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venerdì, giugno 17, 2005 CIAO
Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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giovedì, giugno 16, 2005 GESU' O BARABBA? / 17 (THE FINAL CUT)
(RUBRICA IN NON SAPEVO QUANTE PUNTATE MA ADESSO POSSO DIRE - DICIASSETTE - E PRATICAMENTE CHIUDO CON UN'AMNISTIA) Dunque, chi rimaneva? Rimaneva Cordoba, figuriamoci, Cordoba rimane. Favalli, che rimane, altrochè. Gamarra, che se ne andrà (grazie capitano del Paraguay, ma abbiamo bisogno di preziosi posti per extracomunitari e non possiamo più fare raggiri). Poi rimanevano Vieri e Veron, che meritavano un discorso a parte. Molto lungo quello di Vieri, ma probabilmente ad minchiam. Vieri è incedibile. Tecnicamente incedibile. Nessuno può sopportare il peso del suo stipendio, e non solo della sua mascellona tendente al broncio. Lui, che è romantico fino a un certo punto, quest'anno non romperà i coglioni nè flirterà con alcuno: ha troppi soldi da prendere. E quindi va bene, Vieri resterà anche se mi sarebbe piaciuto avviarne la successione in un altro modo, cioè sostituendolo del tutto, arrivederci e grazie. E invece arriverà probabilmente una punta che prenderà il suo posto tra un anno, sempre se reggerà al confronto. Vieri, come Recoba, eccita la mia schizofrenia calcistica. Come non ringraziarlo per i cento e rotti gol? Ma come non considerarlo un elemento paradossalmente negativo, con le sue colossali paturnie? Come non considerarlo uno strepitoso centravanti, un Bonimba con centimetri e chili in più da spendere in sinistri e acrobazie? Ma come non considerarlo un giocatore ormai usurato e fragile, che tra infortuni e relativi recuperi si (e ci) fotte regolarmente mezza stagione? E poi Veron. Anche Veron meriterebbe un discorso lungo. Sopraffino e delicato, troppo delicato, due cose che si sapevano di lui. Io ero molto pessimista: mi aspettavo un giocatore alla frutta e invece - va detto - proprio alla frutta non è. Anzi, se problemi fisici ha avuto - e li ha avuti, e ce lo aspettavamo - è stato soprattutto per uno spendersi, per un correre, per un pedalar e forse anche eccessivo rispetto al suo ruolo. Vederlo giocare è un piacere. Quanto alla sua utilità, si potrebbe discuterne a lungo. C'è posto per uno come lui in una squadra che ha bisogno di un centrocampo senza troppe paillettes? Se il progetto di Mancini è costruire un 4-4-2 vero, con laterali veri, c'è posto per lui? Ma possiamo rinunciare a cuor leggero a uno come lui, con caratteristiche uniche rispetto agli altri della rosa? Comunque, non so se avete anche voi la stessa sensazione, parlarne a pancia piena è meglio. Ed evitiamo per una volta i discorsi lunghi e complicati. Spero soloche alle sagge considerazione di ieri sera - quelle su una squadra che non va stravolta ma solo migliorata - seguano i fatti. Dopo una serata come quella di ieri ci sarebbe voglia di amnistia - tutti bravi, tutti occhei -: mi auguro, piuttosto, una maggior lucidità rispetto al recente passato. Si blindi il nucleo portante, si confermi la rosa per tre quarti, si sacrifichino quei due-tre giocatori che hanno mercato e a noi servono poco o niente, si rinforzino la difesa e le fasce. "Eh, Setùr, la fai facile". Forse sì, Massimuccio. E lo sciampagnino vip con l'etichetta "Forza Inter" forse mi allenta le briglie del pensiero. Però da qui si riparte. Abbiamo sollevato qualcosa, finalmente. Adesso dacci una bella leva Massimo, diobono, e ti solleveremo il mondo. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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CIAPA LA CUPETA (prendi la coppetta)
