www.settore4cfila72posto35.net il sito non ufficiale dell' interismo moderno qui dentro, nel migliore dei casi, potreste trovare interismi assortiti, snobismi vari, pettegolismi generici, enteroclismi intellettuali, sinistrismi moderati, sessualismi carpiati, divagazionismi interiori (ho finito gli ismi, sennò continuavo) Archivio
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mercoledì, marzo 31, 2004 LA GIUSTIZIA SPORTIVA Forse una sentenza adeguata alla catastrofe sportiva e umana di Lazio-Roma non poteva esserci. Certo che la squalifica per una giornata al campo della Roma e due multine poco più che ridicole (solo i danni causati negli scontri ammontano a più di 200mila euro) sono perfettmente adeguate alla merda di cui gronda l'intera vicenda. Il giudice Laudi scrive una sentenza poco giuridica e abbastanza politica: se questa era la scelta di fondo, non si capisce perchè non abbia approfittato per emettere una punizione esemplare. Laudi, invece, si è nascosto dietro al fatto che la vicenda è unica, non ha precedenti. Appunto: non ha precedenti, è unica, è di una gravità straordinaria. No, niente. Stessa pena data al Messina per un sasso tirato fuori dallo stadio. Un sasso tirato da un imbecille sullo stesso piano di una partita fermata deliberatamente dai tifosi in un clima di intimidazione generale. Le cinque giornate date al Napoli per gli incidenti (e il morto) di Avellino, allora? Le cinque giornate date al Torino l'anno scorso per la partita sospesa con il Milan? Qualcuno oggi ha ipotizzato una motivazione in più a questa sentenza del cazzo: il dovere di salvare il culo a Galliani, l'uomo che dal divano di casa ha sospeso la partita in barba a prefetto, questore e arbitro. Questa cosa non mi convince: era una serata troppo "sbagliata" per poter prendere una decisione giusta, quale che fosse. Per quanto mi stia sul culo, non condanno Galliani per avere sospeso la partita, convinto che sicuramente l'avremmo condannato anche se la partita fosse continuata. Era tutto sbagliato, proprio tutto: il resto, Galliani compreso, era solo contorno. Una partita così forse andava cancellata. L'ipotesi della partita persa per entrambe, oltre che suggestiva, aveva il merito di purificare l'intera vicenda. Una partita persa da tutti, non c'era dubbio. Laudi invece emette una sentenza che sfiora il limite del "non è successo niente", fissando un paramento pericolosissimo: decidere di far sospendere una partita per ipotetiche cause di forza maggiore o di ordine pubblico costa una giornata di squalifica del campo. Complimenti. E complimenti per la tempestività della sentenza: con tutto quello che è successo, la Roma nel frattempo ha giocato due partite in casa come se niente fosse. Bravi. Chissà se Laudi ha un blog, o se ne legge qualcuno. Da qui gli propongo un caso di puro, provocatorio fantacalcio basato sulla sua sentenza. Mettiamo che due squadre stiano giocando una partita decisiva per lo scudetto. Un esempio qualsiasi: facciamo Milan-Juve tanto per proporre uno scenario realistico (se avessi detto Inter-Juve magari qualcuno rideva). Milan e Juve sono appaiate in testa alla classifica, la partita è fondamentale. La Juve arriva a Milano in formazione tipo e in splendida forma. Il Milan ha tre squalificati e un paio di giocatori inguardabili. Gioca male. Tiene a malapena lo 0-0. L'arbitraggio è un po' filo-juventino. Piove, il campo fa cagare. Alla fine del primo tempo Nesta entra in scivolata e, complice il fango, falcia da dietro Del Piero. Espulso. Sheva, intanto, esce zoppicando per un fastidio muscolare. Se far sospendere la partita costa una giornata (mettiamo che la successiva partita sia Milan-Ancona), cosa vieterebbe a un dirigente del Milan chiamare uno dei curvaioli e dirgli di fare casino, diffondendo la voce che un capo ultrà ha avuto un infarto mentre era inseguito da due carabinieri? Milan-Juve sospesa, campo squalificato per una giornata, il Milan batte 7-0 l'Ancona nel campo neutro di Lecce, la partita con la Juve si rifà a ranghi completi in un bel pomeriggio assolato, un mesetto dopo. Perchè no, Laudi?
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martedì, marzo 30, 2004 LE GRANDI BIOGRAFIE DI SETTORE - 1 (rubrica di informazione a cadenza casuale per coprire l'orribile vuoto di questi nove giorni di Grande Fratello in attesa che accada qualcosa - cioè che esca qualcuno o che sopprimano la trasmissione per manifesta noiosità - e consentirvi di destreggiarvi con cognizione di causa in conversazioni a tema nei salotti buoni o con sciampiste telemaniache) ASCANIO Ascanio Pacelli è nato a Roma il 29 novembre 1973 da una relazione clandestina tra Liala e lo zio di Tiger Woods. I genitori avevano intravisto le sue doti sin da piccolo: all'asilo corteggiò una maestra stordendola di chiacchiere, fino a che la poverina tentò di farla finita leggendo quattro numeri di Micromega uno dopo l'altro nel bagno della scuola. Fu avviato giovanissimo alla pratica del golf: precocissimo talento, è campione di circolo da diciassette anni. E' peraltro uno dei pochi iscritti rimasti, visto che ad ogni assemblea annuale almeno trenta soci stracciano indignati la tessera alla notizia che Ascanio non cambierà club. Pro-pro-pronipote di papa Pacelli, per gli amici Pio XII, ha ereditato dal suo prestigioso antenato una noiosità fuori dal comune: nei momenti liberi impartisce benedizioni urbi et orbi nei bar dei Parioli, si esibisce in micidiali omelie sulla modernità dei sentimenti e l'anelito alla figa, corteggia ogni essere umano dotato di vulva ed età del mestruo giocando sulla irresistibilità oggettiva dell'occhio azzurro e del corpo tornito. Esaurito l'effetto-occhio, Ascanio ripiega sulla conta dei tatuaggi e sulla più trita delle frasi da golfista provolone: "Se sali da me ti faccio vedere la mia collezione di mazze". Bello e muscoloso, a tratti anche simpatico, si incaponisce con pervicace regolarità nelle imprese più disperate, tipo "trombarsi ragazze bionde che limonano ma hanno la vagina chiusa a quattro mandate e comunque hanno una persona fuori". La tattica di Ascanio è già oggetto di studio al Massachussets Institute of Tacchinology e si snoda attraverso alcuni punti-cardine.
