Battere la Juve a Torino è una cosa bella in sè. Bella e difficile. Per l'Inter addirittura rara. Magari ai non interisti sfugge che negli ultimi 27 anni ci eravamo riusciti una volta sola (più una seconda volta a tavolino, quindi con scarsa soddisfazione) e negli ultimi 8 anni avevano segnato un solo gol, su rigore. Torino sponda Juve per l'Inter è stata molto spesso sinonimo di batoste, umiliazioni, incazzature. Anche di furti (il non-rigore su Ronaldo 5 anni fa). Anche di match segnati prima ancora che iniziassero, persi alla sola lettura delle formazioni (la scorsa stagione, 3-0, dopo dieci minuti eravamo già sotto di due, Cuper schierava il tridente più assurdo della historia).
L'Inter si presentava a Torino quattro giorni dopo la sconfitta in casa con l'Arsenal, 5 gol sul groppone, un finale di partita da prenderli tutti a calci in culo, comunque tutto un match giocato da gente paurosa. Quando dopo un'azione dubbia in area mezza squadra si ferma a guardare cosa dice l'arbitro, mentre gli avversari se ne vanno in porta col pallone, vuol dire che la partita non la stai giocando, non vedi l'ora che finisca, non vorresti essere lì nonostanti i miliardi che ti danno.
L'Inter, inoltre, si presentava a Torino senza Materazzi e Cannavaro, due dei tre centrali titolari, costretta a far giocare Adani e Gamarra, quest'ultimo all'esordio stagionale. Laterale sinistro era Pasquale, teorica quinta scelta in quel ruolo, uno che due settimane fa aveva la valigia pronta, anzi, già caricata in macchina. Davanti non c'era Vieri. Recoba ed Erme in panca, appena recuperati da infortuni. Altra gente indisponibile, tipo Kily e Coco. Tutto questo quattro giorni dopo il tracollo di Ciempions Lig.
Eppure succede che l'Inter ripete Highbury, con modulo diverso, in modo un po' diverso, ma rigioca la partita perfetta al momento giusto. Ci sono delle analogie evidenti. 1) la partita in trasferta 2) in casa di un avversario fortissimo e imbattuto 3) senza Vieri e Recoba.
Io partirei dal punto 3. Anzi, mi limiterei al punto 3. Perchè due indizi a questo punto fanno una prova. Cruz e Martins hanno di nuovo dato - e direi molto più di quando non fecero ad Highbury - una dimostrazione sfavillante di come ci si mette al servizio della squadra senza per questo rinunciare al proprio talento o al piacere di metterla dentro. Il Vieri di quest'anno - un centravanti straordinario, perchè continuo a ritenerlo tale, e le cifre parlano per lui - è un ariete infuriato, è uno che ci mette testa gambe e gomiti spesso per cavarne niente, uno che qualche volta non stoppa un pallone, uno che si ingobbisce a tentare lo sfondamento, uno che dà l'impressione di avere intrapreso una partita tutta sua, uno che nella sua personale reinterpretazione del football australiano ritiene di avere assolto ai suoi doveri e non accetta i fischi di un pubblico che si spazientisce a vedere sfanculamenti a raffica e bronci statuari. Recoba invece è un giocatore leggero - parlo di peso specifico -, con un sinistro e un'indolenza parimenti straordinari, uno che è utile se segna e se tira punizioni e calci d'angolo, altrimenti non ti risolve un cazzo, mai.
Si parlava dell'ormai cronica mancanza di risultati negli scontri diretti, tutti persi o pareggiati, quasi sempre a seguito di partite modeste. Quest'anno l'Inter, con due allenatori diversi, ha vinto due super partite, una a Londra e una a Torino, senza le sue stelle. Ha vinto con Cruz, un centravanti fatto frettolosamente arrivare dopo la cessione di Crespo, ma che dimostra di sapere giocare e di sapersi sacrificare. Sacrificarsi, Bobo, non è andare a prendere pedate a tre quarti campo e gomitate nei calci d'angolo. Sacrificarsi è tornare indietro, proporsi, aiutare il centrocampo, inseguire l'avversario fino a rubargli il pallone. Cruz non è un campionissimo, ma a Torino ha fatto una partita perfetta. E Martins? Martins è acerbo, nonostante quella faccia da vecchio, ma specialmente in trasferta - dove ha meno peso addosso e più spazi davanti - è uno che non molla un pallone, è una spina nel fianco, un pericolo costante. Tu, Alvaro, sei un pericolo a sprazzi, spesso lo sei solo quando la palla è ferma, sei un mezzo giocatore e bisogna che tu te ne renda conto. Anche Martins è ancora un mezzo giocatore, ma è uno che a 19 anni sta dimostrando di poter riempire in fretta la metà che gli manca. Tu, Alvaro, sei uno di quei bicchieri da illusionisti, sempre apparentemente pieno e in realtà vuoto, e se lo rovesci non viene giù niente.
Qui sul blog, quindi virtualmente, sono uno di quelli che fischiano Vieri e Recoba. Sul caso-Vieri, in qualche commento e anche via e-mail, mi sono beccato bonarie accuse di irriconoscenza. Ho provato a spiegare perchè una parte di San Siro fischia uno che ha fatto 80 gol in cento partite con l'Inter. Ci ho provato forse senza riuscirci, perchè in effetti la situazione è abbastanza assurda e poco comprensibile. A uno che segna così tanto dovresti stendere la passatoia, e invece una porzione ragguardevole di interisti lo sopporta a stento. Ma adesso non sono più costretto a spiegare niente. Se avete visto la partita l'avrete capito da soli. Se non l'avete vista, procuratevi una cassetta o segnatevi l'orario delle repliche. Guardate cosa hanno fatto - con semplicità e umiltà - Cruz e Martins. Poi ne riparliamo.
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02:06
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sabato, novembre 29, 2003
LE TEMUTISSIME PAGELLE
DI SETTORUCCIO
TOLDO: s.v.
CORDOBA: 7,5. Tanto aveva fatto schifo contro l'Arsenal, tanto stasera è tornato il Tiramolla che conosciamo. Gran primo tempo, nel secondo hanno preferito girare al largo.
ADANI: 6,5. El Tamarro dopo 5 minuti becca una gomitata sul naso. Fa il suo, si immola un paio di volte, un altro paio di volte è in ritardo sul fuorigioco facendo incazzare di brutto il Ramiro. Ma stasera è festa per tutti.
GAMARRA: 8. Primo tempo da giocatore incredulo di essere stato tirato fuori dalla naftalina, secondo da controfigura di Beckenbauer. Mi ha commosso. Del resto, come mi ha detto un signore che l'anno scorso avevo davanti a San Siro, "el sarà minga un ciùla, l'è il capitano dal Paraguai".
J. ZANETTI: 7. Senza strafare, quando può sgroppa in avanti (gran tiro nel primo tempo), altrimenti presidia la trincea. Una sicurezza. Adoro i suoi zigomi.
ALMEYDA: 8. El Ranchero starà anche pensando di ritirarsi a fine stagione e di andare a fare l'allevatore nella Pampa, ma stasera è stato uno spettacolo di dinamismo, anticipo e ringhiamento. Vai avanti così, alle bistecche ci pensi da giugno in poi.
C. ZANETTI: 8. Partitone della madonna. Solito tran tran a sdradicare palloni, duello molto virile con quel fighetto di Tacchinardi, un paio di assist da cervello fino. E quando litighi con tutti, Cristianone, mi ecciti carnalmente.
PASQUALE: 6,5. A destra la Juve non combina nulla. Non credo sia merito suo, ma mi piace pensarlo. Un altro dei resuscitati. Grazie Zac.
