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il sito non ufficiale dell' interismo moderno

qui dentro, nel migliore dei casi, potreste trovare
interismi assortiti, snobismi vari, pettegolismi generici, enteroclismi intellettuali, sinistrismi moderati, sessualismi carpiati, divagazionismi interiori (ho finito gli ismi, sennò continuavo)














martedì, febbraio 28, 2006
 

LO CONFESSO:

MI MANCAVATE

(click)

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 17:50 |
 

IL SIGNOR BRANDO

No, non questo Brando. E' che non trovavo la foto. Intendevo "Il Signor Brando", quello della Settimana Enigmistica, quello dei casi strani e degli indizi strani, e tu non capisci un cazzo e corri a pagina 46 a leggere la soluzione perchè sennò non riesci più a pensare alle cose della vita. Ditemi voi se il caso di Valery Kuzin (poverino: a parte gli scherzi, la cosa è molto seria) non è degno del Signor Brando. Valery Kuzin è il vicepresidente del comitato olimpico russo, ricoverato sabato pomeriggio mezzo morto all'ospedale Molinette di Torino con gravi ferite al volto e alla lingua e salvato solo grazie a una tracheotomia. Nessuno ha ancora capito cosa è successo. Lui è in coma farmacologico e quindi non parla. La moglie e il figlio, che erano a Torino anche loro per le Olimpiadi, non sanno nulla. Kuzin al momento del ricovero non era ubriaco e nemmeno drogato e i soccorsi li ha chiamati lui. A quelli del 118 ha raccontato di essere stato vittima di un incidente stradale mentre si trovava a bordo di un taxi. Del tassista nessuna traccia. I medici definiscono "poco probabili le cause del trauma facciale e delle altre gravissime lesioni per un colpo sul parabrezza". Del resto, avrebbe dovuto essere seduto sul sedile posteriore, visto che era su un taxi. E allora perchè le ferite, le convulsioni, il soffocamento? E' stato aggredito? Tutti pensano di sì. Ma perchè lui ha parlato di un incidente sul taxi? E perchè non si sono tracce dell'aggressione? La delegazione russa, intanto, ha deciso di tornare in Russia. Cazzo, ma come si fa? Non è mica Il Signor Brando, che vai a pagina 46 e capisci tutto. Tornate indietro e aspettate Kuzin, porca miseria. Non ci sono più le delegazioni di una volta.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:50 |
 

SAN SENO

<B>La scollatura fa uno scherzo a Ilary</B> 

Il 25-26 per cento del capezzolo di Ilary Blasi è l'unica cosa che resta di Sanremo. Un capezzolo stile fase lunare che è spuntato da un vestito che agevolava un casino. Per il resto, nulla. Il festival fa talmente cagare che lo stesso Panariello ha dovuto ammetterlo, segnando una netta linea di demarcazione tra l'onestà intellettuale del conduttore medio e quella del mondo del calcio. Panariello ha appena detto: lo spettacolo è lento, ci sono troppi spot, dobbiamo limare i tempi, Travolta è venuto a rubare il cachet. E' come se Giraudo avesse detto: scusateci, siamo antipatici, gli arbitri ci favoriscono e ci droghiamo una cifra. Non è riuscito a dire, Panariello, che le canzoni fanno schifo. Sarebbe stato epocale. Magari lo dirà nella conferenza stampa di domani. Resta un mistero. La canzone della Oxa. La storia del testo segreto, poi trapelato, eccetera eccetera. Non che ci dormissi di notte, per carità. Ma forse 'sta cosa della segretezza era vera, e non una montatura come pensavo io. Era talmente segreto, il testo, che non lo sapeva neanche la Oxa. Quando vedo una che si presenta sul palco e canta con un foglio in mano, dio mio, vado in paranoia. E' come se Totti, prima di tirare un rigore, ripassasse le dispense di Coverciano.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:51 |


lunedì, febbraio 27, 2006
 

SCOPETTONE DREAMIN'

(A TRUE STORY)

(romanzetto itinerante che

al confronto Kerouac era uno

che andava in vacanza a Loano)

- OTTAVA E ULTIMA  PUNTATA -

Torniamo al bar provvisorio del palaghiaccio dove nel frattempo è arrivata Sister, sfruttando la puntualità della tradotta olimpica (pare abbia viaggiato nella toilette per evitare il controllore, campione piemontese di biathlon). la densità di blogger nel baretto di Pinerolo è superiore a ogni altra area del mondo conosciuto, ma non ci facciamo caso. Sister, che ha i biglietti per le partite del pomeriggio, segue il curling da quando aveva otto anni e rimase folgorata da questo simpatico sport durante una gita nella vicina Svizzera. Tornata a casa, tirò una pentola a pressione dritta su una tibia di una vecchia zia, spezzandola in più punti. "Così impari a stare nella house mentre vado a punto", disse la giovane Sister mentre la zia si contorceva in corridoio e correggeva mentalmente il testamento. In ricordo di quell'episodio, e in ossequio a una mai sopita passione, Sister si è fatta tatuare un rink tribale sulla natica destra e, più recentemente, la faccia di Retornaz sul seno sinistro. Quando entriamo nel baretto, dove Nino D'Angelo cerca subito di rifilarci una brioche calda che maneggia con una pinza da vaporista, scopriamo che Sister non è sola. Con lei c'è il Keniano con una cuffia da giamaicano, e io avvinto da tutta questa nigrizia lo abbraccio riconoscente e lo invito a farci tre giri dell'isolato a quattro e mezzo al chilometro. E poi c'è uno strano tipo affabile e distinto, con la sciarpetta alla Mancio, che non nasconde di strafottersene del curling e dello spirito olimpico: "A che ora inizia?", chiede. Tra cinque minuti, gli diciamo. "Ah, allora faccio a tempo a scofanarmi un altro panino con i crauti. E quanto dura?" Due ore abbondanti, gli diciamo. "Figa - dice ruttando - entro direttamente nel secondo tempo. E chi gioca?" Le donne, gli diciamo. "Mavaffanculo. Regalo il biglietto ai bagarini e vado a vedere Natale a Miami". La comitiva varesotta si avvia comunque verso il palazzetto, compreso il recalcitrante gagà, e ci congediamo con molta commozione. Nella confusione degli abbracci cerco di limonare con Sister che mi fa: "Scusa, e se hai l'aviaria?". "Hai ragione. Viva l'Italia". "Sector, sei un uomo vero. Magari ci infrattiamo alla Mezza di Monza nel deposito borse". Loro vanno al palaghiaccio e noi, invece, torniamo in macchina con una ritualità quasi fastidiosa: Doug non chiude la portiera e Late Woman ci appioppa gianduiotti. Stanchi ma contenti (ma stanchi) (ma contenti) torniamo a Torino. Riportiamo Late Woman nel luogo esatto dove l'avevamo incontrata. E per incanto lei esce dalla macchina, ci saluta e scompare nella nebbiolina. "Come si chiama questa zona, Twin Peaks?", faccio a Doug. "Riportami subito a Milano", mi farfuglia atterrito con quattro gianduiotti in bocca. C'è un po' più di traffico, la Torino Olimpica ha finalmente preso vita. Al semaforo vedo cadere un fiocco di neve sul parabrezza. "Nevica". "Impossibile". Ma quando siamo in autostrada si scatena la tormenta. Il cartello dice Asti ma sembra di essere a Lillehamer. Auto e pullman procedono in colonna a cinquanta all'ora. Mi bussa al finestrino uno della Protezione civile che, da un sidecar, mi chiede se voglio un the. Doug, per reazione nervosa, comincia a telefonare a tutti i suoi numeri in rubrica: "Oh, non ci crederai, nevica duro". "Ma dove sei?" "Sulla Torino-Piacenza, in piena bufera" "E da dove arrivi?" "Ero a vedere il curling" "Mavaffanculo, scherzi sempre tu". "No, non riattaccare, chiama i soccorsi". Mentre siamo ormai convinti di morire d'inedia nell'auto sepolta dalla coltre bianca, usciamo dalla bufera e deviamo verso nord. Arriviamo al casello esattamente 12 ore dopo averlo lasciato nel buio della notte. Siamo troppo precisi, cazzo. Ci congediamo virilmente ma con il groppo alla gola. "Questa impresa resta negli annali". "E come facciamo a superarla?". Ci guardiamo un attimo negli occhi, tipo Brokeback Mountain. La butto lì, con un fil di voce: "Andiamo a fare la maratona di New York, ma viaggiamo in nave". Vedo Doug annuire e poi andare verso la sua macchina. La giornata è davvero finita: controllo, ma ha chiuso la portiera al primo colpo. Punto verso casa, e le palpepre cominciano a pesarmi come due stone di un extra-end.

(fine)

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 22:26 |
 

MERINGHE SCADUTE

Devo dire che anch'io, se fossi stato il presidente del Real Madrid, mi sarei davvero rotto i coglioni. Chissà se il carrozzone, ora, andrà avanti da sè.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 21:26 |
 

MA COSA TI ABBIAMO FATTO?

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 19:46 |
 

LE OLIMPIADI

MI MANCANO GIA'

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(senza commento)

(viva il dissenso, comunque, specie in questa forma)

(anzi, queste forme)

(lo confesso, ho un debole per le modelle polacche di nome Justine che vengono in Italia a riaffermare i valori della democrazia a loro rischio e pericolo. Viva la Polonia, viva lo sport, abbasso la Juve, passion lives here)

(anzi, there)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 10:12 |


domenica, febbraio 26, 2006
 

DATE RETTA A UN PIANGINA

Dopo dieci anni Moratti ha realizzato di non contare un cazzo. Si era probabilmente accorto da tempo di non contare un cazzo lui stesso, Moratti Massimo fu Angelo, mentre pensava che le bacheche (polverose) e i colori (gloriosi) dell'Inter rifulgessero di luce propria anche in mezzo a un mare di squali e di corsari, e che al nome Inter si sentissero rimbombare i tuoni e che intorno fosse sempre e comunque un festival di inchini, rivolti quantomeno alla memoria del tempo che fu. Nell'ultimo mese ha finalmente capito anche quest'ultima, dolorosa, ineluttabile cosa: l'Inter non conta un cazzo. Ripetiamo: nel calcio dell'innaturale sodalizio Juve-Milan, nel calcio Gea, nel calcio Sky-Mediaset, nel calcio Galliani presidente della Lega (votato anche dall'Inter), l'Internazionale Fc non conta un beato cazzo.

La cosa buffa è che se ne accorge, Morattuccio nostro, per un caso marginale, la squalifica di Adriano. La seconda cosa buffa è che su questo marginalissimo caso - un goffo schiaffone che il destinatario non ha nemmeno ricevuto sul muso - il calcio italiano sta dibattendo da giorni, in un rumore di vetri grattati, con qualcuno che sta cercando di affermare la serietà della prova tv. Sono due argomenti che mi stanno molto a cuore.

Moratti. Il patron l'ha detto chiaro e tondo: la Federazione non ci rispetta e io non rispetterò più la Federazione. Oggi, in tribuna, è stata tutta una risata sarcastica rivolta a quel mondo che non lo rispetta, materializzatosi ad un certo punto in campo sotto forma di un arbitro (tale Dondarini, in teoria un emergente, almeno fino a oggi) che ha complicato la partita più semplice del mondo, sbagliando lo sbagliabile e producendosi nell'espulsione diretta di Samuel per un intervento che rivaluta quello contestatissimo di Muntari in Juve-Udinese, che al confronto era da legge marziale. Ma di oggi non val la pena parlare, chi se ne fotte. Voglio solo dire che non mi è piaciuto il Moratti di oggi. Mi ha lasciato un po' di amarezza dentro. Forse perchè in genere non mi piacciono queste piazzate isteriche. Ma ho anche 'impressione che non mi sia piaciuto perchè a) ha ragione b) ma i fatti danno comunque torto a noi. O forse danno torto al calcio intero. Mi spiego. Per me la stagione si riassume in Juve-Inter e Inter-Juve, sei punti loro e noi zero, noi non-inferiori ma loro superiori (non so se è chiaro). Stop, morta lì. Il verdetto è inequivocabile, solare, incontestabile. La Juve è più forte dell'Inter e nessuno ha niente da dire. E' il calcio stesso che scopre il suo cancro quando manda Dattilo e Palanca a sistemare le cose senza che ce ne sia bisogno. Poteva essere un altro campionato, al di sopra di ogni sospetto. Ecco perchè mi amareggia Moratti. Perchè ha torto (non siamo comunque a livello della Juve) ma ha anche ragione (la Juve conta, noi non contiamo un cazzo e nessuno perde mai l'occasione di ricordarcelo, anche in maniera plateale e un po' guappa). L'anomalia del caso Adriano è l'ultimo sberleffo. Il procuratore federale - la Federazione, cioè - ha ricorso contro l'assoluzione di Adriano - contro l'Inter, cioè -. Non è mancanza di rispetto, come la chiama Moratti. Potremmo essere fraintesi, l'Inter non chiede più rispetto delle altre. Io lo chiamerei accanimento. E chiederei: chissà se, a parità di situazione, il procuratore federale - la Federazione, cioè - avrebbe ricorso contro la Juve o il Milan. Mmmmh.

Prova tv. Per la seconda volta - guarda caso, con l'Inter sempre di mezzo, ma pensa te - la prova tv viene applicata in un caso in cui la stessa tv, come mezzo, non chiarisce quello che sta riprendendo. Negando, insomma, di essere una prova. Samuel viene squalificato per uno sputo a Nedved. Sembra tutto chiaro, poi dalla telecamera dall'alto si vede che Nedved è a cinque metri da Samuel. Eppure niente, non venne ritenuta valida nessun'altra prova e si confermò il verdetto contro ogni successiva evidenza. Adriano viene squalificato per un ceffone a Grandoni. Grandoni non cade, non si rotola, non richiama l'arbitro, non dice una madonna. In pratica, non denuncia Adriano. Ma la tv l'ha ripreso, il filmato è sufficientemente esplicito e Adriano viene squalificato. Poi Grandoni - la parte lesa - chiarisce: lo schiaffo mi è arrivato sulla mano, e comunque non c'è nessun problema, è stato un normalissimo scazzo, non mi voleva fare del male, e comunque non me ne ha minimamente fatto. Si rivede il filmato: toh, è vero, sembra che lo prende sul muso ma invece no. In appello viene assolto. Poteva essere un segnale: la tv a volte inganna, scusateci, tutto a posto. Macchè. E non c'entra la conferma postuma della squalifica. La "cassazione" del calcio, il giudizio di terzo grado, ha dato solo una motivazione tecnica di legittimità, non di merito, e tra le tre sentenze è forse quella più oggettiva. Il punto è prima: ancora una volta, la tv ha rappresentato una realtà virtuale diversa dalla realtà reale. Tra Samuel e Nedved c'erano 5 metri, Adriano colpisce Grandoni a una mano. Ci siamo? La tv, però, ha rappresentato un'altra cosa, una cosa diversa. Ma allora, scusate, che cazzo di prova è, la prova tv? E' random, è fiction: tenetevela, se vi piace. A questo punto, perchè non estrarre un numero a fine partita, come per l'antidoping, e decidere una squalifica a caso?

(sicuramente la Juve scalderebbe le palline giuste, quelle di Zalayeta e Olivera)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 20:21 |


sabato, febbraio 25, 2006
 

SCOPETTONE DREAMIN'

(A TRUE STORY)

(romanzetto itinerante che

al confronto Kerouac era uno

che andava in vacanza a Loano)

- SETTIMA PUNTATA -

Dopo tre end comincio a perdere la voce e taccio, avvinto dallo spettacolo delle stones. La donna chiamata Ritardo mi chiama in causa solo per questioni tecniche. Mi fa toc toc sulla spalla, proprio mentre stavo facendo il punto mentale sui quattro match in svolgimento, e mi spara lì una domanda: "Scusa, Sector, ma non c'è la fine primo tempo?" E io, guardandola sprezzante: "Ti confondi con il cinematografo. Va là, dammi un gianduiotto". Mentre mi inebrio di gianduia e penso a queste sciacquette che la mattina dormono come ghiri e non sanno un cazzo di sport, i commissari di campo alla fine del quinto end di ogni partita decretano sei minuti di stop. Late Woman mi guarda come se le avessi toccato una tetta a tradimento: "Ehm, dev'essere una regola che hanno introdotto ultimamente, mi pare che in Estonia abbiano deciso di non applicarla perchè è un cagata", faccio io con nonscialàns. Intanto Doug familiarizza con un tizio che assomiglia ad Ernst di Hannover e magari è proprio lui, del resto siamo alle Olimpiadi. Parlano di curling e di spirito olimpico. Quando inizia l'intervallo di Italia-Finlandia si alza e ci fa: "Vado a farmi una canna con questo cagacazzo". Io e Late Woman invece andiamo a cercare viveri, ma tutto il palaghiaccio è in coda al bar e desistiamo. Le avrei chiesto un gianduiotto per placare la fame, ma era ancora incazzata per la storia del primo e secondo tempo. Torniamo ai nostri posti dove assistiamo al lento declino dell'Italia, che non riesce a tenersi dietro quei marcantoni della Finlandia e alla fine cede. Retornaz non basta, titolerebbe la Gazza se si occupasse minimanente di curling invece di sfinirci col pallone. Termina la partita e applaudiamo i contendenti. Ma la sconfitta non ci guasta la giornata, densa di emozioni a cinque cerchi. Resteremmo lì, usciamo a malincuore. Anche perchè, fuori, comincia a piovere. Non ho più voce, e quindi tocca a Doug chiedere informazioni per una pizzeria. Gliene indicano una decina, che non troveremo mai. Entriamo in macchina e Doug fa: "Porca troia, piove dentro". E io, esalando l'ultimo rantolo: "E certo, chiudi bene quella cazzo di porta". Late Woman non contribuisce a stemperare la stanchezza e il nervosismo: "Andiamo, mammalucchi, ho una fame che mangerei un cigno morto". Così ci inoltriamo verso il centro di Pinerolo. Pizzerie zero, bar a centinaia. Ne scegliamo uno con l'abilità del rabdomante: mai visto un bar con i prezzi dei panini così bassi. Doug tira fuori il palmare, fa due conti e ne ordina diciassette: "Spendo meno che per cappuccio e brioche a Milano". Quando paga il conto, si accorda con il barista per un invio di panini per postacelere: "Mi lasci la partita Iva, rimaniamo in contatto, la prego". Ma poi tronca la trattativa. Dobbiamo andare, abbiamo un appuntamento.

(fine settima puntata)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 22:40 |
 

UNA RISATA LI SEPPELLIRA'

Sono senza parole. Peraltro, avendo già scritto tutto prima, sono autorizzato a stare zitto.

