www.settore4cfila72posto35.net il sito non ufficiale dell' interismo moderno qui dentro, nel migliore dei casi, potreste trovare interismi assortiti, snobismi vari, pettegolismi generici, enteroclismi intellettuali, sinistrismi moderati, sessualismi carpiati, divagazionismi interiori (ho finito gli ismi, sennò continuavo) Archiviooggi |
martedì, febbraio 28, 2006 Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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No, non questo Brando. E' che non trovavo la foto. Intendevo "Il Signor Brando", quello della Settimana Enigmistica, quello dei casi strani e degli indizi strani, e tu non capisci un cazzo e corri a pagina 46 a leggere la soluzione perchè sennò non riesci più a pensare alle cose della vita. Ditemi voi se il caso di Valery Kuzin (poverino: a parte gli scherzi, la cosa è molto seria) non è degno del Signor Brando. Valery Kuzin è il vicepresidente del comitato olimpico russo, ricoverato sabato pomeriggio mezzo morto all'ospedale Molinette di Torino con gravi ferite al volto e alla lingua e salvato solo grazie a una tracheotomia. Nessuno ha ancora capito cosa è successo. Lui è in coma farmacologico e quindi non parla. La moglie e il figlio, che erano a Torino anche loro per le Olimpiadi, non sanno nulla. Kuzin al momento del ricovero non era ubriaco e nemmeno drogato e i soccorsi li ha chiamati lui. A quelli del 118 ha raccontato di essere stato vittima di un incidente stradale mentre si trovava a bordo di un taxi. Del tassista nessuna traccia. I medici definiscono "poco probabili le cause del trauma facciale e delle altre gravissime lesioni per un colpo sul parabrezza". Del resto, avrebbe dovuto essere seduto sul sedile posteriore, visto che era su un taxi. E allora perchè le ferite, le convulsioni, il soffocamento? E' stato aggredito? Tutti pensano di sì. Ma perchè lui ha parlato di un incidente sul taxi? E perchè non si sono tracce dell'aggressione? La delegazione russa, intanto, ha deciso di tornare in Russia. Cazzo, ma come si fa? Non è mica Il Signor Brando, che vai a pagina 46 e capisci tutto. Tornate indietro e aspettate Kuzin, porca miseria. Non ci sono più le delegazioni di una volta. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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15:50
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SAN SENO
Il 25-26 per cento del capezzolo di Ilary Blasi è l'unica cosa che resta di Sanremo. Un capezzolo stile fase lunare che è spuntato da un vestito che agevolava un casino. Per il resto, nulla. Il festival fa talmente cagare che lo stesso Panariello ha dovuto ammetterlo, segnando una netta linea di demarcazione tra l'onestà intellettuale del conduttore medio e quella del mondo del calcio. Panariello ha appena detto: lo spettacolo è lento, ci sono troppi spot, dobbiamo limare i tempi, Travolta è venuto a rubare il cachet. E' come se Giraudo avesse detto: scusateci, siamo antipatici, gli arbitri ci favoriscono e ci droghiamo una cifra. Non è riuscito a dire, Panariello, che le canzoni fanno schifo. Sarebbe stato epocale. Magari lo dirà nella conferenza stampa di domani. Resta un mistero. La canzone della Oxa. La storia del testo segreto, poi trapelato, eccetera eccetera. Non che ci dormissi di notte, per carità. Ma forse 'sta cosa della segretezza era vera, e non una montatura come pensavo io. Era talmente segreto, il testo, che non lo sapeva neanche la Oxa. Quando vedo una che si presenta sul palco e canta con un foglio in mano, dio mio, vado in paranoia. E' come se Totti, prima di tirare un rigore, ripassasse le dispense di Coverciano. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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lunedì, febbraio 27, 2006 SCOPETTONE DREAMIN' (A TRUE STORY) (romanzetto itinerante che al confronto Kerouac era uno che andava in vacanza a Loano) - OTTAVA E ULTIMA PUNTATA - Torniamo al bar provvisorio del palaghiaccio dove nel frattempo è arrivata Sister, sfruttando la puntualità della tradotta olimpica (pare abbia viaggiato nella toilette per evitare il controllore, campione piemontese di biathlon). la densità di blogger nel baretto di Pinerolo è superiore a ogni altra area del mondo conosciuto, ma non ci facciamo caso. Sister, che ha i biglietti per le partite del pomeriggio, segue il curling da quando aveva otto anni e rimase folgorata da questo simpatico sport durante una gita nella vicina Svizzera. Tornata a casa, tirò una pentola a pressione dritta su una tibia di una vecchia zia, spezzandola in più punti. "Così impari a stare nella house mentre vado a punto", disse la giovane Sister mentre la zia si contorceva in corridoio e correggeva mentalmente il testamento. In ricordo di quell'episodio, e in ossequio a una mai sopita passione, Sister si è fatta tatuare un rink tribale sulla natica destra e, più recentemente, la faccia di Retornaz sul seno sinistro. Quando entriamo nel baretto, dove Nino D'Angelo cerca subito di rifilarci una brioche calda che maneggia con una pinza da vaporista, scopriamo che Sister non è sola. Con lei c'è il Keniano con una cuffia da giamaicano, e io avvinto da tutta questa nigrizia lo abbraccio riconoscente e lo invito a farci tre giri dell'isolato a quattro e mezzo al chilometro. E poi c'è uno strano tipo affabile e distinto, con la sciarpetta alla Mancio, che non nasconde di strafottersene del curling e dello spirito olimpico: "A che ora inizia?", chiede. Tra cinque minuti, gli diciamo. "Ah, allora faccio a tempo a scofanarmi un altro panino con i crauti. E quanto dura?" Due ore abbondanti, gli diciamo. "Figa - dice ruttando - entro direttamente nel secondo tempo. E chi gioca?" Le donne, gli diciamo. "Mavaffanculo. Regalo il biglietto ai bagarini e vado a vedere Natale a Miami". La comitiva varesotta si avvia comunque verso il palazzetto, compreso il recalcitrante gagà, e ci congediamo con molta commozione. Nella confusione degli abbracci cerco di limonare con Sister che mi fa: "Scusa, e se hai l'aviaria?". "Hai ragione. Viva l'Italia". "Sector, sei un uomo vero. Magari ci infrattiamo alla Mezza di Monza nel deposito borse". Loro vanno al palaghiaccio e noi, invece, torniamo in macchina con una ritualità quasi fastidiosa: Doug non chiude la portiera e Late Woman ci appioppa gianduiotti. Stanchi ma contenti (ma stanchi) (ma contenti) torniamo a Torino. Riportiamo Late Woman nel luogo esatto dove l'avevamo incontrata. E per incanto lei esce dalla macchina, ci saluta e scompare nella nebbiolina. "Come si chiama questa zona, Twin Peaks?", faccio a Doug. "Riportami subito a Milano", mi farfuglia atterrito con quattro gianduiotti in bocca. C'è un po' più di traffico, la Torino Olimpica ha finalmente preso vita. Al semaforo vedo cadere un fiocco di neve sul parabrezza. "Nevica". "Impossibile". Ma quando siamo in autostrada si scatena la tormenta. Il cartello dice Asti ma sembra di essere a Lillehamer. Auto e pullman procedono in colonna a cinquanta all'ora. Mi bussa al finestrino uno della Protezione civile che, da un sidecar, mi chiede se voglio un the. Doug, per reazione nervosa, comincia a telefonare a tutti i suoi numeri in rubrica: "Oh, non ci crederai, nevica duro". "Ma dove sei?" "Sulla Torino-Piacenza, in piena bufera" "E da dove arrivi?" "Ero a vedere il curling" "Mavaffanculo, scherzi sempre tu". "No, non riattaccare, chiama i soccorsi". Mentre siamo ormai convinti di morire d'inedia nell'auto sepolta dalla coltre bianca, usciamo dalla bufera e deviamo verso nord. Arriviamo al casello esattamente 12 ore dopo averlo lasciato nel buio della notte. Siamo troppo precisi, cazzo. Ci congediamo virilmente ma con il groppo alla gola. "Questa impresa resta negli annali". "E come facciamo a superarla?". Ci guardiamo un attimo negli occhi, tipo Brokeback Mountain. La butto lì, con un fil di voce: "Andiamo a fare la maratona di New York, ma viaggiamo in nave". Vedo Doug annuire e poi andare verso la sua macchina. La giornata è davvero finita: controllo, ma ha chiuso la portiera al primo colpo. Punto verso casa, e le palpepre cominciano a pesarmi come due stone di un extra-end. (fine)
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MERINGHE SCADUTE
Devo dire che anch'io, se fossi stato il presidente del Real Madrid, mi sarei davvero rotto i coglioni. Chissà se il carrozzone, ora, andrà avanti da sè. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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MA COSA TI ABBIAMO FATTO?