Possibilità di vittoria finale: non serenamente calcolabili.
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domenica, marzo 28, 2004 IL RAGAZZO SQUILLO Ho trascorso il week-end fuori casa per impegni professionali: in pratica, dovevo prostituirmi da venerdì sera a questa mattina. Un veloce passaggio da casa e domani si riparte: vado a vendere il mio corpo a Napoli e dintorni. Potremmo incontrarci domani mattina a Linate, imbarchi nazionali. Mi riconoscerete dalle occhiaie, dall'affanno, dall'aria annoiata e da una copia della Gazzetta dello Sport nella tasca anteriore sinistra del mio Barbour sgarrupato. Parola d'ordine: vinceremo il tricolor.
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venerdì, marzo 26, 2004 VIVE LA DIFFERENCE
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DELIRI E' chiaro: i giocatori li roviniamo e gli allenatori li costringiamo al delirio. Anche Zac non è passato indenne da quella sorta di morbo di Montezuma che colpisce i nostri trainer: improvvisa come la pittoresca diarrea messicana, cala su questi stimati professionisti una cappa di confusione nell'immediato prepartita. La formazione del primo tempo di Inter-Benfica è un capolavoro all'incontrario. Fuori Recoba - una immane cagata, e lo dice un antirecobiano - e dentro gente border-line come Okan e Lamouchi, una specie di Pierrot con le scarpe bullonate. Comunque abbiamo vinto (dopo sei mesi di digiuno in Europa, roba da Omonia Nicosia), segnato quattro gol (subìti tre, ma non sottiliziamo), passato il turno. Terza vittoria consecutiva dopo Azzate e Ancona. Sursum corda, diobono.
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giovedì, marzo 25, 2004 IL TROMBOMETRO Nella solita, imbarazzante puntata del giovedì il Grande Fratello cerca un fremito nell'eliminazione (Robert, Serena o - speriamo di no, sennò come si arriva a maggio? - Ascanio). Quel fremito che manca riguardo gli eventi della Casa, praticamente nulli. Per uscire dall'eufemismo: non si tromba. Mentre dalla Germania arriva l'eco delle orge nell'edizione locale, qui siamo ancora al pre-petting, una noia mortale. Per consentirvi di reggere una tavola rotonda al salone di bellezza, eccovi un'agile guida sulle possibilità, abitante per abitante, di arrivare a un rapporto sessuale completo. BRUNO: potenzialmente toro da monta, ha professato fedeltà alla sua compagna e nessuno l'hai mai disturbato. Quando esce farà un macello, ma lì dentro ha fatto un voto di castità che Formigoni al confronto è Elton John. Tendenza alla trombata: scarsa. Possibilità di vederlo trombare: nulla. PATRICK: è caruccio, simpatico, tenero. Un classico dell'understatement della chiavata. Ma lo trattano come un frocetto, ritenendolo abbastanza inoffensivo sul piano erotico-trombesco. Lui ci sguazza: non è obbligato al machismo, ma se gli capitasse inzupperebbe il biscottino. Tendenza alla trombata: normale. Possibilità di vederlo trombare: scarsa. SERENA: votata al sacrificio come un mediano di contenimento, farebbe volentieri petting avanzato con Tommaso, ma si diverte a fare la Maria Goretti e soffre in silenzio mentre il suo favorito perde tempo con Carolina e la di lei figa virtuale. Credo che cederebbe facilmente anche di fronte alle avance di Ascanio, e forse di Patrick. L'unico che se la tromberebbe sua sponte è Robert, ma a tutto c'è un limite. Tendenza alla trombata: buona. Possibilità di vederla trombare: scarsa. TOMMASO: un caso umano. Chiunque, di fronte all'atteggiamento di troiesco rifiuto da parte di Carolina, si sarebbe quantomeno inalberato. Lui no, continua a moineggiare, a strusciare il pube, ad avvicinare le labbra, a prodursi in calorosi abbracci. Il problema è che 1) Carolina è una bambola gonfiabile; 2) lui ha uno scroto che ormai sembra una palla da basket. Non succede un cazzo da giorni e tutto lascia presupporre che non succederà mai un cazzo. Senza speranza. Tendenza alla trombata: elevata. Possibilità di vederlo trombare: scarsa. ROBERT: è sorprendente. Di certo è un po' selvaggio, e poi la sua parlata è improponibile. Ma se pensavano di mettere un animale nella Casa si sono sbagliati. Ruspante, vabbe', ma di buon cuore, buoni sentimenti e discreta educazione alla convivenza civile. Lui sta a un animale come Lapo Elkann sta a Jimmy il Fenomeno. Stasera esce, credo. (Se sbaglio pronostico, sorteggerò una blogger a caso a limonerò con lei) Tendenza alla trombata: normale. Possibilità di vederlo trombare: nulla. ASCANIO: qualche giorno fa aveva preso una decisione storica: basta con Katia. Ma è andato completamente in fase down: si isolava, parlava con la telecamera o con il cane, rideva da solo, scriveva lettere, cantava. Il reality show stava per valicare una nuova frontiera: il Trattamento sanitario obbligatorio in diretta. Poi Katia gliel'ha fatta di nuovo annusare e lui è ripiombato in piena fregola. Come innamorato è davvero una roba improponibile: noioso, pedante, insistente, lezioso, sdolcinato, faccia di culo, falso. La cosa regge solo perchè l'oggetto del suo desiderio è un personaggio al suo livello, Katia (vedi alla voce: Katia). Tendenza alla trombata: elevatissima. Possibilità di vederlo trombare: media. KATIA: ha una visione clintoniana del sesso. Io non te la do, col cazzo che scopo, tieni pure il pisello dentro la tua patta schifosa, però puoi limonare con me, infilarmi le mani nei jeans, toccarmi il culo e dirmi le parolacce. Tutto questo perchè "c'è una persona fuori". Già. La persona fuori l'hanno segnalata a Parigi incastrata sotto l'Arco di Trionfo, causa alcune ramificazioni craniche. I vigili del fuoco stanno lavorando. Nessun problema per il traffico. Tendenza alla trombata: elevata. Possibilità di vederla trombare: media. CAROLINA: faccio ammenda della mia eccessiva severità nei confronti di questo squallido personaggio. Ho saputo che qualche anno fa, a causa di una rara malformazione alla vulva, l'intero apparato sussual-riproduttivo le è stato sostituito con un sofisticato complesso vagina-utero in ghisa realizzato dalla Riello. Mi scuso pubblicamente. Mi spiace solo che non lo sappia Tommaso, che spreca un paio di erezioni al giorno per scambiarsi quattro carezze e due parole nell'orecchio. Poi tutti a nanna. Per lubrificarla ci vorrebbe la Exxon Valdez. Tendenza alla trombata: nulla. Possibilità di vederla trombare: nulla.