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 16:29 |


venerdì, febbraio 24, 2006
 

SCOPETTONE DREAMIN'

(A TRUE STORY)

(romanzetto itinerante che

al confronto Kerouac era uno

che andava in vacanza a Loano)

- SESTA PUNTATA -

Finalmente dentro il palaghiaccio dei nostri desideri, sembravamo Alice 1, 2 e 3 nel Paese delle Stones. Guarda il rink, (oh i rink! quattro rink, tutti belli levigati, bianchi rossi e blu, i rink, i rink!) guarda le telecamere, guarda il maxischermo, guarda le tribune, guarda... "Guarda Retornaz, porca troia!" faccio io mettendomi a correre lungo la balaustra come un quindicenne infregolato che ha visto Pamela Anderson senza reggipetto. Dalla parte opposta i nostri quattro alfieri, più la riserva, stavano facendo stretching seduti per terra. "Guarda, fanno stretching", faccio io. "Minchia, fanno stretching", conferma Doug. "Minchia, lo volete un gianduiotto?", incalza Late Woman che intanto sbatacchia le palpebre mascarate al passaggio della squadra statunitense, vestita come Tiger Woods. Scatto d'istinto trenta-quaranta foto dello stretching, finchè mi accorgo dell'affastellarsi del materiale a bordo rink: "Guardate, le stones, le scope, le suole. Questo è il curling, curling diobono", dico ormai in piena trance agonistica scattando foto a ripetizione mentre un norvegese mi guarda strano. Poi inizia il riscaldamento sul ghiaccio (dio mio, da quanto tempo volevo poter scrivere una simile assurdità, però reale). Retornaz scivola, partono le prime stones, è tutto un fruscio, e ogni tanto pack pack pack, il rumore della bocciata. Sul rink è un brulicare di gente che sembra volare e bollitori Alessi che vanno e vengono, un mondo fatato che mi fa dimenticare lo 0-0 di Livorno-Inter. "Oggi è il compleanno di Zandegiacomo", fa lo speaker. E noi, in coro come le Coconuts: "Auguri Zande!". Che fratellanza, he fair-play, che spirito olimpico! "Accomodatevi per favore", ci impone con dolcezza una virago valligiana. E noi ci mettiamo nei nostri posti da 40 euro. La partita ha inizio. Io ne vedo due contemporaneamente (Italia-Finlandia e Usa-Gran Bretagna), ma sullo sfondo ce ne sono altre due e ogni tanto butto l'occhio. E' come la funzione mosaico di Scai, però dal vivo. Lead che urlano, centrali che scopano, skip che dirigono. Pack pack pack. C'è gente con la gigantografia di Retornaz. E sotto di noi cantano Retornaz Retornaz Retornaz (sull'aria di Bati-gol, per intenderci). Cerco di riordinare i pensieri e riassumo: sono alle Olimpiadi, penultimo turno del curling, palaghiaccio di Pinerolo, sono le nove del mattino, mi sono alzato prima delle quattro, qualcuno mi dica che è tutto vero. Mi giro per limonare duro e senza preavviso con Late Woman, ma lei è girata e sta parlottando con Doug. Lui: "Senti, ma anche a te càpita, guardando l'hockey, di metterci dieci minuti a mettere a fuoco il disco?". Lei: "Taci, càpita così anche a me, è così frustrante". Sembrano due comari sotto il casco della parrucchiera. Mi sento terribilmente sereno.

(fine sesta puntata)

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 17:15 |
 

BALLACK, DAI BALLACK

(CHE IDEA, MA QUALE IDEA)

Dicono: eccoli qui che già parlano di mercato. Non è esatto. Sono gli altri che parlano di mercato, expecially il nostro. Tipo il Karl Heinz (sempre sia lodato) che mi compare sul televisore bello come il sole, con il suo accento bavarese tipo Ratzinger, scravattato ma elegante, e mi dice due cose che mi piacciono assai: a) la Juve è una società scorretta come poche, gioca con noi in Ciempions e intanto tratta con un nostro giocatore (che alla fine le ha detto no, e bravo Sagnol); b) il futuro di Ballack lo decidono Ballack e l'Inter. Ora, che l'abbia detto Rummenigge e non Maurizio Mosca mi sembra una cosa non secondaria. Dunque, se le cose vanno come devono andare, è probabile che la Strega non abbia cambiato idea e che la società stia puntando su uno dei pochi che lo possa sostituire degnamente. Se davvero arriva Ballack, ai nostri strateghi di mercato (mi tocco le balle) resterebbe da fare solo un bel lavoro: prendere una lavagna, dividerla in due, scrivere "Campioni" e "Non campioni" e dislocare opportunamente i nomi dei nostri quattro attuali attaccanti. Una volta fatto questo, prendere le decisioni del caso. Tutto il resto (del mercato) sono solo particolari.

 

(certo che saremmo sempre più Fighi)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:47 |
 

SETTORUCCIO BOSSI FEDRIGOTTI

(dai commenti al post "Hector Mancini")

Ciao Settore, è la prima volta che scrivo e, a dir la verità, avrei voluto farlo privatamente... Ho un problema: mio marito mi ripete di continuo di considerarsi il tuo alter ego, insomma che avete la stessa visione del mondo e delle cose di mondo (capisc' a mme). Cosa peraltro che ho avuto modo di constatare di persona diverse volte. Le cose che hai scritto in questo post sono un esempio (me le diceva con la partita ancora in corso). Di conseguenza: o siete fratelli e non lo sapete e potresti avere una moglie che è già di qualcun altro (non credo ti sia andata male, comunque) oppure è assolutamente un caso e mio marito continua a rompermi le scatole con 'sto Settore!!!
Dottore, è grave?
Saluti
Linda

Cara Linda,

scusa se rendo la tua lettera ancor meno privata di quanto già non fosse. Il fatto è che sono abbastanza sconvolto: in quanto uomo fascinoso ed eburneo, avrei messo in conto di ricevere un giorno la lettera di un marito preoccupato della moglie ("Settore, mia moglie si è innamorata di te leggendo i tuoi pezzi sul curling, vuole fuggire con te in Canada, ora piantala sennò ti rigo la macchina), ma mai avrei pensato di ricevere la lettera di una moglie preoccupata del marito. Io, comunque, non ne farei un dramma. Anzi, diciamolo: ti è andata bene. Pensa se tu avessi scoperto che leggeva di nascosto il blog di Borghezio e lui ti costringesse a girare in camicia verde per casa. Il problema - se è un problema - è che noi interisti, provati e al tempo stesso fortificati da anni di stenti, tendiamo a fare clan e a immedesimarci molto nella nostra missione, che è vincere qualcosa di significativo (possibilmente penetrando da tergo gobbi e cugini). Non tutti capiscono il nostro travaglio interiore. Io stesso, non trovando più soddisfazione negli interlocutori reali, ho dovuto aprire un blog per sfogare tutto l'interismo represso, facendo ragionamenti e buttando lì delle cose. Qui, nell'aere, ho trovato un sacco di gente come me e tuo marito. Nelle infinite sfumature - oltranzisti, fondamentalisti, disfattisti, realisti, sognatori, irragionevoli, pazzi - ci troviamo qui a sublimare le noste attese, ogni giorno, come tanti maritini davanti alla sala parto. Quanto poi alla visione del mondo, direi che l'interista progressista eterosessuale è un tipo di uomo cui mi onoro di appartenere. Siamo nell'alto di gamma, cara Linda. Ti rendi conto di quanto sei fortunata? Preferivi un  milanista con il kit del presidente? Preferivi il gobbetto che vince i suoi scudettini senza più soddisfazione? Naaa.

Quanto alla questione dell'alter ego e della moglie che è già di qualcun altro, cara Linda, voglio dire, perchè vivere con i dubbi tutta la vita? Una domenica gli faccio avere una tessera del primo anello arancione. So che apprezzerà. Noi invece ci sintonizziamo su Sky e ci sistemiamo sul divano. Quando racconto del gol scudetto di Mozzini nel 1980, ti avverto, divento irrresistibile.

Forza Inter.

Settoruccio.

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 10:46 |


giovedì, febbraio 23, 2006
 

SCOPETTONE DREAMIN'

(A TRUE STORY)

(romanzetto itinerante che

al confronto Kerouac era uno

che andava in vacanza a Loano)

- QUINTA  PUNTATA -

Sono le 7,35. 35 minuti di ritardo nei confronti della tabella del Toroc ("o arrivate due ore prima dell'evento oppure col cazzo che entrate, brutti pezzenti che non siete altro"), 1 ora e 25 in anticipo su quella del buon senso ("inizia alle nove? Nove meno uno entriamo, diobono, che sarà mai?"). Celebriamo l'impresa in un bar provvisorio a due passi dal parcheggio. Non c'è nessuno nemmeno lì. "Scusi - facciamo al barista, viso da Nino D'Angelo falso e cortese - ma la gente dov'è?" "Chi, quelli del curling?", risponde lui con l'aria di avere incassato un cinquantesimo di quello che si aspettava. "Scusi - rifacciamo al barista - il palaghiaccio è lontano?" "Cento metri". "Scusi - sempre con la timidezza di chi si è inoltrato in un territorio ostile - e la biglietteria?" "E' attaccata al palaghiaccio", risponde il barista con gentilezza, pensando che probabilmente stavamo arrivando da qualche istituto di correzione. Per me e Doug è già il quarto caffè della giornata. Siamo stanchi e nervosi, e quando Late Woman ci propone di tornare in macchina e fare a turno un po' di petting con lei, noi le rispondiamo: "Stai buona, prima ritiriamo i biglietti. E sgancia un gianduiotto, cazzo". Facciamo i nostri cento metri a piedi nella nebbia e in un silenzio tombale e finalmente ecco il Palaghiaccio, le bandiere, i cinque cerchi e, là in fondo, la biglietteria. "Guarda, c'è coda", dico io con lo stesso tono di Robinson Crusoe quando si accorge che c'è vita sull'isola. Quindici persone sono già ai botteghini. C'è anche qualche straniero. Sembra di essere davvero alle Olimpiadi. Ritirati i biglietti, iniziamo la trafila per l'ingresso. C'è un metal detector uguale a quello degli aeroporti, ma non essendoci fila ce la sbrighiamo in tre minuti (naturalmente le istruzioni ricevute prima di partire parlavano di "mezz'ora, ma dovete avere culo"). Il metal detector funziona a dovere e i carabinieri sono giustamente inflessibili. Ci sequestrano della roba metallica o vetrosa promettendo di ridarcela all'uscita. A me una bussola da esploratore e un kit di sopravvivenza. A Doug un trinciapolli che aveva portato per i sigari. A Late Woman un boccettino di profumo e un oggetto che non ho ancora capito. Ho solo captato il dialogo con il carabiniere: "Le dico che è in lattice naturale", "Sì, signora, ma l'anima è in metallo". Io ho fatto finta di niente e ho cambiato discorso: "Figaaata, facciamo una foto con le mascotte". Che però sonnecchiavano semiassiderate contro un tabellone sponsor. C'era talmente poca gente che tre quarti degli addetti all'entrata di tutto il palazzetto ci hanno visto e sono corsi da noi. Ci guardavano i biglietti e se li strappavano di mano: "Prego, di qui", "No, l'accompagno io", "E' mio!" dice infine una signora corpulenta e materna, che io lascio fare per quieto vivere. "Ecco - dice ansimando - di là". Da un pertugio vedo gli spalti e mi emoziono.

(fine qunta puntata)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 18:50 |
 

PROVA TV

(SE LA CONOSCI LA EVITI)

Il caso di scuola della prova tv è quello di Stankovic in Inter-Cagliari: fallo da bulletto imbecille che l'arbitro non vede (ma la tv sì), colpo che raggiunge l'avversario e provoca un danno, squalifica automatica e giusta. Quindi, a ogni applicazione della prova tv che debordi da questi ben precisi confini, io mi incazzo perchè ripenso a Samuel e a quello sputo ripreso dal teleobiettivo, ovvero a una prova tv distorta dalla stessa tv, un'aberrazione giuridica che il Bananas al confronto è la culla del diritto. La squalifica di Adriano era un'enormità, però ho aspettato che venisse esaminato il ricorso prima di vomitare un post livoroso sulla prova tv. Lo vomito lo stesso, comunque, perchè non capisco che bisogno ci sia stato di comminare una squalifica assurda ad Adriano. Il filmato diceva già tutto: ora nel dispositivo del ricorso leggo che

"le immagini televisive mostrano come il gesto di Adriano abbia raggiunto la mano dell’avversario Grandoni, non potendo tuttavia provare in modo certo ed univoco che il colpo abbia raggiunto il viso del Grandoni. Tale assunto è peraltro confermato dallo stesso Grandoni, il quale ha dichiarato di non essere stato raggiunto al viso ma solamente alla mano destra (dichiarazione prodotta dalla difesa unitamente al proprio ricorso). Il gesto in questione pertanto non era idoneo in concreto a produrre alcuna conseguenza lesiva in danno dell’avversario".

Praticamente, guardando le stesse immagini, prima hanno dato ad Adriano due giornate, poi gliele hanno tolte. A cambiare le carte in tavola sarebbero state le dichiarazioni di Grandoni. Ma dico, c'era bisogno delle dichiarazioni di Grandoni? Le immagini dicevano già tutto, le dichiarazioni di Grandoni erano già nel filmato. E' stato uno scazzo come ce ne sono decine in ogni partita. Si sono mandati affanculo, Adriano ha avuto un gesto di stizza (gli attaccanti, a prescindere dalla maglia, vanno un po' scusati: prendono calci e manate per novanta minuti), Grandoni glielo ha parato con una mano e lo ha rimandato affanculo. A Grandoni bisogna essere grati per la "normalità": Nedved si sarebbe accasciato al suolo in stato di morte apparente simulando la recisione della carotide. Grandoni no, ha avuto uno scazzo, ha preso una mezza manata, ha mandato Adriano affanculo e ha ricominciato a giocare. Ma avranno mai fatto una partita di pallone i giudici della prova tv?

(nella foto, Pierre de Grandonì)

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 17:19 |
 

HECTOR MANCINI

Dice qualcuno qui sotto: "Eggià, facile criticare Mancini a posteriori". Verissimo, per carità. Aggiungo: a fare l'allenatore dalla poltrona, e a risultato acquisito, non è che mi diverta granchè. Però, cazzo, passano le ore e continuo a non farmi una ragione della formazione messa in campo nel primo tempo. C'era una cosa, soprattutto, che non mi piaceva di Cuper, ed era quella sua straordinaria capacità - lui che era un integralista del 4-4-2 - di fare esperimenti e mischiare le carte in tavola alla vigilia dei match decisivi, quel mettere in campo il Vivas nel derby o il Napolitano a Udine (solo due esempi tra le decine scritte negli annali), quell'inventare contronatura (il 3-5-2 di Inter-Atalanta del 2002, tre non-punti del non-scudetto) ogni volta che, spalle al muro, bisognava rifugiarsi nel certo e lasciar perdere l'incerto. Mancini, ogni tanto, fa il Cuper. E rabbrividisco.

Riassumiamo.

a) L'Inter va in trasferta in Ciempions, che di fatto è ormai l'unico obiettivo della stagione (una seconda Coppa Italia non ci farebbe schifo, proprio no, però conterebbe quasi zero quest'anno), contro una squadra non di prima fascia ma che è pur sempre l'Ajax e che - per gioventù e peso specifico - possiamo ritenere possa far danni soprattutto in casa (niente paura, mi sto toccando i coglioni).

b) Ci andiamo privi di Veron, e sappiamo cosa voglia dire. E privi di Favalli, titolare della fascia sinistra difensiva, uno che mette una discreta sicurezza a tutti. E presumibilmente privi di attacco, per le note ragioni.

Ora, cosa ti inventa Hector Mancini? Al posto di Favalli fa giocare Burdisso, soluzione già sperimentata più volte e quindi minimamente affidabile. Resta il fatto che Burdisso sarà bravo volenteroso e cazzuto, ma è comunque fuori ruolo. E come protegge, il Mancio, un giocatore fuori ruolo? Mettendo Cesar, alla prima partita ufficiale con la maglia dell'Inter e che non gioca una partita dai primi di dicembre. In più, in mezzo gioca Stankovic che sì, possiamo dire che sarebbe un centrocampista centrale, ma di fatto non gioca più così da un pezzo. Non solo: si depaupera completamente il centrocampo del cervello che solitamente ci mette Veron. Davanti c'è un attacco che andrebbe servito da un maggiordomo. Adriano, soprattutto, è in una condizione immonda e andrebbe messo in condizione di segnare almeno un gol stupido, nella speranza che dia un segno di vita: ma la palla chi gliela dà? Figo, magari, da destra o svariando. Ma a sinistra (centrocampo fascia) c'è una specie di buco nero.

Occhei, tutto questo accrocchio di cose noi lo consideriamo e lo analizziamo dalle nostre poltrone a mente fredda a cose fatte eccetera eccetera. Ma non è comunque una gigantesca cagata concettuale? Dove cazzo voleva andare Mancini con la formazione del primo tempo? Per chi ha visto le interviste a caldo, il Mancio ha sostenuto con onestà che nel primo tempo avevano cannato tutti, lui compreso. Nel secondo è bastato togliere quell'ennesima larva che ci tocca vedere sulla nostra fascia sinistra (verranno per lui momenti migliori, non ne dubito), rimettere lì Stankovic e schierare in mezzo uno che sa giocare a calcio (bentornato Pizarro) per vedere un'altra squadra, che ha recuperato e avrebbe anche potuto vincere la partita partendo da 0-2 e che probabilmente nei 90 minuti avrebbe piallato i ragazzotti dell'Ajax. Che essendo ragazzotti con le palle, di fronte a un presunto squadrone che fa cagare, moltiplicano la loro potenza. Ma di fronte a una squadra, quella del secondo tempo, che va in porta col pallone, beh, allora se la fanno nei Pamper's.

Non per altro, Mancio: ma se per uno di questi esperimenti del cazzo ci fottiamo quel che resta della stagione?

(nella foto: il frutto di un esperimento)

 

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:05 |
 

SCOPETTONE DREAMIN'

(A TRUE STORY)

(romanzetto itinerante che

al confronto Kerouac era uno

che andava in vacanza a Loano)

- QUARTA  PUNTATA -

In macchina la tensione si tagliava con il coltello. La donna chiamata Ritardo cercava di farsi perdonare offrendoci gianduiotti rubati all'autogrill, che noi buttavamo giù senza ringraziare. "Bello quel palazzo lì", fa Doug. "E' la Fiat Mirafiori, idiota", fa lei. "Uh, che bella ristrutturazione", faccio io. "E' la reggia di Stupinigi, coglione", fa lei. Poi finalmente è cominciato ad albeggiare e le frizioni si sono via via stemperate nella luce solare. "Limoniamo?" fa lei. "Prima ritiriamo i biglietti", fanno gli omini Michelin in coro, due tipi che nei tuffi sincronizzati sarebbero da podio. La macchina avanza nella penombra che rivela dintorni un po' slavati, tipo Romania. Non c'è anima viva. Niente code, niente polizia, niente carabinieri, niente parà. Niente. "E' vero, non è trafficata", faccio io imbarazzato proprio mentre la statale costeggia per un tratto la famosa superstrada. Non c'era un cazzo di nessuno neanche in superstrada. Al che mi viene un dubbio, che non manifesto ai miei compagni di viaggio: avremo sbagliato ora, giorno, luogo, competizione, regione, nazione, continente, mondo, vita? Mentre inizio a sudare freddo, arrivo a una rotonda che mi rivela di essere arrivato a Pinerolo. Faccio sei volte la rotonda, preso da un'ansia innaturale, e poi prendo per Pinerolo Centro. Dopo chilometri di tundra anonima finalmente vedo qualche cerchio olimpico. Troviamo il parcheggio esterno e lontanissimo, quello dove il sito intima di lasciare la macchina prospettando ganasce fiscali e punizioni corporali ai contravventori. Non c'è essere umano, nè un'auto, nè un pullman. Doug, seduto dietro bello comodo tipo Winston Churchill, dà direttive per farsi bello con la donna: "Vai avanti fino alla biglietteria". "Cazzo, e se ci sparano?" "Rischiamo". Rischiamo, occhei. Strade deserte. Vado vado vado vado finchè dalla nebbia spunta uno con pettorina gialla molto olimpica. Volevo girarmi e mandare affanculo Doug e dirgli "Ecco, cazzo, adesso mi sequestrano la macchina e torniamo in treno, eggià, tanto la macchina è la mia, tutto perchè vuoi fare lo sborone con questa ritardataria qui", ma prima decido di fare sfoggio di tutta la mia diplomazia: "Buongiorno, bonjour, good morning. Lei ci deve scusare, abbiamo fatto un lunghissimo viaggio, ci siamo svegliati alle quattro, anzi, un po' prima, quindi lei deve essere comprensivo, ci lasci solo ritirare i biglietti, la prego, poi prendiamo la macchina e la portiamo al parcheggio olimpico, la prego, la prego", dissi abbracciandolo e fingendo una crisi di pianto. E lui: "Scusi, ma perchè non parcheggia qui? E' gratuito". Alle sue spalle un parcheggio enorme e vuoto. Il Palaghiaccio è a 50 metri.