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LE OLIMPIADI MI MANCANO GIA'
(senza commento) (viva il dissenso, comunque, specie in questa forma) (anzi, queste forme) (lo confesso, ho un debole per le modelle polacche di nome Justine che vengono in Italia a riaffermare i valori della democrazia a loro rischio e pericolo. Viva la Polonia, viva lo sport, abbasso la Juve, passion lives here) (anzi, there)
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domenica, febbraio 26, 2006 DATE RETTA A UN PIANGINA Dopo dieci anni Moratti ha realizzato di non contare un cazzo. Si era probabilmente accorto da tempo di non contare un cazzo lui stesso, Moratti Massimo fu Angelo, mentre pensava che le bacheche (polverose) e i colori (gloriosi) dell'Inter rifulgessero di luce propria anche in mezzo a un mare di squali e di corsari, e che al nome Inter si sentissero rimbombare i tuoni e che intorno fosse sempre e comunque un festival di inchini, rivolti quantomeno alla memoria del tempo che fu. Nell'ultimo mese ha finalmente capito anche quest'ultima, dolorosa, ineluttabile cosa: l'Inter non conta un cazzo. Ripetiamo: nel calcio dell'innaturale sodalizio Juve-Milan, nel calcio Gea, nel calcio Sky-Mediaset, nel calcio Galliani presidente della Lega (votato anche dall'Inter), l'Internazionale Fc non conta un beato cazzo. La cosa buffa è che se ne accorge, Morattuccio nostro, per un caso marginale, la squalifica di Adriano. La seconda cosa buffa è che su questo marginalissimo caso - un goffo schiaffone che il destinatario non ha nemmeno ricevuto sul muso - il calcio italiano sta dibattendo da giorni, in un rumore di vetri grattati, con qualcuno che sta cercando di affermare la serietà della prova tv. Sono due argomenti che mi stanno molto a cuore. Moratti. Il patron l'ha detto chiaro e tondo: la Federazione non ci rispetta e io non rispetterò più la Federazione. Oggi, in tribuna, è stata tutta una risata sarcastica rivolta a quel mondo che non lo rispetta, materializzatosi ad un certo punto in campo sotto forma di un arbitro (tale Dondarini, in teoria un emergente, almeno fino a oggi) che ha complicato la partita più semplice del mondo, sbagliando lo sbagliabile e producendosi nell'espulsione diretta di Samuel per un intervento che rivaluta quello contestatissimo di Muntari in Juve-Udinese, che al confronto era da legge marziale. Ma di oggi non val la pena parlare, chi se ne fotte. Voglio solo dire che non mi è piaciuto il Moratti di oggi. Mi ha lasciato un po' di amarezza dentro. Forse perchè in genere non mi piacciono queste piazzate isteriche. Ma ho anche 'impressione che non mi sia piaciuto perchè a) ha ragione b) ma i fatti danno comunque torto a noi. O forse danno torto al calcio intero. Mi spiego. Per me la stagione si riassume in Juve-Inter e Inter-Juve, sei punti loro e noi zero, noi non-inferiori ma loro superiori (non so se è chiaro). Stop, morta lì. Il verdetto è inequivocabile, solare, incontestabile. La Juve è più forte dell'Inter e nessuno ha niente da dire. E' il calcio stesso che scopre il suo cancro quando manda Dattilo e Palanca a sistemare le cose senza che ce ne sia bisogno. Poteva essere un altro campionato, al di sopra di ogni sospetto. Ecco perchè mi amareggia Moratti. Perchè ha torto (non siamo comunque a livello della Juve) ma ha anche ragione (la Juve conta, noi non contiamo un cazzo e nessuno perde mai l'occasione di ricordarcelo, anche in maniera plateale e un po' guappa). L'anomalia del caso Adriano è l'ultimo sberleffo. Il procuratore federale - la Federazione, cioè - ha ricorso contro l'assoluzione di Adriano - contro l'Inter, cioè -. Non è mancanza di rispetto, come la chiama Moratti. Potremmo essere fraintesi, l'Inter non chiede più rispetto delle altre. Io lo chiamerei accanimento. E chiederei: chissà se, a parità di situazione, il procuratore federale - la Federazione, cioè - avrebbe ricorso contro la Juve o il Milan. Mmmmh. Prova tv. Per la seconda volta - guarda caso, con l'Inter sempre di mezzo, ma pensa te - la prova tv viene applicata in un caso in cui la stessa tv, come mezzo, non chiarisce quello che sta riprendendo. Negando, insomma, di essere una prova. Samuel viene squalificato per uno sputo a Nedved. Sembra tutto chiaro, poi dalla telecamera dall'alto si vede che Nedved è a cinque metri da Samuel. Eppure niente, non venne ritenuta valida nessun'altra prova e si confermò il verdetto contro ogni successiva evidenza. Adriano viene squalificato per un ceffone a Grandoni. Grandoni non cade, non si rotola, non richiama l'arbitro, non dice una madonna. In pratica, non denuncia Adriano. Ma la tv l'ha ripreso, il filmato è sufficientemente esplicito e Adriano viene squalificato. Poi Grandoni - la parte lesa - chiarisce: lo schiaffo mi è arrivato sulla mano, e comunque non c'è nessun problema, è stato un normalissimo scazzo, non mi voleva fare del male, e comunque non me ne ha minimamente fatto. Si rivede il filmato: toh, è vero, sembra che lo prende sul muso ma invece no. In appello viene assolto. Poteva essere un segnale: la tv a volte inganna, scusateci, tutto a posto. Macchè. E non c'entra la conferma postuma della squalifica. La "cassazione" del calcio, il giudizio di terzo grado, ha dato solo una motivazione tecnica di legittimità, non di merito, e tra le tre sentenze è forse quella più oggettiva. Il punto è prima: ancora una volta, la tv ha rappresentato una realtà virtuale diversa dalla realtà reale. Tra Samuel e Nedved c'erano 5 metri, Adriano colpisce Grandoni a una mano. Ci siamo? La tv, però, ha rappresentato un'altra cosa, una cosa diversa. Ma allora, scusate, che cazzo di prova è, la prova tv? E' random, è fiction: tenetevela, se vi piace. A questo punto, perchè non estrarre un numero a fine partita, come per l'antidoping, e decidere una squalifica a caso? (sicuramente la Juve scalderebbe le palline giuste, quelle di Zalayeta e Olivera) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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sabato, febbraio 25, 2006 SCOPETTONE DREAMIN' (A TRUE STORY) (romanzetto itinerante che al confronto Kerouac era uno che andava in vacanza a Loano) - SETTIMA PUNTATA - Dopo tre end comincio a perdere la voce e taccio, avvinto dallo spettacolo delle stones. La donna chiamata Ritardo mi chiama in causa solo per questioni tecniche. Mi fa toc toc sulla spalla, proprio mentre stavo facendo il punto mentale sui quattro match in svolgimento, e mi spara lì una domanda: "Scusa, Sector, ma non c'è la fine primo tempo?" E io, guardandola sprezzante: "Ti confondi con il cinematografo. Va là, dammi un gianduiotto". Mentre mi inebrio di gianduia e penso a queste sciacquette che la mattina dormono come ghiri e non sanno un cazzo di sport, i commissari di campo alla fine del quinto end di ogni partita decretano sei minuti di stop. Late Woman mi guarda come se le avessi toccato una tetta a tradimento: "Ehm, dev'essere una regola che hanno introdotto ultimamente, mi pare che in Estonia abbiano deciso di non applicarla perchè è un cagata", faccio io con nonscialàns. Intanto Doug familiarizza con un tizio che assomiglia ad Ernst di Hannover e magari è proprio lui, del resto siamo alle Olimpiadi. Parlano di curling e di spirito olimpico. Quando inizia l'intervallo di Italia-Finlandia si alza e ci fa: "Vado a farmi una canna con questo cagacazzo". Io e Late Woman invece andiamo a cercare viveri, ma tutto il palaghiaccio è in coda al bar e desistiamo. Le avrei chiesto un gianduiotto per placare la fame, ma era ancora incazzata per la storia del primo e secondo tempo. Torniamo ai nostri posti dove assistiamo al lento declino dell'Italia, che non riesce a tenersi dietro quei marcantoni della Finlandia e alla fine cede. Retornaz non basta, titolerebbe la Gazza se si occupasse minimanente di curling invece di sfinirci col pallone. Termina la partita e applaudiamo i contendenti. Ma la sconfitta non ci guasta la giornata, densa di emozioni a cinque cerchi. Resteremmo lì, usciamo a malincuore. Anche perchè, fuori, comincia a piovere. Non ho più voce, e quindi tocca a Doug chiedere informazioni per una pizzeria. Gliene indicano una decina, che non troveremo mai. Entriamo in macchina e Doug fa: "Porca troia, piove dentro". E io, esalando l'ultimo rantolo: "E certo, chiudi bene quella cazzo di porta". Late Woman non contribuisce a stemperare la stanchezza e il nervosismo: "Andiamo, mammalucchi, ho una fame che mangerei un cigno morto". Così ci inoltriamo verso il centro di Pinerolo. Pizzerie zero, bar a centinaia. Ne scegliamo uno con l'abilità del rabdomante: mai visto un bar con i prezzi dei panini così bassi. Doug tira fuori il palmare, fa due conti e ne ordina diciassette: "Spendo meno che per cappuccio e brioche a Milano". Quando paga il conto, si accorda con il barista per un invio di panini per postacelere: "Mi lasci la partita Iva, rimaniamo in contatto, la prego". Ma poi tronca la trattativa. Dobbiamo andare, abbiamo un appuntamento. (fine settima puntata) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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22:40
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UNA RISATA LI SEPPELLIRA' Sono senza parole. Peraltro, avendo già scritto tutto prima, sono autorizzato a stare zitto.