VAN DER MEYDE: 6,5. E' un giocatore superiore, a livello tecnico e tattico dico. A livello fisico anche Zac, come Cuper, dopo un'ora lo toglie e lui ha quel faccino da svenimento imminente che mi preoccupa sempre un po'. Dategli un po' di ginseng, cazzo.
CRUZ: 8,5. Partita da centravanti moderno (date la cassetta a Vieri, lezione di sorrisi e concretezza). Nel primo tempo butta via almeno tre palloni degni di miglior sorte, altrimenti sarebbe da beatificazione. Lo trovi in difesa, a centrocampo, in attacco. Rincorra, suggerisce, fa da boa, finalizza. Poi ne mette due, una di classe e l'altra al termine di un'azione di pura percussione che mi ha fatto sfiorare l'orgasmo spontaneo.
MARTINS: 8. E' uno specialista. Non lo farei più giocare in casa, non lo toglierei mai più in trasferta. Se ha un muro davanti si incaponisce. Se ha qualche metro d'erba diventa insopportabile per ogni difesa. In trasferta, appunto, è una mina vagante, una specie di incubo. Alla fine Montero e Legrottaglie vanno in tale stress che gli regalano il gol del tre a zero.
EMRE: 6,5. Pareva bello tonico, qualche bella cosa approfittando della Juve allo sbando.
RECOBA: 5. Non è neanche capace di mettersi sulla linea di porta durante un calcio d'angolo.
BRECHET: 6. E' alto.
ZAC: 8. Che soddisfazione, cazzo. Ma adesso spiegaci, Zac, com'è che in sette giorni ne diamo 6 alla Reggina, ne prendiamo 5 dall'Arsenal e rifiliamo un'inculata grande così ai gobbi. Spiegacelo, diobono.
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23:02
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GODO
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22:34
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COLPO DI SCENA
(Padania nebbiosa, è mezzogiorno, squilla il telefono)
- Allora, a che ora arrivate?
- Alle otto?
- Come, alle otto?
- Uhm. Sette e mezza?
- Ma scusa, non ci siamo capiti. Vi aspetto a pranzo, non a cena.
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19:54
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ALCUNE PARTITE CHE NON HO VISTO
Heysel, maggio 1985. Ero in un letto dell'ospedale militare di Baggio, Milano, senza radio e senza speranza alcuna di vedere la partita. Aspettavo che mi rimandassero a casa con altra convalescenza o mi spedissero in caserma a Merano (come poi avvenne la sera dopo). Nel letto a sinistra del mio c'era un coglione che non sopportavo. A destra c'era uno con un walkman. "Dev'essere successo un casino, dicono che ci sono dei morti, forse non giocano". Una suora spense le luci verso le dieci. Alle sette e mezza del giorno dopo ero già allo spaccio a comprare giornali.
Roma, maggio 1991. Per la legge del contrappasso, una marchetta professionale mi costa la finale di ritorno della Coppa Uefa. Ero imprigionato a Palazzo Grassi a Venezia, alla mostra sui Celti. Aperta solo per noi marchettari con tanto di cena di gala. Una cosa molto suggestiva, ma il mio pensiero era rivolto a Roma-Inter. Allora non c'erano telefonini. Simulavo nonscialàns ma a un certo punto inquadrai un cameriere: "Scusi, sa mica cos'ha fatto l'Inter?" "Osti, m'informo". Tornò due minuti dopo: "Pare che ha perso, ma ha vinto la Copa" (con una p sola). Mi ricordo che non mi fidavo molto di questa informazione così vaga, ma in cuor mio speravo fosse vera. Era vera.
Juve-Inter, aprile 2001. E' l'anno di Tardelli. Cena da una coppia di amici più volte rimandata. Si concorda la data. Tutto occhei. Era un sabato. Juve-Inter era di domenica. Ma naturalmente decidono l'anticipo. Vabbe', chissenefrega, era un campionato di merda, lasciamo stare. Ma organizzo tutto per benino. Diretta simulata. Torno a casa a mezzanotte e me la guardo come me fosse in diretta. Prima di uscire mando un incauto sms ad un caro amico juventino: "Stasera vi inculiamo, gol di Ferrante al 90°". Finisce la cena e mi avvio a casa, tappandomi le orecchie per non sentire eventuli commenti. Però guardo il cellulare ed è pieno di sms. Sono insulti del mio amico prima della partita. Ce n'è uno solo inviato dopo. Non resisto, lo apro mentre sono sull'ascensore: "Ferrante al 90° 'sto cazzo". (Per la cronaca, avevano vinto loro 3-1. Ho visto la partita pigiando spesso sull'avanti veloce. In questo modo le partite durano venti minuti, un lasso di tempo umano).
Inter-Juve, ottobre 2002. Tutto organizzato. Inter-Juve come al solito è anticipata al sabato, ma mi sono preso il giorno di riposo. Tiè. Nessun invito a cena. Sembra tutto tranquillo. Ma verso sera incrocio lo sguardo delle bimbe. "Pinocchio". "Pinocchio?" "Sì, Pinocchio". "Domani pomeriggio?" "No, staserastaserastasera". Siamo uomini o caporali? Siamo uomini E caporali. Andiamo al cinema. Solita storia della cassetta e della diretta simulata. Ma quando arrivo a casa la partita non è ancora finita, mancano 5 minuti, 0-0. Solito 0-0 del cazzo, mi dico. Mentre me lo dico, rigore alla Juve. Diobono. Del Piero: gol. Mavaffanculo ladri bastardi. Mentre maledico il calcio e i gobbi, all'ultimo secondo, in un orrendo mischione in area, vedo Toldo segnare il gol del pareggio. AAAAHHHHHHHH, toh, toh, toh, toh, solita scena del gesto ad ombrello e del pacco mostrato per scherno al televisore, che mi fa perdere i punti appena acquistati per la rinuncia a Juve-Inter a favore di un Pinocchio al cinema. Vabbe', poi si è visto che ha segnato Vieri di tibia, ma ho goduto lo stesso. La partita non l'ho rivista, ovviamente.
Ecco, detto questo, il dubbio è vieppiù amletico. Cosa cazzo faccio? La registro e poi la guardo? La registro e poi non la guardo? Non la registro e poi la guardo (questo è più difficile)? Non la registro e poi non la guardo (già più legato a un rapporto causa-effetto)? Insomma, mi si noterà di più se la registro o se non la registro?
E soprattutto, cosa cucinerà mia suocera per farsi perdonare?
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12:04
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venerdì, novembre 28, 2003
L'ACQUISIZIONE DEI CUGINI
E IL TEMPISMO DELLE SUOCERE
OVVERO
DE SECTORIS EXTREMA HUMANITATE
(L'ESTREMA UMANITA' DEL VOSTRO AMICO SETTORUCCIO)
Siccome sono estremamente imbarazzato, non so se tagliare corto o prenderla alla lontana.
La prendo alla lontana.
Allora. Come probabilmente molti di voi sanno o immaginano, sposandosi si acquisiscono dei parenti. Intanto una moglie. Poi, tra gli altri, una suocera ed eventuali cugini.
(come inizio mi piace)
L'acquisizione dei parenti è automatica. Tu sposi una e ti becchi i suoi parenti, non è che puoi scremare la compagnia o porre pregiudiziali. E' un pacchetto intero e indivisibile.
(non fa una grinza questo ragionamento)
Come ogni altro tipo di parente, l'acquisizione dei cugini è legata a una serie di variabili. In questa sede ne esamino due. Variabile qualitativa: potresti acquisire delle brave persone o dei grossi coglioni. Variabile temporale: potresti vederli molto spesso o molto di rado.