(fine quarta puntata)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 10:24 |


mercoledì, febbraio 22, 2006
 

MANCIO, WHY?

Perchè hai schierato uno al debutto assoluto in una trasferta di Ciempions, uno che oltretutto non giocava da due mesi e mezzo? Perchè quando manca Veron opti per un centrocampo snaturato rispetto al solito, mettendo in mezzo uno che non gioca mai lì, e tenendo in panca uno che hai fatto comprare apposta? Perchè, così facendo, dimezzi i rifornimenti a un attacco già sfiatato di suo e costringi la squadra a vagolare nel nulla e a zoppicare a sinistra?

E così abbiamo devoluto il nostro solito primo tempo agli avversari. E' chiaro che se giochi a Siena, vabbe'. Ma se giochi ad Amsterdam si può anche rischiare l'inculata epocale, visto che la Primavera dell'Ajax si è dimostrata di buona qualità e molto sfrontata. E' finita 2-2 e potevamo anche vincerla, com'era nei nostri mezzi. Con la formazione del secondo tempo probabilmente ci saremmo garantiti un ritorno tranquillo. E invece abbiamo dato il nostro benvenuto a Cesar facendogli fare una figura del cazzo. Massì, a noi le cose semplici ci fanno cagare.

<B>Ajax-Inter</B> 

(p.s.: un buon Werder, mi pare)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 22:48 |
 

IL SECONDO TEMPO

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 22:37 |
 

IL PRIMO TEMPO

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 21:34 |
 

SCOPETTONE DREAMIN'

(A TRUE STORY)

(romanzetto itinerante che

al confronto Kerouac era uno

che andava in vacanza a Loano)

- TERZA PUNTATA -

Chissà le colonne di auto che troveremo, ci chiedevamo atterriti. Ma l'autostrada era deserta. Arriviamo alla barriera in uno sfavillio di semafori verdi. Venti caselli aperti alle sei di mattina, e una macchina sola, la mia. Becco peraltro l'unica casellante che stava ancora scartando le pile di monetine e ci mette cinque minuti a darmi il resto, probabilmente un segno del destino. Entriamo a Torino. Siamo gli unici. L'esercito non è schierato, l'Interpol non ci spara a vista. Ci sono in giro solo residui della notte bianca. Passiamo di fianco al PalaVela, desertissimo. Roba da fermarsi, parcheggiare con le quattro frecce davanti all'ingresso e pisciare contro il muro, così, per il gusto della sfida. Arriviamo al luogo dell'appuntamento più puntuali di due svizzeri pignoli. Ma lei non c'è. Lei, cui affidavamo le nostre membra in una città ostile e presidiata dalle truppe Nato, Lei, il navigatore umano autoctono necessario per trovare un posto disperso nella tundra. La chiamiamo per sicurezza. "Hallo, sono Settoruccio, dove perdinci sei?" "Settoruccio? Ma che anno è, che giorno è?" Mi giro verso il socio e lo rassicuro: "Era sbronza, ma adesso arriva. Mai fidarsi delle donne". "Mai. Facciamoci un caffè". Dopo neanche venti minuti la donna compare da una strada nebbiosa e si parte. Dove vado?, le chiedo ingenuamente. "Settoruccio, ti devo confessare un mio problema intimo: non distinguo la destra dalla sinistra". "Occhei, donna, fammi almeno dei gesti inequivocabili. E se sbaglio strada urla, oppure baciami con la lingua". Vedo una freccia: "Vado di là?" "No - mi fa lei -: hanno fatto una superstrada tutta dritta e velocissima, ma non so dove si prende. Andiamo con la statale, che è più lunga e tutta curve e ci sono un sacco di buche, ma non è trafficata". Io e Doug ci guardiamo attraverso lo specchietto retrovisore, con la faccia di due che hanno messo in conto di non arrivare.

(fine terza puntata)

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 11:49 |


martedì, febbraio 21, 2006
 

SEMPRE PIU' TELEGENICI

Senza l'Inter, la prova-tv resterebbe inapplicata a marcire in qualche sottoscala. Invece l'Inter c'è. Viva l'Inter.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 17:40 |
 

CHIAVI IN MANO

1353 persone, fino a poco fa, erano entrate in questo blogghetto del menga nel mese di febbraio digitando una chiave in un motore di ricerca. 1353 persone che cercavano qualcosa e (invece) sono arrivate qui. Io non so voi, ma a me capita spesso di cercare quelcosa su Gùgol. Non sempre trovo quello che cerco, e un po' mi incazzo. Ora, se qualcuno cerca qualcosa sull'Inter o sul curling, occhei, magari non se ne va via del tutto insoddisfatto. Ma gli altri? Io sono pervaso da autentici sensi di colpa e da una sottile ansia da prestazione. Se ne saranno andati sbattendo la porta, "mavaffaculo ma chi cazzo è sto settore di merda?", oppure frustrati e delusi "ma diobono, ho perso mezz'ora a leggere e non ho risolto un cazzo ma guarda te sto pirla"? Ci sono risposte che comunque non saprei dare, altre che sono superiori a qualsiasi mente umana, altre ancora mi stupiscono per la tortuosità del percorso. Credo sia giusto, almeno per espiare parzialmente il mio dolore intrinseco, dare una mia personale risposta ad alcune chiavi di ricerca. Perchè la ricerca stessa, in qualche modo, non sia stata fatta invano. Amici, se tornate qui a cercare queste cose, sappiate che ho cercato di aiutarvi. Sincerely yours.

belle fighe di abbiategrasso: ogni mese c'è qualcuno che digita questa chiave. E' curioso e preoccupante al tempo stesso. Non conosco nessuno di Abbiategrasso. Non so nemmeno se ci siano belle fighe, ad Abbiategrasso. Se ci fossero e le conoscessi, probabilmente non ne parlerei sul blog. La trovo quindi una ricerca del tutto inutile.

calco anatomico vagina: ma a chi può servire, mi chiedo? Io comunque non ne possiedo e non ne ho mai fatti. Una volta, nel 1987, l'ho proposto a una: "Posso farti un calco? Così, per ricordo". Non l'ho più rivista.

calo della qualità dell'erezione: non faccio per vantarmi, ma non ne so nulla.

come si fa una sega ad un maschio: non penso che l'abbia digitata un gay, che sarebbe a conoscenza della tecnica di base. Quindi l'ha digitata una donna. Questo mi eccita profondamente. Se ripassi di qua, mandami una mail. Sono disposto a darti un paio di lezioni. Per facilitare l'approccio, puoi per cortesia portare con te la cassetta di Milan-Liverpool?

commessa antipatica calzedonia roma: certe chiavi di ricerca rivelano quanta fiducia gli italiani ripongano su Gùgol. Chissà cosa voleva sapere questo o questa: il nome, il numero di telefono, o se avevano aperto un forum parlando di lei?

composizione chimica della vodka: ma dico, che cazzo ne so?

depilazione inguine + prezzi + sondrio: quando un blog è un blog di servizio. In effetti, credo possa essere interessante verificare se farsi depilare l'inguine a Sondrio sia più conveniente che a Trieste o Brindisi.

dove praticare curling a roma: mi informo, poi si tirano un paio di stone insieme. Ti adoro.

fiori sbagliati pisello in culo: mi arrendo.

foto campionati italiani tiro con l'arco 2006: maddai, l'hanno già fatto? Ma siamo solo a febbraio. Roba da matti.

foto di pensionate nude con vene varicose: ne avevo, ma poi il genere mi ha stufato.

geishe a pagamento in alto adige: la sola idea che in Alto Adige ci siano geishe a pagamento, giuro, mi eccita carnalmente. Dai, si organizza: il sabato curling a Cortina, poi si scollina e la domenica si tromba una geisha a San Candido. Il lunedì sarei un bijoux.

gli interisti hanno rotto le palle: oh, ma come ti permetti?

i 30 motivi per non essere interisti: a 30 non arrivo, ma potrei elencartene 50 per esserlo.

inter 6 maggio 2002: il 6 maggio è stato quasi peggio del 5. Quasi.

l'infermiera dal clistere facile: cos'è, il titolo di un porno?

lettera di un juventino ad un interista: le ho sempre respinte al mittente. Quelle delle juventine no, adoro la promiscuità.

lidocaina crema uso sessuale: diobono, non c'è più religione. Ma la spalmi lì o lì? No, giusto per sapere.

meglio liposom forte o samir 400?: mah, dipende dai gusti (era solo per darmi un tono)

modulo di constatazione amichevole incompleto: cazzi tuoi, scusa.

muratori nudi: smentisco per l'ennesima volta di essere in possesso di materiale di questo genere. Non ho nemmeno foto di muratori vestiti, niente di niente.

parma sesso senza pagare: eggià, arrivi tu ed è tutto gratis. Ma va a cagare.

perchè si tifa (aspetto sociologico): ecco, dev'essere una cosa sociologica. Ma grave, però.

pettinatura per nuoto sincronizzato: tutti tirati all'indietro, poi metti del catrame.

porno come viene stappato un culo: scusa?

pubalgia erezione: eh, sono cazzi (se ci fosse un Pulitzer per la migliore battuta dell'anno, sarei già nella cinquina del 2006)

quando è arrivato adriano all'inter? guarda, lascia perdere.

quanto ci mette un unghia a ricrescere? rapportato all'ultimo scudetto dell'Inter, pochissimo.

scopare in madagascar: non ne so nulla. Comunque, mi porterei l'Autan.

scrivere in diretta a eurosport durante una telecronaca di snooker: che sollievo, pensavo di essere l'unico perverso.

sesso e ferrovia: non ho mai trombato in treno, quindi non saprei proprio cosa dire. Neanche sui binari o in sala d'aspetto. Neanche aspettando che il passaggio a livello si alzasse. A volte mi rendo conto della mia banalità di fondo.

setto nasale deviato degenza di quanti giorni: se ti operano il mercoledì, il sabato mattina ti dimettono a calci in culo.

sovietiche nude in collant gratis: gratis cosa, le foto di sovietiche nude o i collant? Sono sprovvisto di entrambe le cose, comunque.

sport stupidi curling bocce: ehi, abbassa le ali.

talismano per rendere invincibili i propri sentimenti: sei un poeta, guarda.

tecniche di leccamento di fica: ragazzi, mi sopravvalutate.

vagina tinta nerazzurra: dio mio, questa immagine mi fa stramazzare di desiderio.

vannucchi perchè non sta giocando? a me lo chiedi?

zaccheroni nudo: c'è un infermiere in sala?

 

 

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 17:33 |
 

SCOPETTONE DREAMIN'

(A TRUE STORY)

(romanzetto itinerante che

al confronto Kerouac era uno

che andava in vacanza a Loano)

- SECONDA PUNTATA -

Dopo di che è stato un fine settimana intenso, a far telefonate e a consultare mappe, disegnare percorsi e calcolare ascendenti. Il sito che dava istruzioni era molto ansiogeno. Imponeva orari di partenza, arrivo, ingresso e soggiorno, prenotazioni, abbigliamento, vettovaglie e clausole vessatorie. E le ragazze dei numeri verdi erano gentili e comprensive, ma non potevano sgarrare. Nè dare eccessive speranze. L'home banking risolve solo una parte dei problemi. Ma poi c'è il trasferimento, che è pieno di rischi. Dal sito si capisce che sarà una teoria di posti di blocco, metal detector, mitra spianati, perquisitori e inquisitori. Probabilmente verremo interrogati. E se non prenoti il parcheggio sono cazzi. Mi addormento che sarà l'una e mi sveglio ogni quarto d'ora in preda ai dubbi più atroci. E comunque  niente sconti, la sveglia ha suonato alle quattro, la chiave nel cruscotto ha girato alle quattro e mezza e sono partito verso un casello. C'era un discreto traffico da strage del sabato sera, però senza eccessi. Un gruppo di persone che aspetta il pullman. Il pullman che arriva contromano, forse perchè guidato da un'autista inglese. Io sono parte integrante di una scena irreale e mi chiedo cosa ci faccio alzato a quell'ora, per dirigermi verso un posto ignoto e inospitale, dove l'Interpol magari mi arresterà perchè ho una luce di posizione bruciata. Appuntamento al casello. In senso contrario spuntano due fari. Arriviamo con una sincronia che Fusar Poli e Margaglio sono due dilettanti da Corrida. Convenevoli, abbracci, sguardi increduli. "C'è un po' di nebbia". "Tranquillo, qui c'è sempre, non ne troveremo più". "Hai ragione". Partiamo. Dopo un chilometro un cartello luminoso: "Nebbia fino a Torino".

(fine seconda puntata)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 11:31 |
 

L'INTER DI DOMANI

Stiamo prendendo forma, non so se ve ne rendete conto. E' febbraio e ci sono le prime certezze. Mihajlovic si ritira e rimarrà a fare il servizio d'ordine per Mancini. Cruz rinnova. Cristiano Zanetti probabilmente no. Ma il caso rischia di diventare quello di Toldo. Ha firmato per altri tre anni, fino al 2009, quando avrà 38 anni. Sarebbe carino sapere quanto gli daranno e di quanto si è ridotto l'attuale mostruoso stipendio. Ma mentre leggiucchiavo la notizia sul sito dell'Inter, ho cliccato il link che portava alla scheda del giocatore. Che inizia così:

Portiere di straordinarie doti tecniche, esibisce un'eccezionale reattività ra i pali ed un'estrema sicurezza nelle uscite alte.

Insomma, anche dai particolari si capisce perchè non sempre vinciamo lo scudetto.

(una simpatica immagine di Mihajlovic e Toldo)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 09:26 |


lunedì, febbraio 20, 2006
 

ù

Aviaria, sì dell'Unione europea
"Cento milioni di aiuti al settore"

Sì, occhei, ho tanti accessi, ma non pensavo di meritare un'attenzione del genere. Uno non sta bene e lo vengono a sapere tutti, e in più si fanno in quattro. Ho un po' di febbre e non ho più voce, è vero, ma spero non sia aviaria. E comunque, se dalla Ue mi arrivano cento milioni, ragazzi, compro un paio di giocatori per l'Inter. Il resto si divide.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 20:47 |
 

SCOPETTONE DREAMIN'

(A TRUE STORY)

(romanzetto itinerante che

al confronto Kerouac era uno

che andava in vacanza a Loano)

- PRIMA PUNTATA -

Sono in macchina, squilla il telefonino e il display mi rivela il nome togliendomi la sorpresa (ho questo rapporto bambinesco con il telefonino, aspetto sempre l'ipotetica chiamata di una bella gnocca che mi annuncia: ti devolvo il mio corpo gratuitamente e con desiderio autentico, dimmi solo luogo e ora). Non è che lo conosca da una vita, Doug, però se mi avessero detto che un mercoledì pomeriggio mi avrebbe telefonato mentre ero in macchina, io avrei pensato che sarebbe stato per propormi una salamella, o una birra, o un raduno di blogger (*), o una bella corsa, oppure una cosa pazza del tipo: ho fatto il buco nella cabina, viene a vedere le fighe che si spogliano. E in effetti era una cosa pazza quella che mi proponeva. Forse sapeva che avevo bevuto vino rosso in trattoria, e quindi avevo le difese allentate.

*(nota dell'autore: questo l'ho scritto esclusivamente per provocargli un moto di sconcerto)

(fine prima puntata)

(voglio farlo durare almeno come Elisa di Rivombrosa)

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 19:23 |
 

ALBANA E ROMINO

La caduta (Afp)Fusar Poli-Margaglio (Afp)

Guardo il pattinaggio confuso tra due sentimenti contrastanti. Un po' di invidia, intanto, perchè non so pattinare, nè trasmettere un'uguale sensazione di grazia anche su superfici meno scivolose, nè - ed è forse questa la questione che più mi preme - possiedo un pacco come quello dei pattinatori. Ma anche un po' di fastidio: al di là dell'aspetto tecnico e atletico, proprio non sopporto quest'aria da divismo che circonda i pattinatori, un'atmosfera drogata da gridolini e sbattimenti di palpebre che alla fine mi costringe a catalogarlo come sport da sciampiste, e non da settorucci come me.

Ieri sera, comunque, per non vedere Controcampo ho visto il pattinaggio e, debbo dire, mi sono divertito. E' stata una carneficina, una specie di rodeo umano. Ogni due coppie, una cadeva. E che cadute. Ho visto una canadese volare via e picchiare una culata da leggenda. Ho visto due ucraini strisciare abbracciati, come volessero iniziare una seduta di petting (erano sposati, peraltro, mi faceva notare il telecronista). Ho visto la prima coppia italiana rotolare via ingloriosamente. Poi sono arrivati loro, Barbara Fusar Poli e Stefano Margaglio, primi in classifica, attesissimi, il PalaVela vibra, eccoli eccoli!

Evito giri di parole: a me stanno molto sul culo. Mi sta sul culo lei, con quei sorrisi stampati e quell'ambizione ostentata e quelle interviste un po' così, in cui fa capire che se non danno l'oro a lei il pattinaggio è una merda. E mi sta sul culo lui, che ha una pettinatura al di là di ogni aggettivo e che guarda in camera e dà i bacini, e io lo guardo e mi sento baciato a tradimento, quasi molestato, che un giorno mi decido e vado in procura a denunciarlo. Collettivamente, mi stanno sul culo come coppia, baci di qua e baci di là, sorrisi pazzeschi, molto falsi, sebbene molto fotogenici e molto convincenti almeno per la categoria sciampiste.

