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il sito non ufficiale dell' interismo moderno

qui dentro, nel migliore dei casi, potreste trovare
interismi assortiti, snobismi vari, pettegolismi generici, enteroclismi intellettuali, sinistrismi moderati, sessualismi carpiati, divagazionismi interiori (ho finito gli ismi, sennò continuavo)














sabato, luglio 31, 2004
 

RUOLI COPERTI

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Ci mancavano un laterale destro e un tamarro. Presi.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 22:41 |
 

IO E LUI

Ti spiego. Ho la sindrome dell'autoriparatore. Sai quando vai dal meccanico e dici "Sento un rumore lì" e lui controlla e non sente nessun rumore, e poi ti guarda come si guardano quelle donne di cui un autoriparatore medio pensa il peggio possibile in materia di conoscenza motoristica? Ecco. Il fatto che tu adesso, ginocchietto mio, non mi faccia più male a soli tre giorni dalla risonanza magnetica che ti ho faticosamente prenotato, porco cane, mi fa venire la sindrome dell'autoriparatore. E' un mese e mezzo che corriamo a spizzichi e bocconi, interrompendo la scalata verso le vette del podismo lento ma prestazionale. Tutto nel sommo rispetto della tua "sofferenza mediale da valutare con un approfondito esame". E io qui, con la mia sofferenza interiore nel vedere la scarpe inattive. Ma ti pare?

Quindi adesso ci vestiamo e andiamo a correre.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 11:50 |


venerdì, luglio 30, 2004
 

GENTE ALLEGRA

Cosa avranno mai da dirsi questi due?

[/aas/img/38462.jpg:

1. Due milioni li ho messi a bilancio, il resto te lo do in nero.
2. Dai, organizziamo. Non hai sottomano due belle fighe che ce ne andiamo in barca ad allentare la tensione prima di Basilea?
3. Tu e Vialli eravate due belle teste di cazzo, eh?
4. Ego te absolvo.
5. Sai di quanti chili è sovrappeso Mihajlovic? Due. Ahahahahah, che sagoma che sono.
6. Hai due euro che mi prendo una Fanta alla macchinetta?
7. Le vedi queste? Se non vinciamo lo scudetto te le caccio negli occhi e te li cavo, brutto fighetto che non sei altro. Sorridi che ci stanno guardando.
8. Altri due acquisti? Mavaffanculo va'. Sorridi che ci stanno guardando.
9. Oh, due volte ieri sera. La Milly era in gran forma.










Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 16:17 |
 

I DUE NUOVI ACQUISTI

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:28 |
 

SOGNI SPEZZATI

- Settoooorreeeeeee, il Basilea!

- Basilea? Allora: mangiamo a casa sul presto, direi mezzogiorno. Mezzogiorno e mezza si parte. Cerchiamo di evacuare prima, così si guadagna in tempo e in igiene. Cafferino prima della frontiera, se abbiamo fame anche un Camogli. Poi in Svizzera. Su fino al San Gottardo, poi verso Zurigo, poi si devia verso sinistra e siamo a Basilea. Calcolando ulteriori evacuazioni, cafferini, concessioni al cazzeggiamento ed eventuale traffico, siamo là alle cinquemmezza sei, sono 400 chilometri. Andiamo a comprare i biglietti, breve visita alla città, di nuovo allo stadio, guardiamo la partita. Si riparte alle 23, con un po' di culo verso le tremmezza quattro siamo a casa freschi come delle rose.

- Uau.

- Naturalmente tutto questo se giochiamo la prima in casa. La seconda settimana di agosto non posso. Quando giochiamo a Basilea?

- La prima è in trasferta, seconda settimana di agosto.

- Mavaffanculo. Mi hai fatto perdere cinque minuti.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:21 |
 

ULTIMO TANGO A LILONGWE

Letta la notizia, per prima cosa sono andato a vedere dove fosse mai il Malawi. Stabilito che è in culo al mondo, sono tornato a leggere la notizia con rinnovato stupore, perchè tutto ti puoi immaginare tranne che nel Malawi ci siano preti, suore, aeroporti, macchine, poliziotti, prigioni e tribunali. E invece, al di là di questi squallidi pregiudizi sull'Africa nera, la capitale del Malawi (Lilongwe, e poi non ditemi che in questo blog non si impara mai una sega) è provvista di tutte queste cose.

Per farla breve, alcuni passanti l'altroieri hanno notato che una Toyota parcheggiata vicino all'aeroporto di Lilongwe ondeggiava in modo ritmico. I vetri erano oscurati, e anche le due persone dentro erano parecchio oscurate, ma si capiva che lì dentro c'erano due che stavano trombando (l'aeroporto, luogo di arrivederci e di addii, di arrivi e di partenze, di transiti e di soggiorni, di check-in e di check-out, stimola parecchio l'eros). Allora questi passanti (nel Malawi nessuno si fa i cazzi suoi) sono andati dal più vicino poliziotto, che è accorso a valutare con occhio clinico l'oscillazione innaturale della Toyota. Che non oscillava più, perchè si era formato un gran crocchio di persone incuriosite dall'oscillazione e all'interno avranno detto: "Che palle, c'è mezzo Malawi qui fuori". E il poliziotto avrà sicuramente detto "Aprite, polizia", ammesso che nel Malawi ci sia la tv, arrivi roba americana e si inneschi un processo di imitazione paraprofessionale.

Quando la portiera si è aperta, al poliziotto si è rivelata una scena apocalittica. A trombare nella Toyota oscurata c'erano un prete di 43 anni e una suora di 26. Fossi stato il prete, avrei senz'altro trovato alcune simpatiche scuse. Tipo:

1. Scusi, stavamo parlando del Concilio Vaticano secondo e ci siamo un attimo inalberati.

2. Era un esorcismo, agente.

3. Lei conosce Milingo?

Invece, conoscendo l'umorismo medio di un prete del Malawi, il trombatore in clergymen avrà senz'altro confessato (in perfetta coerenza con il suo ruolo pastorale), mentre la suorina imbarazzata si aggiustava la tonaca e chiedeva perdono con un rosario fatto così, al volo, senza guardare l'agente che già stilava il verbale. I due sono stati arrestati e hanno passato la notte in cella, ma separati. Non gli contestano reati sessuali o di opinione (nel senso che se un prete dice "mi piace la figa" anche nel Malawi non è perseguibile, così come nell'Occidente avanzato), ma il turbamento della quiete pubblica, per via dell'assembramento intorno alla Toyota semovente.

Nel Malawi, se ci credete, non si parla d'altro.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 01:09 |


giovedì, luglio 29, 2004
 

LA PANTEGANA

Che in una nazione calcisticamente di riferimento, una nazione tricampeona, una nazione che tra due anni ospiterà i Mondiali, che in questa nazione nessuno - dico, nessuno - se la sia sentita di fare il commissario tecnico della Nazionale lasciando il posto a Jurgen Klinsmann, beh, è straordinerio, come direbbe l'Arrigo. Questa tristissima parabola della Germania è ben più interessante della campagna acquisti della Juventus o dei corpi estranei (Alien?) nella caviglia di Pippuzzo Inzaghi, ma non ne parla quasi nessuno, se non di sguincio, giusto per dire che la Pantegana Bionda è diventata ct dopo che in sette o otto si sono rifiutati. Klinsmann ct della Nazionale è una notiziona. Senza che si offenda nessuno, è un po' come se da noi dopo il Trap avessero nominato Pruzzo. La Germania - diobono, la Germania! - sta attraversando una crisi generazionale pazzesca. Che un giorno potrebbe toccare anche noi, visto che come loro abbiamo squadre strapiene di stranieri e i nostri Under 21, quelli che poi vincono l'Europeo, sono spesso gente da panca. Però noi qualche discreto esemplare ce l'abbiamo, anche futuribile, e anche se non vinciamo mai una sega non diamo l'impressione di quelli alla canna del gas. Loro no, e dopo aver dominato per decenni adesso boccheggiano, organizzano i Mondiali e non sanno con che squadra ci arriveranno, offrono la panchina ai pezzi grossi e loro la rifiutano, mentre un allenatore cazzuto e pittoresco, andato in esilio, vince la Coppa in Portogallo con una ex-nazionale materasso.

Klinsmann era un bel centravanti, grande acrobata e grande discontinuo, capace di meraviglie e di cazzate in quantità 50-50. L'Inter che aveva preso Diaz per rimpiazzare il mai arrivato Madjer stravinse il nostro ultimo scudetto. La stagione dopo prese Klinsmann per rimpiazzare Diaz e non rivinse (non ha più rivinto, cazzarola). In compenso la Nazionale-Inter vinse il Mondiale su una gamba sola. Vabbe'. Klinsmann dopo un po' torno a casa, mai troppo rimpianto. Si rifece vedere con la Samp, ma fu un lampo. Fece notizia perchè l'anno scorso fu trovato a giocare sotto falso nome negli Stati Uniti, dove scendeva in campo come Jay Goeppingen.

Ora il simpatico Jay sarà addirittura il ct della Nazionale di Cermania ai Mondiali di Cermania, mica cazzi. Assisto a questo spettacolo assolutamente incredulo. Eppure non ci si può fidare della Germania, questo è chiaro. In Corea era andata in finale non si sa come, eppure c'era andata. E' come la Juve, la Germania: mai pensare che siano morti. Quindi adesso scrivo che fa cagare, è in una crisi nera e ha preso un allenatore-barzelletta, ma tra due anni potrei vergognarmi di questa paginetta scritta in Times New Roman, un pomeriggio che mi è venuto in mente il miracolato Jurgen.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:32 |
 

PARAGONI

[/aas/img/38390.jpg:

Questa è la seicentesima foto scattata a Mancini e pubblicata su inter.it, sintomo di un culto della personalità mai raggiunto alla Pinetina. Foto in cui il Mancio viene sempre bene, tanto da chiedersi se sia particolarmente fotogenico o se il fotografo ufficiale, in un delirio paraberlusconiano, ne scatti almeno il quintuplo e poi scelga le migliori con cura maniacale. Il passaggio di Mancini all'Inter ne esalta le doti di bellezza ed eleganza. Non credo che sul sito della Lazio godesse di queste passerelle agiografiche. Mancini piace e se le tromberà tutte lui. Ma è anche una foto, questa, che mi inorgoglisce e che mi consente di dire a tutte le bloggers che sbavano per quest'uomo - e non per me, stronze - che Mancini ed io abbiamo una cosa in comune.

Il ginocchio destro.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:05 |


mercoledì, luglio 28, 2004
 

PHOTOSHOP

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In altre epoche avrei pensato a un fotomontaggio.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:03 |
 

ELISABETTA LEVI MONTALCINI

"No, di Christian non parlo. E poi in Sardegna ci sono andata da sola con Andrea, la mia cucciola di dobermann. A Porto Cervo mi sono riposata. Di solito leggo copioni, invece finalmente sono riuscita a finire "La rabbia e l'orgoglio", il libro della Fallaci.

(diobono, ha preso le ferie per finire un libro di cento pagine scritto largo? Giusto con Vieri poteva fidanzarsi, questa)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:40 |
 

IL CALCIO CHE MI PIACE

[/aas/img/38321.jpg:No, niente, Mancio. E' da ieri sera che te lo devo dire, poi una tua (ex) tifosa mi ha distolto. Ma far tirare i rigori a cinque ragazzi e impallinare il Milan, beh, è stata una genialata.

Poi leggo che la trattativa tra Cellino è Zola è ripresa. Il campionato riprenderà senza Baggio e uno come Zola ci vuole, ci deve essere, non ci sono cazzi. Quindi speriamo che si mettano d'accordo. Pare che Cellino abbia mandato un sms a Zola per rompere il ghiaccio. Lo trovo molto romantico. Gli avrà senz'altro scritto "ti amo" o "mi manchi".


Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:35 |
 

A DANIELA (E A ME)

(dai commenti al post precedente)

settò. ancora che te lamenti? ebbasta, cambia vita, perifrasi, tanga, musica, look. sei vincente. ebbasta. hai appena primeggiato nel trofeo tim, sei vincente. evviva. non ce l'ho con te, e con nessuno interista, ma nell'apologia della perdenza, tocca che sorridi alla vita. che c'è un sacco di gente attorno a voi che je rode er culo. da napoli in su.
con amicizia. (io per un po' non ti leggerò, ma non ti porto rancore. il calcio è una faccenda di soldi. lo sai, lo so, quando ce li aveva la Lazio ho goduto, ma basta con la retorica della perdenza. nun ve se addice, è una boutade che fa male al resto dei tifosi really sficati).
ti bacio e sparisco.

 
Dunque, questo commento l'ho preso molto sul serio, visto il pulpito. Daniela è donna di lettere, di musica e di calcio. Una donna con i controcazzi (sperando non si offenda). Daniela in ambiente blog - anche fuori, credo, ma io la conosco solo in questo recinto - è la Lazio. So che c'è molta ironia in questo commento, ma mi sembra di cogliere anche dell'altro. Parla di perdenza, come in tanti parlano di perdenza quando si parla di Inter. Parla di squadre sficate e altre no. Parla di cambiare vita e pensiero. Roba seria.
 
Mi sento in colpa. Daniela-la-Lazio fa sentire in colpa Settoruccio l'interista. L'Inter che sta smontando pezzo per pezzo la Lazio e la ricostruisce alla Pinetina mi fa sentire un po' in colpa nei confronti del calcio in generale, vicenda-simbolo di uno sport sempre più diviso tra - come dice Daniela - chi ha i soldi e chi non ce li ha, e scusate se è poco visto che i soldi ce li hanno in dieci e in centomila si arrabattano. E' un calcio, questo, che non mi piace, è un sistema che non mi piace, ma proprio per niente. Forse per questo - credo di averne già parlato sometimes - su questo calcio mi piace ridere e cazzeggiare, perchè se lo prendessi molto sul serio cambierei sport, lasciando lo schifo prevalere sulla passione. A volte non mi basta guardare un'azione di prima, un colpo di tacco o una mezza rovesciata per dimenticare le facce di Berlusconi, Moggi, Cragnotti eccetera eccetera (anche il ricco epulone Moratti ha le sue colpe nel declino del calcio, ma almeno lui non ha vinto un cazzo). Devo riderci sopra. E se ci rido sopra finisco spesso per farlo sulle faccende di casa. Che sono quelle che mi fanno gioire, godere, incazzarmi, deprimermi in maniera - come dire - "pura", perchè l'Inter è l'Inter, è una piccola parte di me, e se penso all'Inter non penso ai diritti tv, ai procuratori, a Blatter. Penso all'Inter bambinescamente, come dieci, venti, trent'anni fa. Da Bonimba ad Adriano, per me l'Inter è un'ombra nerazzurra su fondo verde, una rete che si gonfia, un urlo da liberare. Ma quale perdenza, Danie'.
 
Ecco, Danie', ti giuro che della perdenza non me ne frega niente. Io ho voglia di vincere, cazzo, come ne avrai avuta da morire tu in quell'interminabile lasso di tempo che ha separato Wilson da Nesta. Non sono affetto da perdenza, non la coltivo, non la ostento. Io voglio vincere, il più presto possibile, perchè l'ultima volta che ho vinto il Muro di Berlino era ancora in piedi. Quest'anno coltivo le solite speranze, che mi sembrano meno immotivate di quelle coltivate negli ultimi tempi. Sono già in tensione, aspetto calcio vero, adrenalina. Starò col fiato sul collo all'Inter perchè pretendo - diciamo così, toccandomi i coglioni - di non perdere. Non confondiamo la perdenza con il sarcasmo o la disillusione. L'interista bauscia e perenne campione d'agosto è, ogni anno che passa, un po' più disilluso, guardingo, diffidente. Diffidenza, non perdenza, ecco.
 
All'Inter, nel mio intimo - adesso un po' meno, perchè vomito tutto sul blog - io faccio la morale. Mi spiace quando pesta merde, caccia allenatori dopo averli confermati, fa due amichevoli nello stesso giorno facendo finta che sia un'operazione culturale. E' amore, in fondo. E' assillo, forse. E' apprensione. Ma dipende dalla voglia di vincere, non dalla rassegnazione a perdere.
 
Certo, alla mia formazione di tifoso manca un'esperienza come la tua, quella della polvere dopo aver conosciuto l'altare, quella di finire in B e quasi in C, quella - come ora - di soccombere all'evidenza che il treno con le vacche grasse è partito da Termini e chissà quando torna. Per me i drammi dell'Inter sono stati, al massimo, stagioni inguardabili, non certo l'incubo di dovermi svegliare una mattina e leggere sul giornale che l'Inter non c'è più. Anche per questo di questo calcio voglio ridere, di questa Inter voglio ridere (aspettando che mi faccia eiaculare), per ristabilire una pari opportunità nell'allegria di disporre di questo giocattolo, tutti, quelli con il presidente spendaccione e quelli in amministrazione controllata. Il calcio in Italia rischia di diventare un perenne trofeo Tim, nel senso che se la giocano in tre, e la mia squadra è una di queste tre. Ma ho un amico che soffre e aspetta di rivedere il Toro in serie A, ho un vicino di scrivania che seguirà il Napoli sul televideo, un altro che ancora sogna Pato Aguilera e ogni anno rischia la C. Il calcio è anche questo - o forse è questo - e non c'è perdenza nemmeno lì. C'è sfiga, in senso lato.
 
Insomma, Danie', ce semo capiti. Farei invasione di campo nudo per inseguire il triangolino fatato (e già che sono nudo, anche altri triangolini, così, nella folla). Abituato a non vincere, segnato dalle delusioni, devastato dallo spettacolo di un calcio sempre più assurdo. Questo sì. Ma, perdio, non mi crogiolo nella perdenza. Voglio la Vincenza, sperando sia una bella figa. (E torna, ti prego).
 
Tuo Settoruccio.

(nella foto, la Vincenza delle ultime 15 stagioni)





Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 01:12 |
 

SUL TETTO DEL MONDO

(no, perchè altrimenti dicono che mi deprimo)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 00:16 |


martedì, luglio 27, 2004
 

CHI BEN COMINCIA

Ecco qua, sconfitti 1-0 in Japan dall'Urawa Red Diamonds (diamanti rossi? 'sti giapponesi si son bevuti il cervello), così impariamo a giocare due amichevoli lo stesso giorno.

La cronaca della gara.

Formazione (4-4-2): Toldo; Dellafiore (?), Adani, Giani (?), Coco (questa è una notizia, si regge in piedi e sopporta un lungo viaggio fino in Giappone, sia pure seduto in business); Karagounis, Lamouchi, Farinos, Zicu; Recoba, Choutos.

Beh, niente male. Un po' raffazzonata, forse. Per esempio: un difensore come Fernando Choutos schierato attaccante. Oppure Arthur Antunes Coimbra detto Zicu, certo, grande prestigio, però un po' passatello.

Choutos, comunque, dopo sette minuti si infortuna ed entra Meggiorini.

Palo di Meggiorini.

Fine primo tempo.

Inizio secondo tempo. Esce Zicu ed entra Costanzo, visibilmente sovrappeso.

51'. Rigore per l'Urawa (molto dubbio, dice il sito dell'Inter, ma vatti a fidare di questi cronisti prezzolati. La terna arbitrale, peraltro è giapponese).

Tiro di Emerson: gol (ma guarda te quelle merde della Juve, pur di romperci i coglioni hanno rinunciato all'acquisto di Emerson per girarlo all'Urawa).

Occasioni per l'Inter, fallite.

78': esce Costanzo, assolutamente inadatto, ed entra Lombardo.

80': esce Coco, agonizzante, ed entra Visconti (dal cognome, sicuramente un raccomandato).

87': esce Karagounis ed entra Marino (molto popolare in Giappone per via del processo Calabresi).

88': esce Toldo ed entra Bindi (quello delle torte, visibilmente sovrappeso).

89': l'Inter difende lo 0-1

90': fine partita, applausi, convenevoli.

Bene, adesso tornate e facciamo finta di niente.

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(nella foto, innocenti bambini giapponesi cagano a malapena Lombardo, uno che facciamo fatica a cedere gratis)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:49 |
 

APPIANO QUIZ

Cosa sta dicendo Mancini a Davids?

[/aas/img/38223.jpg:

1. Baciami adesso, ti prego.

2. Mi presti il tirapugni? Lamouchi ha rifiutato il trasferimento.

3. Hai degli occhiali bellissimi.

4. ...e Mihajlovic non me lo prendono, e Cesar non me lo prendono, e Oddo non me lo prendono. Ho anche chiesto: cambiate le assi di questa panchina: niente.

5. Facciamo la doccia insieme?

6. Ti ho aspettato così tanto... ma adesso siamo qui, tu ed io... scusa, mi sono commosso.

7. Hai il tirapugni? No? Ok: agli Europei hai fatto cagare.

8. Amare significa non dovere dire mai: chiedo il cambio.

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 11:27 |


lunedì, luglio 26, 2004
 

THE CORRECT SVENTRAPAPERE

Il mondo - ma che dico mondo, l'Universo - della Figa (si noti l'uso della maiuscola) è tuttora ricco di luoghi misteriosi e imperscrutabili, nonostante i millenni trascorrano inesorabili e lo spazio per le sorprese tenda a ridursi progressivamente, un po' come la foresta amazzonica. Che l'uomo - inteso come genere umano portatore di membro virile - tenda naturalmente alla Figa (forse qui avrei dovuto usare la minuscola, ma per me la Figa è sempre maiuscola) è tutt'altro che una sorpresa, ovviamente. Anzi, trattasi di tensione del tutto naturale e assolutamente condivisibile, purchè non si scada nella mania patologica, nel cattivo costume o nel codice penale. Tutti noi - a parte gli omosessuali integralisti, detentori legittimi di altre voglie - tendiamo a quel magico triangolino e a quella fessura che ci nasconde un panorama fantastico, sempre uguale (anatomicamente, dico) eppure sempre nuovo (in senso lato, dico), in cui penetriamo (questo verbo è pertinente) con una curiosità bambinesca, un furore animale, un sentimento voluttuoso, una voglia tumultuosa, paragonabile a un'invasione di campo a San Siro per festeggiare altri tipi di triangoli, parimenti affascinanti, più freddi, plastificati ma - di fatto - assai meno raggiungibili.

Così come Frodo nel Signore degli Anelli scollinava passi e superava anfratti per vedersi parare davanti spettacoli naturali da mozzare il fiato, così noi - inteso come genere mascolino dotato di appendice induribile - ci infiliamo (metaforicamente o meno, questo è lasciato alla generosità del Destino) in vulve accondiscendenti che ci regalano momenti di Paradiso, momenti che suggiamo golosi - noi, cazzo, abituati a Limbi senza nè capo nè coda oppure a ordinari Purgatori, del resto così è la vita -.

Siamo tutti un po' Frodo, e qualcuno di noi è anche un po' Zanza e penetra in quantità superiore alla media, per poi raccontarlo al bar o in qualche forum telematico, per non dire in un blog. Noi normali leggiamo e sospiriamo, consci della nostra normalità e fieri della nostra naturale tensione, della quale ci accontentiamo, coltivandola e carezzandola, come una semifinale di Ciempions Lìg, nell'attesa che maturi una qualificazione dorata.

