www.settore4cfila72posto35.net il sito non ufficiale dell' interismo moderno qui dentro, nel migliore dei casi, potreste trovare interismi assortiti, snobismi vari, pettegolismi generici, enteroclismi intellettuali, sinistrismi moderati, sessualismi carpiati, divagazionismi interiori (ho finito gli ismi, sennò continuavo) Archivio
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venerdì, aprile 30, 2004 LA FRASE MISTERIOSA Cosa starà dicendo Zac a Facchetti?
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ufficio statistiche
visitato ben 100000 volte contro ogni ragionevole previsione
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NUDO ALLA META Oggi faccio centomila e non so neppure cosa mettermi. Piove, oltretutto.
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NON VEDO, NON VEDO E NON VEDO
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giovedì, aprile 29, 2004 TUTTO PREVISTO - 2 "Lascio a fine stagione, è finito il mio ciclo"
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TUTTO PREVISTO
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PUNTATE PRECEDENTI Piove. Malinconia. Ripenso agli ultimi giovedì e ripercorro le eliminazioni. Giovedì scorso è uscita lei
mentre due giovedì fa era uscito lui
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IMPIEGATE (banca semideserta, ore 8.35, sono il secondo cliente. Due impiegate al front office: la prima sta concludendo con l'altro cliente, la seconda si sistema la cotonatura. Chiacchierano che è un piacere) prima impiegata: (blablablablabla) seconda impiegata: (blablablablabla) (trascorre un minuto, guardo nel vuoto) prima impiegata: (accorgendosi della mia esistenza in vita) "Venga!" seconda impiegata: (sistamatasi la cotonatura) "Venga!" io: "Non litigate" prima impiegata: "No!" seconda impiegata: "No, dai, venga qui!" io: "Non voglio fare preferenze, ho solo bisogno un libretto degli assegni" seconda impiegata: "Prego!" (il primo cliente se ne va. Le due impiegate riprendono a chiacchierare) seconda impiegata: "Scusi, sa, sono rimasta a casa tre giorni..." io: (conciliante) "... e dovete recuperare" prima impiegata: "Esatto! Eheheheheh" seconda impiegata: "Ecco il libretto, tre firme qui qui e qui" prima impiegata: (rivolta alla seconda impiegata) "Mi cadono i pantaloni" io (nel mio intimo): "Anche a me" seconda impiegata: "Grazie, arrivederci" prima impiegata: (sorridendo) "Grazie, ci scusi, adesso finiamo il recupero..." io: "Prego prego. Dovreste offrirmi il caffè, sono stato velocissimo" prima impiegata: "Ahhhh, guardi, quando vuole" io (nel mio intimo): "Simpatiche siete simpatiche. Il fatto che siate anche due discreti cessi, qusto va detto con estrema franchezza, precluderà ogni ipotesi di deviazione da un normale rapporto impiegata-cliente" io (pubblicamente): "Arrivederci" (il fittissimo blablablabla riprende prima ancora che imbocchi il metal detector)
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WWF
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mercoledì, aprile 28, 2004 LE GRANDI BIOGRAFIE DI SETTORE - 7 (fine) (rubrica di aggiornamento socio-culturale sul Grande Fratello, giunta ormai al termine, come del resto la trasmissione. Avete ancora una settimana di tempo per spandere saccenza dalla parrucchiera. Altrimenti stampatevi le precedenti puntate e portate il dossier al mare, dove potrete brillare in qualche conversazione postuma mentre vi ungete d'olio e chiacchierate col vicino d'ombrellone) KATIA Katia è nata a Chiesa di Valmalenco (Sondrio) il 27 settembre 1978 da una relazione clandestina tra Gino Bramieri e Silvie Vartan. I genitori sin dai primi giorni di vita intuirono le sue doti innate: nella nursery i due bebè vicini di culla fecero a pugni, divisi a stento da tre infermiere e una caposala, sostenendo entrambi di essere l'unico fidanzato di Katia. Mentre i due litiganti finirono in incubatrice, la piccola Katia sussurrò all'ostetrica: "Meno male, che palle questi uomini". A sei mesi mise il primo dentino, a sette le spuntò la frangia. Come successe a Carolina, anche la piccola Katia fu profondamente turbata da una frase che finì per sconvolgerle la vita. Un giorno Katia insisteva con la madre perchè giocasse con lei, ma la donna non poteva: faceva la pedicure in nero e aveva ancora una cliente da servire. Katia insisteva: mamma mamma mamma, giochiamo, mamma mamma mamma. La donna cercò di indurla alla pazienza: Katiuccia, ho ancora una signora, tra mezz'ora ho finito. E Katia: mamma mamma mamma mamma. Finchè la donna sbottò: "No, basta, ho una persona che mi aspetta fuori!". Katia restò senza parole e incapsulò la frase tra i princìpi cardine della sua vita. Nella Casa Katia si è distinta per alcune caratteristiche principali. Compagnona e paracula, non è mai stata nominata. Ha familiarizzato con Patrick, cui la lega lo stesso rapporto perverso che c'è tra Loredana Bertè e Renato Zero. Poi è entrata nel tunnel-Ascanio, facendosi intortare dal golfista ipnotizzatore, concedendogli qualche limonata e qualche palpata per poi stopparlo sempre sul più bello, quel classico e impagabile momento in cui la proboscide diventa una putrella. Due mesi di tira e molla che avrebbero stancato un mandrillo. Non Ascanio, obviously, che alfin l'ha posseduta davanti a pochi spettatori, tra cui io, in una trombata notturna sulla quale è calata una censura che neanche nello Yemen. Il duetto tra Katia ("Basta, cazzo, sei noioso e pesante, tengo molto alla mia libertà") e Ascanio ("Basta, cazzo, sei noiosa e pesante, tengo molto alla tua figa"), protrattosi per settimane senza una variazione di tono che non sia stata quella ciulata coperta dal segreto istruttorio, è allo studio del Censis come quinta causa di suicidio in Italia nel 2004 dopo le condizioni di salute, i drammi familiari, la solitudine e l'Inter. Katia - storia con Ascanio a parte - lascerà comunque due ricordi indelebili. 1) le sue improbabili mise vita-molto-bassa-tacchi-molto-alti, che la facevano sembrare una giraffa con il collo di Maurizio Costanzo; 2) il rapporto "con la persona che l'aspetta fuori", che probabilmente starà meditando decisioni importanti, come quella di optare per il delitto d'onore oppure qualla di chiedere asilo politico in Ruanda. Pare che negli ultimi giorni, ancora stravolto dalla vergogna, si sia rifugiato nelle campagne altoatesine. Un irridendista della Val Venosta, scambiandolo per un traliccio, ha tentato di farlo saltare con una bomba.
