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il sito non ufficiale dell' interismo moderno

qui dentro, nel migliore dei casi, potreste trovare
interismi assortiti, snobismi vari, pettegolismi generici, enteroclismi intellettuali, sinistrismi moderati, sessualismi carpiati, divagazionismi interiori (ho finito gli ismi, sennò continuavo)














lunedì, maggio 31, 2004
 

(HASTA) LIVORNO (SIEMPRE)

Il mio cuore, non c'è bisogno di certificarlo, è molto nerazzurro. A scrutarlo bene c'è uno spicchio rossonero, un atrio, un ventricolo, non so bene, comunque c'è: tifo Vogherese (mi rifiuto di chiamarla Voghera come da nuova denominazione sociale) per ragioni di patria e di sangue, anche se da quando il presidente è un deputato di Forza Italia - ormai è qualche anno - non frequento più il Comunale e mi limito al Televideo, in attesa che la squadra prima o poi riemerga dalla palta della serie D. Sono anche tifoso di basket, di quelli che urlano in tribuna, e c'ho i testimoni: il basket si gioca la domenica alle 18.15 ed è un orario perfetto per sbollire le delusioni nerazzurre, o esaltarne le soddisfazioni.

Poi ho le mie simpatie, passeggere o durature. Non è tifo, è simpatia, anche profonda a volte. La simpatia più duratura e profonda - anni e anni di lenta mantecatura - si chiama Livorno. Un giorno mio padre, un po' di anni fa, Gazzetta stesa davanti, pronunciò una frase che destò il mio interesse: "Oh, sono in C2 e fanno ottomila spettatori". Controllai. In effetti era la pagina della C2 e la Gazzetta assegnava ottomila spettatori al Livorno. Continuai a controllare (tendevo all'ipotesi dell'errore di stampa) anche per le successive domeniche, e da allora ho sempre verificato risultato e spettatori. Pergocrema 600, Ospitaletto 750, Pro Patria 900, Livorno (mal che andasse) 6-7 mila. E lo stesso in C1, anche di più. E lo stesso in B, anche di più. Ho sempre immaginato l'aria densa e festosa di uno stadio pieno per passione e per abitudine a santificare in un certo modo le domeniche. Ho sempre immaginato l'immane attesa della città e della sua gente per palcoscenici migliori, un'attesa normale dopo cinquanta e rotti anni ma  un'attesa unica in Italia, nutrita andando allo stadio anche a vedere il Cuiopelli o il Sarzana, come se ogni piccolo gradino fosse necessariamente da salire per arrivare, un giorno, a ospitare la  Juve. Ecco, più che per la squadra o per la società ho sempre nutrito una simpatia profonda per questo pubblico, che non ha mai aspettato play-off o play-out, oppure l'avversario di cartello, oppure una bella giornata di sole per andare a poggiare il culo sui gradoni dell'Armando Picchi. Niente, sempre 6-7 mila allo stadio, sempre e comunque, anche per quello spettacolo tristanzuolo che era la C2.

E adesso sono contento soprattutto per loro, che ci hanno creduto anche undici anni fa che erano in C2 e ci hanno creduto via via, a maggior ragione, in un crescendo immagino bellissimo e orgasmico. Che la curva sia l'unica curva comunista d'Italia è solo un particolare: ammiro, come dire, l'originalità più che lo schieramento, perchè in fondo aspiro all'idea che in curva si cantino altre cose che non "Faccetta nera" o "Bandiera rossa". Ma sono contento, e sono contento per tutto il resto dello stadio, per quegli spalti sempre punteggiati di teste e bandiere amaranto, uno stadio che ti fa pensare che sia ancora possibile un certo calcio, una certa passione, una certa partecipazione, cose che con la pay-tv e il business diffuso non c'entrano un cazzo. Sono contento per i livornesi che si prendono una grande rivincita sui pisani, dopo anni di umiliazioni calcistiche. Sono contento per quelli che non si accontentavano di avere due squadre di basket in serie A, perchè non c'è niente che conti - sportivamente parlando - come arrivare al consesso delle grandi, e magari cominciare a distribuire qualche inculata. Sono contento perchè il Livorno entra in serie A dalla porta principale e la Fiorentina probabilmente da quella di servizio, e spero che questa circostanza - unita al privilegio del ripescaggio - sia causa di dileggio perenne. Sono contento per Protti e Lucarelli, un livornese d'adozione e un livornese vero, e del vostro rimpallo di affetti violenti: sono contento perchè inizio a sentire la nostaglia di quando nell'Inter giocava anche qualche lombardo.

Detto questo, amici livornesi, quando vi chiederò i soliti sei punti di rito non abbiatevene a male. Le ragione dell'Inter vengono prima, e siccome vi intendete di lunghe attese non c'è bisogno che mi dilunghi su questo argomento. Io il numero degli spettatori, da una dozzina d'anni, lo controllo sempre e lo farò anche la prossima stagione. Siete magnifici. E che Iddio vi benedica, se vi può far piacere.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:26 |
 

SENZA PAROLE

'scolta, ma è possibile che non sai mai un cazzo?

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 09:43 |
 

MODERNITA'

In Sicilia un prete fugge con una donna. Il prete ha 33 anni e piace ai parrocchiani, anzi piaceva. La ragazza ha 23 anni, studia Teologia all'università e forse, chissà, adesso potrà fare una tesi migliore grazie al suo tutor in clergyman. E' una notizia che mi ha sinceramente emozionato. Non tanto per il prete e non tanto per la futura teologa. No, mi ha emozionato il fidanzato di lei. In altri tempi da quelle parti avrebbero imbracciato la lupara oppure sarebbero emigrati in America per dimenticare ed essere dimenticati. No, i tempi sono cambiati. I giornalisti - stronzi - gli hanno chiesto notizie sull'accaduto e lui ha risposto così: "Nella disgrazia sono stato fortunato, meglio sia successo ora che dopo il matrimonio: all'amore non si comanda, sono fatti che deve vagliare la sua coscienza. Mi dispiace avere perso anche un amico con il quale capitava di confidarmi e condividere scelte organizzative della parrocchia". Ho steso il giornale sul tavolo, mi sono alzato e ho applaudito. Viva i ragazzi moderni, viva la Sicilia, viva l'amore, viva la teologia. Poi mi sono addormentato al secondo giro del Gran Premio, sereno come un bambino.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 09:39 |


domenica, maggio 30, 2004
 

IL SORPASSO

Tra una domenica e l'altra si era snodata una settimana un po' del cazzo, tra molti appuntamenti di lavoro e marchette-lampo in Francia: la tabella del novello maratoneta era andata clamorosamente a puttane. Così stamattina al parco mi sentivo come se avessi in testa il cappello con le orecchie d'asino. Ma, quel che più conta, mi sentivo una mappina, come direbbe Pino Daniele. Per questo mi ero portato non dico la droga, ma almeno un additivo naturale: la musica. Radiolina e cuffietta, con frequenti cambi di canale alla ricerca di qualcosa di decoroso. Urge un lettore Mp3.

La musica mi ha fatto compagnia in questa corsa di pura sofferenza, dove già dopo un quarto d'ora mi sentivo soffocare. E mentre elubravo la tabella molto interista degli obiettivi minimi (almeno 15 minuti? No, dai, almeno 20, 25, possibilmente 30, ecco, almeno 30), accadeva una cosa molto particolare. Pur mantenendo la mia andatura blanda superavo baldanzosamente due jogger molto più giovani. E' la prima volta che mi capita e compensa quella volta in cui sono stato superato dal cassiere della Bnl, che visto in banca sembra un moribondo e visto al parco sembra Orlando Pizzolato. Superare i due ragazzotti mi ha improvvisamente messo le ali ai piedi. Arrancavo, ma arrancavo con una leggerezza di spirito che mi ha trascinato ai 25 minuti senza che nemmeno mi accorgessi.

Arrivato in fondo al parco, ho girato le chiappe per intraprendere il viaggio di ritorno in preda allo sconforto. Gambe pesantissime e cronometro impietosamente fermo sui 26-27 minuti, segnale della crisi nera.

Cerco di ricondurmi alla ragione: arrivo a 30 e mi fermo, oggi è così e basta. Il mio traning autogeno al contrario stimola la convinzione ad allontanare la morte per infarto e ad arrendersi ai limiti del fisico. Ai 32 minuti inizio a farmi domande sul senso della vita e sulla stupidità dei neoquarantenni. E inizio a chiedermi come ho fatto, otto giorni prima, a correre 41 minuti e non fermarmi se non per la fretta di tornare a casa. Ai 35 minuti, con la risaia a sinistra e il campo di mais a destra, mi sembra di essere sul rullo in palestra: corro ma sono fermo. Faccio un esame di coscienza: mi fermo? No, arranco, sembro un matto, trascino le gambe ma continuo. L'ombra del boschetto mi salva dalle allucinazioni, le famigliole addentano panini mentre io ondeggio e ballo un twist che sento solo io. Soffro con un cane, ma a questo punto con i 40 minuti a portata di mano non  posso tirarmi indietro. Ai 42 minuti alzo le braccia ed esulto. Arrivo alla macchina che il cronometro segna 43, diobono, quei due minuti mancanti ai tre quarti d'ora sono un insulto all'atletica leggera. Tiro dritto, passo tra un gruppo di gitanti che mi compatisce. 44. Torno indietro, ripasso in mezzo al gruppo dei gitanti che si starà chiedendo se a Settore City siano tutti così pirla. Tocco il cofano a 45 minuti e mi sento felice. Alla frutta, ma felice.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 16:10 |


venerdì, maggio 28, 2004
 

E'  UN MAGNA MAGNA

Prandelli alla Roma. Tutto a posto. Mancano solo Deschamps al Parma e Jimmy il Fenomeno all'Inter, e poi il cerchio è chiuso.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 23:29 |
 

DON FABIO

Lo stile è lo stile Juve del dopo-Agnelli, e il gioco del destino ha voluto che lo scippo di un allenatore sia stato contestuale alla morte di Umberto, ultimo testimone di altre trattative più signorili. Ad essere più realisti, il colpo del filibustiere Moggi è strepitoso come il furto nel caveau di una grande banca, un reato che ti lascia lì a bocca aperta, sinceramente ammirato anche se non lo puoi confessare. Siccome parliamo di miliardari, mi permetto di pensare con un largo sorriso alle facce di Prandelli, Deschamps, Sensi, Baldini, Moratti, Galliani. E con lo stesso spirito con cui ammiro sinceramente Berlusconi per la sua capacità di abbindolare milioni di persone, ammiro anche lui, Capello, per essersi fatto bellamente i cazzi suoi nella città che calcisticamente si fa i cazzi tuoi giorno e notte. Questo è il calcio, bellezza.

Quanto all'Inter, non ero fra quelli che spasimava per una ipotetica soluzione-Capello. Memore dei tristi tempi di Lippi, penso che se uno è molto juventino (o molto milanista) è meglio che resti dov'è. Trapattoni (molto juventino e molto milanista, ma anche molto milanese, molto simpatico, molto comunicativo, molto vincente, e quindi molto trasversale) è un'eccezione, la regola è un'altra, soprattutto per una squadra che cerca molte cose - lo scudetto soprattutto - e tra queste l'identità, la coesione, il gruppo, un comune sentire, che ti possono dare molte persone tranne quelli molto juventini e molto milanisti.

Capello è molto juventino, molto milanista e molto bravo. E' anche molto antipatico, un po' di suo e un po' perchè vince. Ma la sua antipatia è meno perniciosa di quella di un Lippi. Anzi, al confronto Capello mi sta simpatico. E poi lo ammiro perchè a Roma ha fatto un primo e due secondi posti in 5 anni, con una bella squadra e in mezzo a qualche difficoltà. Rapportata alla moralità media del calcio mondiale, la fine del suo rapporto con la Roma e l'inizio di quello con la Juve non può scandalizzare più di tanto. La Juve è la Juve, e con un bucaniere sulla tolda i colpi si fanno anche così. Hanno preso il migliore sul mercato: siccome rischiano di avere una squadraccia anche l'anno prossimo (a meno che non arrivi Emerson), intanto si sono premuniti per la panchina evitando il rischio di scommesse su Prandelli e Deschamps. La Juve è la Juve, e riluttante mi turo il naso e mi levo il cappello.