Tranquilli, non temete. Ce le ricordiamo le date. I conti li sappiamo fare. Abbiamo bevuto, sì, ma conserviamo la lucidità. I 16 anni senza scudetto restano 16. I 40 anni senza Coppa Campioni restano 40. E nessuno sentiva granchè la mancanza di una Coppa Italia (si inculi la Tim) che non vincevamo da 23 anni. Ma erano sette anni che non mettevamo nulla in bacheca - dalla Coppa Uefa di Ronaldo che ci risarcì dell'affronto del Delle Alpi - e allora va bene anche la coppetta, va benissimo, ciàpa la cupèta diobono, ciàpala e portala a casa e tienila stretta. Allo stadio c'era voglia di prendersi una ciucca, di lasciarsi andare a una piccola sbornia da festa di fine anno scolastico, da indianata prima delle ferie. C'era voglia di passare una serata allegra, che scivolerà come acqua fresca sulle voragini delle nostre grandi attese - che restano tali - ma a cui nessuno aveva voglia di rinunciare. E' stata tutta una citazione antimilanista - chi non salta milanista è, liverpul-liverpul-liverpul, dacci la coppa galliani dacci la coppa - perchè vincere la Coppetta nell'anno del grande naufragio dei cugini è un capolavoro di ironia. E io lo confermo, ho il sorriso ebete: il bello di questa serata è che so benissimo la storia dei 16 anni che rimangono 16, e dei 40 che rimangono 40, ma ha il sorriso ebete lo stesso e adesso me lo porto a letto. E poi vi racconto la mia serata speciale. Perchè ad un certo punto ho infilato la porta vip, la sala vip, il corridoio vip, in una spiegarsi di larghi sorrisi e nasi rifatti, ho avuto accesso al buffet vip e allo champagne vip del brindisi vip per la coppetta vip. Mentre addento una tartina al salmone mi trovo davanti Moratti, bagnato fradicio, col pacchetto di Marlboro e un sorriso ebete come il mio. Mi guarda e si chiede chi sono. Lo guardo incredulo. Ci scambiamo i sorrisi ebeti. "Presidente, complimenti". "Grazie". O dovevo chiamarlo azionista di maggioranza? Ma no, e che cazzo, va bene presidente. Guarda che sorriso ebete che ha. Vabbe'. Dieci minuti dopo, posato il calice vip su un tavolino vip, ho percorso all'inverso i corridoi vip e sono andato in totale relax verso il parcheggio plebeo. L'aria era fresca, la gente era contenta, i clacson risuonavano nell'aria, al vento stormivano le bandiere nerazzurre e mi sono ubriacato di una genuina, semplice, ebete serenità. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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mercoledì, giugno 15, 2005 INEBETIRSI (E ANDARNE FIERO) Ragazzi, ci si trova allo stadio. Potrebbe essere l'occasione per vedersi e berci sopra qualcosa. Sarò facilmente riconoscibile. Basterà guardarmi in faccia. Prima della partita avrò uno sguardo ebete: San Siro a me piace sempre, e la sera ancora di più, che ci volete fare? Durante la partita, invece, avrò uno sguardo ebete: mi piace il contrasto dei colori su sfondo verde, mi piace perfondermi delle emozioni della partita, e poi mi starò un po' cagando addosso, diciamolo. Se vinciamo, avrò uno sguardo ebete: mi sembra il minimo. Se perdiamo, avrò invece lo sguardo ebete: l'abitudine, sapete.
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martedì, giugno 14, 2005 DEAD OR ALIVE Gente da arrestare subito e processare per direttissima:
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lunedì, giugno 13, 2005 'O CAPEZZONE
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DO UT DES
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META' DELL'OPERA L'inizio, diobono, è stato drammatico Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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domenica, giugno 12, 2005 ONE MAN SHOW (primo tempo)
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sabato, giugno 11, 2005 SPORTIVAMENTE Appoggi il culo sulla sedia, ma non ancora la schiena sullo schienale. Dai un'occhiata alle scartoffie, ma non ancora a fare "forward" verso il "trash". Il telefono comincia a squillare, e quando non squilla uno squilla l'altro, e io lì a rispondere a questuanti e gente strana, "settoruccio dicaaaaaaa", io lì a fare il gentile e il disponibile, mentre le scartoffie aumentano di dislivello e io ho le mani impegnate con le due cornette che sembro Silvan quando si allena. Alla fine - io ho un numero limite di telefonate/ora, devo avercelo fissato da qualche parte nel cervelletto dove un counter a un certo punto manda un impulso alle corde vocali - mi alzo e faccio "Basta, e che cazzo!" che è l'anticamera di uno dei numeri che mi riesce meglio, il getto del telefono nel cestino, gesto molto teatrale ed eccessivo che mi regala un momento di calma, perchè gettando il telefono nel cestino la cornetta si stacca dall'apposito alloggiamento e tu-tu-tu-tu col cazzo che mi possono telefonare. Ma