Non che gufassi, per carità. Chi se ne frega. Ma la scena di ieri sera è stata straordinaria. Dopo la caduta (secondo me è colpa dell'uomo) i due si sono guardati per 26 secondi, mentre il PalaVela si spellava le mani in un applauso consolatorio. Di solito i pattinatori sorridono anche se li penetri con una trave rovente. E invece loro no, per 26 secondi di sono guardati tipi Sfida all'Ok Corral, 26 secondi in cui lei ha pensato di lui

"Mavaffanculo brutto frocio mollaccione l'avevamo provata mille volte imbecille pezzo di merda hai buttato nel cesso la mia medaglia"

e lui ha pensato di lei

"Sono anni che mi rompi il cazzo non sai neanche stare in piedi brutta troia tu e quel sorriso del cazzo sei truccata come una bagascia"

Poi sono tornati in modalità smile e hanno piroettato e ringraziato mentre il PalaVela grondava di lacrime e shampoo. Nel box (dio, come odio il siparietto del box) lei ha fatto la scena madre e lui ha mandato bacini, che io schivavo smadonnando. Oggi li hanno filmati mentre si allenavano in vista dell'ultima esibizione di stasera. Stavano insieme senza cagarsi, ballavano e si strigevano stando distanti, un capolavoro alchemico di vicinanza fisica e di odio metafisico. Non riesco a pensare a cosa potrebbe accadere stasera, se per caso cadessero ancora. Temo che lei possa sgozzare lui con un pattino, o che lui costringa lei a un rapporto anale tipo "Cane di paglia", ma in Eurovisione e su ghiaccio.

E comunque, tutto questo livore venuto improvvisamente allo scopero rafforza la mia teoria sulla coppia Fusar Poli-Margaglio. Non possono essere solo soci o compagni di sport. Questi due (che da tempo sono sposati con altre persone) rivelano un passato ben più ruvido. Secondo me c'è stata tra di loro una complicata storia di sesso e amore: lei dominatrice e diva, lui schiavo affrancato e quindi pericoloso. Una coppia da trombata nello spogliatoio o nella trasferta di Coppa, quando i sensi prevalgono sui ranking mondiali e quando a furia di sollevarsi, toccarsi, prendersi, abbracciarsi, sfoderare sensi e strusciare pacchi, a un certo punti dici

"Scopiamo, santiddio"

Poi la vita si sa come va, e qualche volta ci si divide. Loro, divisi, hanno dovuto continuare a pattinare insieme. E quindi - sempre secondo la mia personalissima teoria socio-sessuo-sentimental-sportiva - oggi sfogano on ice i livori di quelle ex-coppie che hanno qualche scheletro nell'armadio, e che spesso aprono l'armadio e vengono colti da un senso di umanissimo sgomento nel sentire una stretta allo stomaco che non sai se è nostalgia o un vaffanculo.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:34 |


sabato, febbraio 18, 2006
 

PECCATO

Sul rink la partita l'abbiamo fatta noi. Ma l'house del Livorno è rimasta inviolata. Anzi, all'ultimo secondo Cristiano Zanetti ha respinto una stone sulla linea. Non è il nostro momento (un punto in tre partite) e mi sopravviene un po' di malinconia.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 20:48 |
 

SQUADRONE

fotoTre volte ai supplementari, tre vittorie. Poi, voglio dire, battere il  Canada è una figata pazzesca. Come se le Isole Faroer battessero a calcio l'Italia. Quella del curling è una squadra con i controcoglioni. Bisognerebbe renderle omaggio come merita. Se non fosse una pura follia, domani mattina alle cinque punterei la macchina verso Pinerolo, guarderei la partita con la Finlandia, trasmetterei il mio personale apprezzamento ad Alvera (nella foto, oggi partitone) e agli altri, riprenderei la macchina e tornei a casa in tempo per il the.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 18:35 |


venerdì, febbraio 17, 2006
 

COMPLIMENTI

SIGNOR MINISTRO

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 21:58 |
 

DIO SALVI LA SIBERIA

 E se dovessi rinascere vorrei fare il fotografo di Sport Illustrated, o l'inviato di tennis, o il giudice arbitro. In subordine, mi andrebbe bene anche reincarnarmi in un cuoricino di metallo.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:48 |
 

LA ROTTURA DI PAAL

fotoA un certo punto questo signore qui, che di nome fa Paal, ha fatto il fenomeno. Il rink ribolliva (erano anni che volevo scriverlo) di stone che schizzavano di qui e di là. Erano le nostre. Quelle dei norvegesi erano tutte in house. Due volte ci hanno fatto questo giochetto da 4-0. Gli ultimi tre end non hanno nemmeno giocato. Troppo distacco. 11-3. Il curling a volte sa essere amaro. Tra l'altro agli eventi bisogna presentarsi due ore prima. E ditemi voi che cazzo ci può fare uno a Pinerolo alle 7 di mattina. Il Toroc questa cosa la deve chiarire, oppure distribuire del vin brulè. Non è che uno si trova tra capo e collo la curling-mania e non fa un cazzo. La passione va alimentata, sennò poi Retornaz non coglie il calore dell'ambiente e non regge l'urto con l'ansia da prestazione. prova tu a dare lo spin a una stone se non sei tranquillo dentro.

(il mondo va troppo veloce e il curling ha già problemi di crescita. Se non vinciamo con la Nuova Zelanda il fenomeno di costume potrebbe non durare fino alla settimana prossima)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 13:34 |


giovedì, febbraio 16, 2006
 

LA TABELLA DEL CURLING

La tabella-scudetto ce l'avevo in mente, stampata, e quindi ora sta sbiadendo durante l'intimo e doloroso processo di elaborazione della sconfitta.Se l'avessi buttata giù su un foglietto adesso sarebbe nel cestino, appallottolata a dovere, ciuff, gancio cielo e via. Ma è un periodo che non riesco a rimanere a lungo senza tabelle. Mi è sembrato quindi naturale prendere carta e penna, nell'intimità domestica, mentre regnava un provvisorio ma significativo silenzio, per stilare la tabella del curling.

(scusate questo pizzico di autoreferenzialità, ma adesso che è tutto un fiorire di curling di qua e curling di là, record televisivi e segoni auditel, paginate su giornali nazionali e dibattiti su radio nobili, ecco, volevo sottolineare che questo blogghetto si è mosso con largo anticipo, quando ancora il curling era nelle tenebre, e quindi mi autopropongo - come farebbero un Macchianera o un Personalità Confusa - come punto di riferimento web del sentimento curlinghistico, questa prorompente voglia di scopare il ghiaccio e allungare la gittata di una pietra di venti chili che ormai attraversa lo stivale in senso longitudinale)

Allora, il momento è intenso e cruciale. Oggi, dopo una giornata di riposo (i nostri giocatori sono stati visti all'Ikea dove Alverà ha preso un portasciugamani da attaccare al muro con i tasselli, e Zandegiacomo una libreria Hensvik da 49 euro), l'Italia ha due partite contro due avversari più che abbordabili. Alle 9 c'è la Norvegia, che è una buona squadra ma niente di straordinario. Ormai il torneo ha cominciato a delinearsi: Canada e Gran Bretagna sono una spanna sopra gli altri, che infatti seguono a mucchio, e nel mucchio ci siamo anche noi. Fuori dal mucchio, ultima a zero punti, c'è solo la Nuova Zelanda, che affronteremo alle 19. Insomma, se facciamo quattro punti - e possiamo farli - faremo un balzo in classifica che eleverà il curling a sport nazionale, subito dopo il calcio e prima del petting.

E così, mentre elaboravo la classifica e sognavo i possibili sviluppi - chessò, una finale per il bronzo, roba da farsi una sega solo al pensiero - sentivo bussare la porta. Avanti, ho detto.

- Ciao Settoruccio.

- Diobono. Ma io ti ho vista in tv.

- Sì, sono io. Mi hanno detto che hai un blog esclusivamente dedicato al curling, e sono venuta a conoscerti potendo godere di una mezza giornata di riposo.

- Da Pinerolo fino a qui?

- Da, bolscioi Settorovich

disse le sparandomi la lingua in bocca e facendo sweeping labiale.

- Uomo, ti ho portato in dono il mio corpo sovietico.

- Ascolta, lo so che è un sogno, quindi prima che mi svegli volevo dirti che tu, Ludmila, sei un gran pezzo di figa e che mi sono innamorato di te durante gli ultimi tre end della partita Italia-Russia. C'è un mio amico che vorrebbe sposare Violetta, ignorando che è già sposata. Io non ho avuto il coraggio di dirglielo. Gli ho solo detto: non c'è problema, a me piace Rosa, voglio dire, se si esce in quattro non ci si pesta i piedi. Ma poi ho visto te e non ho capito più un cazzo.

- Settorovich, le tue parole mi fanno sciogliere. Sono come il ghiaccio del rink quando si guasta il refrigeratore.

- Santiddio. Prima che mi svegli, Ludmila, scopiamo.

- Non ho portato lo scopettone, amore. Pensavo di fare la lead.

- No, non intendevo lo sweeping, tesoro. Intendevo unire i nostri corpi bollenti in un amplesso che preveda anche il momento della penetrazione.

- Ah, vuoi trombare.

- Sì, Ludmila. Facciamolo prima che apra gli occhi e mi ritrovi davanti alla tabella curling.

- Ma ti piaccio davvero?

- Ludmy, la foto sul sito del Toroc non ti rende giustizia.

- Hai ragione, l'ho fatta nella macchinetta dell'aeroporto di Mosca. Due rubli quattro foto.

- Toglimi una curiosità. Ho colto un tasso di perversione nella vostra squadra che mi ha fatto dimenticare il lato prettamente agonistico. Intanto c'è una russa di colore.

- E' nata a Mosca, actually.

- Poi c'è un mezzo cesso, vabbe', e poi c'è un'altra quasi al tuo livello, ma un gradino più giù. E poi ho visto la vostra allenatrice, diobono. Sembrava Crudelia Demon. Ma vi frusta mentre vi allenate, quella virago?

- No, però una volta ci ha fatto spogliare nude e a turno ci faceva strisciare sul ghiaccio, mentre due facevano andare lo scopettone e la skip stava in fondo al rink in reggicalze e guepiere in pelle, con un paio di manette in mano.

- Ti prego, basta così. Ho un'erezione di quarto grado. Facciamo sesso prima che scada il tempo.

- Settorovich, me l'avevano detto che gli uomini in Italia sono degli stalloni pazzeschi. Come la chiamate questa voi in Italia?

- Patta. Sei capitata bene. Ludmy. Ho delle tendenze maialesche, ma di gran classe e modi garbati.

- Mi garbi in effetti. Fammi tua, che tra un'ora ho il treno per Pinerolo.

- Senti, e se trombassimo più a lungo? Poi ti do uno strappo in macchina, don't worry.

- Ma bisogna arrivare due ore prima della partita, sennò non ci fanno passare.

- Come, due ore prima?

- L'ha detto il Toroc.

- Ma è un'ingiustizia, Ludmy. Io devo esplorare il tuo corpo in lungo e in largo, oltre che in profondità. Ti devo scopare tridimensionalmente. Ho bisogno di tempo.

- Settorovich, devo andare. Sennò quella mi frusta.

- Ludmy, no, aspetta, fammi almeno toccare le tette.

- No, devo andare, ma serberò sempre il ricordo di questo incontro.

- Ludmy, diobono, facciamo almeno un po' di dai-e-vai sul divano.

- No, è tardi. Ho anche il supplemento rapido.

- No, Ludmy, no, ti prego, resta!

Mi sono svegliato ancora con la matita in mano. Dicevo di Italia-Nuova Zelanda. Uno fisso. Il problema è inculare i norvegesi alle nove di mattina. Quelli sono abituati alle levatacce. Noi abbiamo Retornaz che ha la pressione bassa. Viva l'Italia, viva il curling, viva la fratellanza tra i popoli ancche extra-Ue.

foto

(Ludmila in una foto che trae in inganno) 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 23:17 |
 

MA FATEMI IL PIACERE

Questa foto è la prova che Figo non prende mai abbagli e sa benissimo quello che fa.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 21:55 |


mercoledì, febbraio 15, 2006
 

L'INSOSTENIBILE LEGGEREZZA

DI GOBBI E BAUSCIA

Fu così che uno a un certo punto mi fa: scusa, ma hai creato un punto di ripristino? E io: no, che cazzo è un punto di ripristino? Allora, mi fa quello lì, vai su start, poi su tutti i programmi, poi su accessori, poi su utilità di stema eccetera eccetera. Ho eseguito come uno scolaretto. Il mio pc, che era diventato più lento di un Commodore Vic 10, è così tornato a venerdì scorso, ed è ripartito da lì, d'incanto, bello come il sole. Io sono rimasto ammirato a vedere questo prodigio billgatesiano. Se potesse accadere ogni tanto nella vita reale, porca troia, che a uno gli va male qualcosa e allora torna indietro di tre giorni e riparte da lì. Non sarebbe bello?

Non amo le risse: Non amo nemmeno il pre-rissa, quando si mostrano i muscoli e si alza la voce. Non amo i messaggi trasversali, le ripicche, gli insulti e i contro-insulti. Non amo i post-rissa e le minacce presenti e future. Giusto per dire che se fosse per me adesso fermerei tutto e mi creerei un bel punto di ripristino. Una settimana fa a quest'ora eravamo tutti qui con i nostri uccellini barzotti ad aspettare Fiorentina-Inter e non era ancora accaduto niente. Potessimo creare un bel punto di ripristino di sette giorni esatti esatti, eh? Ma non voglio fare l'esoso. E se devo proprio dire la verità, fare il più realista del re, il più sportivo degli sportivi, il più buono dei buoni, l'unica cosa che cancellerei davvero è quella pietosa scena di Stankovic che chiude la porta del tunnel. Preferisco perdere a Firenze e preferisco perdere con la Juve - due sconfitte con una loro logica, magari immeritate ma con una loro logica - che vedere uno che organizza la resa dei conti nel tunnel, o assistere a quelle reazioni da checche isteriche nei riguardi di ingiustizie arbitrali che non ci sono state ma che ci si aspettava ci fossero, quasi si pretendevano, magari per giustificare una inculata totale come quella di domenica sera.

No, era giusto per premettere che - oggi va di moda farlo e dirselo l'un l'altro - di demonizzare l'avversario non me ne frega un beato cazzo. Il nostro avversario è un vero demonio di per sè, è avanti di 12 punti e ci ha appena rullati sul nostro campo. Non so quante volte l'ho scritto nel corso degli ultimi mesi, ma quando leggo le cifre della Juve mi fermo, tiro un sospiro, conto fino a dieci e mi tolgo il cappello, sperando che nessuno mi veda. A me, con gli avversari, piace giocarmela. La scorsa stagione un amico mi prestò due tessere per andare a vedere Inter-Juve (finì 2-2) e io ci andai con un amico juventino. Perchè avevo voglia di passare una domenica sera un po' vivace, a mandarsi affanculo in piena armonia, a sfottersi per due ore da un seggiolino arancione all'altro. Io non sono un agonista sfegatato: forse per questo al mio avversario tendo la mano spontaneamente, gli faccio i complimenti, e mi tengo destro tutti i vaccagare per un'altra volta, chè tanto poi svaporano, lo so già.

Detto questo - detto che non voglio demonizzare la Juve e che la Juve vincerà il campionato perchè è una spanna sopra gli altri -, lasciatemi però anche dire che rimpiango lo stile Juve. Rimpiango quando pagavano gli arbitri, ma in silenzio. Rimpiango l'Avvocato che sapeva distinguere un Cavaggio da un Pinturicchio e, se aspettava, aspettava Godot.  Rimpiango i volti sabaudi della dirigenza, che li odiavi epperò non fino in fondo, perchè versavano il vino nel bicchiere giusto e sapevano distinguere qual era il piattino con il loro pane. Rimpiango una società potente fino allo schifo, però misurata. Oggi la Juve è sempre potente fino allo schifo, però è di un'arroganza insostenibile. La bava alla bocca dopo la sentenza-doping è stato uno spettacolo inquietante, la reazione immane della belva ferita e offesa che, come fosse un cartone animato, beve una pozione e si rimette in piedi, più grande e spaventosa di prima. La Juve, un'altra Juve, con qualche Agnelli in più nel cda, avrebbe reagito in un modo diverso, magari con spocchia, per carità, ma non con questi sguardi spiritati e queste parole livorose. La Juve dovrebbe accontentarsi di essere una squadra miracolata, uscita pulita da un processo che tracimava merda. E invece no, da allora è stata un'escalation di arroganza che mette a disagio, perchè è un'arroganza gratuita e inutile. Una squadra che ha 12 punti di vantaggio, come dire, ha già detto tutto. 12 punti più in basso, gli altri DEVONO stare zitti, muti, stop. Il calcio è questo, lo sport è questo. L'Avvocato al limite avrebbe guardato in basso e avrebbe riso dentro, vedendo noi pezzenti dibatterci per un posto Ciempions mentre la sua massima preoccupazione era allacciarsi l'orologio sopra il polsino. No, loro no, loro (la Triade) digrignano i denti. Leggetevi bene il comunicato anti-Processo: è di una volgarità imbarazzante. "La Juventus non vuole pensare che questo dipenda dalla posizione del dottor Tronchetti Provera, proprietario dell’emittente ed azionista importante della società nerazzurra (...)". La Juventus non vuole pensare, eh? Ma andate affanculo. E l'iniziativa anti-Figo? Una patetica prova muscolare per far capire chi comanda e per sistemare un conto rimasto aperto dieci anni per quella faccenda dei due contratti. E poi, come andiamo avanti? Scaricheranno letame davanti alla sede dell'Inter? Si faranno una sega davanti alla classifica avulsa? Faranno i caroselli se pareggiamo a Livorno? Faranno un trenino se perdiamo?

E' questa volgarità che non accetto. Sono pronto a rendere onore a una squadra fortissima che non ha bisogno di Dattili, Palanchi e - lo dico forte - nemmeno di una dirigenza del genere. Bisogna saper perdere: noi, anche se ci siamo abituati, qualche volta ce ne dimentichiamo e me ne dispiace. Ma bisogna saper vincere, e immagino le piroette dell'Avvocato: neanche a Villar Perosa riesce a prender sonno.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:23 |


martedì, febbraio 14, 2006
 

ONORE BIANCONERO

'Scolta, il comunicato contro il Processo e quel fighetto di Tronchetti Provera l'ho fatto fare. Adesso ci sarebbe un'altra faccenduola da sistemare. Sai, la storia di Figo e della tua visita negli spogliatoi.

Minchia, hai ragione. Questa infamia non può restare impunita. Mi hanno rotto i coglioni. Adesso li sistemo. Chiama l'Ufficio Stampa, subito.

No, vi prego, ho già fatto un comunicato oggi. Un altro comunicato no, no, vi prego. Argh!

Scrivi, minchia, scrivi. La Juventus denuncia alla Federazione Italiana Giuoco Calcio il calciatore Luis Figo, per le dichiarazioni rilasciate ai principali organi di stampa. Le affermazioni del tesserato Figo sono gravi, assolutamente infondate e false. Tanto più gravi poiché rilasciate in un contesto internazionale. Hai scritto?

Sì, capo.

Bene. Ah, domani ne ho in mente un'altra fighissima: rigare la macchina a Mancini. Cosa fareste senza di me, eh?

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 21:59 |
 

PIANGINA A CHI?