Mentre muore Umberto e vola via l'ultimo dei vestiti alla marinara, la Juve della Triade scippa il trainer a una squadra in difficoltà, non rinnova il contratto al suo vecchio capitano (che quest'anno le aveva risolto qualche problemino) e tratta il centravanti che le ha fatto vincere un paio di scudetti come fosse un Miccoli qualsiasi. La Juve è la Juve - io da interista chino il capo e incasso - e questo è il calcio, bellezza.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 22:04 |
 

QUELLO CHE I GEOGRAFI NON DICONO

Ore 8: arrivo trafelato alla Malpensa per prendere un aereo per Mulhouse, località che fino a non molto tempo fa pensavo fosse in Inghilterra e pronunciavo Malàus, finchè la sua squadra non ha partecipato a qualche coppa europea rendondomi edotto della sua appartenenza territoriale. Guardo sul monitor e di aerei per Mulhouse non ne vedo, e inizia a montarmi l'angoscia per giustificare la figura di merda di aver sbagliato il giorno, l'ora oppure l'aeroporto. Poi vedo un paio di facce amiche a un check-in e mi accodo. E chiedo: "Ma non andiamo a Mulhouse?" "Sì". "E allora perchè c'è scritto Basilea?"

Scopro nel corso della giornata che Mulhouse (Francia), Basilea (Svizzera) e Friburgo (Germania) si trovano nel raggio di una quarantina di chilometri e hanno in comune l'aeroporto. Per essere più precisi, Friburgo si è un po' imbucata in questa triade. L'aeroporto è ufficialmente di Mulhouse e Basilea. Ed è l'unico aeroporto al mondo in cui ci sono due frontiere. Lo scalo è attaccato a Basilea, ma è in territorio francese. Però quando arrivi devi passare la frontiera svizzera. La cosa è scocciante, nel senso che ti devi mettere in coda alla guardiola e ti scrutano il passaporto come se fossi un talebano. Quando esci dall'aeroporto non sai dove cazzo sei di preciso. Secondo le informazioni assunte: 1) scendi dall'aereo in territorio svizzero, il passaporto te lo guarda uno svizzero, 2) poi fai due metri verso l'uscita e torni nella Ue. Quando varchi il cancello degli arrivi, dove ci sono i soliti tizi con i cartelli "Mr. Jones" e "Hotel de la Ville", sei in Francia, anche se non lo potresti giurare. I cartelli sono tutti in francese e tedesco. Le facce sono franco-tedesche, cioè svizzere.

Il senso di sbigottimento ti pervade. Ti ha perquisito uno svizzero, percorri strade francesi ma le case sono indubbiamente di ispirazione tedesca. "Scusi, signora, ma dove cazzo siamo?" "In Alsazia". "Ah, grazie". Mai stato in un posto così strano. E mai stato così confuso dal 5 maggio 2002, giuro.

(nella foto, l'articolo più venduto all'aeroporto di Mulhouse, o Basilea, o Friburgo, fate voi)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 21:00 |


giovedì, maggio 27, 2004
 

QUARANT'ANNI

(e sentirli tutti)

27-05-1964 In finale al "Prater" di Vienna, l'Inter di Angelo Moratti supera 3-1 il Real Madrid e conquista la prima Coppa dei Campioni. La formazione schierata dal "Mago" Herrera suona ancora oggi familiare ai tifosi nerazzurri: Sarti; Burgnich, Facchetti; Tagnin, Guarneri, Picchi; Jair, Mazzola, Milani, Suarez, Corso.

27-05-1965 A un anno esatto di distanza, l'Inter batte 1-0 il Benfica nella finale di Milano e alza al cielo la seconda Coppa dei Campioni.





Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 20:43 |
 

IL SOLITO QUIZ

(su ordinazione di Zagor)

Cosa si staranno dicendo questi due bellimbusti?

1. Scusa, France', ma quando il fotografo ha detto "Fate spostare il nanetto butterato lì in mezzo" a chi si riferiva?

2. France', hai i punti neri nelle orecchie.

3. Chi è quel figone là in fondo? "Ilary". Oh, scusa.

4. Chi è stato?

5. France', ma 'sto vestito poi ce lo lasciano?

6. France', chi è il negro? "Ferrari". Oh, scusa.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:15 |
 

CIN CIN

Questi due personaggi stanno pranzando insieme, a Milano o lì nei pressi. Quello a sinistra avrà la solita cravatta gialla, figuriamoci, mentre quello a destra è arrivato in Mercedes con altre quattro persone, non tutte dall'aspetto rassicurante. Io mi sento abbastanza indifferente e tranquillo, come se mi avessero detto che Pol Pot e John Gotti stanno mangiando un fritto misto nella pizzeria qui sotto casa.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:41 |
 

MISTER FANTASY

C'è un lungo filo rosso che lega le vicende di questo mondo, in cui è sempre meno possibile sorprendersi, o almeno vivere di fantasia. Oggi ti fanno vedere tutto: le partite in diretta, le decapitazioni in differita, eccetera. Non c'è più niente che ti possa sfuggire, a meno che tu scelga che ti debba sfuggire, a meno che tu non rinunci. Altrimenti no, vedi tutto. Basta accendere la tv o il computer. Tutto.

No, tutto questo per dire che non c'è più spazio per la fantasia. Prendiamo i pantaloni a vita bassa. Semplicemente passeggiando o prendendo un caffè al bar sei tranquillamente in grado di verificare il colore delle mutande di una donna su tre. Bei tempi, quelli delle prime chat: ciao, come stai, da dove digiti, cosa fai tutta sola a quest'ora, di che colore hai le mutande. Era malata, ma pur sempre fantasia. Adesso potrei dirvi i colori delle mutande di un sacco di donne che ho incrociato per strada. E' destabilizzante.

Non c'è più spazio per la fantasia. C'è anche meno spazio per le menti malate. Sta' a vedere che con i pantaloni a vita bassa andiamo verso un mondo migliore.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 11:03 |


mercoledì, maggio 26, 2004
 

BOMBA O NON BOMBA

Stamattina, mentre chiudevo il post sul ciclismo che non amo più, stavo per scrivere: prossima puntata, l'atletica. Poi ho pensato: tra tre mesi ci saranno le Olimpiadi e magari mi ritroverò davanti alla tv a sbavare come al solito, e mi rimangerò queste due righe perchè sono un debole. Le due righe le ho cancellate, ma il concetto resta. Prossima puntata, dolorosissima: l'atletica. L'atletica delle Olimpiadi, uno spettacolo che va in scena ogni 4 anni, è sempre stata nel mio piccolo immaginario personale la massima espressione dello sport, intesa come cultura fisica, ricerca della prestazione e studio del gesto. Il classico evento che aspetti per 4 anni per condividere l'adrenalina di una finale in pista, tutto in una corsa, tutto in uno sprint, in un salto, in un lancio. Quattro anni di preparazione - la loro, non la mia - e magari una vita di attese per una medaglia, il podio, l'inno, le lacrime. Un distillato di sport, il migliore che conoscessi. Ora leggo che nell'inchiestona globale sul presunto doping, quella che oggi come al solito è approdata al Giro nel giorno di riposo, ci sono di mezzo Gibilisco e Vizzoni, due dei nostri migliori atleti, e vedremo se è il solito calderone o se c'è del vero. Ma fa più impressione l'altra notizia, quella che arriva dall'America, secondo la quale Montgomery - primatista mondiale dei 100 metri - sarebbe una specie di prodotto di laboratorio del team Balco. Un giornale californiano scrive che il record del mondo era stato praticamente programmato due o tre anni anni prima, sottoponendo Montgomery - grande sprinter, non grandissimo - a una cura di Thg, il famoso ormone che pare non si veda ai controlli. Montgomery è aumentato di 14 chili, mettendo su una massa muscolare prodigiosa, e ha fatto il record. Dopo di che il progetto, raggiunto lo scopo, non è più andato avanti. Montgomery è tornato normale, e infatti non vince manco a spingerlo.

Se con il ciclismo sono sceso al livello del disgusto, l'atletica è comunque uno sport al quale non credo più dal giorno in cui ho letto che, tra i tanti, si era dopato anche Carl Lewis. E' difficile scindere le emozioni che ti dà  un'impresa sportiva - l'abbagliante bellezza della corsa o del salto di Lewis, per esempio - dallo sconforto o dalla diffidenza che ti portano regolarmente a pensare se dietro il prodigio a cui assisti ci sia dietro cosa, e chissà cosa. La finale dei 100 metri a Seul, con il bombatissimo Ben Johnson che battè il pulito (o meno bombato) Lewis, resta scolpita nella mia mente di giovane insonne e appassionato. Fu una corsa pazzesca, anche se alterata. Così come il 200 metri di Michael Johnson ad Atlanta, con quel record che nessuno batterà mai: un'altra corsa pazzesca, da perderci la testa. Restano i gesti, restano le emozioni. Aumentano i dubbi, però. E come è successo con il ciclismo, è finita che io l'atletica non la guardo quasi più. Probabile che cederò alle lusinghe di Atene, perchè all'Olimpiade non si può dire di no. Ma non sopporto spettacoli fasulli, soprattutto se la gente - tra cui ci sono io, boccalone tra i boccaloni - pensa che siano veri. Di questo passo approderò al wrestling. Dove è tutto finto, ma almeno nessuno spergiura il contrario.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:11 |
 

STICAZZI

(rubrica avventizia per districarsi tra le acrobazie di mercato della mia squadra preferita, l'Internazionale Fc di Milano)

3 - RICARDO CARVALHO

Ricardo Alberto Silveira Carvalho è nato il 18 maggio 1978 ad Amarante, che immagino sia in Portogallo. E' un difensore centrale alto 1.83, proprio come me, quindi già guardo al suo arrivo con estrema simpatia. Stasera Ricardo Carvalho (spero gli trovino presto un diminutivo,  perchè altrimenti mezzo post se ne va solo per il nome) gioca la finale di Ciempions e quindi tutti lo potremo visionare in santa pace, come un Branca qualunque, senza capirci un cazzo, come un Branca qualunque. Di Ricardo Alberto Silveira Carvalho non si sa molto, se non che è figlio di Aparecido Mineiro Da Silva Complicao Carvalho, autista di autobus, e nipote di Manuel Ruiz Implicao De Jesus Furteiro Costa Carvalho, mezzadro. L'Inter segue la pista portoghese con cautela mista a entusiasmo, sapendo però di trovare estrema qualità: tutti a Milano, del resto, ricordano ancora con nostalgia le gesta di Sergio Conceicao. Ricardo Carvalho parteciperà anche agli Europei. E' entrato da poco a far parte del gruppo della Nazionale, e conoscendo gli altri nazionali si tratta di una considerazione assolutamente inquietante: se è entrato da poco, prima dove cazzo era? E chi c'era al suo posto? Dio mio.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 09:52 |
 

MA MI DISPIACE

Sono sinceramente dispiaciuto per Cunego. Voglio dire: credo che ieri sia definitivamente sbocciato un campione, perchè quello che sta facendo Cunego al Giro d'Italia (e a 22 anni, soprattutto) non può più essere considerato casuale. Quindi son contento, ma mi dispiace. Mi dispiace che Cunego sia arrivato ora che per me il ciclismo è pura trasparenza. Ieri, in ufficio, col televisore acceso e con l'eco lontano di una telecronaca molto entusiasta, non ho visto nulla. Non ho visto partire Cunego, non l'ho visto arrivare, non ho visto il podio, le miss, la maglia rosa. Niente. Eppure il televisore era acceso. Ma il ciclismo - mia antica passione fatta di pomeriggi televisivi immolati a grandi classiche e tapponi di montagna - oggi per me è questo, cioè niente. Non mi fido, non mi piace, lo schivo. Anche in occasioni in cui polvere e sudore dovrebbero farmi dimenticare flebo e beveroni. Sono come un ex-fidanzato becco e rancoroso. Il tradimento mi pesa e non la delusione non la elaborerò mai. Quindi viva Cunego. Ma mi dispiace. Mi dispiace non esserci.

(ai carabinieri invece non dispiace mai esserci. Anche stamattina la solita perquisizione alla ricerca di qualche bomba. Non sono l'unico a non crederci più)

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 09:28 |


martedì, maggio 25, 2004
 

LA SOLUZIONE

Avrebbero dovuto essere loro

ma non si sono fatti vivi. Vabbe'. In compenso, in un festival di nasi rifatti e reggiseni push-up, c'era una concentrazione di figa tale da non farmi avvertire la minima mancanza.

(non ha vinto nessuno. Peccato. Il premio era il mio corpo eburneo)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:17 |
 

SETTORE QUIZ

Non so ancora se in treno o in macchina, questo è ininfluente. So solo che in tarda mattinata raggiungerò una nota metropoli tentacolare lombarda, nota per il panettone e per avere due squadre in serie A. E lì, in un luogo elegante e sofisticato, confuso in una combriccola di gente che mio malgrado frequento, conoscerò due persone molto importanti. Invece di aggiornare il blog, trascorrerò dunque un paio d'orette nel jet-set. Poi tornerò nel mio brodo e andrò a lavorare, come se niente fosse.