la calma, come detto, è momentanea, perchè quando una mattina è una mattina di merda hai un bel lanciare i telefoni. C'è sempre l'altro che squilla, poi c'è gente che ti porta qualcosa al piano terra, poi c'è altra gente che ti manda un fax e vuole controllare che sia arrivato, ed altra ancora che infila una sua e-mail nel mare delle e-mail e pretende che tu abbia visto, letto e te ne fotta qualcosa. E poi i colleghi. I colleghi prolissi. Detto questo. Fino a qualche mese fa, oltre a dire "Basta, e che cazzo!", il copione sarebbe proseguito su uno standard ben delineato. Avrei somatizzzato (mandando affanculo chiunque mi venisse a tiro) e avrei sfruttato la pausa pranzo per mangiare nervosamente e poi sedermi altrettanto nervosamente sul divano, affidando a un paio di confezioni di Orociok e a un caffè bollente le scarse probabilità di ritrovare un minimo di serenità interiore in vista della ripresa delle operazioni. Ieri no. Ieri, dopo una mattinata di merda, sono tornato a casa a un'ora invereconda, ormai più pomeridiana che tardo mattutina. Ho dato una fugace occhiata in cucina e via. Maglietta, pantaloncini, scarpe, borraccia, lettore Mp3. Cinque chilometri in 29 minuti, dopo aver rischiato di morire nei primi 14 minuti corsi ad andatura eccessiva. Poi il ritorno a casa, doccia, panino, caffè. Alle tre e mezza ero di nuovo seduto alla scrivania. Capelli bagnati ed endorfina ancora in circolo. Il telefono non squillava o forse chissà, semplicemente non lo sentivo. Guardavo le scartoffie con serenità. E poi, rivolto a me stesso, ho sussurrato : "Cià dai, cominciamo". Avevo una voce così melliflua che mi sono chiesto: oh, sarò mica culo?
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giovedì, giugno 09, 2005 UNA FINESTRA SUL MONDO Sono fiero di voi e di me. Al piano di sotto, cioè nel post precedente, si sta discutendo di referendum, procreazione assistita ed embrioni con elevato senso civico e pronunciato fair-play. Lo sottolineo perchè così non passo per il solito rozzo individuo che propone solo Inter e figa, figa e Inter, come se il mondo si risolvesse in un cespuglietto nerazzurro. Andate al piano di sotto ed informatevi. Poi, amici come prima: votate, astenetevi, fate ciò che dice la vostra coscienza. Viva la democrazia, viva l'Italia. E così, pregno di tanta nobilitate, mi permetto di ricordarvi che nei prossimi giorni non dovremo solo votare, e nemmeno solo trepidare per la Coppa Italia e, de gustibus, per Valentino oppure Shumi. E no. Per esempio:
(servizio di pubblico cazzeggio a cura di Settoruccio, per evitare che ci si stressi troppo nell'attesa di un lungo e intenso week-end politico e sportivo) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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mercoledì, giugno 08, 2005 COMPAGNI CHE SBAGLIANO
Dio mio, Gianfrancone, ma così mi confondi. Ho in mente Adriano e la finale di Tim National Italian Good Cup. Ero impreparato all'alta politica. Adesso non capisco più un cazzo: sei finalmente tornato nei Ds o sono io che sono sempre stato di An? Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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GESU' O BARABBA? / SPECIAL EDITION
(RUBRICA IN NON SO QUANTE PUNTATE CHE ADESSO SI ALLUNGANO CON QUESTO INCIDENTE PROBATORIO)
Una volta avrei somatizzato. Adesso vaffanculo, cerco di prenderla per quello che è. Venderemo Adriano (ora, tra un mese, tra un anno, tra due)? E chi se ne fotte. Basta che paghino, basta che arrivi un altro che metta qualche pallone dentro. Inutile innamorarsi. L'atteggiamento giusto, l'unico forse, è solo pretendere il minimo: ehi ragazzo, tu che indossi la maglia che adoro, per favore dovresti: a) non rompere i coglioni. b) giocare bene/segnare. c) comportarti da professionista. Poi, ragazzi, amici come prima. Adriano è uguale agli altri. In un incerto italiano si spende in dichiarazioni d'amore eterno, poi appena l'italiano diventa meno incerto e i problemi (infortuni, scazzi) un pelino più seri, comincia a dire che sogna il Real e che se l'anno prossimo non vince qualcosa se ne va. Una volta, appunto, avrei somatizzato. Oggi no, ma chi se ne frega? Se ne vada, se lo facciano pagare