E le sorprese di cui sopra? Ogni tanto spuntano, sì. Tipo quella di dover constatare, prove alla mano e comunicati ufficiali ufficialmente diffusi, che uno Sven Goran Eriksson, una faccia da brav'uomo, un Lord Brummel della pelota, un portamento da gentiluomo, un apparente gelido aplomb nordico, è in realtà un figaiolo incallito. Dietro quel volto quasi anonimo di svedese bruttarello, dietro quell'espressione da Lino Sotis del pallone, si cela un uomo che fa della vagina una ragione di vita, e perciò lo ammiro. Guardi Eriksson e lo immagini in poltrona a guardare cassette del Tottenham. E invece no. Deve essersi eccitato - forse per sbaglio - con qualche pornazzo per convincersi a lasciare la moglie svedesotta e, in sucecssione, per finire nella braccia dell'avvocatessa romana molto trendy, molto fuzzy e molto gnocca, per lasciare che la stessa facesse la pendolare Roma-Londra per potere inzuppare il biscotto nella giornalista anglo-svedese - ah, la nostalgia dell'utero scandinavo - e infine per dimenticare la giornalista, illudere l'avvocatessa e trombarsi la segretaria della Federcalcio inglese (dattilografa sì ma anche ex-modella, diavolo di un Goran), forse concupita durante le lunghe attese di colloqui con il presidente, o durante la presentazione di un rimborso spese, o durante la compilazione del Modello Unico (The Only Model).

No, niente è impossibile di fronte a un triangolo ben assistito dalla carne intorno. Niente è impossibile nemmeno per quella faccia da Buon Padre Di Famiglia di Sven Goran. Saperlo così dannatamente trombatore è per me fonte di continuo trasalimento. E' come se scoprissi che Prodi si fa le canne sdraiato su un prato la notte di San Lorenzo, guardando le stelle cadere ed esprimendo un desiderio carnale: "Trombarmi la Melandri".

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:15 |


domenica, luglio 25, 2004
 

INTERNAZIONALE

- Pronto, Settore?

- Sì.

- Puoi parlare?

- Sì.

- Senti, spiegami alcune cose. Allora, ieri abbiamo giocato con lo Shangai.

- Sì.

- Cina.

- Cina.

- E invece martedì giochiamo in Giappone.

- Giappone.

- E fin qui ci siamo. E il trofeo Tim quand'è?

- Martedì.

- In Giappone?

- No, a Milano.

- Ussignùr. Facciamo in tempo a tornare?

- No. Mezza squadra va in Giappone e mezza resta a Milano.

- Ussignùr.

- Eh.

- Chi ha deciso una roba del genere?

- Ah, e lo chiede a me?

- Mai successa una roba così.

- Mai.

- Secondo te?

- Secondo me - scusi se penso male - in Giappone pagano così bene che sarebbe stato proprio un peccato non andarci. Del resto non si può nemmeno rinunciare al trofeo Tim, per lo stesso motivo del Giappone e poi perchè si gioca a Milano e poi perchè l'azionista di riferimento della Tim è anche il tuo sponsor. Qualcuno avrà anche fatto notare che stare in ballo quattro giorni per andare e tornare dal Giappone, a due settimane dalla Champions League, era una mezza follia. Mi pare che lo avesse detto Zaccheroni, tra l'altro, ma lui non è più un problema. Per me è allucinante giocare due partite contemporaneamente, una in Italia e una in Giappone, presentando due squadre potenzialmente incomplete e potenzialmente a corto di fiato, nel bel mezzo della preparazione, ma nemmeno io sono un problema. Qualcuno avrà detto che con trenta e passa giocatori ci si può anche prendere il disturbo di giocare due partite invece di una, e portare a casa due ingaggi invece di uno. Spero che non faremo figure di merda a Milano. In Giappone, vabbe', sono fessi e poi sono lontani. Speriamo, visto che pagano, che siano contenti della mezza squadra che mandate.

- E quindi?

- E quindi niente. E' il calcio di oggi. Una bella merda, se mi concede. Anche se sul sito state indorando la pillola, parlando della straordinaria occasione culturale e promozionale della trasferta in Giappone e del grande prestigio del trofeo Tim.

- Uffa, non sei mai contento.

- Non ci faccia caso.

- Non ti arrabbiare.

- Ma no, non mi arrabbio.

- Vedrai che è l'anno buono.

- Non dica così, per favore.

- Ostia, scusami Settore.

- Lei è sempre scusato. Le voglio bene. Ma giochiamo una partita dal giorno, la prego.

- Sì, adesso lo dico a Giacinto. Una partita al giorno.

- Ecco, grazie.

- Settore, ti saluto. Devo andare alla Malpensa a salutare la squadra che va in Cina.

- No, Giappone.

- Giappone, ostia, Giappone.

- Me li saluti.

- Ciao Settore, grazie.

- Mi raccomando. A risentirci.

- Taaaaaxxiiiiiiiiiiiiiiiiiiii.

- (clic)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 19:25 |


venerdì, luglio 23, 2004
 

HARMONY

Lei (accento meridionale, direi pugliese, alzando la voce): "Ma vedi questo... ma come ti permetti?"

Lui: (silenzio)

Lei (gridando): "Ma sei un tamarro, sei un cretino, ma che cazzo vuoi?"

Lui: (silenzio)

Lei (sempre gridando): "Maleducato, tamarro, brutto stronzo, ma cosa vuoi dalla mia vita?"

Lui: (farfuglia qualcosa)

Lei (a squarciagola): "Ma vattene, vattene, ma che cazzo me ne frega?"

Lui (silenzio)

Lei (ad alta voce, usando la terza persona): "Ma chi lo calcola questo... maleducato, tamarro, ma chi lo calcola?"

Lui (urlando, voce uguale ad Aldo di Aldo Giovanni e Giacomo): "Adesso mi hai rrrrrooooooottto i coglioooooooni"

Lei (urlando scomposta): "E non ti permettere di alzare la voce con meeee"

Lui (silenzio)

Lei (a squarciagola): "Capitooooo?"

Lei (Aldo): "Capito un cazzo. Stai zitta, stai zitta, mi hai roooottttto i coglioooooni"

Lei (scomposta): "Iooooo?"

Lui: (un tono più sotto): "Sìììì, tu"

Lei (silenzio)

Lui (sfiduciato): "Ma guarda che figura di merda"

Lei (riprende vigore): "Non me ne frega niente, sei un tamarro, ma guardati in faccia, non ti voglio più parlare"

Lui (silenzio)

(litigio appena sentito al piano terra della casa di fianco. Ora tutto tace. O lui ha ucciso lei soffocandola con un cuscino. O lei ha ucciso lui strozzandolo, tagliandogli il pisello e mangiandoglielo. O lui è uscito e non tornerà mai più. O lei è uscita e spera al ritorno di non trovarlo più. O stanno trombando per la rabbia - ma lo escluderei -. Oppure si sono calmati e tra un po' ricominciano. Peccato che adesso devo andare a lavorare)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 10:51 |


giovedì, luglio 22, 2004
 

PARTITE & PARTITE

Milano, 27 luglio. Mezza Inter (l'altrà metà è in Giappone) affronta in mezze partite il Milan e la Juve. La Tribuna centrale costa 100 euro.

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Port-au-Prince, Haiti, 18 agosto. La Nazionale di Haiti, dove da inizio d'anno è in corso la solita guerra civile, invita la Nazionale brasiliana per un'amichevole in nome della pace e del disarmo. La Nazionale brasiliana accetta l'invito e promette di mandare qualche suo campione. La Fifa accetta e dona un fondo d'erba artificiale e darà una mano a sistemare le tribune fatiscenti. Biglietto gratis per chi, all'ingresso, consegnerà alla polizia un'arma da fuoco. Secondo una stima, almeno 15mila haitiani ne posseggono una abusivamente.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:47 |
 

CHI NON MUORE SI RIVEDE

Sono tornato al golf, ma in qualità di invitato a pranzo. A sei mesi dall'ultima volta in cui ci ero stato (comunicavo al maestro che il mio sottoascella non voleva smettere di rompermi i coglioni) ho trascorso una piacevole oretta e mezza a pranzo in veranda, un caldo cane ma anche una ventilazione apprezzabile, come avrebbe detto Sandro Ciotti. I miei commensali: il barbiere, l'idraulico, l'elettricista, il garzone dell'elettricista e, in seconda battuta, la moglie del barbiere. Un tavolo proletario che mangiava e beveva mentre sfilavano commercialisti e nullafacenti con mazze cromate e facce da culo. Io ogni tanto mi guardavo intorno per vedere se c'era il maestro, al quale sarei stato costretto a comunicare la ripresa dell'attività agonistica. Ma non c'era, per cui se ne riparlerà a settembre, quando ricomincerò a picchiare palline guardando il maestoso paesaggio dell'autunno sul Fiume azzurro.

Barbiere, idraulico ed elettricista passavano da un argomento all'altro: stentavo a seguirli mentre iniziavano un discorso sulla Partita Iva e finivano a parlare del villaggio-vip di Villasimius. Stentavo anche perchè assorto a guardare la cameriera, profilo greco, occhi dolci, ombelico scoperto, corpo affusolato, discreto culo e belle tette. Ordinavo linguine al pesto e le sorridevo, mi portava linguine al pesto e mi sorrideva, chiedevo disonestamente del parmigiano così da costringerla ad andare e tornare, cioè a sfilare per me. Quando ce ne siamo andati, salutando i pochi presenti, ho pensato a come ti possono tornare in fretta, e sorprendentemente, le motivazioni per riprendere l'attività golfistica bruscamente interrotta.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:35 |


mercoledì, luglio 21, 2004
 

DAI, NON CI CREDO

(da Calciomercato.com)

Poborsky: "Sì, è vero, ho ricevuto parecchie offerte da squadre europpe, ma quella che mi ha inorgoglito più di tutte è stata quella dell'Inter. Però avevo come priorità quella di rimanere allo Sparta Praga, e sono contento di essere rimasto qui".

Praticamente è come se il Kuwait avesse offerto un ministero a Saddam.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 22:15 |
 

IL MAGGIORDOMO?

Non so se capita anche a voi di connettervi, andare su un qualsiasi sito di informazione, poi su un altro, un altro ancora, complusivamente, e guardare se Taormina ha fatto il nome dell'assassino. Un mesetto fa facevo la stessa cosa per vedere se Mancini aveva firmato.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:39 |
 

BRUNICO-DIVISMO QUIZ

Cosa sta dicendo/scrivendo Materazzi ai suoi tifosi?

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1. "Ti chiami Cirillo? Ah, di nome"

2. "Non scrive. Posso scatarrarci sopra?"

3. "Calmi, o vi faccio un intervento alla Inzaghi"

4. "No, non sono Helveg"

5. "Come sarebbe a dire: fammene due che li scambio con uno di Lamouchi?"

6. "Tu? Giovanni. Tu? Roberto. Tu? Mario. Tu? Giacinto. Ops... Presidente, diobono, sempre a fare scherzi..."

7. "E questo cos'è? Ah, un quaderno"

8. "Cazzo, ho uno stiramento all'avambraccio. Stagione a rischio"

9. "Ha Giuseppe con simpatia. Marco Materazzi"

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 10:49 |
 

SI', SONO UN ATLETA

Il Professore è giovane e giovanile e oltremodo cortese. E' anche puntuale ma mi chiede venia: "Scusa, devo fare un salto in sala operatoria, ci metto cinque minuti". "Ma si figuri". E resto lì a curiosare nel corridoio. Quello che ortopedici e traumatologi attaccano ai muri è roba da farci un trattato. Tra un panorama della città e le opere di un famoso fotografo locale, ecco spuntare colonne vertebrali e articolazioni lasse. Ma la cosa più bella è un collage di foto. Dove i comuni mortali metterebbero scene conviviali e ricordi di viaggi, gli ortopedici espongono foto scattate in sala operatoria e ai convegni. Nel bel mezzo c'è un polpaccio squartato dove il Professore - riconosco la sua mano - sta maneggiando con bisturi e suture intorno a una cosa bianca che non capisco se è un tendine d'Achille o un perone.