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martedì, aprile 27, 2004 RIAMMESSO FANTOZZI
E alla fine, in diretta tv, in un clima a metà tra "Carramba che sorpresa" e "La Fattoria", Ian Thorpe si è ripreso il suo posto alle Olimpiadi con un largo sorriso. L'amico Craig Stevens torna dietro le quinte con un bel gesto e 60 (o 80? Facciamo 70) mila euro in saccoccia. De Coubertin ha assistito all'avvenimento dalla sala tv del Paradiso: prima ha applaudito, poi gli è parso di sentire uno scampanellio, un rumore tipo registratore di cassa, ed ha preferito tornare in camera. "Pierre, che succede?" "No, niente, ho un po' di nausea" "Fai un pisolino, vedrai che passa" "Ecco, sì, giusto, faccio un pisolino" "Quando ti sveglio?" "A metà settembre, grazie". Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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BAGGIO
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DONNE MODERNE
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IL PICCOLO MANNHEIMER Come sempre, varcata la soglia dei cento voti, ho cambiato il sondaggio. Ma la dinamica di quello precedente va analizzata con un minimo di attenzione. La domanda era "Cosa c'è di meglio che battere la Juve?" e l'avevo posta - in preda a infantile euforia - il giorno dopo la vittoria a San Siro. All'inizio aveva prevalso nettamente l'opzione "La Juve in B per illecito sportivo", mentre "Trombare" si stagliava al secondo posto e "Trombare. Già detto? Fa lo stesso" al terzo, ma distaccato, davanti a un pomposo "Niente" al quarto. Col passare del giorno l'astio sportivo verso la Juventus è venuto meno, di pari passo con le prestazioni della Juve, e le opzioni tromberecce hanno preso il volo. "Niente" ha perso terreno. "Trombare" ha trionfato. Come dire: chissenefrega di quegli scarsoni della Juve, disdici l'abbonamento a Scai, vieni qui senza mutande che ti devo dire una cosa. Bravi.
(nella foto, caroselli dopo Juventus-Lecce) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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10:51
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JUVE (STABIA) In qualità di esperto di stagioni disgraziate (da quindici anni studio quotidianamente questo fenomeno sportivo e calcistico in particolare), voglio qui affrontare un tema a me caro: la Juve. La Juventus in ritiro punitivo è un evento su cui non ci si è soffermati abbastanza. E' come se a Berlusconi chiedessero di lavare i bicchieri dopo una cena ufficiale a Palazzo Chigi, o come se Schumacher uscisse di pista ed Ecclestone gli dicesse in mondovisione: "Uè, pirla, adesso esci dalla macchina e mi fai dieci flessioni". E' una punizione molto proletaria, clamorosamente umiliante, per una squadra nobile, scudettata e decisamente sabauda. Non fa notizia se a farsi rinchiudere in un albergo sono l'Ancona o la Viterbese. Ma se tocca alla Juve - alla Juve! - diventa un avvenimento epocale. E', anche, una clamorosa ammissione della società: sì, facciamo cagare, e quindi andiamo in ritiro punitivo. La Juve non è abituata ai ritiri punitivi. Non è neanche una squadra particolamente sborona, questo va detto. Torino non stimola particolari eccitazioni e nemmeno way-of-life sopra le righe. Lo stile Juve ha quasi sempre funzionato, la vicinanza degli Agnelli è quasi sempre servita. La Juventus è diventata meno impeccabile negli ultimi anni, quelli con la Triade degli squali al comando. Molto poco nobili e paludati i tre caballeros, fieri di un cinismo e di una grandeur che secondo me non piaceva neanche all'Avvocato. Ma implacabili. Stronzi, arroganti, ma vincenti. E sicuramente l'Avucàt avrà abbozzato, smettendo di pensare a Charles e Sivori, sistemandosi il Rolex sopra il polsino e rimirando l'ennesimo scudetto. Negli ultimi due anni una società a me cara, l'Internazionale di Milano, ha regalato due scudetti alla Juve. Il primo gliel'ha impacchettato all'ultima giornata, una di quelle sorprese che ti fanno star bene tutta la vita. L'altro, il secondo, gliel'ha semplificato al massimo, consegnandoglielo con un paio di mesetti di anticipo per evitare gli sciocchi patemi di un anno prima. E mentre l'Inter aggiungeva nuovi elementi al proprio status di barzelletta d'Italia, la Juve si prendeva il Nobel della Buona amministrazione: vai tu a capire come una squadra che vende Zidane e Inzaghi vince lo scudetto, poi lo rivince l'anno dopo in tutta scioltezza senza spendere un ghello. Complimenti Juve, grande Juve, diobono la Juve. Il castello scricchiola nella finale di Ciempions, gestita da cani dal signor Lippi e giocata anche peggio dalla squadra. Vabbe', non si può avere tutto, a noi lo scudetto a loro la Ciempions (commento conciliante di chi ha appena offerto l'ano a una penetrazione bruciante). Quest'anno la Juve si è sgonfiata come una plusvalenza scoperta dalla Finanza. Puff. L'Inter, che tanto per gradire è sempre una decina di punti dietro, l'ha piallata due volte in campionato, inutile quanto goduriosa vendetta per anni e anni di stenti. La Juve ha saputo tenersi a galla a lungo, nonostante tutto. Perchè la capacità di azzannare un brandello di stagione e di non mollare la presa, mai e poi mai, è una caratteristica tutta juventina di fronte alla quale mi tocca levare il cappello. Ieri con il Lecce è stata la sesta sconfitta in campionato: tante, per le abitudini bianconere. Ieri le quattro pappine del Lecce hanno fatto salire il totale dei gol subiti a 40, una follia per una squadra abituata a prenderne la metà. Ieri la facilità con cui un giocatore talentuoso ma che non aveva mai combinato un cazzo nella vita - Konan - ha preso palla ed è andato due volte in porta ha smascherato la pochezza di una squadra che, una volta tanto, lascia la presa e molla l'osso. La forza della Juventus è quella di essere rimasta per mesi