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martedì, marzo 23, 2004 APPENDICE AL LIBRO DELLE BARZELLETTE "No, non sarei in grado di riconoscere le persone con cui ho parlato in campo" F. Totti, dal verbale dell'interrogatorio in questura dell'altra notte, Roma, 2004 Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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IL CHINO E' VICINO (all'uscio) Caro Chino, bisogna darti atto che la voce non l'avevi alzata mai. Del resto uno col tuo stipendio la voce non dovrebbe alzarla, anzi, dovrebbe starsene zitto, nascosto, inquattato. Ecco: in ogni discorso che ti riguarda c'è un pro e un contro, c'è una considerazione e subito dopo una tesi a sfavore. Tu, la tua classe, il tuo talento. I soldi che prendi. La casella dei tuoi risultati, tuoi e nostri purtroppo, dove campeggia uno zero tipo O di Giotto. A proposito di zeri e di circonferenze, il tuo sfogo dopo Ancona-Inter è un cerchio che si chiude. Sei stato il migliore in campo, hai maramaldeggiato, tirato, passato, inventato. Tutto questo nella partita con una squadra che è ultima a 60 punti dalla prima. (E vorrei ricordarti che noi siamo quinti a 27 punti dal Milan). Dici che dopo sette stagioni di Inter ti senti poco rispettato, trascurato, sempre messo in discussione. E' verissimo. Ma capirai, Chino, che in sette stagioni ci siamo un po' rotti i coglioni di vederti fare il fenomeno con Lecce, Siena, Reggina e Ancona, e di scomparire nella partite che contano, dove a volte sembri un ragazzino della Primavera mandato in campo a tappare un buco. Capirai, Chino, che fare il fenomeno ad Ancona non cancella i tuoi match da uomo in meno, o gli appuntamenti puntualmente mancati, Capirai, Chino, che non passerai alla storia per 47 gol segnati nell'Inter, di cui almeno 30 tanto belli quanto clamorosamente inutili. E capirai, Chino, che i tuoi flop - gli ultimi, devastanti, nei derby della semifinale di Ciempions - sono cancellabili solo con imprese contrarie e opposte: dovresti farci vincere derby, big-match, coppe, scudetti. Imprese immani per chiunque indossi la casacca che ci è cara. Figuriamoci per te, grande classe e piccolo uomo. E dire che di privilegi ne hai avuti. L'innamoramento di Moratti per te, al limite del rapporto contronatura, è una delega in bianco che ti hanno sempre fatto trovare accanto al pazzesco assegno del tuo stipendio. Sei stato un campione a prescindere, e forse non ti sei sentito in dovere di dimostrarlo sempre. Solo ogni tanto, con squadre deboli, che ti lasciano spazio, ti aprono vasti territori, ti dicono "prego si accomodi, ci faccia vedere il suo sinistro da dio". Nella tua situazione, passare da potenziale campione planetario a giocatore più sopravvalutato della storia è stato un percorso più breve e immediato di quanto si possa immaginare. Tu, Chino, diciamocelo, hai un'aura maradoniana nel collegamento neuronale tra il cervello e il piede sinistro. Sei uno che con quel piede può fare quello che vuole. Sei uno che alza la testa, fissa un punto e recapita il pallone proprio lì. Il gol di domenica è un gol da campione. Nei hai fatti altri così, e anche più sfavillanti. Nessuno discute il tuo piede. Il problema è il cuore, il cervello. Sei uno che regolarmente si squaglia di fronte alle difficoltà. Sei uno che non ci hai mai fatto vincere una partita che conta, mai. Solo con la Roma, ma la Roma per noi è uno strano caso a parte in questi anni di carestia. Juve e Milan, tzè: chi ti ha mai visto con Juve e Milan?Trascurarti, a volte, è stato un dovere. Di te non ci si può fidare, Chino, ma proprio no. Certo, ti hanno fatto fare l'ala, ti hanno sballottato di qua e di là, ti hanno imposto ruoli ingrati. Ma tu, cazzo, tu hai quel piede lì. E' a quelli di talento che si chiede un sacrificio, mica a Macellari o Vivas. Tu ci lascerai il ricordo di qualche lampo e l'immagine della tua faccia affannata quando le cose non vanno, cioè quasi sempre. Quel broncio da bambino uruguagio, quelle sopracciglia spioventi, quegli occhi lucidi, quella bocca alla ricerca di ossigeno, quel vagare per il campo che non vuol dire una sega. Eravamo nello stesso posto tu e io, Chino, quel 5 maggio. Io seduto in Montemario, tu seduto in campo. Una delle tante cose che non si dimenticano e che renderanno più lieve il momento dei saluti.