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venerdì, febbraio 24, 2006 SCOPETTONE DREAMIN' (A TRUE STORY) (romanzetto itinerante che al confronto Kerouac era uno che andava in vacanza a Loano) - SESTA PUNTATA - Finalmente dentro il palaghiaccio dei nostri desideri, sembravamo Alice 1, 2 e 3 nel Paese delle Stones. Guarda il rink, (oh i rink! quattro rink, tutti belli levigati, bianchi rossi e blu, i rink, i rink!) guarda le telecamere, guarda il maxischermo, guarda le tribune, guarda... "Guarda Retornaz, porca troia!" faccio io mettendomi a correre lungo la balaustra come un quindicenne infregolato che ha visto Pamela Anderson senza reggipetto. Dalla parte opposta i nostri quattro alfieri, più la riserva, stavano facendo stretching seduti per terra. "Guarda, fanno stretching", faccio io. "Minchia, fanno stretching", conferma Doug. "Minchia, lo volete un gianduiotto?", incalza Late Woman che intanto sbatacchia le palpebre mascarate al passaggio della squadra statunitense, vestita come Tiger Woods. Scatto d'istinto trenta-quaranta foto dello stretching, finchè mi accorgo dell'affastellarsi del materiale a bordo rink: "Guardate, le stones, le scope, le suole. Questo è il curling, curling diobono", dico ormai in piena trance agonistica scattando foto a ripetizione mentre un norvegese mi guarda strano. Poi inizia il riscaldamento sul ghiaccio (dio mio, da quanto tempo volevo poter scrivere una simile assurdità, però reale). Retornaz scivola, partono le prime stones, è tutto un fruscio, e ogni tanto pack pack pack, il rumore della bocciata. Sul rink è un brulicare di gente che sembra volare e bollitori Alessi che vanno e vengono, un mondo fatato che mi fa dimenticare lo 0-0 di Livorno-Inter. "Oggi è il compleanno di Zandegiacomo", fa lo speaker. E noi, in coro come le Coconuts: "Auguri Zande!". Che fratellanza, he fair-play, che spirito olimpico! "Accomodatevi per favore", ci impone con dolcezza una virago valligiana. E noi ci mettiamo nei nostri posti da 40 euro. La partita ha inizio. Io ne vedo due contemporaneamente (Italia-Finlandia e Usa-Gran Bretagna), ma sullo sfondo ce ne sono altre due e ogni tanto butto l'occhio. E' come la funzione mosaico di Scai, però dal vivo. Lead che urlano, centrali che scopano, skip che dirigono. Pack pack pack. C'è gente con la gigantografia di Retornaz. E sotto di noi cantano Retornaz Retornaz Retornaz (sull'aria di Bati-gol, per intenderci). Cerco di riordinare i pensieri e riassumo: sono alle Olimpiadi, penultimo turno del curling, palaghiaccio di Pinerolo, sono le nove del mattino, mi sono alzato prima delle quattro, qualcuno mi dica che è tutto vero. Mi giro per limonare duro e senza preavviso con Late Woman, ma lei è girata e sta parlottando con Doug. Lui: "Senti, ma anche a te càpita, guardando l'hockey, di metterci dieci minuti a mettere a fuoco il disco?". Lei: "Taci, càpita così anche a me, è così frustrante". Sembrano due comari sotto il casco della parrucchiera. Mi sento terribilmente sereno. (fine sesta puntata)
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BALLACK, DAI BALLACK (CHE IDEA, MA QUALE IDEA) Dicono: eccoli qui che già parlano di mercato. Non è esatto. Sono gli altri che parlano di mercato, expecially il nostro. Tipo il Karl Heinz (sempre sia lodato) che mi compare sul televisore bello come il sole, con il suo accento bavarese tipo Ratzinger, scravattato ma elegante, e mi dice due cose che mi piacciono assai: a) la Juve è una società scorretta come poche, gioca con noi in Ciempions e intanto tratta con un nostro giocatore (che alla fine le ha detto no, e bravo Sagnol); b) il futuro di Ballack lo decidono Ballack e l'Inter. Ora, che l'abbia detto Rummenigge e non Maurizio Mosca mi sembra una cosa non secondaria. Dunque, se le cose vanno come devono andare, è probabile che la Strega non abbia cambiato idea e che la società stia puntando su uno dei pochi che lo possa sostituire degnamente. Se davvero arriva Ballack, ai nostri strateghi di mercato (mi tocco le balle) resterebbe da fare solo un bel lavoro: prendere una lavagna, dividerla in due, scrivere "Campioni" e "Non campioni" e dislocare opportunamente i nomi dei nostri quattro attuali attaccanti. Una volta fatto questo, prendere le decisioni del caso. Tutto il resto (del mercato) sono solo particolari. (certo che saremmo sempre più Fighi) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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SETTORUCCIO BOSSI FEDRIGOTTI (dai commenti al post "Hector Mancini") Ciao Settore, è la prima volta che scrivo e, a dir la verità, avrei voluto farlo privatamente... Ho un problema: mio marito mi ripete di continuo di considerarsi il tuo alter ego, insomma che avete la stessa visione del mondo e delle cose di mondo (capisc' a mme). Cosa peraltro che ho avuto modo di constatare di persona diverse volte. Le cose che hai scritto in questo post sono un esempio (me le diceva con la partita ancora in corso). Di conseguenza: o siete fratelli e non lo sapete e potresti avere una moglie che è già di qualcun altro (non credo ti sia andata male, comunque) oppure è assolutamente un caso e mio marito continua a rompermi le scatole con 'sto Settore!!! Cara Linda, scusa se rendo la tua lettera ancor meno privata di quanto già non fosse. Il fatto è che sono abbastanza sconvolto: in quanto uomo fascinoso ed eburneo, avrei messo in conto di ricevere un giorno la lettera di un marito preoccupato della moglie ("Settore, mia moglie si è innamorata di te leggendo i tuoi pezzi sul curling, vuole fuggire con te in Canada, ora piantala sennò ti rigo la macchina), ma mai avrei pensato di ricevere la lettera di una moglie preoccupata del marito. Io, comunque, non ne farei un dramma. Anzi, diciamolo: ti è andata bene. Pensa se tu avessi scoperto che leggeva di nascosto il blog di Borghezio e lui ti costringesse a girare in camicia verde per casa. Il problema - se è un problema - è che noi interisti, provati e al tempo stesso fortificati da anni di stenti, tendiamo a fare clan e a immedesimarci molto nella nostra missione, che è vincere qualcosa di significativo (possibilmente penetrando da tergo gobbi e cugini). Non tutti capiscono il nostro travaglio interiore. Io stesso, non trovando più soddisfazione negli interlocutori reali, ho dovuto aprire un blog per sfogare tutto l'interismo represso, facendo ragionamenti e buttando lì delle cose. Qui, nell'aere, ho trovato un sacco di gente come me e tuo marito. Nelle infinite sfumature - oltranzisti, fondamentalisti, disfattisti, realisti, sognatori, irragionevoli, pazzi - ci troviamo qui a sublimare le noste attese, ogni giorno, come tanti maritini davanti alla sala parto. Quanto poi alla visione del mondo, direi che l'interista progressista eterosessuale è un tipo di uomo cui mi onoro di appartenere. Siamo nell'alto di gamma, cara Linda. Ti rendi conto di quanto sei fortunata? Preferivi un milanista con il kit del presidente? Preferivi il gobbetto che vince i suoi scudettini senza più soddisfazione? Naaa. Quanto alla questione dell'alter ego e della moglie che è già di qualcun altro, cara Linda, voglio dire, perchè vivere con i dubbi tutta la vita? Una domenica gli faccio avere una tessera del primo anello arancione. So che apprezzerà. Noi invece ci sintonizziamo su Sky e ci sistemiamo sul divano. Quando racconto del gol scudetto di Mozzini nel 1980, ti avverto, divento irrresistibile. Forza Inter. Settoruccio.