(comunicato numero 2)

La Juventus Football Club comunica di aver denunciato alla Federazione Italiana Giuoco Calcio il calciatore Luis Figo, per le dichiarazioni rilasciate ieri, lunedì 13 febbraio, e riportate oggi dai principali organi di stampa. Le affermazioni del tesserato Figo sono gravi, assolutamente infondate e false. Tanto più gravi poiché rilasciate in un contesto internazionale.

(questa non ha bisogno nè di commento nè di traduzione. Si vergognino)

(Luis, non gli badare)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 19:19 |
 

LE GIOIE DEL CURLING

Dopo le due sconfitte di ieri con Gran Bretagna (erano tutti scozzesi, cazzo, battili tu gli scozzesi) e Svezia (erano tutti svedesi, e quindi questa parentesi è del tutto ininfluente), mi ero intristito parecchio, ma veramente. Anche se questa cosa che avevano giocato una partita la mattina e una la sera, devo dire, mi aveva fatto tenerezza. Così come mi era piaciuto constatare che le quattro partite del programma si giocavano tutte contemporaneamente, fianco a fianco, nei quattro rink del palazzetto di Pinerolo, come in una bocciofila qualunque. E' questa dimensione umana del curling che mi attizza in pensieri più struggenti. Perdi 7-5 dalla Scozia, raccogli le tue stones e dici: "Andiamoci a mangiare una focaccina che poi stasera si gioca ancora". E magari tra una partita con la Scozia e una con la Svezia (persa ancora 7-5), in quel lasso di tempo tra due emozioni olimpiche nello stesso giorno, uno va al bancomat a fare l'estratto conto, l'altro va a comprare i grissini, l'altro a comprare una ricarica da 25 euro della Vodafone, perchè tu sei un nazionale di curling e stai facendo le Olimpiadi, ma puoi girare per tutta Pinerolo che nessuno ti rompe i coglioni.

Quindi oggi la nazionale italiana di curling è scesa sul rink avvertendo le prime pressioni, perchè si è visto che non siamo proprio la squadra materasso, ma anche che gli altri sono più adatti a manipolare la strizza olimpica. L'Italia aveva perso di due punti con la Svezia, che in mattinata aveva sconfitto il Canada, no dico, il Canada. E oggi toccava alla Germania, che nel primo turno aveva riposato e ieri lo aveva preso lo scopettone in culo dal Canada, ancora imbufalito dalla sconfitta mattutina con la Svezia. Dio mio, che incrocio di emozioni, che fuochi d'artificio sul rink olimpico (olympic rink)!

Italia-Germania: oh, quali eventi sportivi evoca questa magica accoppiata! (mi piace ogni tanto, diciamo ogni mille post, usare questo tono epico) Per sei end l'equilibrio regna sovrano, l'Italia conduce di un punto, 5-4, quando accade l'inenarrabile. Anzi no, lo narro, e che cazzo. Mano disastrosa dei nostri, la Germania fa quattro punti in una volta sola e va 8-5. Tremendo. E qui l'Italia - intesa come nazione - dovrebbe essere grata ai suoi alfieri. Al bancario Alverà, quello brizzolato che ha la figlia che gioca nella squadra femminile. Allo spilungone Zandegiacomo. A Retornaz e alla sua aria da bravo ragazzo con gli occhiali da fighetto. A Mariani che fa gruppo ed è molto preciso. Perchè invece di crollare a picco - vorrei vedere chiunque dopo aver preso quattro pappine in un solo end - la squadra italiana si rimette in sesto e al nono end siamo ancora lì, 8-8.

Decimo e conclusivo end. Sono in ufficio e mi piazzo davanti al televisore. Mi circondano sguardi di incredulità mentre gli altri pensano alla combinata e io mi alzo e dico:

"Adesso muti che c'è il curling. Siamo 8 pari. E l'end decisivo. Muti"

"Il twirling?"

"Curling, non twirling. E la mazza del twirling te la ficcherei in culo se non spegni quel risolino"

"Ma scusa, e Rocca?"

"Non potete capire. Siete gente rozza".

In effetti non capivano, quei bifolchi, perchè guardassi con tanta attenzione della gente in tuta che tirava un bollitore dell'Alessi e altri che pulivano il pavimento in coppia. E io non sono stato di grande aiuto quando ad un certo punto mi sono alzato e, pugni al cielo, ho esclamato:

"Evvai Retornaz!"

9-8. Mi sono alzato, sono tornato alla mia scrivania e da lì, mentre mi mangio una schiacciatina, scrivo queste poche righe a corredo di una giornata eccezionale: l'Italia ha vinto una partita nel torneo olimpico di curling, sdoganando i bollitori e gli scopatori. Viva l'Italia, viva la strategia del ghiaccio, viva la gnocca nella sua più estesa concezione.

foto

(una rara foto di Retornaz senza occhiali)

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 19:03 |
 
LA PRAVDA

(facilities for interisties - 11)

(comunicato ufficiale sul sito della Juventus)

La Juventus prende atto a malincuore che il Processo di Biscardi, da alcune settimane, l’ha presa di mira dilatando gli errori arbitrali a suo vantaggio, tacendo su quelli a suo danno e ignorando completamente quelli favorevoli all’Inter. La Juventus non vuole pensare che questo dipenda dalla posizione del dottor Tronchetti Provera, proprietario dell’emittente ed azionista importante della società nerazzurra. Ma, di fronte ad una evidente parzialità della trasmissione, considera superfluo parteciparvi con i propri dirigenti e giocatori. Invita, quindi, i suoi tifosi a seguire trasmissioni più obiettive.

TRADUZIONE DI SETTORE

La Juventus prende atto a malincuore che da alcune settimane il mondo si è accorto che riusciamo, come ogni anno, a condizionare il campionato. Questo a dire il vero ci turba parecchio in quanto, come noto, non tolleriamo il minimo dissenso e già con la storia del doping ci hanno fatto passare un brutto periodo. Del Processo di Biscardi, evidentemente, non ci può fregare di meno, chi cazzo se ne fotte di quella bolgia dove tutti dicono tutto e il contrario di tutto, ma figuriamoci. Però ne approfittiamo per cagare il cazzo all'Inter, visto che Tronchetti Provera è il proprietario di La7. Siccome siamo bastardi dentro, non ci accontentiamo di farci le seghe pensando agli arbitraggi di Dattilo e Palanca e alla vittoria di domenica sera a San Siro: no, oggi è già martedì e quindi spandiamo un po' di merda. Mirata all'Inter, s'intende, perchè ci piace da morire. Quei pezzenti e il loro dossier del cazzo e gli errori arbitrali a nostro favore: tiè, beccatevi questa. Noi al Processo non ci andiamo più e invitiamo i tifosi a seguire trasmissioni più obiettive. Tipo "Controcampo", di quei simpaticoni di Mediaset che quando ci si spacca il portiere titolare ce ne prestano uno gratis, o che quando vogliamo infrangere ogni tabù sui diritti televisivi ci fanno firmare dei contratti sontuosi facendoci passare dalla porta sul retro. Viva la Juve,  forza Milan, Inter Inter vaffanculo.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:13 |
 

SETTORE OLIMPICO

(rubrica al passo con i tempi per non dover sempre parlare dell'Inter e di quei ladri della Juve)

4 - LO SHORT TRACK

Lo short track è stato ammesso alle Olimpiadi nel 1992 ad Albertville, per coprire il buco lasciato nel calendario dalla soppressione del calcetto saponato. Deve il suo nome all'unione dei termini "short" (breve, in riferimento alla pista su cui si corre, per distinguerla da quella ben più lunga del pattinaggio di velocità) e "track" (track, il tipico rumore delle membra infrante). Ad inventarlo fu un giapponese, Sashoki Imatazi, un organizzatore di gare di sport invernali più volte finito nel bollettino dei protesti. Nel 1974 fu incaricato dalla Pro Loco di Sapporo di allestire una rassegna dal titolo "Ishigori" (tradotto in italiano, "Certami selezionati che appassionano il pubblico e avvincono il cuore affondando le mani nella più pura espressione dell'agonismo innevato"). Riuscì a sistemare decorosamente le cose per lo sci, l'hockey e il kazaungo (la versione polare del taekwondo, molto popolare in Giappone e in Corea, nella quale i due lottatori si prendono a calci indossando eskimo e moon-boot), ma per le gare di pattinaggio non trovo l'impianto adatto: il palasport olimpico "Toshiro Mifune" gli fu negato perchè due anni prima, quando organizzò la "Festa dell'Unità sulla neve", non pagò luce e gas al Comune.

Quando i 20 pattinatori iscritti alla gara arrivarono al palazzetto, si trovarono increduli davanti a spalti gremiti e a una normalissima pista da hockey. In un primo momento pensarono di essere su "Tamadoui" (la versione giapponese di "Scherzi a parte"), poi uno di loro ruppe il ghiaccio (erano anni che sognavo di fare questa battuta) e chiese:

"Ma per chi cazzo ci hai preso, brutto imbecille, che avevo i biglietti per andare a vedere Kramer contro Kramer e invece sono qui come un pirla che non c'è neanche la pista adatta alle nostre peculiarità?"

L'atmosfera era molto tesa. Dal canto suo, Imatazi fu molto esplicito: "Se non gareggiate inculano me e, a pioggia, ognuno di voi. Vi do mille yen in nero se fate tre o quattro giri tutti insieme, così li facciamo contenti. Aiutatemi solo a tirare le nove e mezza, tanto poi c'è la sfilata delle ballerine brasiliane con i pattini leopardati".

Imatazi sistemò sul ghiaccio otto birilli rubati in un cantiere stradale e i 20 pattinatori cominciarono a girare in tondo. Ogni tanto Imatazi suonava un campanaccio e gridava

"Ultimo giroooooo"

perchè era un appassionato della Sei Giorni di Milano. La gara ebbe molto successo. Hitoshi Ando la vinse allo sprint su Kazu Haganawa, cui spaccò i due incisivi superiori con una bella gomitata a trenta metri dall'arrivo, essenzialmente perchè gli stava sul culo per una vecchia storia di parcheggi rubati. La gente era in delirio e si capì subito che il nuovo sport avrebbe avuto successo tra i poveri di spirito, cioè il potenziale 95 per cento della popolazione mondiale: Imatazi lo battezzò "short Sapporo crazy race", ma quando Tetsuie Koda uscì di pista e planò con i pattini a martello sulla tibia ed il perone di Gennaro Maiello (un pizzaiolo di Amalfi che si era da poco trasferito in Giappone e si trovava a bordo pista con il suo banchetto di margherita al trancio) optò subito per "short track", più espressivo. Imatazi, a causa dei suoi guai con la Siae giapponese, non si arricchì con questa sua invenzione: Hiro Hito bloccò la sua nomina a Cavaliere dell'Impero e il povero Sashoki, deluso, si trasferì a Bangkok dove è entrato nel ramo ristorazione e gestisce tuttora un locale equivoco, "Enlarge your penis".

Dal sito della Federazione internazionale short track (Fist), copio e incollo il regolamento che Imatazi volle semplice e tale rimase:

1 - Recarsi a un palaghiaccio e affittare dei pattini.
2 - Accordarsi con almeno due avventori per organizzare una corsetta sul perimetro.
3 - Accordarsi sul numero dei giri e tracciare la linea d'arrivo.
4 - Un due tre: casino!

Nel corso degli anni, l'aumento del numero di praticanti e della popolarità di questa disciplina ha contribuito ad affinare le regole. Nel 1983 l'International Board aggiunge l'articolo 5: "Non uccidere, non rubare, non fornicare, non commettere atti impuri". Nel 1987 è stata introdotta la squalifica per atti di violenza che comportassero come conseguenza diretta la tetraplegia e l'impotentia coeundi. Nel 1992 è stata vietata del tutto la violenza, e il numero degli spettatori è calato del 78 per cento. Oggi è permesso sgomitare e spaccare le arcate sopracciliari, ma non strizzare le palle dell'avversario.

Il più tipico momento dello short track è il cosiddetto "Amatawa" (filotto): si realizza quando, in curva, cade quello più all'interno e li atterra tutti. La gente, di solito, applaude fino alla sfinimento. E' rimasto famoso il caso dei campionati panamericani del 1994: durante la finalissima Brian Dupont, campione dell'Ohio, cadde trascinando gli altri cinque finalisti (uno, William J. Crawford, fu abbattuto da un veterinario ubriaco che pensava di essere a un rodeo). Nello sconcerto generale scese in pista Felix Garcia, venditore di bibite, che pattinando sui mocassini vinse il titolo e si qualificò per i Mondiali. Fu però squalificato dal Comitato olimpico americano perchè privo del certificato medico.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 09:13 |


lunedì, febbraio 13, 2006
 

IL QUALCOSINA

(informazione di servizio: questo blog esce gravemente incompleto a causa di pesanti problemi tecnici. Ieri nel tardo pomeriggio mi si è impallato il pc a casa. Non va più, per aprire un'icona del desktop ci mette cinque minuti. L'ho considerato un preciso segnale divino)

Il problema è che siamo forti con i deboli e deboli con i forti. Precisiamo: essere forti con i deboli, in un campionato di calcio, è essenziale, e infatti aver conquistato 34 punti su 36 nel nostro recente ciclo di burro ci ha consentito di tenere una media-punti elevatissima, e anche di nutrire speranze ben definite, concrete, superiori a ogni considerazione e a qualsiasi distacco. Invece ci condanna la nostra indiscutibile propensione ad essere deboli con i forti, e questi sì che sono cazzi. Prendendo in considerazione le quattro più forti avversarie in campionato - Juve, Milan, Fiorentina e Roma - finora in sei partite abbiamo fatto sei punti. Media retrocessione, altro che scudetto. Sei partite di cui, si badi bene, quattro le abbiamo giocate in casa. Un bilancio deludentissimo e che non può che peggiorare, visto che ci restano ancora il derby chez Milan e la trasferta di Roma. Anche di queste due sconfitte consecutive con Fiorentina e Juve, del genere "sì occhei abbiamo perso ma abbiamo giocato bene meritavamo almeno il pari non siamo inferiori a nessuno eccetera", resta l'immagine di una squadra che non ha quel qualcosina in più. Parlo di testa, cervello, convinzione, morale. Non c'è un abisso dalla Juve, proprio no, ma il "qualcosina" basta e avanza. Ieri, oltre che di testa, abbiamo palesato anche qualche problema con i piedi: lo stato di forma di Adriano e Martins è pietoso e purtroppo - questa è sfiga - ci siamo trovati, una volta di più, a giocarci una partita importante senza uno che desse l'impressione di poterla mettere dentro (a proposito: un Martins così bisognava proprio farlo giocare? E se sì, così a lungo?). Dall'altra parte - anche questa è sfiga, in senso lato - noi tiravamo e colpivamo chiappe: l'immagine dei nostri tiri che si infrangevano regolarmente sui glutei di Thuram mi ha indotto alle più cupe considerazioni sulla vita in generale e la giustizia nel calcio. E, proseguendo, c'è anche qualche problema di mani: ormai più indizi fanno una prova, e bisognerà seriamente prendere in considerazione l'eventualità di insegnare a Julio come ci si piazza nelle punizioni e, magari, come si tenta di pararle. Dalla Juve abbiamo preso tre gol su quattro su punizione, cazzo, ma si può? Quanto a Nedved, lasciamo stare. Il "qualcosina" è anche questo, è andarsi a cercare una punizione dal limite dando palla a Klaus Dibiasi. Farsi fischiare la punizione, batterla, segnare. Questo è il "qualcosina". Noi, invece, abbiamo tirato una punizione dal limite con l'arbitro che col braccio alzato diceva che non si poteva tirare dritto in porta. Con quella maglia gialla, diobono, non si può non vederlo, l'arbitro. Resta l'amarezza di vedere che il giocattolo non funziona mai quando serve. O perdi un pezzo (Veron, in due partite con la Juve, ha giocato mezz'ora: un'ingiustizia), o si scaricano le pile, o non capisci le istruzioni. Siamo così sfigati che adesso ci tocca pure difendere il secondo posto dal ritorno del Milan, sulla cui capacità di reazione non avrei scommesso un ghello. Il "qualcosina" è andare in Europa con 12 punti di vantaggio in campionato che ti regalano leggerezza. Noi ci andiamo con l'ansia di portare a casa qualcosa, perchè in campionato potrebbe diventare difficile anche il nostro solito, immancabile, insopportabile "obiettivo minimo". Che a gennaio quasi riteniamo già raggiunto e che a febbraio, d'incanto, traballa come ogni nostra certezza.

 

 

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 13:09 |


domenica, febbraio 12, 2006
 

STAYIN' ALIVE

Sabato pomeriggio, mentre chiamavo a raccolta il mio corpo e facevo un check-disc, mi sentivo francamente inadeguato a qualsiasi attività fisica o intellettuale. Tossetta, raffreddorino, maldigoluccia, tutto accennato, appena conclamato, che ti senti un po' così e dici: ma cazzo, almeno mi venisse il febbrone che mi metto a letto e dormo 18 ore al giorno come il re della foresta. E invece niente, un malessere diffuso, zero voglia di zero cose, mollezza, sfiducia. Cosicchè alle 19,30 alzo il telefono, compongo un numero mai composto prima, parlo con una persona mai sentita prima e che si sentiva che stava mangiando, gnam gnam, si sentiva, e io mi scuso, ma lui "no no no no, dimmi tutto", e io penso il meglio possibile di lui, poveraccio, che io gli rompo i coglioni all'ora di cena e lui è contento di sentirmi, pur non sapendo chi cazzo sono. Al che, nel confluire di tutta questa serie di sentimenti sparsi e di sensazioni fisiche da pappamolla, al termine della concisa telefonata gli comunico che

"Occhei, domani ci sono, mettimi nella distinta, alle otto e mezza sono là, giurìn giuretta, e si inculi questo freddo del menga"

Nel mettere giù il telefono, mi chiedevo il perchè di questo comportamento insano, mi chiedevo in quale recesso del cervello avessi trovato l'esigenza di dire sì, perchè la telefonata era nata per dire

"No, scusa, domani non ce la faccio, non sto bene, sai com'è, si inculi questo freddo del menga, e poi il Pm10, il Pm10 diobono, è tutto un complesso di cose, magari domenica l'altra, che dici?, magari ci saranno 20 gradi all'ombra, il tempo è pazzo e noi siamo un paese tropicale"

E invece gli avevo detto di sì. Gli avevo telefonato per dire no e invece gli ho detto sì. Roba da matti. Fatto sta che stamattina alle otto ero in macchina e guidavo nella tundra. Alle 8,25 arrivo a destinazione, vedo già un brulichio familiare e tiro giù il finestrino per chiedere alla prima persona che mi capita a tiro

"Scusa, sai dove si può parcheggiare la macchina?"

