insopportabile per ogni difesa. In trasferta, appunto, è una mina vagante, una specie di incubo. Alla fine Montero e Legrottaglie vanno in tale stress che gli regalano il gol del tre a zero.

EMRE: 6,5. Pareva bello tonico, qualche bella cosa approfittando della Juve allo sbando.

RECOBA: 5. Non è neanche capace di mettersi sulla linea di porta durante un calcio d'angolo.

BRECHET: 6. E' alto.

ZAC: 8. Che soddisfazione, cazzo. Ma adesso spiegaci, Zac, com'è che in sette giorni ne diamo 6 alla Reggina, ne prendiamo 5 dall'Arsenal e rifiliamo un'inculata grande così ai gobbi. Spiegacelo, diobono.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 23:02 |
 

GODO

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 22:34 |
 

COLPO DI SCENA

(Padania nebbiosa, è mezzogiorno, squilla il telefono)

- Allora, a che ora arrivate?

- Alle otto?

- Come, alle otto?

- Uhm. Sette e mezza?

- Ma scusa, non ci siamo capiti. Vi aspetto a pranzo, non a cena.

- A PRANZO?

- Massì. I cugini stanno arrivando.

- Madonna. Partiamo immediatamente.

(aaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh)

(la vita è bella, a volte)

(ora sono tornato a casa e mi accingo a soffrire)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 19:54 |
 

ALCUNE PARTITE CHE NON HO VISTO

  • Heysel, maggio 1985. Ero in un letto dell'ospedale militare di Baggio, Milano, senza radio e senza speranza alcuna di vedere la partita. Aspettavo che mi rimandassero a casa con altra convalescenza o mi spedissero in caserma a Merano (come poi avvenne la sera dopo). Nel letto a sinistra del mio c'era un coglione che non sopportavo. A destra c'era uno con un walkman. "Dev'essere successo un casino, dicono che ci sono dei morti, forse non giocano". Una suora spense le luci verso le dieci. Alle sette e mezza del giorno dopo ero già allo spaccio a comprare giornali.
  • Roma, maggio 1991. Per la legge del contrappasso, una marchetta professionale mi costa la finale di ritorno della Coppa Uefa. Ero imprigionato a Palazzo Grassi a Venezia, alla mostra sui Celti. Aperta solo per noi marchettari con tanto di cena di gala. Una cosa molto suggestiva, ma il mio pensiero era rivolto a Roma-Inter. Allora non c'erano telefonini. Simulavo nonscialàns ma a un certo punto inquadrai un cameriere: "Scusi, sa mica cos'ha fatto l'Inter?" "Osti, m'informo". Tornò due minuti dopo: "Pare che ha perso, ma ha vinto la Copa" (con una p sola). Mi ricordo che non mi fidavo molto di questa informazione così vaga, ma in cuor mio speravo fosse vera. Era vera.
  • Juve-Inter, aprile 2001. E' l'anno di Tardelli. Cena da una coppia di amici più volte rimandata. Si concorda la data. Tutto occhei. Era un sabato. Juve-Inter era di domenica. Ma naturalmente decidono l'anticipo. Vabbe', chissenefrega, era un campionato di merda, lasciamo stare. Ma organizzo tutto per benino. Diretta simulata. Torno a casa a mezzanotte e me la guardo come me fosse in diretta. Prima di uscire mando un incauto sms ad un caro amico juventino: "Stasera vi inculiamo, gol di Ferrante al 90°". Finisce la cena e mi avvio a casa, tappandomi le orecchie per non sentire eventuli commenti. Però guardo il cellulare ed è pieno di sms. Sono insulti del mio amico prima della partita. Ce n'è uno solo inviato dopo. Non resisto, lo apro mentre sono sull'ascensore: "Ferrante al 90° 'sto cazzo". (Per la cronaca, avevano vinto loro 3-1. Ho visto la partita pigiando spesso sull'avanti veloce. In questo modo le partite durano venti minuti, un lasso di tempo umano).
  • Inter-Juve, ottobre 2002. Tutto organizzato. Inter-Juve come al solito è anticipata al sabato, ma mi sono preso il giorno di riposo. Tiè. Nessun invito a cena. Sembra tutto tranquillo. Ma verso sera incrocio lo sguardo delle bimbe. "Pinocchio". "Pinocchio?" "Sì, Pinocchio". "Domani pomeriggio?" "No, staserastaserastasera". Siamo uomini o caporali? Siamo uomini E caporali. Andiamo al cinema. Solita storia della cassetta e della diretta simulata. Ma quando arrivo a casa la partita non è ancora finita, mancano 5 minuti, 0-0. Solito 0-0 del cazzo, mi dico. Mentre me lo dico, rigore alla Juve. Diobono. Del Piero: gol. Mavaffanculo ladri bastardi. Mentre maledico il calcio e i gobbi, all'ultimo secondo, in un orrendo mischione in area, vedo Toldo segnare il gol del pareggio. AAAAHHHHHHHH, toh, toh, toh, toh, solita scena del gesto ad ombrello e del pacco mostrato per scherno al televisore, che mi fa perdere i punti appena acquistati per la rinuncia a Juve-Inter a favore di un Pinocchio al cinema. Vabbe', poi si è visto che ha segnato Vieri di tibia, ma ho goduto lo stesso. La partita non l'ho rivista, ovviamente.

Ecco, detto questo, il dubbio è vieppiù amletico. Cosa cazzo faccio? La registro e poi la guardo? La registro e poi non la guardo? Non la registro e poi la guardo (questo è più difficile)? Non la registro e poi non la guardo (già più legato a un rapporto causa-effetto)? Insomma, mi si noterà di più se la registro o se non la registro?

E soprattutto, cosa cucinerà mia suocera per farsi perdonare?

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 12:04 |


venerdì, novembre 28, 2003
 

L'ACQUISIZIONE DEI CUGINI

E IL TEMPISMO DELLE SUOCERE

OVVERO

DE SECTORIS EXTREMA HUMANITATE

(L'ESTREMA UMANITA' DEL VOSTRO AMICO SETTORUCCIO)

Siccome sono estremamente imbarazzato, non so se tagliare corto o prenderla alla lontana.

La prendo alla lontana.

Allora. Come probabilmente molti di voi sanno o immaginano, sposandosi si acquisiscono dei parenti. Intanto una moglie. Poi, tra gli altri, una suocera ed eventuali cugini.

(come inizio mi piace)

L'acquisizione dei parenti è automatica. Tu sposi una e ti becchi i suoi parenti, non è che puoi scremare la compagnia o porre pregiudiziali. E' un pacchetto intero e indivisibile.

(non fa una grinza questo ragionamento)

Come ogni altro tipo di parente, l'acquisizione dei cugini è legata a una serie di variabili. In questa sede ne esamino due. Variabile qualitativa: potresti acquisire delle brave persone o dei grossi coglioni. Variabile temporale: potresti vederli molto spesso o molto di rado.

(ragazzi, sto procedendo con estrema chiarezza e vi vedo interessati)

Nel caso dei cugini di cui sto parlando, sono stato fortunato. Trattasi di due fratelli, più o meno miei coetanei, molto simpatici, di piacevole compagnia, di buona cultura, di modi garbati. Due brave persone. Anzi, dirò di più: gli voglio bene.

(dovete ammettere che quando voglio spiegare compiutamente una cosa, non ci sono cazzi: la spiego proprio bene, aggiungendo anche particolari sentimentali)

Devo anche dire, con estrema onesta intellettuale, che anche con l'acquisizione della suocera mi è andata bene.

(qui doveve apprezzare il mio gesto: è un complimento vero e spassionato, perchè mia suocera non ha un blog e quindi non lo leggerà mai)

Mia suocera è la zia dei miei cugini acquisiti.

(ho tracciato un primo bilancio perchè nessuno di voi perdesse il filo)

Quindi ci tiene a mantenere i rapporti sia con il genero sia con i suoi nipoti che vede di rado, e immagino che sia felice di potere riunire allo stesso tavolo tutta questa parentela stretta.

(ho sconfinato nella sfera di affetti di mia suocera, ma era per aggiungere un particolare a questa pregevole spiegazione)

In 14 anni di stretta frequentazione con la mia famiglia acquisita ho incrociato più volte, e con piacere, i miei cugini acquisiti. Non vivono nella mia stessa città, e oltretutto adesso lavorano anche piuttosto lontano. Ci vediamo un paio di volte l'anno, forse tre, con immutato piacere.

(era per dare un'idea della situazione)

Sicuramente i miei due cugini acquisiti sono stati più volte a pranzo o a cena da mia suocera, ma non mi ricordo che sia avvenuto negli ultimi 14 anni, e se fosse avvenuto io comunque non c'ero.

(siamo al dunque)

E' ovvio che se mia suocera invita i suoi nipoti (e miei cugini acquisiti) a cena e chiede che siamo presenti io e la famigliola, è ovvio che le dica di sì.

(è ovvio)

Oltretutto non è mai accaduto negli ultimi 14 anni.

(oltretutto)

E poi mi stanno sinceramente simpatici.

(sinceramente)

Ma con tutti i giorni che c'erano, proprio domani sera?

(...)

E' ovvio che ci andrò.

(...)

(...)

(ah, dimenticavo: ai cugini non gliene fotte un emerito cazzo di Juve-Inter. Ho già acquistato una videocassetta nuova di zecca)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:14 |
 

I'M BACK

Ormai mi stavo rassegnando. Nei giorni scorsi ho chiesto informazioni via e-mail a un centro specializzato nel trapianto dell'ascella nel Vermont. Mi hanno risposto. Sarei il quattordicesimo in lista di attesa. Il trapianto d'ascella non è richiestissimo. Storicamente a fare domanda erano quelli con insostenibili problemi di traspirazione. Ultimamente, invece, ci sono parecchi golfisti traditi dallo srotolamento dello swing. Il problema del trapianto dell'ascella è che devi aspettare un donatore bianco, altrimenti diventi una specie di mucca pezzata (come l'ascella, del resto). Però ora va meglio, la mia metà sinistra duole sempre ma non troppo, i miei poveri muscoli scapolo-costal-pettorali sono ancora contratti e incriccati ma domani (anzi, stamattina) giuocherò a tennis alla facciaccia loro. Se supero l'esame fisico mi preparo anche al rientro nel golf. Due settimane di sosta forzata danno problemi a giuocatori esperti, figurarsi a un neofita pur promettente come me. Sette lezioni che avrò dimenticato, così come il novanta per cento delle decine di movimenti che stavo cercando faticosamente di sincronizzare. La strada verso il successo è lastricata di ostacoli. Ma io mi sento in grado di dare molto a questo sport del cazzo, un venticello di poesia proletaria ad insinuarsi nella selva di sacche di pelle umana e fuoristrada alla moda. La mia dotazione iniziale - il guanto - si è arricchita delle scarpe. Le ho prese in offerta a 60 euro e non le ho ancora messe, perchè l'ascella ha ceduto prima del previsto. Sono qui, vicine a me: le vedo, nere, lucide, con i loro chiodini anche vergini. Nere, lisce. Stile sottotraccia. Al circolo vanno di gran moda le scarpe chiare e bicolori, un po' da gagà. Io arrivero con le mie all black, un po' da centro sociale. Mi noteranno subito e mi catalogheranno tra i sospetti. Si fottano. Mi infiltrerò per meriti tecnici.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 01:37 |


giovedì, novembre 27, 2003
 

VASECTOMIA

TUTTE LE FESTE LE PORTI VIA

Il numero in edicola

Basta, smettetela. Siete due maniaci. Tu segna, tu balla e non cagatemi più il cazzo.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:48 |
 

DONNE CHE AMMIRO MOLTO

(dall'intervista a Stefania Orlando sul "Sette", magazine del Corriere della Sera, di questa mattina)

- Gira sempre nuda per casa?

A lei non capita mai?

- Mah, se sono sotto la doccia e squilla il telefono, per rispondere... può essere.

Ci sono momenti in cui mi piace girare nuda. D'estate, quando fa molto caldo. Vivere da sola avrà pure dei vantaggi, no?

- E' vero che sotto i vestiti non porta biancheria intima?

Vero. Spesso non porto slip. Il reggiseno, invece, lo indosso più di frequente.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:39 |
 

SCONTO COMITIVE

F.C. INTERNAZIONALE MILANO

Presidente: Massimo Moratti
Vice Presidente: Giacinto Facchetti
Amministratore Delegato: Rinaldo Ghelfi
Direttore Generale: Massimo Moretti
Segretario Esecutivo: Giuseppe Rizzello

Direttore Area Sviluppo: Luciano Cucchia
Direttore Progetti Speciali: Guido Susini
Direttore Organizzativo: Bruno Bartolozzi

Cons. Delegato Sett.Giovanile: Massimo Moretti
Ufficio del Presidente: Monica Volpi
Resp. Progetti Sociali: Rosalba Caputo
Resp. Relazioni Esterne: Emanuele Nardi
Segreteria Generale: Pina Giacalone

AREA TECNICA
Direttore Tecnico: Marco Branca
Consulente di Mercato: Gabriele Oriali
Team Manager: Bruno Bartolozzi
Resp. Settore Giovanile: Beppe Baresi
Segreteria Sportiva:
Piero Ausilio, Paola Capozzi, Laura Ventura

AREA AMMINISTRATIVA

Direttore Amministrativo: Paolo Pessina
Settore Contabilità: Maria Cusano, Bruna De Luca, Attilio Giussani, Piera Lucchini, Annalisa Pisani

INTER-ACTIVE

Presidente: Massimo Moratti
Amministratore Delegato: Jefferson Slack
Assistente A.D.: Simona Babini
Segreteria generale: Laura De Virgiliis, Stefania Truzzi
Responsabile legale: Francesca Muttini

AREA COMUNICAZIONE/EDITORIALE
Direttore Comunicazione e Capo Ufficio Stampa: Paolo Viganò
Direttore Editoriale: Susanna Wermelinger
Ufficio Stampa: Andrea Butti, Leo Picchi
Assistente Ufficio Stampa: Claudia Maddalena
Inter.it: Luigi Crippa, Antonio Durante, Matteo Leonardi
Inter.it versione inglese: Stewart Park
Inter.it versione spagnola : Edurne Cubero

AREA INFORMATICA
Sistema Informativo
:
Giovanni Valerio, Roberta Macchi, Emanuele Caurla
Web Project Manager/DBA: Corrado Pandiani, Gianmarco Poma
Network administrator/Sicurezza: Fabio Invernizzi

AREA COMMERCIALE/MARKETING
Resp. Area Commerciale: Stefano Gazzoletti
Direttore Merchandising: Dimitris Schetakis
Marketing Director: Barbara Biggi
Sales & Sponsorship Director: Giovanni Zurleni
E-business Manager: Luigi Gioni
Merchandising: Alessia De Cesaris
Business Development: Beatrice Sala
Coordinamento Grafico: Gioia Magnani
Segreteria: Delfina Zambetti
Ticketing Systems, VIP Seats Manager: Angelo Paolillo
Client Services: Lara Vanjak

DIVISIONE EVENTI STADIO
Manager Eventi Stadio: Lorenzo Zanoni
Gestione Eventi Stadio: Mauro Ferrara
Assistente Biglietteria Centrale: Simona Trovati
Assistente Divisione Stadio: Francesca Piccaluga
Addetto Logistica Stadio: Tommaso Marchiaro
Responsabile Accoglienza Disabili: Simona Sacchi

(copiancollato da .inter.it)

Compreso Moratti, sono 63 (sessantatre). Quindi il nostro presidente ne deve pagare 62. Questi hanno la busta paga. Non compaiono i co.co.co. (gli osservatori, per esempio). Non compaiono tutti i collaboratori (chessò, quelli della Pinetina eccetera). Quanti saranno? Boh. Sicuramente superiamo quota ottanta. Anzi, per comodità, facciamo finta che siano ottanta.