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giovedì, febbraio 23, 2006 SCOPETTONE DREAMIN' (A TRUE STORY) (romanzetto itinerante che al confronto Kerouac era uno che andava in vacanza a Loano) - QUINTA PUNTATA - Sono le 7,35. 35 minuti di ritardo nei confronti della tabella del Toroc ("o arrivate due ore prima dell'evento oppure col cazzo che entrate, brutti pezzenti che non siete altro"), 1 ora e 25 in anticipo su quella del buon senso ("inizia alle nove? Nove meno uno entriamo, diobono, che sarà mai?"). Celebriamo l'impresa in un bar provvisorio a due passi dal parcheggio. Non c'è nessuno nemmeno lì. "Scusi - facciamo al barista, viso da Nino D'Angelo falso e cortese - ma la gente dov'è?" "Chi, quelli del curling?", risponde lui con l'aria di avere incassato un cinquantesimo di quello che si aspettava. "Scusi - rifacciamo al barista - il palaghiaccio è lontano?" "Cento metri". "Scusi - sempre con la timidezza di chi si è inoltrato in un territorio ostile - e la biglietteria?" "E' attaccata al palaghiaccio", risponde il barista con gentilezza, pensando che probabilmente stavamo arrivando da qualche istituto di correzione. Per me e Doug è già il quarto caffè della giornata. Siamo stanchi e nervosi, e quando Late Woman ci propone di tornare in macchina e fare a turno un po' di petting con lei, noi le rispondiamo: "Stai buona, prima ritiriamo i biglietti. E sgancia un gianduiotto, cazzo". Facciamo i nostri cento metri a piedi nella nebbia e in un silenzio tombale e finalmente ecco il Palaghiaccio, le bandiere, i cinque cerchi e, là in fondo, la biglietteria. "Guarda, c'è coda", dico io con lo stesso tono di Robinson Crusoe quando si accorge che c'è vita sull'isola. Quindici persone sono già ai botteghini. C'è anche qualche straniero. Sembra di essere davvero alle Olimpiadi. Ritirati i biglietti, iniziamo la trafila per l'ingresso. C'è un metal detector uguale a quello degli aeroporti, ma non essendoci fila ce la sbrighiamo in tre minuti (naturalmente le istruzioni ricevute prima di partire parlavano di "mezz'ora, ma dovete avere culo"). Il metal detector funziona a dovere e i carabinieri sono giustamente inflessibili. Ci sequestrano della roba metallica o vetrosa promettendo di ridarcela all'uscita. A me una bussola da esploratore e un kit di sopravvivenza. A Doug un trinciapolli che aveva portato per i sigari. A Late Woman un boccettino di profumo e un oggetto che non ho ancora capito. Ho solo captato il dialogo con il carabiniere: "Le dico che è in lattice naturale", "Sì, signora, ma l'anima è in metallo". Io ho fatto finta di niente e ho cambiato discorso: "Figaaata, facciamo una foto con le mascotte". Che però sonnecchiavano semiassiderate contro un tabellone sponsor. C'era talmente poca gente che tre quarti degli addetti all'entrata di tutto il palazzetto ci hanno visto e sono corsi da noi. Ci guardavano i biglietti e se li strappavano di mano: "Prego, di qui", "No, l'accompagno io", "E' mio!" dice infine una signora corpulenta e materna, che io lascio fare per quieto vivere. "Ecco - dice ansimando - di là". Da un pertugio vedo gli spalti e mi emoziono. (fine qunta puntata) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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PROVA TV (SE LA CONOSCI LA EVITI) Il caso di scuola della prova tv è quello di Stankovic in Inter-Cagliari: fallo da bulletto imbecille che l'arbitro non vede (ma la tv sì), colpo che raggiunge l'avversario e provoca un danno, squalifica automatica e giusta. Quindi, a ogni applicazione della prova tv che debordi da questi ben precisi confini, io mi incazzo perchè ripenso a Samuel e a quello sputo ripreso dal teleobiettivo, ovvero a una prova tv distorta dalla stessa tv, un'aberrazione giuridica che il Bananas al confronto è la culla del diritto. La squalifica di Adriano era un'enormità, però ho aspettato che venisse esaminato il ricorso prima di vomitare un post livoroso sulla prova tv. Lo vomito lo stesso, comunque, perchè non capisco che bisogno ci sia stato di comminare una squalifica assurda ad Adriano. Il filmato diceva già tutto: ora nel dispositivo del ricorso leggo che "le immagini televisive mostrano come il gesto di Adriano abbia raggiunto la mano dell’avversario Grandoni, non potendo tuttavia provare in modo certo ed univoco che il colpo abbia raggiunto il viso del Grandoni. Tale assunto è peraltro confermato dallo stesso Grandoni, il quale ha dichiarato di non essere stato raggiunto al viso ma solamente alla mano destra (dichiarazione prodotta dalla difesa unitamente al proprio ricorso). Il gesto in questione pertanto non era idoneo in concreto a produrre alcuna conseguenza lesiva in danno dell’avversario". Praticamente, guardando le stesse immagini, prima hanno dato ad Adriano due giornate, poi gliele hanno tolte. A cambiare le carte in tavola sarebbero state le dichiarazioni di Grandoni. Ma dico, c'era bisogno delle dichiarazioni di Grandoni? Le immagini dicevano già tutto, le dichiarazioni di Grandoni erano già nel filmato. E' stato uno scazzo come ce ne sono decine in ogni partita. Si sono mandati affanculo, Adriano ha avuto un gesto di stizza (gli attaccanti, a prescindere dalla maglia, vanno un po' scusati: prendono calci e manate per novanta minuti), Grandoni glielo ha parato con una mano e lo ha rimandato affanculo. A Grandoni bisogna essere grati per la "normalità": Nedved si sarebbe accasciato al suolo in stato di morte apparente simulando la recisione della carotide. Grandoni no, ha avuto uno scazzo, ha preso una mezza manata, ha mandato Adriano affanculo e ha ricominciato a giocare. Ma avranno mai fatto una partita di pallone i giudici della prova tv?
(nella foto, Pierre de Grandonì)
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17:19
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HECTOR MANCINI Dice qualcuno qui sotto: "Eggià, facile criticare Mancini a posteriori". Verissimo, per carità. Aggiungo: a fare l'allenatore dalla poltrona, e a risultato acquisito, non è che mi diverta granchè. Però, cazzo, passano le ore e continuo a non farmi una ragione della formazione messa in campo nel primo tempo. C'era una cosa, soprattutto, che non mi piaceva di Cuper, ed era quella sua straordinaria capacità - lui che era un integralista del 4-4-2 - di fare esperimenti e mischiare le carte in tavola alla vigilia dei match decisivi, quel mettere in campo il Vivas nel derby o il Napolitano a Udine (solo due esempi tra le decine scritte negli annali), quell'inventare contronatura (il 3-5-2 di Inter-Atalanta del 2002, tre non-punti del non-scudetto) ogni volta che, spalle al muro, bisognava rifugiarsi nel certo e lasciar perdere l'incerto. Mancini, ogni tanto, fa il Cuper. E rabbrividisco. Riassumiamo. a) L'Inter va in trasferta in Ciempions, che di fatto è ormai l'unico obiettivo della stagione (una seconda Coppa Italia non ci farebbe schifo, proprio no, però conterebbe quasi zero quest'anno), contro una squadra non di prima fascia ma che è pur sempre l'Ajax e che - per gioventù e peso specifico - possiamo ritenere possa far danni soprattutto in casa (niente paura, mi sto toccando i coglioni). b) Ci andiamo privi di Veron, e sappiamo cosa voglia dire. E privi di Favalli, titolare della fascia sinistra difensiva, uno che mette una discreta sicurezza a tutti. E presumibilmente privi di attacco, per le note ragioni. Ora, cosa ti inventa Hector Mancini? Al posto di Favalli fa giocare Burdisso, soluzione già sperimentata più volte e quindi minimamente affidabile. Resta il fatto che Burdisso sarà bravo volenteroso e cazzuto, ma è comunque fuori ruolo. E come protegge, il Mancio, un giocatore fuori ruolo? Mettendo Cesar, alla prima partita ufficiale con la maglia dell'Inter e che non gioca una partita dai primi di dicembre. In più, in mezzo gioca Stankovic che sì, possiamo dire che sarebbe un centrocampista centrale, ma di fatto non gioca più così da un pezzo. Non solo: si depaupera completamente il centrocampo del cervello che solitamente ci mette Veron. Davanti c'è un attacco che andrebbe servito da un maggiordomo. Adriano, soprattutto, è in una condizione immonda e andrebbe messo in condizione di segnare almeno un gol stupido, nella speranza che dia un segno di vita: ma la palla chi gliela dà? Figo, magari, da destra o svariando. Ma a sinistra (centrocampo fascia) c'è una specie di buco nero. Occhei, tutto questo accrocchio di cose noi lo consideriamo e lo analizziamo dalle nostre poltrone a mente fredda a cose fatte eccetera eccetera. Ma non è comunque una gigantesca cagata concettuale? Dove cazzo voleva andare Mancini con la formazione del primo tempo? Per chi ha visto le interviste a caldo, il Mancio ha sostenuto con onestà che nel primo tempo avevano cannato tutti, lui compreso. Nel secondo è bastato togliere quell'ennesima larva che ci tocca vedere sulla nostra fascia sinistra (verranno per lui momenti migliori, non ne dubito), rimettere lì Stankovic e schierare in mezzo uno che sa giocare a calcio (bentornato Pizarro) per vedere un'altra squadra, che ha recuperato e avrebbe anche potuto vincere la partita partendo da 0-2 e che probabilmente nei 90 minuti avrebbe piallato i ragazzotti dell'Ajax. Che essendo ragazzotti con le palle, di fronte a un presunto squadrone che fa cagare, moltiplicano la loro potenza. Ma di fronte a una squadra, quella del secondo tempo, che va in porta col pallone, beh, allora se la fanno nei Pamper's. Non per altro, Mancio: ma se per uno di questi esperimenti del cazzo ci fottiamo quel che resta della stagione?