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lunedì, marzo 22, 2004 EFFETTO A CATENA Si è creato un precedente pericoloso, questo è chiaro. Dopo Roma nulla sarà più come prima. Poco fa è stata sospesa l'assemblea del mio condominio perchè si era sparsa la voce che stessi limonando nel seminterrato con quella delle pulizie. Pare che un inquilino del terzo piano abbia detto all'amministratore: "Fidate, l'ho visto con l'occhi mia". Cazzo, un'infamia: a parte che quella delle pulizie è un cesso, ma io sono ancora in ufficio. Ho chiamato l'amministratore che mi ha detto: "No, scusa, la responsabilità è mia, l'assemblea l'ho sospesa io". E io: "Ho capito, ma io non sto limonando nel seminterrato, sono ancora in ufficio, ho i testimoni, non mi sono mai mosso, giurìn giuretta. La notizia è priva di fondamento". E l'amministratore: "Ascolta, non c'erano più le condizioni per continuare. La tua padrona di casa era sconvolta". E adesso, gli ho detto? "Non so. Ripeteremo l'assemblea a porte chiuse". Cazzo dici? Non l'abbiamo mai fatta a porte aperte. E lui: "D'estate sì". Ora ho il terrore che mi aumentino le spese. Non si può andare avanti così.
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PARI OPPORTUNITA' "A Messina ce ne hanno fatte di tutti i colori. Fuori dall'albergo hanno fatto casino tutta la notte. Un ultrà è entrato e ha aggredito la ragazza alla reception. Andiamo allo stadio e ci prendono a sassate. Taibi era ferito ma è andato lo stesso in campo. Per me non c'erano le condizioni di giocare. Ho chiamato Galliani, ma il telefonino era staccato. Questo fa il presidente della Lega e la domenica pomeriggio stacca il telefono". Ruggeri, presidente dell'Atalanta, nel dopopartita di Messina-Atalanta di ieri pomeriggio.
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domenica, marzo 21, 2004 NON GIOCO PIU' Uno stadio, un derby. La festa. La folla. Ottantamila persone stipate su gradoni ripidi, divise in due fazioni. Tensione. Positiva o negativa che sia, tensione. Alle stelle. Prendere una decisione per motivi di ordine pubblico in una situazione del genere è, automaticamente, pestare una merda. "E' meglio giocare per motivi di ordine pubblico": si giocò all'Heysel con i cadaveri allineati nell'antistadio, si giocò quel Lazio-Roma di Paparelli, si giocò una sacco di altre volte con il morto fresco o il moribondo appena portato via. "E' meglio giocare per motivi di ordine pubblico" perchè bisogna distrarre 80mila persone, evitare lo scontro, quantomeno rinviarlo, guadagnare tempo. Lo spettacolo deve continuare, un po' per ipocrisia, un po' per convenienza, un po' perchè i fumogeni e la porchetta coprono l'odore del sangue. Oppure: "E' meglio non giocare per motivi di ordine pubblico". Fu sospesa quel Genoa-Milan alla notizia del tifoso morto accoltellato: l'assassino era sugli spalti e fu identificato lì. Eccetera, attraverso casi meno clamorosi. Potremmo stare qui ore a discutere se è meglio o peggio. A Roma era successo qualcosa prima, è successo qualcosa dopo. Quel che è successo durante è un inedito assoluto. Partita sospesa per una falsa notizia. Dal mio divano, unico spettatore assiepato nel mio personalissimo Settoredrome, quando ho visto Rosetti che non riusciva a far riprendere il gioco ho pensato: è una cazzata. Il questore aveva spergiurato che non era successo niente, che nessuna camionetta aveva travolto e ucciso nessun bambino. Ho pensato che sarebbe stato meglio giocare, non darla vinta a nessuno, chiunque fosse. Ma c'era gente che scavalcava, c'era gente che accendeva falò, c'era gente che minacciava, gridava, sveniva. Forse sì, non si poteva più giocare. O forse non è stata minimamente gestita la situazione. C'è una scusante, del resto, e va ribadita: una cosa così non era mai successa. A pensarci bene, è stato un attentato. Una cosa premeditata. In uno stadio basta poco. Se cinque, dieci curvaioli accreditati e riconosciuti vanno in mezzo a mille persone con la loro stessa sciarpa e dicono "là fuori una camionetta ha travolto un bambino, è morto, era un bambino, uno dei nostri", è un casino. La curva in un derby è un magma, un tutt'uno. Il passaparola è questione di secondi. Vaglielo a spiegare a quello venti gradoni più in su. "E' morto un bambino, è morto un bambino". La curva è un magma di dieci, ventimila teste. Diglielo tu a ventimila teste che là fuori è morto un bambino con la maglia di Totti o di Fiore. Insomma, è stata una follia preordinata, non credo estemporanea. Hanno voluto far smettere di giocare (è vero che gli striscioni sono spariti contemporaneamente nella Nord e nella Sud?). Zero a zero, un palo a testa, partita aperta: no, lo sport non c'entra. Dev'essere qualcos'altro. Qualunque cosa sia, è molto triste. Il calcio scoppia. Voi pompate, gonfiate. Voi spalmate, spalmate, spalmate. Il calcio va alla deriva. I capi spalmano e il calcio muore, nelle mani di gente che insabbia i debiti e di gente che muove le folle inventandosi il morto. E dire che una volta, tanto tempo fa, era solo un gioco.
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LA DERIVA "La decisione è stata mia, ero io quello al telefono con Rosetti. Ho deciso io. Io".
il pallone è mio, decido io, da' qui il pallone, è mio il pallone Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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ANCONA TU (de perseverantia cazzeggiorum)
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PARI OPPORTUNITA'
Giocatori importanti fuori, qualche giocatore scarso dentro, gente che si fa espellere, gente che se ne andrà in cerca di lidi o ingaggi migliori. Per fortuna anche ad altri capita, ogni tanto, di travestirsi da Inter.

(nella foto, un momento di Lazio-Juve. Quello vestito come un nazionale olandese è il portiere della Juve, quello vestito come l'arbitro è il difensore della Juve, quello vestito come un nazionale austriaco è l'attaccante della Lazio)
(odio il marketing calcistico)
LO LASCIO DIRE A LUI
"Il voto ad personam della destra parlamentare contro Adriano Sofri mostra chiaramente il carattere cialtrone della coalizione che governa questo paese. I suoi partiti, la maggioranza dei suoi deputati, il suo leader Silvio Berlusconi, uno che sa distrarsi come pochi altri quando non si tratti degli affari suoi, hanno dato una prova miserabile".
"Berlusconi aveva detto e scritto in coscienza, e si tratta della vita di un uomo e di un caso civile di evidente valore, che 'sono maturi i tempi per la grazia a Sofri'. Da un anno e mezzo si è fatto prendere in giro da un manipolo di vecchi missini riciclati e dal capociurma delle tifoserie varesotte della Lega".