A questi vanno aggiunti i quadri tecnici. Cominciamo dalla squadra.

PORTIERI

71 CORDAZ ALEX 1 Gennaio 1983 Italia
12 FONTANA ALBERTO 23 Gennaio 1967 Italia
1 TOLDO FRANCESCO 2 Dicembre 1971 Italia


DIFENSORI

15 ADANI DANIELE 10 Luglio 1974 Italia
31 BRECHET JEREMIE 14 Agosto 1979 Francia
17 CANNAVARO FABIO 13 Settembre 1973 Italia
77 COCO FRANCESCO 8 Gennaio 1977 Italia
2 CORDOBA IVAN RAMIRO 11 Agosto 1976 Colombia
24 GAMARRA CARLOS ALBERTO 17 Febbraio 1971 Paraguay
13 HELVEG THOMAS 24 Giugno 1971 Danimarca
23 MATERAZZI MARCO 19 Agosto 1973 Italia
26 PASQUALE GIOVANNI 5 Gennaio 1982 Italia
4 ZANETTI JAVIER 10 Agosto 1973 Argentina


CENTROCAMPISTI

25 ALMEYDA MATIAS 21 Dicembre 1973 Argentina
21 BEATI NICOLA 13 Febbraio 1983 Italia
29 BIAVA FABRIZIO 25 Agosto 1983 Italia
5 EMRE BELOZOGLU 7 Settembre 1980 Turchia
FADIGA KHALILOU 30 Dicembre 1974 Senegal
14 FARINOS FRANCISCO JAVIER 29 Marzo 1978 Spagna
19 KARAGOUNIS GIORGIOS 6 Marzo 1977 Grecia
18 KILY GONZALEZ CRISTIAN ALBERTO PERET 4 Agosto 1974 Argentina
8 LAMOUCHI SABRI 9 Novembre 1971 Francia
11 LUCIANO SIQUEIRA DE OLIVEIRA 3 Dicembre 1975 Brasile
22 OKAN BURUK 19 Ottobre 1973 Turchia
28 REBECCHI MARIO 31 Agosto 1983 Italia
7 VAN DER MEYDE ANDY 30 Settembre 1979 Olanda
6 ZANETTI CRISTIANO 10 Aprile 1977 Italia


ATTACCANTI

9 CRUZ JULIO RICARDO 10 Ottobre 1974 Argentina
3 KALLON MOHAMED 6 Ottobre 1979 Sierra Leone
30 MARTINS OBAFEMI 28 Ottobre 1984 Nigeria
20 RECOBA ALVARO 17 Marzo 1976 Uruguay
32 VIERI CHRISTIAN 12 Luglio 1973

Italia


(sempre copincollato da inter.it)

Bene, sono trentadue. Totale parziale: 112. Poi manca Zaccheroni e il suo staff, composto da sei persone (Verdelli, Agresti, Guido, Bisciotti, Gaudino, Baffoni). Siamo a 119. Poi i due medici (Combi e Forloni). 121. Poi i quattro massofisioterapisti (i due Della Casa, poi Cotti e Morelli). Fanno 125.

Poi c'è il settore giovanile.

(copincollo anche questo)

SETTORE GIOVANILE

Responsabile Tecnico: GIUSEPPE BARESI
Responsabile Organizzativo: PIERO AUSILIO
Responsabile Osservatori: PIERLUIGI CASIRAGHI

Segreteria Generale: DEBORAH DOZIO, MAURIZIO GOTTA

ALLENATORI
Primavera: DANIELE BERNAZZANI
Juniores: MARCO MONTI
Allievi Nazionali: PAOLO TOMASONI
Allievi Regionali: GIANLUCA ANDRISSI
Giovanissimi Nazionali: SALVATORE CERRONE
Giovanissimi Regionali: MASSIMO DE PAOLI
Esordienti A: ROBERTO SAMADEN
Esordienti B: FABIO CALCATERRA / STEFANO BELLINZAGHI
Pulcini A: GIULIANO RUSCA / FABIO MASSIMO
Pulcini B: FABIO PESATORI
Pulcini C: BRUNO CASIRAGHI

PREPARATORI PORTIERI
Primavera: PIERO BOSAGLIA
Juniores e Allievi: EMILIO TONOLI
Giovanissimi e Esordienti: ERMES BERTON

PREPARATORI ATLETICI
Primavera: ENRICO ARRIGOTTI
Juniores e Allievi Regionali: MASSIMO GIURIOLA
Allievi Nazionali: EUGENIO FUMAGALLI
Giovanissimi: ANDREA NUTI

MEDICI
Primavera: DANIELE CASALINI
Juniores: MARCO GALLI
Allievi Nazionali: PAOLO SANTAMARIA
Allievi Regionali: GABRIELE CIRILLO
Giovanissimi Nazionali: PAOLO SANTAMARIA
Giovanissimi Regionali, Esordienti e Pulcini: MARITA GUALEA

FISIOTERAPISTI
Primavera: MARCO FRIGERIO
Juniores:ALBERTO GALBIATI
Allievi Nazionali: LUIGI BARBIERI
Allievi Regionali: GIUSEPPE ANGHILERI
Giovanissimi Nazionali: ALESSANDRO DELFINI
Giovanissimi Regionali: GIUSEPPE FABRIZIO
Esordienti A: ROBERTO SCHIAVINI
Esordienti B: ALESSANDRO POZZI
Pulcini A: ALDO MEDANA
Recupero Infortunati: ANGELO DIARIO

DIRIGENTI ACCOMPAGNATORI
FRANCO AMBROSI, BORTOLO BALDUZZI, GIUSEPPE CALCIATI, ANDREA DE MARTINO, RAFFAELLO FERRANTE, DOMENICO GANGAI, FRANCESCO IORIO, LUCA LUSARDI, GIUSEPPE MICHELI, ANTONIO MOTTURA, DOMENICO NICOLO', SERGIO PANTALONE,CLAUDIO PAPANI, CLAUDIO ROZZA, GIORGIO TESSERA, LUIGI TOSI, VALERIO VILLA

SERVIZI GENERALI
DOMENICO RIZZO, GIOVANNI CUOGHI, FRANCO GALLI, GIUSEPPE BRAGA, FRANCESCO CAMARCHIO

Responsabile Progetto Mediazione: PAOLO GIULINI
Dirigenti Mediatori: FABRIZIA BROCCHIERI, GIOVANNI PASCULLI, MATTEO PALMIGIANI, ALBERTO CELARIO.

Sono 67. Totale parziale: 192.

Poi c'è il poliziotto. E siamo a 193.

Poi c'è che ho molto sonno e qualcosa mi sfugge (e non considero gli esonerati, eh?). Comunque 193 mi sembra già una bella cifra. L'Inter a fine mese paga lo stipendio a 193 persone (calcolo per difetto). Come fa una società strutturata su 193 persone a non vincere uno scudetto. Oppure, al contrario: come si fa a vincere uno scudetto con 193 persone da pagare tra le quali non figura, per esempio, un regista con i controcoglioni? Ci sono sei persone pagate per la contabilità. Forse sono anche poche, dovendo badare a buste paga e contributi di altre 187. Ci sono - qui mi limito alla prima squadra - nove persone che hanno la qualifica di direttore di un qualcosa, un'altra decina che è "responsabile" di qualcos'altro. Ci sono almeno 15 persone di cui leggo e rileggo la qualifica e non mi so spiegare cosa voglia dire.

Massimo, ma tu la notte dormi?

(nella foto, un giorno di paga in via Durini)
















































































































Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 01:42 |


mercoledì, novembre 26, 2003
 

IL PRESIDENTE E IL POLIZIOTTO

(la videocassetta contenente le agghiaccianti immagini di Inter-Arsenal giace abbandonata vicina al videoregistratore. Non ho voglia di vederla. Quindi mi astengo da commenti tecnici sulla partita di ieri. Mi raccontano di giocatori in confusione, di un Javier doloramente inadeguato agli schemi di Zac, di un Materazzi in trance fisica e agonistica, di incomprensibili scelte dell'allenatore - Brechet. Lamouchi, Martins -, di fasce sguarnite, di gente svuotata, ma onestamente non sono in grado di controbattere. La partita non so se la vedrò mai. E poi la verità è che tutto questo fa passare in secondo piano la notizia vera della giornata, che è un'altra)

Allora, adesso voi tutti dovreste uscire, estrarre dalle vostre tasche 90 centesimi, comprare la Gazzetta e andare a pagina 7. Tralasciate le prime sei pagine, dove non si capisce un cazzo della partita (qualcosina attraverso le pagelle, il resto è fuffa, diciamolo, la Gazza mi sta deludendo). Andate direttamente a pagina 7.

A pagina 7 si annuncia l'assunzione da parte dell'Inter di Stefano Filucchi, 44 anni, livornese, laureato in giurisprudenza, sposato, due figli. Sarà il nuovo Responsabile della sicurezza e delle relazione con le istituzioni. Diobono.

Apprendo dalla Gazza che questo Filucchi non è uno qualsiasi. Attualmente era assistente del Capo della Polizia, il prefetto De Gennaro. E' uno che nel 1991, dopo qualche incarico "normale" in polizia, era stato mandato a Londra ad indagare sulla morte di Roberto Calvi. Nel 1992 entra nei quadri della Dia, la Direzione investigativa antimafia. Nel 1995 torna in Toscana, dove lavora alla Digos, poi nel pool di poliziotti a disposizione di Pierluigi Vigna e poi alla squadra mobile di Lucca, che dirige. Sempre nel 1995, segue un corso alla Fbi. Nel 2000 diventa Security manager del Comune di Lucca. Poi torna alla polizia, a Roma, da De Gennaro. E' stato qualche mese anche nell'Ufficio indagini della Federcalcio.

Ragazzi, siamo una grande società. Il giorno in cui prendiamo 5 pere dall'Arsenal annunciamo l'ingaggio di un superpoliziotto con incarichi speciali. In questi mesi si sono levate lamentele sullo scarso peso dell'Inter a Roma? Evvai, ingaggiamo il braccio destro del Capo della Polizia. Moratti completa il suo governo. Mancava il ministro dei rapporti con le Istituzioni. Speriamo sia meglio di Giovanardi. A quanto serva questa immensa rosa societaria, ormai doppia rispetto a quella giocatoriale, continuerà sempre a sfuggirci, specie se lo stesso giorno prendi 5 pere dall'Arsenal. Ma questa è la solita sfiga morattiana. La coincidenza, dico.

(l'altra coincidenza è che Filucchi un giorno ha salvato un uomo che si era barricato in macchina e, pistola puntata alla tempia, voleva suicidarsi. Si è messo lì, gli ha parlato due ore e quello là alla fine ha rinunciato. Filucchi fu invitato al Costanzo Show per raccontare tutto questo. Filucchi dissuade la gente che vuole suicidarsi. Ah, ecco perchè l'ha preso Moratti)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 11:07 |
 

UN FOSSATI PER SETTORE

E UN FOSSATO PER L'INTER

ARGOMENTO N. 1: bel concerto.

ARGOMENTO N. 2: il teatro brulicava di facce note. Due file dietro la mia c'era addirittura un affezionato collega interista che mi avverte raggiante che "XXX ci manderà gli aggiornamenti via Sms". "Grande", gli dico io. E sua moglie: "Nooooo, non mi dire che sei anche tu il classico italiano..." La interrompo: "Sì".

Il concerto è iniziato quasi alle nove e mezza, e il cellulare nel frattempo aveva già vibrato nel taschino tre volte. "Decimo minuto 0-0" (mi guardo con il collega e ci diciamo: "sì, è scemo"). "0-1" (mi guardo con il collega e ci diciamo: "ma no, ma vaffanculo"). "Vieri! 1-1" (mi guardo con il collega e ci diciamo: "Ma vieni!"). Poi si fa buio in sala e sul risultato di 1-1 scende in campo Ivano Fossati.

Anche il concerto, come la partita, è diviso in due tempi, ma è molto sfalsato rispetto al match di San Siro e questo mi crea una piccola crisi di identità. Sta finendo il primo pezzo che il telefono vibra di nuovo. Me ne fotto. Verso la metà del primo tempo di Fossati il telefono vibra una seconda volta. Sudo freddo. Fossati chiude il suo primo tempo con due canzoni storiche che però non mi sono mai piaciute. Mi ritrovo così a pensare all'Inter. Il telefono vibra ancora mentre il sipario si chiude. Luci in sala. Estraggo ansimante il telefonino. "Fine primo tempo 1-1" "1-2" "1-3". Gli rispondo: "Porca troia vacca schifosa". Guardo il collega seduto dietro che si alza ed esce per l'intervallo. "1-3" gli dico accentuando il labiale e indicando il display del telefonino. Lui mi risponde con un'occhiata rassegnata e un po' triste. Sembra Fossati quando canta "Una notte in Italia".

Ma il telefono vibra ancora mentre saluto il presidente del teatro, juventino. Lo congedo velocemente, mi risiedo, riestraggo il telefonino. "1-5". Gli rispondo: "Che cazzo dici?" Come, 1-5? E l'1-4? Mi prende per il culo? Approfitta di questo mio momento di debolezza? Ho un attacco di panico. Cosa faccio, cosa faccio, cosa faccio? Decisione di Settore: chiamo Jest. Jest mi risponde mentre sta assistendo all'appassionante finale di Chelsea-Bayern, ma ha la voce di uno che sta guardando Emanuelle Nera. "Dimmi che non è vero". "No no, è proprio vero". Mentre gli confido la mia indicibile amarezza, Jest mi dice due cose di cui non mi frega un beato cazzo: "La Lokomotive ha battuto la Dinamo Kiev" e "Cosa cazzo sei andato a vedere Fossati che porta sfiga, io ci ho perso una fidanzata a un concerto di Fossati". Io ero un po' troppo stordito per rispondergli, ma comunque gli faccio rilevare che "me lo potevi dire prima, brutto pirla".

Il telefono vibra ancora mentre il sipario si riapre. Nel buio in sala leggo "Disastro, zac sbeffeggiato su tutta la linea". Mi giro e vedo la faccia del collega illuminata dal display. La faccia di uno che si è appena accorto che gli hanno lavato la macchina per errore con dell'acido solforico. Chissà la mia, pensavo, mentre Fossati aveva già ripreso a cantare. Bel concerto, comunque.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 09:55 |
 

Notturno Delle Tre

La ragazza lo sa
come non farmi dormire
la ragazza lo sa
e lo sapeva già bene
ancora prima di uscire

lei cammina dondolando
e non ancora al portone
sperimentava su me
il passo poco innocente
di chi innocente non è.

La ragazza ci lascia qui
nella casa deserta
senza luci, né candele
e una persiana che rimane aperta

tutta la gente non sa
dietro quale segreto
dietro quale divieto
si perde una notte così

tutta la gente non sa
dietro quale dolore
se dolore c'è
quando son quasi le tre.

La ragazza invece lo sa
lei che cammina dondolando
sulla strada di casa
in qualche vetrina buia
si starà specchiando

e passerà un lampione, un'ombra, un bar
poi passerà anche me
e anche questa notte
per tutti e due
passeranno le tre

e passerà un auto, un ponte, un tram
poi passerà anche me
e anche questa notte
senza quasi dolore
passeranno le tre.