in zona scudetto, e comunque di arrivare terza, con una difesa composta da Montero (finito), Legrottaglie (un gigantesco pacco), Iuliano (ex-giocatore del Napoli, oggi credo sessantenne), Birindelli (inadeguato), Tudor (l'uomo più cagionevole d'Europa). Per la prima volta dai tempi di Maifredi e qualche stagione successiva, credo, la Juve si trova a dover rifare mezza squadra per pianificare con un minimo di ambizione il proprio futuro. Per la prima volta dopo non so quanto tempo la Juve sbaglia strategie: manda via Davids per puntare su Appiah, e ora sta per mandare via anche Maresca, uno dei pochi giovani davvero futuribili, per fare posto a qualche cavallo di ritorno che per ora non ne vale la metà. Davanti ha due uomini, Trezeguet e Del Piero, che quest'anno avranno saltato una trentina di partite e sono sempre più fragili ogni mese che passa. In mezzo ha un faro, Nedved, che quest'anno è rimasto quasi sempre spento, forse spompato, chissà, dopo tutto quel correre. Da intenditore di stagioni di merda, vi dico tranquillamente che quella della Juve lo è stata senz'altro (l'uscita dalla Ciempions è stata tristissima) (per loro, dico). Da intenditore di inculate prese dalla Juve, vi confido che emetto questa sentenza con pudore e malfidenza. La Juve è capace di tutto, anche di vincere lo scudetto l'anno prossimo. Troppe volte l'ho preso in quel posto dalla Juve per lasciarmi andare e dire serenamente: ce ne siamo liberati per qualche anno. No, non ce la faccio, nemmeno adesso che è in ritiro punitivo, poverina. Quando ho la Juve davanti deglutisco e poi cammino rasente i muri, con il culo ben aderente la parete. Non avete idea di quanti pantaloni ho rovinato così.
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lunedì, aprile 26, 2004 L'HA DETTO LA TELEVISIONE
Alla fine vincerà il buon senso. Thorpe andrà alle Olimpiadi non solo per correre la pletora di gare e staffette cui si è già qualificato, ma anche per dominare i "suoi" 400. Craig Stevens, secondo ai Trials (e paraltro già iscritto a due gare, i 1500 e la staffetta 4x200), rinuncerà e gli lascerà il posto. Che si fa, ci commuoviamo qui sul posto? Salutiamo un gesto da libro Cuore, in nome dello Sport (s maiuscuola)? 'Spetta. Nel precedente paragrafo l'uso del futuro non è stato casuale. E' tutto deciso così, ma in stand-by. L'accrocchio verrà annunciato domani in tv. Una emittente australiana, Channel Seven, trasmetterà in rapida sequenza la dichiarazione di Craig Stevens e poi il sollievo di Ian Thorpe (che infatti ufficialmente non ha ancora dichiarato nulla, perchè lo apprenderà domani dalla televisione). Stevens, il Garrone, del nuoto australiano, si beccherà 60mila euro per il suo bel gesto, e probabilmente anche un contrattino di commentatore. L'Australia esulterà per la medaglia anticipata e per il torto riparato. Poi cambierà canale e guarderà il solito quiz o un bel pornazzo. (Chissà perchè, pensando a Craig Stevens e alla sua indubbia nobiltà, e pensando a Channel Seven e alla Federazione australiana, mi è venuta in mente una ragazza bruna molto charmant ma non bellissima e alla sua strepitosa carriera cominciata ravanando nella patta di un giocatore del Real Madrid) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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domenica, aprile 25, 2004 VECCHIE SIGNORE
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DAL VOSTRO INVIATO Sono arrivato allo stadio gasato da almeno due circostanze favorevoli: 1) ho attraversato il 66 per cento degli incroci con il verde, riducendo di parecchio i tempi del viaggio; 2) ho scoperto che allo stadio il Cornetto Algida se lo compri da quelli che girano per le gradinate lo paghi 3 euro, ma se invece lo compri nel baracchino vicino alle uscite costa 2 euro (1 euro è il costo del trasporto, la logica economica è ferrea). Praticamente mi sono seduto mangiando il gelato, dopo un viaggio più breve e baciato dal sole. Non potevo chiedere di meglio. Sugli spalti, complice l'annoso gemellaggio tra le due tifoserie, un clima festoso e caciarone, tranne che per Vieri. Mi giro a sinistra e vedo comparire nella curva laziale lo striscione "25 Aprile lutto nazionale", a destra gli interisti rispondono con un bel Faccetta Nera. E' fraternità, ma che dico fraternità, è alleanza, ma più di un'alleanza nazionale, è movimento, un movimento sociale, come dire, una forza nuova quella che emana dagli spalti e infonde virilità nei cuori, che Piazza Venezia nel 1939 al confronto era un happy hour. Ma l'euro risparmiato sul cornetto, il tepore tardo primaverile e il fresco ricordo di tanti semafori verdi mi mantengono in bolla il buonumore. E' stata una bella partita, sono successe un sacco di cose e mi sono divertito, nonostante la sofferenza e il sole dritto negli occhi per cinquanta minuti. Era una partita da 2-2, lo 0-0 non rende giustizia. Abbiamo aleggiato tra la solita sfiga immane (il palo di Stankovic dopo quattro minuti) e una buona dose di culo (i gol buttati al vento dalla Lazio). Adriano-Vieri resta un'utopia calcistica: sono due giocatori troppo centrali, troppo uguali e troppo mancini. Vieri è stato maltrattato prima dai compagni (involontariamente, certo, ma l'hanno servito sempre in modo disinvolto esponendolo a una figura di merda) e poi dalla curva, che lo ha sepolto di fischi. Con Adriano-Martins (e con Emre al posto di Farinos) è andata molto meglio nel secondo tempo, ma non c'è paragone tra la mole di gioco creata e le occasioni da gol avute. In questo senso, la Lazio ha ottimizzato di più. Oggi non abbiamo offerto il fianco ai contropiede, ma direttamente il cuore: nel primo tempo c'era una tale voragine in mezzo che se la Lazio avesse avuto un'ulteriore occasione, giuro, avrei fatto invasione di campo per andare da Zaccheroni e farglielo notare.