(ragazzi, sto procedendo con estrema chiarezza e vi vedo interessati)
Nel caso dei cugini di cui sto parlando, sono stato fortunato. Trattasi di due fratelli, più o meno miei coetanei, molto simpatici, di piacevole compagnia, di buona cultura, di modi garbati. Due brave persone. Anzi, dirò di più: gli voglio bene.
(dovete ammettere che quando voglio spiegare compiutamente una cosa, non ci sono cazzi: la spiego proprio bene, aggiungendo anche particolari sentimentali)
Devo anche dire, con estrema onesta intellettuale, che anche con l'acquisizione della suocera mi è andata bene.
(qui doveve apprezzare il mio gesto: è un complimento vero e spassionato, perchè mia suocera non ha un blog e quindi non lo leggerà mai)
Mia suocera è la zia dei miei cugini acquisiti.
(ho tracciato un primo bilancio perchè nessuno di voi perdesse il filo)
Quindi ci tiene a mantenere i rapporti sia con il genero sia con i suoi nipoti che vede di rado, e immagino che sia felice di potere riunire allo stesso tavolo tutta questa parentela stretta.
(ho sconfinato nella sfera di affetti di mia suocera, ma era per aggiungere un particolare a questa pregevole spiegazione)
In 14 anni di stretta frequentazione con la mia famiglia acquisita ho incrociato più volte, e con piacere, i miei cugini acquisiti. Non vivono nella mia stessa città, e oltretutto adesso lavorano anche piuttosto lontano. Ci vediamo un paio di volte l'anno, forse tre, con immutato piacere.
(era per dare un'idea della situazione)
Sicuramente i miei due cugini acquisiti sono stati più volte a pranzo o a cena da mia suocera, ma non mi ricordo che sia avvenuto negli ultimi 14 anni, e se fosse avvenuto io comunque non c'ero.
(siamo al dunque)
E' ovvio che se mia suocera invita i suoi nipoti (e miei cugini acquisiti) a cena e chiede che siamo presenti io e la famigliola, è ovvio che le dica di sì.
(è ovvio)
Oltretutto non è mai accaduto negli ultimi 14 anni.
(oltretutto)
E poi mi stanno sinceramente simpatici.
(sinceramente)
Ma con tutti i giorni che c'erano, proprio domani sera?
(...)
E' ovvio che ci andrò.
(...)
(...)
(ah, dimenticavo: ai cugini non gliene fotte un emerito cazzo di Juve-Inter. Ho già acquistato una videocassetta nuova di zecca)
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15:14
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I'M BACK
Ormai mi stavo rassegnando. Nei giorni scorsi ho chiesto informazioni via e-mail a un centro specializzato nel trapianto dell'ascella nel Vermont. Mi hanno risposto. Sarei il quattordicesimo in lista di attesa. Il trapianto d'ascella non è richiestissimo. Storicamente a fare domanda erano quelli con insostenibili problemi di traspirazione. Ultimamente, invece, ci sono parecchi golfisti traditi dallo srotolamento dello swing. Il problema del trapianto dell'ascella è che devi aspettare un donatore bianco, altrimenti diventi una specie di mucca pezzata (come l'ascella, del resto). Però ora va meglio, la mia metà sinistra duole sempre ma non troppo, i miei poveri muscoli scapolo-costal-pettorali sono ancora contratti e incriccati ma domani (anzi, stamattina) giuocherò a tennis alla facciaccia loro. Se supero l'esame fisico mi preparo anche al rientro nel golf. Due settimane di sosta forzata danno problemi a giuocatori esperti, figurarsi a un neofita pur promettente come me. Sette lezioni che avrò dimenticato, così come il novanta per cento delle decine di movimenti che stavo cercando faticosamente di sincronizzare. La strada verso il successo è lastricata di ostacoli. Ma io mi sento in grado di dare molto a questo sport del cazzo, un venticello di poesia proletaria ad insinuarsi nella selva di sacche di pelle umana e fuoristrada alla moda. La mia dotazione iniziale - il guanto - si è arricchita delle scarpe. Le ho prese in offerta a 60 euro e non le ho ancora messe, perchè l'ascella ha ceduto prima del previsto. Sono qui, vicine a me: le vedo, nere, lucide, con i loro chiodini anche vergini. Nere, lisce. Stile sottotraccia. Al circolo vanno di gran moda le scarpe chiare e bicolori, un po' da gagà. Io arrivero con le mie all black, un po' da centro sociale. Mi noteranno subito e mi catalogheranno tra i sospetti. Si fottano. Mi infiltrerò per meriti tecnici.
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01:37
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giovedì, novembre 27, 2003
VASECTOMIA
TUTTE LE FESTE LE PORTI VIA
Basta, smettetela. Siete due maniaci. Tu segna, tu balla e non cagatemi più il cazzo.
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14:48
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DONNE CHE AMMIRO MOLTO
(dall'intervista a Stefania Orlando sul "Sette", magazine del Corriere della Sera, di questa mattina)
- Gira sempre nuda per casa?
A lei non capita mai?
- Mah, se sono sotto la doccia e squilla il telefono, per rispondere... può essere.
Ci sono momenti in cui mi piace girare nuda. D'estate, quando fa molto caldo. Vivere da sola avrà pure dei vantaggi, no?
- E' vero che sotto i vestiti non porta biancheria intima?
Vero. Spesso non porto slip. Il reggiseno, invece, lo indosso più di frequente.
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14:39
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Direttore Area Sviluppo: Luciano Cucchia Direttore Progetti Speciali: Guido Susini Direttore Organizzativo: Bruno Bartolozzi
Cons. Delegato Sett.Giovanile: Massimo Moretti Ufficio del Presidente: Monica Volpi Resp. Progetti Sociali: Rosalba Caputo Resp. Relazioni Esterne: Emanuele Nardi Segreteria Generale: Pina Giacalone
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INTER-ACTIVE
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Compreso Moratti, sono 63 (sessantatre). Quindi il nostro presidente ne deve pagare 62. Questi hanno la busta paga. Non compaiono i co.co.co. (gli osservatori, per esempio). Non compaiono tutti i collaboratori (chessò, quelli della Pinetina eccetera). Quanti saranno? Boh. Sicuramente superiamo quota ottanta. Anzi, per comodità, facciamo finta che siano ottanta.
A questi vanno aggiunti i quadri tecnici. Cominciamo dalla squadra.
Bene, sono trentadue. Totale parziale: 112. Poi manca Zaccheroni e il suo staff, composto da sei persone (Verdelli, Agresti, Guido, Bisciotti, Gaudino, Baffoni). Siamo a 119. Poi i due medici (Combi e Forloni). 121. Poi i quattro massofisioterapisti (i due Della Casa, poi Cotti e Morelli). Fanno 125.