La ragazza lo sa
come non farmi dormire
la ragazza lo sa
e lo sapeva già bene
ancora prima di uscire

lei cammina dondolando
e non ancora la portone
sperimentava su me
il passo poco innocente
di chi innocente
(per fortuna)
non è.








































Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 02:36 |


martedì, novembre 25, 2003
 

E' DECISAMENTE LA TUA GIORNATA SE:

  • hai l'abbonamento a Scai, fai in modo di finire di lavorare presto, la tua squadra è in diretta alle 20.45, la partita è decisiva e teoricamente promettente, la tensione è diffusa tra i calciofili. E tu vai a un concerto da fighetti
  • una tua amica blogger ti dice pubblicamente che sei nervoso perchè hai pippato cocaina e probabilmente sei frocio
  • un tuo amico blogger infrangerebbe le leggi vigenti e la morale comune per prenderti come suo legittimo sposo
  • prepari tutto per registrare Inter-Arsenal e scopri di non avere una cazzo di videocassetta, che la presa scart non entra più bene nell'apposita feritoia e contemporaneamente alla partita andrà in onda un film imperdibile su Disney Channel. Tutto questo - cassetta, presa scart, trattativa sindacale - devo risolverlo nei prossimi dieci minuti.
  • non so, non ricordo

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:26 |
 

IL SETTORE CHE NON TI ASPETTI

(ovvero, della prevalenza dell'uomo

sull'animale che è in tutti noi)

Inter-Arsenal, partita decisiva. Juve-Inter, partita decisiva. Tutto decisivo. Fibrillazione. Preoccupazione. Tensione. Emozione. Sì sì sì. E io?

Io stasera alle 20.45, anzichè passeggiare nervosamente per una qualsiasi stanza, o friggere su una qualsiasi sedia, o nella migliore delle ipotesi avvitarmi su un qualsiasi divano, darò disposizioni telefoniche affinchè mani inesperte possano infilare una videocassetta VHS nell'apposito pertugio. E mentre nell'arena sansiriana ventidue rozzi individui si contenderanno una preziosa sfera di cuoio, io sarò seduto su una poltrona verdolina di un suggestivo teatro padano per assistere al concerto di Ivano Fossati.

Allora, il biglietto l'ho comprato una ventina di giorni prima, e l'ipotesi che il concerto potesse coincidere con Inter-Arsenal nemmeno mi sfiorava. A dire la verità, siccome era metà mattina e io ero al solito un po' rincoglionito, alimentavo l'intima convinzione che il 25 novembre fosse un inutilissimo lunedì di autunno inoltrato, il peggio che possa capitare all'umanità. Ma tant'è. Mi sento migliore. Anche ieri ho sfidato sguardi increduli. "Scusa scusa scusa, dove cazzo vai?" è stata la frase più ricorrente. Vado al concerto, animali. Vado a nutrire l'anima di sensazioni normali, anzi nobili, quindi più belle. Rimanete voi a bestemmiare davanti a un televisore. Io mi rilasso.

Quest'ultima frase ha istigato gli amici a turpi pensieri. "Ti porti la radiolina?" Sì, certo. Ma va', ma quale radio, ma che cazzo me ne frega. "Vuoi che ti mandiamo sms di aggiornamento?" Ovviamente sì, cazzo, mandatemene uno ogni cinque minuti, voglio sapere. Maddai, spengo tutto, non me ne può fregare di meno, poi vado a casa e me la vedo 'sta partita, se ne ho voglia. Non potete capire, mi sento di far emergere la parte più sana di me, meno sguaiatamente tesa alle vicende di una squadra che mi fa soffrire d'amore e di uno sport che adoro ma che mi fa un po' cagare, non so se mi spiego. Fate anche voi così. Spegnete la tv, andate al cinema, andate a fare quattro passi. Andate a limonare, se ancora ne avete la forza e la poesia.

(diobono. detto tra noi, soffrirò. almeno fino al primo pezzo bello bello bello)







Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 09:35 |


lunedì, novembre 24, 2003
 

NON E' MAI TROPPO TARDI

"Lo ammetto, quella droga era per me. Ne faccio uso personale ma non da molto. Sarà un anno, un anno e mezzo".

(il senatore a vita Emilio Colombo, 82 anni, nella sua deposizione spontanea al magistrato)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 19:22 |
 

QUELLO CHE NON PRENDE L'AEREO

Che palle i giornali, a volte. Lo sanno anche i muri che Dennis Bergkamp, indimenticato centravanti nerazzurro sbolognato da tempo immemore all'Arsenal (dove, ovviamente, ha reso il triplo), ha una paura fottuta dell'aereo e quindi non gioca quasi mai nelle trasferte di coppa. Domani non sarà a Milano, e chi se ne fotte. Però anche oggi l'ho già letto da due o tre parti diverse: "Bergkamp non giocherà perchè eccetera eccetera". Che palle, ribadisco. Se non altro stavolta compare una dichiarazione dell'allenatore Wenger, che lo compatisce bellamente dicendo in pratica: "Se ne stia pure a casa. Ha una certa età, recuperare da certe trasferte è già dura prendendo l'aereo, figuriamoci facendo tremila chilometri in macchina". Quindi il pigro Dennis sonnecchierà sul divano di casa e da lì si godrà la partita. Il mio pensiero va anche al suo amico, che potrà prendersi un turno di riposo. Da quando il mondo conosce la triste condizione di Bergkamp, viene spesso citato anche l'anonimo amico che da anni periodicamente sistema Dennis sul seggiolino e lo porta a giocare la trasferta via terra. Ecco, l'amico di Bergkamp è la vera vittima di questo centravanti da operetta. Immaginatevi che viaggi del cazzo: portare quel noiosone a Lisbona, Varsavia, Vienna o Marsiglia in macchina. Chissà che rottura di coglioni. E poi riportarlo indietro. Da spararsi. Gascoigne aveva Jimmy Cinquepance. Bergkamp deve avere Johnny Cinquepalle.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:07 |
 

LA GAZZA IMPAZZITA

E CONTROCAMPO PURE

Che il lunedì mattina il titolone della prima pagina della Gazzetta dello Sport, sparato lungo le canoniche nove colonne, sia "Una domenica di calcio", è allucinazione allo stato puro. "Una domenica di calcio". Non ci posso credere. E' lunedì, la Gazza vende un milione di copie e titola "Una domenica di calcio". E' come se un qualsiasi altro giornale avesse titolato "Piove", "Ieri era festa", "La figa è bella", "La palla è rotonda", "Tra un mese è Natale". "Una domenica di calcio". Boh, è da un'ora che ci sto pensando. Sottintenderà un gioco di parole? Sopra il titolo c'è la rissa di Lazio-Perugia, quindi sarebbe stato giustificato un "Una domenica di calci", o "Una domenica di pugni". Sotto il titolo ci sono le foto dei gol di Totti e Sheva, quindi sì, è stata una domenica di calcio, ma le altre domeniche cosa sono state? O intendevano dire che ieri non c'era nient'altro che il calcio? Boh. A parte l'inusitata banalità del concetto, allora sarebbe stato un titolo più giusticato sulla Gazza di ieri, annunciando una domenica appunto dedicata al calcio. Ma poi cosa vuol dire? Juve e Inter avevano giocato sabato, e credo che rappresentino almeno un quarto dei tifosi italiani. Quindi, che cazzo di domenica di calcio è stata? Quando iddio vorrà che una domenica si giocheranno tutte e nove le partite all'unisono, che domenica sarà? "Una domenica da farsi le seghe col calcio"? No, perchè in nove colonne non ci sta. Comunque, cara Gazza, mi hai profondamente deluso. (a proposito, diretùr: ricordati che la Gazza è di Milano, e di Milano resta, anche se tu sei romano e romanista. c'è già un giornale che dedica molto spazio e Roma e Lazio, perchè è un giornale sportivo di Roma e si comporta come tale, giustamente. non ne serve un altro, specie se si pensa, si scrive e si stampa a Milano e soprattutto se stravende al Nord, dove non a tutti interessa leggere tutti i giorni mezze pagine sulle cassanate, mezze pagine di Capello-pensiero e mezze pagine sul Pallone d'Oro che non daranno a Totti.) (ah, diretùr, un'altra cosa. "Una domenica di calcio" mi ricorda maledettamente un altro titolo. "Buona domenica". Fu il titolo di apertura di un'edizione domenicale dell'Indipendente, quando il direttore era Funari. Una genialata. Durarono pochissimo, il giornale e il direttore)

L'articolo più interessante della Gazza di oggi - cosa che mi ha moralmente impedito, dopo la lettura del titolone, di stenderla subito per terra e farci pisciare il cane - è invece a pagina 5. Un articolo non firmato e molto velenoso - giustamente velenoso - dedicato a Controcampo. Tra giornali, specie in concorrenza, di solito ci si ignora bellamente. Stavolta no, e mi schiero con la Gazza, lo dico subito. L'articolo è dedicato all'ormai insopportabile pubblicità - la definiscono occulta, ma è tutt'altro che occulta - clamorosamente al di là di ogni regola che "Controcampo" trasmissione tv fa a Controcampo settimanale (a volte bisettimanale) di calcio. Durante Controcampo trasmissione tv e durante le telecronache Mediaset della Champions League ci sono continui spot del conduttore o del telecronista per il Controcampo cartaceo che esce la mattina dopo. Sono spot gratuiti, insistenti, noiosi, cagaminchia e in aperto smaccato contrasto con il diritto di concorrenza e con i tetti pubblicitari. La Gazza, oltre a denunciare le violazioni legali (evidentissime, eppure nessuno dice un cazzo), mette la pulce nell'orecchio agli altri inserzionisti: i mini-spot durante la partita costano un occhio della testa, mentre il telecronista fa continui minispot assolutamente gratuiti per Controcampo cartaceo, alla faccia vostra e dei miliardi che ci mettete. Nel suo piccolo, questa situazione è vergognosa. E io, il povero Settoruccio calciofilo, dopo avere eliminato la Domenica Sportiva perchè fa schifo, da qualche settimana ho eliminato anche Controcampo perchè non me ne frega un cazzo di sapere, ogni dieci minuti, cosa ci sarà di imperdibile a pagina 27 del giornale Controcampo del giorno dopo. Qualcuno li faccia smettere. 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 10:28 |


domenica, novembre 23, 2003
 

NICOLINO

15 anni fa il 23 novembre cadeva di mercoledì. Io ero stato assunto da due mesi, dopo un discreto periodo di abusivato. Quindi, come dire, non avevo la prosopopea di oggi, che abbraccio televisori, lecco monitor, urlo ad alta o bassa voce, smadonno interiormente o coram populo, sudo freddo, soffro come un cane, tengo contatti telefonici con altri nerazzurri padani, simulo rapporti sodomitici, mi nascondo al cesso o giro sulle televendite (secondo i miei sentimenti del momento) quando in tv c'è l'Inter. Pur notoriamente e smaccatamente interista, avevo un contegno simile a quello di Nino Manfredi in "Pane e cioccolata". Anzi, di più: cercavo di nascondere le mie pulsioni e tenere un comportamento da maggiordomo eterosessuale.

Comunque il 23 novembre era un mercoledì e lo squadrone di Trapattoni, che avrebbe poi vinto lo scudetto (l'ultimo, sigh) strapazzando chiunque, era in trasferta di Coppa Uefa a Monaco, chez Bayern, Olympiastadion, luogo sportivo di molti ricordi e suggestioni. Siccome avevo iniziato a lavorare davvero, si trattava di uno dei miei primi pesantissimi sacrifici calcistici. Mai e poi avrei perso una partita del genere, prima. Non avrei guardato in faccia a nessuno: amici, parenti, fighe. Mi sarei piazzato davanti al televisore con mezz'ora d'anticipo cercando la migliore angolazione della poltrona. Da un paio d'anni mi ero procurato una cuffia professionale con cui seguivo le partite con un mio personalissimo Dolby sorround, in un estraniamento così avanzato che se fosse arrivata Dalila Di Lazzaro nuda, e mi avesse fatto toc toc su una spalla, io manco mi sarei girato e avrei bofonchiato: "Non mi cagare il cazzo, dopo, dopo". Invece niente, basta, la giovinezza era finita. Ero in un ufficio, un monitor davanti, l'orecchio (e quando si poteva un occhio, e magari due) puntato al televisore. L'Inter entrava in campo all'Olympiastadion, temperatura meno 10, 70mila spettatori, il Bayern davanti, e io DOVEVO lavorare. Sì, la giovinezza era finita, ne avevo la conferma. Stop cazzeggio.

Primo tempo zero a zero, atmosfera da corrida, caccia all'uomo su Matthaeus, i ragazzi tenevano bene e io ormai avevo finito di lavorare. Siccome vivevo a 40 km. da lì, rimasi in ufficio a vedere la ripresa con qualche interista e gente di altre razze calcistiche, innatamente stronzi e menarogna. Fu così che al gol di Aldone Serena rimasi tanto sorpreso che quasi non esultai, scambiai un cinque coll'amico interista con cui vedevo il match e rimasi seduto già rassegnato ad aspettare l'assedio finale, convinto di dovere aspettare il solito 1-1 che comunque sarebbe stato un colpaccio. Poi successe quella cosa là.

Nicolino Berti, una di quelle immani teste di cazzo a cui non puoi non voler bene quando giocano nella tua squadra (con altre maglie sono i tipici giocatori che mandi in culo ogni tre minuti), prese palla dieci metri fuori dall'area dell'Inter, arpionando un passaggio sbagliato. E partì, come se dietro di lui Zenga avesse sparato un colpo con la pistola dello starter e lui stesse sognando di essere non al centro del campo del Bayern ma spostato cinquanta metri a destra, sulla pista, rettilineo opposto, scarpette chiodate, corsia quattro, finale olimpica. Nicolino era in mezzo al campo e partì senza nemmeno deviare un po'. Nicolino arava l'erba, Pizzul cominciava ad inquietarsi e io, il Nino Manfredi della Padania, quando il cavallino parmigiano si lasciò alla spalle il cerchio di centrocampo mi alzai dalla sedia perchè quello che stavo vedendo era troppo.

Nicolino ormai era alle porte dell'area opposta, il portiere stava uscendo come un forsennato e dietro ansimavano i difensori, compreso quel cristone di Augenthaler. Mi pareva troppo, sì, mi pareva troppo che dopo settanta metri in apnea Nicolino Lewis riuscisse anche ad infilare la porta, ormai preso in mezzo alla morsa del portiere e di un paio di maglie rosse pronte a falciarlo. Ma non era troppo. Tocco sotto, appena appena, mentre cade stremato. Diobono che gol. Vidi il replay abbracciato al mio amico, cui avrei anche messo la lingua in bocca se non avessi temuto il licenziamento per comportamento indegno.

Finita la partita guardai negli occhi il mio collega, seduto all'altro capo della scrivania con la mia stessa faccia da ebete, come due che avevano appena finito di limonare con Milly Carlucci e Dominique Sanda. Anche lui abitava fuori, ma faceva la mia stessa strada, doveva deviare solo 4 chilometri prima. "Senti, i miei hanno registrato la partita. Vieni a casa mia, ci rivediamo il secondo tempo, pane e salame, apriamo una bottiglia, poi andiamo a dormire". "E' una profferta". "Sì". Accettò. Andammo a casa mia a mangiare pane e salame. Il gol di Nicolino lo replicammo una decina di volte, tra rutti e sintomi di erezione.

Quindici giorni dopo, nella partita più incredibile e sventata e sfigata che io ricordi (5 maggio a parte), consentimmo ai crucchi di vincere 3-1 a Milano e di cacciarci fuori dall'Uefa. Vabbe', poi stravincemmo lo scudetto. Comunque il gol di Nicolino, se non si è capito, lo porto qui, nel mio tenero cuoricino. E' uno di quei brandelli di Inter che penzolano tra atri e ventricoli e ogni tanto, lanciando uno stimolo al cervelletto, azionano il tasto rewind.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 19:45 |


sabato, novembre 22, 2003
 

MANIE DA GOBBI

Juve-Inter anticipata a sabato 29 senza alcun motivo. Siena-Juve anticipata a martedì 25 alle ore 18,30 facendo incazzare di molto i senesi. Campionato ormai chiuso in anticipo. Vi piace anticipare? Vi auguro a tutti l'eiaculatio precox.







Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:15 |
 

TAKE SIX

Vabbe', dai, ogni tanto ci vuole. Come una corsa, una nuotata, una sbornia, una limonata come si deve. Ogni tanto sei gol - tutti belli, tra l'altro - ci vogliono proprio, anche se con questa Reggina potevano essere pure dieci e quindi contano quel che contano. L'olandese crossante sviene in conferenza stampa ma in campo sta tornando un leone. Zac ormai ci sta prendendo gusto a tirarne fuori dalla naftalina un paio a partita (ha segnato addirittura Farinos). I ragazzi sembrano divertirsi. Cannavaro fa un gol che nemmeno Haan nel '78. Martins fa le capriole. Cruz affonda che è una bellezza. La difesa non prende gol (ottava volta imbattuta su dieci partite). Resta lui, Bobo Vieri, Che forse ha capito (primo tempo) che San Siro non sa cosa farsene di un bufalo indisponente, ma (secondo tempo) accoglie a braccia aperte quelli che prendono palla e vanno in porta come panzer. Non si vedeva da un pezzo uno con la sua media gol, eppure sta sul culo a metà interisti. Per cinque milioni di euro si deve sopportare questo e altro, non credo sia un problema. Non è nemmeno un problema di gol, perchè bene o male la mette sempre.Non è nemmeno un problema di applicazione, perchè la gamba non la tira via e le botte le prende e le dà. E' un problema di cambiare espressione, stirare la gobba, metterci (anche) l'anima. L'Inter ha bisogno di un campione che se la prenda in spalla. Tu il fisico ce l'hai, brutto pirla, e allora facci vedere i tuoi denti australiani, tutti e trentadue.

[img]

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 01:13 |


venerdì, novembre 21, 2003
 

YES, I'M A BLOGSTAR

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 12:52 |
 

L'INNOCENZA

(going to school, a few minutes ago)

- Noi siamo interisti?

- E certo!

- Ma perchè nella mia classe sono tutti juventini tranne me e Giacomo?

- Perchè sono poveri di spirito.

- (...)

- Cioè, intendo dire... Il fatto è che vincono sempre Juve e Milan e i bambini allora tengono per Juve e Milan.

- (...)

- Prima o poi vincerà anche l'Inter, ecco.

- Ma l'Inter da quanto tempo non vince?

- Quattordici anni, quasi quindici.

- Eri già nato?

- Massì!

- Eri piccolo?

- NO! Non ero piccolo.

- Ma ti ricordi?

- SI'! Ma certo che mi ricordo, scusa.

- Ma l'Inter vincerà quest'anno?

- 'scolta, noi dobbiamo avere pazienza e...

- Ma perchè siamo interisti?

- (...)

- Eh? Perchè siamo...

- Oh, la campanella! Corri tesoro. Bacio bacio. Corri, la campanella, ciao ciao bacio.

(ma che cazzo c'era nel latte, il nandrolone?)

[ARCHIVIO][ARCHIVIO][ARCHIVIO]

[ARCHIVIO][ARCHIVIO]

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 09:52 |


giovedì, novembre 20, 2003
 

SE QUESTO E' UN UOMO

Piccole o grandi che siano, le inchieste postume, gli arresti tardivi, le scoperte dell'acqua calda, le "clamorose rivelazioni" mi lasciano sempre uno sgradevole senso di fastidio. Dalle bombe nere al caso Mattei al delitto Calabresi, leggo sempre con incredulità di processi e indagini che trenta o quarant'anni dopo continuano a non arrivare a capo di niente. Trenta o quarant'anni a dirsi e ridirsi le stesse cose, a fare e disfare i processi, a rincorrere verità sempre più difficili da dimostrare. Pietosi tentativi di svelare misteri e spalare via sabbia o merda pluriennale, pietosi perchè il peggio del peggio è stato fatto, non è rimediabile e la verità trenta o quarant'anni dopo avrebbe comunque un gusto troppo amaro.

Di fronte a certe ustiche o a certe piazzefontane, il caso Michael Jackson sconfina nel macchiettismo. Chissenefrega di quell'ex-nero e delle sue manie da pazzo scatenato. Che però tra le sue manie, insieme a quella di diventare bianco, ci fosse anche quella di riempirsi la casa di bambini altrui, beh, lo si sapeva da un pezzo. E che ieri si siano palesati in tv - in pluridiretta nazionale come per un messaggio alla nazione -uno sceriffo e un procuratore distrettuale ad annunciare il mandato di cattura per "molestia sessuale su minori" di Michael Jackson, diciamolo, è proprio un'americanata. Anche a loro evidentemente piacciono i mandati di cattura a lunga scadenza e le verità tenute sott'aceto. Una specie di jolly da giocarsi quando l'opinione pubblica ha bisogno di distrarsi, tipo adesso che la guerra ha un po' rotto i coglioni e che Kobe Bryant (violentatore lui o troia quell'altra?) gioca a basket e dilaziona la sentenza.

Michael Jackson è un malato che l'America non ha curato. Un malato che, per carità, per molti versi ha anche il diritto a farsi i cazzi suoi. La sua mega-tenuta si chiama Neverland e l'ha attrezzata come una specie di Gardaland di extralusso, tutto per lui e per la sua smania di fare il Peter Pan, rimanere giovane, non invecchiare. Si fa sbiancare, si fa ritoccare continuamente e quando i punti non tirano più sale su giostre e ottovolanti, o sul trenino a vapore che percorre i 1.300 ettari del suo giardino.

Per rimanere giovani ci si circonda di giovani. E qualcuno, cazzo, i suoi figli ce li manda da anni a giocare a Neverland, a visitare lo zoo di quel negro bianco che non è Fausto Leali, a fare i giri sul calcinculo e anche a passarci la notte in quella villa che sembra un albergo di Disneyland Paris, ma più bello. Nel 1993 due genitori più furbi degli altri gli hanno fatto causa: il bambino di 12 anni ce lo mandavano sì a dormire da Michael, e chissà cosa succedeva in quel lettone a quindici piazze, chissà, ma comunque era un'occasione troppo bella per farsi staccare un assegno da 20 milioni di dollari, sistemare le cose così ed evitare noiose e squallide cause penali. Anche perchè Michael era un amico, dai. E poi quella famosa intervista. "Sei un pedofilo?" E lui, con il suo vocino: "No, non lo sono, non trattatemi come un criminale".

Ora, dopo anni di dubbi, il popolo americano vuole mettersi la coscienza a posto. Vuole arrestare il divo Michael Jackson e chiedergli conto di quella sua pelosissima mania di riempirsi la casa di bambini. La vicenda è penosa. Mi fanno pena tutti. L'America, lo sceriffo, i bambini e i loro genitori del cazzo (se il vostro vicino è un notorio spacciatore e puttaniere, voi ci mandate il pargolo tutti i pomeriggio a giocarci a calcio balilla?). Mi fa pena anche Michael Jackson, ex-nero ora bianchissimo, che dorme in una tenda a ossigeno ed è pieno di fottutissime paure, come quella di perdere il naso per strada.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 09:58 |


mercoledì, novembre 19, 2003
 

THAT'S INCREDIBLE

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 23:09 |
 

C'E' SERENAE SERENA

Questo e' ANTONIO SERENA Quest'uomo, cresciuto nell'Msi, era deputato della Lega, poi è passato alla Liga Veneta e poi ad An quando Bossi inculò Berlusconi nell'ormai lontano inverno del 1994 (l'Inter all'epoca non vinceva uno scudetto da soli 5 anni). Questo fenomeno del Triveneto si è distinto negli ultimi giorni per due cose. 1) Ha sottoscritto l'interrogazione parlamentare di Taormina per la scarcerazione o la grazia ad Erik Priebke (Taormina difende Priebke. Nella stessa interrogazione si chiede la scarcerazione o la grazia anche per Sofri. No, per dire). 2) Non pago, oggi ha distributo a tutti i parlamentari una simpatica videocassetta con l'autobiografia del simpatico gerarca nazista, a cui si attribuisce la responsabilità dell'eccidio della Fosse Ardeatine. Se volete informarvi sulle altre gesta di questo Serena, c'è una sua esaustiva biografia nel sito di Repubblica. La sua iniziativa pro-Priebke è semplicemente strepitosa. Come sapete, proprio oggi Sharon è a Roma, mentre Fini il 23 andrà in Israele. Berlusconi ha i coglioni che gli girano a elica. Fini se lo vorrebbe mangiare vivo, ha chiesto la sua espulsione da An e intanto lo ha sospeso. Grazie, Serena, se non ci fossi bisognerebbe inventarti.

Questa è GRANDI SERENA Le sue tette hanno rappresentato a metà anni '80, quando girò il celebre "Miranda" di Tinto Brass, una presenza rassicurante e materna per molti maschi italiani. Ho un aneddoto che mi lega eternamente a Serena. Nel 1985 ero a militare a Merano e in compagnia di un drappello di maschi da caserma una domenica presi il treno, andai a Trento (no, dico, un bel pezzo di strada) e mi infilai in un cinema a vedere questo capolavoro del neorealismo ormonale. Quindi ho accolto con enorme dispiacere la notizia del suo arresto nell'ambito di un'inchiesta su spaccio di cocaina e sfruttamento della prostituzione a Roma. Con le troie non c'entra, Serena, ma le addebitano un discreto smercio di polvere bianca tra i suoi amici vip, che pippavano di brutto e magari - come biasimarli - le toccavano anche le tette. Ora Serena attende serena lo sviluppo dell'inchiesta agli arresti domiciliari. Serena, volevo dirti che sono con te. Se vuoi ti porto le arance. No, non ti chiedo di limonare. Al limite, se proprio insisti, potrei poggiare la mia testolina stanca sul tuo morbido davanzale. Solo per sentire se hai il battito accelerato, eh? Grazie, Serena, se non ci fossi bisognerebbe inventarti.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 16:05 |
 

DUBBI INTERPRETATIVI

(telefonata al maestro di golf, ieri, primo pomeriggio)

- Pronto maestro, ti disturbo?

- Nooooo, ciao Settore, hai problemi? La schiena, eh? Domenica ti avevo visto male male male con la schiena.

- Sì, la schiena. Ma più che la schiena è 'sta cazzo di fascia muscolare che arriva sotto l'ascella. Sotto l'ascella ho un male infernale. Domenica forse avrei fatto meglio a non praticare, oltretutto ho fatto cagare. Domani non vengo, teacher, non ce la faccio.

- E no, certo, ci mancherebbe. Ascella destra o ascella sinistra?

- Ascella sinistra.

- Uhm. E parte dalla scapola?

- Sì, può darsi, non capisco bene. Dalle vertebre verso sinistra è tutto un mezzo disastro, ma qui sotto l'ascella vedo le stelle.

- Eh, dev'essere il movimento della spinta. Evidentemente hai forzato troppo. Eh, vedi cosa succede a picchiare, Setty? Vabbe', dai, però curati.

- Cioè?

- Eh, non aspettare che passi da solo. Prendi l'Aulin. Devi sfiammarlo. Aulin, Aulin. E poi non aspettare troppo, devi giocarci sopra, devi abituare i muscoli, sennò non ne esci più. Non ti preoccupare, intervieni e poi giocaci sopra, senza paura.

INTERPRETAZIONE SETTORIANA DELL'ULTIMA FRASE

- Eh, non aspettare che passi da solo. Prendi l'Aulin. Devi sfiammarlo. Aulin Aulin. Rimettiti in piedi alla svelta. Altrimenti come faccio a spennarti? Devi venire a giocare anche con il mal di schiena, cazzo. Devi dimostrare di essere un uomo vero, e soprattutto consentirmi di spillare dal tuo portafoglio quei venti euro alla mezz'ora che tu sai mi rendono estremamente fiero della mia professione.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 09:28 |


martedì, novembre 18, 2003
 

SPOT

  • Ma la Rai cosa pensa, che non trasmettere spot pubblicitari per un giorno dia il senso del lutto nazionale? Ma per chi cazzo ci prende la Rai? Cara Annunziata, ehi, sono qui, guardami, mettimi a fuoco. Cosa pensi di me, che mi senta in lutto perchè tu non trasmetti spot per un giorno? Pensi proprio che sono un coglione?
  • Mi ricordo quando morirono gli ultimi due papi. Stop. La tv si fermò per qualche ora. Musica classica e telegiornali. Era il 1978, non c'era Mediaset e non c'erano gli altri duemila canali, ma quello schermo oscurato, solo musica, immagini vaticane, solo notizie di tanto in tanto, ecco, quello ai miei occhi ancora giovani e ingenui era un segno di lutto. In segno di lutto ci si ferma, si tace, si piange, ci si veste di scuro, si abbassano le saracinesche, si appende una bandiera a mezz'asta. Oggi, secondo la Annunziata, dovremmo aggiungere: non si trasmettono spot.
  • Cosa ci vogliono dire, cosa ci vogliono insegnare, che razza di segnale ci mandano? Che oggi non si sporcano le mani, che non prendono soldi, un giorno su 365? L'anno prossimo ce ne sono 366, lo recupereranno tra due mesi e mezzo. Ma gli spot di oggi troveranno il modo di infilarli altrove. I contratti ultramilionari saranno rispettati. Le vacche saranno munte. I telespettatori saranno ipnotizzati. Oggi niente spot. Ma per chi cazzo ci prendono questi?
  • Vorrei tanto sapere cosa pensano gli inserzionisti della Rai, che spendono milioni di euro l'anno per i loro cazzo di motivi ma anche, di riflesso, per sostenere il baraccone di viale Mazzini. Il messaggio che passa oggi è che la cosa più sguaiata, inutile e inadeguata in un giorno di lutto sono gli spot pubblicitari. Non fermeranno programmi, non spegneranno sorrisi. Magari ci scapperà qualche coscia, tetta o chiappa. Ma niente spot, siamo in lutto. Cara Fiat, cara Ferrero, cara Tim, cara Omnitel: siete VOI che corrompete la tv, solo SENZA DI VOI possiamo sentirci DAVVERO in lutto. Oh, mica lo dice Settore. Lo dice il Consiglio di amministrazione della Rai. Lo dice il Direttore generale. Io però l'anno prossimo uno sconto lo chiederei, fossi in voi.
  • Ho il televisore accesso. Raiuno e Canale 5 stanno trasmettendo la diretta dei funerali. Zapping. Ci sono film e decine di televendite, una mattinata normale, tranne che alla Rai, che oggi fa la signora e non becca soldi. Niente spot, che nobiltà d'animo. Su Italia 1 c'è Mastrota che vende materassi. E io in segno di lutto quasi quasi telefono e ne ordino uno.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 10:10 |
 

AI CONFINI DELLA REALTA'

Sulla bara di Domenico Intravaia, uno dei 19 italiani morti in Iraq, i familiari hanno voluto mettere la maglia numero 32 di Vieri, di cui il carabiniere era un grande tifoso. Quando ho letto questa cosa ho sudato freddo. Mi sembrava un gesto eccessivo, fuori luogo, tragicomico. Poi ho provato a catalogarlo tra i gesti semplici e genuini, il gesto dei parenti che per ricordare il loro Domenico non si sono accontentati di una bandiera tricolore e di un cappello da carabiniere, ma hanno voluto farlo rivivere attraverso una sua passione, sia pure infantile e a volte impresentabile - ma terribilmente realistica e universale - come quella del tifo calcistico.