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sabato, aprile 24, 2004 AGUZZATE LA VISTA Destinato ai solutori più che abili. Tra queste undici fotografie abbiamo simpaticamente inserito quelle di due personaggi che con il grande calcio non hanno nulla a che fare. Siete in grado di trovarli?
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venerdì, aprile 23, 2004 FANTASTICI
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COME A PALAZZO In pratica è stato come quegli emendamenti messi lì a tradimento, tipo quello della Lega che ieri ha ammorbidito la definizione del reato di tortura (io torturerei un leghista a caso per tarare la soglia della tortura, poi ne discutiamo). I quattro reduci del Grande Fratello (quattro come i partiti della Casa delle Libertà) si mettono d'accordo per votarsi in modo incrociato ed essere tutti nominati. Molto eccitante. Ma il Grande Fratello li cazzia, blandamente: questi accordi non si fanno, se lo fate sarete puniti. Minchia, hanno pensato i quattro. Ed è scattato l'effetto-emendamento. Tommaso e Serena hanno rispettato gli accordi, Patrick e Katia no, e i primi due se lo sono presi in quel posto. Soprattutto il bel Tommy, il Noioso de Venessia, che giovedì prossimo sarà probabilmente estromesso alle soglie della finale (la stessa cosa che capita quasi sempre all'Inter, quindi, voglio dire, non ne facciamo un dramma). Tommy infuriato, Serena un po' meno, Katia che "mi sento una merda", Patrick con una faccia da cocker. Tommy minaccia Patrick in una scena madre che non vedevo dai tempi della "Freccia Nera". Sarà una settimana di convivenza difficile. E meno male, perchè 'sto Grande Fratello è stato spesso di una noia mortale, tra bacinibacinibacini e cuscinate, quando noi del popolino sognavamo un trombatromba che è durato solo 15 secondi, prima che il regista oscurasse l'unica penetrazione cazzo-vaginale. Speravo molto nella Fattoria, che però non decolla e pullula di teste di cazzo in cerca di una telecamera che, finalmente, li inquadri. Lasciamo perere Music Farm, che sembra il Grande Fratello della terza età. Tenendo conto che l'Inter è stata eliminata in Coppa Uefa, le mie serate sono sempre più squallide. Non faccio un po' pena?
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giovedì, aprile 22, 2004 CARTELLINO ROSSO - 2
La popolare Figa di Ghisa lascia la Casa. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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CARTELLINO ROSSO
Non si bestemmia in diretta, c'era scritto nel regolamento. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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LE GRANDI BIOGRAFIE DI SETTORE - 6 (rubrica sporadica di sopravvivenza al Grande Fratello che il simpatico blogger ha impostato come ciclo a puntate, salvo poi dimenticarsi di concludere. Del resto questo non è mica un blog-azienda, qui si improvvisa come in un cenrto sociale. Ora, siccome me lo chiede espressamente Parme - per farsi bello con qualche comare e non sembrare un pirla nell'eventuale discussione, e magari farsela dare, perchè Parme è etero - la riprendo con la sesta delle sette puntate previste. Ci scusiamo per l'interruzione) PATRICK Patrick è nato a Teheran il 5 dicembre 1977 da una relazione clandestina tra Bob Hope e Bice Valori. I genitori intuirono da subito le doti del figlioletto: poco dopo il parto offrì un grosso sigaro esplosivo al ginecologo e pisciò in faccia all'ostetrica. Ha avuto una vita molto avventurosa: infatti abitava a Montecarlo. Professione: studente, pare. Da qualche tempo è ospite di amici a Roma, pur essendo iscritto all'Università a Milano. E' come se io prendessi casa a Campobasso per potere andare a vedere l'Inter tutte le domeniche. Patrick è stato cresciuto in vitro per poterlo iscrivere, un giorno, al Grande Fratello. Da sempre lui, ogni tanto, si rivolge a un'immaginaria telecamera, salutando gli amici a casa o ballando il tip-tap o farneticando frasi senza senso ma molto comiche. Al supermercato è la gioia degli addetti alla sicurezza, che lo guardano ore e ore mentre fa il pirla al banco degli affettati sapendo di essere ripreso dal circuito interno, mentre moldavi e rumeni rubano ogni ben di dio pochi metri più in là approfittando della distrazione dei vigilantes. Un giorno fu trovato in stato catatonico davanti a un pc: fissava la webcam. Si svegliò alcuni giorni più tardi, incuriosito dal beep dell'elettroencefalogramma. "A voi la linea", sussurrò. Nella Casa il bel Patrick è uno dei pochissimi a poter essere moralmente assolto. Pur di bella presenza e grande simpatia, e quindi potenzialmente adatto alla conquista di qualsiasi vagina, l'idea di farsi una bella ciulata non lo ha mai nemmeno sfiorato. Le donne, capita l'antifona, lo hanno trattato come un peluche: se lo sono passato, stropicciato, sbaciucchiato, toccato, palpato, stretto in abbracci mortali. Senza che mai succedesse niente. Una - Serena - ha anche cercato platealmente di trombarselo, in preda a una tormenta ormonale e a una lubrificazione vaginale seconda solo a una perdita da una cisterna della Arexons. Alla fine, nella suite, ha ceduto spossata, dormendo accanto all'oggetto del suo desiderio che già russava da dieci minuti. Arriva vergine alle meta, va detto, grazie a una particolare caratteristica fisica. Patrick, infatti, è un bambolotto non solo nell'immaginario collettivo di quelle due paraninfe di Katia e Carolina. Nella zona inguinale, infatti, il corpo del biondo italo-ungaro-franco-germano-ispano-iraniano è completamente levigato. Una leggera protuberanza simula l'esistenza di un organo genitale maschile che in realtà non esiste, o forse è nascosto sotto una sorta di conchiglione parapalle, tipo quello dei rugbisti, che viene rimosso solo in occasioni molto speciali. Ha fatto a cuscinate con Ilaria, a verniciate con Carolina, a spintonate con Katia, a palle incatenate con Serena. Ci sarebbe piaciuto vederlo a fare uccellate, penate, pisellate, vergate. Minchiate. Cazzate. Ci ha preso troppo alla lettera, accidenti a lui.