(nella foto: il frutto di un esperimento)
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14:05
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SCOPETTONE DREAMIN' (A TRUE STORY) (romanzetto itinerante che al confronto Kerouac era uno che andava in vacanza a Loano) - QUARTA PUNTATA - In macchina la tensione si tagliava con il coltello. La donna chiamata Ritardo cercava di farsi perdonare offrendoci gianduiotti rubati all'autogrill, che noi buttavamo giù senza ringraziare. "Bello quel palazzo lì", fa Doug. "E' la Fiat Mirafiori, idiota", fa lei. "Uh, che bella ristrutturazione", faccio io. "E' la reggia di Stupinigi, coglione", fa lei. Poi finalmente è cominciato ad albeggiare e le frizioni si sono via via stemperate nella luce solare. "Limoniamo?" fa lei. "Prima ritiriamo i biglietti", fanno gli omini Michelin in coro, due tipi che nei tuffi sincronizzati sarebbero da podio. La macchina avanza nella penombra che rivela dintorni un po' slavati, tipo Romania. Non c'è anima viva. Niente code, niente polizia, niente carabinieri, niente parà. Niente. "E' vero, non è trafficata", faccio io imbarazzato proprio mentre la statale costeggia per un tratto la famosa superstrada. Non c'era un cazzo di nessuno neanche in superstrada. Al che mi viene un dubbio, che non manifesto ai miei compagni di viaggio: avremo sbagliato ora, giorno, luogo, competizione, regione, nazione, continente, mondo, vita? Mentre inizio a sudare freddo, arrivo a una rotonda che mi rivela di essere arrivato a Pinerolo. Faccio sei volte la rotonda, preso da un'ansia innaturale, e poi prendo per Pinerolo Centro. Dopo chilometri di tundra anonima finalmente vedo qualche cerchio olimpico. Troviamo il parcheggio esterno e lontanissimo, quello dove il sito intima di lasciare la macchina prospettando ganasce fiscali e punizioni corporali ai contravventori. Non c'è essere umano, nè un'auto, nè un pullman. Doug, seduto dietro bello comodo tipo Winston Churchill, dà direttive per farsi bello con la donna: "Vai avanti fino alla biglietteria". "Cazzo, e se ci sparano?" "Rischiamo". Rischiamo, occhei. Strade deserte. Vado vado vado vado finchè dalla nebbia spunta uno con pettorina gialla molto olimpica. Volevo girarmi e mandare affanculo Doug e dirgli "Ecco, cazzo, adesso mi sequestrano la macchina e torniamo in treno, eggià, tanto la macchina è la mia, tutto perchè vuoi fare lo sborone con questa ritardataria qui", ma prima decido di fare sfoggio di tutta la mia diplomazia: "Buongiorno, bonjour, good morning. Lei ci deve scusare, abbiamo fatto un lunghissimo viaggio, ci siamo svegliati alle quattro, anzi, un po' prima, quindi lei deve essere comprensivo, ci lasci solo ritirare i biglietti, la prego, poi prendiamo la macchina e la portiamo al parcheggio olimpico, la prego, la prego", dissi abbracciandolo e fingendo una crisi di pianto. E lui: "Scusi, ma perchè non parcheggia qui? E' gratuito". Alle sue spalle un parcheggio enorme e vuoto. Il Palaghiaccio è a 50 metri. (fine quarta puntata) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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10:24
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mercoledì, febbraio 22, 2006 MANCIO, WHY? Perchè hai schierato uno al debutto assoluto in una trasferta di Ciempions, uno che oltretutto non giocava da due mesi e mezzo? Perchè quando manca Veron opti per un centrocampo snaturato rispetto al solito, mettendo in mezzo uno che non gioca mai lì, e tenendo in panca uno che hai fatto comprare apposta? Perchè, così facendo, dimezzi i rifornimenti a un attacco già sfiatato di suo e costringi la squadra a vagolare nel nulla e a zoppicare a sinistra? E così abbiamo devoluto il nostro solito primo tempo agli avversari. E' chiaro che se giochi a Siena, vabbe'. Ma se giochi ad Amsterdam si può anche rischiare l'inculata epocale, visto che la Primavera dell'Ajax si è dimostrata di buona qualità e molto sfrontata. E' finita 2-2 e potevamo anche vincerla, com'era nei nostri mezzi. Con la formazione del secondo tempo probabilmente ci saremmo garantiti un ritorno tranquillo. E invece abbiamo dato il nostro benvenuto a Cesar facendogli fare una figura del cazzo. Massì, a noi le cose semplici ci fanno cagare.
(p.s.: un buon Werder, mi pare) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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22:48
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IL SECONDO TEMPO
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22:37
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SCOPETTONE DREAMIN' (A TRUE STORY) (romanzetto itinerante che al confronto Kerouac era uno che andava in vacanza a Loano) - TERZA PUNTATA - Chissà le colonne di auto che troveremo, ci chiedevamo atterriti. Ma l'autostrada era deserta. Arriviamo alla barriera in uno sfavillio di semafori verdi. Venti caselli aperti alle sei di mattina, e una macchina sola, la mia. Becco peraltro l'unica casellante che stava ancora scartando le pile di monetine e ci mette cinque minuti a darmi il resto, probabilmente un segno del destino. Entriamo a Torino. Siamo gli unici. L'esercito non è schierato, l'Interpol non ci spara a vista. Ci sono in giro solo residui della notte bianca. Passiamo di fianco al PalaVela, desertissimo. Roba da fermarsi, parcheggiare con le quattro frecce davanti all'ingresso e pisciare contro il muro, così, per il gusto della sfida. Arriviamo al luogo dell'appuntamento più puntuali di due svizzeri pignoli. Ma lei non c'è. Lei, cui affidavamo le nostre membra in una città ostile e presidiata dalle truppe Nato, Lei, il navigatore umano autoctono necessario per trovare un posto disperso nella tundra. La chiamiamo per sicurezza. "Hallo, sono Settoruccio, dove perdinci sei?" "Settoruccio? Ma che anno è, che giorno è?" Mi giro verso il socio e lo rassicuro: "Era sbronza, ma adesso arriva. Mai fidarsi delle donne". "Mai. Facciamoci un caffè". Dopo neanche venti minuti la donna compare da una strada nebbiosa e si parte. Dove vado?, le chiedo ingenuamente. "Settoruccio, ti devo confessare un mio problema intimo: non distinguo la destra dalla sinistra". "Occhei, donna, fammi almeno dei gesti inequivocabili. E se sbaglio strada urla, oppure baciami con la lingua". Vedo una freccia: "Vado di là?" "No - mi fa lei -: hanno fatto una superstrada tutta dritta e velocissima, ma non so dove si prende. Andiamo con la statale, che è più lunga e tutta curve e ci sono un sacco di buche, ma non è trafficata". Io e Doug ci guardiamo attraverso lo specchietto retrovisore, con la faccia di due che hanno messo in conto di non arrivare. (fine terza puntata)
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11:49
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martedì, febbraio 21, 2006 SEMPRE PIU' TELEGENICI
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17:40
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CHIAVI IN MANO 1353 persone, fino a poco fa, erano entrate in questo blogghetto del menga nel mese di febbraio digitando una chiave in un motore di ricerca. 1353 persone che cercavano qualcosa e (invece) sono arrivate qui. Io non so voi, ma a me capita spesso di cercare quelcosa su Gùgol. Non sempre trovo quello che cerco, e un po' mi incazzo. Ora, se qualcuno cerca qualcosa sull'Inter o sul curling, occhei, magari non se ne va via del tutto insoddisfatto. Ma gli altri? Io sono pervaso da autentici sensi di colpa e da una sottile ansia da prestazione. Se ne saranno andati sbattendo la porta, "mavaffaculo ma chi cazzo è sto settore di merda?", oppure frustrati e delusi "ma diobono, ho perso mezz'ora a leggere e non ho risolto un cazzo ma guarda te sto pirla"? Ci sono risposte che comunque non saprei dare, altre che sono superiori a qualsiasi mente umana, altre ancora mi stupiscono per la tortuosità del percorso. Credo sia giusto, almeno per espiare parzialmente il mio dolore intrinseco, dare una mia personale risposta ad alcune chiavi di ricerca. Perchè la ricerca stessa, in qualche modo, non sia stata fatta invano. Amici, se tornate qui a cercare queste cose, sappiate che ho cercato di aiutarvi. Sincerely yours.
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17:33
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SCOPETTONE DREAMIN' (A TRUE STORY) (romanzetto itinerante che al confronto Kerouac era uno che andava in vacanza a Loano) - SECONDA PUNTATA - Dopo di che è stato un fine settimana intenso, a far telefonate e a consultare mappe, disegnare percorsi e calcolare ascendenti. Il sito che dava istruzioni era molto ansiogeno. Imponeva orari di partenza, arrivo, ingresso e soggiorno, prenotazioni, abbigliamento, vettovaglie e clausole vessatorie. E le ragazze dei numeri verdi erano gentili e comprensive, ma non potevano sgarrare. Nè dare eccessive speranze. L'home banking risolve solo una parte dei problemi. Ma poi c'è il trasferimento, che è pieno di rischi. Dal sito si capisce che sarà una teoria di posti di blocco, metal detector, mitra spianati, perquisitori e inquisitori. Probabilmente verremo interrogati. E se non prenoti il parcheggio sono cazzi. Mi addormento che sarà l'una e mi sveglio ogni quarto d'ora in preda ai dubbi più atroci. E comunque niente sconti, la sveglia ha suonato alle quattro, la chiave nel cruscotto ha girato alle quattro e mezza e sono partito verso un casello. C'era un discreto traffico da strage del sabato sera, però senza eccessi. Un gruppo di persone che aspetta il pullman. Il pullman che arriva contromano, forse perchè guidato da un'autista inglese. Io sono parte integrante di una scena irreale e mi chiedo cosa ci faccio alzato a quell'ora, per dirigermi verso un posto ignoto e inospitale, dove l'Interpol magari mi arresterà perchè ho una luce di posizione bruciata. Appuntamento al casello. In senso contrario spuntano due fari. Arriviamo con una sincronia che Fusar Poli e Margaglio sono due dilettanti da Corrida. Convenevoli, abbracci, sguardi increduli. "C'è un po' di nebbia". "Tranquillo, qui c'è sempre, non ne troveremo più". "Hai ragione". Partiamo. Dopo un chilometro un cartello luminoso: "Nebbia fino a Torino". (fine seconda puntata) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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11:31
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L'INTER DI DOMANI Stiamo prendendo forma, non so se ve ne rendete conto. E' febbraio e ci sono le prime certezze. Mihajlovic si ritira e rimarrà a fare il servizio d'ordine per Mancini. Cruz rinnova. Cristiano Zanetti probabilmente no. Ma il caso rischia di diventare quello di Toldo. Ha firmato per altri tre anni, fino al 2009, quando avrà 38 anni. Sarebbe carino sapere quanto gli daranno e di quanto si è ridotto l'attuale mostruoso stipendio. Ma mentre leggiucchiavo la notizia sul sito dell'Inter, ho cliccato il link che portava alla scheda del giocatore. Che inizia così: Portiere di straordinarie doti tecniche, esibisce un'eccezionale reattività ra i pali ed un'estrema sicurezza nelle uscite alte. Insomma, anche dai particolari si capisce perchè non sempre vinciamo lo scudetto.