Il primo istinto, a freddo, era stato quello di pensare che, se fossi stato al Vittoriano, mi sarei girato dall'altra parte, avrei fatto finta di non vedere lo spettacolo d'arte varia di una maglia dell'Inter sulla bara di un caduto di guerra, e mi sarei vergognato per loro, per quelle povere persone e per il loro ricordo così smodato, modesto e ridicolo del loro caro. Poi ci ho ripensato e credo che invece avrei rivolto un sorriso a quella bara, e quella maglia, a quei visi rigati di lacrime. Un sorriso di solidarietà per questa rappresentazione semplice ma vera - in mezzo alle tante falsità di questi giorni - del dolore, del lutto e di un ricordo forse sopra le righe, forse inadeguato, forse grottesco, ma sicuramente sincero.

Una scena ai confini della realtà. Questa maglia dell'Inter che appare tra sangue, disperazione, polemiche, accuse, vergogne. Siamo davvero i soliti, noi italiani. Italiacalciosolemare, sempre, anche nel momento dell'addio. Non voglio giudicarlo un gesto ridicolo. No, è un gesto umano. Semplice, un po' grottesco, un po' scomposto, ma umano. Vorrei che fosse una lezione anche per i calciatori, perchè capiscano cosa significano per la gente, con una o due g, fate voi.

(e tu, Bobo, che culo, guarda cosa ti càpita tra capo e collo. Adesso prova a pensare quanti ne fai incazzare quando segni e non esulti, non sorridi, non regali ai tuoi tifosi un gesto che sia uno. Magari si sarebbe incazzato anche il carabiniere Intravaia Domenico, uno che stravedeva per te, uno che ha comprato la tua maglietta prima di partire per l'Iraq, mandato a fare l'eroe senza saperlo).

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 00:18 |


lunedì, novembre 17, 2003
 

USO DEL DIZIONARIO (seconda puntata)

(la prima puntata, dedicata al termine "abietto", è andata in onda mercoledì 5 novembre. oggi invece parleremo del termine "eroe")

EROE [e-rò-e] s.m. 1. nelle civiltà primitive, figura mitica, essere eccezionale al quale la comunità attribuisce imprese prodigiose; nel mito classico, uomo nato da una divinità e da un mortale, dotato di eccezionali virtù e autore di gesta leggendarie. 2. chi dà prova di straordinario coraggio e abnegazione, specie in imprese guerresche; chi si sacrifica per affermare un ideale. 3. protagonista o figura di spicco di un'opera letteraria, musicale, cinematografica. 4. (scherz.) chi in una data circostanza si pone al centro dell'attenzione

(questa è interessante) fare l'eroe: si dice di chi si assegna compiti o sacrifici insostenibili, o anche di chi va incontro a rischi e pericoli senza una reale necessità

Ecco. Non chiamiamoli eroi. Non sono stati degli eroi i 19 italiani morti a Nassiriya. Bisogna stare attenti a usare le parole. Basta leggere il dizionario, avere l'umiltà di farlo. Non sono stati - tecnicamente - eroi. Gli abbiamo fatto fare gli eroi, è diverso. (Loro, non io, io non gli avrei fatto fare niente.) Li abbiamo mandati in un posto infame, in balìa di una guerra assurda, al servizio di una causa ipocritamente umanitaria. Noi siamo sempre quelli delle caramelle ai bambini, italianicalciosolemare, nei posti peggiori del mondo. Non andiamo a fare gli eroi, non ci vogliono come eroi. Ci andiamo con i mitra e le mimetiche a dare le caramelle ai bambini, e poi ci mettono a dormire nelle ex-camere di commercio, bersaglio facile facile per chi arriva alla guida di un camion bomba. Chi muore ucciso da una bomba non è un eroe (eroe sarebbe chi muore - uno per tutti - tentando di disinnescarla, o immolandosi davanti al camion che arriva. sto cinicamente leggendo il dizionario). Chi muore per una bomba è uno sfigato, è uno che il destino gli ha teso il trappolone, è uno che era in un posto e non doveva esserci. In una banca, in una piazza, in una stazione, in un treno. In una camera di commercio irachena riciclata a caserma.

Le parole giuste sono: caduti, martiri. Le altre parole sono sbagliate.

Oggi migliaia di persone sfileranno alla camera ardente. Oggi inquadreranno i volti sfatti dei familiari e i volti tesi dei politici alla ricerca di un bel primo piano. Non lasciamo che si usi la parola sbagliata, smaccatamente sbagliata. Non lasciamo che li chiamino eroi. Questa è la vera strumentalizzazione. "Sono morti da eroi". Sdoganare la responsabilità di aver mandato uomini e donne in un posto dove non avrebbero dovuto esserci. "Salutiamo i nostri eroi". Esaltare la loro morte per far dimenticare il perchè fossero a Nassiriya. "Ringraziamo i nostri eroi". Celebrare il loro sacrificio per nascondere il perchè ce li abbiamo (hanno) mandati. Piangiamoli. Facciamo calare dell'altro silenzio. Rendiamo il massimo onore al loro sacrificio. Ma usiamo le parole giuste. Caduti. Martiri. Eroi no, non facciamoli passare per fessi. Non passiamo per fessi nemmeno noi. Non facciamo vincere la logica dell'eroismo, nè il sistema di mandare gli altri a fare gli eroi e mettersi la coscienza a posto e il culo al riparo.

appunti sparsi

  • il minuto di silenzio di Italia-Romania l'hanno fatto vedere. Comunque gli spot c'erano ancora. Tutto in grande sincronia. Ho il fondato sospetto che in campo abbiano fischiato il minuto di silenzio quando qualcuno ha avvertito l'arbitro che lo poteva fare (erano le nove meno dieci, erano già in ritardo di cinque minuti)
  • il minuto di silenzio di Polonia-Italia, quello di mercoledì scorso oscurato per trasmettere la pubblicità, l'hanno fatto rivedere in varie salse. Blob l'ha trasmesso integralmente il giorno dopo. Era stato un momento a suo modo toccante. La Rai ha pestato una merda, e anche l'ex-compagna Annunziata che dichiara che "si è trattato di un piccolo errore" ne ha pestata una bella grossa
  • si sono incazzati anche gli inserzionisti. Gli spot che hanno oscurato il minuto di silenzio costano un occhio della testa e hanno fatto pubblicità negativa. La Gazzetta ha lanciato una proposta intelligente: devolvete alle famiglie dei caduti i soldi di quegli spot. Silenzio.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 02:00 |


domenica, novembre 16, 2003
 

GOLF'S PROBLEMS (very hard)

E' finito il tempo dell'infatuazione. Ho alcuni gravi problemi. Diciamo tre. E ho voglia di appendere il guanto al chiodo (bisognerebbe appendere i ferri, ma per fortuna non li ho ancora comprati). Questo sport non fa per me, questo sport mi rifiuta, o io inconsciamente rifiuto questo sport di merda. Ho tre problemi.

IL RITMO Ritmo, ritmo, ritmo. Non ho ritmo. Dovrei fare un movimento armonico, suuuuuu e ggggiiiiuuuuuuu, e invece faccio su! e giù!, picchio sconsideratamente e faccio cagare. Ritmo, cazzo. Oggi due cesti di palline e ne avrò fatte quattro o cinque di decorose. Pioggia, nebbiolina, cagacazzo intorno alla piazzola a discutere dei più vari argomenti da circolo di golf: alta finanza, scarpe ultimo modello, cosa fa da mangiare oggi il cuoco. E io lì a non prendere il ritmo. Avrei bisogno di avere la mente sgombra e il circolo sgombro. Nè uno nè l'altro.

IL GRIP Le mie mani da tennista dattilografo devono avere dei problemi strutturali. Non riesco a impugnare bene. Soprattutto la destra. La pinza pollice-indice non è una pinza, non è neanche una molletta da bucato. La pinza non funziona. Stringo come un ossesso e non combino una sega, la pinza non pinza abbastanza. Molle, mi dice, molle, molle, accarezza 'sto cazzo di grip, devi dominarlo con pollice e indice della mano destra, il resto morbido, accarezza, suuuuuuu e gggiiuuuuuuu, ritmo, accarezza. Devo resettarmi e rinascere frocio. Potrei diventare un buon giocatore. Mi vedo già ai Giochi Omosessuali del 2008 a Mykonos.

LA CONTRATTURA Mi sono sfasciato la schiena. Ho una dolorosissima contrattura in quella fascia muscolare che parte più o meno dalle vertebre e va fin sotto l'ascella sinistra. Un male della madonna. Mi sono fatto male durante la lezione di mercoledì. Poi venerdì ho giocato a tennis che manco riuscivo a tirar su il braccio per servire, ma improvvisamente il dolore si è ridotto, quasi dissolto, e ho vinto la partita in scioltezza. Ieri stavo meglio, oggi no. Ho fatto riscaldamento in casa per dieci minuti davanti allo specchio del bagno, sembravo Tony Manero, ma è servito a poco. Ho sofferto moltissimo. Ero dannatamente condizionato da questa forte contrattura al sotto ascella e ho fatto schifo. Anche adesso mi fa un male cane. Quasi quasi mi ritiro. Potrei darmi al bridge, che è quasi altrettanto cerebrale e non coinvolge i muscoli dorsali.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 16:08 |


sabato, novembre 15, 2003
 

DONNE EMANCIPATE

  • la notte prima della partita si può fare sesso? la questione non è stata ancora ben risolta. la notte prima della partita si possono guardare sei film porno alla pay-tv dell'albergo? siccome è capitato alle giocatrici della nazionale femminile della Namibia, che poi il giorno dopo hanno perso 13-0 con il Sudafrica, sembrerebbe di no. sconsigliabile, quantomeno. chi l'ha preso il quel posto è il c.t., che è stato esonerato. la federcalcio namibiana ha pagato 800 dollari di extra. in compenso, nella partita di ritorno, la Namibia ha perso 13-1 senza guardare pornazzi in tv. la prestazione è migliorata, non quella difensiva magari, ma in attacco sì, le cose hanno funzionato meglio. quindi diciamo che se sei un attaccante, è meglio non guardare sei film porno la sera prima della partita. se sei un difensore, invece, il rendimento non ne risente. in tutta questa vicenda l'esonero del c.t. namibiano mi sembra davvero un'infamia, oltre che un assurdo. sarebbe come se jest comprasse Le Ore e stesse un'ora in bagno e la federlibrai se la prendesse con me.
  • in un ristorante americano tre donne stanno mangiando una zuppa di vongole. una delle tre ne mette in bocca una bella cucchiaiata, ma quello che pensava fosse un calamaro era in realtà un preservativo. apriti cielo. scoppia il casino, si va in tribunale. la difesa del ristoratore è strepitosa. lui non sa come un preservativo possa essere finito nella sua zuppa di vongole. enumera alcune ipotesi che non sto ad elencare, ma una è spassosa: "potrebbe essere appartenuto a una delle tre signore". io non so come andrà a finire il processo, ma se il giudice prenderà per buona questa ipotesi io giuro che prendo l'aereo e vado a conoscerlo di persona. in pratica sarebbe successo così: le tre signore - come noi uomini parliamo di figa - parlano di cazzi; una delle tre dice: non ci credete? ecco; e tira fuori il preservativo; le altre due ridono, lei fa per rimetterlo in borsa ma gli cade sulla punta della forchetta, con un movimento maldestro dà una gomitata alla forchetta stessa e il preservativo vola via e plana sulla zuppa di vongole. comunque la questione è seria. la donna che ha masticato il preservativo sostiene di avere avuto un grave danno biologico e di non avere ancora superato lo choc. tutte e tre sono andate subito a fare il test anti-Aids, risultato negativo. che ingenue: non sanno che la zuppa di vongole non trasmette il virus?



Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 10:46 |
 

MEO PATACCA

La roba ammucchiata sul mio comodino aveva raggiunto un'altezza decisamene pericolosa e una stabilità assolutamente ipotetica. Da qualche sera dormivo con l'incubo di vedermi franare addosso un cumulo di detriti nel cuore della notte, e magari di morire colpito alla tempia da un monumentale numero di Io Donna, minimo trecento pagine, che qualche sadico mio familiare convivente aveva messo in cima al covone. Ho preso il coraggio a due mani, resistito alla tentazione del falò e ho iniziato a sfoltire. Vecchi giornali e riviste: via. Carta di Oro Ciock: e che cazzo, via. Libri iniziati: devono restare (tre). Quattro biro: due restano, due le destino ad altre parti della casa dove normalmente non le trovo mai. Due bigodini: non sono miei. Una barbie vestita da tennista: non è mia. Due block notes: restano. La sveglia: resta (anche se non la uso da mesi, c'è sempre qualcuno che mi sveglia). Tre euro e ventisei centesimi: sono miei. Un auricolare: non è il mio (il mio dov'è, tra l'altro?). Ritagli di riviste: via (non li ho ritagliati io, ma chi se ne frega). Disegno di una festa del papà: resta. Depliant di un albergo pazzesco e andaluso in cui sono stato a prostituirmi per motivi di lavoro: vabbe', resta. Il cumulo alla fine è ridotto di quattro quinti, sono soddisfatto e risistemo le cose sopravvissute alla scrematura, quando dal mucchietto "varie", ancora da esaminare a fondo, cade un foglietto piegato in quattro. Dio mio. No.

"Da Meo Patacca". Ricevuta fiscale n. 44241 del 5 maggio 2002. Tavolo numero 86. Corrispettivo pagato euro 63.00 (lire 121.985). 2 coperti, un vino, una minerale, due primi (pasta), due secondi (abbacchio), due caffè.

Di quella giornata ricordo tutto, secondo per secondo, e ricordo perfettamente anche la serata. Dopo non so quanti chilometri a piedi (Olimpico, San Pietro, Campo de' Fiori, albergo a vedere Novantesimo minuto, Trastevere) io e il mio amico di sventura decidevamo di non-festeggiare da Meo Patacca, tra turisti giapponesi e stornellatori di Tor Pignattara. Dovevamo avere delle facce un po' così, perchè il cameriere ci disse: "Ahò, siete da Milano?" "Sì, insomma, lì vicino" "Siete dell'Inter?" "E sì" "Ahò, che tranvata" "Lei è romanista o laziale?" "No, io so' juventino, eheheheh" "(diobono)" "Ahò, ve vedo abbacchiati, ve porto l'abbacchio". Cenato abbondantemente e usciti da quella bolgia, camminammo ancora per tre o quattro ore. Se non altro il vinello e l'abbacchio ci avevano spento la volontà di farla finita buttandoci vicino all'Isola Tiberina al grido di "Non ci meriti".

Sul retro della ricevuta c'è una serie di cifre scritte a biro. Ricordo anche quelle. Io e il mio amico, sul treno del ritorno, la mattina successiva, abbiamo fatto i conti dopo una giornata trascorsa a spendere lo spendibile. Alla fine - così risulta dal complicato conteggio - io dovevo 26 euro a lui. Ricordo il mare di telefonate che abbiamo ricevuto da interisti, milanisti, juventini, napoletani, fiorentini, torinisti. Per fortuna c'erano molte gallerie.