QUIZ: chi sono i due noti personaggi cui Settoruccio stringerà la mano questa mattina?

(la soluzione nel primo pomeriggio)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 00:17 |


lunedì, maggio 24, 2004
 

E' FINITA

(ansa - settore) Montecarlo - E' crisi nera alla Ferrari dopo la clamorosa sconfitta di ieri nel Gran Premio di Montecarlo, dominato in lungo e in largo da Trullo Trulli: la disfatta di Michael "Forrest Gump" Schumacher ha evidenziato in maniera drammatica le magagne della casa di Maranello, che in queste ore sta affrontando un dopo-corsa mai così teso e denso di insidie. Schumacher è un pilota ormai in pieno declino ed è probabile che la Ferrari stia già prendendo i primi contatti per avviare la successione dell'anziano conduttore tedesco. Ma la stessa macchina ha evidenziato a Monaco tutti i suoi limiti: lenta, poco performante e con mascroscopici deficit nella parte elettronica. E mentre la squadra si lecca le ferite, a poche ore da una figuraccia epocale, il massimo dirigente sportivo della scuderia, l'appannato Jean Todt, sembra avere le ore contate: sua, del resto, la responsabilità di aver clamorosamente sopravvalutato una macchina e due piloti che, alla prova dei fatti, sembrano destinati a una stagione fallimentare. Il presidente Luca Cordero di Montezemolo non ha rilasciato dichiarazioni, ma dal suo entourage trapelano indiscrezioni circa alcune frasi pronunciate in maniera concitata al telefono del suo studio: "Mi vergogno di essere italiano, cercate di rimettere a posto quella caffettiera o vi licenzio tutti". A Maranello il parroco ha suonato le campane a morto: la Ferrari sembra davvero arrivata al punto di non ritorno".

(il giornalista sportivo, dovevo fare)

(nella foto, Schumacher)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:25 |
 

FANTASTICO

Apprendo dalla Gazzetta che la Juventus, nell'ambito di una fantomatica trattativa con il Real (in questo periodo bisogna credere a un decimo delle cose che si leggono) per l'acquisto di Morientes, avrebbe offerto in parziale contropartita Montero e Juliano. E' come se l'Inter, per avere Davids dal Barcellona, avesse proposto lo scambio con Brechet e Lamouchi. Giuro che se va in porto una trattativa del genere scrivo un post agiografico per Moggi e lo intitolo "Niente come la Juve".

(ahahahahahahahah, Montero e Juliano, diobono)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 10:05 |
 

STICAZZI

(rubrica avventizia per districarsi tra le acrobazie di mercato della mia squadra preferita, l'Internazionale Fc di Milano)

2 - BURDISSO

Nicolas Burdisso è nato il 4 dicembre 1981 ad Altos de Chipion, in Argentina, e non chiedetemi di più. Nella disperata ricerca di difensori in grado di difendere senza necessariamente svellere malleoli e rinviare alla cazzo, l'Inter approda al Boca Juniors per insidiare questo giovanotto che, con sottile eufemismo, definirei prestante: è alto 1.74 e pesa 77 chili, praticamente un lottatore di sumo. Moratti pare si fosse raccomandato a Branca e Oriali: visto che ci hanno inculato con Stam, cerchiamone uno bello alto. E infatti. Vabbe', però ha una bella faccia da argentino vivace e potrebbe legare con gli altri quindici argentini che abbiamo in rosa. In realtà l'operazione Burdisso nasce sotto altri auspici ed altre esigenze. La divisione Public Relations dell'Inter - 38 persone strapagate per fare il solitario al computer - cercava infatti disperatamente uno che facesse rima con Cambiasso per completare l'inno dell'anno prossimo. Dopo aver sondato Petisso Pesaola per la panchina e Natalino Balasso per la fascia destra, Branca ha trovato sull'almanacco Burdisso e ora lo sta trattando con grande petulanza, come fosse un vero talent scout. I creativi di via Durini, invece, lavorano alacremente al nuovo inno e hanno già consegnato a Moratti la quartina che lo stadio l'anno prossimo, in coro, canterà prima della partita.

Da Toldo a Burdisso

che passa a Cambiasso

nell'aria il golasso

che arriverà

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 09:18 |


domenica, maggio 23, 2004
 

MERINGHE

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 22:46 |
 

QUARANTA

Sarebbe stato un peccato sprecare l'occasione di una mattina del genere, una mattina di sole dopo un giorno di pioggia, e cioè calda ma non troppo, soleggiata ma non afosa, tersa ma non abbagliante. E infatti, dopo la spesa all'Esselunga, non sono rimasto a casa in stato catatonico ma mi sono sottoposto alla seconda tortura della giornata - la corsa nel parco - con animo sereno. E infatti ho acceso il mio diesel e, con andatura da fancazzista, mi sono inoltrato disinvolto nel verde tra famigliole sdraiate e scout incolonnati. Il primo controllo cronometrico è arrivato intorno ai 12 minuti, la prima crisi seria intorno ai 20 minuti, quando mi sono chiesto per quale cazzo di motivo stessi correndo di fianco a una risaia che odorava di diserbo. Verso i 25 minuti mi è apparsa, nitida, l'immagine della mia tabella, che oggi mi avrebbe imposto il raggiungimento dei 40 minuti, obiettivo che ritenevo superiore al mio attuale stato psicofisico dopo l'indicibile sofferenza dei 35. In questi giorni avevo elucubrato una teoria atletica secondo la quale era meglio costruirsi una solida base sui 30 minuti piuttosto che inoltrarsi verso cifre inadeguate alle mie maniglie dell'amore. Solidifichiamo quota 30, pensavo tra me e me, e su queste fondamenta costruiamo il mio avvenire podistico. Mentre facevo calcoli matematici e umanistici, mi accorgevo di esser giunto dentro casa con la mia cassa ancora con il nastro rosa: ero a 31 minuti, quindi perchè fermarsi? E' a questo punto che uno come Doug potrebbe spiegarci lo strano fenomeno per cui un improbabile runner in cerca della propria dimensione parte tra sofferenze indicibili, passa da un mancamento all'altro e quando oltrepassa la mezz'ora si sente come rinato. Supero i 35 minuti e vedo la macchina in lontananza: imbocco un altro vialetto, incrocio una jogger con la quinta di reggiseno e cerco di assumere un contegno decoroso. Completo l'anello e rivedo la macchina, mi viene quasi da aumentare l'andatura, lascio fare alle mie gambe a pezzi eppure vogliose. Quando appoggio la mano sul cofano il cronometro segna 41 minuti e 10 secondi: se non avessi preso l'impegno di fare gli spaghetti con le vongole, giuro, avrei potuto anche continuare. Ma era l'una e mezza, cazzo.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 18:39 |
 

CIO' IL DIPLOMA

Figurarsi se non c'era un calciatore in un giro truffaldino. E che sorpresa trovare proprio lui, Uno Degli Uomini Che Mi Sta Piu' Sul Culo In Assoluto Al Mondo, tra gli sfigatoni che si sono comprati il diploma delle superiori con qualche mazzetta ben spesa, senza mai andare a lezione, senza mai dare l'esame, niente. Trattandosi di Lui, elimino le mie solite cautele garantiste. Lui è sicuramente colpevole, e anche se la pena fosse solo un gigantesco sputtanamento mi riterrei abbastanza soddisfatto. A patto che poi l'esame lo faccia davvero, prima o poi, arrivando in Ferrari a scuola e firmando autografi a maturandi e commissari. Ma cagandosi un po' addosso per matematica o italiano, come tutti gli altri, come noi, che amiamo le emozioni vere e non compriamo il diploma da geometra, barbone!

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 18:06 |


sabato, maggio 22, 2004
 

CONCENTRAZIONE

Questi due tipi sono sovrumani. Ieri hanno vinto quasi da soli la prima gara di finale Conference (praticamente la semifinale assoluta) della Nba, fuori casa, spazzolando via i Minnesota Timberwolves. Quello a sinistra, Shaquille O' Neal, l'armadio, ha segnato 27 punti e preso 18 rimbalzi. Quello a destra, Kobe Bryant, il figo, ha segnato i suoi soliti 23 punti. Ammiro quelli che hanno per la testa un sacco di cose e riescono a fare bene almeno quella principale. Per esempio, quello a destra, Kobe Bryant, ha giocato tutto l'anno nei Lakers alternandosi alle aule del tribunale dove lo stanno (ancora) giudicando per stupro. Quello a sinistra, Shaquille O' Neal, ha giocato mentre a casa sua, ieri sera, due addetti alle pulizie litigavano di brutto. Erano madre e figlio. A un certo il figlio ha tirato una coltellata alla madre e l'ha uccisa. Se a casa mia la baby sitter si taglia un dito pelando una patata ci sto male un giorno intero. Invece a casa di Shaquille O' Neal un figlio squartava la madre e lui prendeva 18 rimbalzi. Non per niente io ho un blog su Splinder e lui guadagna qualche milione di dollari al trimestre.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:49 |


venerdì, maggio 21, 2004
 

PROGRESSI

La smentita è arrivata in giornata. Non è un miglioramento da poco. Per chiarire gli ammutinamenti di Vieri c'erano voluti giorni e giorni. Chissà, magari prendiamo la rincorsa da questo insignificante episodio e vinciamo lo scudetto entro il decennio.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 22:29 |
 

VE LO DICO LUNEDI'

Sarebbe già tutto a posto. Edgar, il Lord Brummel del calcio mondiale, avrebbe detto a Giacinto: "Senti, l'annuncio diamolo lunedì, per correttezza, a campionato spagnolo finito". Giacinto gli avrebbe sorriso, pensando "che signore". Edgar avrebbe poi riposto l'ultimo numero di "Mani di Fata" nel suo zainetto: "Lo leggo in treno". "Ciao Edgar". "Ciao Giacinto". Non ci credo, ma tanto vale aspettare lunedì. Intanto cerco in rete notizie di Rafa Benitez, che in Spagna dicono essere già nostro, ma in Spagna ne dicono tante. Come in Italia, più o meno.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:26 |
 

DECIDETEVI, DIOBONO

Sono ancora immerso nella quiete domestica e quindi non so da dove arrivi la notizia, riportata dal televideo di Mediaset, che "un clamoroso ripensamento" starebbe portando l'Inter a scaricare Zaccheroni, appena riconfermato almeno vocalmente (ma comunque pubblicamente), e a stringere i tempi con Mancini. Non so da dove siano state riprese queste voci di "improvvisi disaccordi", ma mi hanno inquietato. Non mi ricordo nemmeno più se ho finito il caffè che stavo bevendo. Un attimo che lo cerco, controllo, nel caso lo finisco e poi scrivo.

Ecco. Dunque. Premessa: se ci sono dei dubbi sulla guida tecnica è meglio risolverli a bocce ferme e a mercato ancora da completare (inutile tornare sui tristi e recenti casi Lippi e Cuper). Purchè, questo è chiaro, si sappia bene dove si vuole andare a parare. E questo l'Inter dimostra di non saperlo da anni, imboccando con mostruosa regolarità le strade sbagliate ogniqualvolta arriva a bivi, trivi o quadrivi (per non parlare di certe rotonde). Quindi mi verrebbe da dire: se non siete convinti di Zac, forse è meglio dirglielo subito. Ma - questa è l'altra considerazione - siete convinti di non essere convinti di Zac? E a quante persone dovrei porre questa domanda? Quindici, venti, trenta? E la decisione di tenere o cambiare il tecnico in quanti la maturano, in quanti la consigliano, in quanti la condizionano? In quanti, soprattutto, la prendono?

ZACCHERONI - Zaccheroni è un buon tecnico, forse ottimo. Ha vinto uno scudetto un po' di culo (le altre si coalizzarono a fare cazzate) e un po' di somma capacità (ha tirato fuori il sangue da un Milan-rapa). E' riuscito quest'anno a dare un gioco a un'Inter persa nelle sinapsi cuperiane e ci ha fatto abbastanza divertire. Con la rosa al completo (le prime sue 9 partite e le ultime 8) ha tenuto una media punti superiore allo stesso Milan-monstre di quest'anno. Salvo, nelle 11 partite di mezzo, tra gennaio e marzo, prendere venti punti di distacco: ma aveva mezza squadra fuori, questo gli va riconosciuto, senza difesa e senza centrocampo avrei voluto vedere le altre. Ha dato a volte l'impressione di non avere in mano la squadra: partite come Inter-Arsenal (ranghi completi), Parma-Inter, Inter-Empoli, o la stessa Lecce-Inter (unica sconfitta del lungo rush finale) sono comunque ingiustificabili. Nella gestione dell'immenso parco giocatori ha brillato sotto alcuni aspetti (è riuscito a fare giocare tutti, chi avrebbe scommesso due lire su Farinos e Karagounis?) e franato in uno, il rapporto con quella testa di cazzo di Vieri: che di stronzate ne ha fatte, ma certe rappresaglie (entrare dalla panca a 8 minuti dalla fine) non le meritava.