Poi arriva, mi fa togliere pantaloni e calze, mi fa esporre il caso (in mutande, ma con nonscialàns) e poi mi fa sdraiare. Afferra la mia gamba destra, oplà! Comincia a fare presentat-arm con il mio ginocchio e gli fa fare movimenti ritmici e innaturali, che il campione mondiale di twist al confronto sembra un manico di scopa. Poi va alla ricerca del punto del dolore. Impugna il ginocchio, punta il pollice dove gli avevo detto che sentivo dolore e comincia a ficcarlo dappertutto. "Fa più male qui o qui?" "Ecco, qui", esalo. "Oppure qui?" Cazzo, ci ha preso il Professore. Infila il pollicione nel punto più dolente del ginocchio, e in quel momento mi appare la Sharapova. "Sì, proprio lì, proprio lì".

"Allora, Settore, io ti tratto come tratto gli atleti che seguo. Adesso mi fai una bella risonanza magnetica così vediamo per benino cosa c'è. Hai una sofferenza mediale. Ma è un problema esterno all'articolazione, non interno. Legamenti a postissimo. Vediamo cosa c'è fuori. Il ginocchio soffre le sollecitazioni della corsa, ma si risolverà. Serve la risonanza, così capiamo bene. Poi provvediamo: può darsi ci voglia un plantare, si vedrà, senza fretta".

Mi tratta come gli atleti che segue. Che emozione. Questo segue gente di serie A o da Meeting di Zurigo. E adesso segue anche Settoruccio. Dio mio, spero non mi venga un'erezione, sono in mutande.

"Eppure pensavo di aver fatto le cose per benino, progressivamente, senza forzare. Andando piano".

"Che ritmo tieni?"

"5 e mezzo, 6 minuti al chilometro".

"Ah, vabbe', vai proprio PIANO".

Professore, non mi ferisca così. Vabbe' che lei segue gente che perderei di vista dopo cinque metri, ma non me lo faccia pesare. Ora che sono anch'io un suo atleta, la prego, mi faccia sentire un figo.

"Senta, prof., e adesso cosa faccio?"

"Intanto ghiaccio e qualche unguento sopra. Facciamo passare l'infiammazione. Poi, in teoria, potresti anche correre - poco - ma io eviterei. Aspettiamo la risonanza. Intanto, per tenere alto il tono muscolare, potresti fare bicicletta. Molta bicicletta".

E così il podista etiope Sectoreh viene fermato precauzionalmente. La situazione è seria ma non grave, la carriera non è finita, nemmeno la stagione direi. Posso ancora dare qualcosa al podismo internazionale, purchè la risonanza magnetica non evidenzi squarci irreversibili. E vabbe', andrò in bici nel frattempo. Non trovate che la mia vita sia estremamente varia? Io, con uno così, ci limonerei a prescindere.

 

 

 

 

 

 

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 00:18 |


martedì, luglio 20, 2004
 

DICHIARAZIONI UFFICIALI

Insomma, dai, voglio dire:

se questo dice "Questo governo ci ha traditi, io mi dimetto ma continueremo a sostenerlo";

se questo dice "Ebrei francesi, lasciate la Francia e tornate in Israele";

se questo dice "Le riserve non tenetele inutilmente in tribuna, mandatele a giocare in Asia";

se questo dice (da mesi) "Adesso basta, denuncio il vero assassino";

ecco, insomma, se tutti dicono - giustamente - il cazzo gli pare, perchè non può accadere che una sera, a reti unificate

lui, con voce paterna, dica: "Italiane, abbandonate la vostra timidezza e limonate con Settore".

Non ci vedrei nulla di male, tra l'altro.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:36 |
 

CARISSIMO GINOCCHIO

Mi duoli, maledetto. Stai fermando la mia scalata verso le vette del podismo lento. Mi illudi, mi lasci calzare le scarpette e poi mi blocchi. Domenica abbiamo litigato. Tu facevi male, ma io volevo correre e ho corso. E così adesso tu fai più male, e io sono più incazzato. Di questo passo dove arriveremo? Cosa devo fare con te, eh? Cosa vuoi? Vuoi che ti porti da un famoso ortopedico, uno di quelli che visitano articolazioni e legamenti ben più vippose delle nostre? Uno abituato a valutare gli scricchiolii di gente con ingaggi mostruosi? E' questo che vuoi, ginocchietto borghesuccio e incazzoso, ginocchietto con la pancetta se le ginocchia ne avessero una? Ma chi cazzo ti credi di essere? Perchè non parli?

Comunque, occhei. Appuntamento alle sette e mezza, primo piano. Mi porto anche il blocchetto degli autografi, non si sa mai. 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 10:45 |
 

UN UOMO SOLO

Vabbe', sulla sentenza potremmo discutere per anni, come del resto fa (e farà) Vespa. Potremmo metterci qui a fare i sanguinolenti o i crepetiani. Non facciamolo, dai. Isolandolo dal contesto e dall'enormità e dalla tragicità dell'evento, è un caso affascinante e apocalittico. Io stesso non ci capisco niente. Sono colpevolista (chi, se non lei?) ma travolto dal dubbio e dalla clamorosità delle anomalie, una su tutte: l'arma, mai trovata. Quindi bastano 'ste tre righe, anzi, sono anche troppe.

No, niente, adesso pensavo ad altro. Pensavo al nostro simpatico ordinamento giuridico. Il rito abbreviato. Ha i suoi fondamenti, per carità. Ma oggi ha dimostrato anche la sua inadeguatezza. "Il giudice è entrato in camera di consiglio". Già, non "i" giudici. "Il" giudice. Un uomo solo  a decidere con quintali di carta davanti, 30 mesi di inchiesta, di dubbi devastanti, di pressioni inimmaginabili, di processo-spettacolo, di boutade taorminiane, gip donnaioli, donne con la toga. Il peggiore (il più bello?) caso giudiziario degli ultimi anni, la storia più orrendamente tragica, come orrendamente tragiche sono tutte le storie che hanno luoghi e volti normali, da Novi Ligure a Cogne appunto, normalissimi. E con tutto questo, in camera di consiglio c'era un uomo solo, come da ordinamento. Un uomo solo davanti al bivio di condannare una donna a 30 anni o di assolverla, sapendo comunque di provocare un cataclisma in un caso o nell'altro. Una decisione presa in un paio d'ore, dopo che Taormina ha fatto un'arringa di cinque e dopo trenta mesi di servizi al tg, sproloqui vespiani e sciacallaggi costanziani. Dopo trenta mesi di attesa di un Paese intero, non credo sia esagerato dirlo. Trenta mesi di tutto e di più, di tutto e del contrario di tutto. Poi un giudice apre la porta della camera di consiglio, si siede in poltrona, chiude gli occhi, tira un sospiro. Decide, esce. Alle nove è già a casa.

Posso dirlo che il rito abbreviato - per un reato da ergastolo, per un processo come questo - è una cazzata?

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 02:32 |


lunedì, luglio 19, 2004
 

PUBBLICITA' PROGRESSO

Ma se stasera si conclude il processo di Cogne, questi come cazzo campano? Nella fretta di emettere una sentenza, non correremo il rischio di creare una nuova sacca di disagio sociale? Vi prego, trovate una scappatoia. Non vorrei trovarmi Crepet a commentare le sconfitte dell'Inter alla Domenica Sportiva, ricordando a Moratti che "noi non li sappiamo ascoltare". No, vi prego: non lasciamoli soli, non neghiamo loro una speranza. Adotta uno psicologo. Salva un anchorman. Non abbandonare il solito criminologo in autostrada. Costruiamo insieme un mondo migliore.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:52 |
 

RAGAZZI FELICI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:31 |


domenica, luglio 18, 2004
 

BRUNICO QUIZ

Cosa sta pensando Orsi, il vice di Mancini?

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1. Cosa mi ha detto il Mancio? Falli correre 5 minuti o falli correre fino alle 5?

2. Minchia: è il 18 luglio e non ci hanno ancora licenziati.

3. Minchia: due minuti e Recoba non si è ancora lamentato.

4. E adesso quale schiaccio?

5. Puttana eva, il motomondiale.

6. Lamouchi, 100 metri in 40 secondi. Bisogna abbatterlo.

7. Ma che cazzo di maglia mi hanno dato? Ha una manica blu.

8. Nooo. Un uccello mi ha cagato sul braccio.

9. Porca troia, il disco orario.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 17:54 |
 

ORRORE

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Lo ammetto, io sono un tifoso passionale ma anche molto snob. Però credo che mi possiate capire. Prendo ufficialmente le distanze dalle "Brigate Ripetenti", la frangia più sgrammaticata del tifo nerazzurro. Diobono, togliete quello striscione. 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 17:38 |


sabato, luglio 17, 2004
 

GHEI PRAID

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Nelle rassegne fotografiche quotidiane pubblicate sul sito dell'Inter, spuntano ogni volta almeno un paio di primi piani (tipo questo) dedicati a Mancini. Mentre i giocatori sono ripresi in situazioni più o meno atletiche o in atteggiamenti conviviali, dell'allenatore non compaiono solo foto scattate nell'esercizio delle sue funzioni, ma anche pose da modello rubacchiate qua e là, intense espressioni ravvicinate, particolari dell'abbronzatura o della pettinatura. La cosa va avanti ormai da giorni. E se nei primissimi tempi si poteva attribuire il tutto alla novità, adesso no, basta, non si può. Questo è culto della personalità. Oppure il fotografo dell'Inter e la nutrita squadra dell'ufficio stampa stanno liberando la loro porzione di omosessualità latente sulla fighettitudine del Mancio.

D'accordo, non c'è paragone con gli ultimi allenatori. Andando a ritroso: il grassoccio Zaccheroni, uno che non faceva sesso a nessuno; lo spigoloso Cuper, che dimostrava 10 anni di più; gli anziani Simoni e Hodgson, l'inadeguato e un po' unto Lucescu, l'insopportabile Lippi, il Paul Newman della Versilia, accidenti a lui e a chi l'ha preso. Ecco, forse un po' più degli altri avrebbe meritato Tardelli, ex-sex symbol riciclato alla pubblicità di Kalo Uomo. Ma allora il sito non c'era, o se c'era dormiva. Oggi no, ogni giorno c'è la rassegna fotografica e ogni giorno arriva sul mio pc il Mancio in posa stentorea, che Brad Pitt gli fa un baffo.

Siccome è chiaro che Moratti è innamorato di Mancini - innamorato veramente, sicuramente in  maniera virile ma innamorato, tanto che secondo me gli spalmerebbe la crema sulla schiena in un angolo nascosto dello yacht -, e siccome tutti i giornali riportano di un clima finalmente rilassato e felice - ghei, appunto -, questa deriva Babilonia-Style dell'Inter un po' mi preoccupa. Orgoglio nerazzurro, va bene. Ma non è che mi toccherà sfilare in mini-short a San Babila?