(se non avessi deciso per settore4cfila72posto35, avrei anche potuto chiamarmi ricevutafiscale44241. sarà per le prossima vita)

(che abbia tenuto questa ricevuta fiscale per un anno e mezzo sul comodino, cazzo, lo trovo inquietante)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 01:14 |


giovedì, novembre 13, 2003
 

(il silenzio, scusate il gioco di parole, è stata la prima cosa che mi è venuta da dire ieri mattina alle undici. non è stato un silenzio di omaggio e rispetto per venti italiani morti ammazzati lontano da casa, perchè non sono nessuno per fare pubblicamente un minuto, un giorno, un'ora di silenzio. è stato un silenzio di rispetto e ME e alla mia voglia di non dire niente. non ho niente da dire - di nuovo, intendo - rispetto a una guerra ingiusta, pericolosa, azzardata, una guerra da bulli, una guerra che non ha portato a nessuno degli obiettivi così necessari, indifferibili, clamorosi per cui era stata proclamata. una guerra che il presidente americano ha definito chiusa il Primo maggio, e da allora muoiono due soldati al giorno, a volte venti, a volte italiani. non ho niente da dire di nuovo, ma proprio niente. ieri ho lasciato scorrere le immagini e sono stato in silenzio. fosse per me, la camera di commercio di nassiriya non sarebbe mai diventata una caserma italiana, e tantomeno una tomba.)

(il silenzio. non abbiamo mai osservato il silenzio per gli altri morti di questa guerra, e quelli di altre guerre, e quelli di tante piccole e grandi tragedie quotidiane. è vero. ma trovo che ci sia una gradazione nel lutto, nell'interesse, nella partecipazione. mi sembra normale, non necessariamente ipocrita. sono morti venti italiani, in maniera brutale e del tutto inutile. stavo cazzeggiando, more solito, e ho deciso di stare zitto, non avendo parole adeguate. non ho cuore e testa per fermarmi - quante ore dovrei fermarmi ogni santo giorno? - davanti al rosario di algerini sgozzati, ruandesi amputati, palestinesi-israeliani sparati o fatti saltare. nè davanti ai bambini che muoiono di fame. il mondo è questo, è crudele, molto crudele. le guerre sono crudeli. per noi sono spesso quattro righe sul giornale, spesso manco le leggiamo e anche questo è molto crudele. ho ben presente qual è il mondo anche se non mi fermo ogni volta, anche se ogni volta non chiudo per silenzio o, all'opposto, anche se ogni volta non ne parlo. di fronte a questo mondo non dovremmo parlare mai, se il metro è il silenzio. o parlare sempre di cose tristi, se il metro è il pensiero. il mio mestiere, quello vero, è di voltare pagina su una tragedia e aspettare famelicamente quella successiva. e pensare che io non sono così. sono uno che si fermerebbe - e non può, non vuole, non ne ha sempre voglia, quasi mai -. scusate se allora quando sono qui parlo di calcio e gnocca.)

(il silenzio è quando mancano le parole, oppure le hai già spese e non è cambiato niente. il silenzio, questo silenzio, il mio, è la seconda che ho detto. vedi una cosa così e allora stai zitto. vi ringrazio di aver parlato voi, e di averlo fatto anche qui da me. quello che ho letto ha rafforzato il mio istinto al silenzio, nel senso che non mi è piaciuto tutto quello che ho letto. ma discutere, parlare, difendere le proprie opinioni e le proprie ideologie è una bella cosa e utile. mi spiace quella cosa della Br, che non c'entrava un cazzo, ma a botta calda qualcosa ti scappa sempre. per quello che serve, resto sempre pronto e disposto a riparlarne. non controllo le tessere all'entrata, non mi interessa. mi interessa di più parlare. o stare zitto.)

(silenzio e morti. mi avete fatto pensare a un post che non ho fatto, quello sul muratore albanese morto a genova in un cantiere-vip, lui clandestino e pagato in nero e rimpatriato frettolosamente in una bara. un silenzio di cui faccio ammenda. ecco, lì dovevo parlare e non l'ho fatto, preferendo l'inter o la figa. di fronte alla morte di venti soldati italiani morti in iraq - dove io mai li avrei mandati, dove è in corso una guerra che io mai ho giustificato - invece mi è venuto di stare zitto.)

(silenzio. la nazionale ha giocato con il lutto al braccio. prima dell'inizio, minuto di silenzio. ma gli italiani non l'hanno visto. la rai mandava la pubblicità.)

(c'è una casa in sicilia, una casa semplice, c'è un calendario in cucina, c'è il giorno 16, domenica, segnato in rosso, c'è scritto "domenica insieme, papi", la calligrafia di una bambina di 12 anni. e io sto zitto, anche oggi, perchè non mi va)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 10:22 |


mercoledì, novembre 12, 2003
 

                                                                  (silenzio)                                                                

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 12:49 |
 

CAMBIAMO GIUOCO

Allora. Ho sempre messo in palio un premio della madonna: me, le mie labbra, la mia lingua umida e abile. Quindi. A diecimila un uomo. A ventimila ero al mare. Recupero con i venticinquemila e finalmente vince una donna, che però abita a 750 chilometri (lei reclama il suo premio, e io ho qui in canna una bella limonata, ma sarà devvero complicato recapitargliela). A trentamila si infila il solito infamone (uomo). A questo punto, al traguardo dei quarantamila, comincio a pensare che:

  1. vi siate coalizzati (uomini e donne)
  2. limonereste con me (le donne), ma vi turba questo modo di dover mettere in piazza le vostre pulsioni labiali e corporali nei miei confronti
  3. limonereste con me (le donne), ma vi scoccia legare questo vostro indomabile desiderio erotico a uno stupido giuoco a premi
  4. siete invidiosi (gli uomini)
  5. siete delle merde (gli uomini)
  6. siete delle inguaribili giocherellone (le donne)
  7. siete degli inguaribili guastatori scorretti e disonesti (gli uomini)

Quindi cambio gioco. Chi stacca il biglietto numero 40.000 decida lui/lei il premio. Vietati il sesso anale (gli uomini) e penitenze psicosessuali (le donne). Per il resto discutiamone, vediamo. (io fossi una donna e vincessi, pretenderei di limonare con me. ma è solo un consiglio). 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 09:28 |


martedì, novembre 11, 2003
 

PROCESSI (del cazzo) POSTUMI

E PROCESSI (cazzuti) FUTURI

I due pezzi campeggiano oggi, fianco a fianco, su una delle pagine sportive di Repubblica. Parlano di due processi molto diversi, che riguardano Inter e Juve, e parimenti mi hanno fatto incazzare mentre mangiavo. Così adesso mi viene anche il mal di testa. Me l'hanno sempre detto: non si legge a tavola (ma è uno dei miei piccoli piaceri della vita. Tutti fuori dai coglioni, stendo il giornale, leggo e mangio)

  • Il Times (mica La Voce di Rimini) pubblica un articolo di dubbio gusto di tale Brian Glanville, che in sostanza dice che la Grande Inter degli anni Sessanta pagava gli arbitri di Coppa dei Campioni e che Angelo Moratti era un signor truffatore. Definisco di dubbio gusto l'iniziativa non tanto perchè tiri in ballo la Grande Inter (ora, tutto si può dire della Grande Inter, anche che fosse noiosa, ma non credo che avesse bisogno di pagare sistematicamente gli arbitri per vincere), ma perchè si fonda su una vecchia intervista dell'arbitro ungherese di Inter-Real Madrid, semifinale del '67, semifinale che pareggiammo 1-1 a Milano, partita di ritorno, uscendo così dalla competizione (a Madridi avevamo perso 1-0, prima delle tante inculate madridiste ai nostri danni). Questo Gyargi Vadas, che immagino oggi almeno ultraottantenne, dice di avere ricevuto un orologio d'oro (e vabbe', dai) più una serie di offerte - soldi, elettrodomestici, automobili - per eventuali rigori fischiati all'Inter in fasi decisive della partita. Rigori che non fischiò, noi fummo eliminati e buonanotte al secchio. Quella di Milano fu l'ultima partita di Vadas prima del pensionamento. Mi fa incazzare - molto - che questo Brian Glanville parta da questo episodio (vale la parola di Vadas, non c'è più nessuno che lo possa contraddire) per dire che nelle due precedenti semifinali, con il Borussia e con il Liverpool (turni superati e vittoria in finale entrambe le volte), evidentemente il giochino aveva funzionato meglio. Nel titolo si parla di "storia gloriosa ma macchiata".

(Caro imbecillone, ti roderà il 3 a 0 di Milano al Liverpool, che aveva vinto 3-1 all'andata. Ti rodeva, vero? Adesso mi dici come li abbiamo segnati i gol al Liverpool. Forza, dimmelo. Come cazzo li abbiamo segnati?)

(Te lo dico io, pirla. Allora: 1-0, punizione a foglia morta di Mariolino Corso, in culo a te e ai Reds. 2-0, storica magia di Peirò che ruba palla al portiere mentre sta per rinviare e la insacca. 3-0: cannonata di Giacintone Facchetti dal limite, che gonfia la rete e il condotto anale tuo e di quelli come te. Rigori? Quanti rigori?)

(E infine, Glanville, complimenti per la tua verità storica. Le memorie di un novantenne, peraltro riciclate, e un castello di accuse nei confronti di tre persone morte: Angelo Moratti, Italo Allodi e tale Deszo Holti, un ungherese che non si sa chi cazzo sia. E chi ti smentisce, eh?, furbacchione)

  • A Torino prosegue il processo per doping in cui sono imputati il medico sociale e l'amministratore delegato della Juventus. Faccio una premessa: quello che si è saputo sulla "farmacia" della Juventus è vomitevole, ma non credo che negli spogliatoi di buona parte delle società calcistiche circoli roba granchè diversa. La sfiga della Juve è quella di essere di Torino, dove lavora in procura uno dei più clamorosi rompicoglioni (lo dico in senso buono, anzi, molto buono) che la storia della magistratura italiana ricordi, e cioè Raffaele Guariniello. Detto questo, l'atteggiamento della Juventus in questo processo è assolutamente ridicolo, improponibile e irrispettoso. Se avete visto brevi stralci delle deposizioni dei giocatori juventini a "Report" su Raitre non avete bisogno di ulteriori spiegazioni. Il clima è da processo d'epoca in qualche sperduta pretura del sud: "nun sacciu". Ora, nelle pieghe del processo, salta fuori la vicenda dell'ematocrito di tre giocatori - Di Livio, Deschamps e Del Piero - di cui si sono osservati tra il '94 e il '98 sbalzi violentissimi. Si parla di Epo, il medico smentisce, la società si inalbera ma il confronto in aula tra gli esperti del pm e il consulente bianconero vede quest'ultimo battere rapidamente in difesa e - diciamolo - arrampicarsi sui vetri. Guariniello, per la cronaca, si è molto insospettito, e probabilmente incazzato una volta di più. Ha chiesto che i giocatori già ascoltati vengano di nuovo convocati per essere risentiti. La difesa si oppone, il giudice invece dice che va bene. Guariniello fa capire che potrebbe incriminare qualcuno per falsa testimonianza. Ne vedremo delle belle, sì sì.



Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:10 |


lunedì, novembre 10, 2003
 

DUE O TRE COSE SUI BACI

C'erano alcune cose che dovevo dire sull'arte del limonare. Qui tutti pensano che io sia uno squallido provolone, ma in realtà la mia è un'operazione di squisito stampo culturale. Tirato per la giacchetta, dunque, affronto l'argomento via audio. Sì, quale mezzo migliore della radio per esprimere alcuni concetti-base su uno degli argomenti che preferisco? Ecco la mia nuova puntata su Radio 3.0, temporaneamente ospitata per prove tecniche a casa di Jest. Parlo di baci e di sentimenti sparsi, quindi ascoltatemi con il dovuto raccoglimento. La potete trovare come di consueto in due versioni: cliccando qui per quella ad alta definizione, adatta per un ascolto di qualità, oppure qui per quella a bassa definizione, indicata per la modalità 'na botta e via. Grazie, vi voglio bene.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 23:40 |
 

1° - NON PICCHIARE

2° - (anche)

3° - (anche)

4° - (anche)

5° - (versare euro venti)

Non picchiare, non picchiare, non picchiare, non picchiare. Al trentottesimo non picchiare, e alla quinta lezione che già si stava incanalando verso una triste china di colpi sparati a salve, Settore incrociò lo sguardo del maestro. E il maestro disse: uhm, proviamo così.

Mi avvicina alla palla in maniera innaturale. Mi mette la gomma davanti. Mi mette il cestino delle palline di là, un po' a destra. Prende un mattone, temo mi voglia infliggere una punizione corporale, poi lo appoggia sulla piazzola. In mezzo alle gambe ho due mazze incrociate (non pensate subito male: sono appoggiate per terra e disposte a croce). Così non puoi picchiare, mi dice. E' vero. Così manco la prendo, provo a replicare io. E lui: no, la prendi se non picchi, se fai il movimento piano, ritmico, oplà. Alle fine, dopo due o tre tentativi, facendo il movimento piano, la prendo. Pic. La palla fa dieci metri e centra una pozzanghera, ma il maestro è in brodo di giuggiole. Non capisco ma mi adeguo.

Ora allontànati e fai la stessa cosa, mi dice. Non picchiare non picchiare non picchiare, mi dico. Mi concentro. La tocco piano, mi dico. Vado giù con la stessa velocità con cui vado su. Ooohhhh, ohhhhhh. Mi sento maledettamente gay. Sembro un ballerino di fila. Capto che sto per cadere nel ridicolo. Mi pare il golf della Barbie, questo, non di quegli elegantoni ma con due palle così che la tirano a quattrocento yards. Ma ormai ho deciso, lo accontento, la tocco piano, sposto la testa a destra, ancheggio, sculetto. Mi prostituisco per questa idea del golf non picchiato ma armonico, ritmico, ohhhhhh-ohhhhhh. Vado su, conto fino a uno, scendo, la tocco piano. Mi daranno la tessera onoraria dell'Arcigay. Ma va bene lo stesso, sono liberal, progressista, aperto, democratico, sessualmente avanzato. Ohhhhh-uno-ohhhhhh. E fermati, guarda la moquette, non guardare la pallina, tanto farà venti metri con questo tocchetto da femminiello, cazzo c'è da vedere? Niente. Ohhhh-uno-ohhhhh.

Il mio primo colpo da omosessuale di ritorno è appena partito che il maestro simula un orgasmo. "Ohhhhhhhh, e che cazzo, ci voleva tanto?". Lo guardo per un attimo, poi faccio ancora in tempo a guardare la pallina che è ancora in volo, leggera, fluttante, bella lustra, e la vedo rimbalzare verso i novanta metri, vicino all'albero, quello che l'altra volta avevo colpito con una mazzata da boscaiolo che a momenti mi svitavo la schiena. E invece guarda tu, meno la picchio e più va, decolla, vola, guarda che parabola, guarda come viaggia. Riprovaci. Ci riprovo. Non picchiare, pic, e guarda come va anche questa. Non picchiare, pic, alèèèèèè, questa supera i cento. Pic, pic, pic. Qualcuna la canno, per carità, ma le altre vanno che è una meraviglia. Bisogna accarezzarle. Ecco, mi sento di nuovo eterosessuale. Bisogna accarezzarle.

"Eheheheheheh, hai visto?" "Sì" "Hai visto che sport del cazzo" "Sì" "Come ti senti?" "Mah, credo di aver capito" "Non dirlo, per favore, non dirlo" "Non lo dico" "Quando ci vediamo? Mercoledì?" "Mercoledì" "Tieniti questa sensazione. Morbido" "Sì, morbido"

Me ne vado, fiero di me e della mia risoluta delicatezza. Il maestro mi sorride largo. Nell'aria sento il profumo dell'erba, l'aura della soddisfazione interiore e un leggero, lontano rumore di registratore di cassa.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 10:30 |


domenica, novembre 09, 2003
 

QUATTRO CALCI UN EURO

Venghino siori venghino. Giovinotto, lei, massì, venghi venghi. Ma che bei capelloni. Ma che mascellone. Ma lei l'ho già vista in tivvù. Ma che torace. Venghi venghi. Deve calciare e buttarli a dieci metri. Se li becca tutti vince la classifica dei cannonieri. Sì sì sì sì. Si metta lì, ecco bravo. E se centra quel cerchio là le facciamo anche la foto. Venghino, siori, quattro calci un euro, guardate 'sto giovanottone. Pum Pum. Ma che bravo. Ma tu mi sbanchi il carrozzone. Ma che potenza. Ma che cosce. Ma che torace.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 23:45 |
 

FANCULOSKI

Ma diobono, non potevate fare le barricate?