Alla fine, se quello che scrive Mediavideo è vero (se non è vero, amici come prima, eh?), credo che tutto giri proprio intorno a Vieri. Io continuo ad essere convinto della necessità di una sia pur dolorosa separazione. Che credo sia la stessa convinzione di Zac, smaccatamente teso (e chi lo può contraddire?) al lancio sempiterno di Adriano, classico uomo che spezza gli equilibri e che ha otto anni in meno dell'altro e che è pure più simpatico. Come Zac, sono convinto che un anno di ribadita convivenza tra i due possa essere una iattura. Come Zac, non ho una soluzione tattica da proporre per tenerli insieme in campo. Come Zac, farei volentieri un cambio tra un Vieri malmostoso e un buon attaccante che sappia fare la seconda punta e usare il piede destro.

MANCINI - Mi sembra abbastanza chiaro che se Mancini dichiarasse questa credenziale - "Io so come far giocare insieme Adriano e Viari e ve lo dimostro" - all'Inter scricchiolerebbero le convinzioni più radicate. Se Mancini ne ha già parlato con Moratti e lo ha convinto (Moratti si farebbe convincere anche da Jimmy il Fenomeno, figuriamoci), allora forse ci siamo davvero. Siamo alle solite e forse non finirà come al solito: un allenatore e una star della squadra diventano alternativi, o lui o io, e stavolta se ne andrà l'allenatore, visto che con Cuper-Ronaldo era finita proprio male. Mancini è una scommessa dal punto di vista dell'esperienza e del palmares. E' uno però che ha le stimmate del leader, è uno che conosce i meccanismi perversi dello spogliatoio e non lo puoi fottere, è uno che sapeva giocare a pallone molto meglio dei quattro quinti dei suoi giocatori. E' giovane, bello, con la divisa sociale sta da dio. E' uno che manda affanculo arbitri e quarto uomo e non lo squalificano quasi mai. E' uno che piace a Moratti (no, scusa, questo non fa testo).

Comunque, ragazzi, è il 21 maggio e siamo clamorosamente in anticipo rispetto alle nostre fasi down. In fondo, che problema c'è? Ci sono solo due cose da decidere?

1. Vieri o non Vieri?

2. Zac o Mancini?

Ce la facciamo - diciamo - prima di lunedì sera?

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 10:24 |
 

INTERROGATORIO

(...) Argh, sì, ho sbagliato, perdonatemi. Ma dovevo arrotondare, non ce le facevo più: la lampada, il peeling, il visagista, manicure, pedicure, la palestra, il coiffeur... Un inferno, credetemi. (...)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 09:22 |


giovedì, maggio 20, 2004
 

TEST

Cosa vi viene in mente guardando questa foto?

1. Uova al tegamino.

2. Marty Feldman.

3. Cerchi in lega.

4. Bersagli per freccette.

5. Radiolone stereo.

6. Silicone.

7. Puntaspilli.

8. Presine per le pentole.

9. Figa (in generale).

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:59 |
 

L'ALLEGRO CALVARIO

Voglioso come un Vieri in panchina e convinto come un Cuper prima di un big-match, nel tardo pomeriggio di ieri mi ero avviato al parco costretto dai sensi di colpa, dall'orgoglio e da una tabella che mi imponeva di correre per 35 minuti. La giornata era bella, forse troppo: cielo azzurro, vento sostenuto e una temperatura sui trenta gradi che avrebbe scoraggiato anche uomini di buon senso. Eppure ho caricato la borraccia, ho preso la macchina e sono andato al campo per destinazione. Dopo nemmeno un minuto di corsa ho cominciato a sentire dolori alle spalle e ad avvertire, netta, la sensazione che le gambe non andassero. Non avrei dovuto vergognarmi, se mi fossi fermato: ero quasi solo e nessuno avrebbe potuto ridere del dramma umano di un uomo che doveva correre per 35 minuti e si ferma dopo 2. Ma ho stretto i denti: andatura modestissima, ricerca dell'ombra e del prato su cui poggiare i piedi, respiri profondi. Così sono andato avanti decorosamente, tra molti dubbi e incertezze (mi fermo? vado a casa? starò male?). Al 17° minuto ripasso vicino alla macchina con un dubbio amletico: imboccare un altro percorso o infilarmi nell'abitacolo e scolarmi il Gatorade? La ragione mi imponeva la seconda soluzione, ma ieri ero irragionevole.

Mentre mi supera con andatura baldanzosa un ragioniere della Bnl, faccio calcoli astrusi: 37 meno 17 fa 18, quindi adesso corro 9 e poi torno indietro, 9 più 9 fa 18, miodio, vuol dire che ragiono, che penso, quindi non svengo. Al 20° trovo il Calvario, il salitone perfido che quando sei in bici ti tocca scendere, ma quando sei a piedi e corri non puoi scendere più in basso di così. Arrivi in cima tramortito, poi imbocchi il discesone cercando di non rotolare. Tra il 21° e il 25° minuto tutto scorre, poi inizia la crisona. Le gambe non girano, me le trascino, inizio a fare congetture giustificative ("beh, dai, 25 minuti non sono da buttare") ma poi resisto. Vado sempre più piano, o almeno mi sembra. Eppur mi muovo, non c'è dubbio. Arrivo ai 30, ritrovo il Calvario e il Discesario, inizio a fare una telecronaca mentale ("Ed ecco Settore in fondo al boschetto, è in crisi, si trascina, sta soffrendo, ma resiste, mancano quattro minuti, deve farcela..."). Guardo incredulo il cronometro che segna 33 e io sono quasi alla macchina: devo avere sbagliato qualcosa. Torno indietro per un minutino, poi rifaccio dietro front, quando schiaccio il cronometro a 35'10" ho già in mano le chiavi della macchina e prendo la mira della serratura, indi con gesto sottilmente erotico la penetro. Mentre faccio stretching, bevo e sudo come un maiale, penso alla definizione di catarsi.

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 10:54 |
 

I GEMELLI DEL GOL

Beh, cazzo, ora con la difesa sono a posto. Maledetti gobbi.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 10:26 |


mercoledì, maggio 19, 2004
 

SETTORABACUS

Sulla validità scientifica e l'onestà intrinseca dei sondaggi di opinione potremmo star qui a discutere per ore. Ma mi sembra chiaro, cari amici, che il sondaggio di questo cazzo di blog (il mio) sul nuovo allenatore dell'Inter abbia realmente influito nelle scelte della società di via Durini (parlo come uno del Tg3 Lombardia) e questo dovrebbe infondervi gioia e orgoglio, perchè il mio sondaggio SIETE VOI. Su 114 voti validi, uno sfottìo, ben 30 (pari al 30 per cento del totale) indicava "chiunque, purchè porti della figa", che poteva significare l'accettazione - da parte degli interisti - di una qualsiasi proposta tecnica e umana da parte della società, oppure - da parte dei non interisti - l'auspicio che un tecnico dalle molte sfaccettature potesse assumere la guida della compagine nerazzurra. Al secondo, terzo e al quarto posto - con 27, 21 e 9 voti - si sono stagliati tre personaggi su cui la blogosfera settoriana ha appuntato la propria morbosa attenzione: come non considerare quella di Solange un'ipotesi innovativa e di rottura? O come non ricordare la B-zona di Oronzo Canà e la sua necessarietà per una squadra come l'Inter che, con una rosa così ampia e tanti doppioni, avrebbe davvero bisogno di giocare con il 5-5-5? E infine, come non immaginare con simpatia e affetto la presenza di Jimmy il Fenomeno sulla panca interista, con la sua carica umana e il suo sguardo fulminante? Da segnalare, nella categoria "Personaggi improbabili o di fantasia" i tre voti presi da Margheritoni (che nel film era un centravanti, e per il quale quindi la blogosfera prevede un  futuro da tecnico) e Nokia, che con due voti a zero ha vinto la sfida personalissima elettronica con Eriksson.

Se tralasciamo i due voti a Bedi Moratti, che ne capisce, il voto a Henry Mancini, un tecnico melodioso, e il triste zero riservato all'ipotesi-Sgarbi, arriviamo ai tecnici veri, cui sono finiti in totale 17 dei 114 voti espressi. E qui in via Durini hanno alzato le antenne: "17 voti su 114? Vuoi vedere che non gliene frega un cazzo a nessuno?" Zero voti a Trapattoni ed Eriksson, due cittì molto popolari. Il più votato è stato Cuper, con 6 voti nostalgici. 5 a Zaccheroni, 4 a Capello e due - solo due! - a Roberto Mancini.

Branca ha stampato il sondaggio, che Bartolozzi gli aveva segnalato e Oriali gli aveva letto. Lo ha passato a Moretti che lo ha portato a Facchetti e Facchetti lo ha portato a Tronchetti e Tronchetti, Moretti e Facchetti sono andati da Moratti. Moratti ha valutato attentamente la situazione. Chieste alcune sommarie informazioni su Solange ("No niente, capo, è un frocio"), Canà ("E' un film") e Jimmy il Fenomeno ("Simpatico ma trasandato, non fa per noi"), Moratti ha sospirato sul nome di Cuper ed è passato all'ipotesi successiva, Zaccheroni. "Se il popolo ha deciso così, si proceda". Il patron non si è dato pace per i soli due voti presi da Mancini, allenatore che sta trattando personalmente da almeno due anni: "Scusa, Branca, e Margheritoni?" "No niente, capo, ho guardato sull'almanacco Panini ma non l'ho trovato". "Ah, vabbe'"

Branca, Bartolozzi, Oriali, Moretti, Facchetti e Tronchetti hanno lasciato l'ufficio di Moratti in quest'ordine. Dicono che all'interfono Moratti abbia bloccato Facchetti in portineria: "Giacinto, mi raccomando solo una cosa: controlla che Zaccheroni sia in grado di portare un po' di figa, sennò mi tocca esonerarlo prima di Natale".

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 11:29 |


martedì, maggio 18, 2004
 

STICAZZI

(rubrica avventizia per districarsi tra le acrobazie di mercato della mia squadra preferita, l'Internazionale Fc di Milano)

1 - DEDE'

Dedè è nato 26 anni fa in Brasile, ma vatti a fidare dei brasiliani. Potrebbe averne benissimo 16 o 34, del resto se Martins ne ha 20 con quella faccia da Zio Tom tutto è possibile. Dedè gioca nel Borussia Dortmund, squadra che da un paio d'anni si dichiara in sfacelo economico e da un paio d'anni naturalmente sopravvive con disinvoltura, tipo Roma e Lazio. Stavolta, però, sembra che debbano cedere qualche giocatore prezioso per fare cassa e all'Inter, nella riffa di fine stagione, toccherebbe questo atletico difensore che assomiglia un po' a Eddie Murphy, un po' al cantante dei Fine Young Cannibals e un po' a Paulo Isidoro, praticamente un mostro. Dedè in persona lo ha dichiarato ai giornali: "Il Borussia mi ha offerto un rinnovo fino al 2008, ma col cazzo che rimango qui con questi barboni. Sto trattando con l'Inter". Alcuni giornalisti sono scoppiati a ridere in fondo alla sala stampa, ma hanno fatto finta di essersi raccontati una barzelletta su Schroeder. Dedè, con Vivì e Palà, formava uno straordinario trio di centrali nella Sanmaurense. Poi il trasferimento in Europa, dove si è distinto per velocità, doti acrobatiche e un paio di peroni divelti. Gioca indifferentemente centrale o terzino sinistro. Questa analogia tecnica con Brechet è agghiacciante, quindi credo proprio che lo prenderemo.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:13 |
 

PRELIMINARI

Definire un "obiettivo" il quarto posto è abbastanza ridicolo. Come dire al bar con gli amici: oh, quest'anno mi compro la macchina. "Bravo, paghi da bere". No, aspetta: ho un obiettivo minimo, i sedili, poi vediamo. Definire un "obiettivo" una quasi lotteria tardo-estiva con squadre meno blasonate ma più rodate della tua, dove l'inculata è improbabile ma molto possibile, è un po' una cazzata, diciamolo pure. Comunque la qualificazione ai preliminari di Ciempions Lìg è un calderone in cui mi è piaciuto ritrovare certa gente partita con altri obiettivi, tipo comprarsi una macchina o due, la limousine con l'autista e magari un Ferrarino. E invece eccoci tutti lì, insieme, appassionatamente, fuori dalla concessionaria del calcio europeo: io seduto sui miei sedili e gli altri attorno, chi con un bello spinterogeno, chi con il vano portaoggetti, chi con una ruota in lega.