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:15 |


venerdì, luglio 16, 2004
 

CALORIE

Alle sette e un quarto, espletata la prima fase del meretricio e in procinto di affrontarne la seconda parte, su una terrazza fronte mare servono l'aperitivo. Il cielo è terso, la temperatura è ideale e la ventilazione è apprezzabile. Con il mio flut di spumante vado a valutare il contenuto dei vassoi. Evito olive ascolane in trasferta e frittelline di non meglio precisata natura. Rimando il contatto con la focaccia, che vedo abbondante ma in lontananza. Punto dritto alla new entry. Fettine di pane tostato con scamorza affumicata e ammorbidita in formo e acciughina sopra. Ne mangio una: orgasmo gastronomico. Al che faccio schermo con il mio corpo eburneo e comincio a prenderne a raffica. Sembro Poldo Sbaffini, ma chi se ne frega. Sono troppo buone. Si raffreddanno in un amen, ma anche da fredde vanno giù che è una meraviglia. Finisco il flut di spumante e mi avvio a farmelo riempire, quando incontro uno mi fa:

"Cazzo, ma hai assaggiato quelle cose lì con la scamorza e l'acciuga?".

E io, da consumato attore:

"No. Dovc?"

E lui, da consumato pirla:

"Guarda là, ne hanno appena portato un vassoio. Sono calde. Te le consiglio calde, sono fantastiche".

E io, da consumato paraculo:

"Ah sì? Grazie, vado subito".

Mi rifornisco di spumante e parto all'arrembaggio. Mi apparto con il vassoio e ricomincio. Fino a quando arriva la pierre, donna un po' attempata ma amorevole e simpatica, con occhi verdi e sorriso che giurerei di aver già visto da qualche parte. Sbatacchia gli occhioni e da consumata pierre fa:

"Buooooooone, vero?"

E io, da consumato gastronomo, farfugliando:

"(gnam gnam, gulp) Eccezionali".

La pierre, da buona pierre, parla parla e parla, mentre io la osservo, annuisco, sorrido, interloquisco e con la coda dell'occhio vedo sparire le tartine. La voce si era ormai sparsa: tutti volevano le tartine. Sentivo la terrazza vibrare in attesa di altri vassoi. Guarda caso, ne arriva uno nuovo proprio accanto al tavolino dove la pierre ed io discutevamo di facezie e massimi sistemi.

"Uaaaau, sono arrivate".

E io, da consumato gaudente:

"Scusa, ne prendo una".

E qui accade l'imprevisto. La scamorza debordante aveva unito nel loro destino tre tartine enormi, su cui campeggiavano tre enormi pezzi di acciuga, e il cui risultato organolettico doveva essere enormemente notevole. Flut a destra e stella filante di tartine a sinistra, mi trovo in una situazione imbarazzante, tanto più che la pierre era sempre lì nei pressi, anzi davanti.

E lì, da consumato abboffatore, le ho detto:

"Ops! Eh, come faccio... ormai le ho toccate, devo mangiarle tutte e tre".

La materna pierre sorride e lascia che mi stordisca di altre tartine. Durante il seguito della marchetta avevo la pancia piena e l'animo leggero. Peraltro la cena era abbondante. Stamattina caffè doppio.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 11:38 |


giovedì, luglio 15, 2004
 

UNA SVELTINA

Ultima marchetta stagionale. Roba veloce.

Partenza: tra poco.

Arrivo: verso le cinque, cinque e mezza.

Dove: Santa Margherita Ligure.

Programma: arrivo, convenevoli, cocktail, prostituzione (un'oretta, oretta e mezza), cena, convenevoli, ritorno a casa.

(tutto sommato, indolore)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:09 |
 

ST. PAULI

(questo post è soprattutto a uso e consumo di Jest)

L'Amburgo sta al St.Pauli come la Juve sta al Toro. L'Amburgo è una squadra ricca e potente (meno blasonata della Juve, però), il St. Pauli è in tutto e per tutto "solo" la seconda squadra di Amburgo. Però gli amburghesi, quelli veri, vogliono molto bene al St. Pauli, e gli amburghesi-amburghesi sono più tifosi del St. Pauli che non dell'Amburgo. Il St. Pauli è la squadra dell'omonimo incasinato quartiere e il suo piccolo stadio è in centrissimo, nel quartiere appunto. Come se l'Inter giocasse a Brera. Naturalmente il St. Pauli è squadra sfigata assai, e gioca in Terza divisione.

La cosa curiosa, torna al parallelo Juve-Toro, è che la maglia del St. Pauli è biancomarrone.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:00 |


mercoledì, luglio 14, 2004
 

PUTTANE? NON PERVENUTO

Andiamo al sodo: il senso intimo di questo massacrante marchettone estivo ad Amburgo e dintorni  (uno dei paessaggi più monocordi che abbia mai visto) era racchiuso nella possibilità di andare a visitare il famoso quartiere delle puttane. E così, dopo una insopportabile cena a base di nouvelle cuisine crucca, quattro avventurieri (tra cui, ovviamente, il qui presente Settoruccio) si danno appuntamento alle 23 alle reception. Nella brochure distribuita in aereo si faceva cenno alla variegata vita notturna di Amburgo, al quartiere di St. Pauli molto movidoso e alla famigerata (sic!)  Reeperbahn. Arrivo per primo alla reception e tento, per ingannare il tempo, un'impresa dialettica e diplomatica: chiedere - in inglese - a un portiere in livrea di un albergo a cinque stelle come arrivare al quartiere delle puttane senza però citarlo, nè ammettere di volerci andare, facendo finta di niente, come uno che non ha mai sentito nominare Amburgo nè tantomeno il mestiere più antico del mondo.

IO: eschius mi, au long das it teich tu go tu de sentre of Hamburg?

PORTIERE: by car about 15 minutes, sir. Do you want a cab?

IO: giast a moment, aim ueiting for mai frends. Bat uot ui chen visit in a capol of auar?

PORTIERE: oh, the City, or better St. Pauli quarter. There's a lot of bar, pub, disco...

IO: occhei. Chen iu sciou mi di ecsat zoun in de map?

PORTIERE: yes sir, take a look. St. Pauli.

IO: tell mi de mein strit tu visit...

E qui il portiere cede, travolto dalla mia dialettica democristiana. Si mette a parlare molto fluently, io comincio a non capirci più un cazzo ma sento distintamente le parole erotic, sex, shops, night. Al che dico:

IO: occhei. Ui'll go der.

PORTIERE: all right sir, I call you a cab and explain all to the cab driver. Ok?

IO: occhei golchiper (era una battuta, dai, cazzo)

Saliamo in quattro sul taxi e per la modica cifra di 15 euro veniamo trasportati a Reeperbahn. Comincia la nostra passeggiata tra buttafuori di localini erotici che cercano di buttarci dentro, drogati, ubriachi, marinai donne e guai. Reeperbahn fa schifo, questa è la mia recensione. Roba di quint'ordine. Ragazze in vetrina: manco una. Una lunga teorica di bar sporchi e richiami sessuali di infima lega. Dopo mezz'ora, pur essendo all'aperto, mi viene un attacco di claustrofobia.

Poi, finalmente, vedo l'unico luogo decoroso dove potersi infilare. Un bellissimo sex shop su due piani, molto pulito, molto professionale, molto tirato a lucido, finto marmo nero ma molto elegante, con uno strepitoso campionario sadomaso, con tanti commessi e commesse per nulla invadenti, anzi molto compìti. Sembra di essere da Ricordi, o alla Rinascente. Una specie di Upim di cazzi finti, vibratori, frustini e maschere di pelle. Con alcune chicche davvero interessanti, come il kit dell'orgasmo singolo o il kit dell'orgia, sistemati in scatole con il coperchio trasparente, tipo il Piccolo Chimico. Mi sento stranamente a mio agio. A un certo punto, di fronte a uno dei miei compagni di avventura assolutamente incredulo, spiego significato e funzionamento delle palle anali.

Risollevati per aver vissuto una botta di sesso divertente, gratuita e politicamente corretta, ci avviamo verso la fermata dei taxi. Confido ai miei amici che però c'è una cosa che mi rimane qui: "Ragazzi, ma le troie dove sono? Lo chiedo a queste due ragazze". E mi avvio verso due ragazzone tedesche che mi sorridono. Sono vestite pesanti, e in effetti ieri sera faceva freddino e piovigginava. Jeans, scarpe da tennis, bomber, cappello da baseball. Ne arriva una terza, vestita uguale. Sembrano in divisa. Mi sorridono a 32 denti, bianchissimi. Belle fighe, tra l'altro.

IO: eschius mi...

Da dietro mi sento afferrare da uno dei colleghi, che mi tira verso di lui.

"Vieni qua, pirla. Sono LORO, le troie".

Reeperbahn fa schifo, lo ribadisco. Se vi raccontano di ragazze in vetrina non credete a una parola. Se vi parlano di tette al vento e minigonne inguinali troncate il discorso. Ad Amburgo, a luglio, le puttane hanno il cappotto.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 21:05 |
 

AMBURGO

Ma che cazzo. Mi hanno dato una cabrio e pioviggina. Basta, ditemi dov´e´ l´aeroporto e fatemi tornare. E poi queste tastiere estere non le sopporto. Tra l´altro, non c´e´ figa e non trovo la e accentata. Danke. Datemi il biglietto e amici come prima.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 11:27 |


martedì, luglio 13, 2004
 

MARCHETTONEN

Partenza: tra poco.

Ritrovo: Malpensa, ore 12.

Destinazione: Amburgo.

Arrivo: ore 15.

Temperatura alla partenza: 24.

Temperatura all'arrivo: 16.

Rientro: domani sera.

Durata della prostituzione: 30 ore.

(non so un cazzo di Amburgo. Mi viene in mente solo Felix Magath. Se dovessi mai incontrarlo, gli stringerò la mano)

(nelle foto, alcuni panorami di Amburgo)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 09:59 |


lunedì, luglio 12, 2004
 

IL LEGAMENTO DOPO LA TEMPESTA

(sabato, dopo 20 giorni di stop, avevo fatto una corsetta di venti-venticinque minuti, 4.500 metri, per testare il ginocchio. aveva retto, il bastardo. quindi oggi ero bello carico)

E quindi ho lasciato che finisse di piovere e che addirittura tornasse il sole. Sono arrivato al parco alle otto e mi sono tuffato in un festival di odori forti. L'erba bagnata, le foglie, i fiori. Sono partito che sembravo Sebastian Coe sul sentiero ammorbidito dall'acqua, tra pochi intimi, in una luce strana, con i profumi che mi trapassavano il naso come una confezione famiglia di Vix Sinex.. Insomma, libidine pura. Dopo cinque minuti sopra le mie possibilità ho iniziato a pagare l'avvio forsennato. La milza, la pancia, le costole. Mi sentivo tutto infilzato. Madonna, da Sebastian Coe a San Sebastiano, un martirio. Doug una volta mi aveva detto come si faceva a farseli passare, ma ansimavo di brutto e al telefono non mi sarei fatto capire.

Intanto finiva il boschetto e mi ritrovavo già nel tratto piano tra la risaia e il campo di mais. Lo strepitoso odore del boschetto lasciava via via il posto a un clamoroso odore di merda, che se non avessi avuto la musica a distrarmi mi sarei ritirato e avrei appeso le scarpe al chiodo. Verso la cascina trovo anche merda di cavallo, che non capisco che se è la mia giornata fortunata o semplicemente merda. Rimpiango il primo tratto, quello profumatissimo, e mi chiedo come faccio a trovarmi in un merdaio simile. Decido per la marcia indietro, superato da tre studenti universitari dal passo svelto. Verso la mezz'ora inizio a sentire delle piccole fitte al ginocchio, tipo spillini, niente di doloroso, ma di molto preoccupante sì. Memore dei venti giorni di stop, mi stoppo. Cammino, mi piego, salto: niente. Riprendo a correre: le fitte. Cammino, saltello, ballo la salsa, faccio qualche mossa di Taekwondo: niente. Riprendo a correre: le fitte. Mavaffanculo. Ricomincio piano e cerco di non farci caso, invano. Quando arrivo alla macchina ho fatto, con quella pausa in mezzo, 36 minuti e un po' meno di 6 chilometri. Corro a casa, doccia, borsa del ghiaccio, schiuma miracolosa dello sciamano. Ora come ora, non ho un cazzo. Domani vi dirò.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 23:45 |
 

PAESELLO MIO,

MA COME TI HANNO RIDOTTO?