"Di là"

Mi fa indicando con una mano, dandomi le spalle, perchè con l'altra mano si sta scrollando il pisello dopo una bella pisciata sul muro della scuola materna. Noi podisti siamo così, gente dura e rotta a ogni esperienza, che magari c'è meno uno ma se devi pisciare pisci, ti sfoghi in una di quelle belle pisciate fumanti per liberare la vescica prima di partire verso l'aperta campagna, pisciate che ti regalano un pieno di leggerezza e fiducia nella vita. Parcheggio, pago i miei 3.50 euro ed esco, chiedo come al solito a uno della Protezione civile

"Scusa, di qua o di là?" (oh, tutte le volte, lo so, mi rendo conto)

"Da là, òsti" (solita risposta che ricevo ogni volta, e vabbe')

e vado vado vado. Parto piano nel freddo becco, mi inoltro nella tundra, c'è brina e terra dura, c'è anche ghiaccio e troverò anche della neve farinosa. Ho delle cuffiette nuove e il volume della musica è più alto. L'andatura è decorosa ma non mi affanno. Lascio andare le gambe e respiro. Al primo cartello

"A 50 metri separazione percorsi"

non ho dubbi: da una parte si va per i 7 chilometri ma io giro verso i 14-21, seguendo un gruppo di podisti Avis di un paese con l'accento sull'ultima lettera, sì, vedo distintamente l'accento, c'è un sole bellissimo, il cielo terso e l'aria che frizza, il mio Thermolite mi crea un microclima da Club Med e vado come un treno, anzi, un trenino Lima. Al secondo ristoro c'è un gruppo di fighe di mezza età e una mi punta e mi chiede:

"Uè, fai i 14 o i 21?"

E io:

"I 14, sono per la politica dei piccoli passi"

Lei, un cesso, mi guarda con un'aria strana, come di una che ha messo in conto di trombare prima dell'arrivo con un podista sconosciuto ma fascinoso. Io prendo uno spicchio d'arancio e saluto, per evitare di essere violentato lì sul posto. Arrivo in 1 ora e 11 minuti, tutti questi numeri uno mi mettono allegria. Mi informano che 13 chilometri erano in sterrato e io confermo: erano sterrati, iddio vi benedica. Buone sensazioni, morale alto, stato di benessere diffuso. Mentre mi denudo parzialmente sotto gli occhi di un pensionato Enpals, e mi metto roba asciutta, penso intensamente a come sarebbe bello finire la giornata così com'è cominciata.

(quando corro mi sento Figo)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 16:04 |


sabato, febbraio 11, 2006
 

L'ORA DEL FIORETTO

Mancano ventuno fottutissime ore e bisogna mettersi un po' in gioco. Spendersi. Profondersi. Per (omissis), cosa saremmo disposti a fare?

(nella foto: a destra l'idolo di Di Canio, a sinistra quello di Capello)

(giusto per seminare un po' di zizzania)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 23:01 |


venerdì, febbraio 10, 2006
 

SETTORE OLIMPICO

(rubrica al passo con i tempi per non dover sempre parlare dell'Inter e di quei ladri della Juve)

3 - IL BIATHLON

Gli sport invernali non potevano restare a lungo insensibili alle nuove mode. E negli anni Sessanta il presidente della Federazione internazionale, il maldiviano Twanko Halelelu, convinto dell'irreversibile parabola discendente dello slalom gigante e del pattinaggio di figura, decise di introdurre nuove specialità per rivitalizzare l'ambiente. Halelelu era rimasto affascinato dall'invenzione del pentathlon moderno, una disciplina che sarebbe assurta a popolarità planetaria e che sapeva sapientemente miscelare l'equitazione al nuoto al tiro alla scherma e alla corsa campestre, un pastrocchio ridicolo che però agli occhi del grande capo della Federsci apparve come una genialata totale. L'entusiasmo di Halelelu per i nuovi progetti contagiò altri dirigenti sportivi del popolare arcipelago. Per esempio Franklin Samallah, bancario di Malè neoeletto presidente della Federnuoto maldiviana, inventò lo swurb: prima frazione di duecento metri a nuoto dalla riva fino a una piattaforma al largo, poi immersione in assetto variabile fino a meno quindici e ritorno a riva con il surf (pagaiando in caso di mare non mosso). La prima gara internazionale ebbe alcune decine di iscritti, ma il rappresentante polacco, Kazimier Kowalchewitz, fu sbranato da uno squalo bianco durante la seconda frazione e lo swurb non venne mai più riproposto.

Halelelu, durante un congresso a Zermatt, convocò i consiglieri per esporre i suoi progetti di prove multiple. Il primo era il "salto taragno": la prima prova consisteva in un salto dal trampolino, la seconda nella preparazione di un paiolo di polenta. Il punteggio, espresso in centesimi, doveva combinare la lunghezza del salto con la bontà della polenta, ma fu escluso perchè non si trovò l'accordo sul metodo di cottura (il consigliere russo, Boris Demienko, era arrivato a proporre il braciere olimpico per dare la massima pubblicità alla seconda frazione). Il secondo progetto era denominato "ski juggling": consisteva in un normale slalom gigante che veniva però intervallato da prove di abilità (il concorrente scendeva nella prima manche con un hula-hop, nella seconda stringendo tra i denti un cucchiaio con un uovo sopra). La cosa piacque, ma si diffuse la voce che forse l'aveva già inventata Ettore Andenna e si preferì soprassedere. Il terzo progetto aveva il nome provvisorio di "fondo sparato": consisteva in una gara di sci di fondo durante la quale gli atleti ogni tanto si fermavano e facevano tiro al bersaglio. Narrano che Demienko, appena Halelelu terminò di esporre quest'ultima proposta, proruppe in una fragorosa risata: "Ahahahah, diobono, che cazzata", disse il consigliere russo. Ma il progetto fu votato a maggioranza e Demienko si dimise per protesta. Lasciò ogni attività pubblica pochi anni più tardi e da allora vive in una dacia a 100 chilometri da Mosca insieme a una badante moldava.

 Halelelu, durante la cena di fine congresso alla pizzeria "Schoene Cinisello", davanti agli altri dirigenti federali, in onore del pentathlon, battezzò "biathlon" il nuovo sport. Che attraverso pochi ma significativi cambiamenti è giunto fino ai giorni nostri. Per esempio, la pittoresca abitudine di festeggiare  la vittoria sparando in aria è stata abbandonata in segno di lutto per la morte di un assessore tirolese, Hatto Kohler, che sul palco aspettava l'arrivo con una coppa in mano e fu ucciso da una pallottola vagante. Così come è stata bloccata l'iniziativa di alcuni atleti che, per ottenere migliori risultati in un tempo più breve, presero parte ad alcune gare con il kalashnikov. Anche il richiamo primordiale alla caccia è stato mitigato da quando un concorrente, Egisto Pernice (G.S. Valli Orobie), fu ucciso per un banale scambio di identità da un biatleta transilvano.

Oggi si gareggia su di un percorso delle gare si snoda su anelli di varia lunghezza (2 km, 2,5 km, 3,3 km, 4 km) a seconda della specialità. Al termine di ogni giro gli atleti devono effettuare una sessione di tiro al poligono, di cinque colpi ciascuna, in piedi e a terra. La più classica delle specialità è la 20 km individuale in cui si percorre 5 volte l’anello da 4 km. Per ogni bersaglio mancato si deve scontare una penalità, che consiste nel percorrere altri 150 metri sull'anello. Nella gara individuale, invece, si aggiunge un minuto al tempo totale per ogni centro mancato. Il tempo non si ferma durante il tiro, per cui gli atleti devono sparare in fretta per ridurre al minimo la propria permanenza al poligono. Vince chi completa l'intero percorso nel minor tempo possibile. Ho sempre ammirato questo aspetto del biathlon: io quando corro un'oretta e mezza poi faccio fatica a infilare le chiavi nella portiera della macchina, figuriamoci se dovessi sparare un bersaglio a 50 metri, sdraiato a terra con tutto quel freddo.

 E una cosa che non ho mai capito è proprio la questione delle palle. Come si fa a sparare a pancia in giù, diobono, con le palle immerse nella neve? Non mi do pace da quando ho letto la storia di Armin Weissholzenbacher, campione di biathlon di Naturno, sopra Merano, che durante il Trofeo Birra Dreher a Dobbiaco, nel dicembre del 1971, ebbe un problema tecnico alla carabina durante l'ultima sessione di tiro e svenne per la troppa tensione, tipo quel panzone cinese durante la gara di pistola a Sidney. I soccorsi scattarono in ritardo: in effetti, sembrava che Armin stesse prendendo la mira, ma in realtà aveva già perso i sensi da alcuni minuti. Fu rianimato con un cordiale e dichiarato in breve fuori pericolo, però i medici si accorsero in ritardo che il membro virile e lo scroto, ivi compreso il contenuto, erano stati colpiti da un principio di assideramento. Armin si ritirò dalle competizioni in aperta polemica con la Fisi e oggi dirige il Coro delle Voci Bianche "Kate Bush" di Malles Venosta.

 

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 13:43 |
 

EVVIVA L'OPERETTA

Il genere leggero torna di moda. Nelle ultime ore, l'allenatore di una squadra provinciale sesta in classifica è stato esonerato con motivazioni da operetta. In Germania, un noto allenatore italiano alla guida di una squadra da operetta, giustamente settima in classifica, è stato esonerato (per poche vittorie, troppi pareggi, pochissimi gol: minuzie). Infine, nella città che sta per ospitare le Olimpiadi invernali, il noto allenatore di una delle due squadre locali, quella con la maglia a strisce verticali optical, rilascia un'intervista a un giornale di sinistra e dice che in Spagna le cose funzionano bene per merito di Franco. Dalla Spagna, dove l'allenatore ha lavorato, gli mandano a dire che si è bevuto il cervello. La risposta dell'allenatore è da operetta: "Mi riferivo alla burocrazia sportiva".

In Canada la federazione del curling ha un milione e duecentomila iscritti. No, per dire che c'è più serietà.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 09:22 |


giovedì, febbraio 09, 2006
 

SETTORE OLIMPICO

(rubrica al passo con i tempi per non dover sempre parlare dell'Inter e di quei ladri della Juve)

2 - LO SKELETON

Uno tira una palla di carta nel cestino e inventa il basket. Uno tira un giavellotto e inventa il lancio del giavellotto. E come gran parte degli sport, anche lo skeleton è nato per caso. Nel 1957 Hans Huberholzer, titolare del Soccorso Aci Val di Tures(Bozen), veniva chiamato dalla famiglia Tappeiner ad Anteselva di Sopra, dove la Topolino della signora Gerda si era improvvisamente fermata a duecento metri dal passo e non ne voleva sapere di andare nè su nè giù. Guenther Tappeiner telefonò incazzato alla concessionaria Fiat Flarer di Bressanone, dove aveva fatto il tagliando appena quattro giorni prima spendendo una barbarità, e poi ad Huberholzer, pregandolo di venire a dare un'occhiata alla Topolino. Hans arrivò in giornata ad Anterselva di Sopra e cominciò ad esaminare il motore della Topolino davanti agli occhi interessati di Guenther e Gerda Tappeiner, oltre che del loro figlio maggiore Sigfrid (quello minore, Norbert, era in colonia a Igea Marina). Il motore sembrava a posto, e quindi Hans si coricò sotto la vettura per vedere se tutti i tubicini fossero al loro posto.

 Per poter muoversi meglio nella scomoda posizione, Hans estrasse dal suo camioncino il carrellino da meccanico e con quello si infilò di nuovo sotto la vettura. Che però era parcheggiata in forte pendenza. Hans perse la presa e il carrellino senza più controllo imboccò la statale, direzione fondo valle, sotto gli occhi increduli della famiglia Tappeiner, nel frattempo raggiunta da un vicino, Klaus Mittermaier, cugino di sesto grado di Rosi. In pochi metri il carrellino acquistò velocità e per Hans non ci fu scampo: fu ritrovato due giorni dopo a Novacella di Bressanone, a poche decine di metri dall'abbazia, ancora coricato sul carrellino e in preda al delirio. Immobile a causa di una frattura alle vertebre cervicali e in stato confusionale per una commozione cerebrale, era sopravvissuto mangiando bacche ed era riuscito scrivere un messaggio sulla bolla di accompagnamento, intingendo la chiave inglese nel sangue: "In Kulen Topolinen". Hans era noto in tutta la valle per la sua magrezza. Lo chiamavano Skeleton, scheletro. E in onore di quello che in tutto l'Alto Adige è ancora noto come "Il miracolo di Anterselva", da allora cominciarono a tenersi gare estive e invernali di skeleton in cui manipoli di volontari si rendevano disponibili a lanciarsi in discese su strada o su ghiaccio coricati su un carrellino o su un bob per bambini.

 Lo sport in pochi anni venne affinato: venne abbandonata la posizione supina per quella prona, ma sempre a testa avanti, per non tradire lo spirito coraggioso e pionieristico di Hans Huberholzer. Dal 1967 lo skeleton si disputa esclusivamente su piste ghiacciate, dopo che Gustav Klienkhofer, durante un criterium a Corvara, venne travolto e stritolato da un pullman di suore trappiste mentre scendeva dal Passo Sella facendo da apripista: Gustav aveva preso erroneamente la direzione Val Gardena a causa dell'errore di segnalazione di un commissario di gara, tale Ernesto Ruffini detto Sgnappa.

 Lo skeleton è nel programma olimpico del 2002 e, incredibilmente, è stato confermato a Torino 2006. Il regolamento è lungo tre righe scritte in New Courier corpo 14: prendi il "coso" (non esiste un nome per quel coso che si mettono sotto la pancia, e quindi tutti lo chiamano skeleton, ma impropriamente), fai una bella rincorsa, buttati di pancia e vai giù. Il peso complessivo atleta + coso non può superare i 115 chili (92 per le donne), e se uno vuole può zavorrare il coso, mentre è vietato zavorrare se stessi (questa cosa non l'ha mai capita nessuno, ma tutti i regolamenti di qualsiasi sport hanno almeno una clausola un po' bislacca). La pista è la stessa di bob e slittino. Il coso è di fatto inguidabile, se non con opportuni movimenti del corpo. Basta muovere il peso, anche impercettibilmente, per determinare variazioni all'assetto e scegliere la miglior traiettoria possibile. E' passato alla storia il caso di Haarno Severlaainen, campione finlandese degli anni Ottanta, che durante una discesa ebbe un'erezione pensando intensamente a una fondista norvegese che aveva conosciuto ai Giochi della Scandinavia: il rigonfiamento pubico fece decollare il coso e lui morì sul colpo infrangendosi contro una baita. La curva dell'incidente, in ambiente skeleton, è da allora simpaticamente soprannominata Horny Haarno.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 13:43 |
 

ADRIANO E PALANCA

Qui Inter. Perdere a Firenze ci poteva stare, e lo sapevamo, anche se qui si nutriva la speranza di allungare una serie miracolosa. La Fiorentina ha vinto 11 partite su 12 in casa, quindi  non è affatto sorprendente, per nulla, tornare a Milano con le saccocce vuote. Se qualcosa di confortante c'è, a volerlo trovare, è proprio il fatto di aver perso a testa più che alta in uno dei campi più difficili del campionato, prendendo due gol del cazzo (il primo, soprattutto, è un regalo del portiere) e restando sempre più che mai in partita, a parte un po' di mollezza - comprensibile - appena preso il secondo gol. Càpita a Julio Cesar si sbagliare, càpita a Samuel di dormicchiare, e vabbe', càpita. Abbiamo perso a Firenze, mica a Lecce. Abbiamo a lungo fatto noi la partita. Sostanzialmente, in chiave-scontro diretto, non cambia un cazzo. A parte l'ovvia considerazione che sarebbe stato meglio giocarsela a meno sei o a meno cinque, ci arriviamo in un discreto spolvero e senza complessi d'inferiorità. Resta l'incognita-Adriano, che comincia a diventare una questione fastidiosa. Non ho tenuto conto, in queste prime 24 partite di campionato, quante volte i commenti della vigilia e quelli dell'immediato post-partita sono stati infestati da frasi che riguardavano "l'attesa del miglior Adriano". Quando cacchio arriva il miglior Adriano? Se è una beffa essere in media scudetto ed avere 9 punti di svantaggio dalla prima, è una beffa anche avere tre giocatori strepitosi come Figo, Veron e Cambiasso e non poter contare davanti su uno che finalizzi il ben di dio che gli arriva. Questa sera è stata una palla al piede. Io non mi convinco per un cazzo quando qualcuno mi dice "ma almeno lotta, corre, tiene alta la squadra, torna" eccetera. Queste sono cose che puoi chiedere a Tiribocchi e Possanzini. Intanto, stasera non ha fatto nemmeno questo. Ma da uno del genere è lecito aspettarsi caterve di gol. Quest'anno è una pena, a parte qualche sprazzo. E' molto vierizzato, cioè forte con i deboli. Sistema le sue cifre personali con le squadrette e poi si permette esibizioni di un pallore sconcertante come questa. Incredibile che, a questo punto del campionato, a una squadra come l'Inter manchi un attaccante vero. Ci sono giorni in cui ci manca uno che faccia i gol stupidi, come dice il Mancio. Altri giorni in cui ci manca uno che faccia i gol, punto. Tipo stasera, nella partita più importante del campionato.

Qui Juve. I gobbi hanno fatto un primo tempo loffio, nel secondo hanno cercato di vincere la partita, che in sostanza non avrebbero rubato, per carità, ma ci è mancato poco poco poco che lo prendessero in culo. Questo schema è ormai una costante dell'ultimo mese. Un po' poco, forse, per dire che sono bolliti, ma di sicuro non sono più il carrarmato pre-natalizio. Domenica dobbiamo vincere e stop. Se non ci riusciamo, adieu. Ma possiamo farcela perchè sono alla nostra portata, visto che sono stati alla portata dell'Empoli, dell'Udinese e del Parma. E nelle difficoltà hano un sacco di risorse, come dice Facchetti. Risorse interne, certo, con tutti quei giocatori che possono risolvere il match e un Del Piero a cui dovranno fare un monumento. E poi le risorse esterne. Questa sera alla Juve è stato dato un rigore ridicolo, per non dire pazzesco. E' il secondo che le danno in campionato, occhei. Ma è un rigore fischiato da un arbitro che palesemente non vedeva l'ora di fischiarlo. Palanca è un arbitrucolo come Dattilo. All'Inter hanno dato un internazionale, alla Juve un arbitro di terza fascia. Un arbitro, oltretutto, condizionato dalla Juve: Palanca aveva diretto Chievo-Juve e i gobbi hanno avuto da ridire su un paio di cosette. Quindi, poche settimane dopo, tu designi ancora Palanca - un arbitro così così - per la Juve e lo mandi a Torino. Io sono convinto che la Juve non c'entri nulla. Ma Palanca, anche incosciamente, è uno che è andato a Torino a pagare un debito. Non è umanamente possibile fischiare un rigore come quello che ha fischiato lui, non aprima dibattiti e non cerchiamo ragioni. E non voglio parlare del rigore non dato al Parma, che rientra in quella categoria di episodi che magari dal campo non apprezzi nella loro pienezza. Il rigore fischiato alla Juve, quello sì, è un'enormità. Non me la prendo con la Juve nè con Palanca, il modesto Palanca, il pavido Palanca. Me la prendo con un designatore che dimostra - dopo la bufera su Juve-Udinese - di non aver capito un cazzo. Inter e Juve meritavano di andare allo scontro diretto con un pari trattamento. Nelle due partite precedenti lo scontro diretto - è un fatto oggettivo - la Juve ha avuto un trattamento diverso. Di favore. Perchè poi i gobbi vengono anche qui in questo blogghetto a fare i ganassa nei commenti. Ma se io vincessi le partite con dei rigori così, giuro, non me la godrei per niente. A voi piace così? Davvero? E allora, scusate, andate a cagare.