bene, e con i soldi ne prendano un altro. Il calcio di oggi, il calcio Sky, il calcio delle amichevoli a pagamento, lascia sempre meno margini sentimentali. Mettiamoci nei panni di Adriano: se mi vuole il Real e mi promette una barca di soldi, perchè non ci devo andare? Mettiamoci nei panni dell'Inter: se mi chiedono Adriano e mi offrono una barca di soldi, perchè non glielo devo dare? Oh, gli unici che non ragionano necessariamente così siamo noi, quelli che pagano l'obolo monetario (biglietti, abbonamenti Sky) e soprattutto morale (il tifo sperticato e irragionevole, la lunga attesa). Gli unici che magari si chiedono perchè l'Inter scopre in Brasile un giocatore della madonna, lo importa, lo alleva, lo coccola, ci costruisce sopra un po' di sogni, e poi lo vende. Gli unici che magari si chiedono anche perchè qui non ci vuole restare nessuno, se non al prezzo di crisette passeggere o mugugni prolungati, o al prezzo di contratti mostruosi (Vieri e Recoba). Ma è giusto pretendere da una società che risolva anche i problemi legati alle paturnie di questo o quello? E' giusto imputarle il prezzo di un abbassamento della soglia morale del calcio e dei suoi personaggi, quando è chiaro che la cosa che lega di più un calciatore alla sua squadra è il puntuale accredito del conto corrente? Mi chiedo questo perchè francamente non saprei cosa imputare a Moratti e compagnia. La scoperta di Adriano è stata una gran cosa. Poi si sono incasinati, hanno rischiato di perderlo, ma lo hanno ripreso (pagando, occhei, ma se sei pirla sei pirla). Qualcuno dice: sempre la solita storia, non sono capaci di tenerli? E io rispondo: ma come si fa a tenerli? Pagarli li pagano, questo è lampante, e con estrema regolarità. Fin troppo, direi. E allora? Quanto alla questione del sacrificio necessario (vendere Adriano uguale incassare molti soldi uguale comprare altri giocatori uguale pareggiare i bilanci), non facciamo finta che non esista e che non abbia un suo peso. E non facciamo neanche finta che sia l'apocalisse. Anche se mi rode dirlo, confesso che quando penso ai sacrifici necessari mi viene in mente una Juventus sbertucciata perchè aveva venduto Zidane e Inzaghi in un colpo solo, e poi ha vinto lo scudo. Vogliamo poi incrociare la questione del sacrificio necessario con una questione più puramente tecnica? Vogliamo dire che Adriano quest'anno ha saltato un terzo di stagione e che nel terzo di stagione che ha saltato l'Inter è andata come un treno (Milan a parte)? Vogliamo - visto che farci i segoni ci piace assai - pensare fin dove sarebbe salita un'Inter senza Adriano ma con una difesa decente? Sogno un giocatore che dica un giorno: "Ragazzi, sono un professionista del pallone, ho dieci anni di carriera ad alto livello, non è detto che li spenda tutti qui, non me lo ordina il dottore di stare a Milano e non sono i soldi di Moratti a risolvere i miei problemi e i vostri. Ma siccome voglio bene a questa maglia, mi impegno con tutto me stesso a farvi vincere qualcosa. Dovessi andare via senza avere vinto nulla per me sarebbe una sconfitta". Eh, che gonzo che sono. Queste cose le posso scrivere qui nel mio blogghetto e mai le vedrò pronunciare da nessuno. Come si diceva sopra, gli unici sentimentalisti siamo noi, del tutto inadeguati alle regole affaristiche di questo calcio, dove conta avere il Cayenne più che la testa alta. Ma da sentimentalista, appunto, posso tranquillamente dire che di giocatori che sanno solo dire "Forse resto, ma se anche l'anno prossimo non si vince niente me ne vado" non so che farmene. Continuerò a saltare come un grillo quando Adriano gonfierà le reti altrui con uno sinistro dei suoi, e comincerò ad alzare il culo dalla sedia ogni volta che caricherà gli adduttori e partirà in contropiede. Ma quando se ne andrà a Madrid gli dirò "arrivederci e grazie" e girerò la pagina della Gazzetta. Lui, come gli altri, non resterà a vita all'Inter. Io sì, però. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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martedì, giugno 07, 2005 TUTTO VERO (spogliatoio dello stadio di Suzzara, interviste dopo la partita amichevole Suzzara-Inter 0-1) - Mancini, le piace Solari? - Come ragazzo?