(una simpatica immagine di Mihajlovic e Toldo) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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09:26
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lunedì, febbraio 20, 2006 Aviaria, sì dell'Unione europea Sì, occhei, ho tanti accessi, ma non pensavo di meritare un'attenzione del genere. Uno non sta bene e lo vengono a sapere tutti, e in più si fanno in quattro. Ho un po' di febbre e non ho più voce, è vero, ma spero non sia aviaria. E comunque, se dalla Ue mi arrivano cento milioni, ragazzi, compro un paio di giocatori per l'Inter. Il resto si divide. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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20:47
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SCOPETTONE DREAMIN' (A TRUE STORY) (romanzetto itinerante che al confronto Kerouac era uno che andava in vacanza a Loano) - PRIMA PUNTATA - Sono in macchina, squilla il telefonino e il display mi rivela il nome togliendomi la sorpresa (ho questo rapporto bambinesco con il telefonino, aspetto sempre l'ipotetica chiamata di una bella gnocca che mi annuncia: ti devolvo il mio corpo gratuitamente e con desiderio autentico, dimmi solo luogo e ora). Non è che lo conosca da una vita, Doug, però se mi avessero detto che un mercoledì pomeriggio mi avrebbe telefonato mentre ero in macchina, io avrei pensato che sarebbe stato per propormi una salamella, o una birra, o un raduno di blogger (*), o una bella corsa, oppure una cosa pazza del tipo: ho fatto il buco nella cabina, viene a vedere le fighe che si spogliano. E in effetti era una cosa pazza quella che mi proponeva. Forse sapeva che avevo bevuto vino rosso in trattoria, e quindi avevo le difese allentate. *(nota dell'autore: questo l'ho scritto esclusivamente per provocargli un moto di sconcerto) (fine prima puntata) (voglio farlo durare almeno come Elisa di Rivombrosa) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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19:23
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ALBANA E ROMINO Guardo il pattinaggio confuso tra due sentimenti contrastanti. Un po' di invidia, intanto, perchè non so pattinare, nè trasmettere un'uguale sensazione di grazia anche su superfici meno scivolose, nè - ed è forse questa la questione che più mi preme - possiedo un pacco come quello dei pattinatori. Ma anche un po' di fastidio: al di là dell'aspetto tecnico e atletico, proprio non sopporto quest'aria da divismo che circonda i pattinatori, un'atmosfera drogata da gridolini e sbattimenti di palpebre che alla fine mi costringe a catalogarlo come sport da sciampiste, e non da settorucci come me. Ieri sera, comunque, per non vedere Controcampo ho visto il pattinaggio e, debbo dire, mi sono divertito. E' stata una carneficina, una specie di rodeo umano. Ogni due coppie, una cadeva. E che cadute. Ho visto una canadese volare via e picchiare una culata da leggenda. Ho visto due ucraini strisciare abbracciati, come volessero iniziare una seduta di petting (erano sposati, peraltro, mi faceva notare il telecronista). Ho visto la prima coppia italiana rotolare via ingloriosamente. Poi sono arrivati loro, Barbara Fusar Poli e Stefano Margaglio, primi in classifica, attesissimi, il PalaVela vibra, eccoli eccoli! Evito giri di parole: a me stanno molto sul culo. Mi sta sul culo lei, con quei sorrisi stampati e quell'ambizione ostentata e quelle interviste un po' così, in cui fa capire che se non danno l'oro a lei il pattinaggio è una merda. E mi sta sul culo lui, che ha una pettinatura al di là di ogni aggettivo e che guarda in camera e dà i bacini, e io lo guardo e mi sento baciato a tradimento, quasi molestato, che un giorno mi decido e vado in procura a denunciarlo. Collettivamente, mi stanno sul culo come coppia, baci di qua e baci di là, sorrisi pazzeschi, molto falsi, sebbene molto fotogenici e molto convincenti almeno per la categoria sciampiste. Non che gufassi, per carità. Chi se ne frega. Ma la scena di ieri sera è stata straordinaria. Dopo la caduta (secondo me è colpa dell'uomo) i due si sono guardati per 26 secondi, mentre il PalaVela si spellava le mani in un applauso consolatorio. Di solito i pattinatori sorridono anche se li penetri con una trave rovente. E invece loro no, per 26 secondi di sono guardati tipi Sfida all'Ok Corral, 26 secondi in cui lei ha pensato di lui "Mavaffanculo brutto frocio mollaccione l'avevamo provata mille volte imbecille pezzo di merda hai buttato nel cesso la mia medaglia" e lui ha pensato di lei "Sono anni che mi rompi il cazzo non sai neanche stare in piedi brutta troia tu e quel sorriso del cazzo sei truccata come una bagascia" Poi sono tornati in modalità smile e hanno piroettato e ringraziato mentre il PalaVela grondava di lacrime e shampoo. Nel box (dio, come odio il siparietto del box) lei ha fatto la scena madre e lui ha mandato bacini, che io schivavo smadonnando. Oggi li hanno filmati mentre si allenavano in vista dell'ultima esibizione di stasera. Stavano insieme senza cagarsi, ballavano e si strigevano stando distanti, un capolavoro alchemico di vicinanza fisica e di odio metafisico. Non riesco a pensare a cosa potrebbe accadere stasera, se per caso cadessero ancora. Temo che lei possa sgozzare lui con un pattino, o che lui costringa lei a un rapporto anale tipo "Cane di paglia", ma in Eurovisione e su ghiaccio. E comunque, tutto questo livore venuto improvvisamente allo scopero rafforza la mia teoria sulla coppia Fusar Poli-Margaglio. Non possono essere solo soci o compagni di sport. Questi due (che da tempo sono sposati con altre persone) rivelano un passato ben più ruvido. Secondo me c'è stata tra di loro una complicata storia di sesso e amore: lei dominatrice e diva, lui schiavo affrancato e quindi pericoloso. Una coppia da trombata nello spogliatoio o nella trasferta di Coppa, quando i sensi prevalgono sui ranking mondiali e quando a furia di sollevarsi, toccarsi, prendersi, abbracciarsi, sfoderare sensi e strusciare pacchi, a un certo punti dici "Scopiamo, santiddio" Poi la vita si sa come va, e qualche volta ci si divide. Loro, divisi, hanno dovuto continuare a pattinare insieme. E quindi - sempre secondo la mia personalissima teoria socio-sessuo-sentimental-sportiva - oggi sfogano on ice i livori di quelle ex-coppie che hanno qualche scheletro nell'armadio, e che spesso aprono l'armadio e vengono colti da un senso di umanissimo sgomento nel sentire una stretta allo stomaco che non sai se è nostalgia o un vaffanculo. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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sabato, febbraio 18, 2006 PECCATO
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SQUADRONE
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venerdì, febbraio 17, 2006 COMPLIMENTI SIGNOR MINISTRO
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DIO SALVI LA SIBERIA
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LA ROTTURA DI PAAL
(il mondo va troppo veloce e il curling ha già problemi di crescita. Se non vinciamo con la Nuova Zelanda il fenomeno di costume potrebbe non durare fino alla settimana prossima) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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giovedì, febbraio 16, 2006 LA TABELLA DEL CURLING
(scusate questo pizzico di autoreferenzialità, ma adesso che è tutto un fiorire di curling di qua e curling di là, record televisivi e segoni auditel, paginate su giornali nazionali e dibattiti su radio nobili, ecco, volevo sottolineare che questo blogghetto si è mosso con largo anticipo, quando ancora il curling era nelle tenebre, e quindi mi autopropongo - come farebbero un Macchianera o un Personalità Confusa - come punto di riferimento web del sentimento curlinghistico, questa prorompente voglia di scopare il ghiaccio e allungare la gittata di una pietra di venti chili che ormai attraversa lo stivale in senso longitudinale) Allora, il momento è intenso e cruciale. Oggi, dopo una giornata di riposo (i nostri giocatori sono stati visti all'Ikea dove Alverà ha preso un portasciugamani da attaccare al muro con i tasselli, e Zandegiacomo una libreria Hensvik da 49 euro), l'Italia ha due partite contro due avversari più che abbordabili. Alle 9 c'è la Norvegia, che è una buona squadra ma niente di straordinario. Ormai il torneo ha cominciato a delinearsi: Canada e Gran Bretagna sono una spanna sopra gli altri, che infatti seguono a mucchio, e nel mucchio ci siamo anche noi. Fuori dal mucchio, ultima a zero punti, c'è solo la Nuova Zelanda, che affronteremo alle 19. Insomma, se facciamo quattro punti - e possiamo farli - faremo un balzo in classifica che eleverà il curling a sport nazionale, subito dopo il calcio e prima del petting. E così, mentre elaboravo la classifica e sognavo