Ecco una breve rassegna di persone partite con altri "obiettivi" e che invece faranno i preliminari.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 09:32 |


lunedì, maggio 17, 2004
 

UN ANNO

Un anno fa scrivevo dell'Inter, di Cuper e dei pezzi di cuore che lasciavo sui sedili. Era il mio primo post. (Auguri!). Grazie, siete molto cari. (Senti, quando ti togli dai coglioni?). Quando vinciamo lo scudetto. (...). Dai, era una battuta.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:10 |
 

UN FISICO BESTIALE

Mi ero preparato bene, non c'è che dire. Ero rimasto a tavola fino a mezzanotte e mezza, ero rientrato a casa all'una e mezza e mi ero addormentato alle tre. Con quale spirito e quale condizione fisica mi sia apprestato, domenica mattina, a mettermi braghe corte e scarpe da jogging lo si può tranquillamente immaginare. Verso mezzogiorno ero ancora a casa, nell'attesa che il mio metabilismo riprendesse un normale corso, e intanto fuori cominciava a far molto caldo. Poi mi sono deciso: alle 15 c'era Empoli-Inter, quindi era meglio soffrire prima. Sono arrivato al parco all'una e, dopo un minuto e mezzo di stretching disilluso, ho iniziato a correre con un obiettivo minimo, tipo il quarto posto dell'Inter: 15-20 minuti e torno a casa soddisfatto. La tabella mi imponeva i trenta, ma non avrei scommesso sulla mia prestazione neanche un euro. E invece, sotto il sole, nel silenzio, incrociando altri solitari corridori pre-prandiali, sono passato indenne attraverso le solite crisette fisiche e morali, con andatura caracollante ma costante. Al 18° minuto la decisione: tento i trenta. E' stata dura, perchè guardavo troppo il cronometro e perchè cominciavo a dare segni di squilibrio. Al 26'30'', precedente record, ho esultato intimamente e mi sono trasformato in coach di me stesso: dai, dai, dai cazzo. Alla fine sembravo Rocky Balboa: sono arrivato alla macchina a braccia alzate dopo aver stoppato il cronometro ai 30 minuti. Sentivo in sottofondo la musica di Maynard Ferguson mentre facevo lo stretching finale, una specie di tortura cinese che reggo solo per un paio di minuti. Avrei voluto gridare "Adrianaaaaa", ma mi sono consolato a casa, più tardi, gridando due volte "Adrianoooo" e non per omosessualità latente.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:48 |
 

LO STATISTA

In Iraq muoiono anche gli italiani, nonostante la benedizione di certi Unti del Signore. Berlusconi è a Milano a festeggiare il Milan, ma va sottolineato che "in costante contatto con Palazzo Chigi" ha detto che "i nostri soldati devono essere orgogliosi".

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 09:23 |


domenica, maggio 16, 2004
 

IL BILANCIO

Prima che svaporino le sensazioni odierne (Adriano, Recoba, la solita sofferenza, il disastro sfiorato, la missione compiuta), comincio a tracciare un personalissimo bilancio stagionale. Gli Europei ormai imminenti e la qualificazione ai preliminari di Ciempions accorciano la stagione e toglieranno presto di torno i miei beniamini. E va bene così: non avrei sopportato un eventuale spareggio con il Parma, sarebbe stato una iattura. Carissimi, voglio che facciate le vostre brave ferie per ripresentarvi - più presentabili - tra un paio di mesetti scarsi. Ora basta, non sopporto più la vista del nerazzurro, via via! Intanto ripercorro i molti orrori e gli scarsi trionfi stagionali reparto per reparto. Comincio da dietro, secondo logica. Un bilancio un po' così, al buio. Tutto dipende da chi ci allenerà l'anno prossimo, dal suo modulo, dai suoi pallini. Ma a me che mi frega, non sono mica Branca. Sono Settoruccio e faccio tutti i bilanci che voglio. Ad minchiam, come direbbe Scoglio.

IL PORTIERE

Annata oscena di Toldo, che ci è costata la Coppa Italia e una decina di punti in campionato. A un portiere la fase down può anche capitare, per carità, ma Zaccheroni ha sbagliato a insistere con un portiere che aveva paura anche dei passaggi all'indietro. Ci si inventava uno stiramentino e lo ti teneva fuori un mesetto. Ma 'ste cose le architetta una società cinica e determinata, non la farfallona Inter. Con Jimmy Fontana avremmo attraversato con meno disperazione quel maledetto inizio d'anno che - a parte la Ciempions, già inculata prima - ci è costato tutto.

LA DIFESA (I CENTRALI)

Leggi i nomi e dici: però! E diciamo pure che a ranghi completi questa difesa ha anche funzionato (nel primo periodo di Zac, a parte la folle notte con l'Arsenal, era una muraglia). Ma a ranghi completi ci sarà stata, appunto, sì e no una decina di partite su 50. Materazzi, Cannavaro e Gamarra sono passati da un infortunio all'altro, cui si aggiunge l'imbecillità del primo che si è preso tre mesi di squalifica nel momento meno indicato. Cordoba ha giocato la peggior stagione da quando è all'Inter. Alla fine Adani, con tutti i suoi limiti, va ringraziato per esserci stato sempre. Nomi a parte, manca a questa difesa un uomo di grande qualità, uno che sappia difendere ma anche impostare e rilanciare. Ne ho pieni i coglioni di vedere i rinvii alla cazzo di Cannavaro e Cordoba. Perdiamo troppi palloni in questo modo, palloni spesso pericolosi perchè regolarmente devoluti agli avversari sulla tre quarti se non addirittura al limite dell'area. Il trio degli infortunandi è sicuramente logoro. Sempre ammesso che arrivi un rinforzo con i controcazzi, quello da mandare via lo sceglierei tra quelli lì. Però, per quanto mi stia sul culo, Materazzi è l'unico che sappia rilanciare decorosamente l'azione oltre ad essere l'unico alto e l'unico adorato dalla curva. Adani, come rincalzo, va bene. Cordoba - inguardabile quest'anno - è però uno che puoi mattere sulle fasce, nell'emergenza. Rimarrebbero Gamarra e Cannavaro. Per me è lo stesso.

LA DIFESA (I LATERALI)

Javier Zanetti è una specie di icona: non so se risolveremo mai un cazzo con lui, ma è uno che c'è sempre, non si infortuna mai, non si lamenta mai, dove lo metti sta. Forse un Capitano dovrebbe rompere un po' di più i coglioni, ma è fatto così. Helveg è arrivato con quei tre-quattro anni di ritardo: non che tre-quattro anni fa fosse chissà che cosa, ma intanto ci avrebbe evitato Vivas, e poi adesso è un po' imbolsito. Siccome mi è simpatico, come riserva lo terrei: è uno di esperienza e nel momento peggiore, quello con tre-quattro quinti di difesa ospedalizzata, si è fatto il culo. A sinistra è un pianto, come sempre. Coco è un ex-giocatore, Brechet è uno dei capolavori di strategia di quest'anno. Io non ce l'ho con Brechet, ce l'ho con chi l'ha preso. Pasquale si è tragicamente involuto, ma non è facile giocare davanti a uno stadio che per mesi e mesi ti ha seguito con simpatia e ora ti fischia quando tocchi palla. Sperando che Coco venga destinato ad altri lidi, uno tra Pasquale e Brechet potrebbe rimanere come riserva di un laterale sinistro vero, vivo e vegeto, ammesso che l'Inter riesca a trovarne uno. Tra le tante barzellette nerazzurre, quella del terzino sinistro è la più spassosa (per gli altri, eh?).

IL CENTROCAMPO (I CENTRALI)

Vedi alla voce difesa. Leggi i nomi e dici: però! Ma la realtà è stata diversa: infortuni come se piovesse, equivoci tattici, qualche bidone. I podisti di qualità (C. Zanetti, Almeyda) sono stati più fuori che dentro ('sta cosa che Zanetti ogni anno salta due o tre mesi mi sta un po' qui). Ha giocato tanto Farinos, l'Adani del centrocampo: ringraziamolo per esserci stato sempre, e fermiamoci qui. Emre doveva essere l'uomo in più e non lo è stato: andrebbe su una stagione "vera", questa è stata drammaticamente a singhiozzo. Riesce difficile a pensare al giorone di ritorno dell'Inter senza Stankovic, preso a gennaio. Probabilmente avremmo chiuso al sesto-settimo posto, in totale tristezza. Da Stankovic dovremo ripartire l'anno prossimo e costruirgli intorno il reparto. Proviamo a prendere un pensatore (Pizarro?), poi facciamo rientrare un giovane o due, motivato, a fare numero. Via le mezze figure (Lamouchi, depressivo, e Okan). Di Almeyda e Farinos ne terrei uno solo. Quasi ha più senso un Karagounis, che almeno ci mette la voglia.

IL CENTROCAMPO (I LATERALI)

La gestione dei laterali di attacco cambierebbe enormemente passando da Zac a Mancini, tanto per fare un esempio. Rimanendo a quelli che abbiamo, Kily è arrivato in fase calante ma mi è piaciuto per la grinta. L'esatto contrario di Van der Meyde, arrivato al momento giusto ma scioltosi nelle sue paturnie. Nella breve epoca cuperiana mi stava piacendo moltissimo, poi è sparito e, se resta Zac, penso proprio che non riapparirà. Fadiga è stato operato al cuore. No, per dire.

L'ATTACCO

L'attacco l'abbiamo visto oggi. Adriano non doveva giocare, aveva un'orrenda fascia che gli teneva insieme la coscia e ha dato un grandissimo spettacolo. L'attacco, per me, è lui, così come il centrocampo è Stankovic. L'attacco è lui è il resto gli va assemblato attorno. Con lui devono giocare seconde punte, come Recoba, o punte con caratteristiche comunque diverse, come Martins. L'accoppiata con Vieri è un controsenso tecnico. Il sacrificio di Vieri sarà anche un assurdo, ma non vedo alternative possibili. O ci prepariamo a una stagione dove uno faccia la riserva all'altro, in una situazione sado-maso che non avrebbe eguali nel calcio civilizzato? Degli altri non saprei cosa dire: resteranno o saranno rimpiazzati, boh? Non capisco se Kallon sia stato riabilitato, e non capisco se Cruz sia uscito da un letargo sensoriale e psichiatrico dove si è cacciato dopo avermi fatto gridare al miracolo: credevo di avere trovato Il Centravanti Moderno, e invece l'ho perso nel breve volgere tra il Natale e il Carnevale.

[http://www.inter.it/media/raw/2004-05-16_180104.jpg:©inter.it]

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 23:34 |
 

WOW!

Vabbe', dai, niente caroselli. Ho preso la macchina, ho fatto il giro dell'isolato e - è proprio l'anno buono - ho ritrovato parcheggio.

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Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 18:40 |


venerdì, maggio 14, 2004
 

TIENI IL TEMPO

Sono arrivato al parco pregno di un senso di diffusa sfiducia. "Non so se ce la faccio", ho pensato facendo venticinque secondi di stretching, più scena che altro. Poi mi sono avviato e dopo cinquanta-sessanta metri ho elaborato la mia tattica: vado piano. E così mi sono inoltrato nel parco a ritmo lento, tipo giro di campo con una coppa in mano. Fino al settimo minuto ero fiero della mia intelligenza podistica. Poi, nonostante la cadenza da pensionato-baby, verso l'ottavo minuto è arrivata la prima crisetta, quella in cui sento caldo, sento il fiatone, sento le gambe molli e mi chiedo che cazzo ci faccio in un parco in maglietta e pantaloncini. La crisetta dura sempre due-tre minuti, al termine dei quali riacciuffo brandelli d'orgoglio e cambio espressione: divento più sereno, ottimista e conciliante. La prima volta che ho guardato il cronometro - buon segno - ero già a dodici minuti, circostanza che mi ha dato ulteriore verve. La salitella dell'altra volta mi ha di nuovo rotto i coglioni, ma sono zompato su che sembravo un keniota alla Cinque Mulini. E quindi, cento metri più in là, arrivava naturale la seconda crisetta, tipica dell'impiegatuccio che sogna un tremila siepi senza avere nelle gambe nè i tremila nè le siepi. Guardo il cronometro: sedici minuti. No, dai, mica mi fermerò adesso? Stringo i denti. Passa un trattore e confesso che sarei salito sul rimorchio per barare un po', se solo avessi avuto la forza di salire sul rimorchio. Ma verso il diciannovesimo minuto la visione delle cifre 1 e 9 mi lasciava intuire che le cifre 2 e 0 erano ormai ad un passo. Dopo i venti minuti è arrivata l'euforia: con questo passo vado avanti almeno mezz'ora. Sensazione fallace, obviously, perchè al 23imo minuto comincio ad avere le prime traveggole. Ma ormai c'ero, cazzo. 24 minuti, poi 25, roba che avrei festeggiato lì sul posto togliendomi la maglia e mostrando il tatuaggio "Yes, I'm a runner, fuck you" fatto sulla pelle col pennarello indelebile davanti allo specchio del bagno. Ariecco le traveggole: vedo la mia macchina in lontananza. Mi rendo conto che è proprio lei. Allungo il passo, una specie di folle sprint solitario. Tocco il cofano e blocco il cronometro. 26 minuti e 30 secondi. 6 minuti e 30 secondi in più di quello che dovevo fare. Calcolando che la volta prima ne avevo fatti 4 in meno, direi che ho saldato il mio debito con la giustizia. La prossima volta dovrei farne 30. Lascio il parco pregno di un senso di diffuso ottimismo.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:39 |
 

COSCIANZA

La Sharapova è quella in alto a destra. Quella sotto è curiosa: si chiama Anca e ha la panza.