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PROBLEMI DI FORMAZIONE Materazzi è più sì che no, Cordoba è più no che sì ma probabilmente sarà sì perchè è uno che ci tiene, J. Zanetti non si è ancora capito un tubo se l'Argentina ce lo concede o no e per quanti match, Cambiasso forse sì perchè è squalificato ma giocherà una o due partite boh?, Gamarra è il capitano del Paraguay, Van der Meyde è ristabilito ma non gioca da una vita, Vieri è più no che sì anzi diciamolo è no, Adriano giocherà la prima ma non la seconda è comunque avrà il mestruo, and so on. Insomma, è un casino. Si arriva a uno straccio di finale di uno straccio di coppa, cazzo, e non si sa bene chi gioca. Tra risonanze magnetiche e biglietti aerei è un gran casino di gente che entra ed esce, corre o zoppica. Io, fossi in Mancini, terrei pronta una formazione altenativa. Non si può rischiare di perdere la Tim Italian Wonderful Pleasant Important Cup. E no. Ecco i miei consigli per non arrivare nudi alla meta.
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domenica, giugno 05, 2005 PARCHEGGIO, QUINDI CORRO Sono le otto meno un quarto della domenica mattina quando arrivo alla meta e trovo una coda di macchine tipo Esselunga il sabato pomeriggio. Imbocco a fatica il viottolo in un clima di fair-play generale: prego passa tu, ma no, figurati, dopo di te. Sono in doppia fila ma spira un'aria di fratellanza agreste e da un finestrino all’altro ci si sorride. Un tizio vestito di giallo si sbraccia tipo marinaio su una portaerei e urla qualcosa tipo "Vieni lungo". Il cartello mi gasa da dio: "Parcheggio podisti". Ue', se non hai le braghe corte e le scarpe giuste qui col cazzo che lasci la macchina, capo. Mostro dal finestrino la maglietta della Stramilano per essere ammesso al parcheggio in quanto podista. Sistemo la macchina con cura e mi sento terribilmente podista. Ho diritto al parcheggio in quanto podista. Al ritorno voglio rubare al cartello e attaccarlo al muro come un diploma. Sono le otto meno un quarto della domenica mattina, c'è una ressa di gente ginnica e io sono podista tra i podisti. L'endorfina mi perfonde prima di iniziare a correre. Poi arrivano i professionisti. Doug ha visto anche lui il cartello e fa impennare la Smart. Sister sgomma con la Yaris da cui sbalza Karl, un keniota originario di Cassano Magnago o un varesotto originario di Nairobi, questo non si è capito bene. Una non competitiva si distingue da una competitiva per alcune ragioni, tra le quali quella che ti puoi mettere a chiacchierare e rinviare la partenza quando cacchio ti pare. Si parla e si evacua, il parcheggio si riempie di altri podisti, poi finalmente si parte. Percorso giallo, 15 chilometri. Fa già caldo alle otto e mezza di mattina. Ma siamo tre uomini duri e una donna dura, ci vuole ben altro per fermarci (a parte che abbiamo pagati 3 euri e mezzo). Quello di Nairobi, poi, che cazzo gliene frega che ci sono 28 gradi, voglio dire. Nelle clausole scritte in piccolo c’era un’avvertenza: occhio se incontrate un cinghiale, l’organizzazione non risponde se vi incorna e vi sbrana un gluteo. Comunque quando siamo entrati nella boscaglia non ci ho più pensato. Al cinghiale, dico. Ho alzato al massimo il volume dell’Mp3 e mi sono sentito molto bene e molto podista, anche quando un rovo mi ha scarnificato la coscia destra, prognosi giorni dieci. Sentieri, pioppi, ponticelli, rane. C’era anche fresco. Mi sono piazzato dietro Gelindoug e si viaggiava alla grande. 15 chilometri e un po’ in 1 ora e 26 minuti. Se levo i tre minuti persi ai due rifornimenti (due e mezzo per bere, trenta secondi a guardare le poppe di una di Casalpusterlengo) non è mica malaccio. Siamo arrivati in quest’ordine: primo Karl Kipketer, poi io e Doug appaiati due minuti dopo, poi la scandinava Sister con costanza e senza fretta. Negli ultimi due chilometri ho rimontato cento-duecento metri a Doug che mi aveva mollato al rifornimento. Magari mi ha aspettato, ma nel dubbio non gliel’ho chiesto. Mentre lo vedevo sempre più vicino mi sentivo come Pizzolato a Nuova York. Alle dieci e un quarto mi aggiravo per un’aia piena di podisti sudati mangiando un pugno di riso scotto ma buono, ma scotto. Ma buono. Ma scotto. Convochiamo a fatica Jest per un caffè. Al bar si parla di referendum e Giro d’Italia. Cercano di deviare il discorso su Adriano. Mi giro verso Doug che mi fa: "Ho deciso di dare l’otto per mille alla Chiesa Valdese". Non ho saputo rispondergli a tono. I podisti sono gente strana, questo bisogna dirlo.