i possibili sviluppi - chessò, una finale per il bronzo, roba da farsi una sega solo al pensiero - sentivo bussare la porta. Avanti, ho detto. - Ciao Settoruccio. - Diobono. Ma io ti ho vista in tv. - Sì, sono io. Mi hanno detto che hai un blog esclusivamente dedicato al curling, e sono venuta a conoscerti potendo godere di una mezza giornata di riposo. - Da Pinerolo fino a qui? - Da, bolscioi Settorovich disse le sparandomi la lingua in bocca e facendo sweeping labiale. - Uomo, ti ho portato in dono il mio corpo sovietico. - Ascolta, lo so che è un sogno, quindi prima che mi svegli volevo dirti che tu, Ludmila, sei un gran pezzo di figa e che mi sono innamorato di te durante gli ultimi tre end della partita Italia-Russia. C'è un mio amico che vorrebbe sposare Violetta, ignorando che è già sposata. Io non ho avuto il coraggio di dirglielo. Gli ho solo detto: non c'è problema, a me piace Rosa, voglio dire, se si esce in quattro non ci si pesta i piedi. Ma poi ho visto te e non ho capito più un cazzo. - Settorovich, le tue parole mi fanno sciogliere. Sono come il ghiaccio del rink quando si guasta il refrigeratore. - Santiddio. Prima che mi svegli, Ludmila, scopiamo. - Non ho portato lo scopettone, amore. Pensavo di fare la lead. - No, non intendevo lo sweeping, tesoro. Intendevo unire i nostri corpi bollenti in un amplesso che preveda anche il momento della penetrazione. - Ah, vuoi trombare. - Sì, Ludmila. Facciamolo prima che apra gli occhi e mi ritrovi davanti alla tabella curling. - Ma ti piaccio davvero? - Ludmy, la foto sul sito del Toroc non ti rende giustizia. - Hai ragione, l'ho fatta nella macchinetta dell'aeroporto di Mosca. Due rubli quattro foto. - Toglimi una curiosità. Ho colto un tasso di perversione nella vostra squadra che mi ha fatto dimenticare il lato prettamente agonistico. Intanto c'è una russa di colore. - E' nata a Mosca, actually. - Poi c'è un mezzo cesso, vabbe', e poi c'è un'altra quasi al tuo livello, ma un gradino più giù. E poi ho visto la vostra allenatrice, diobono. Sembrava Crudelia Demon. Ma vi frusta mentre vi allenate, quella virago? - No, però una volta ci ha fatto spogliare nude e a turno ci faceva strisciare sul ghiaccio, mentre due facevano andare lo scopettone e la skip stava in fondo al rink in reggicalze e guepiere in pelle, con un paio di manette in mano. - Ti prego, basta così. Ho un'erezione di quarto grado. Facciamo sesso prima che scada il tempo. - Settorovich, me l'avevano detto che gli uomini in Italia sono degli stalloni pazzeschi. Come la chiamate questa voi in Italia? - Patta. Sei capitata bene. Ludmy. Ho delle tendenze maialesche, ma di gran classe e modi garbati. - Mi garbi in effetti. Fammi tua, che tra un'ora ho il treno per Pinerolo. - Senti, e se trombassimo più a lungo? Poi ti do uno strappo in macchina, don't worry. - Ma bisogna arrivare due ore prima della partita, sennò non ci fanno passare. - Come, due ore prima? - L'ha detto il Toroc. - Ma è un'ingiustizia, Ludmy. Io devo esplorare il tuo corpo in lungo e in largo, oltre che in profondità. Ti devo scopare tridimensionalmente. Ho bisogno di tempo. - Settorovich, devo andare. Sennò quella mi frusta. - Ludmy, no, aspetta, fammi almeno toccare le tette. - No, devo andare, ma serberò sempre il ricordo di questo incontro. - Ludmy, diobono, facciamo almeno un po' di dai-e-vai sul divano. - No, è tardi. Ho anche il supplemento rapido. - No, Ludmy, no, ti prego, resta! Mi sono svegliato ancora con la matita in mano. Dicevo di Italia-Nuova Zelanda. Uno fisso. Il problema è inculare i norvegesi alle nove di mattina. Quelli sono abituati alle levatacce. Noi abbiamo Retornaz che ha la pressione bassa. Viva l'Italia, viva il curling, viva la fratellanza tra i popoli ancche extra-Ue.
(Ludmila in una foto che trae in inganno) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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MA FATEMI IL PIACERE
Questa foto è la prova che Figo non prende mai abbagli e sa benissimo quello che fa. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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mercoledì, febbraio 15, 2006 L'INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DI GOBBI E BAUSCIA Fu così che uno a un certo punto mi fa: scusa, ma hai creato un punto di ripristino? E io: no, che cazzo è un punto di ripristino? Allora, mi fa quello lì, vai su start, poi su tutti i programmi, poi su accessori, poi su utilità di stema eccetera eccetera. Ho eseguito come uno scolaretto. Il mio pc, che era diventato più lento di un Commodore Vic 10, è così tornato a venerdì scorso, ed è ripartito da lì, d'incanto, bello come il sole. Io sono rimasto ammirato a vedere questo prodigio billgatesiano. Se potesse accadere ogni tanto nella vita reale, porca troia, che a uno gli va male qualcosa e allora torna indietro di tre giorni e riparte da lì. Non sarebbe bello? Non amo le risse: Non amo nemmeno il pre-rissa, quando si mostrano i muscoli e si alza la voce. Non amo i messaggi trasversali, le ripicche, gli insulti e i contro-insulti. Non amo i post-rissa e le minacce presenti e future. Giusto per dire che se fosse per me adesso fermerei tutto e mi creerei un bel punto di ripristino. Una settimana fa a quest'ora eravamo tutti qui con i nostri uccellini barzotti ad aspettare Fiorentina-Inter e non era ancora accaduto niente. Potessimo creare un bel punto di ripristino di sette giorni esatti esatti, eh? Ma non voglio fare l'esoso. E se devo proprio dire la verità, fare il più realista del re, il più sportivo degli sportivi, il più buono dei buoni, l'unica cosa che cancellerei davvero è quella pietosa scena di Stankovic che chiude la porta del tunnel. Preferisco perdere a Firenze e preferisco perdere con la Juve - due sconfitte con una loro logica, magari immeritate ma con una loro logica - che vedere uno che organizza la resa dei conti nel tunnel, o assistere a quelle reazioni da checche isteriche nei riguardi di ingiustizie arbitrali che non ci sono state ma che ci si aspettava ci fossero, quasi si pretendevano, magari per giustificare una inculata totale come quella di domenica sera. No, era giusto per premettere che - oggi va di moda farlo e dirselo l'un l'altro - di demonizzare l'avversario non me ne frega un beato cazzo. Il nostro avversario è un vero demonio di per sè, è avanti di 12 punti e ci ha appena rullati sul nostro campo. Non so quante volte l'ho scritto nel corso degli ultimi mesi, ma quando leggo le cifre della Juve mi fermo, tiro un sospiro, conto fino a dieci e mi tolgo il cappello, sperando che nessuno mi veda. A me, con gli avversari, piace giocarmela. La scorsa stagione un amico mi prestò due tessere per andare a vedere Inter-Juve (finì 2-2) e io ci andai con un amico juventino. Perchè avevo voglia di passare una domenica sera un po' vivace, a mandarsi affanculo in piena armonia, a sfottersi per due ore da un seggiolino arancione all'altro. Io non sono un agonista sfegatato: forse per questo al mio avversario tendo la mano spontaneamente, gli faccio i complimenti, e mi tengo destro tutti i vaccagare per un'altra volta, chè tanto poi svaporano, lo so già. Detto questo - detto che non voglio demonizzare la Juve e che la Juve vincerà il campionato perchè è una spanna sopra gli altri -, lasciatemi però anche dire che rimpiango lo stile Juve. Rimpiango quando pagavano gli arbitri, ma in silenzio. Rimpiango l'Avvocato che sapeva distinguere un Cavaggio da un Pinturicchio e, se aspettava, aspettava Godot. Rimpiango i volti sabaudi della dirigenza, che li odiavi epperò non fino in fondo, perchè versavano il vino nel bicchiere giusto e sapevano distinguere qual era il piattino con il loro pane. Rimpiango una società potente fino allo schifo, però misurata. Oggi la Juve è sempre potente fino allo schifo, però è di un'arroganza insostenibile. La bava alla bocca dopo la sentenza-doping è stato uno spettacolo inquietante, la reazione immane della belva ferita e offesa che, come fosse un cartone animato, beve una pozione e si rimette in piedi, più grande e spaventosa di prima. La Juve, un'altra Juve, con qualche Agnelli in più nel cda, avrebbe reagito in un modo diverso, magari con spocchia, per carità, ma non con questi sguardi spiritati e queste parole livorose. La Juve dovrebbe accontentarsi di essere una squadra miracolata, uscita pulita da un processo che tracimava merda. E invece no, da allora è stata un'escalation di arroganza che mette a disagio, perchè è un'arroganza gratuita e inutile. Una squadra che ha 12 punti di vantaggio, come dire, ha già detto tutto. 