"Il Cavaliere non vuole grane prima delle elezioni".
"Alla grazia per Sofri si frapponeva solo l'idiosincrasia per gli intellettuali del burocrate che fa le funzioni di Guardasigilli e di quattro mozzorecchi forcaioli".
(Giuliano Ferrara - dall'editoriale di domani sul Foglio)
L'INFERMERIA PIU' PAZZA DEL MONDO
Il bollettino quotidiano degli infortunati dell'Inter è sempre spassoso. Una lettura quotidiana, quella del sito nerazzurro, che non mi meno quasi mai. Quella di oggi è particolarmente ricca di spunti.
Matias Almeyda : potenziamento muscolare ed esercizi aerobici (dallo scardinamento dei garretti avversri è passato alla ginnastica per femminucce
Francesco Coco : cyclette (poi è andato dalla manicure)
Emre Belozoglu: terapie e lavoro sulla sabbia (cioè sabbiature. Ma dove si allena, a Varazze?)
Mohamed Kallon : lavoro sulla sabbia e tecnica individuale (lavoro sulla sabbia e tecnica individuale... uhm, in pratica si fa le seghe in spiaggia)
Georgios Karagounis : seduta di scarico (un elegante giro di parole per dire che è in bagno a fare la cacca)
Cristian Kily Gonzalez : seduta di scarico
(idem)

VISIONI

Ho visto su Sky un film con questa attrice, Angie Cepeda. Credo che Pieraccioni abbia visto lo stesso film per poi assoldarla a furor di ormoni. Vi assicuro che ha due tette strepitose, e anche il culo. Ma per fare una cosa originale la posto così, vestita. Sono assolutamente contrario alla mercificazione del corpo femminile (non so se in questi lunghi mesi di blog se ne sia mai accorto qualcuno). Mi sento migliore.
LO SCHERZO PASSIVO
La definizione non è esattissima ma mi piace. Mi è venuta spontanea un bel po' di anni fa, mentre assistevo al seguente siparietto: luogo di lavoro, linea telefonica diretta (non passante dal centralino) di collega molto alto in grado, sporadiche telefonate di gente che sbagliava numero. E lì scattava lo scherzo telefonico passivo: tu ricevi la telefonata e fai lo scherzo.
Lo scherzo del mio collega era semplice e ripetitivo, tanto da apparire geniale come certi tormentoni ben riusciti. Arrivava la telefonata sbagliata e lui, professionale e con un filo di voce, rispondeva: "No, qui è l'obitorio". La risposta - lo scherzo passivo -, sempre uguale, sempre quella, generava nell'ignaro telefonatore una reazione scomposta: perchè la gente non metteva giù di scatto o diceva un semplice "scusi", ma si esibiva in un contritissimo salamelecco, "uh, mi scuuuusi", detto con l'intonazione di uno che l'ha fatta grossa, di uno che si è accorto di aver fatto il peggior errore di numero della sua vita. Che poi, a pensarci bene, uno che chiama per sbaglio l'obitorio non disturba nessuno, no?, se non il becchino centralinista. Eppure l'aver chiamato l'obitorio veniva vissuto dai telefonatori come una clamorosa merda calpestata. "Mi scuuuuusi..." "Prego, buonasera" "Buonasera... scusi ancora".
Per fare lo scherzo telefonico passivo bisogna avere una certa prontezza di riflessi e un copione mentale pronto per essere aperto quando è il momeno. Non ho questo copione. Io, poi, ho un rapporto di faticosa sopportazione professionale con il telefono: la maggior parte dei giorni, esaurito un monte-telefonate improntato alla buona volontà, spero che non squilli più, e se squilla spero che la telefonata duri il meno possibile. Ieri, però, stavo pranzando a casa da solo, leggiucchiando il giornale, e mi è arrivata una telefonata della solita ditta rompicazzo che cerca clienti sfogliando la guida.
"Buongiorno, è il signor Settoreeeee?"
"Sì (gnam gnam) (diobono)"
"Buongiorno, è la ditta XXX, installiamo impianti di allarme per abitazione. In questi giorni un nostro funzionario è proprio nella sua zona. Se lei è interessato, io le potrei fissare un appuntamento. Il funzionario viene a casa sua e senza impegno le fa un preventivo gratuito per l'installazione di un impianto d'allarme per il suo appartamento. Sa, oggi è importante avere un impianto d'allarme".
"..."
"Mi dica... le fisso l'appuntamento? E' assolutamente gratuito".
Ed è lì che è scattata, imprevista, la molla dello scherzo passivo. Perchè non so come, ma le ho detto:
"Eh... guardi, io tra venti giorni ho lo sfratto esecutivo"
"Oddiiiiiio... mi scusi tanto..."
"Eh..."
"Mi scusiiiii... le faccio i miei auguri, signor Settore..."