(nella foto, podiste valdesi) (p.s.: Doug l'otto per mille lo dà ai valdesi anche perchè c'è figa) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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sabato, giugno 04, 2005 SEGONI DI MERCATO Lo confesso: mi piace. Mi piace farmi segoni di mercato, quando ne vale la pena però. E quando ne vale la pena? Quando apri il giornale e leggi di affari complicatissimi, che tirano in ballo non meno di tre o quattro squadre e non meno di sette-otto giocatori. Acquisti, cessioni, scambi, promesse. Strategie fantasiose, invenzioni forse. Ma cazzo, mi metto lì e mi lascio andare ad elucubrazioni che Alan Greenspan al confronto è un ragioniere di Banca Intesa. Se poi queste micidiali architetture di mercato riguardano l'Inter, ah beh, allora mi lascio andare. Il mio cervelletto inizia a incrociare dati e statistiche, polpacci e adduttori, plusvalenze e minusvalenze, 4-4-2 e alberi di Natale. La migliore location di questi segoni di mercato è la spiaggia, perchè non c'è un cazzo da fare e uno si lascia prendere dal gioco dei forse e dei magari, e alla fine devo stare attento che non si veda l'erezione attraverso il costume coprendomi con un lembo di Gazzetta. Oggi, invece, è un sabato qualunque, un sabato italiano appunto, un sabato lavorativo. E il segone me lo farò nel post-prandium, disegnando movimenti virtuali di mercato bevendomi un caffè. Adriano al Real, Solari e Samuel all'Inter più soldi da girare 1) al Parma per avere Gilardino e 2) da girare all'Udinese per avere Pizzarro, che unito a Cruz andrebbe a Roma per avere Cassano. No, dico, neanche un poster di Jennifer Lopez mi farebbe un effetto così.
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venerdì, giugno 03, 2005 ALL'ANIMA DEL GORDO
Ecco: vi stupireste se uno così, che ha mollato l'Inter professando comunque amore eterno ai colori nerazzurri, andasse al Milan? Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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mercoledì, giugno 01, 2005 TU CHIAMALE (SE VUOI) CONCESSIONI
1) Partenza in volo transicontinentale Milano Malpensa-Brasile. 2) Arrivo in Brasile, convenevoli, allenamenti, effetti del jet-lag. 3) Partenza con volo Brasile-Paraguay. 4) Arrivo in Paraguay, convenevoli e conferenza stampa. Bicchierata con Gamarra. 5) 5 giugno, partita Paraguay-Brasile. 6) Partenza con volo Paraguay-Argentina. 7) Arrivo in Argentina, convenevoli e trasferimento in hotel quattro stelle. Bicchierata con Javier Zanetti e Cambiasso. 8) 8 giugno, partita Argentina-Brasile. 9) Partenza con volo transcontinentale Argentina-Milano Malpensa. 10) Arrivo in Italia. Litigio con Mancini. Bicchierata con il magazziniere. Effetti del jet-lag. 11) Breve acclimatamento nell'estate padana dopo due partite nell'inverno australe. 12) Trasferimento a Roma con volo charter, 'na passeggiata de salute. 13) Arrivo a Roma. Trasbordo bagagli, scarsi convenevoli. 14) 12 giugno: partita Roma-Inter alle 21,30 perchè bisogna aspettare che su Raiuno finisca il Gp del Canada. 15) Ore 24: chiama Parreira. 16) Partenza per la Confederations Cup senza giuocare il ritorno. Nell'augurarmi di essere smentito e di vedere Adriano siglare una tripletta all'Olimpico, mi chiedo seriamente se ne valga la pena. Magari qualcuno spaccerà tutto questo per una significativa vittoria nel braccio di ferro con la federazione brasiliana. A me sembra una discreta presa per il culo. Ma fa lo stesso, cazzo, è un ostacolo in più da superare nella strada verso l'immensità. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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GESU' O BARABBA? / 16