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YURY UMBERTIEVIC BOSSIN Quasi 50 giorni fa un indeterminato coccolone colpiva Umberto Bossi, ministro della Repubblica e capo di un partito di governo. In 50 giorni si è saputo pochissimo, quasi niente se rapportiamo le notizie diffuse con l'importanza del personaggio. Tanto che nelle prime ore c'erano state facili ironie sullo stile di vita di Bossi e sugli accidenti che in tanti anni di politica si è attirato da milioni di persone: "Uè, gli è venuto l'infarto, così impara a fare il pirla". Poi qualcosa è trapelato, qualche bollettino medico l'hanno fatto, ma con molta circospezione. Una situazione molto strana. A un certo punto si è mosso addirittura il direttore del Corriere della Sera, che in un fondo in prima pagina l'ha detto chiaro e tondo: va bene la privacy, va bene il rispetto per le volontà della famiglia, va bene tutto, ma qualcuno può dire per favore all'Italia come cazzo sta un ministro e capo di partito? Sono passi quasi 50 giorni e oggi leggo che Bossi si è seduto in poltrona e comunica con una lavagnetta. Ha scritto: "Dolore". La D e la O le ha scritte bene, le altre lettere un po' meno. Sembra di parlare di un zio, no? "Come sta lo zio?" "Eh, dai, va bene: si è alzato e ha scritto una parola alla lavagna" "Fantastico. Zia, hai bisogno qualcosa?" E invece stiamo parlando di Umberto Bossi. Negli Stati Uniti il check-up del presidente è una sorta di atto pubblico, con qualche sortita nel ridicolo: gli americani sanno tutto della prostata, della glicemia e delle vene varicose di Bush, che forse è anche un po' eccessivo. Hanno seguito passo passo i duecento scompensi cardiaci di Dick Cheney, il vicepresidente, che miracolosamente sta arrivando più o meno intatto alla fine dei quattro anni. C'è molto real-show e yankeesmo in questa cosa, ma c'è anche la preoccupazione di sapere come sta l'uomo più potente del mondo, come sta il suo vice. La preoccupazione di sapere in che mani sono, visto che Bush potrebbe premere bottoni sbagliati o fare telefonate incaute. Bossi non è Bush, l'Italia non è l'America, per carità. Ma comunque in Italia c'è un ministro e uomo politico importante (anzi, fondamentale per gli equilibri di governo) che sta un mese e mezzo in rianimazione e di cui non si sa un tubo. La situazione è abbastanza odiosa: un altro ministro, Maroni, una ventina di giorni fa (con Bossi intubato e incosciente) aveva addirittura dichiarato di aspettare Bossi per la campagna elettorale, magari un Bossi che fuma meno e mangia meglio, ma un Bossi pronto a sostenere la Lega. Patetico. Bossi oggi è un uomo con una paresi alla parte sinistra, una tracheotomia che non gli ha ancora consentito di parlare e danni cerebrali ancora da valutare nella loro complessità. Vergognati, Maroni, le favole raccontale ai balilla di Pontida, sempre che ci credano anche loro. C'è un lato grottesco in tutto questo. Berlusconi, che dà del comunista a tutti, agevola e promuove un trattamento molto comunista dei dati personali. L'ictus con edema polmonare di Bossi assomiglia al raffreddore di Yury Andropov: va tutto bene, andava tutto bene, fino all'evidenza dei funerali in Piazza Rossa. Non ci saranno i funerali di Bossi, al quale umanamente sono più che vicino, perchè dev'essere una cosa terribile passare da un palco al respiratore automatico. Però Bossi è un uomo di governo, un ministro della Repubblica, il capo della Lega. E' un uomo che dovrebbe decidere qualcosa, ogni giorno, ogni ora. Dovrebbe gestire un partito e firmare atti di governo, invece scrive "Dolore" sulla lavagnetta. E' una mummia, praticamente. Un totem, un'icona, che va benissimo per la campagna elettorale, va davvero più che bene, perchè di parole siamo tutti un po' stufi. Meglio un Bossi zitto e dolente che un Bossi sul palco a far casino: io credo che nella Casa della Libertà - molto comunista nel trattare le vicende personali: che stiano cercando voti a sinistra? - il ragionamento sia questo. Vorrei solo ricordare che, a parte i dati più cruenti e intimi della cartella clinica, la privacy di un uomo pubblico - di un uomo così pubblico - è nulla. E che imbalsamare un uomo vivo non è un gran segno di rispetto, nè per l'uomo che per chi attende notizie. Mi piacerebbe che un giorno Bossi, riacquistata la verve e la parola, mandasse in culo i suoi amici: "Uè, sono vivo, mi tira ancora, Roma Ladrona, tiè".