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 17:33 |
 

NUMERI (sembro Tosatti)

Mangiando il panino di mezzanotte mi sono reso conto di alcune cose:

  1. nelle ultime nove partite di campionato giocate a San Siro (quattro di quest'anno, cinque dello scorso torneo), l'Inter ha vinto UNA VOLTA. Le altre partite: sei pareggi, due sconfitte. Roba da Empoli (con tutto il rispetto). Tra l'altro l'unica partita vinta è stata quella col Modena, praticamente al novantesimo. Poi si lamentano in società quando arrivano i fischi. Cazzo! Un abbonato dell'Inter si è visto una vittoria in sei mesi. In galera, diobono.
  2. Siamo la terza difesa del campionato: 5 gol presi (tra l'altro in due sole partite, nelle altre sei la rete è rimasta immacolata), soltanto Roma (3) e Milan (4) hanno fatto meglio. Ma siamo anche il TERZULTIMO attacco del campionato: 8 gol, uno a partita, una miseria, meglio solo di Ancona (4) ed Empoli (5). La Juve ha segnato 11 gol più di noi in otto partite. Agghiacciante.

Ok. Affrontiamo l'Ancona. Zero vittorie, fuori casa ha fatto un punto, meno 15 di media inglese (peggiore del campionato), peggior attacco del campionato. Non ho altro da dire. Capito, boys? Non c'è altro da dire. Sì, dico anche a te, con quel faccione, quel testone, quel gobbone e quel ridicolo numero 32 sulla schiena.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 01:33 |


sabato, novembre 08, 2003
 

PIOVE (prove di logica settoriana)

  1. Piove seriamente in questa landa padana, come non faceva dai primi di maggio
  2. In questi sei mesi non è piovuto quasi mai
  3. Per quattro mesi c'è stata una temperatura insostenibilmente superiore alla media
  4. La siccità è stata drammatica
  5. Hanno svuotato anche gli invasi alpini
  6. (non sapevo della loro esistenza, ma il fatto che li abbiano svuotati mi ha creato uno stato lievemente ansiogeno
  7. Le falde si sfaldavano
  8. I campi boccheggiavano
  9. Gli acquedotti si prosciugavano
  10. Poi c'erano un sacco di strani virus in giro
  11. (si sa che l'acqua lava via tutto)
  12. Piove a dirotto, dovreste proprio vedere
  13. Oggi lavoro, quindi chi se ne fotte? Piova pure.
  14. Pioveva anche ieri, ma ho giocato a tennis sotto il pallone
  15. Pioverà anche domani mattina, ma giocherò a golf sparando palline a vanvera dalla mia confortevole piazzola al coperto
  16. Pioverà anche domani pomeriggio, ma io c'ho Sky e mi vedrò Inter-Ancona sul divano
  17. (al limite dovrò dominare l'abbiocco, ma saranno cazzi miei)
  18. Pioverà anche domani sera, ma al palazzetto ci vado in macchina e il basket è uno sport che si gioca tradizionalmente indoor

Ma allora perchè ne ho già pieni i coglioni?

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:37 |
 

CALCIO & GNOCCA

RUBRICA LETTERARIA (E NON)

GIUNTA ALL'ENNESIMA PUNTATA

In una casa in via delle Volte, a Ferrara, pagai ad una puttana la mia prima volta che non fu. Ero arrivato da pochi giorni nella città degli Estensi e uno dei giocatori più anziani mi chiese se mi andava di andare a scopare con una troia assieme a lui. Fingendo con i miei soli diciassette anni di essere già un figaiolo navigato gli risposi: "Non devi nemmeno domandarmi certe cose, portami e basta". Così raggiungemmo velocemente qualla straconosciuta via che alle nove di sera era già stracolma di puttane, finocchi e travestiti: mi sembrò subito il più bel posto della città. Non perdemmo tempo per scegliere la ragaza e dopo aver concordato il prezzo, che era di tremila lire a cazzo, ci portò direttamente a casa sua. Intanto l'imposizione di anzianità mi aveva relegato fuori dalla porta fino a che quel porco del mio compagno terminasse ed uscisse. Poi finalmente toccò a me, ero emozionatissimo: da lì a poco mi sarei gustato per la prima volta la figa dal vivo! Entrai in casa, la ragazza era svestita soltanto per metà (quella che io più desideravo), e stava tranquillamente fumandosi una sigaretta seduta su una sedia. Dopo averle consegnato i soldi mi disse di togliermi i calzoni e le mutande, poi quando volutamente allargò le gambe restai estasiato! Non mi sembrava vero di essere proprio io quello che si trovava ad un solo metro da quel sublime, peloso sbrego che poi a tutta forza avrei inseguito per tutta la mia vita. Che meraviglia! Mi sentivo calamitare dal magnetismo di quella tana nera e dentro a quell'incontro avrei voluto infilarmi per intero anch'io. Fu allora che mi vergognai per ogni secondo della mia vita in cui non avevo creduto ai miracoli. Ma quando finalmente mi stavo avvicinando per penetrare quel paradiso, partirono a getto spruzzi di sperma a tradimento, imbiancando completamente quell'agognato cespuglio dai riccioli neri che mi aveva ammaliato. Un disastro! Tremila lire mi costò quella mia prima scopata da coglione che non feci: e che figura del cazzo!

Ezio Vendrame, "Vietato alla gente perbene", Ed. Biblioteca dell'Immagine

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 10:56 |
 

ORDINE DI SERVIZIO

Alle stagiste dovrebbero impedire:

  1. di presentarsi, se cessi.
  2. di presentarsi in minigonna, se fighe.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 01:24 |


venerdì, novembre 07, 2003
 

MEGLIO 'NA CANZONE

Nessuno di voi penso ce l'abbia. Io invece sì, ce l'ho qui, lo guardo, lo apro, lo tasto, lo peso. Non lo ascolto, questo no, ma forse un giorno lo farò. Per ora no, non mi interessa. E' più importante come oggetto in sè, come status quo, come termometro dell'attuale momento culturale, sociale e politico del nostro Bel Paese. Il disco non mi stuzzica. Mi basta il packaging, che dice tutto, anche di più. Me lo hanno regalato con vivo intento ironico. Ma io apprezzo. Un giorno diventerà un gadget prezioso, modernariato d'autore, testimonianza di un secolo, forse un'era. Un giorno quando qualcuno rovisterà tra le mie cose, magari tra centocinquant'anni, dirà: "Cazzo, guarda come vivevano nel 2003. Bel tipo era il tuo trisnonno". (*)

Ho qui davanti a me il disco di Mariano Apicella. Sento mormorii di invidia. Andatevelo a comprare, se lo volete. Io ce l'ho. Me l'ha regalato una collega che a sua volta l'ha avuto in regalo, e mi piace questo passamano, un Apicella shifting al contrario: forse, se mi impegnassi seriamente a prestarlo o masterizzarlo, quella che ho in mano potrebbe rimanere l'unica copia in commercio. Ma non ne ho voglia e non sono così cattivo. Non ve lo posso nemmeno recensire. Non l'ho ancora sentito, e forse non lo farò. Ma sono contento di averlo.

Non so quanti post dedicherò ad Apicella e al suo paroliere. Magari questo rimarrà l'unico, o magari no, magari adesso spedisco questo commento e mi metto a sentirlo e vi trascrivo i testi, i Suoi testi, oppure vi chiamo a casa tutti, uno per uno, e vi accenno le melodie al telefono (non so perchè mi sovvenga questa cruda immagine, ma sto prefigurando una lunga telefonata con Sable, nella quale lei mi ascolta sospirando e io le canticchio "Nuie ca facimme sunnà"). Non lo so, adesso decido. Per ora mi soffermo su un'iniziativa strepitosa, unica, geniale.

Nella confezione, in una elegante tasca, è contenuto una specie di coupon per partecipare a un concorso. Ed è un concorso strepitoso, riservato ai futuri sposi. In pratica si compila la scheda e la si manda ad Apicella il quale il 29 febbraio 2004, alla presenza di un notaio, procederà a un sorteggio. Verranno selezionate una coppia del Nord, una del Centro e una del Sud, e Apicella andrà a cantare ai loro matrimoni. Non è straordinario tutto ciò?

Ecco, io non voglio sentirmi escluso da questa cosa. Io voglio sposarmi perchè Apicella possa cantare al mio matrimonio. E chi se ne frega se rischio l'incriminazione per bigamia. Bazzecole. Io voglio Apicella al mio secondo, illegale matrimonio. Poi andrò in galera, serenamente, canticchiando uno dei suoi motivetti. Bigamia, che stronzata. Apicella forever.

Quindi, care le mie blogger, dotate di senso dell'umorismo, aspetto piacevole, bocca morbida e apparato riproduttivo di tipo femminile con tutte le cosine a posto, ecco il mio appello. Non vi chiedo di limonare. Vi chiedo di compilare con me questo coupon ed eventualmente sposarmi. Apicella canterà al nostro ricevimento. No, dico, non è un'offerta con i controcazzi?

(*) prima che pensino male di me tra centocinquantanni, 'sto disco tra un po' lo faccio sparire.

(Apicella non è ancora così popolare. Non ho trovato una sua foto. Ho cercato su Google e sono venuti fuori decine di Apicella sparsi per il globo terracqueo, ma non lui. Comunque mi sembra giusto dare spazio a tutti gli Apicella del mondo, una volta ogni tanto)



Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:04 |


giovedì, novembre 06, 2003
 

LA GOMMA

Oggi a lezione eravamo in tre. A un certo punto the teacher, che mi rimprovera alcune decine di movimenti fatti un po' alla cazzo, decide di intervenire sul peggiore: "Ti allarghi troppo". E allora sparisce per tornare 30 secondi dopo un un enorme pneumatico, che piazza vicino al tee. "Ora sei costretto a non allargarti. Se ti allarghi, colpisci la gomma". La lezione, iniziata come di regola a due, continua a tre: io, il maestro, e la gomma (tra l'altro era di marca Pirelli. E' bello avere qualcosa in comune con uno pneumatico). Effettivamente funziona. Oggi gli swing non mi sono venuti granchè, ma la gomma mi ha costretto a correggere un difetto. Ne restano alcuni altri. Me lo vedo già, il maestro, arrivare un un cric, una ruspa, una betoniera, un fucile giocattolo, un bidone dell'immondizia, il registro dei soci, una anziana pensionata, un bancomat, un panettone, un rastrello, una villetta a schiera eccetera, piazzarli uno a uno sulla piazzola e costruire un percorso ad ostacoli per indurre il movimento ideale. Comunque se ne riparla domenica mattina.

"Devi andare via?" "No" "Allora fermati e fai un cesto di palline da solo". Cazzo, ero quasi emozionato. Io. Un cesto. Da solo. Sto diventando garnde, ho pensato. Ero già in fibrillazione infilando il gettone nella feritoia. Bum bum bum, ecco le palline. Sono tornato sulla piazzola, ho inspirato e ho iniziato. Pum. Pum. Pum. Male, ma male male male. A parte tre o quattro bombe, il resto è stato sconfortante. Svirgolate pazzesche, loffe monumentali, missili rasoterra. Va detto che per onestà intellettuale non ho mai spostato la gomma. L'ho colpita una volta sola. Il golf è uno sport duro. Il golf con la gomma è uno sport durissimo.

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:26 |
 

SFUMATURE

Fotocronaca anticipata di oggi.

QUELLO CHE DEVO FARE (e non ho voglia)

QUELLO CHE FARO' (con piacere) (a pagamento)

QUELLO CHE NON FARO' (sospiro)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 10:27 |


mercoledì, novembre 05, 2003
 

MAH!

A voler guardare siamo anche un po' sfigati. Il confine tra una vittoria-qualificazione e un pareggio-complicazione è davvero labile: loro che segnano un gol di culo e noi che ne sbagliamo uno a tre metri dalla porta (Vieri è ormai specializzato in queste contro-imprese). Detto questo, non ci siamo. Sovrastati fisicamente (faccio il Ronaldo: colpa di Cuper e Alfano e della loro preparazione?), con poche idee, sempre restii ad entrare in partita, come se la possibilità di sistemare le cose a tempo debito non ci riguardasse. Segna ancora Recoba, che sembra tornato ad essere un giocatore vero. Il resto non va. E dopo questo 1-1, in svantaggio negli scontri diretti con il Lokomotiv, ci toccherà soffrire a Kiev e poi in casa con l'Arsenal, che è tornato in corsa. Insomma, sono cazzi.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 22:45 |
 

GRAZIE

Gheddafi positivo all'antidoping

(erano anni che non mi divertivo così) (cos'erano?) (aaaaanni)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 20:29 |
 

L'ALBERO

Ieri alle 14.30 guardavo fuori dalla finestra e non vedevo una sega. C'era un bel nebbione padano che nascondeva anche il palazzo di fronte. Pensavo alle 14.30 di oggi e già pregustavo una lezione di golf surreale, con i miei tentativi di swing destinati all'anonimato, perchè vabbè che non devo guardare dove va la pallina, ma vederla svanire in un muro di nebbia non sarebbe servito nemmeno al maestro, che non avrebbe saputo se farmi il culo o intonarmi un peana.

E invece oggi alle 14.30 c'era un sole pazzesco. Al primo swing il maestro mi fa: togli il pile. Al secondo mi fa: togli il maglione. Al terzo temevo mi dicesse: togli la polo (non avevo controllato bene a casa la situazione delle manigliette dell'amore). E magari al quarto, approfittando del novembre tropicale, avrebbe potuto dirmi: togli i pantaloni e le mutande e vieni qui (brandendo la mazza). Ma no, ci siamo fermati alla polo, ed è stato bellissimo giocare in maglietta a novembre, senza rinunciare ai goccioloni di sudore che come al solito mi smerigliavano gli occhiali e mi costringevano a pause tecniche, davanti al sorriso ironico del maestro ("si suda, eh?").

Comunque il sole di novembre è basso e ce l'avevamo di fronte. A parte l'inattesa sensazione quasi sessuale di primavera, non si vedeva un beato cazzo. Con la nebbia sarebbe stato peggio, certo, ma la pallina la perdevi lo stesso con il sole puntato negli occhi. Ci volevano gli occhiali scuri, ma chissà dove li avrò messi. E' già tanto se mi sono ricordato il guanto.

Davanti alla piazzola, dritto dritto, a cento metri di distanza, c'è un bell'alberone alto, e appena dietro ce ne sono due più piccoli. A un certo punto mi è venuto il colpo della giornata. Pam!, bello fluido, la pallina è partita come una scheggia, io ho fatto un bel movimento e il maestro - prezzolato, certo, ma mi pareva abbastanza sincero - mi dice "bella leeeeee!". Mi giro e non la vedo. Cazzo, mi dico. Mi sarebbe piaciuta vederla,  la troietta bianca. Vedere dove era salita, come scendeva e dove finiva, contare i metri e masturbare la mia mente già deviata di novello praticante. Ma il solleone mi accecava. Però ci dev'essere un dio del golf, e in quel momento di totale silenzio ho sentito distintamente "sciaff" e poi "sciaff-sciaff-sciaff" a scemare. Ho colpito l'albero. L'ho preso in alto, nelle foglie. La pallina è poi caduta a terra, sbatacchiando tra i rami, sciaff-sciaff-sciaff. L'albero sarà a cento metri. Se l'ho preso in alto vuol dire che la pallina poteva ancora viaggiare parecchio. Era un tiro da centocinquanta metri. E se anche non lo fosse stato, ormai mi sono convinto che era così. Era un tiro dritto, bello, armonico, ritmico, e ho preso l'albero in pieno. Non ho avuto una polluzione solo perchè il maestro aveva già messo la pallina successiva sul tee, come a dire "ora riprovaci, povero illuso". Ci ho riprovato. E poi ancora, e poi ancora. Mai così belli, però, insomma, bellini. "Vai alla grande", mi fa il maestro. Tutto fiero di me, della sua scienza golfistica, del suo palmare che rivela anche la temperatura esterna e dei venti euro che gli sono finiti dritti in saccoccia.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 17:03 |
 

CARA CORTE D'ASSISE D'APPELLO

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ABIETTO: [a-bièt-to], o abbietto, agg., spregevole, ignobile, vile: gesto _; persona abietta.