(RUBRICA IN NON SO QUANTE PUNTATE AFFRONTANDO CASI UMANI OLTRE CHE TECNICO-TATTICI) La fascia sinistra dell'Inter è un sottile incrocio tra la periferia di Chernobyl, la fossa delle Marianne, il triangolo delle Bermude, la caverna del Mullah Omar e il lungomare di Rimini. Un posto affollato, con un gran ricambio di persone, ma anche un luogo oggettivamente sfigato e disagiato, mitico e misterioso, dove la gente - chissà perchè - vuol sempre venire ma senza sapere se ne uscirà viva oppure contaminata a vita da una jella atavica. Capita che sul lungomare arrivi casualmente anche una star, come se al bagno 44 incontrassi davanti alle docce Jennifer Lopez e gli dicessi "scusa culona, tocca a me". Nell'infinito lasso di tempo che corre tra Brehme a Favalli la Jennifer Lopez di turno era stato Roberto Carlos, giubilato perchè non difendeva come Facchetti. Il resto è storia nota. Abbiamo preso bagnini brianzoli, giocatori di calcetto brasiliani, cardiopatici africani eccetera eccetera. A volte non abbiamo preso nessuno: nella nostra storia c'è uno scudetto quasi vinto nonostante una voragine a sinistra nella quale un Uomo Verticale amante delle fasce laterali, ma sprovvisto di uomini adatti alla bisogna, alternava soluzioni fantasiose o giuocatori riciclati. Gli ultimi a finire nel tritacarne sono stati Coco e Kily. Coco passerà alla storia come un gigolò da balera con l'hobby del calcio. Una storia che non gli renderà merito, perchè Coco con un po' meno di rogna avrebbe potuto essere un buon laterale sinistro che nell'Inter ci poteva stare, altrochè. E' arrivato mezzo rotto e si è rotto del tutto, gli hanno sbagliato l'operazione, è rientrato dopo fatiche indicibili (peraltro ampiamente lenite dalla costante presenza di figa di eccelso livello). Oggi è uno pseudo-giocatore che a una squadra come l'Inter non serve, a meno di impiegarlo nel marketing. Se ha ancora voglia di giocare a pallone, dopo tutto quello che gli è successo, Coco dovrebbe accontentarsi di palcoscenici meno importanti e opprimenti. Se il problema è restare vicino a Milano dove c'è un sacco di discoteca e di gnocca, si può pensare a soluzioni tipo Brescia, Atalanta o Pro Sesto. Kily è semplicemente arrivato con due o tre anni di ritardo. Semplicemente un cazzo, ovvio. Con un Kily al posto di un Guly, per esempio, l'Uomo Verticale quel famoso anno sarebbe diventato un Messia invece che un Pirla. Il fatto che sia arrivato con un paio d'anni di ritardo ha comportato alcune situazioni tautologiche ma non trascurabili: a) è arrivato più vecchio di due anni; b) è arrivato più logoro; c) è arrivato che ormai i buoi erano scappati; d) è arrivato in tempo per rompersi anche lui. Kily, lo dico subito, mi sta simpatico, non fosse altro per quel lampo di cattiveria argentina che gli illumina gli occhi e lo induce a puntare altrui caviglie o palloni dati per persi. Il suo grado di utilità alla causa, sotto certi aspetti, non è molto dissimile da quello di Coco. Kily, però, sta in piedi ed è cazzuto. Vecchio e cazzuto. Stanco, rotto e cazzuto. E vabbè. In altri momenti gli avrei agevolato il ritorno alle terre natìe, ma prima di lasciarlo andare vorrei vedere un organigramma che copra la tradizionale voragine. Sennò resti qui in Padania. Uno che dove lo metti sta, diciamocelo, ha un che di prezioso. Sentenza di Settore: Coco in miniera, Kily in lista d'attesa. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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