"Grazie"
"La saluto... auguri ancora"
"... giorno"
clic
(il problema è che mi sono sentito un po' in colpa)

FURRRRRBI
Non so perchè, ma ho attivato un servizio automatico di sorveglianza sulle copertine di Men's Health, rivista che avrò comprato sì e no due volte nella vita, nella segreta speranza di bruciare grassi pur mangiando quattro pizze margherita a pasto, e di essere aggiornato sulle tecniche amatorie all over the world. Credo che Men's Health si regga molto bene in piedi proprio per queste due ragioni, perchè su ogni copertina c'è un richiamo sul sesso e uno sulla pancia. Per esempio, nel numero in edicola in questi giorni vengono richiamati i seguenti servizi: "Il sesso che le piace ma non osa chiederti" e "Muscoli esplosivi, il piano da 4 settimane che raddoppia i tuoi poteri" (più in basso c'è anche "41 snack rapidi che non ingrassano"). Dovrei comprarlo più spesso per vedere se il servizio sul sesso non sia altro che il ricicciamento di pezzi analoghi usciti negli ultimi due anni, tipo "100 modi per farla impazzire a letto" o "Le 100 domande che non osi farle sotto le lenzuola" o "51 modi per trombare con discreto appagamento". Oppurese il servizio sui muscoli esplosivi sia lo stesso dei mesi scorsi, magari nascosto sotto altri titoli, tipo "Addominali perfetti in tre settimane", "Fisico da urlo senza rinunciare a niente" oppure "Come apparire sano nonostante una vita del cazzo, diciamocelo". Del resto, come pensare che ogni mese i costumi sessuali, ginnici e alimentari degli italiani cambino? Voglio dire: i 100 modi di farla impazzire a letto saranno gli stessi di sei mesi fa, e tra questi 100 modi ci saranno sicuramente alcuni dettagli che le piacciono ma non osa chiederti, con cui confezionare quindi il servizio di questo mese. E le diete: se mangi tre panini con la porchetta prima di andare a letto, avrai gli stessi problemi di peso e di addominali di nove mesi fa, quando sotto l'ipotetico titolo "Farsi un fisico della madonna prima di andare a Sharm" la rivista avrà sicuramente messo in guardia i rampanti italiani da grassi saturi e maniglie dell'amore. Questo mese c'è anche "100 modi infallibili di ricaricare le pile del cervello", ma nei mesi precedenti giuro di aver visto "100 modi per vivere felici", "51 modi per vivere in pace con il tuo capo" e "37 modi di farti i cazzi tuoi e pagare le spese condominiali". Vabbe', in fondo costa 2,60 euro, cosa pretendere di più? Magari adesso esco, la compro e mi faccio muscoli esplosivi in 4 settimane. No, la realtà è un'altra. Sto aspettando da anni il servizio "76 modi per convincerla a limonare con te", e non esce mai.

NON TROMBATE MAI
Al Grande Fratello non succede un cazzo. Il post potrebbe chiudersi così, ma mi sforzo e vado avanti. La decisione di abbuonare le nominescion per una settimana è stata deleteria. C'è pace sociale. Due palle che non vi dico. Katia e Ascanio ballano un minuetto insopportabile: lei ogni tanto gli concede una limonata-lampo e lo illude, poi gli dice che non è pronta, lui le dice che forse è meglio allontanarsi piuttosto che continuare così, lei gli dice che non sa, lui le dice che sa, io dico che hanno rotto il cazzo. Non avete nemmeno trombato, rendetevi conto. Certo, lei ha una persona fuori. Vabbe'. Poi c'è il triangolo Tommy-Carolina-Serena: Serena sbava per Tommy che sbava per Carolina che non sbava di suo, avendo riposto la figa in una ideale teca di cristallo, una specie di figa del Similaun che la si può vedere da lontano, da uno spioncino della cella frigo, cinque euro all'ingresso. Patrick è il vincitore morale e materiale e praticamente già fa i giri di campo. Bruno dispensa pillole di saggezza, brandelli di vita e banali coattaggini. Robert sta imparando l'italiano e questo toglie fascino al suo personaggio (diobono). E io sbadiglio, come un soldato di guardia la notte aspettando il cambio. Canticchio sottovoce guardando la punta dei miei vibram e, alternativamente, il lento scorrere della lancetta lunga.

POESIA (tardivo omaggio)
Stanotte mi sono visto i duecento gol di Roberto Baggio in rapida sequenza. 67 su rigore, e vabbe'. Arrotodiamo a 100 aggiungendo i gol normali. Ecco, gli altri 100 erano tutti belli, bellissimi o strepitosi. Fioriscono statistiche sulle punizioni, i gol di testa, quelli di destro o di sinistro. Non ho mai visto una statistica sui gol segnati dribblando il portiere: credo che Baggio sarebbe uno dei recordman della storia. Vedere i suoi duecento gol uno dietro l'altro è stato un modo per capire che ci mancherà da morire. Quando si ritira un campione bisognerebbe, per rappresaglia, mandare al confino cento scarponi. Ma non succederà. E' normale.
L'UOMO COL MEGAFONO,
L'UOMO CON L'IDRANTE
E L'UOMO CON DU' PALLE COSI'
Apprendo dalla lettura dei giornali di questa mattina che la rivolta della Curva a San Siro ha avuto ieri un simpatico epilogo: come spesso accade, i capi ultrà - gli stessi che hanno vomitato cori contro per ottanta minuti - sono apparsi nella zona riservata dello stadio e hanno parlato con giocatori ed esponenti della società. Riferisce "Repubblica" che Adriano manco li ha cagati, mentre capitan Zanetti si è fermato a parlare con loro ricevendo i soliti elogi ad personam ("tu sì che c'hai le palle, Capitano, mica gli altri"). Zanetti, mentre ero incolonnato nella coda post-stadio, l'ho sentito alla radio dire che la situazione dei tifosi allo stadio, un po' a favore e un po' contro la squadra, "è normale quando la squadra non va bene".
(tutti i giocatori dicono "è normale". I giocatori si mettono gli occhiali da sole anche in sala stampa, hanno tutti gli stessi maglioni, le stesse giacche, gli stessi cappellini. Dicono tutti le stesse frasi. "E' normale" è il loro grimaldello per aprire le porte di un lessico scarno. Domandate qualsiasi cosa a un giocatore. Lui risponderà: "E' normale.." e poi via con quel poco che devono dire. Sai che hai la faccia da cazzo? "E' normale...". Sì, è normale. Normalissimo. Siete tutti normali)
Caro Javier, normale un cazzo. Io, intruppato nella moltitudine nerazzurra, ti dico che la normalità di far salire la Curva sul pullman, far entrare la Curva negli spogliatoi, legittimare la Curva come interlocutore, ecco, io questa normalità non la accetto. E se dovessi fare una serie di esempi per disegnare l'ignoranza di un calciatore medio, uno dei primi sarebbe proprio questo: la assoluta passività a farsi irretire da cento persone col megafono e l'idrante, senza considerare i milioni che vi seguono da altre zone dello stadio che non siano la Curva Nord e da altre zone del cuore che non siano dentro lo stadio stesso. Caro Javier, quelli col megafono e l'idrante sei tu e quelli come te a farli salire sul tuo pullman, quasi che la loro parola, il loro parere, il loro incitamento, le loro pretese contassero come quelle - chessò? - di un Moratti.