Il bar "Da Ernesto" era così composto: un brutto bar da paese dentro e una bella terrazza fuori, sopraelevata di due o tre metri rispetto allo stradone, che quando ci passavi vicino il solito liscio e vedevi i soliti vecchietti acrobatici. Non c'era l'insegna, ma per tutti era "Da Ernesto", anche quando Ernesto tirò le cuoia. In linea d'aria a 150 metri c'è tuttora una lussuosa balera estiva, ma "Da Ernesto" non aveva mai ceduto alla concorrenza impari per comfort e decibel. Da lui andavano quelli all'antica e, più in generale, quelli che non volevano pagare il biglietto d'ingresso ad alcunchè. Nella balera-vip vanno tuttora le grandi orchestre: Ernesto no, Ernesto aveva solo il juke-box. Cento lire e vai con la mazurka. Se non c'era nessuno che metteva le cento lire e il silenzio si protraeva, usciva Ernesto e le cento lire le metteva lui. In quella terrazza ho sempre visto almeno una coppia ballare. Oggi, che ci sono passato a piedi nel tragitto che mi portava a curiosare in zona juventina, ho alzato gli occhi e mi è venuto un colpo. Tutto uguale: il bar fetido e la terrazza vecchio stile. Ma il locale adesso si chiama Havana. Sottotitolo: il tempio del rhum. Sotto-sottotitolo: defendemos la alegria, che non capisci se è spagnolo o veneto. Mi sono sentito improvvisamente triste, solo e sfiduciato.

Non c'entra niente con la Juve. Anzi no, c'entra eccome, a ripensarci. Il mio paesello è trasfigurato, proprio come il bar di Ernesto. All'ingresso del parco (quello dove c'è l'Ovulo, per chi ha letto qualche post fa) c'è un cartellone che avverte che la Juventus farà per 5 anni il ritiro precampionato lì e che per questo bisogna ringraziare i seguenti sponsor. Seguono 31 simboli, la metà dei quali sono di imprese edili. I 31 simboli hanno sganciato in totale 5 milioni di euro. Ai tempi del liscio da Ernesto, le squadre andavano in ritiro, pagavano l'albergo e l'affitto del campo. Al limite, se erano fortunate, trovavano qualche sindaco lungimirante che in cambio della pubblicità gratuita offrire sconti e facilitazioni. Adesso no, per andare in ritiro in un posto invece che in un altro ci si prende un milione di euro l'anno.

Il parco è tutto uno stand. Espongono alcuni dei 31 sponsor locali e molti della pletora di sponsor tecnici della Juve. C'è un parco giochi per i bambini e una piccola Gardaland bianconera, dove tra telefonini e prodotti dietetici c'è un grande ristorante posticcio specializzato in carne alla griglia. All'ingresso c'è il nome del locale e la definizione di "Juventus supplier", che pensavo fosse una specialità, il supplì bianconero, e invece vuol dire "fornitore della Juventus".

Il campo è fasciato di tribunette e striscioni, dalla strada non si vede un cazzo, neanche un pelo d'erba. Un cartellone avverte che per entrare bisogna versare 8 euro. 8 euro per vedere Tacchinardi che fa le flessioni mi sembrano un furto bello e buono. Con un senso di scoramento ho ripreso la strada di casa passando di fianco alla sede del ritiro. Magari incrocio - chessò, Legrottaglie, mi sono detto, e ci faccio un post. Niente, non ho incrociato nessuno. Solo quealche famigliola arrivata da chissà dove con un sorriso stampato in faccia (probabilmente non sapevano ancora degli 8 euro a cranio). Mi passa di fianco uno che avrà avuto sessant'anni. Camiciola, bermuda e sciarpa della Juve. Mi sono sentito migliore. A casa dei miei, sul televideo, ho cercato notizie fresche da Brunico.

(nella foto, due anziani entrati senza pagare)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 18:36 |
 

PENITENZE

Sto per recarmi nel luogo dove la Juve è in ritiro. Non so se sopporterò la visione del mio paesello vestito di bianconero. Violentato e offeso da questo cromatismo optical e calcisticamente riprovevole. Mi toccherà passare proprio davanti al campo sportivo. Canterò intimamente "Pazza Inter" come avrebbe fatto un partigiano con "Bella ciao". Mi sento male. Scarpe rotte eppur bisogna andar.

 

(nella foto, un anziano allenatore rompe i coglioni sotto casa)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 12:08 |


domenica, luglio 11, 2004
 

CAMPAGNA ACQUISTI

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 23:04 |


venerdì, luglio 09, 2004
 

MANCIO QUIZ

Cosa sta pensando Mancini?

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1. "Diobono, cosa non si fa per 3 milioni di euro"

2. "Questa me la porto sulla barca per fare due tiri con Vieri"

3. "Martins, più piano"

4. "Chi è lo stronzo che mi ha messo questa dietro la Jaguar?"

5. "No, Branca, scusa, la porta va sistemata così. E' larga 7,32 e alta 2,44, non viceversa"

6. "Diobono, non ne tirate una dentro. Provo a spostarla, eh?"

7. "Oh ragazzi, Lamouchi si è addormentato, facciamogli uno scherzo"

8. "Portaaaa Porteeeeeeseeee... eheheh, sono una sagoma"

9. "Na na na na, si era detto 3 milioni l'anno. Prendo questa in pegno"

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:31 |


giovedì, luglio 08, 2004
 

FACIS

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Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 22:37 |
 

IL MULLAH

La notizia è davvero divertente. Da qualche parte, non so dove, hanno arrestato un presunto collaboratore del Mullah Omar. Con sè aveva un telefono satellitare con dei numeri memorizzati. E uno dei poliziotti fa: cià che chiamo il Mullah. Fa il numero, il telefono squilla, e il Mullah risponde. No, voglio dire: il secondo ricercato del pianeta. Poi si è accorto che dall'altra parte non c'era il suo tirapiedi ma la pula, e quindi ha messo giù. Però questa simpatica vicenda conferma che se uno vuole e ha il numero, può chiamare il Mullah Omar e il Mullah risponde.

Ecco, mi è venuta in mente la storia di Mancini. Possibile che nessuno dell'Inter avesse chiamato i dirigenti della Lazio, che non vivono nella caverne (nonostante la traballante condizione finanziaria)? Fatemi capire: anche il Mullah risponde al telefono. Giacinto, cazzo: ma tu Longo lo avevi chiamato?

(scusate, è un periodo che penso solo alla Sharapova - gran culo - e a Mancini - gran faccia da culo -, forse ho bisogno di una vacanza in una caverna)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:28 |
 

L'INSOSTENIBILE OTTIMISMO

DI SETTORUCCIO

Sia chiaro, non sono per il colpo di spugna. Arriviamo alla firma del contratto di Mancini al culmine di una tempistica eccessiva, una strategia grottesca e una serie di figure di merda che rimarranno stampate nelle fragili menti degli interisti veri. Come dimenticare il rosolamento a fuoco lento di Zaccheroni (roba da convenzione di Ginevra), la negazione di ogni evidenza, la strepitosa decisione di annunciare Mancini prima ancora di avergli fatto mettere uno straccio di firma e di trovare uno straccio di accordo con la Lazio?

Eppure, l'insostenibile ottimismo dell'interista può trovare dei discreti segnali anche in questa operazione da Armata Brancaleone del management sportivo. Adriano e Stankovic li abbiamo presi sei mesi prima, no? E adesso con la vicenda-Mancini ci siamo mossi prima. Abbiamo esaurito, ben prima del campionato, il nostro scintillante campionario di improvvisazioni e stronzate. Stiamo facendo tutto prima: gli acquisti e le figure di palta. E io mi sto illudendo - qui, coram populo - che questo presentarsi al nastro di partenza così rodati al peggio sia un segnale altamente positivo.

Scrivo peraltro già in preda al dubbio, e mi arrovello: avremo fatto bene a prendere questo skipper marchigiano, geniale e presuntuoso da giocatore, coraggioso e rompicazzo da allenatore, troppo giovane e troppo raccomandato per avere dimostrato tutto e aver vinto qualcosa? E' l'insostenibile ottimismo a farmi dire di sì, facendomi superare anche quel filino di antipatia che mi divide dall'abbracciare il Mancio, o è un ragionamento che sta in piedi da solo?

Lo espongo, poi giudicherete voi e - soprattutto - giudicherà il tempo.

1. Non era più il tempo di Zaccheroni, per i problemi noti con Vieri e parte della società, e per l'ineluttabile evidenza dei risultati. Difficile arrivare in corsa e fare grandissime cose. Difficile, vieppiù, se ti capitano addosso un po' di sfighe a ripetizione. Difficilissimo che con un quarto posto acciuffato all'ultima giornata ti firmino una cambiale in bianco, forse più ancora per i disastri europei che non per il travagliatissimo cammino casalingo. Umanamente Zac avrebbe meritato un'altra chance, ma sarebbe stato stupido - visti i recenti e nefasti precedenti - allungare l'avventura di un allenatore che non convince la società. I dubbi di Moratti sono atroci, per sè e per i suoi sottoposti. Non è giusto il licenziamento di Zaccheroni, ma lo status quo morattiano va oltre ogni ragionamento oggettivo.

2. Non sarebbe stato sano affidarsi a un super-allenatore - parlo di Capello -, perchè questa società avrebbe ceduto subito alla tentazione di delegare tutto all'allenatore: speranze, risultati, prospettive, risanamento. Tutto. Da Moratti in giù, dopo 15 anni di sfighe varie, quella di Capello sarebbe stato un'assunzione liberatoria. Liberatoria della responsabilità individuali. Liberatoria delle questioni tecniche e morali. Sarebbe stato automatico dire "c'è Capello, ci pensa Capello, lo fa Capello". Come prendere il tuo conto in banca e puntarlo tutto alla Snai. Può andare bene, ma può andare male. Conoscendo l'Inter, va male.

3. Allora - e concludo -, allora preferisco Mancini. Preferisco un allenatore giovane, uno che non ha vinto niente ma che ha dimostrato di non essere un fesso, uno che ha le sue idee e se le tiene strette, uno su cui impostare una scommessa a lunga gittata ma con la speranza concreta di un risultato (almeno uno, cazzo) a breve. Uno in cui credere, giusto o sbagliato che sia. Ma in cui credere dall'inizio, e a cui dare credito dall'inizio. Ha firmato per tre anni, come Cuper. E' atteso con curiosità e speranza, come Cuper. Spero per il Mancio che, a differenza di Cuper, abbia i giocatori che chiede. Cuper il primo anno chiese poco, ebbe poco (per carità, aveva Vieri e Ronaldo) e perse lo scudetto all'ultima giornata. Il secondo anno chiese Nesta e un laterale sinistro, ebbe Cannavaro e basta. Il terzo anno lo riempirono di laterali deludenti o cardiopatici, e alla sesta giornata lo impacchettarono destinazione lago. La scomposta pervicacia con cui Moratti è andato a prendersi Mancini significa che ci crede parecchio. Adesso sta a lui dargli i giocatori e un minimo di fiducia a lungo termine, senza che non si parli di panettoni da mangiare alla prima caduta. Toccherà al Mancio spremere il meglio da questa squadra che sta nascendo, un perfetto mix di valore e mediocrità, di muscoli sfavillanti e odore di carne bollita. Ha voluto la bicicletta, e adesso pedali, perdio.