PREPARATORI PORTIERI Primavera: PIERO BOSAGLIA Juniores e Allievi: EMILIO TONOLI Giovanissimi e Esordienti: ERMES BERTON
PREPARATORI ATLETICI Primavera: ENRICO ARRIGOTTI Juniores e Allievi Regionali: MASSIMO GIURIOLA Allievi Nazionali: EUGENIO FUMAGALLI Giovanissimi: ANDREA NUTI
MEDICI Primavera: DANIELE CASALINI Juniores: MARCO GALLI Allievi Nazionali: PAOLO SANTAMARIA Allievi Regionali: GABRIELE CIRILLO Giovanissimi Nazionali: PAOLO SANTAMARIA Giovanissimi Regionali, Esordienti e Pulcini: MARITA GUALEA
FISIOTERAPISTI Primavera: MARCO FRIGERIO Juniores:ALBERTO GALBIATI Allievi Nazionali: LUIGI BARBIERI Allievi Regionali: GIUSEPPE ANGHILERI Giovanissimi Nazionali: ALESSANDRO DELFINI Giovanissimi Regionali: GIUSEPPE FABRIZIO Esordienti A: ROBERTO SCHIAVINI Esordienti B: ALESSANDRO POZZI Pulcini A: ALDO MEDANA Recupero Infortunati: ANGELO DIARIO
DIRIGENTI ACCOMPAGNATORI FRANCO AMBROSI, BORTOLO BALDUZZI, GIUSEPPE CALCIATI, ANDREA DE MARTINO, RAFFAELLO FERRANTE, DOMENICO GANGAI, FRANCESCO IORIO, LUCA LUSARDI, GIUSEPPE MICHELI, ANTONIO MOTTURA, DOMENICO NICOLO', SERGIO PANTALONE,CLAUDIO PAPANI, CLAUDIO ROZZA, GIORGIO TESSERA, LUIGI TOSI, VALERIO VILLA
SERVIZI GENERALI DOMENICO RIZZO, GIOVANNI CUOGHI, FRANCO GALLI, GIUSEPPE BRAGA, FRANCESCO CAMARCHIO
Responsabile Progetto Mediazione: PAOLO GIULINI Dirigenti Mediatori: FABRIZIA BROCCHIERI, GIOVANNI PASCULLI, MATTEO PALMIGIANI, ALBERTO CELARIO.
Sono 67. Totale parziale: 192.
Poi c'è il poliziotto. E siamo a 193.
Poi c'è che ho molto sonno e qualcosa mi sfugge (e non considero gli esonerati, eh?). Comunque 193 mi sembra già una bella cifra. L'Inter a fine mese paga lo stipendio a 193 persone (calcolo per difetto). Come fa una società strutturata su 193 persone a non vincere uno scudetto. Oppure, al contrario: come si fa a vincere uno scudetto con 193 persone da pagare tra le quali non figura, per esempio, un regista con i controcoglioni? Ci sono sei persone pagate per la contabilità. Forse sono anche poche, dovendo badare a buste paga e contributi di altre 187. Ci sono - qui mi limito alla prima squadra - nove persone che hanno la qualifica di direttore di un qualcosa, un'altra decina che è "responsabile" di qualcos'altro. Ci sono almeno 15 persone di cui leggo e rileggo la qualifica e non mi so spiegare cosa voglia dire.
Massimo, ma tu la notte dormi?
(nella foto, un giorno di paga in via Durini)
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01:42
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mercoledì, novembre 26, 2003
IL PRESIDENTE E IL POLIZIOTTO
(la videocassetta contenente le agghiaccianti immagini di Inter-Arsenal giace abbandonata vicina al videoregistratore. Non ho voglia di vederla. Quindi mi astengo da commenti tecnici sulla partita di ieri. Mi raccontano di giocatori in confusione, di un Javier doloramente inadeguato agli schemi di Zac, di un Materazzi in trance fisica e agonistica, di incomprensibili scelte dell'allenatore - Brechet. Lamouchi, Martins -, di fasce sguarnite, di gente svuotata, ma onestamente non sono in grado di controbattere. La partita non so se la vedrò mai. E poi la verità è che tutto questo fa passare in secondo piano la notizia vera della giornata, che è un'altra)
Allora, adesso voi tutti dovreste uscire, estrarre dalle vostre tasche 90 centesimi, comprare la Gazzetta e andare a pagina 7. Tralasciate le prime sei pagine, dove non si capisce un cazzo della partita (qualcosina attraverso le pagelle, il resto è fuffa, diciamolo, la Gazza mi sta deludendo). Andate direttamente a pagina 7.
A pagina 7 si annuncia l'assunzione da parte dell'Inter di Stefano Filucchi, 44 anni, livornese, laureato in giurisprudenza, sposato, due figli. Sarà il nuovo Responsabile della sicurezza e delle relazione con le istituzioni. Diobono.
Apprendo dalla Gazza che questo Filucchi non è uno qualsiasi. Attualmente era assistente del Capo della Polizia, il prefetto De Gennaro. E' uno che nel 1991, dopo qualche incarico "normale" in polizia, era stato mandato a Londra ad indagare sulla morte di Roberto Calvi. Nel 1992 entra nei quadri della Dia, la Direzione investigativa antimafia. Nel 1995 torna in Toscana, dove lavora alla Digos, poi nel pool di poliziotti a disposizione di Pierluigi Vigna e poi alla squadra mobile di Lucca, che dirige. Sempre nel 1995, segue un corso alla Fbi. Nel 2000 diventa Security manager del Comune di Lucca. Poi torna alla polizia, a Roma, da De Gennaro. E' stato qualche mese anche nell'Ufficio indagini della Federcalcio.
Ragazzi, siamo una grande società. Il giorno in cui prendiamo 5 pere dall'Arsenal annunciamo l'ingaggio di un superpoliziotto con incarichi speciali. In questi mesi si sono levate lamentele sullo scarso peso dell'Inter a Roma? Evvai, ingaggiamo il braccio destro del Capo della Polizia. Moratti completa il suo governo. Mancava il ministro dei rapporti con le Istituzioni. Speriamo sia meglio di Giovanardi. A quanto serva questa immensa rosa societaria, ormai doppia rispetto a quella giocatoriale, continuerà sempre a sfuggirci, specie se lo stesso giorno prendi 5 pere dall'Arsenal. Ma questa è la solita sfiga morattiana. La coincidenza, dico.
(l'altra coincidenza è che Filucchi un giorno ha salvato un uomo che si era barricato in macchina e, pistola puntata alla tempia, voleva suicidarsi. Si è messo lì, gli ha parlato due ore e quello là alla fine ha rinunciato. Filucchi fu invitato al Costanzo Show per raccontare tutto questo. Filucchi dissuade la gente che vuole suicidarsi. Ah, ecco perchè l'ha preso Moratti)
Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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11:07
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UN FOSSATI PER SETTORE
E UN FOSSATO PER L'INTER
ARGOMENTO N. 1: bel concerto.
ARGOMENTO N. 2: il teatro brulicava di facce note. Due file dietro la mia c'era addirittura un affezionato collega interista che mi avverte raggiante che "XXX ci manderà gli aggiornamenti via Sms". "Grande", gli dico io. E sua moglie: "Nooooo, non mi dire che sei anche tu il classico italiano..." La interrompo: "Sì".
Il concerto è iniziato quasi alle nove e mezza, e il cellulare nel frattempo aveva già vibrato nel taschino tre volte. "Decimo minuto 0-0" (mi guardo con il collega e ci diciamo: "sì, è scemo"). "0-1" (mi guardo con il collega e ci diciamo: "ma no, ma vaffanculo"). "Vieri! 1-1" (mi guardo con il collega e ci diciamo: "Ma vieni!"). Poi si fa buio in sala e sul risultato di 1-1 scende in campo Ivano Fossati.
Anche il concerto, come la partita, è diviso in due tempi, ma è molto sfalsato rispetto al match di San Siro e questo mi crea una piccola crisi di identità. Sta finendo il primo pezzo che il telefono vibra di nuovo. Me ne fotto. Verso la metà del primo tempo di Fossati il telefono vibra una seconda volta. Sudo freddo. Fossati chiude il suo primo tempo con due canzoni storiche che però non mi sono mai piaciute. Mi ritrovo così a pensare all'Inter. Il telefono vibra ancora mentre il sipario si chiude. Luci in sala. Estraggo ansimante il telefonino. "Fine primo tempo 1-1" "1-2" "1-3". Gli rispondo: "Porca troia vacca schifosa". Guardo il collega seduto dietro che si alza ed esce per l'intervallo. "1-3" gli dico accentuando il labiale e indicando il display del telefonino. Lui mi risponde con un'occhiata rassegnata e un po' triste. Sembra Fossati quando canta "Una notte in Italia".