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SETTORE 2000
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martedì, aprile 20, 2004 "TUTTO A POSTO" "Sì, ho incontrato Zaccheroni. Tutto a posto, il caso è risolto e non mi è sembrato nemmeno drammatico". (M. Moratti, 20 aprile 2004, poco fa) (ma ci sarà una volta che si incazza, 'sto uomo?)
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CALCIATORI DISCRIMINATI
Donne, fatevi un esame di coscienza. Non trovate odiosa e mortificante - per l'universo maschile - questa selezione razziale tra i calciatori? Perchè uno biondo del Real cucca molto di più di tre mori dell'Inter messi insieme? Perchè, donne, siete perennemente alla caccia del solito banale biondino atletico anglosassone trendy, quando alla Pinetina circolano questi bronzi di Riace che scelgono - come way of life - uno stile di vita più sobrio e look meno appariscenti? Basta con Beckham, finiamola. E con i soliti Vieri, Pippi Inzaghi eccetera. Redistribuiamo la figa nel calcio. Darla meno, darla a tutti. Io sono convinto che se esistesse una maggior giustizia sociosessuale l'Inter avrebbe molti punti in più in classifica. Per dire: se Lamouchi avesse incontrato Rebecca, magari vinceva il Pallone d'Oro. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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HO VISTO COSE Recoba ha segnato di destro, Adriano ha fatto un assist, Martins ha passato un pallone. Giuro, ci sono i filmati. Dalla disperazione più nera siamo passati alle visioni paranormali, agli eventi inspiegabili, o forse ai miracoli. Adesso tocca a Moratti (trovare un esterno sinistro) e Facchetti (azzeccare un altro paio di acquisti). In lontananza vedo Zaccheroni camminare sulle acque. E più in là, molto più in là, un triangolino. E non è quello che pensate voi, maiali. (nella foto, un pensiero stupendo) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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lunedì, aprile 19, 2004 QUEL MATTO DI DAVID Ormai le amanti di Beckham aumentano a dismisura, ne spunta una al giorno e tra un po' si riuniranno in associazione. Quella furbacchiona di Rebecca ha già incassato 1,3 milioni di euro a fare la stronza in tv, a raccontare di come era bravo a trombarla David e a mostrare i di lui messaggini sbrodolosi. Poi è arrivata Sarah, che per un po' ha fatto la ritrosa ma poi ha confessato, anche dietro il decoroso corrispettivo di 450mila euro. Adesso spunta Celina. E quella di Celina, lo dico subito, è la storia più simpatica. Viva David. Viva Celina, viva il padre di Celina. Tutti in miniera, diobono. Allora: Celina è danese, ha 27 anni, è figlia di un professore di musica e di una sacerdotessa protestante - dai, diciamolo: un bel tipo - e una sera d'agosto va in discoteca ad Aarhus. Casualmente ad Aarhus si è appena giocata la prestigiosa amichevole precampionato Aarhus-Manchester United. Una frotta di giocatori belli tonici (gli americani direbbero "horny") lasciano di notte l'Hoter Royal e vanno in discoteca a caccia di patonze. L'occhio vigile di Bechkam cade su Celina, tanto che il biondo giuocatore decide di mirare al sodo - quando cazzo gli capiterà di tornare ad Aarhus? - e le chiede: senti, non è che vieni a trombare con me nella mia suite? Alle 4 escono, vanno in albergo, trombano, dormicchiano, si svegliano la mattina e - secondo il minuzioso racconto di Celina - Bechkam si accorge di avere ancora qualche cartuccia - oltre che una vigorosa erezione mattutina - e la ritromba. Poi ciao ciao, ci sentiamo, come no, torno appena posso, seeeee figurati. A confermare la duplice ciulata fuori ordinanza non è Bechkam, obviously, e nemmeno Celina, ma il padre di lei. Che dichiara al People: "Sono e resto un grande fan di Beckham, se non altro il suo comportamento dimostra che è un tipo normale e ha i suoi punti deboli. Mia figlia mi telefonò la mattina dopo per dirmi che aveva fatto sesso con David. Ho con lei un rapporto molto aperto". Diobono. Foschi pensieri si sono addensati sopra la mia testolina. Come reagirei - come stracazzo reagirei - se un giorno mio figlia mi chiamasse per dirmi "Papi, ieri sera ho fatto sesso con Karagounis"? Non ci voglio neanche pensare. Di sicuro non chiamerei "People". No, chiamerei Moratti. Pronto Inter? Mi passi Moratti, per favore, è urgente. Ma per dirgli cosa? (essere padri non è una passeggiata de salute)
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domenica, aprile 18, 2004 IL SIGNORE TESTADURA
Qui finisce l'avventura di Bobone testa dura che valanghe di gol fece anche in anni neri pece A Milano non ha vinto e del resto non ha finto di trovarsi a proprio agio - proprio lui così randagio - tra decine di gol fatti e moine di Moratti: lui voleva lo scudetto bel cucito lì sul petto lui voleva oltr'ai milioni la coppetta dei Campioni Ma a Milano non è cosa segni e giochi senza posa ma vittorie, figurarsi! l'interist'ha da spararsi. Non arriva la coppetta? Lo consola Elisabetta. La vittoria non è amica? Per fortuna c'è la fica. E Moratti - giù palanca - gli solleva il cont'in banca. Ma l'ambiente non gli piace Bobo no, non si dà pace di giocare e segnar reti e beccarsi fischi e peti. Lui non piace proprio a tutti e gli spalti son distrutti: chi l'esalta vinca o perda, chi gli dice "sei 'na merda". Cento gol ci ha regalato ma - tu guarda un po' che fato - non è stato amore vero: forse quel sorriso austero forse quel musone lungo forse quel gobbone oblungo fatto sta che se va via perde il posto all'osteria. Adriano è il nuovo amore Oba Oba fa furore e se Christian or ci lascia - porca troia la bagascia - qui non piangerà nessuno: era sì un numero uno centrattacco di valore: ma se non ci metti il cuore se rifiuti la panchina se ti trombi la velina se col trainer più non parli se ti rodon certi tarli se fai gol e non esulti se ti meriti gli insulti se marini la trasferta la porta - sì - è già aperta. Ti saluto, gran campione col sinistro da cannone un ariete con la testa quando parti lancia in resta emozioni mi hai donato col portiere sforacchiato ma ora è meglio congedarsi e da amici - orsù - lasciarsi il tifoso non è pazzo: sei un gran testa di cazzo.