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 10:05 |
 

DOTI NASCOSTE

Stavo guardando il vestito "dammi-una-taglia-in-più-che-si-sa-mai-che-ingrasso" di Moratti, ma poi mi è caduto l'occhio sul pacco di Zaccheroni.

[http://www.inter.it/media/raw/2004-05-13_183445.jpg:©inter.it]

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 01:04 |


giovedì, maggio 13, 2004
 

ALTRE GIUSTIFICAZIONI

- Prontoooooo?

- Sì?

- Signor Settoreeeee?

- Sì?

- Ah, guardi, sono XXX, abbiamo appuntamento per le undiciemmezza, giusto no?, si ricorda nooooo?

- Certo che sì. Ci sono problemi?

- Guardi, abbia pazienza, un impegno improvviso. Possiamo anticipare mezzorettaaaaaa?

- Alle undici? Mhhhh... (no, dai, diocaro, devo andare a correre, ho preso un impegno preciso, come Lui)

- Guardi, mi scusi, abbia pazienza.... ce la faaaaaaa?

- Eh... se proprio non ci sono alternative...

- Beh, ascolti, potremmo anche vederci martedììììììììì....

- No, troppo tardi... va bene, alle undici.

- Grazie signor Settore, lei è sempre gentilissimoooooooo.

- Eh... a dopo.

C'è una cospirazione astrale nei confronti della mia nascente carriera di podista hobbista. Niente, farò domani i 20-25 minuti come da copione/tabella. Però stamattina ho camminato un casino: casa-scuola-barbiere-casa-giornalaio-casa (2 km.), casa-negozio-postodilavoro (altri 2 km.), posto di lavoro-casa (1 km.). Totale 5 chilometri di passeggiata a passo molto sostenuto. Insomma, non ho corso, ma penso di avere parzialmente compensato con un po' di fist fucking.

No, scusa. Power walking, non fist fucking. Power walking. Mi sbaglio sempre.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:24 |
 

LA DIDASCALIA

Parlando di guerra - e che guerra - in fondo le immagini sono tutte orribili. Un bombardamento in technicolor, un bambino che piange, la gente che scappa, gli ostaggi occidentali umiliati, i prigionieri iracheni trattati come bestie, le risate delle soldatesse, le bare che tornano a casa avvolte da bandiere: non c'è nulla che, a vari gradi, non mi faccia orrore. Il video della decapitazione del giovane americano è raccapricciante, pazzesco. Non so se sia giusto vederlo, non credo sia sano farlo vedere. Io non ho avuto il coraggio e non me ne vergogno neanche un po'. Ieri sera l'ho scaricato e l'ho fatto vedere a un altro. Siccome poi l'altro non ha parlato più per un quarto d'ora, a me è passata la poca voglia che avevo. Hanno ucciso un uomo come si uccidono i maiali. Non è stata una morte istantanea, perchè la pantomima è durata parecchio e forse questa è la parte più orribile, più ancora di quando lo straziano.

Io sono di quelli che al limite non guardano - non credo che lo guarderò mai -, ma vogliono che si possa vedere tutto. Chi vuole lo veda. E' un documento. Agghiacciante, ma pur sempre un documento. Vorrei che lo vedessero soprattutto quelli che delle guerra hanno una visione machista e spettacolare, quelli a cui piacciono quelle immagini prese dal basso piene di scarponi, sahariane e fucili belli lustri. Quelli che notano solo se la Gruber si è cambiata il foulard. La guerra è morire, non ci sono cazzi. Non sopporto discussioni da pizzeria su quanto sono bravi gli americani e questo sono merde gli iracheni. Non sopporto quelli che si stupiscono e di indignano un giorno sì e quarantacinque no. Non sopporto quelli che speculano, a destra e a sinistra. Non sopporto le frasi fatte e mai una spiegazione. Non sopporto le banalità. Andrò in giro con un biglietto da visita con qualche Url segnata sopra: "Hai un pc? Ti colleghi qualche volta, oltre che per le donne nude? Guarda qui, se vuoi, poi riparliamo dei carrarmati e della magnifica organizzazione".

Trovo però abbastanza insopportabile anche la didascalia di Dagospia. ECCO IL FILMATO INTEGRALE DELLA DECAPITAZIONE COSI’ TUTTI COMPRENDERANNO CON CHI ABBIAMO A CHE FARE. Cos'è, un incitamento subliminale al prossimo scalino? Chessò, un soldato inglese che si presta a tagliare le balle a un iracheno e le mangia fritte col fornelletto da campo, così che gli altri vedano che anche "noi" siamo tosti? E poi Dago, cazzo, le cose facciamole bene: una testa mozzata in mezzo alle solite foto di fighe spaziali è un pugno nello stomaco, un altro, l'ennesimo. E non mi parlare di "The show must go on", che di queste cazzo di frasi ne ho i coglioni pieni.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 10:21 |


mercoledì, maggio 12, 2004
 

GIUSTIFICAZIONI

Giuro, non mi ricordavo proprio di avere la visita medica. Me ne sono ricordato facendo colazione, bello rifocillato: e così addio al test sangue-urine, che faceva tanto ciclista professionista. Per fortuna mi sono presentato ben vestito e in orario, altrimenti mi avrebbero cacciato via a calci in culo. Intanto la mia tabella di marcia langue: era il giorno dell'attesa verifica e puff, niente, è saltata, rinviata a domani. Il ruolino di marcia è tutto tranne che immacolato: il primo giorno ho corso per 4 minuti in meno, il secondo giorno non ho corso proprio. Zatopek si starà rivoltando nella tomba. Sono il Maradona (quello attuale) del jogging: mi ricovereranno presto in una clinica per podisti inadempienti.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:41 |


martedì, maggio 11, 2004
 

SPETTRI

Per carità: massima presunzione d'innocenza, speranza che ci siano equivoci, che non sia vero nulla, che si risolverà tutto, che è stata un'esagerazione, che è tutto regolare, eccetera eccetera eccetera.

Detto questo.

Nicky: sei giovane, bello, ricco, hai una donna che più figa non si può. Cosa cazzo vuoi in più dalla vita?

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:13 |
 

ARRIVA L'ANTIMAFIA

Calcio scommesse, indaga l'Antimafia. Condizionamenti del campionato in corso. Ohhhhhhh, finalmente un bel casino. Mi stavo annoiando. Mettetevi nei miei panni, sto aspettando un quarto posto.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 12:24 |
 

VOLARE SICURI

Portogallo, volo di ritorno. C'è la solita pantomima delle dotazioni di sicurezza, che io seguo attentamente solo se l'hostess è molto figa, sennò niente. A seconda delle compagnie, la gestualità delle hostess o degli steward può subire dei cambiamenti. Sui voli di linea - e in generale con le compagnie di bandiera - i gesti sono improntati a un certo rigore formale e a una stanca professionalità. Io, fossi uno steward, in effetti mi romperei i coglioni a fare vedere come si allaccia una cintura di sicurezza o come si indossa un giubbotto di salvataggio, "prendendolo dalla tasca sotto la vostra poltrona". In certi aerei, quelli più belli, "dagli alloggiamenti sopra le poltrone" scendono piccoli schermi a cristalli liquidi e ti guardi il filmatino, in cui apprendi la tecnica di discesa dallo scivolo di salvataggio o la tecnica di preparazione a un atterraggio di fortuna. Magnifico. Negli altri, quasi tutti, ti devi sorbire il teatrino. Con le compagnie dei voli charter, va detto, è più divertente. C'è più teatro, gestualità più macchiettistica, una mimica un po' sopra le righe. Ci sono certe hostess che quando ti indicano le uscite di sicurezza, cazzo, lo fanno con un tale eros che ti vengono in mente le scene di Emmanuelle sull'aereo e ti vedi con lei nella toilette mentre infili le mani in tutti gli alloggiamenti possibili. Oppure ci sono gli steward. Quello del Portogallo era molto gay. Non solo. A metà del teatrino gli è venuta una crisi di riso. Guardava in fondo all'aereo, dove evidentemente c'era una delle sue colleghe che lo faceva ridere, e cercava inutilmente di trattenersi. Io leggevo la Gazza, per fortuna, ma ogni tanto alzavo gli occhi e c'era questo qui che faceva vedere le uscite di sicurezza e gli scendevano i lacrimoni. Ho pensato che forse era una tecnica nuova per far passare la paura dell'aereo a chi ce l'ha. In effetti a vedere lo steward ridere e piegarsi in due come un ossesso veniva voglia di alzarsi, mettere su un disco e farsi quattro salti tutti insieme.

No, niente, mi è venuto in mente lo steward con la ridarola leggendo la cronaca di quello che è successo ieri a Catania, dove un aereo è partito da Fontanarossa e il pilota un quarto d'ora dopo si è accorto che, nonostante i suoi sforzi, pendeva un po' a destra. Il comandante allora decide di tornare indietro a far controllare la convergenza in officina. Punta verso il mare e scarica il carburante, si fa così. In effetti l'aereo è tornato regolarmente indietro e raccontano di un atterraggio perfetto. Solo che - non si è ancora capito bene il come e il perchè - durante questo quarto d'ora di emergenza qualcuno ha mandato la hostess in cabina a dire: "Mettetevi i giubbotti di salvataggio, toglietevi scarpe e cinture e orologi, perchè dobbiamo ammarare". I viaggiatori non hanno reagito benissimo. Solite scene scomposte: uno grida, uno si incazza, qualcuno piange, altri si disperano, qualcuno dice che si sente svenire, uno tira fuori la Bibbia e inizia a pregare (c'è sempre un passeggero con la Bibbia). Quando li hanno fatti scendere avevano perso un paio di anni di vita a testa, e non tutti sono risaliti sull'aereo che, dopo i controlli, è ripartito come se niente fosse.

Ecco, se lo steward del Portogallo, quello che aveva le convulsioni durante la spiega, fosse venuto in cabina a dirci con accento molto francese "Signori, scusate, l'aereo sta cadendo, mettetevi il giubbotto", avremmo tutti riso come pazzi: "Ahahahaha, che sagoma". E dai posti dietro, dove c'erano alcuni colleghi romani, qualcuno avrebbe detto "A frocio!". Ci saremmo divertiti un casino mentre il nostro aereo, magari col motore in fiamme, tentava un difficile ammaraggio vicino alle Baleari. Non ci saremmo accorti di nulla. Ci sono compagnie che farebbero di tutto per dare comfort al passeggero. E il mio amico steward è più avanti di tutti.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 09:38 |


lunedì, maggio 10, 2004
 

A PERDIFIATO (citazione)

Ieri sera ho deciso: mi sono affidato a Google, ho trovato quello che mi serviva e l'ho applicato stamattina. L'ho anche stampata, 'sta cosa. E' una tabella di allenamento che - secondo lei - dovrebbe portarmi a correre per un'ora consecutiva nel giro di un mese a partire da oggi. No no, gne gne gne, non starò qui a parlare di sfide con me stesso, non è il caso. Ho solamente coniugato l'esigenza fisiologica di fare un po' di moto all'incredulità generale verso il suddetto piano di allenamento. Secondo me - conoscendomi, conoscendo i miei limiti e la mia pigrizia - è impossibile che io tra un mese sia in grado di correre per un'ora consecutiva e di passare allo step successivo, la preparazione a una mezza maratona (solo il pensiero mi provoca un calo di zuccheri). Non è possibile, non ci credo. Non correro mai per un'ora. Ergo: ci provo.