Ma il telefono vibra ancora mentre saluto il presidente del teatro, juventino. Lo congedo velocemente, mi risiedo, riestraggo il telefonino. "1-5". Gli rispondo: "Che cazzo dici?" Come, 1-5? E l'1-4? Mi prende per il culo? Approfitta di questo mio momento di debolezza? Ho un attacco di panico. Cosa faccio, cosa faccio, cosa faccio? Decisione di Settore: chiamo Jest. Jest mi risponde mentre sta assistendo all'appassionante finale di Chelsea-Bayern, ma ha la voce di uno che sta guardando Emanuelle Nera. "Dimmi che non è vero". "No no, è proprio vero". Mentre gli confido la mia indicibile amarezza, Jest mi dice due cose di cui non mi frega un beato cazzo: "La Lokomotive ha battuto la Dinamo Kiev" e "Cosa cazzo sei andato a vedere Fossati che porta sfiga, io ci ho perso una fidanzata a un concerto di Fossati". Io ero un po' troppo stordito per rispondergli, ma comunque gli faccio rilevare che "me lo potevi dire prima, brutto pirla".
Il telefono vibra ancora mentre il sipario si riapre. Nel buio in sala leggo "Disastro, zac sbeffeggiato su tutta la linea". Mi giro e vedo la faccia del collega illuminata dal display. La faccia di uno che si è appena accorto che gli hanno lavato la macchina per errore con dell'acido solforico. Chissà la mia, pensavo, mentre Fossati aveva già ripreso a cantare. Bel concerto, comunque.
Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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09:55
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otturno elle re
La ragazza lo sa come non farmi dormire la ragazza lo sa e lo sapeva già bene ancora prima di uscire
lei cammina dondolando e non ancora al portone sperimentava su me il passo poco innocente di chi innocente non è.
La ragazza ci lascia qui nella casa deserta senza luci, né candele e una persiana che rimane aperta
tutta la gente non sa dietro quale segreto dietro quale divieto si perde una notte così
tutta la gente non sa dietro quale dolore se dolore c'è quando son quasi le tre.
La ragazza invece lo sa lei che cammina dondolando sulla strada di casa in qualche vetrina buia si starà specchiando
e passerà un lampione, un'ombra, un bar poi passerà anche me e anche questa notte per tutti e due passeranno le tre
e passerà un auto, un ponte, un tram poi passerà anche me e anche questa notte senza quasi dolore passeranno le tre.
La ragazza lo sa come non farmi dormire la ragazza lo sa e lo sapeva già bene ancora prima di uscire
lei cammina dondolando e non ancora la portone sperimentava su me il passo poco innocente di chi innocente (per fortuna) non è.
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02:36
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martedì, novembre 25, 2003
E' DECISAMENTE LA TUA GIORNATA SE:
hai l'abbonamento a Scai, fai in modo di finire di lavorare presto, la tua squadra è in diretta alle 20.45, la partita è decisiva e teoricamente promettente, la tensione è diffusa tra i calciofili. E tu vai a un concerto da fighetti
una tua amica blogger ti dice pubblicamente che sei nervoso perchè hai pippato cocaina e probabilmente sei frocio
un tuo amico blogger infrangerebbe le leggi vigenti e la morale comune per prenderti come suo legittimo sposo
prepari tutto per registrare Inter-Arsenal e scopri di non avere una cazzo di videocassetta, che la presa scart non entra più bene nell'apposita feritoia e contemporaneamente alla partita andrà in onda un film imperdibile su Disney Channel. Tutto questo - cassetta, presa scart, trattativa sindacale - devo risolverlo nei prossimi dieci minuti.
non so, non ricordo
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14:26
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IL SETTORE CHE NON TI ASPETTI
(ovvero, della prevalenza dell'uomo
sull'animale che è in tutti noi)
Inter-Arsenal, partita decisiva. Juve-Inter, partita decisiva. Tutto decisivo. Fibrillazione. Preoccupazione. Tensione. Emozione. Sì sì sì. E io?
Io stasera alle 20.45, anzichè passeggiare nervosamente per una qualsiasi stanza, o friggere su una qualsiasi sedia, o nella migliore delle ipotesi avvitarmi su un qualsiasi divano, darò disposizioni telefoniche affinchè mani inesperte possano infilare una videocassetta VHS nell'apposito pertugio. E mentre nell'arena sansiriana ventidue rozzi individui si contenderanno una preziosa sfera di cuoio, io sarò seduto su una poltrona verdolina di un suggestivo teatro padano per assistere al concerto di Ivano Fossati.
Allora, il biglietto l'ho comprato una ventina di giorni prima, e l'ipotesi che il concerto potesse coincidere con Inter-Arsenal nemmeno mi sfiorava. A dire la verità, siccome era metà mattina e io ero al solito un po' rincoglionito, alimentavo l'intima convinzione che il 25 novembre fosse un inutilissimo lunedì di autunno inoltrato, il peggio che possa capitare all'umanità. Ma tant'è. Mi sento migliore. Anche ieri ho sfidato sguardi increduli. "Scusa scusa scusa, dove cazzo vai?" è stata la frase più ricorrente. Vado al concerto, animali. Vado a nutrire l'anima di sensazioni normali, anzi nobili, quindi più belle. Rimanete voi a bestemmiare davanti a un televisore. Io mi rilasso.
Quest'ultima frase ha istigato gli amici a turpi pensieri. "Ti porti la radiolina?" Sì, certo. Ma va', ma quale radio, ma che cazzo me ne frega. "Vuoi che ti mandiamo sms di aggiornamento?" Ovviamente sì, cazzo, mandatemene uno ogni cinque minuti, voglio sapere. Maddai, spengo tutto, non me ne può fregare di meno, poi vado a casa e me la vedo 'sta partita, se ne ho voglia. Non potete capire, mi sento di far emergere la parte più sana di me, meno sguaiatamente tesa alle vicende di una squadra che mi fa soffrire d'amore e di uno sport che adoro ma che mi fa un po' cagare, non so se mi spiego. Fate anche voi così. Spegnete la tv, andate al cinema, andate a fare quattro passi. Andate a limonare, se ancora ne avete la forza e la poesia.
(diobono. detto tra noi, soffrirò. almeno fino al primo pezzo bello bello bello)
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09:35
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lunedì, novembre 24, 2003
NON E' MAI TROPPO TARDI
"Lo ammetto, quella droga era per me. Ne faccio uso personale ma non da molto. Sarà un anno, un anno e mezzo".
(il senatore a vita Emilio Colombo, 82 anni, nella sua deposizione spontanea al magistrato)
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19:22
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QUELLO CHE NON PRENDE L'AEREO
Che palle i giornali, a volte. Lo sanno anche i muri che Dennis Bergkamp, indimenticato centravanti nerazzurro sbolognato da tempo immemore all'Arsenal (dove, ovviamente, ha reso il triplo), ha una paura fottuta dell'aereo e quindi non gioca quasi mai nelle trasferte di coppa. Domani non sarà a Milano, e chi se ne fotte. Però anche oggi l'ho già letto da due o tre parti diverse: "Bergkamp non giocherà perchè eccetera eccetera". Che palle, ribadisco. Se non altro stavolta compare una dichiarazione dell'allenatore Wenger, che lo compatisce bellamente dicendo in pratica: "Se ne stia pure a casa. Ha una certa età, recuperare da certe trasferte è già dura prendendo l'aereo, figuriamoci facendo tremila chilometri in macchina". Quindi il pigro Dennis sonnecchierà sul divano di casa e da lì si godrà la partita. Il mio pensiero va anche al suo amico, che potrà prendersi un turno di riposo. Da quando il mondo conosce la triste condizione di Bergkamp, viene spesso citato anche l'anonimo amico che da anni periodicamente sistema Dennis sul seggiolino e lo porta a giocare la trasferta via terra. Ecco, l'amico di Bergkamp è la vera vittima di questo centravanti da operetta. Immaginatevi che viaggi del cazzo: portare quel noiosone a Lisbona, Varsavia, Vienna o Marsiglia in macchina. Chissà che rottura di coglioni. E poi riportarlo indietro. Da spararsi. Gascoigne aveva Jimmy Cinquepance. Bergkamp deve avere Johnny Cinquepalle.