Siamo tutti sulla stessa barca, no? E tu di barche te ne intendi, maledetto Mancio. Tiraci fuori dalla palude. Non fare caso ai trecento dirigenti che ti tireranno per la giacca. Non fare caso ai quaranta giocatori che avrai in rosa. Facci vincere qualcosa, soprattutto a forma triangolare. E tu di triangoli te ne intendi, maledetto Mancio.

p.s.: la verità è che ti invidio gli addominali che sfoggiavi in quella foto da frocio con Vieri sulla barca. Non parliamone più. Lavora e vinci, caso mai ti riesca.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 01:02 |


mercoledì, luglio 07, 2004
 

FAQ

Avrei un sacco di cose da chiederti. Tipo:

1. Cosa cazzo ci fai con una barca da 34 metri?

2. Com'è che non hai le maniglie dell'amore?

3. Farai giocare Adriano e Vieri insieme, o era solo una simpatica boutade?

4. Com'è che sei stronzo e tutti ti vogliono?

5. Perchè non sei venuto all'Inter quando eri ancora un giuocatore?

6. E' vero che Vialli è un po' culo?

7. Lo sai che a Milano non c'è il mare?

8. Sei pazzo a venire all'Inter?

9. Quand'è che avete deciso? Voglio dire: quanti anni fa?

Potrei continuare. In realtà ti chiedo una cosa sola.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 13:57 |
 

INTERVALLO

(plin, plin-plin-plin, plin-plin-plin, plin-plin-plin)

Portofino: veduta.

Roma, Fontana di Trevi.

Parigi, Champs Elysees

Monte Bianco: panorama.

Siberia: rilievi.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 01:41 |


martedì, luglio 06, 2004
 

WIMBLEDON QUIZ

Quale messaggino ha ricevuto da Settoruccio?

Maria Sharapova

1. "Posso chiamarti Gnoccolova?"

2. "Ti aspetto in camera verso mezzanotte, vestito da giudice arbitro, come d'accordo"

3. "In Italia non mi crede nessuno. Durante la premiazione puoi dire: thanks Sector, my marvellous stallion?"

4. "Dovendo esplorare il tuo corpo, ho preso una settimana di ferie"

5. "Sei figa di tuo o ti hanno disegnata così?"

6. "Dovendo scegliere tra Siberia e Florida, scelgo la Florida. Senza offesa, eh?, Maria".

7. "Ti scoccia se porto sette-otto amici?"

8. "Si vota sabato dalle 15 alle 22 e domenica dalle 7 alle 22. Necessari documento e tessera elettorale".

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:09 |
 

ER PUTRELLA

Prima che tutto si concluda - che venga o se ne vada per sempre -, in tempi quindi non totalmente sospetti, avrei qualcosina da dire su Edgar Davids. Non sbavo per quest'uomo, sulla cui personalità avrei anzi parecchio da ridire. A parte la spiccata juventinità, non mi piacciono quelli che pestano la compagna, quelli che girano con il tirapugni nel vano portaoggetti della macchina e - in generale - quelli che tirano sul prezzo e ci mettono due mesi a decidere dove cazzo andare a giocare, rimandando giorno dopo giorno l'annuncio. Fossero tutti come me, questi personaggioni rimarrebbero tutti dove sono: alla quarta puntata del firmo-non-firmo mi rompo regolarmente i coglioni e quando vedo la faccia del giocatore in questione frush!, giro pagina.

Per me, che sono un po' all'antica, la questione morale non è secondaria. Farei a meno di Davids, così come saluterei con un certo sollievo la patenza di Vieri, così come mi opporrei incatenandomi al cancello della Pinetina all'approdo di Mihajlovic. Arrendendomi all'evidenza del declino del calcio, passo quindi alla questione tecnica. Davids - se arriverà - arriverà a Milano dopo aver percorso sui campi di calcio alcuni milioni di chilometri. Sarà bollito? Guardo con sospetto alla decisione della Juventus di disfarsene - lo scorso anno, a campionato in corso, senza alternative credibili e con Nedved che era la controfigura di quello dell'anno prima -: la Juve, di solito, le fregature le dà, non le prende. Davids era stato un'enorme fregatura tirata al Milan, che lo aveva mandato via dalla disperazione regalando agli amici bianconeri un giocatore di eccezionale spessore. Lo spicchio di campionato giocato al Barcellona dovrebbe confortarmi: è arrivato con i blaugrana in zona retrocessione e li ha lasciati al secondo posto, con un clamoroso sorpasso ai danni delle macchiette madridiste. Non sarà stato tutto merito suo, ma non sarà stata nemmeno una semplice combinazione. Davids, nel povero centrocampo dell'Inter, un suo perchè ce lo potrebbe avere ancora, se la voglia e la testa - più ancora delle gambe - lo sosterranno.

E quindi: benvenuto se arrivi, Edgar. Altrimenti, nemici come prima.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:36 |
 

IL MIO CAMPETTO

E IL LORO CAMPETTO

(ovvero, la rovina morale del calcio)

Intanto, precisiamo. Quello là, benchè gli sia molto affezionato, non era il mio campetto. Il mio campetto, quello dove ho dato il meglio, era dentro il parco e lo chiamavamo Ovulo perchè aveva una perfetta forma elissoidale, circondato da piante secolari disposte a distanza regolare e con le porte ai due estremi, lontane e tra loro una cinquantina di metri. All'Ovulo si giocava un calcio estremamente offensivo, perchè essendo ovale non esistevano le fasce laterali ed eri costretto ad accentrarti. Le partite iniziavano verso le quattro del pomeriggio e finivano verso le sette e mezza, oppure quando arrivavano i giardinieri. Costretto ad accentrarmi, avevo sviluppato spiccate doti offensive. All'Ovulo dovevi tirare o tentare l'assist, il fraseggio era impossibile. Un giorno era venuto un osservatore da strapaese: "Ehi, moretto, ci raduniamo in questa data, a questo indirizzo, porta le scarpe da pallone". Io quelli lì li conoscevo, la metà dei miei possibili compagni di squadra mi stavano sul culo e non ci sono mai andato. Preferivo l'anarchia tattica dell'Ovulo, un'arena esclusivamente estiva. D'inverno c'era da studiare e poi detestavo il fango e il freddo. No, meglio tre mesi di Ovulo che nove mesi di gente che mi stava sul culo. Un pomeriggio mi sono rotto il polso, quasi da fermo, cercando di salvare un fallo laterale, nella caduta meno rovinosa della storia. Vai a sapere come ci si spaccano le ossa.

Poi c'era un campetto che non era un campetto, ma una piazzetta. Una porta era il mio cancello, l'altra porta era il cancello dei miei amici. Le porte non si guardavano, ma era bello lo stesso. Il massimo era quando non c'eramo macchine parcheggiate, altrimenti bisognava accontentarsi. Nella piazzetta abbiamo sacrificato migliaia di SuperTele, il Roteiro degli anni Settanta: cancelli con punte insidiose, alberi appuntiti, roseti, e un paio di vicini che non ci ridavano il pallone.

Quello là, invece, appena dopo il ponte, era il campetto ufficiale. Rifuggendo - che pirla che ero - l'appartenenza alla squadra del paese, su quell'erbetta ci ho giocato poche volte. Ma di partite lì ne ho viste uno sfottìo, dal torneo dei bar al prestigioso trofeo Primavera con le squadre di serie A. Poi ho visto squadre allenarsi, tante, in ritiro o di passaggio. Una volta mi sono allenato anch'io con il Pavia di Gianni Bui, l'ho anche raccontato sul blog un po' di tempo fa, ed è ancora un gran bel ricordo. Anche se l'ho calcato poco, di quel campo potrei dire che lo conosco come le mie tasche. La viuzza in sterrato che porta al campo l'hanno intitolata a un signore dall'enorme pancia che per anni e anni ha allenato i ragazzi, tagliato l'erba, spazzato la spianata davanti agli spogliatoi e preparato il tè agli arbitri. Quando vedo il suo nome sulla targhetta mi viene da ridere, ma senza volerlo - stimo gli amministratori di quel luogo come potrei stimare Masino Buscetta - hanno fatto un bel gesto.

Sul campetto che non era proprio il mio campetto - ma a cui voglio un gran bene - oggi c'è la Juve. Mi sorprendo a pensare che ai tempi dell'Ovulo per una cosa così sarei impazzito. Pur odiando quelle maglie, so che avrei passato giorno e notte assiepato sui piccoli spalti o sguinzagliato in giro per il paese ad aspettare di incontrare qualche giocatore e valutarne statura, peso, circonferenza dei polpacci ed eventuale simpatia. Ma se abitassi ancora là, con la Juve in ritiro letteralmente sotto casa, anche adesso farei una capatina quotidiana a vedere le Merde correre sull'erba dove ho corso anch'io.

Non so come la vive un quindicenne d'oggi, questa cosa. Il campo è blindato. Davanti c'è una specie di luna park dell'accoglienza, con bar, stand e baby parking. Dalla strada (il campo è in basso) non si vede nulla. Ti inoltri tra i banchetti degli sponsor e all'entrata ti aspettano degli sconosciuti che ti chiedono otto euro per vedere Zebina fare le flessioni. Magari uno si incazza anche, perchè ha fatto un po' di chilometri sotto il sole e ha già dato 5 euro per il parcheggio. E' vietato fare le foto. La Juve ha ceduto l'esclusiva a un'agenzia che vende ai giornali un singolo scatto a 20 euro. I giocatori li puoi fotografare solo a pagamento, o se li trovi in giro in ciabatte. Tutto il paese è aggindato a festa per la Juve, ma la Juve è blindata e fa le flessioni a pagamento.

La cosa brutta dell'Ovulo è che quando facevi gol con un tiro centrale la palla non trovava ostacoli e finiva a cento metri di distanza, soprattutto nella porta Sud. Cercavamo di sistemare le biciclette dietro, in modo di fermare il pallone, ma non sempre funzionava. Era un modo per riposarsi un attimo: scongiuravamo il portiere di andarci lui a prenderlo, il pallone. Non sempre funzionava: il portiere era già incazzato per il gol preso, non si poteva tirare troppo la corda.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 10:11 |


lunedì, luglio 05, 2004
 

JIMMY (IL FENOMENO)

L'invasione di campo di Jimmy Jump è stato il momento più bello della finale. Anche tecnicamente, voglio dire. Più che lo sberleffo, di per sè notevole, tengo a segnalare la straordinaria prestazione atletica di Jimmy, che si è fatto tutto il campo senza essere preso da nessuno, roba da touch down di quelli che viene giù lo stadio e i telecronisti corrono a scartabellare l'almanacco delle yard. In tutto questo, nel casino generale e all'interno di un campo di 110x64 metri, Jimmy è riuscito anche a puntare con precisione Figo e a recapitargli la sciarpa del Barça. Non ultimo: Jimmy ha trovato il biglietto della finale, che non era facile.

Non ho invece più saputo nulla delle sue condizioni generali. Intanto, essere sepolto da una quindicina di vigilantes non dev'essere stato piacevole, così come non dev'essere stata 'na passeggiata de salute la sua rimozione dal campo, soprattutto se uno di tiene la gamba sinistra, uno quella destra, uno ti stringe i polsi, un altro ti tappa la bocca e un altro ancora, forse, ti strizza le palle. Ma a questo Jimmy Jump deve essere abbastanza abituato.

Quello che mi ha impressionato di più è stato invece l'impatto con la rete. Jimmy ci è andato a viso aperto, è il caso di dirlo. La rete fa male, soprattutto se ci arrivi di corsa. E mi è tornato alla memoria una storica ora di ginnastica al liceo, con il prof. in ritardo e noi invece puntualissimi in palestra, dove decidemmo di fotterci della rete da pallavolo diligemente montata a metà campo e di giocare, come al solito, a calcio. Cinque contro cinque, con la rete in mezzo. Bisognava dribblare l'avversario e con grande tempismo abbassarsi sotto la rete per entrare nella metacampo avversaria. Una specie di limbo-soccer che in altre epoche e in altri paesi magari, se lo avessimo brevettato, avrebbe potuto avere fortuna.