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FACILI COSTUMI
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ADDIO "Non posso dire all'allenatore di farmi giocare. Lui è l'allenatore e lui fa le scelte. Io ho certe caratteristiche tecniche e per scaldarmi ci metto un'ora... Quindi non penso di essere adatto per giocare dieci o quindici minuti. Piuttosto che andare in panchina ho preferito allenarmi in modo da essere pronto quando l'allenatore avrà bisogno di me. Sono le scelte dell'allenatore, non sono problemi. Per me è importante allenarmi bene per mantenere la condizione fisica ottimale, questa mattina ho lavorato duramente con il Professor Gaudino". (Christian Vieri detto Bobo, ex-centravanti dell'Inter, stipendio netto 5,2 milioni di euro annui. Milano, 18 aprile 2004)
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sabato, aprile 17, 2004 ESEMPI DEL CAZZO “Gli sportivi devono studiare per poter sopravvivere. Il terrore di tutti gli sportivi è il momento del ritiro: guardate Pantani, quando non era sulla bicicletta non era nessuno”. (Johann Crujff ai ragazzi delle giovanili del Barcellona, per spronarli a studiare e a mantenere un rendimento scolastico decoroso, pena l'allontanamento dalla società)
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UN LAVORETTO TRANQUILLO
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venerdì, aprile 16, 2004 GLI AGRUMI DI SICILIA Le vertenze sindacali si seguono sempre un po' distrattamente, forse troppo, finchè non ti toccano almeno un po'. Di certe vertenze che non siano quelle degli autoferrotranvieri o dei controllori di volo facciamo fatica ad accorgerci. O, mediamente, ce ne fottiamo. A volte ci restano impressi cortei, slogan e striscioni. Poi, come di certa pubblicità che scorre in tv, non ricordiamo i protagonisti. Chi erano, metalmeccanici o agricoltori? Boh. E via alla pagina dello sport. A qualche chilometro in linea d'aria da qui, mentre digito a pancia satolla e fuori piove, la Yomo vive una crisi profonda. Mai e poi mai avrei pensato che la Yomo potesse andare vicina alla chiusura. Sarà che lo yogurt dà un'idea di salute, non so. Sarà che compro yogurt della Yomo da tempo immemorabile, e se fosse per me probabilmente sarebbe quotata a New York e tutte le sere capeggerebbe il listino del Nasdayogaq, quello dei titoli tecnologici e latticini assortiti. Poi capita che la famiglia che possiede la Yomo se ne voglia disfare, capita che ci si accorga - in trattative come questa - che gli operai sono sempre troppi per chi deve subentrare. Capita anche che chi voleva subentare poi non subentri e si blocchi tutto. Capita che ci sia un nuovo subentratore - è la Granarolo - che è molto interessato e anzi ha già firmato carte e trovato garanzie, ma la Yomo non è una fabbrichetta, ha 400 dipendenti e non è tutto così semplice. 400 dipendenti che da parecchie settimane vanno in azienda a far niente, se non a stendere lo striscione davanti al cancello e ad origliare i discorsi dei sindacalisti, poco speranzosi e molto incasinati. Ogni tanto fanno ripartire i macchinari. Giusto qualche ora. Poi di nuovo stop, tutti dietro lo striscione. Tutti i giorni. Potremmo fottercene anche della Yomo, figuriamoci, e comprare Muller o Vipiteno o quel cazzo di yogurt che volete. Magari sono anche più buoni. Ma io non lo so, ho sempre preso Yomo perchè non ha i pezzi dentro e a me lo yogurt piace senza pezzi dentro. Poi ha un gusto - gli Agrumi di Sicilia - che mi piace da morire, dove l'aspro dello yogurt magro si miscela all'aspro dell'agrume in un festival di asperità che mi titilla la papilla mentre leggo il primo giornale della mattinata, da solo, in cucina. La crisi della Yomo, a un certo punto, è diventata visibile. In diretta da tutti i supermercati. La porzione di scaffale riservata alla Yomo ha cominciato a spopolarsi. I primi a scomparire sono stati gli Agrumi di Sicilia - non sono l'unico fan, evidentemente -, poi la banana, la fragola e via discorrendo. La gente comprava Yomo ignara, ma il supermercato non rimpiazzava la merce perchè non ne arrivava più. Per un po' sono rimasti i gusti un po' del cazzo (quello bianco, quello al malto). Poi più niente. Poco fa, al Gs, ho visto tre confezioni da due di yogurt Yomo ai mirtilli neri. Scadevano il 13 maggio. Non li ho presi - lo dico davvero - perchè rimanesse sullo scaffale un qualcosa marcato Yomo, a testimoniare che qualcosa c'è, si muove, e ogni tanto arriva. Non posso farci niente, io, per la Yomo. Posso solo fare il tifo per la Granarolo e la sua lungimiranza e il suo portafoglio, perchè tenga quanti più operai possibili. Io non conto una beata fava ma sto attuando una personalissima forma di protesta: non compero altri yogurt. Aspetto che tornino prima o poi gli Agrumi di Sicilia, che stapperò alle nove di una mattina qualunque come fossero una bottiglia di Veuve Cliquot.