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15:07
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LA GAZZA IMPAZZITA
E CONTROCAMPO PURE
Che il lunedì mattina il titolone della prima pagina della Gazzetta dello Sport, sparato lungo le canoniche nove colonne, sia "Una domenica di calcio", è allucinazione allo stato puro. "Una domenica di calcio". Non ci posso credere. E' lunedì, la Gazza vende un milione di copie e titola "Una domenica di calcio". E' come se un qualsiasi altro giornale avesse titolato "Piove", "Ieri era festa", "La figa è bella", "La palla è rotonda", "Tra un mese è Natale". "Una domenica di calcio". Boh, è da un'ora che ci sto pensando. Sottintenderà un gioco di parole? Sopra il titolo c'è la rissa di Lazio-Perugia, quindi sarebbe stato giustificato un "Una domenica di calci", o "Una domenica di pugni". Sotto il titolo ci sono le foto dei gol di Totti e Sheva, quindi sì, è stata una domenica di calcio, ma le altre domeniche cosa sono state? O intendevano dire che ieri non c'era nient'altro che il calcio? Boh. A parte l'inusitata banalità del concetto, allora sarebbe stato un titolo più giusticato sulla Gazza di ieri, annunciando una domenica appunto dedicata al calcio. Ma poi cosa vuol dire? Juve e Inter avevano giocato sabato, e credo che rappresentino almeno un quarto dei tifosi italiani. Quindi, che cazzo di domenica di calcio è stata? Quando iddio vorrà che una domenica si giocheranno tutte e nove le partite all'unisono, che domenica sarà? "Una domenica da farsi le seghe col calcio"? No, perchè in nove colonne non ci sta. Comunque, cara Gazza, mi hai profondamente deluso. (a proposito, diretùr: ricordati che la Gazza è di Milano, e di Milano resta, anche se tu sei romano e romanista. c'è già un giornale che dedica molto spazio e Roma e Lazio, perchè è un giornale sportivo di Roma e si comporta come tale, giustamente. non ne serve un altro, specie se si pensa, si scrive e si stampa a Milano e soprattutto se stravende al Nord, dove non a tutti interessa leggere tutti i giorni mezze pagine sulle cassanate, mezze pagine di Capello-pensiero e mezze pagine sul Pallone d'Oro che non daranno a Totti.) (ah, diretùr, un'altra cosa. "Una domenica di calcio" mi ricorda maledettamente un altro titolo. "Buona domenica". Fu il titolo di apertura di un'edizione domenicale dell'Indipendente, quando il direttore era Funari. Una genialata. Durarono pochissimo, il giornale e il direttore)
L'articolo più interessante della Gazza di oggi - cosa che mi ha moralmente impedito, dopo la lettura del titolone, di stenderla subito per terra e farci pisciare il cane - è invece a pagina 5. Un articolo non firmato e molto velenoso - giustamente velenoso - dedicato a Controcampo. Tra giornali, specie in concorrenza, di solito ci si ignora bellamente. Stavolta no, e mi schiero con la Gazza, lo dico subito. L'articolo è dedicato all'ormai insopportabile pubblicità - la definiscono occulta, ma è tutt'altro che occulta - clamorosamente al di là di ogni regola che "Controcampo" trasmissione tv fa a Controcampo settimanale (a volte bisettimanale) di calcio. Durante Controcampo trasmissione tv e durante le telecronache Mediaset della Champions League ci sono continui spot del conduttore o del telecronista per il Controcampo cartaceo che esce la mattina dopo. Sono spot gratuiti, insistenti, noiosi, cagaminchia e in aperto smaccato contrasto con il diritto di concorrenza e con i tetti pubblicitari. La Gazza, oltre a denunciare le violazioni legali (evidentissime, eppure nessuno dice un cazzo), mette la pulce nell'orecchio agli altri inserzionisti: i mini-spot durante la partita costano un occhio della testa, mentre il telecronista fa continui minispot assolutamente gratuiti per Controcampo cartaceo, alla faccia vostra e dei miliardi che ci mettete. Nel suo piccolo, questa situazione è vergognosa. E io, il povero Settoruccio calciofilo, dopo avere eliminato la Domenica Sportiva perchè fa schifo, da qualche settimana ho eliminato anche Controcampo perchè non me ne frega un cazzo di sapere, ogni dieci minuti, cosa ci sarà di imperdibile a pagina 27 del giornale Controcampo del giorno dopo. Qualcuno li faccia smettere.
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10:28
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domenica, novembre 23, 2003
NICOLINO
15 anni fa il 23 novembre cadeva di mercoledì. Io ero stato assunto da due mesi, dopo un discreto periodo di abusivato. Quindi, come dire, non avevo la prosopopea di oggi, che abbraccio televisori, lecco monitor, urlo ad alta o bassa voce, smadonno interiormente o coram populo, sudo freddo, soffro come un cane, tengo contatti telefonici con altri nerazzurri padani, simulo rapporti sodomitici, mi nascondo al cesso o giro sulle televendite (secondo i miei sentimenti del momento) quando in tv c'è l'Inter. Pur notoriamente e smaccatamente interista, avevo un contegno simile a quello di Nino Manfredi in "Pane e cioccolata". Anzi, di più: cercavo di nascondere le mie pulsioni e tenere un comportamento da maggiordomo eterosessuale.
Comunque il 23 novembre era un mercoledì e lo squadrone di Trapattoni, che avrebbe poi vinto lo scudetto (l'ultimo, sigh) strapazzando chiunque, era in trasferta di Coppa Uefa a Monaco, chez Bayern, Olympiastadion, luogo sportivo di molti ricordi e suggestioni. Siccome avevo iniziato a lavorare davvero, si trattava di uno dei miei primi pesantissimi sacrifici calcistici. Mai e poi avrei perso una partita del genere, prima. Non avrei guardato in faccia a nessuno: amici, parenti, fighe. Mi sarei piazzato davanti al televisore con mezz'ora d'anticipo cercando la migliore angolazione della poltrona. Da un paio d'anni mi ero procurato una cuffia professionale con cui seguivo le partite con un mio personalissimo Dolby sorround, in un estraniamento così avanzato che se fosse arrivata Dalila Di Lazzaro nuda, e mi avesse fatto toc toc su una spalla, io manco mi sarei girato e avrei bofonchiato: "Non mi cagare il cazzo, dopo, dopo". Invece niente, basta, la giovinezza era finita. Ero in un ufficio, un monitor davanti, l'orecchio (e quando si poteva un occhio, e magari due) puntato al televisore. L'Inter entrava in campo all'Olympiastadion, temperatura meno 10, 70mila spettatori, il Bayern davanti, e io DOVEVO lavorare. Sì, la giovinezza era finita, ne avevo la conferma. Stop cazzeggio.