Il 14 marzo 2000 tale Cosimo Iannece, piccolo imprenditore edile di Gallarate (Varese), si presenta a casa di Jon Cazacu, 40 anni, rumeno, suo dipendente (peraltro mai messo in regola e pagato bellamente in nero). Cazacu fa il piastrellista. Era andato con un giorno d'anticipo in un cantiere dove lo aveva mandato Iannece, il quale interpreta questo comportamento come una chiara intenzione di Cazacu di fottergli il lavoro, prendendo direttamente accordi con il committente. Iannece va da Cazacu e non gli concede molto tempo per dare spiegazioni. Gli butta della benzina addosso e gli dà fuoco. Cazacu morirà un mese dopo in ospedale.

Iannece viene arrestato e processato. In primo grado chiede il rito abbreviato, che gli garantisce un forte sconto di pena. Nel caso specifico, siccome la pena sarebbe stata l'ergastolo, gli consente di evitare il carcere a vita. Comunque si becca trent'anni. L'omicidio è aggravato da "motivi abietti". Deciso anche il risarcimento alla moglie e alla figlia di Cazacu: 800 mila euro.

Al processo d'appello la pena viene confermata.

Ma al terzo grado di giudizio, naturalmente, la Cassazione deve in qualche modo cagare il cazzo. Dà ascolto agli avvocati di Iannece, che insistono sulla mancanza di volontarietà dell'omicidio e, sulla base delle dichiarazioni rese da Iannece durante i due processi, ritiene che sussista un "vizio di motivazione sulla volontà omicida dell'imputato". Il processo torna a Milano in appello.

Ieri la sentenza. La Corte d'Assise d'appello conferma che sì, è stato un omicidio volontario, ma che mancano i "motivi abietti". Toglie quindi l'aggravante. La condanna scende a 24 anni. Poi c'è lo sconto di pena per il rito abbreviato. Fanno 16 anni.

Cosa resta di una sentenza come questa (e di tante altre, schifosamente simili, umanamente ingiustificabili, giuridicamente inqualificabili)? Che dare fuoco a un uomo - un tuo "dipendente", che pagavi in nero - e farlo morire dopo un mese di sofferenza al Centro grandi ustionati di Genova costa 16 anni. Che ucciderlo per essersi presentato con un giorno di anticipo in un cantiere non sia un "motivo abietto". Quali sono rimasti i motivi abietti? Far prostituire la madre? Incularsi un bambino? Quali cazzo sono rimasti i motivi abietti?

Oppure cambiamo tutti i dizionari. Tanto l'aggettivo "abietto" chi lo usa più? Giusto i giudici.

Troviamo un'altra parola. Del resto bisogna trovare una parola. Uccidere un uomo perchè PENSI che ti stia rubando un lavoro non è abietto. Non è spregevole, vile, ignobile. Lo dice la Corte d'Assise d'appello di Milano. Serve un altro aggettivo e serve ridefinire "abietto". Serve che qualcuno ci spieghi bene. Serve un dizionario nuovo, aggiornato sul fuso mentale del Palazzaccio.

P.S.: serve anche che qualcuno spieghi bene alla moglie e alla figlia di Jon Cazacu un'altra cosetta. Loro hanno ottenuto il risarcimento di 800 mila euro e quindi la legge italiana le ritiene automaticamente soddisfatte. Loro non potranno fare più appello alla sentenza (può farlo solo il procuratore generale, se ne ha voglia, tempo e convinzione). Loro dovranno accettare il fatto che per la legge italiana il comportamento di Cosimo Iannece non è stato poi così abietto, e quindi gli si possono abbuonare 14 anni di carcere. Ma a parte questo. Chi glielo spiega che Iannece, piccolo imprenditore in carcere da tre anni, non risulta intestatario di nulla e non ha più nemmeno un euro? Chi glieli darà mai a Nicoleta e Florina Cazacu gli 800 mila euro con i quali la legge italiana si mette a posto con la sua sporchissima coscienza?

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 10:11 |


martedì, novembre 04, 2003
 

CAPELLI  (una campagna un po' del cazzo)

 

Ho notato in giro per i blog che questa campagna non è piaciuta tantissimo. Vabbe', tralascio ogni ulteriore commento sulle capacità e sul coraggio dei creativi. Ma mi compiaccio, invece, come i Ds stiano conquistando molti voti e molte adesioni proprio grazie a questi manifesti. Sembra incredibile, ma anche questi arditi messaggi pubblicitari possono cogliere nel segno. Da indiscrezioni avute da altolocati ambienti diessini, vi segnalo alcuni dei personaggi che hanno promesso il voto ai Ds o che, addirittura, potrebbero candidarsi alle prossime Europee. E poi non dite che parlo solo di calcio e gnocca.

 

 

 

ANCHE NOI FORTI COME QUERCE. ANCHE NOI CON FASSINO

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:29 |
 

MEGLIO IL CIOCCOLATO (?)

(bar della Padania, tre quarti d'ora fa. bar appena un po trendy, ma il cappuccino costa comunque 1,20 euros. un uomo senza meta - io - si ustiona le papille al banco, fissando nel vuoto, non essendo disponibile uno straccio di copia della Gazza. dietro di lui un ragazzo e una ragazza - dell'apparente età di 25 anni - seduti al loro tavolino iniziano una discussione che l'uomo al banco, nonostante lo stato confusionale, non può non origliare. la discussione inizia quando vengono servite due cioccolate calde)

Lui: "Ahhhhh, cazzo, avevo proprio voglia di una cioccolata"

Lei: ...

Lui: ...

Lei: "Cioè, adesso non mi dire..."

Lui: ...

Lei: "... che tra una cioccolata e una bella trombata tu scegli la cioccolata"

Lui: ...

Lei: "Prontoooo?"

Lui: ...

Lei: "Oh, mi hai sentito?"

Lui: "...sì"

Lei: "Eh, allora?"

Lui: "Cosa?"

Lei: "Cazzo, di' qualcosa!"

Lui: "Vabbe', scusa, ma che paragoni sono?"

Lei: "Non era un paragone, era un'alternativa"

Lui: ...

Lei: "Vabbe', ho capito"

Lui: "Ma no, dai..."

Lei: "Mi sembra di parlare con un pirla"

Lui: "Ma no, dai..."

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 09:40 |


lunedì, novembre 03, 2003
 

 ACQUA CALDA (la scoperta dell')

Al termine di una ricerca che mi immagino durata anni e anni, il professor James Roney dall'Università di Chicago ha stabilito con rigore scientifico che a un uomo, quando parla con una bella donna e scambia con lei qualche sguardo, si alza regolarmente il testosterone (pensavate l'uccello, eh? maiali). In pratica, James Rooney - semplifico - ha stabilito che all'uomo piace la figa.

La ricerca, prendendola un po' più alla larga, ha voluto dimostrare che l'aumento dell'ormone aiuta gli uomini nel tentativo di fare bella impressione e apparire brillante. L'uomo che ha davanti la bella gnocca produce testosterone per assumere un atteggiamento spavaldo, per sentire più sicuro di sè, per piacere alla interlocutrice.

Lo studio è stato realizzato in maniera veramente furbesca, un po' da bastardi direi. Hanno reclutato un discreto numero di uomini tra i 18 e i 36 anni dicendo loro che si trattava di partecipare a una ricerca per stabilire la composizione chimica della saliva. Sono stati fatti entrare in una stanza dove, dall'altra parte del tavolo, c'erano delle belle fighe travestite da ricercatrici, e i conglioncelli hanno cominciato automaticamente a fare i piacioni e a produrre testosterone in quantità industriale, come stabilito dai campioni della loro saliva (praticamente, sbavavano). Chi più chi meno, tutti si sono messi a fare i provoloni. E il loro corpo ha reagito di conseguenza: loro cercavano di fare bella impressione davanti alle belle fighe, e qualche indulgente ghiandola produceva l'ormone che li rendeva particolamente spavaldi (o meglio, rispondeva alla loro richiesta di aiutarli a sembrare spavaldi).

Per vostra informazione, il testosterone raggiunge il picco nella tarda adolescenza, e poi decresce lentamente. Lo stesso scienziato aveva verificato che, a parità di età e di buon funzionamento del pisello, gli uomini sposati hanno un po' meno testosterone di quelli non sposati.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 22:37 |


domenica, novembre 02, 2003
 

BENE BENE BENE

Missione compiuta e in maniera non banale. Superiorità numerica, certo, ma anche un cazzutismo che ci mancava da un bel po'. Tante palle gol e pochi rischi corsi contro una squadra e un allenatore che ci avevano sempre dato un gran fastidio. Segnano Vieri (che non esulta e mette il muso, diobono) e Recoba, addirittura. Torna in campo Farinos, that's incredible. Una vittoria che dopo il ciclo di pura merda - quattro pareggi e una sconfitta - ci consente di agguantare il Modena e staccare il Siena. Ora vado in cucina e mi stappo uno Yomo agli agrumi di Sicilia, inneggiando a Zac e alla politica dei piccoli passi. Stiamo arrivando.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 22:24 |
 

PANE AL PANE

Stando così le cose, l'Inter è obbligata a vincere. Stasera e poi per sempre, altrimenti quelle due là non le prendiamo più. Eppure, se dico "stasera dobbiamo vincere, non ci sono cazzi", trovo nei miei interlocutori interisti sguardi smarriti o addirittura sgomenti: "VINCERE A VERONA?"

Vincere a Verona, certo, per forza, ovviamente. Il Chievo è una squadra strana per tanti motivi, compreso questo: tu dici che bisogna vincere a Verona e ti guardano come se avessi detto Manchester o Madrid. A voler leggere le statistiche (ma due precedenti fanno statistica?), forse dovrei fare meno il brillantone. In due anni a Verona - chez Chievo - abbiamo fatto un punticino. 2-2: era la penultima giornata di campionato 2001/2002 e con quel pareggio ci siamo definitivamente inculati lo scudetto, prendendo un gol in  mischia al 91° e preparandoci ad andare a Roma con il pannolone, con un punto di vantaggio invece di tre. Anche noi, insomma, abbiamo la nostra fatal Verona. L'anno scorso abbiamo perso 2-1, doppietta di Corini, tanto per dire, una delle tante partite buttate via un po' così.

Vabbè. Stasera dobbiamo vincere. Se vinciamo andiamo a meno sette. Se pareggiamo restiamo a meno nove. Se perdiamo andiamo a meno dieci. In una parola sola, affanculo.



Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 11:04 |
 

SCOOP (tutto vero!)

LA SQUADRA È ARRIVATA A VERONA E SI È GIÀ SISTEMATA IN ALBERGO
Sabato, 01 Novembre 2003 19:36:41

VERONA - La squadra, partita nel pomeriggio dal centro sportivo 'Angelo Moratti', è arrivata a Verona da pochi minuti ed ha già raggiunto l'albergo, che sarà sede del ritiro dei nerazzurri che domani sera giocheranno il posticipo contro il Chievo. Le condizioni metereologiche a Verona sono buone: la temperatura è di 10 gradi circa, il cielo coperto.[FOTO Sabato, 01 Novembre 2003 19:36:41]

1. (ma li pagheranno a cottimo? più notizie scrivi e più ti pago?)

2. (si è GIA' sistemata in albergo? e cosa cazzo dovevano fare, scusate?)


Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 10:45 |


sabato, novembre 01, 2003
 

SORPRESE (NON TUTTE)

  • Il golf è uno sport duro. A tre quarti del tuo cesto di palline, quando sei tutto teso alla ricerca del movimento, e cerchi di sincronizzare per l'ennesima volta cinquanta muscoli e dieci articolazioni alle indicazioni del maestro, e ti fanno male le mani continuando a stringere quella cazzo di mazza, dalla tua fronte cominciano a cadere goccioloni di sudore, plic plic, che si infrangono nell'erba fitta della piazzola oppure ti finiscono dritti in mezzo alle lenti degli occhiali. La vista ti si fa smerigliata e ti girano i coglioni, perchè non vedi bene dove va a finire la pallina.
  • Il golf è uno sport crudele. Tu NON devi vedere dove va a finire la pallina. Non subito, almeno. Devi finire il movimento continuando a guardare in basso, dove c'era la pallina e adesso non c'è più perchè in effetti l'hai colpita ma non hai visto dove si è diretta. Quella frazione di secondo in cui tu guardi il terreno è fondamentale. NON ti devi girare. Devi resistere, lasciare andare le braccia, avvitarti. Cazzo, e dire che sarei curioso di vedere dove va, da subito, dal primo millimetro. Se lo fai (e quindi segui con il collo la traiettoria della pallina invece di fissare l'erba finta, compromettendo l'armonia del movimento), la palla va per i cazzi suoi. Misteri del golf.
  • Il golf è uno sport rigido. Oggi ho dimenticato a casa il guanto. Pemsavo fosse per bellezza. E invece ho la mano sinistra sfasciata.
  • Il golf è uno sport caro. Il maestro mi ha chiesto quando ci vediamo la prossima volta appuntandosi tutto sul suo modernissimo palmare.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:49 |
 

INTELLETTUALI

LIPPI MARCELLO: "Milan-Juve sarà decisa da un acuto, oppure (meno probabilmente) da un errore"

ESEGESI DI SETTORE: "Che spessore tecnico-tattico ha il popolare trainer della Juventus. Una partita, qualsiasi partita, di qualsiasi sport praticato everywhere, viene decisa da un acuto o da un errore, o da più acuti e più errori. Quanto ci avrà messo Lippi per eleborare una simile teoria? E con quale faccia da culo l'avrà spiattellata al gregge dei giornalisti presenti in sala, che avranno senz'altro preso appunti facendo sì con la testa? E comunque, Marcello, hai dimenticato due categorie di eventi che potrebbero decidere Milan-Juve, come qualsiasi altra partita di qualsiasi sport di qualsiasi paese o mondo: a) il colpo di culo; b) l'intervento dell'arbitro. Alla prossima conferenza stampa, almeno sii completo".

TOTTI FRANCESCO: "La bellezza è la prima cosa che guardo in una donna, anche perchè all'inizio non sai ancora se una è una brava ragazza. Oggi le donne hanno quasi tutte lo stesso scopo, che poi è lo stesso degli uomini. Ma io mi sono stancato di uscire con una e farci subito cip e ciop. Io sono romantico".

COMMENTO SPASSIONATO DI SETTORE: "Come ti capisco, Francesco. Anche qui nel blog è la stessa cosa. Io per prima cosa guardo il template, poi gli errori di grammatica, anche perchè all'inizio non so ancora se una è una brava ragazza. Poi, insomma, qui tutti hanno un unico scopo, limonare. E io non ne posso più di tutte queste bloggers che mi chiedono di limonare limonare e limonare. Io sono romantico".

POST SCRIPTUM DI SETTORE: "cip e ciop?"

 

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 00:54 |