Ieri sera, quindi, già in preda a trance agonistica, ho fatto il test di Cooper. Pensavo che il test di Cuper fosse una verifica sulle capacità di sopportazione di un allenatore, e invece - no, dai, scherzo, lo sapevo benissimo - è una prova sullo stato di forma che si fa, appunto, correndo per 12 minuti. Siccome avevo corso domenica scorsa per circa 25 minuti e mi ero appuntato il tempo, mi sono sottoposto a un utilissimo test di Cooper on-line, senza muovermi di un centimetro ma inserendo con diligenza alcune cifre (ricavate al termine di un difficoltosissimo calcolo geografico-temporale) in un'apposita feritoia. Clic, e c'è già il risultato. Il mio tempo è esattamente lo spartiacqua tra "modesto" e "discreto", il che da un lato mi ha sollevato - "Uff, sono vivo e mi muovo" -, dall'altro mi ha provocato pensieri sinistri - "Mavaffanculo, sono una pippa" -.

Stamattina, dunque, vestito come un giocatore di basket in ritiro precampionato, sono andato a correre. Il parco è rigoglioso e non nego che i primi cinque minuti siano stati piuttosto euforici: prati e alberi a perdita d'occhio, respiri profondi, un pizzico di adrenalina a confortarmi. Tra scolaresche in uscita didattica e pensionati con nipotini, e incrociando altra gente impegnata a trascorrere il proprio lunedì mattina alla ricerca dell'infarto, sono arrivato agli otto minuti con grande disinvoltura. Tra l'ottavo e il dodicesimo minuto ho la prima crisi: sentivo il Kinder Brioss bascularmi nello stomaco. Tra il dodicesimo e il quindicesimo minuto ho ripreso dignità. Poi una nuova crisi, più profonda, causata anche da una salita bastarda, lunga credo dieci-dodici metri, ma molto ripida: quattro passi ed ero in cima, ma mi sembrava di avere fatto il Mortirolo. A quel punto ho cominciato a fissare il cronometro. Arbitro, tempo! Arrivo ai venti minuti, li oltrepasso, ai ventuno mi fermo in preda a formicolio diffuso e a sensazioni sgradevoli. Mentre penso intensamente al 118, e al termine di una discreta passeggiata a ritmo di power-walking, arrivo alla macchina dove ho lasciato il beveraggio e riprendo colore.

Tornato a casa, mi armo di penna per spuntare il primo scalino: fatto. Però scopro con raccapriccio che stamattina non avrei dovuto fare 20 minuti, ma 25. Al primo giorno di allenamento sono già in ritardo di quattro minuti. Non so se suicidarmi per la vergogna o chiamare la Fidal e costituirmi. Poi mangio una banana e prendo un solenne impegno: mercoledì restituirò il maltolto. La tabella dice: 20 minuti. No, ne farò 25. Venerdì la tabella dice 30. Diobono, farò anche quelli. E via, verso la dittatura del podista.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:36 |
 

PROVA D'INTELLIGENZA

Se va avanti così, prima o poi dovrò prendere appunti. Dunque: se resta Zaccheroni va via Vieri; se arriva Mancini resta Vieri; se arriva Capello non si sa. Se l'Inter va in Ciempions Zac resta ma non è detto; se l'Inter non va in Ciempions Zac va a casa ma non è detto. Se l'Inter va in Ciempions, gli obiettivi non si ridimensionano ma bisognerà decidere quanti allenatori pagare; se l'Inter non va in Ciempions, gli obiettivi si ridimensionano ma probabilmente ci sarà un allenatore in più da pagare. Se gli obiettivi non si ridimensionano, ci vorrebbero un centrale di centrocampo con i controcoglioni, un esterno sinistro che passi la visita medica e magari un difensore che sappia azzeccare due passaggi di fila; se gli obiettivi si ridimensionano, servirebbero lo stesso e quindi vanno trovati i soldi (saranno pur cazzi vostri, eh?). Tronchetti dice: sogno un campione ma non lo dico. Settore dice: sogno una cosa triangolare e prima che pensiate male vi dico che è tricolore e si cuce alla maglia, però non la dico perchè altrimenti tutti ridono e ci resto male.

(nella foto, la cognata dell'uomo che deve decidere)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 09:25 |
 

IN CULOS

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 00:44 |


domenica, maggio 09, 2004
 

DINAMITE

[http://www.inter.it/media/raw/2004-05-09_180928.jpg:©inter.it]

(nella foto, in alto a sinistra, un pirla esulta per un quarto posto ancora non matematico)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 20:16 |


sabato, maggio 08, 2004
 

CHI DICE DONNA

Questo cesso - mi prendo questa responsabilità estetica e inelegantemente maschilista - ha combinato un bel casino. Ha fatto arrabbiare milioni di americani, milioni di non americani e milioni di musulmani. Peraltro, dati i tempi, l'arrabbiatura di milioni di musulmani - come dire - è abbastanza inquietante. Quella degli americani, invece, è come al solito molto divertente, vista da qui. Vanno in guerra al fischiettìo del Ponte sul Fiume Kwai, si lasciano fotografare in pose plastiche alla partenza, organizzano una guerra-lampo in diretta tv, la dichiarano chiusa il Primo Maggio 2003, poi si accorgono di essere nel fango fino a qui e che la Democrazia fa un po' fatica, gli iracheni non sono tutti pacifici, c'è qualche problema, parecchie autobombe, imboscate, sangue. "No, non è il mio Vietnam", dice Bush. Vabbe', che importa. Ma intanto non vogliono far vedere le foto delle bare che tornano a casa, perchè creano sfiducia e qualche dubbio. Poi arrivano anche le foto delle torture, con l'ex-ragazzina-gelataia-che-voleva-realizzarsi-in-nome-della-Patria che diventa il simbolo della Cattiva Conquista. Un po' di voyeurismo, un po' di sadomaso. Un po' di vergogna, anzi parecchia, per fortuna. Milioni di americani si ridestano e pensano: occazzo, siamo in guerra (mi passi il ketchup?). Presidenti e capi di stato maggiore si scusano, si prostrano, si imbarazzano, ma non si dimettono perchè crea sfiducia. Dall'Iraq chiamano a casa: forse servono altre bandiere per coprire le bare. Il Cesso Che Tortura è incinta al quinto mese (è eccitante trombare in camerata dopo aver portato al guinzaglio un iracheno) e tornerà a casa viva, che non è privilegio da poco. Le donne quando ci si mettono fanno le cose in grande. Le elezioni americane saranno ancora decise dai casini di una donna. Però l'altra volta ci eravamo divertiti mooooolto di più.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 11:15 |


venerdì, maggio 07, 2004
 

VIERI-POLL

Madonna, 141 voti nel sondaggio su Vieri, un argomento che evidentemente tira come una parte anatomica del suddetto giuocatore (chi ha detto "piede sinistro"?). Vale la pena fare una piccola disamina alla Mannheimer. Inannzitutto, sommando quelli che hanno risposto Inter a quelli che hanno risposto "panchina", solo il 9 per cento vede un futuro nerazzurro per il bisonte australiano. Non che la cifra possa essere considerata sicuramente esatta. Infatti le opzioni "a donne" e "a Milano Marittima" non escludono la sua permanenza a Milano, e peraltro a ciulare e a ballare potrebbe andare anche se fosse alla Juve. Aggiungiamo quindi metà della somma di queste opzioni, imputabili a una possibile permanenza in nerazzurro, e si arriva comunque al 25 per cento. Per il 75 per cento, dunque, Vieri l'anno prossimo lascerà l'Inter. Potrei mandare il nostro sondaggino alla Gazzetta. Ci farebbe le solite sei-sette paginette di fuffa. Ma stavolta su solide basi scientifiche, vuoi mettere?

(Il fatto che il 35 per cento lo voglia "in miniera" sarebbe interpretato dalla Gazzetta come un segno di amore-odio da parte di una tifoseria passionale ma disillusa)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 23:29 |
 

ARRIDATECE QUELLO VECCHIO

Errore!

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Continuare a eseguire gli script nella pagina?

Sì               No

 

Mi sono un po’ rotto le palle di vedere comparire questo messaggio ogni volta che cerco di scrivere un singolo carattere di ogni post. Ora mi tocca scriverli in trasferta e poi copiarli qui. Uffa.

  1. c’è un informatico in sala?
  2. c’è qualcuno che possa far sapere a Splinder – senza offesa, eh? – che questa piattaforma fa acqua?
  3. raccogliamo firme per Splinder 1.0?
  4. non so, non ricordo.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:30 |
 

SETTORUCCIO CREPET

Tre persone, le superstiti al tritatutto mediatico e morale del Grande Fratello, tornano oggi a una vita, diciamo così, normale. Adesso staranno ancora dormendo in qualche albergo demi-lux di Roma, ma tra poco si alzeranno in un luogo e in una dimensione che non è più la Casa epperò in cui abbonderanno comunque telecamere, nani e ballerine. La valenza artistica dei partecipanti al Grande Fratello è pari o minore di zero. Se si eccettua Carolina – figa già strutturata per un prossimo calendario ti-vedo-non-ti-vedo , ballerina semiprofessionista e vagina inox pronta a un uso consapevole – gli altro sono il nulla, sia pure con un sei al Superenalotto in tasca. Ascanio farà i miliardi dando lezioni di golf e offrirà la galleria dei suoi tatuaggi a migliaia di donne ormonalissime, Tommaso farà il deejay a peso d’oro nelle discoteche di tutta Italia con sorriso piacione e sbatacchiamento di palpebre, Patrick e Serena finiranno da Costanzo a incarnare insieme la normalità e l’improbabilità di due ragazzi a caccia di sogni. Letizia tenterà di passare da attricetta ad attrice senza ripassare dalla pettinatrice. Il resto boh, è carne da macello.

Resta Katia. Tipico viso e vita bassa da happy hour mediamente figo, capello artefatto e frangia vileda, spregiudicata e piagnucolosa, belloccia e tendente alla pinguedine addominale, eccessiva e – appunto - normale. Un frullato che la potrebbe far scomparire nel giro di un mesetto o esaltarla come modello di giovinezza terzo millennio, di una Milano magari non più da bere ma comunque da aperitivo lungo, molto apparire e molto concedere. Costruiranno la coppia Ascanio-Katia, belli e noiosi, forse impossibili ma belli, comunque molto noiosi, guarda lui che fisico, guarda lei come ci muore dietro, anzi no, guarda com’è stronza, e brava Katia. Costanzo e la Defilippi ci mostreranno questo fotoromanzo moderno in tutte le salse, finchè ci convinceremo che giocare a golf, tatuarsi, farsi il frangione e giocare al tiraemolla con la vulva può dare un senso alla vita.

Dietro, appena dietro eppure così lontana, si staglia la figura della persona che aspettava fuori. L’importante è che se ne faccia una ragione: di Katie Milano è piena, basta non mandarle a certi provini.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 09:34 |
 

GF 5

Il Grande Fratello non mi manca. Anzi, ci sono dentro. Ho 16 gradi in casa. Praticamente il tugurio.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 08:58 |
 

E’ FINITA

Ha vinto Serena. Un finale emozionante come un Milan-Ancona, sorprendente come un Brasile-Zaire, incerto come un Inter-Arsenal.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 00:51 |


giovedì, maggio 06, 2004
 

IL GRANDE PENNICHELLO

L’ultima settimana del Grande Fratello è stata micidiale, roba da incatenarsi ai cancelli di Sky e chiedere il rimborso dell’abbonamento. Le telecamere inquadravano tre persone divelte e annoiate nell’atto di prendere il sole, mangiare e muoversi lentamente. Nella Casa sono rimasti tre essere umani distrutti dalla lunga permanenza e ormai in preda a deliri, più un cane che bisognerà riammaestrare a una vita civile e a padroni normali. Katia (Sotto la frangia niente), Serena (la Donna Cartone) e Patrick (Er Demenza) si giocano stasera la vittoria finale di un’edizione così così: nella classifica degli ascolti è la seconda su quattro, peggio dell’inarrivabile tariconeide ma meglio delle squallide due edizioni di mezzo, che se non ci fossero state Mascia la Disinvolta e Burina la Burina ci sarebbe stato da spararsi, non prima di avere torturato e ammazzato i responsabili del casting. La Snai, che si diverte a dare le quote di scommesse che non può organizzare, dice che vincerà Serena, secondo Patrick e terza staccatissima Katia, alla quale va tutta la mia umana solidarietà perché da stasera tornerà a subire la noiosissima pressione oral-poliposa di Ascanio, che l'attende uccello in resta.