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ESONERATO. ANZI, DIMESSO Il Metternich a confronto era un consigliere di quartiere. Ascanio ha fatto questo ragionamento: mi candido all'esclusione e mi compro la suite, così Katia - messa di fronte all'ultima spiaggia e alla necessità di impietosirsi - sarà costretta a darmela. Ed è andata proprio così. Solo che il Principe in technicolor coltivava una segreta speranza, quella di non uscire dalla casa e di mettere nuovamente alla prova il suo pisellone tatuato. Peccato. Segato a furor di popolo, Ascanione nostro è di nuovo a piede libero e il Grande Fratello perde il principale personaggio, sempre in bilico tra una crisi di nervi e lo sdilinquimento umiliante di fronte alla più frangiuta delle finte bionde. Mi mancherà, lo confesso. Nel giro di 24 ore l'Inter è uscita dalla Coppa e Ascanio è uscito dalla Casa. I miei giovedì non saranno più quelli di prima. Oggi, che è un venerdì consacrato alla Fattoria, mi sono sentito più solo e inutile. Allora mi sono messo davanti allo specchio, in bagno, e con un lampostil mi sono tatuato un enorme cazzo sul collo. Così, per solidarietà.
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POOOOVERO BECKHAM
In quale senso? Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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giovedì, aprile 15, 2004 IL BILANCIO Alcuni dei miei prodi ieri sera, in sala stampa e a inculata ancora calda, hanno declinato l'invito a tracciare un bilancio sulla stagione dell'Inter: "Il bilancio si fa alla fine". Che è anche corretto, voglio dire, ma alla fine di che cosa? Non vorrei che non si fossero accorti, i miei prodi, che ieri sera è finito tutto. A meno di non considerare il quarto posto come un obiettivo serio. E' chiaro che il quarto posto interessa la società e i giocatori per lo stesso motivo: la palata di soldi che arriva dalla Ciempions. A me, tifoso medio, parlare del quarto posto come obiettivo della stagione suona molto molto ridicolo. E' come se mi infilassero a forza nudo in un letto insieme a Jennifer Lopez, parimenti nuda. "Qual è il tuo obiettivo?" "Cazzo, vedrete, la bacerò sulla guancia, senza pietà". Stessa roba. Potevamo respirare ancora un po' d'Europa, almeno un paio di partite ancora, e invece no. Al quarto posto puntateci voi, io guardo già alla stagione 2004-2005 (per l'ennesima volta giro pagina senza una soddisfazione). Esercizio che mi piacerebbe fosse fatto da almeno una parte dell'esercito di dirigenti nerazzurri. Visto che sono tanti, ma tanti, Moratti potrebbe ordinare a metà di loro di perseguire l'obiettivo del quarto posto, e all'altra metà di preparare la squadra al perseguimento di altri obiettivi l'anno prossimo, dal terzo posto in su. Visto che di tempo ce n'è parecchio, tralascio oggi, in questo malinconico post-inculata, ogni considerazione tecnica. Oggi voglio fare qualche considerazione fisica. Siamo arrivati a questa partita dopo una stagione travagliatissima - parlo di fisico, ripeto - e reduci da una sottile euforia generale, quella finalmente di "aver recuperato tanti giocatori". Stiamo vincendo perchè finalmente abbiamo più scelta, stiamo giocando bene perchè abbiamo più uomini a disposizione, stiamo risalendo la classifica perchè abbiamo recuperato pedine importanti. Non erano almeno 15-20 giorni che si sentiva questa filastrocca? Apprendo invece dai giornali di questa mattina - ieri, al momento della presentazione del match, la cosa era molto più soffusa - che la squadra era praticamente a pezzi. Troppa gente fuori forma, infortunata, in difficoltà. Zac fa il 4-4-2 (minchia!) perchè non ha gli uomini per fare il suo solito schema. Ma non erano tornati tutti? Ma non abbiamo una rosa di 30 giocatori? Ma quanti cazzo ce ne servono per passare un turno di Coppa Uefa? Ecco, mi rivolgo alla metà dei dirigenti che - forse - si sta occupando della stagione a venire. Non sarà il caso di sfoltire la rosa anche in questo senso, sacrificando - non dico tutti - ma almeno la metà dei giocatori che ogni anno stanno fermi due o tre mesi a testa? Perchè abbiamo un giocatore, J. Zanetti, che fa 400 partite in 9 stagioni, una specie di entità sovrumana, e almeno una dieci-dodici di giocatori che ne fanno 15-20 a stagione, se ve bene? Facciamo i nomi.
Sono dieci. Magari me ne scordo anche qualcuno, non è mica facile tenere il conto all'Inter. Emre e C. Zanetti li terrei a priori, sono giovani e forti. Coco via comunque, al suo posto un esterno sinistro che si regga in piedi. Degli altri sette, facendo qualche conto e imponendosi di decidere con il cervello e non con il cuore, almeno quattro-cinque li spedirei altrove, uno per reparto, con tre ricambi (sempre uno per reparto) più giovani e più affidabili. Risultato: due-tre uomini in meno in rosa. Vabbe', Giacinto, cazzo, non fare così. Era sono un proposta.
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LA RIFFA Seratona. Passo da San Siro a "Porta a porta". Vespa ha in studio il fratello di un ostaggio e, in collegamento da casa, il padre di un altro ostaggio. Dall'Iraq arriva la notizia che ne hanno ucciso uno. Ho iniziato a fare zapping per non guardare la riffa. Quattro famiglie a contendersi il 25 per cento di disperazione. E chissà cosa provava Vespa, se sudava freddo o coltivava la segreta speranza dell'annuncio funebre in diretta, "Il morto è suo figlio", nuova frontiera tv dopo l'ecografia, la plastica al seno, la trombata, evviva la diretta. La riffa pesca sulla ruota di Genova, Vespa è fortunato (o sfortunato, boh), in studio e in collegamento ha (solo) i parenti di due scampati (per ora). Nel mio zapping vado spesso a finire su Sky Tg24, il telegiornale a ciclo continuo del satellite. Lo conducono fotomodelli e fotomodelle. Queste ultime devono essere appena scese dalla passerella, gli spiegassero prima come si fa il mestiere. Una biondona dice che "Al Jazeera non manda in onda il filmato dell'esecuzione per risparmiare la visione orribile a tutti noi telespettatori". Ah. Poi, non paga, spiega che la visione dell'esecuzione, uno sparo alla nuca a un uomo inerme, legato e incappucciato, è "inquietante". Ah. Triste è quel Paese che. |