Io non sono contrario al rapporto tra la Curva e la società. Un rapporto, come dire, di collaborazione. In un grande stadio come San Siro una bella curva ci deve essere. E' giusto che vengano finanziate le coreografie. Un po' meno giusto che - come si dice - non paghino il biglietto. Ma facciamo che sia giusto anche questo. E' parte dello spettacolo. E' l'effetto speciale, è la colonna sonora. Una partita senza il rumore di una curva non sarebbe la stessa partita. Perchè allora vaffanculo, tutti sul divano. No, non è la stessa cosa, per fortuna, e non lo sarà mai.
Dirò di più. Mi sta bene anche delegare una parte dei miei umori alla Curva, perchè se dal mio divano urlo "Andate a lavorare" non mi sente nessuno, mentre un coro incazzoso allo stadio fa sempre il suo bell'effetto. E' anche un prezzo che deve pagare la società, perchè prezzolare un tifoso può andar bene nei momenti belli e magari in quelli opachi, ma in quelli brutti non funziona. E' un prezzo che pago anch'io, perchè non sono un curvaiolo e neanche uno da bar sport: però accetto di delegare il mio malumore a gente come l'uomo col megafono e l'uomo dell'idrante, con i quali non mangerei mai una pastasciutta ma probabilmente potrei parlare ore di quanto facciamo schifo oggi e quanto eravano forti prima.
Però il confine è questo, stop. Non è normale, Capitano, che ti diano del pezzo di merda per due ore e che tu poi li accolga in una zona riservata dello stadio scambiando pacche sulle spalle. Chiediti di che natura sia mai la pacca che prendi, Javier, che non capisci se è solidarietà o compatimento o - perchè no? - minaccia. Non è normale, non è normale un cazzo. E la colpa è la tua e di quelli come te - tuoi compagni, tuoi dirigenti - che accolgono gente sul pullman e negli spogliatoi, come se gli si dovesse qualcosa. Certo che gli dovete qualcosa, ma in quanto tifosi, in quanto interisti. Sono le stesse cose che dovete a noi, a quelli delle tribune rosse e arancio, a quelli del terzo anello, a quelli di Sky, a quelli del bar. Sapere che tu e gli altri rendete conto a megafoni e idranti, e non a me e a quelli come me, ecco, questo mi fa incazzare. La spaccatura l'avete provocata voi, caro Capitano. La Curva si è accorta che il Resto dello Stadio non contestava. Non sia mai! La Curva è abituata a vedersi spalancare porte di pullman e spogliatoi, figuariamoci che incazzatura ieri quando il Resto dello Stadio li mandava a cagare. E' quello che dovreste fare voi, Capitano, almeno ogni tanto, almeno in casi estremi come ieri, invece di stendere sempre la passatoia rossa al minaccioso arrivo dei soliti anfibi.

GLI UMORI DELLA CURVA
(ovvero, TAGLIARSI I COGLIONI
PER FARE UN DISPETTO ALLA MOGLIE)
Ragionare con un tifoso è una contraddizione in termini. Il tifoso non ragiona molto. Molto spesso - quasi sempre - sragiona, delira, sbiella. Il tifoso non sente ragioni. Il tifoso è abbagliato. Il tifoso medio è una macchietta popolare. E anche il tifoso snob e con il diploma di liceo classico (io, per esempio) è irragionevole, perchè se ragionasse farebbe altro, la domenica, invece di andare a vedere un Inter-Chievo allo stadio G. Meazza in Milano, addì 14 marzo grigio e pure freddino.
Oggi, però, sono contento di esserci stato, perchè a San Siro è andato in scena un nuovo capitolo della tormentata storia nerazzurra, la Spaccatura tra i Tifosi. La Curva Nord contro il Resto dello Stadio. Un bel match tra migliaia di persone che, nel loro piccolo, fanno a gara a chi ragiona meno. Ragiona meno la curva incazzosa che entra a gamba tesa e insulta tutti - giocatori e tifosi-non-protestanti -, o ragionano meno i tifosi normali, che erano lì a vedersi la partita di una squadra sputtanata?
Visto che c'ero, val la pena raccontare. Oggi la Curva è rimasta vuota per un po', solo lo striscione "Scusate il ritardo". La partita inizia e restano tutti fuori. Poi ecco il secondo striscione: "Ci siamo persi qualcosa?". Dopo dieci minuti, entrano.
In quei dieci minuti si era vista la migliore Inter dell'ultimo mese e mezzo, quello delle undici partite senza vittoria. Brillante, vogliosa. In dieci minuti aveva fatto più tiri che nelle tre orripilanti partite precedenti a San Siro (Brescia-Sosciò-Benfica). Ma la Curva entra e comincia a insultare. Pezzi di merda, ci avete rotto il cazzo, andate a lavorare eccetera. Accade che il Resto dello Stadio non ci sta, perchè la squadra, una volta tanto, stava giocando e ce le stava mettendo tutta. Dal Resto dello Stadio partono i fischi e si alzano molte braccia nel movimento ampio che si fa quando si manda a cagare qualcuno. E allora la Curva se la prende, se la prende di brutto, quando si accorge che il Resto dello Stadio non la segue. Da quel momento (era circa il 15° del primo tempo) la Curva intervalla un coro contro la squadra a un coro contro il Resto dello Stadio: "E voi siete un pubblico di merda". Così fino alla fine. Sarà uno 0-0 molto dignitoso: una traversa, un salvataggio sulla linea, due paratissime di Marchegiani su Vieri, due minchiate di Adriano a porta spalancata. Una partita di lusso, confrontata alle ultime. Ma per la Curva è tutta merda. La squadra e noi, il Resto dello Stadio.
Insomma, cari Curvaioli, per quale cazzo di motivo eravate lì, un anello sopra il mio? Tutti, a San Siro, la pensiamo più o meno allo stesso modo. Tutti eravamo lì a guardare la partita di una squadra - la nostra - che non ci piace, piena com'è di gente mediocre. Una squadra già punita dai propri risultati, dall'evidenza delle cifre, dalla pochezza dei cervelli, dall'infima qualità della società che le sta dietro e dalla quale dipendono una bella fetta dei suoi guai. Detto questo, voi eravate lì per vederla perdere, e anzi incitarla a perdere la quinta partita consecutiva? A che pro?