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 00:58 |


mercoledì, febbraio 08, 2006
 

FIORENTINA    2

INTER     1

LA DIRETTA DI SETTORUCCIO

Non mi sono dispiaciuti del tutto, non sono stati quelli di domenica col Chievo ma nemmeno un disastro. La Fiorentina, che ha fatto un partitone, ha fatto tre tiri e due gol. Noi non abbiamo avuto nemmeno un briciolo di culo, che ci avrebbe fatto piacere in una serata che si era subito messa male. Cambiasso, che fa avanti e indietro con l'Argentina, era stanco, ed è un grosso problema. Poco brillanti (eufemismo) gli attaccanti, ma la loro difesa non ha concesso granchè. Brocchi sembrava Bobby Charlton, diocaro. Niente, tiremm innanz. La Juve non ha vinto, otto o nove punti è la stessa cosa, per domenica sera non abbiamo scelta. Potevamo arrivarci più arrazzati, ma non disperiamo. 

49' - Trefoloni fischia con tre secondi di anticipo. Scandalo.

45' - 4' di recupero, tutti avanti.

41' - Le merde sbagliano il rigore. Vaffanculo! Vaffanculo! Tiè!

39' - GOOOL, diobono, il Chino su punizione. All'arrembaggio!

37' - Mischione drammatico, salvataggio sulla linea su Burdisso, non è serata, proprio no.

35' - Cordoba, iddio lo benedica, salva su Jorgensen.

28' - Palla velenosa di Veron in mezzo, ma c'è quel marcantonio di Lobont.

22' - Entra Recoba per Cruz, poi entrerà anche Kily per Cambiasso.

18' - Adriano spacca il naso a Brocchi, ma non vale come 2-1.

14' - Vaffanculo. Fiore sbaglia il tiro, si inserisce Jimenez, bel gol. Sono cazzi.

12' - Colpetto di testina di Burdisso, comodo per Lobont. Ma premiamo.

9' - Lobont fa un'uscita alta della madonna, e mi rompe un po' i coglioni.

Secondo tempo

45' - Fine primo tempo, senza recupero. Fiorentina avanti, ma noi non siamo andati male. Il problema è che non so cosa mangiare, fino alla fine io non reggo.

43' - Pareggia la Juve con Ibra rapato a zero, a momenti la Fiorentina raddoppia. Ho anche finito le Gocciole. Sono momenti tristi.

38' - GOL DEL PARMA, dai dai dai dai. Gol di Beppe Dossena, diobono, ma non si era ritirato?

33' - Mavaffanculo, ma chi cazzo è questo Lobont? Prima para di ascella un tirone di Veron, poi va a prendere quasi all'incrocio un tiro di Stankovic, poi anticipa Cruz su cross di Figo, poi si fa una sega dietro a un palo. Dominiamo, invano.

28' - Trefoloni ammonisce Zanetti per un falletto da oratorio, tocchiamoci i coglioni. Punizione di Fiore, la prendevo anch'io.

23' - Contropiedone di Adriano, ma poi deve tirare di destro, e quando segnerà di destro ci farò un post. Al centro c'era Penelope Cruz, ma col cazzo che gliela dà.

22' - Porca troiaccia schifosa, casino in area, occasione grande così, Cambiasso ribattuto, stiamo crescendo di brutto, però non la mettiamo.

20' - Cazzo: cross di Figo, incornata di Cruz, fuori di pochisssssimo.

19' - Al secondo fuorigioco che ci fischiano, e non c'era, mangio tre Gocciole.

16' - Percussione di Stankovic che mette in mezzo per Adriano e Figo, ben piazzati ma non dotati di superpoteri.

9' - Gol di culo di Brocchi, che non segnava da otto stagioni. Angolo, respinta della difesa, tiro di Brocchi da 20 metri che batte Dida (sottolineo: Dida).

6' - Lancio di 120 metri di Veron sui piedi di Stankovic, che manca lo stop proprio mentre iniziavo a toccarmi.

3' - Punizione alla cazzo di Veron, molto ma molto alta.

Squadre in campo. L'Inter ha la maglia bianca e attaccherà da sinistra a destra. Non do a questo particolare un significato ben preciso, ma ci tenevo a farlo rilevare per scrivere qualcosa prima di andare in trance.

Prepartita - Il Mancio schiera tutti i diffidati, diobono: quando il gioco si fa duro, cominciamo pure a cagarci in mano. La Fiorentina schiera gli ex Brocchi e Bojinov. Non ho Orociok in casa, ripiegherò sulle Gocciole.

FIORENTINA: 22 Lobont; 21 Ujfalusi, 3 Dainelli, 2 Kroldrup, 23 Pasqual; 10 Fiore, 32 Brocchi, 17 Pazienza, 20 Jorgensen; 8 Bojinov, 30 Toni
A disposizione: 13 Roccati, 5 Gamberini, 18 Montolivo, 19 Jimenez, 26 Pancaro, 27 Di Loreto, 29 Pazzini
All. Cesare Prandelli

INTER: 12 Julio Cesar; 4 J. Zanetti , 2 Cordoba, 25 Samuel, 3 Burdisso; 7 Figo , 14 Veron, 19 Cambiasso, 5 Stankovic; 9 Cruz, 10 Adriano
A disposizione: 1 Toldo, 8 Pizarro, 18 Kily González, 20 Recoba, 21 Solari, 23 Materazzi, 33 Wome
All. Roberto Mancini

Arbitro: Matteo Trefoloni (Siena)

 

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 20:16 |
 

EQUIPES DI SCIENZIATI

IDDIO VI BENEDICA

Andare al lavoro in macchina fa ingrassare. Un ricerca australiana ha calcolato la percentuale di persone in sovrappeso a causa della dipendenza dalle quattro ruote. Risulta che gli auto-dipendenti hanno una probabilità del 13% in più di essere sovrappeso oppure obesi rispetto a chi va a piedi, in bicicletta o usa i mezzi pubblici. Lo studio, condotto su un campione di oltre 6mila persone, è stato pubblicato sull'International Journal Of Obesity. E questa ricerca, condotta da una equipe di scienziati di Sidney, mi strabilia davvero. Cazzo, hanno dovuto esaminare SOLO 6mila persone per capire che andare a lavorare in auto è meno dimagrante che andare a piedi. Dove andremo a finire.

Questo intermezzo scientifico vi è stato offerto dal mio nuovo sponsor, l'Olio Carli(ng).

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:52 |
 

C'E' TUTTO UN MONDO INTORNO

Sul curling vedo spendere ironie in ogni dove. E invece nel mondo sono milioni gli appassionati di questa nobile disciplina, insensatamente trascurata dal Cio che l'ha ammessa ai Giochi soltanto a Nagano, cazzo, non mi ci fate pensare, dopo lustri di colpevole attesa.

 Ho già accennato al caso di Sharon Stone il cui vero nome è Sharon Brambilla ma che ha voluto rendere omaggio al suo sport preferito scegliendo come nome d'arte, appunto, uno dei tipici simboli del curling.

 Ma pochi sanno che anche i Rolling Stones sono legati a doppio filo al curling, una delle passioni segrete di Mick Jagger e Keith Richards, che lo praticano dai tempi del liceo. Il primo nome dei Rolling Stons era infatti "The Sweepa" (Gli Scopettoni), ma poi lo cambiarono nel più intrigante "The Rolling Stones" quando Jagger, durante una partita, tirò la stone di taglio pensando di giocare a bowling e fratturò un malleolo a Bill Wyman, che anni dopo avrebbe lasciato il gruppo in aperta polemica per quel vecchio e mai ricomposto episodio.

 E come dimenticare il grande Dwight Stones, eccezionale inteprete del Fosbury Flop, che in realtà si chiamava Dwight O' Frickanbully ma scelse di cambiare cognome in accordo con i genitori e in memoria della zio Richard, campione di curling nell'Ontario?

Questo gioco dei nomi è appassionante: pensate che anche Kim & The Cadillacs si chiamavano, in origine, Rink & The Cadillacs, perchè usavano come sala prove il ripostiglio della nazionale gallese di curling.

Prima di scopare sul set, anche Rocco Siffredi si dilettava con il curling: manco a dirlo, il suo ruolo preferito era quello dello sweeper, e proprio questo suo morboso attaccamento allo scopettone fu la causa del suo allontanamento dall'Alleghe Curling Club, perchè non rispettava i turni e come stratega faceva cagare: la sua unica tattica era "vieni lungo" e l'Alleghe rischiò la retrocessione in un drammatico incontro con il Feltre Rink Team.

 E comunque una delle cose più commoventi, parlando di curling, è notare come in Italia ci sia da sempre un crogiuolo di passione sommersa e normalmente trascurata perchè, forse, il curling non è trendy. Ma mi piace ricordare in questi momenti Lucio Dalla, che con la sua "Disperato erotico stone" fu uno dei primi a fare uscire il curling da quella cappa di trascuranza tipicamente italica.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 10:53 |


martedì, febbraio 07, 2006
 

CURLING MASCHILE

E CURLING FEMMINILE

(LO SPORT DEI SENTIMENTI)

Il curling, nel suo aspetto più tipicamente conviviale, può essere giocato da uomini e donne insieme, come le bocce sulla spiaggia. E' chiaro che poi quando il gioco si fa duro, e quando l'agonismo si fa totale e organizzato, gli uomini stanno con gli uomini e le donne con le donne. Ci sono campionati, coppe e tornei. Ma la stone, cazzo, la stone è sempre la stone, 91 centimetri di circonferenza e 19,96 chili di peso massimo. Quanto al peso tecnico della divisione per sessi, ill curling maschile è certamente l'espressione massima del curling, ma anche il curling femminile ha un suo perchè. Anzi, nel clima cameratesco e di forte coesione che si genera nello spogliatoio, nascono spesso storie d'amore tra lo staff tecnico e le giocatrici che poi si tramandano negli anni, attraverso poesie e canzoni, secondo i classici canoni della tradizione popolare. Nel bellunese, per esempio, c'è ancora chi canticchia una vecchia canzone che narra dello struggente addio tra l'allenatore dell'Asiago Cum&Curl e una delle giocatrici, ceduta al mercato estivo alla Sweep Innsbruck. L'allenatore non si diede mai pace: lo trovarono in fondo al lago di Misurina con una stone al collo. La canzone si intitola: "Cambio skip ma non riesco a dimenticarti", anche se familiarmente è conosciuta come "Ancora". 

E' notte alta e sono sveglio,
nel rink sei tu il mio chiodo fisso,
insieme al lead non stavo meglio,
e più ti penso e più ti voglio,
tutto il casino fatto per averti,
chiedendo a moggi ho preso uno skip serbo,
e adesso che ho tirato bene, merda, perdo.

Ancora, ancora, ancora,
perché io da quella sera, non ho
vinto una partita senza te,
e non me ne frega niente, senza te
anche se cambiassi sweeper, io direi
non mi fai andare a punto quanto lei.

E' notte alta e sono sveglio,
ho levigato il rink diobono,
mi fa smaniare questa voglia,
e prima o poi farò lo sbaglio
di fare il pazzo e venir sottocasa
tirare stone alla finestra accesa
vedere sempre lì il tuo scopettone, pesa.

Ancora, ancora, ancora,
perché io da quella sera, non ho
vinto una partita senza te,
e non me ne frega niente, senza te
anche se cambiassi sweeper, io direi
non mi sai scopare il ghiaccio quanto lei.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 18:16 |
 

MI SONO ROTTO I COGLIONI

PASSO AL CURLING

Il calcio è inutilmente stressante e tira fuori il peggio di noi. Da qui al prossimo 15 maggio, quindi, passerò in rassegna uno a uno gli articoli che compongono il regolamento internazionale del curling. Ma alla rinfusa, per vivacizzare un po' la cosa. Oggi, per esempio, propongo un'attenta riflessione su un'eventualità rara ma non dimenticata dal legiferatore del curling.

12.11 Se uno stone dovesse rompersi durante il gioco, sarà posizionato un altro stone al posto del frammento maggiore in modo che il punto più vicino al bersaglio (button) sia coperto dal nuovo stone che il giocatore potrà usare nelle successive mani (ends).

Nel calcio se si buca il pallone non succede una sega. Nel curling, se si rompe una stone, sono cazzi da cagare. Bisogna trovare il frammento più grande, e rimettere insieme i cocci di un'esistenza. Figuratevi quanti ricordi legano un giocatore a una stone, diobono, non mi ci fate pensare. Non ho mai visto una partita di curling in cui si sia rotta una stone, ma secondo me è un momento commovente.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:54 |


lunedì, febbraio 06, 2006
 

SETTORE OLIMPICO

(rubrica al passo con i tempi per non dover sempre parlare dell'Inter e di quei ladri della Juve)

1 - IL CURLING

Il curling è la versione polare della raffa ed è uno dei miei sport preferiti in assoluto subito dopo il calcio e il basket e molto prima della Formula 1 e del bridge. Il regolamento è molto semplice. Il campo (rink) è una lastra di ghiaccio (ice) lunga 146 piedi (feet) e larga 14 piedi e due pollici (inches). Una volta ho visto su Eurosport una partita dove un norvegese chiedeva la verifica del campo (rink) e uno svizzero ha chiamato un verificatore slovacco che ha misurato la larghezza, e in effetti, cazzo (dick), mancava mezzo pollice e hanno mandato tutto a monte (mountain).

Ma torniamo al regolamento (law). Sul ghiaccio del campo (rink), alle due estremità, sono disegnati due bersagli (house), con un raggio di sei piedi (feet). Il centro delle case (tee) viene individuato dal punto d'incontro di due linee (center line e tee line): la prima taglia il campo longitudinalmente, l'altra è posta a 16 piedi (feet) dal fondo della pista. Tutto questo spiega perchè il curling sia uno sport poco praticato: per disegnare il campo serve una laurea in ingegneria quantistica e poi c'è sempre meno gente disposta a ghiacciare un campo da bocce, più che altro perchè le spese vive sono molto alte e d'estate non le recuperi. Peccato, perchè la meccanica del gioco è strabiliante. Le squadre sono composte da quattro giocatori (lead, second, third, skip) ciascuna, che si dividono i compiti alla perfezione come in un kibbuz e fanno a turno in ciascuna posizione, ebony and ivory/live togheter in perfect/armony.

Una volta, alla finale interquartieri di curling, ho chiesto come mai il quarto si chiamasse skip e non fourth, e un tizio corpulento ha provato a tirarmi la pietra (stone), mancandomi nettamente e distruggendo il cofano di una Opel Kadett parcheggiata vicino (close to) al campo (rink). Lì ho capito che non bisogna mai mettere in discussione le regole del curling (curling), che risalgono al 1511 (my god!). Si gioca - qui lo dico e qui lo nego - come a bocce (teets): uno dei quattro giocatori fa scivolare la pietra (stone) verso il tee, che in pratica è il boccino (little teet). La pietra (stone) pesa venti chili (dick!) ed è scolpita in una tipica roccia scozzese ormai in via di estinzione, tanto che nel curling c'è parecchio fermento e i giocatori (players) non vogliono passare alla pietra sintetica (fake stone) per ragioni di rispetto delle tradizioni e, diciamolo, per rompere i coglioni a priori alla Federazione Internazionale Curling (Ficu). Nel passaggio dei tedofori a Heidenlakensee (Sud delle Valli ed Engadina), un manifestante no-fakestones ha cercato di spegnere la fiaccola con un rutto, ma è stato fermato appena in tempo e finito a colpi di stone da un giocatore del Viganello. Comunque, se posso continuare con il regolamento, la partita si compone di dieci mani (end) (scusa, non sarà hand?) (no, è end, end!, e non cagarmi il cazzo). Uno lancia, uno (lo skip) sta a fondo campo a dettare le strategie di lancio (è quello che dice: di qui, di là, vieni lungo, no porca puttana dove cazzo tiri ubriacone del cazzo). Gli altri due invece scopano (sweeping).

E' questa (sweeper) la figura centrale di questo sport favoloso. Uno tira la pietra, l'altro fa strategie, ma i due che scivolando precedono la pietra in movimento e azionano lo scopettone, diobono, sono una delle prove dirette dell'esistenza di un dio che sovrintende le cose terrene e il Cio. Nemmeno Piero Angela potrebbe spiegarvi come, levigando il ghiaccio con rapidi colpi di scopettone, i due scopatori (sweepers) riescono a determinare variazioni della traiettoria della pietra (stone), in modo che questa vada a bocciare le pietre (stones) avversarie e faccia punto (point). Attualmente il paese con il maggior numero di praticanti è il Canada, mentre in Italia lo giocano in dieci persone nella zona di Cortina, di solito durante le vacanze di natale (Christmas time). E io li ammiro, perchè l'Italia (Italy) come paese organizzatore è obbligata a schierare una nazionale di curling e noi manderemo dei curlingatori della domenica a fare le Olimpiadi, cazzo (dick!), una squadra materasso (bed team) che sarà schiantata dai paesi nordici e dalla Svizzera. Uno dei miei ricorrenti sogni erotici riguarda il curling: scopare (to sweep) una parente figa dello stratega della nazionale norvegese in tribuna durante una finale per la medaglia di bronzo, e sussurrarle in un orecchio: senti il mio scopettone, è duro come una stone diobono.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 21:49 |
 

TOSATTUCCIO

Un'Inter con davanti dodici partite potenzialmente da vincere, e che alla fine ne vince undici su dodici, non si vedeva da un bel po', forse proprio dall'ultimo scudetto, quando assomigliavano molto alla Juve di oggi che vince e non si ferma mai. E forse non esiste nel mondo civilizzato un esempio che possa spiegare quello che succede nel campionato italiano, dove una squadra che vince 11 partite su 12 (l'altra la pareggia, e in più non perde da 14 turni) recupera alla squadra che sta davanti solo 2 luridissimi punti, cazzo, perchè la squadra che sta davanti nel frattempo ne vince 10 e ne pareggia 2 e vaffanculo. Un anno fa la classifica recitava così:

Juve 50, Milan 48, Udinese 40, Inter 39, Samp 38.

La situazione oggi è tale che il Milan, che ha gli stessi punti dello scorso anno (quando rimase in corsa per lo scudo fino a quel patetico harakiri in casa con i gobbi), oggi è considerato una squadra-disastro da rifondare al più presto. L'Inter, che ha 15 punti in più dello scorso anno e che ha 4 punti in più della Juve che poi vinse lo scudo (e che in questo periodo immacolato ha fatto 14 punti in più del Milan), è seconda a 8 punti dalla prima. La Juve ha 12 punti in più dello scorso anno, pazzesco. La Fiorentina ha 24 punti in più dello scorso anno e Toni si è rimesso a segnare. Dove va l'Inter mercoledì? Ovviamente a Firenze. Dove la Fiorentina ha fatto 33 punti su 36. No, per dire la sfiga.