Primo tempo zero a zero, atmosfera da corrida, caccia all'uomo su Matthaeus, i ragazzi tenevano bene e io ormai avevo finito di lavorare. Siccome vivevo a 40 km. da lì, rimasi in ufficio a vedere la ripresa con qualche interista e gente di altre razze calcistiche, innatamente stronzi e menarogna. Fu così che al gol di Aldone Serena rimasi tanto sorpreso che quasi non esultai, scambiai un cinque coll'amico interista con cui vedevo il match e rimasi seduto già rassegnato ad aspettare l'assedio finale, convinto di dovere aspettare il solito 1-1 che comunque sarebbe stato un colpaccio. Poi successe quella cosa là.
Nicolino Berti, una di quelle immani teste di cazzo a cui non puoi non voler bene quando giocano nella tua squadra (con altre maglie sono i tipici giocatori che mandi in culo ogni tre minuti), prese palla dieci metri fuori dall'area dell'Inter, arpionando un passaggio sbagliato. E partì, come se dietro di lui Zenga avesse sparato un colpo con la pistola dello starter e lui stesse sognando di essere non al centro del campo del Bayern ma spostato cinquanta metri a destra, sulla pista, rettilineo opposto, scarpette chiodate, corsia quattro, finale olimpica. Nicolino era in mezzo al campo e partì senza nemmeno deviare un po'. Nicolino arava l'erba, Pizzul cominciava ad inquietarsi e io, il Nino Manfredi della Padania, quando il cavallino parmigiano si lasciò alla spalle il cerchio di centrocampo mi alzai dalla sedia perchè quello che stavo vedendo era troppo.
Nicolino ormai era alle porte dell'area opposta, il portiere stava uscendo come un forsennato e dietro ansimavano i difensori, compreso quel cristone di Augenthaler. Mi pareva troppo, sì, mi pareva troppo che dopo settanta metri in apnea Nicolino Lewis riuscisse anche ad infilare la porta, ormai preso in mezzo alla morsa del portiere e di un paio di maglie rosse pronte a falciarlo. Ma non era troppo. Tocco sotto, appena appena, mentre cade stremato. Diobono che gol. Vidi il replay abbracciato al mio amico, cui avrei anche messo la lingua in bocca se non avessi temuto il licenziamento per comportamento indegno.
Finita la partita guardai negli occhi il mio collega, seduto all'altro capo della scrivania con la mia stessa faccia da ebete, come due che avevano appena finito di limonare con Milly Carlucci e Dominique Sanda. Anche lui abitava fuori, ma faceva la mia stessa strada, doveva deviare solo 4 chilometri prima. "Senti, i miei hanno registrato la partita. Vieni a casa mia, ci rivediamo il secondo tempo, pane e salame, apriamo una bottiglia, poi andiamo a dormire". "E' una profferta". "Sì". Accettò. Andammo a casa mia a mangiare pane e salame. Il gol di Nicolino lo replicammo una decina di volte, tra rutti e sintomi di erezione.
Quindici giorni dopo, nella partita più incredibile e sventata e sfigata che io ricordi (5 maggio a parte), consentimmo ai crucchi di vincere 3-1 a Milano e di cacciarci fuori dall'Uefa. Vabbe', poi stravincemmo lo scudetto. Comunque il gol di Nicolino, se non si è capito, lo porto qui, nel mio tenero cuoricino. E' uno di quei brandelli di Inter che penzolano tra atri e ventricoli e ogni tanto, lanciando uno stimolo al cervelletto, azionano il tasto rewind.
Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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19:45
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sabato, novembre 22, 2003
MANIE DA GOBBI
Juve-Inter anticipata a sabato 29 senza alcun motivo. Siena-Juve anticipata a martedì 25 alle ore 18,30 facendo incazzare di molto i senesi. Campionato ormai chiuso in anticipo. Vi piace anticipare? Vi auguro a tutti l'eiaculatio precox.
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15:15
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TAKE SIX
Vabbe', dai, ogni tanto ci vuole. Come una corsa, una nuotata, una sbornia, una limonata come si deve. Ogni tanto sei gol - tutti belli, tra l'altro - ci vogliono proprio, anche se con questa Reggina potevano essere pure dieci e quindi contano quel che contano. L'olandese crossante sviene in conferenza stampa ma in campo sta tornando un leone. Zac ormai ci sta prendendo gusto a tirarne fuori dalla naftalina un paio a partita (ha segnato addirittura Farinos). I ragazzi sembrano divertirsi. Cannavaro fa un gol che nemmeno Haan nel '78. Martins fa le capriole. Cruz affonda che è una bellezza. La difesa non prende gol (ottava volta imbattuta su dieci partite). Resta lui, Bobo Vieri, Che forse ha capito (primo tempo) che San Siro non sa cosa farsene di un bufalo indisponente, ma (secondo tempo) accoglie a braccia aperte quelli che prendono palla e vanno in porta come panzer. Non si vedeva da un pezzo uno con la sua media gol, eppure sta sul culo a metà interisti. Per cinque milioni di euro si deve sopportare questo e altro, non credo sia un problema. Non è nemmeno un problema di gol, perchè bene o male la mette sempre.Non è nemmeno un problema di applicazione, perchè la gamba non la tira via e le botte le prende e le dà. E' un problema di cambiare espressione, stirare la gobba, metterci (anche) l'anima. L'Inter ha bisogno di un campione che se la prenda in spalla. Tu il fisico ce l'hai, brutto pirla, e allora facci vedere i tuoi denti australiani, tutti e trentadue.
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01:13
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venerdì, novembre 21, 2003
YES, I'M A BLOGSTAR
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12:52
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L'INNOCENZA
(going to school, a few minutes ago)
- Noi siamo interisti?
- E certo!
- Ma perchè nella mia classe sono tutti juventini tranne me e Giacomo?
- Perchè sono poveri di spirito.
- (...)
- Cioè, intendo dire... Il fatto è che vincono sempre Juve e Milan e i bambini allora tengono per Juve e Milan.
- (...)
- Prima o poi vincerà anche l'Inter, ecco.
- Ma l'Inter da quanto tempo non vince?
- Quattordici anni, quasi quindici.
- Eri già nato?
- Massì!
- Eri piccolo?
- NO! Non ero piccolo.
- Ma ti ricordi?
- SI'! Ma certo che mi ricordo, scusa.
- Ma l'Inter vincerà quest'anno?
- 'scolta, noi dobbiamo avere pazienza e...
- Ma perchè siamo interisti?
- (...)
- Eh? Perchè siamo...
- Oh, la campanella! Corri tesoro. Bacio bacio. Corri, la campanella, ciao ciao bacio.
(ma che cazzo c'era nel latte, il nandrolone?)
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09:52
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giovedì, novembre 20, 2003
SE QUESTO E' UN UOMO
Piccole o grandi che siano, le inchieste postume, gli arresti tardivi, le scoperte dell'acqua calda, le "clamorose rivelazioni" mi lasciano sempre uno sgradevole senso di fastidio. Dalle bombe nere al caso Mattei al delitto Calabresi, leggo sempre con incredulità di processi e indagini che trenta o quarant'anni dopo continuano a non arrivare a capo di niente. Trenta o quarant'anni a dirsi e ridirsi le stesse cose, a fare e disfare i processi, a rincorrere verità sempre più difficili da dimostrare. Pietosi tentativi di svelare misteri e spalare via sabbia o merda pluriennale, pietosi perchè il peggio del peggio è stato fatto, non è rimediabile e la verità trenta o quarant'anni dopo avrebbe comunque un gusto troppo amaro.