Il divertimento durò poco. Un mio compagno, miope e occhialuto, tentò una discesa sulla sinistra e finì dritto contro il cavetto della rete da pallavolo. Lo portammo a braccia in bagno dove, allo specchio, si rassegnò alla presenza di una striscia perfettamente orizzontale che gli solcava la fronte. Nel frattempo il prof. era arrivato. L'ora di ginnastica proseguì secondo schemi più consoni. Il mio compagno si era legato un fazzoletto bianco intorno alla fronte. Noi eravano sudati marci. Sembravamo la Nazionale di Vittorio Pozzo allo stadio della pallacorda.

(nella foto, i Giochi della Gioventù. Il mio amico è quello in primo piano)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:36 |
 

LONTANO DAGLI OCCHI

1. NON HO VISTO la Sharapova e il suo corpo sinuoso vincere Wimbledon: ero a un matrimonio.

2. NON HO VISTO servizi tv del sabato sera su tenniste fighe, squadre finaliste e calcimercati continentali perchè dal matrimonio, invece di tornare a casa, ho tirato dritto e sono andato in Svizzera.

3. NON HO VISTO Schumacher vincere l'ennesimo gran premio perchè ero in viaggio (peraltro, se ci fossi stato, probabilmente avrei dormito. Questo per onestà intellettuale).

4. NON HO VISTO la caduta di Valentino Rossi perchè, tornato a casa, stavo vedendo Wimbledon.

5. NON HO VISTO il set decisivo della finale di Wimbledon perchè alla sospensione per pioggia mi sono detto: cazzo, ne approfitto, vado all'Esselunga. Quando sono tornato, l'arciduca di Windsor stava premiando vincitore e vinto.

6. NON HO VISTO in diretta il gol della Grecia perchè ero a casa di un collega, nel mezzo di una compagnia simpatica (uomini, donne, bambini, parecchi comunisti e anche un negro nero che tifava Portogallo), e mi ero appena alzato per prendere un po' di cuscus.

Ciononostante, non mi sento affatto male.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:51 |


venerdì, luglio 02, 2004
 

INFAMIE

D'accordo che alla Lazio girano i coglioni per la storia di Mancini, ma imporre l'acquisto di un certo individuo (non riesco nemmeno a pronunciarne il nome) come contropartita per lo scippo dell'allenatore mi sembra un'infamia senza precedenti. Questo uomo, che è in assoluto il giocatore di calcio che mi sta più sul culo al mondo, guadagna 2,56 milioni di euro l'anno, e la Lazio considererebbe con grande piacere la sola ipotesi di non pagarli più lo stipendio (lo stesso discorso che facciamo noi con il fidanzato della ex-velina). Sto cercando di prefigurarmi lo scenario dell'anno prossimo, e a stento tengo a bada l'orrore. Come potrei esultare a un gol di questo personaggio? Ma dico io, a me non ci pensa mai nessuno? Per favore, prendete chiunque ma non lui. Diomio, non mi do pace. Sarebbe come se il centrosinistra candidasse Schifani nel mio collegio. Oh, non posso mica andare al mare tutte le domeniche.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:42 |
 

CAZZUTI E CAZZONI

Parlare con retorica dei greci, voglio dire, è pertinente. Celebro quindi, con un po' di retorica, la vittoria di questi giocatori umili, di queste facce strane, di queste riserve inaspettatamente arrivate al loro giorno di gloria, guidate da un allenatore tedesco e storicamente rompicoglioni. Che culo che hanno i greci, ora in finale agli Europei, dove partivano quasi da squadra-materasso, e pronti a godersi la loro bella dose di emozioni 40 giorni prima di tuffarsi nelle loro Olimpiadi. Che estate. Il confronto con me è impietoso: nel giorno in cui milioni di greci festeggiano l'approdo in finale io devo celebrare l'arrivo di Cambiasso - l'unico calvo con la riga in mezzo, giuro, l'ho visto in tv - e segnare un giorno in più con il punto interrogativo nella casella dell'allenatore.

Vabbe'. Mi piace sottolineare, comunque, la differenza di spessore tra Vieri, fotografato in prima pagina dal Corriere dello Sport mentre mezzo nudo insegue la Canalis - diobono, si sono rimessi insieme, sono due bestie in calore - e Karagounis, che all'Inter portava la retina con i palloni e in Nazionale firma una giornata storica. Siccome il destino è bastardo, Karagounis è stato ammonito e salterà la finale. Vieri, che è un pirla, invece domenica si tromberà la Canalis. In messo a tutto questo, mi sento davvero piccolo.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 01:08 |


giovedì, luglio 01, 2004
 

LEGITTIMI SOSPETTI

LUI

è in Italia per seguire una terapia di recupero funzionale della schiena.

LEI

è a Ibiza. Con amici.

Sono molto perplesso. Mi spiace per Coco, che se recupera la funzionalità della schiena potrà usarla "solo" per giocare nell'Inter. La fine di certe storie mi mette addosso molta malinconia.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 16:24 |
 

AUTOPSIA DI UNA MARCHETTA

1. SENTIRSI IMPORTANTI. Autostrada, ore 10.35. Mancano 30 chilometri all'aeroporto. L'aereo è alle 11.30. Devo fare 30 km., parcheggiare e andare al banco accettazione. Traffico intenso. Angoscia. Chiamo. "Ciao, sono Settoruccio (seguono alcune scuse puerili, in realtà ero solo partito in netto ritardo), ce la faccio?" "Ma ceeeeerto, riesci ad arrivare per le 11?" "Penso di sì" "Dai, al limite faccio tardare l'aereo 5 minuti". Minchia.

2. SENTIRSI UN PO' PIRLA. Arrivo alle 10.55, rinuncio a un lauto buffet e mi fiondo al gate. Saluto, stringo mani, recito la parte del trafelato, poi vedo sul display che l'aereo partirà in ritardo di 40 minuti. Mi siedo perchè ho una fame esagerata.

3. SEGNI DEL DESTINO. Nel programma c'è scritto "pranzo a bordo". Accade che per uno spiacevole errore del catering, il nostro lauto pranzo viene recapitato a un altro aereo. Quando già stiamo sorvolando le Alpi le hostess si accorgono che il pranzo è "frugale". Stendo la fetta di salmone sul pane, e vabbe'. Il mio vicino di poltrona apre un vassoietto di pasta fredda con verdure. Gli faccio: "Com'è?". Mi risponde: "Se te la fa tua moglie, chiedi il divorzio".

4. PARIGI? Arriviamo al Charles De Gaulle, ma dalla porta di servizio. Sembra Nairobi. Fuori c'è già il pullman. Ci portano in un moderno centro fieristico. Passiamo da un padiglione all'altro per un'avveniristica presentazione. Usciamo e c'è il pullman, che ci riporta all'aeroporto, terimanal charter, una tristezza architettonica e umana. Vallo a raccontare che sei stato a Parigi. Non ho neanche visto il cielo.

5. L'IMMANCABILE ESPERIENZA EROTICA. Vagando tra i padiglioni, tra musica a palla e luci abbaglianti e tanta bella lamiera, non posso non notare la stratosferica qualità media delle hostess, invero molto gnocche. Hanno tutte un tubino simil-seta al ginocchio, in varie tinte tenui, con sciarpa sulla spalla sinistra. Devono averle scelte con perizia da pulizia etnica, perchè ci sono le more, le bionde, le rosse e un paio di colore, accomunate da un'idea solare del sesso. Appartengono a una categoria che mi provoca problemi di coscienza al limite della polluzione: non sono modelle, non sono attrici, non sono bellezze pazzesche. Sono FIGHE. Emanano una fighitudine esaltata dal tubino in simil-seta, che nasconde un po' le forme ma non le mortifica, e in certi casi le esalta. Bonjour, e io bonjour. Buonciorno, e io buongiorno. Ciao, mi fa una. E io: ciao. E Dio solo sa cosa avrei voluto dirle.

E cioè: ciao, sei veramente figa, te lo dico non estrema sincerità, non posso farci nulla, tu nemmeno, è un dato di fatto, inutile negare certe evidenze, e a proposito: se ti vuoi accoppiare con me avvertimi prima della tre perchè alle tre e mezza torniamo in aeroporto.

Frasi che ho tenuto per me, perchè sono un personaggino fine ed educato, soprattutto quando indosso la mia giacca blu.

Le dieci, venti, trenta Grazie si aggirano tra gli stand e io pure, valutando la lamiera e, alternativamente, i loro culi, le loro caviglie, le loro tette, i loro occhi. Hanno quasi tutte occhi azzurri, hanno quasi tutte le lentiggini, e anche per queste ragioni io me le sarei fatte quasi tutte (avrei dovuto fare una cernita, per motivi di tempo).

Ma non avevo ancora visto LEI.

Entro in un padiglione pieno di sedie pastello e di block notes, e quasi non mi accorgo di un braccio molto candido e molto carnale che mi allunga l'auricolare per la traduzione. Seguo il braccio fino all'ascella e da lì salgo al viso, composto da due occhioni azzurri, un naso pertinente a quel corpo armonicamente prodigo di forme e una bocca che avrei limonato lì, seduta stante, pena l'espulsione dalla Francia. Mercì, faccio io, ma resto lì impalato due secondi, come se avessi visto Mancini parlottare con Moggi.

L'ho incrociata più volte, sperando che anche lei prendesse un bicchiere al volo dal vassoio del cameriere e mi chiedesse un brindisi a Chirac e all'amore libero, ma alle hostess non è permesso bere. Poi l'ho rivista e ho riscambiato con lei uno sguardo grato e speranzoso quando ho dovuto ridarle l'auricolare, simbolo di un ormai prossimo distacco. Mercì, mi fa lei. Io sorrido e mi commuovo davanti a un tale pezzo di figa, per di più francese.

Poi ho uno scatto di puro genio. Mi metto a parlare con uno e noto che ha ancora l'auricolare appeso al collo. "Maddai, non l'hai riconsegnato". E lui: "Porco cane, no". E io: "Dammelo, lo riconsegno io". "Sei gentile". "Ma figurati". "Grazie". "Dovere".

Con il mio auricolare vado alla ricerca di quella donna eterea, candida, formosetta e assolutamente gnocca. E alla fine vedo la Dea della Vulva in fondo alla sala, impegnata a parlottare con una collega hostess, anch'ella molto figa anche se ormai non riuscivo più a calcolare le gradazioni del plusvalore vaginale Io le sorrido già da cinque metri prima, lei vede l'auricolare, mi guarda, sorride (diobono, che denti bianchi) e mi dice:

"Mercì".

E io:

"Pregò".

E lei:

"Ciao".

In quel momento la mia vita mi è passata davanti. Seguendo i miei impulsi cerebrali avrei dovuto farmela lì, senza anteporre inutili inibizioni o squallidi freni morali e materiali. Durante il coito, seguito da un pubblico folto e attonito, avrei disdetto l'aereo del ritorno e avrei chiamato un pastore valdese per celebrare un veloce matrimonio riparatore. Poi ho pensato al blog, a tutti i problemi che avrei avuto ad aggiornarlo quotidianamente con quella cazzo di tastiera alla francese, con le lettere mischiate. No, la mia vita non è in Francia, ho pensato. Tu sei una figa transnazionale, ma io devo valicare le Alpi.

Le ho sorriso e con il groppo in gola, sospirando come un mantice, mi sono avviato verso il pullman. Ho trovato una Gazza sul sedile e ho letto che stiamo trattando Perrotta, ma senza troppa convinzione e in concorrenza con il Palermo.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 01:33 |