Ma il problema è un altro: adesso di che cazzo scrivo? Music Farm fa cagare, la Fattoria non decolla né mi stimola particolari fantasie (Solange è uscito/a, Selen è diventata una suora). Devo solo sperare che il prossimo reality, ormai imminente, delle due famiglie che si scambieranno la donna (mamma, moglie) colmi il vuoto lasciato dal Principe della Mazza e dalla Donna Che Ha Una Persona Fuori. A proposito, se vicino a Cinecittà qualche bloggers romano intercetterà nelle prossime ore un uomo con la testa d’alce e un’ascia in mano, chiami la polizia please.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:27 |
 

AMICI

Persone sistemate da Berlusconi nelle ultime ore.

  1. Fabrizia Carminati, ex-soubrette, ex-presentatrice, ex-presentatrice di televendite, ex-dipendente Mediaset, ex-amante (tanto tempo fa) del premier: candidata alle Europee. Esperienze politiche: meno di zero.
  2. Patrizio Rigatti, primario al San Raffaele di Milano, urologo di fiducia del premier: nominato nel Comitato nazionale di valutazione universitaria (facendo fuori Giuseppe De Rita, presidente del Censis, mica un pirla). Esperienze di valutazione universitaria: meno di zero.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 13:59 |
 

SBRINDEL

Scrivere non si può scrivere. Leggere non si può leggere. Occhei il rodaggio, il collaudo, la novità. Ma si stava meglio quando si stava peggio. E che diamine.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 09:33 |


mercoledì, maggio 05, 2004
 

UNFORGETTABLE

Spero che almeno ti siano fischiate le orecchie, biondo.

 

 

 

 

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 18:09 |
 

(CLICK)

Sandro, Enrico, e adesso Nando. Le Voci se ne sono andate in coro.

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Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 10:41 |
 

5 MAGGIO (due anni e sembra ieri)

ovvero: "De Sectoris stoliditate"

Capitolo 1

Due anni fa a quest’ora ero sul treno Milano-Roma, pendolino delle 8 e qualcosa, e non stavo nella pelle. Come un bambino. Mentre il vagone era costantemente percorso da gente adulta in maglia nerazzurra – una situazione bella e irreale, un mondo morattiano dove tutti sono felici – e il mio compagno d’avventura leggeva giornali e pisolava, io ripassavo mentalmente la scaletta della giornata: arriviamo a Termini, prendiamo un taxi, ci facciamo portare in albergo a lasciare le valigie, andiamo all’Olimpico, cerchiamo il posto, ci sediamo, ammiriamo lo spettacolo della folla, guardiamo la partita, vinciamo lo scudetto, andiamo in giro senza meta a festeggiare, torniamo in albergo quando cazzo ci pare, dormiamo un paio d’ore, ripartiamo. Tutto calcolato.

A Milano pioveva, a Bologna il cielo era cupo, a Firenze cominciava a spuntare un pallido sole. L’unica preoccupazione era che non piovesse, il resto – nel mio cervellino stolto di bimbo interista – era una formalità. Scacciavo i cattivi pensieri e non calcolavo altre ipotesi che non fossero quelle di un nostro trionfo, come se un punticino di vantaggio e una dubbia forma fisica ci garantissero tranquillità ad libitum. Ma era una settimana che leggevo della rivolta dei laziali, di un Olimpico tutto interista, di ventimila/trentamila/quarantamila tifosi nerazzurri previsti allo stadio, uno stadio colonizzato, anzi connivente. Perciò non stavo nella pelle. Verso Firenze chiamo un amico molto juventino. Pensavo di svegliarlo, e invece lui era su una tradotta che andava a Udine. "Ahahahahah, illuso". A Roma c’erano pozzanghere per terra e il sole in cielo. La scaletta della giornata fluiva con precisione, come se a calcolarla non fosse stato un Settoruccio in fregola ma un Rubbia con apparecchiature degne di lui. Entravo all’Olimpico un’ora abbondante prima della partita, tra cori interisti con sostegno laziale. Cercavo il mio posto, trovandolo in fretta. Verso le due sistemavo il culo in Tribuna Montemario, in un anatomico sedile del Settore 4 C, esattamente alla fila 72. Era il posto 35. Il mio amico era al posto 34. Il posto 36 è rimasto vuoto per tutta la partita. C’era un giubbottino leggero che nessuno è mai passato a ritirare. Forse un segno.

Capitolo 2

Verso le 18 - al termine di un calvario pianeggiante percorso a piedi dall’Olimpico fino al Vaticano, seguendo gente sbandata, tra commenti sbalorditi e telefonate da ogni dove, in un serpentone nerazzurro di teste chine e lacrimoni repressi - entravo in un bar pasticceria.

"Signora, due caffè e due bignè. I più grossi che ha".

"Siete dell’Inter?"

"Sì".

"Due bignè ai signori, veloce".

La crema mi rasserenò e ricordo di aver passato la lingua sulle labbra alla ricerca di rimasugli di zucchero velo, con grande sollievo in zona cardiaca. Poi il caffè, glugluglu. Stavo decisamente meglio, tanto che non avessi visto la faccia del mio amico – la faccia di uno cui un rullo compressore sfuggito al controllo del conducente aveva per errore piallato la macchina nuova e manco finita di pagare – mi sarei chiesto 1) dov’ero e 2) se era accaduto davvero.

"Ma come è successo?"

"Signora, non lo so. Quant’è?"

L’albergo era a Campo de’ Fiori. Salimmo dieci minuti in camera per lavarci la faccia e riordinare le idee. Accesi la tv. Naturalmente c’era Novantesimo minuto. "E adesso l’incredibile partita di Roma". A chi lo dici, Maffei. "Non guardiamola". "No, dai, guardiamola". La guardammo.

Capitolo 3

Nei piani della vigilia era previsto che andassimo da Meo Patacca a festeggiare, come due tifosi giapponesi dell’Inter, ma siccome avevamo fame ci andammo lo stesso. Il vino dei colli fece lo stesso effetto dei bignè. Le fettuccine sciolsero il nodo in gola. Il cameriere era romano e juventino e spiritoso. Il peggio che potesse capitare a due dell’Inter a Roma il 5 maggio 2002. La frase che precedette l’ordinazione del secondo – "Ahò, siete abbacchiati, ve porto l’abbacchio" – mi accompagnerà per tutta la vita a ricordo della mia sciocca propensione ai colori nerazzurri. Seguirono molti altri chilometri a piedi, piazze navone, scalinate di piazze di spagne, vie borgognone, montecitori, una birra con colleghi romani sentiti prima d'allora solo per telefono e increduli a vedere colleghi increduli a trovarsi lì senza scudetto in mano. La birra, di fronte a tanto sfacelo, la offrirono loro. Tornammo in albergo all’una e mezza. C’era un’edicola aperta. "Ci sono i giornali nuovi?" "Eccerto" "Messaggerocorrieredellosport e se ce ne sono altri me li dia". In camera regnava un'atmosfera tipo Tugurio del Grande Fratello. Il mio amico guardo il pacco dei giornali. "Tu sei malato". "Ah, perchè tu no?"

I giornali grondavano fango. Tutti con la foto di Ronaldo che piangeva. Tutti con la foto di Del Piero che rideva. Alle due di notte il cellulare vibrò sul comodino. Era il mio amico juventino sulla tradotta del ritorno. "Grazie ragazzi". Spensi la luce perchè era tardi, molto tardi.

OGGI, ALLE 16.15 (ORA DEL GOL DI SIMEONE, 3-2, INIZIO DELLA FINE), INVITO GLI INTERISTI, OVUNQUE VOI SIATE, AD OSSERVARE UN MINUTO DI RACCOGLIMENTO. LA MEMORIA FORTIFICA GLI ANIMI. (sniff)

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 10:03 |


martedì, maggio 04, 2004
 

ORRORE

Con la Rai le hanno sempre tentate tutte. Oggi hanno chiuso un cerchio. Questo signore nella foto è un capostruttura. Non so se l'avete mai visto in tv, o se avete mai letto un titolo di prima pagina della Padania (ma anche quelli dentro, compreso lo sport). Ecco, questa persona deciderà cose (non so bene cosa) nei riguardi di quello che noi dovrem(m)o vedere su Raidue. Non rimane molto di peggio da fare, e mi sento un po' malinconico come quando assisto a un record che probabilmente non farò in tempo a vedere battuto. Di solito, in casi come questo, tiro in ballo un paragone con Jimmy il Fenomeno, ma Jimmy è un personaggio simpatico e positivo. Qui no, qui siamo all'orrore puro. Qui siamo in un Paese che affida all'Uomo più sgradevolmente fazioso d'Italia un ruolo dirigenziale in una rete televisiva a 40 giorni dalle elezioni. Il prossimo stadio è Mengele ministro della Sanità, o Bin Laden capo della Polizia. A meno che non facciano Lando Buzzanca presidente della Rai. Li rivaluterei.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 21:18 |
 

APPUNTI DI VIAGGIO

  1. Strano posto, l'Algarve. Forse diventerà la Costa del Sol del 2020, o forse no, chi può dirlo? Il Turismo Globalizzato la sta conquistando, con intenzioni serie anche se con una certa discrezione. Ma arriveranno anche qui, si vede. Meno male che la costa è molto rocciosa e non potranno fare delle nuove Marbelle molto sabbiose e casinare. Adesso è poco popolata, molto verde e molto rossa - la terra sembra quella dei campi da tennis -: forse, da qui, la bandiera. Forse.
  2. La lingua, diomio. Se sentite parlare un brasiliano avete l'impressione di capire parecchio il portoghese. Ma se parla un portoghese dell'Algarve non si capisce un cazzo. Ieri sera, in tv, c'era una tizia portoghese che intervistava il direttore di El Mundo, che rispondeva in spagnolo. Sovrimpressioni in portoghese. Era tutto chiarissimo, comprese le sovrimpressioni. Ma quando apriva la bocca la tizia non capivi un tubo. Parlava stretto e veloce, capivo solo no e sì, che si dicono appunto no e sì. Uno poi mi ha spiegato: i brasiliani il portoghese lo cantano, noi lo parliamo in fretta. Ah, ecco.

Cose fatte in questa due-giorni portoghese:

  1. vendere il proprio corpo e la propria professionalità: 1 volta al giorno (quindi due).
  2. mangiare-bere-aperitivi-coffeebreak-puntidiristoro-brunch-pranzinaereo-frigobar: non calcolati.
  3. guardare il culo della hostess migliore: 14 volte.
  4. chilometri percorsi in macchina in Algarve: 320.
  5. passeggiate sulla spiaggia: 2.
  6. dire la frase "cazzo che vento della madonna" al faro di Capo San Vicente (punto più a Ovest d'Europa, il Capo Horn del Portogallo): 18 volte.
  7. dire la frase "dove cazzo è la mia camera?" aprendo la cartina dell'albergo-villaggio-molto-figo: 3 volte (di cui una al buio dopo cena con un leggero attacco di panico).
  8. dire la frase "beh, tutto 'sto casino della cartina, poi basta prendere come riferimento il laghetto dei cigni e tirare dritto fino a quella palazzina e passare sotto quel tunnel e poi salire quella scaletta e poi sei arrivato": 2 volte (di cui una alla partenza, dandosi un tono).

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 19:04 |


domenica, maggio 02, 2004
 

PROSTITUZIONE PROVVIDENZIALE

Una domenica così va dimenticata in fretta e sono contento di lasciare questa landa inospitale per andare a metabolizzare altrove. Domani vado in Portogallo per una marchetta. Mentre venderò il mio corpo e la mia professionalità con il consueto spirito ottimistico, girerò per l'Algarve e chiederò informazioni agli autoctoni sulle prospettive di carriera di Sergio Conceiçao. Torno martedì sera, giusto in tempo per ripiombare nella depressione più nera. Mercoledì è il 5 maggio. (sospiro)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 21:41 |
 

NOTIZIE SPORTIVE

- ... e per le notizie sportive ci colleghiamo con Settore. Settore?

- "Sì, grazie, buongiorno. Con una splendida partita a Lecce l'Inter si avvicina con decisione al quinto posto. Nelle altre partite, da segnalare il successo di misura del Milan in casa con la Roma".

- ...grazie Settore, sempre molto conciso. Altro?

- "No".

- E ringraziamo Settore, allora.

- "Prego, figurati".

- Ma scusa, cosa sono quei clacson in sottofondo?

- "Niente, c'è traffico".

- Ah. Grazie ancora a Settore. E ora un bel pezzo di Gigi D'Alessio.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 17:46 |


sabato, maggio 01, 2004
 

VOCI DI POPOLO

Perchè, nella mia casella di posta elettronica infettata dallo spamming, ricevo almeno un paio di mail al giorno da gente che vuole assolutamente allungarmi il pisello? E un altro paio su imperdibili offerte di Viagra a metà prezzo? Qualcuno ha messo in giro strane voci sul mio conto? Vi sembrava il caso?

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 00:47 |