Di fronte a certe ustiche o a certe piazzefontane, il caso Michael Jackson sconfina nel macchiettismo. Chissenefrega di quell'ex-nero e delle sue manie da pazzo scatenato. Che però tra le sue manie, insieme a quella di diventare bianco, ci fosse anche quella di riempirsi la casa di bambini altrui, beh, lo si sapeva da un pezzo. E che ieri si siano palesati in tv - in pluridiretta nazionale come per un messaggio alla nazione -uno sceriffo e un procuratore distrettuale ad annunciare il mandato di cattura per "molestia sessuale su minori" di Michael Jackson, diciamolo, è proprio un'americanata. Anche a loro evidentemente piacciono i mandati di cattura a lunga scadenza e le verità tenute sott'aceto. Una specie di jolly da giocarsi quando l'opinione pubblica ha bisogno di distrarsi, tipo adesso che la guerra ha un po' rotto i coglioni e che Kobe Bryant (violentatore lui o troia quell'altra?) gioca a basket e dilaziona la sentenza.
Michael Jackson è un malato che l'America non ha curato. Un malato che, per carità, per molti versi ha anche il diritto a farsi i cazzi suoi. La sua mega-tenuta si chiama Neverland e l'ha attrezzata come una specie di Gardaland di extralusso, tutto per lui e per la sua smania di fare il Peter Pan, rimanere giovane, non invecchiare. Si fa sbiancare, si fa ritoccare continuamente e quando i punti non tirano più sale su giostre e ottovolanti, o sul trenino a vapore che percorre i 1.300 ettari del suo giardino.
Per rimanere giovani ci si circonda di giovani. E qualcuno, cazzo, i suoi figli ce li manda da anni a giocare a Neverland, a visitare lo zoo di quel negro bianco che non è Fausto Leali, a fare i giri sul calcinculo e anche a passarci la notte in quella villa che sembra un albergo di Disneyland Paris, ma più bello. Nel 1993 due genitori più furbi degli altri gli hanno fatto causa: il bambino di 12 anni ce lo mandavano sì a dormire da Michael, e chissà cosa succedeva in quel lettone a quindici piazze, chissà, ma comunque era un'occasione troppo bella per farsi staccare un assegno da 20 milioni di dollari, sistemare le cose così ed evitare noiose e squallide cause penali. Anche perchè Michael era un amico, dai. E poi quella famosa intervista. "Sei un pedofilo?" E lui, con il suo vocino: "No, non lo sono, non trattatemi come un criminale".
Ora, dopo anni di dubbi, il popolo americano vuole mettersi la coscienza a posto. Vuole arrestare il divo Michael Jackson e chiedergli conto di quella sua pelosissima mania di riempirsi la casa di bambini. La vicenda è penosa. Mi fanno pena tutti. L'America, lo sceriffo, i bambini e i loro genitori del cazzo (se il vostro vicino è un notorio spacciatore e puttaniere, voi ci mandate il pargolo tutti i pomeriggio a giocarci a calcio balilla?). Mi fa pena anche Michael Jackson, ex-nero ora bianchissimo, che dorme in una tenda a ossigeno ed è pieno di fottutissime paure, come quella di perdere il naso per strada.
Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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09:58
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mercoledì, novembre 19, 2003
THAT'S INCREDIBLE
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23:09
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C'E' SERENAE SERENA
Questo e' ANTONIO SERENA Quest'uomo, cresciuto nell'Msi, era deputato della Lega, poi è passato alla Liga Veneta e poi ad An quando Bossi inculò Berlusconi nell'ormai lontano inverno del 1994 (l'Inter all'epoca non vinceva uno scudetto da soli 5 anni). Questo fenomeno del Triveneto si è distinto negli ultimi giorni per due cose. 1) Ha sottoscritto l'interrogazione parlamentare di Taormina per la scarcerazione o la grazia ad Erik Priebke (Taormina difende Priebke. Nella stessa interrogazione si chiede la scarcerazione o la grazia anche per Sofri. No, per dire). 2) Non pago, oggi ha distributo a tutti i parlamentari una simpatica videocassetta con l'autobiografia del simpatico gerarca nazista, a cui si attribuisce la responsabilità dell'eccidio della Fosse Ardeatine. Se volete informarvi sulle altre gesta di questo Serena, c'è una sua esaustiva biografia nel sito di Repubblica. La sua iniziativa pro-Priebke è semplicemente strepitosa. Come sapete, proprio oggi Sharon è a Roma, mentre Fini il 23 andrà in Israele. Berlusconi ha i coglioni che gli girano a elica. Fini se lo vorrebbe mangiare vivo, ha chiesto la sua espulsione da An e intanto lo ha sospeso. Grazie, Serena, se non ci fossi bisognerebbe inventarti.
Questa è GRANDI SERENA Le sue tette hanno rappresentato a metà anni '80, quando girò il celebre "Miranda" di Tinto Brass, una presenza rassicurante e materna per molti maschi italiani. Ho un aneddoto che mi lega eternamente a Serena. Nel 1985 ero a militare a Merano e in compagnia di un drappello di maschi da caserma una domenica presi il treno, andai a Trento (no, dico, un bel pezzo di strada) e mi infilai in un cinema a vedere questo capolavoro del neorealismo ormonale. Quindi ho accolto con enorme dispiacere la notizia del suo arresto nell'ambito di un'inchiesta su spaccio di cocaina e sfruttamento della prostituzione a Roma. Con le troie non c'entra, Serena, ma le addebitano un discreto smercio di polvere bianca tra i suoi amici vip, che pippavano di brutto e magari - come biasimarli - le toccavano anche le tette. Ora Serena attende serena lo sviluppo dell'inchiesta agli arresti domiciliari. Serena, volevo dirti che sono con te. Se vuoi ti porto le arance. No, non ti chiedo di limonare. Al limite, se proprio insisti, potrei poggiare la mia testolina stanca sul tuo morbido davanzale. Solo per sentire se hai il battito accelerato, eh? Grazie, Serena, se non ci fossi bisognerebbe inventarti.
Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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16:05
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DUBBI INTERPRETATIVI
(telefonata al maestro di golf, ieri, primo pomeriggio)
- Pronto maestro, ti disturbo?
- Nooooo, ciao Settore, hai problemi? La schiena, eh? Domenica ti avevo visto male male male con la schiena.
- Sì, la schiena. Ma più che la schiena è 'sta cazzo di fascia muscolare che arriva sotto l'ascella. Sotto l'ascella ho un male infernale. Domenica forse avrei fatto meglio a non praticare, oltretutto ho fatto cagare. Domani non vengo, teacher, non ce la faccio.
- E no, certo, ci mancherebbe. Ascella destra o ascella sinistra?
- Ascella sinistra.
- Uhm. E parte dalla scapola?
- Sì, può darsi, non capisco bene. Dalle vertebre verso sinistra è tutto un mezzo disastro, ma qui sotto l'ascella vedo le stelle.
- Eh, dev'essere il movimento della spinta. Evidentemente hai forzato troppo. Eh, vedi cosa succede a picchiare, Setty? Vabbe', dai, però curati.
- Cioè?
- Eh, non aspettare che passi da solo. Prendi l'Aulin. Devi sfiammarlo. Aulin, Aulin. E poi non aspettare troppo, devi giocarci sopra, devi abituare i muscoli, sennò non ne esci più. Non ti preoccupare, intervieni e poi giocaci sopra, senza paura.
INTERPRETAZIONE SETTORIANA DELL'ULTIMA FRASE
- Eh, non aspettare che passi da solo. Prendi l'Aulin. Devi sfiammarlo. Aulin Aulin. Rimettiti in piedi alla svelta. Altrimenti come faccio a spennarti? Devi venire a giocare anche con il mal di schiena, cazzo. Devi dimostrare di essere un uomo vero, e soprattutto consentirmi di spillare dal tuo portafoglio quei venti euro alla mezz'ora che tu sai mi rendono estremamente fiero della mia professione.