Non ce la faccio a tifare contro. Quasi non ce la faccio a tifare contro Juve e Milan, figuriamoci a tifare contro l'Inter, anche se metà dei miei paladini li prenderei a calci in culo. Io, per esempio, cari curvaioli, ero lì con mia figlia, una bimba agghindata di nerazzurro che sembrava Miss Beneamata Under 8, con i suoi palloncini in mano e la sciarpa al collo con stemma bene in vista. A lei piace quando accendete i bengala, tirate i coriandoli, fate festa. Occhei, non c'è niente da festeggiare, e siamo tutti d'accordo. Ma ho fatto fatica a spiegare a mia figlia perchè noi eravamo lì a sperare di vedere un gol e voi no, eravate lì a fare non so cosa, non ho capito cosa.
Questa squadra, ribadisco, è già punita, finita, annientata. Non c'è bisogno di contestarla a freddo. Rimanere fuori dieci minuti, prenderli per il culo con gli striscioni: va benissimo. Insultarli: va bene. Va bene quando è il caso, se fanno schifo, se sbagliano gol, se si cagano addosso. Li avrei insultati anch'io. Oggi no, non andava bene, ma proprio per niente. Stavano giocando, ci stavano provando. Una buona partita e una vittoria oggi non li avrebbe assolti da un mese e mezzo di nefandezze. Questa squadra non la assolveremo mai. Questa squadra è già condannata. Ma una squadra - una maglia, una fede - la si rispetta quando fa il suo lavoro. Il silenzio, piuttosto. Ma questa volgarità, questa violenza nei modi e nei toni è ributtante.
Oggi, cara Curva Nord, hai dato prova di beceraggine e di ignoranza. Dieci minuti di apprezzabile ironia, poi no, poi basta, poi hai sparso letame sulla squadra e sul Resto dello Stadio, me compreso, impegnato a riparare dagli schizzi una bimba che non capiva bene. Non mi è piaciuto, ma proprio per niente, come non mi ha divertito la squallida scena dell'idrante-bis (complimenti anche a chi ve la lascia fare ogni domenica). E se io sono il pubblico di merda, voi là sopra - ehi, dico a voi - siete veramente dei tifosi del cazzo.
MUTAZIONI
All'anagrafe canina risulto proprietario (pentito) di un bassotto tedesco nano, praticamente un ratto col pedigree. Nonostante le dimensioni contenute, il cane in questione ha la forza motrice di un bull terrier dopato e la velocità di un levriero centometrista. I casi sono due: o mi danno il Nobel per l'Etologia, o Quark ci dedica un servizio.

COREOGRAFIE
| 50MILA PALLONCINI PER INTER-CHIEVO Sabato, 13 Marzo 2004 13:28:14 | |
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MILANO - Cinquantamila palloncini nerazzurri regalati agli spettatori di Inter-Chievo, in programma domani (ore 15) allo stadio "Giuseppe Meazza". Il Centro Coordinamento Inter Club, promotore dell'iniziativa, come sempre vuole essere al fianco della Società e della squadra. Soprattutto in questo momento c'è bisogno di passione sincera, positiva, costruttiva. Un palloncino, da agitare in particolare al momento dell'ingresso delle squadre in campo, vuole essere un piccolo, grande segnale di sostegno incondizionato ai calciatori. I palloncini saranno sistemati sulle poltroncine dello stadio. Beh, allora ci vado. | |
RICORRENZE
Oggi Vampeta compie 30 anni. Auguri.

OH-OH (0-0)
Mi è semblato di vedele una palata di Toldo.

L'ATTESA
Non sto nella pelle per la partita di stasera. Per ingannare l'attesa leggo su Inter.it cosa hanno fatto i soliti dieci-venti infortunati e/o squalificati e/o indisponibili rimasti a Milano. Al bollettino medico dell'Inter mi sono permesso di aggiungere un mio personale commento.
APPIANO GENTILE - Sette nerazzurri hanno svolto oggi allenamenti differenziati al centro sportivo "Angelo Moratti" sotto la guida dei preparatori atletici Giannicola Bisciotti e Claudio Gaudino e assistiti dai fisioterapisti Massimo Della Casa e Silvano Cotti. Ecco, nel dettaglio, il lavoro svolto dai singoli calciatori.
Adriano , Materazzi , Stankovic e Vieri : potenziamento settoriale e globale degli arti inferiori. (vabbe', ginnastica alle gambe. mi sembra il minimo, con quel che prendono)
Coco : potenziamento muscolare degli arti inferiori e superiori. (la specifica "anteriori" e "posteriori" lascia supporre che nel caso di Coco ci sia un terzo tipo di arto, singolo, in zona pubica)
Emre : cyclette e potenziamento muscolare settoriale dell'arto inferiore. (l'arto inferiore. Uhm. Gli hanno tagliato una gamba. Stagione finita)
Kallon : lavoro aerobico in forma intermittente sul tapis roulant e muscolazione settoriale degli arti inferiori. (cos'è, una penitenza perchè si è dopato?)
Almeyda : riposo. (ma vaffanculo va')
![[http://www.inter.it/media/raw/2004-03-10_221440.jpg:©inter.it]](http://www.inter.it/media/raw/2004-03-10_221552.jpg)
(nella foto, i veri interisti al lavoro lontani da casa e in un ambiente ostile)
QUESTO E' IL CALCIO, BELLEZZA
da Datasport:
- Madrid sconvolta dalle bombe, Madrid che reagisce anche attraverso lo sport. Così Datasport ha voluto subito telefonare all`Atletico Madrid, uno dei tre club principali della capitale spagnola assieme al Real e al Rayo Vallecano. "Questa mattina si era parlato di una sospensione della Liga per una giornata" commenta un portavoce della società `colchonera`, "ma soprattutto per una congestione questione di date è stato impossibile programmare il rinvio. Fra campionato, Coppa del Re, ed eurocoppe, il cammino che porta agli europei è fittissimo".
Anche l'Uefa: rinviare le partite di stasera? No, facciamo un minuto di silenzio. Eh, il calendario fittissimo. Un bel casino.