Succeda quel che succeda, all'Inter degli ultimi tre mesi (che nel frattempo si è qualificata in Ciempions e ha passato due turni di Coppa Italia) non possiamo rimproverare nulla. Ha superato quasi indenne l'appannamento post-natalizio e ieri è ritornata in versione deluxe. Solo una volta nella vita ti può capitare di viaggiare a una media da scudetto e di avere un'altra squadra davanti che viaggia a una media da ultra-scudetto. Mancano 15 partite, che non sono poche, ma adesso il calendario ci affastellerà di nuovo una serie di partite difficili una dietro l'altra, che se magari ne perdi una - ci sta, prima o poi - non hai il tempo di rimetterti in piedi.

Lo scandalo di Torino? Ci sta anche quello (non sarà mica una novità, eh?), ma in chiave rimonta è stato un'infamia. Arrivare allo scontro diretto con due punti in meno sarebbe stato bellissimo. Purtroppo non sarà così, senza contare che il match di dopodomani a Firenze è il peggio che ci poteva capitare prima di un'Inter-Juve in cui giocarsi tutto, anche le mutande. Ammettendo anche che da queste due partite si esca a testa medio-alta, alta, o magari altissima, il dopo-Juve non sarà semplice. I gobbi non stanno solo demolendo ogni record possibile, ma nel frattempo si sono garantiti un finale di campionato in netta discesa. Quello di San Siro sarà l'ultimo scontro diretto fuori da Torino, perchè poi avranno solo trasferte ridicole che solo l'emergenza-salvezza potrà pepare: sono già andati a Milano chez Milan (zero), a Firenze (tre punti), a Roma due volte (quattro punti), questa è un'altra tacca a loro favore e - a malincuore - chapeau.

Noi, invece, tra febbraio e marzo (mettiamoci anche la Ciempions) abbiamo un'agendina da far tremare i polsi. Ma ieri pomeriggio, quando in piedi davanti alla tv vedevo Figo e Veron andare verso la porta con un pallone magnetico tra i piedi, mi sentivo pervaso da una fiducia innaturale. D'altronde si ama l'Inter anche per queste lunghe attese: siamo tutte Penelopi in attesa di una bella partita, di una concreta speranza, di un po' di serenità. Quando ti arriva tutto insieme è bellissimo. E la Juve vada a fare in culo.

(sei troppo Figo, diobono)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 09:48 |


domenica, febbraio 05, 2006
 

dattilo

Dattilo non ha arbitrato molte partite in serie A (e si capisce). Tra queste: a) Udinese-Brescia dell'anno scorso, gol del Brescia con il portiere dell'Udinese a terra; b) Inter-Cagliari, arbitraggio trasversalmente pessimo, con venature filo-interiste; c) Juventus-Udinese, uno scandalo. Ora, facendo tre più tre, non si può non rilevare che Dattilo è stato messo ad arbitrare la Juve che giocava a Torino contro la squadra, l'Udinese appunto, che più gli ha creato casini in carriera, avendo l'opportunità di compensare gli errori pro-Inter. Mi pare scientifico.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 23:58 |
 

SEI NAZIONI

TRE NAZIONI

DU' COJONI

Rugby internazionale. Sei Nazioni suona male. Cinque Nazioni suona meglio. Io mi sbaglio spesso e lo chiamo ancora Cinque Nazioni, anche se giocano in sei. La sesta nazione siamo noi. Siamo sesti e non ci eleveremo molto facilmente dalla posizione numero sei. Non c'entriamo un cazzo, probabilmente, con le altre cinque e le loro tradizioni millenarie e le loro facce inarrivabili. Abbiamo fatto magre figure e abbiamo spesso dato ragione a chi si opponeva all'allargamento del Cinque Nazioni. Abbiamo fatto incetta di cucchiai di legno e di partite inferiori. Ma qualche volta abbiamo dimostrato di poterci stare. Tipo ieri con l'Irlanda. Tipo ieri che poi si scopre che ci hanno rubato la partita. Loro hanno fatto due mete irregolari. Due su due. Non c'è stata moviola che tenesse. Inculati di brutto. Perchè siamo la sesta nazione. Fossimo stata la seconda magari finiva in un altro modo. La sesta nazione, invece, chissenefrega. Giocavamo pure fuori casa. Tzè.

Calcio italiano. In Italia, come noto, si gioca il Tre Nazioni, e l'Inter è una delle tre. Oggi l'Inter ha fatto una grande partita. Se avessimo avuto Tiribocchi invece di Adriano finiva sei a zero. Ma ci sono stati momenti di assoluta poesia del calcio, e al quarto triangolo Figo-Veron-Figo sono andato in bagno a versare il mio seme. La Prima Nazione, invece, sull'altro canale stava faticando di brutto contro l'Udinese, che giuocava in dieci. Fino a quando ha segnato Del Piero, in fuorigioco di un metro abbondante, roba che si vede anche con una bistecca ai ferri sugli occhi. No, insomma, questo per dire che essere l'ultima nazione - si giochi in tre o in sei - è sempre una brutta rogna. Ma cazzo, oggi ho visto una squadra scintillare e il resto della settimana, la settimana decisiva del campionato, me lo voglio proprio godere. Vada come vada. Viva l'Inter, viva Figo, viva Veron, viva il bel calcio, viva la giustizia (quella divina almeno).

(passerotto, non andare via)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 17:08 |


sabato, febbraio 04, 2006
 
LA PRAVDA

(facilities for interisties - 10)

(dall'intervista rilasciata a inter.it)

Mancini, Luciano Moggi ha dichiarato nuovamente che l'Inter è da secondo posto. È d'accortdo con il direttore generale bianconero?
"Premesso che non sono mai d'accordo con quello che dice Moggi, il nostro obiettivo deve sempre essere quello di migliorarsi rispetto all'anno precedente. Se dovessimo arrivare secondi in campionato
avremmo fatto un passo avanti e sarei contento".

Non si è mai domandato il perché di queste dichiarazioni?
"Non m'interessano, ma non sono cose molto interessanti. Penso solo alle nostre partite, abbiamo una settimana molto dura sotto il profilo tecnico. Penso sarà importante restare concentrati su quello che accadrà gara dopo gara".

Adriano contro la Lazio ha sbagliato un gol quasi già fatto...
"I gol si possono sbagliare. Anche i più grandi campioni possono sbagliare un gol. La cosa importante è che
Adriano trov la migliore condizione fisica, poi la segnerà sicuramente la prossima volta che si troverà davanti alla porta avversaria. È comunque importante che Adriano giochi per la squadra, tenga la palla per far salire la squadra, come fanno le grandi squadre con dei grandi calciatori".

TRADUZIONE DI SETTORE

Cazzo, non sto tranquillo nemmeno sul sito della società. Non mi fate rispondere a quel gobbo figlio di puttana, dai, che l'ultima volta ho fatto una figura di merda colossale. Quanto ad Adriano, dico solo che le grandi squadre hanno bisogno di grandi giocatori. Ci stiamo cordialmente sul culo, quindi posso permettermi di mandarlo bellamente a cagare via intervista con quattro paroline apparentemente insignificanti".

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 21:51 |


venerdì, febbraio 03, 2006
 

ESAMI DEL CAZZO

Avvertenza: questo post è dedicato in parte alle equipe di scienziati, in parte ai periti di parte.

(chissà perchè, ma questo inizio mi piace molto)

"Scusa, Settoruccio, ma perchè lo hai intitolato - con notevole sfoggio di turpiloquio - "Esami del cazzo"?"

Perchè trattasi di cazzi messi sotto esame.

"Ah, grazie".

Figurati

(adoro sconfinare nella commedia dell'arte)

Parte prima: cazzi vecchi

Questa volta l'equipe di scienziati ha pisciato fuori dal vaso. La trovo una ricerca di cattivo gusto. La privacy, ostia! La privacy! Solo perchè è morto da cinquemila anni, voglio dire, non è che adesso ci si può permettere di sputtanare Oetzi, la mummia del Similaun, quell'ometto marroncino conservato in frigo a Bolzano. L'equipe di antropologi dell'Università di Camerino ha emesso la seguente sentenza: Oetzi era sterile, e quindi cadrebbe la suggestiva tesi che lui fosse un po' il padre di tutti i tirolesi. E invece

"Era tiroleso"

Vi prego, diobono. Non era tiroleso. E invece, dicevo, secondo me non è proprio così. Doveva avere erezioni di discreta ergonomia, il problema piuttosto è - come dicono gli antropologi - che aveva spermatozoi poco mobili. Ora, cari amici di Camerino, io ho fiducia nella scienza, però non capisco come si faccia a stabilire cinquemila anni dopo che gli spermatozoi di Oetzi fossero poco mobili. In più questi allegri scienziati si lasciano andare a considerazioni del tipo: visto che era sterile, probabilmente era un solitario e se ne stava in montagna perchè a valle lo prendevano per il culo. Ma che stronzate sono?  Conosco un paio di persone che vorrebbero avere spermatozoi un po' più pigri, per poter eiaculare a cuor leggero all'interno delle vulve più disponibili alla bisogna. Viva Oetzi, via il Tirolo, viva che si fa i cazzi suoi.

Parte seconda: cazzi vecchi

"Ehi, è uguale alla parte prima!"

(dio mio, mi sento in gran forma)

No, niente, va bene così, è che qui si parla di un altro vecchio membro, ma contemporaneo. Io che non guardo Beautiful e Un posto al sole, ho trovato nella storia di padre Fedele alcuni spunti davvero straordinari, e se fossi un produttore mi metterei già in pista per acquisire i diritti. Ogni giorno ce n'è una nuova. Faccio un rapido riepilogo: padre Fedele (uno che la sa lunga e andava al Mi-sex con Luana Borgia) viene accusato da una suora di averla violentata. Lui non si discolpa in modo tradizionale (esempio: "Sono accuse pazzesche, tutto si chiarirà, mi metto nelle mani di Dio", una roba così insomma) ma più o meno così: "Ma secondo voi io posso trombare un cesso del genere?". E invece di cercarsi un buon avvocato, dichiara: "Mi faranno santo". Intanto un paio di rumene affermano: "Ha violentato anche noi". Allora (e qui arriviamo alla parte dei periti di parte) spunta un medico che fa: "Padre Fedele ha la prostata, non può violentare chicchessia". La tesi è scientificamente ardita. Padre Fedele infatti resta ai domiciliari. E oggi l'ultimo colpo di scena: la suora rivela di essere stata violentata anche da un giudice minorile. Massimo rispetto per la suora, ma io questa storia la trovo strepitosa. Viva l'Inter, viva il Concilio Vaticano Secondo, viva l'ora di catechismo.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 20:23 |
 

POVERO CESAR

Mah, non l'ho mica elaborata bene la dichiarazione fredduccia del Capitano sull'arrivo di Cesar, sul 5 maggio che non è stato dimenticato e sull'inserirsi con rispetto. O le parole italo-argentine di Zanetti sono state un po' fraintese, oppure il 5 maggio 2002 successe davvero qualcosa in campo o negli spogliatoi che qualcuno si è segnato da qualche parte tra le cose da non dimenticare. Magari, chissà, un vaffanculo di troppo, o un risolino non soffocato. Magari, proprio durante quel parapiglia con Materazzi (in 90 parapiglia su 100 c'è Materazzi): tra uno che ti dice qualcosa del tipo "Cazzo ve ne frega di vincere, dai" e l'altro che risponde "Segnate, almeno", vabbe', che facciamo, li ammazziamo? Non c'era mica solo Cesar in campo quel giorno là. C'era Stankovic e c'era Favalli. Cesar sostituì proprio Stankovic a venti minuti dalla fine, quando io guardavo il campo ma non vedevo più la partita, ma ombre e spettri e voglia di non essere mai andato in quel cazzo di stadio, a un prezzo esoso tra l'altro. Lui entrava a farsi bello sulle nostre macerie, ma come provare ad opporsi? Il mio animo era dilaniato, la mia vita a brandelli e vaffanculo. Mi ricordo vagamente del palo colpito da Cesar nel finale, sarebbe stato il 5-2, il colpo di grazia, lo sfregio finale, e io magari non sarei qui, mi sarei suicidato appendendomi a un albero del Foro Italico e questo bel blog non esisterebbe, e magari sareste tutti da Personalità Confusa a parlare dei personaggi tipici di Milano.

Cesar oggi in conferenza stampa ha detto di essere stato accolto benissimo, che non vedeva l'ora di arrivare, che il 5 maggio è stato un professionista serio eccetera eccetera. Boh, c'è qualcosa che mi sfugge. C'era solo lo scazzo con Materazzi da vendicare?  O Zanetti voleva difendere gli argentini Solari e Kily che si vedranno soffiate le già scarse possibilità di giocare dal brasiliano Cesar? O Zanetti ricorda solo la faccia scolpita di Cesar tra quelle che passavano sul suo cadavere il 5 maggio 2002 all'Olimpico, e non le altre dei duecento ex-laziali che abbiamo in rosa? Zanetti vuole significare lo sconcerto di uno spogliatoio almeno parzialmente affiatato nel vedere arrivare un intruso, perdipiù laziale, perdipiù pupillo del Mancio, perdipiù appartenente alla frazione stronza di quella Lazio, e probabile titolare a scapito dei molti interinali della fascia sinistra (compreso Stankovic, oh qual nemesi, qual significato recondito in quella sostituzione del 5 maggio)?

Siccome stiamo pur sempre parlando di miliardari in mutande, l'argomento va preso per quello che è. Non me ne frega un tubo di Cesar, di Zanetti, di Stankovic e del rispetto. Stiamo per giuocarci la stagione in otto-giorni-otto. Ecco, per cortesia: non divaghiamo. (sospiro)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 18:02 |


giovedì, febbraio 02, 2006
 

INGORDI (VI AMO)

Noi sì che passiamo i turni. E abbiamo un piede dentro la Coppa.

(nella foto: non lo facevo così tamarro)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 22:51 |
 

IL VIZIETTO

Il dibattito politico è fantastico. In attesa che da Berlusconi arrivino anche accuse di stupro, pedofilia o sequestro di persona a scopo di estorsione (il resto del codice penale è già stato scartabellato), ogni tanto qualcuno cerca di alleggerire i toni. Vi siete mai fatti una canna? In altri tempi sarebbero sorrisini e pacche sulle spalle, ma oggi si litiga anche su questo. A destra lo ammettono Casini (una) e Fini, che dice: a sinistra sono tutti ipocriti perchè non lo ammette nessuno. A sinistra, in effetti, negano in parecchi. I leader tacciono, gli altri glissano. Mastella dice: sono arrivato vergine al matrimonio, figuriamoci se mi faccio le canne. La Melandri ne ammette qualcuna in giovinezza, Cento praticamente dice che se le fa anche adesso e invita tutti a fare outing con serenità, ma gente come Diliberto e Castagnetti nega sdegnata, e dice di non essersene mai fatta una nemmeno Bertinotti. Capezzone (che è amico di un mio amico) ridacchia e scommette che se mandano un cane antidroga a Montecitorio gli viene l'overdose. Insomma, c'è zizzania.

Io sono un bravo ragazzo di campagna. Non ho mai fumato una sigaretta e non mi sono mai fatto una canna. Una volta, in età molto adulta, una - con chiari secondi fini - mi ha offerto un tè alla coca e io l'ho bevuto: mi ha detto che in centro America lo vendevano regolarmente nei negozi, tipo l'Esselunga per dire. Secondo me era un pacco, perchè non ho avuto particolari effetti. Ma io sono un pavido in queste cose. Lo bevevo e mi scorreva davanti il film della mia vita: diobono, mi dicevo, mi sto drogando, e magari qui sotto c'è la pula che mi aspetta e mi fa il test del capello e mi arresterà come narcotrafficante e come glielo spiegherò che ho bevuto un tè alla coca, diobono, non poteva farmi una tisana cazzo, che secondo me l'hanno seguita dall'aeroporto con il tè alla coca, il cane lupo l'avrà segnalata puntandola come un setter e l'Interpol adesso la arresta e la estrada in Guatemala, e io come lo spiego a tutti che ero qui a bermi un tè alla coca, diocaro, non sono mai stato in centro America e nemmeno in Sudamerica, ma porca troia non c'era un Lipton?

E voi, a canne come state?

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:23 |


mercoledì, febbraio 01, 2006
 

DE RIMONTAE ASPERITATE

(et de juventinorum subdoli timore) 

"Non hai un blog, hai un forum", mi fa un giorno un mio amico addentando una salamella. Forse ha ragione. Comunque, la novità del forum è una intensificata presenza juventina. Mandano staffette nel bar Sport del nemico a tastare l'aria. Sono otto punti avanti ma non sono tranquilli. A novembre si diceva: parliamone a febbraio. Quindi: parliamone.

La notte di Lazio-Inter - negli occhi avevo ancora la scena di Oba Oba che faceva una capriola prima di segnare un gol, che quindi non ha segnato -, in preda a sindrome depressiva (venivamo da due punti in tre partite) cliccavo sul calendario e guardavo a cosa ci aspettava. Come noto, il calendario di quest'anno è una roba mai vista nel calcio moderno. Tutte le partite difficili una dietro l'altra tranne il derby, tutte le partite del cazzo una dietro l'altra tranne il derby. Lazio-Inter chiudeva il ciclo difficile e si apriva un lungo ciclo facile, tranne il derby. E ci feci un post e scrissi:

"Ci sono dodici partite facili (tranne il derby), bisogna fare non meno di 30 punti, poi ne riparliamo a febbraio".

Il tempo vola, diobono. A parte questo, sono accaduti nel frattempo due fatti:

1) La Juve non si è fermata, purtroppo, e tanto di cappello.

2) L'Inter, in undici partite, ha fatto 31 punti.

Ed è accaduta anche una cosa che non ha sottolineato nessuno, e invece è importante. L'Inter non solo ha 13 punti in più dell'Inter dello scorso anno, ma ha sorpassato anche la Juve. A questo punto del campionato l'anno scorso i simpatici gobbi, che poi vinsero lo scudetto con un piede solo, avevano un punto in meno di noi. Siamo clamorosamente in media scudetto, così come la Juve (ma vaffanculo) è clamorosamente in media stratosfera. E' una coincidenza che ci condanna e ci fa girare i coglioni, ma ci deve far guardare avanti con una discreta fierezza. Nei prossimi dodici giorni ci giochiamo tutto, ma proprio tutto. Arriva il Chievo, poi andiamo a Firenze nell'infrasettimanale, poi arriva la Juve a San Siro. Non perdiamo da una vita. Nell'anno nuovo, pur scadendo in qualità, abbiamo tenuto il passo e vinto partite che forse in altri periodi non avremmo vinto.

Se poi cominciasse anche a fare un po' meno freddo, porca troia, io sublimerei un po' di più con la corsa e magari penserei meno all'Inter e di più alle cose belle della vita. Ma sono nato per soffire, e questi primi dodici giorni di febbraio sembrano fatti apposta.

(sistema la sciarpetta, gringo, e facci sognare)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 10:14 |
 

POSTDATATO

"Ho tanta voglia di lavorare con questo nuovo gruppo e di mettermi a disposizione di Mancini, sto recuperando da un problema fisico che ho avuto e tra circa dieci giorni spero di iniziare a lavorare con il gruppo".

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 09:31 |