12 punti più in basso, gli altri DEVONO stare zitti, muti, stop. Il calcio è questo, lo sport è questo. L'Avvocato al limite avrebbe guardato in basso e avrebbe riso dentro, vedendo noi pezzenti dibatterci per un posto Ciempions mentre la sua massima preoccupazione era allacciarsi l'orologio sopra il polsino. No, loro no, loro (la Triade) digrignano i denti. Leggetevi bene il comunicato anti-Processo: è di una volgarità imbarazzante. "La Juventus non vuole pensare che questo dipenda dalla posizione del dottor Tronchetti Provera, proprietario dell’emittente ed azionista importante della società nerazzurra (...)". La Juventus non vuole pensare, eh? Ma andate affanculo. E l'iniziativa anti-Figo? Una patetica prova muscolare per far capire chi comanda e per sistemare un conto rimasto aperto dieci anni per quella faccenda dei due contratti. E poi, come andiamo avanti? Scaricheranno letame davanti alla sede dell'Inter? Si faranno una sega davanti alla classifica avulsa? Faranno i caroselli se pareggiamo a Livorno? Faranno un trenino se perdiamo? E' questa volgarità che non accetto. Sono pronto a rendere onore a una squadra fortissima che non ha bisogno di Dattili, Palanchi e - lo dico forte - nemmeno di una dirigenza del genere. Bisogna saper perdere: noi, anche se ci siamo abituati, qualche volta ce ne dimentichiamo e me ne dispiace. Ma bisogna saper vincere, e immagino le piroette dell'Avvocato: neanche a Villar Perosa riesce a prender sonno. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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martedì, febbraio 14, 2006 ONORE BIANCONERO
Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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PIANGINA A CHI? (comunicato numero 2) La Juventus Football Club comunica di aver denunciato alla Federazione Italiana Giuoco Calcio il calciatore Luis Figo, per le dichiarazioni rilasciate ieri, lunedì 13 febbraio, e riportate oggi dai principali organi di stampa. Le affermazioni del tesserato Figo sono gravi, assolutamente infondate e false. Tanto più gravi poiché rilasciate in un contesto internazionale. (questa non ha bisogno nè di commento nè di traduzione. Si vergognino) (Luis, non gli badare) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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LE GIOIE DEL CURLING Dopo le due sconfitte di ieri con Gran Bretagna (erano tutti scozzesi, cazzo, battili tu gli scozzesi) e Svezia (erano tutti svedesi, e quindi questa parentesi è del tutto ininfluente), mi ero intristito parecchio, ma veramente. Anche se questa cosa che avevano giocato una partita la mattina e una la sera, devo dire, mi aveva fatto tenerezza. Così come mi era piaciuto constatare che le quattro partite del programma si giocavano tutte contemporaneamente, fianco a fianco, nei quattro rink del palazzetto di Pinerolo, come in una bocciofila qualunque. E' questa dimensione umana del curling che mi attizza in pensieri più struggenti. Perdi 7-5 dalla Scozia, raccogli le tue stones e dici: "Andiamoci a mangiare una focaccina che poi stasera si gioca ancora". E magari tra una partita con la Scozia e una con la Svezia (persa ancora 7-5), in quel lasso di tempo tra due emozioni olimpiche nello stesso giorno, uno va al bancomat a fare l'estratto conto, l'altro va a comprare i grissini, l'altro a comprare una ricarica da 25 euro della Vodafone, perchè tu sei un nazionale di curling e stai facendo le Olimpiadi, ma puoi girare per tutta Pinerolo che nessuno ti rompe i coglioni.
Quindi oggi la nazionale italiana di curling è scesa sul rink avvertendo le prime pressioni, perchè si è visto che non siamo proprio la squadra materasso, ma anche che gli altri sono più adatti a manipolare la strizza olimpica. L'Italia aveva perso di due punti con la Svezia, che in mattinata aveva sconfitto il Canada, no dico, il Canada. E oggi toccava alla Germania, che nel primo turno aveva riposato e ieri lo aveva preso lo scopettone in culo dal Canada, ancora imbufalito dalla sconfitta mattutina con la Svezia. Dio mio, che incrocio di emozioni, che fuochi d'artificio sul rink olimpico (olympic rink)! Italia-Germania: oh, quali eventi sportivi evoca questa magica accoppiata! (mi piace ogni tanto, diciamo ogni mille post, usare questo tono epico) Per sei end l'equilibrio regna sovrano, l'Italia conduce di un punto, 5-4, quando accade l'inenarrabile. Anzi no, lo narro, e che cazzo. Mano disastrosa dei nostri, la Germania fa quattro punti in una volta sola e va 8-5. Tremendo. E qui l'Italia - intesa come nazione - dovrebbe essere grata ai suoi alfieri. Al bancario Alverà, quello brizzolato che ha la figlia che gioca nella squadra femminile. Allo spilungone Zandegiacomo. A Retornaz e alla sua aria da bravo ragazzo con gli occhiali da fighetto. A Mariani che fa gruppo ed è molto preciso. Perchè invece di crollare a picco - vorrei vedere chiunque dopo aver preso quattro pappine in un solo end - la squadra italiana si rimette in sesto e al nono end siamo ancora lì, 8-8. Decimo e conclusivo end. Sono in ufficio e mi piazzo davanti al televisore. Mi circondano sguardi di incredulità mentre gli altri pensano alla combinata e io mi alzo e dico: "Adesso muti che c'è il curling. Siamo 8 pari. E l'end decisivo. Muti" "Il twirling?" "Curling, non twirling. E la mazza del twirling te la ficcherei in culo se non spegni quel risolino" "Ma scusa, e Rocca?" "Non potete capire. Siete gente rozza". In effetti non capivano, quei bifolchi, perchè guardassi con tanta attenzione della gente in tuta che tirava un bollitore dell'Alessi e altri che pulivano il pavimento in coppia. E io non sono stato di grande aiuto quando ad un certo punto mi sono alzato e, pugni al cielo, ho esclamato: "Evvai Retornaz!" 9-8. Mi sono alzato, sono tornato alla mia scrivania e da lì, mentre mi mangio una schiacciatina, scrivo queste poche righe a corredo di una giornata eccezionale: l'Italia ha vinto una partita nel torneo olimpico di curling, sdoganando i bollitori e gli scopatori. Viva l'Italia, viva la strategia del ghiaccio, viva la gnocca nella sua più estesa concezione. (una rara foto di Retornaz senza occhiali)
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LA PRAVDA
(facilities for interisties - 11) (comunicato ufficiale sul sito della Juventus) La Juventus prende atto a malincuore che il Processo di Biscardi, da alcune settimane, l’ha presa di mira dilatando gli errori arbitrali a suo vantaggio, tacendo su quelli a suo danno e ignorando completamente quelli favorevoli all’Inter. La Juventus non vuole pensare che questo dipenda dalla posizione del dottor Tronchetti Provera, proprietario dell’emittente ed azionista importante della società nerazzurra. Ma, di fronte ad una evidente parzialità della trasmissione, considera superfluo parteciparvi con i propri dirigenti e giocatori. Invita, quindi, i suoi tifosi a seguire trasmissioni più obiettive. TRADUZIONE DI SETTORE
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(rubrica al passo con i tempi per non dover sempre parlare dell'Inter e di quei ladri della Juve) 4 - LO SHORT TRACK
"Ma per chi cazzo ci hai preso, brutto imbecille, che avevo i biglietti per andare a vedere Kramer contro Kramer e invece sono qui come un pirla che non c'è neanche la pista adatta alle nostre peculiarità?" L'atmosfera era molto tesa. Dal canto suo, Imatazi fu molto esplicito: "Se non gareggiate inculano me e, a pioggia, ognuno di voi. Vi do mille yen in nero se fate tre o quattro giri tutti insieme, così li facciamo contenti. Aiutatemi solo a tirare le nove e mezza, tanto poi c'è la sfilata delle ballerine brasiliane con i pattini leopardati".
"Ultimo giroooooo" perchè era un appassionato della Sei Giorni di Milano. La gara ebbe molto successo. Hitoshi Ando la vinse allo sprint su Kazu Haganawa, cui spaccò i due incisivi superiori con una bella gomitata a trenta metri dall'arrivo, essenzialmente perchè gli stava sul culo per una vecchia storia di parcheggi rubati. La gente era in delirio e si capì subito che il nuovo sport avrebbe avuto successo tra i poveri di spirito, cioè il potenziale 95 per cento della popolazione mondiale: Imatazi lo battezzò "short Sapporo crazy race", ma quando Tetsuie Koda uscì di pista e planò con i pattini a martello sulla tibia ed il perone di Gennaro Maiello (un pizzaiolo di Amalfi che si era da poco trasferito in Giappone e si trovava a bordo pista con il suo banchetto di margherita al trancio) optò subito per "short track", più espressivo. Imatazi, a causa dei suoi guai con la Siae giapponese, non si arricchì con questa sua invenzione: Hiro Hito bloccò la sua nomina a Cavaliere dell'Impero e il povero Sashoki, deluso, si trasferì a Bangkok dove è entrato nel ramo ristorazione e gestisce tuttora un locale equivoco, "Enlarge your penis".
1 - Recarsi a un palaghiaccio e affittare dei pattini. Nel corso degli anni, l'aumento del numero di praticanti e della popolarità di questa disciplina ha contribuito ad affinare le regole. Nel 1983 l'International Board aggiunge l'articolo 5: "Non uccidere, non rubare, non fornicare, non commettere atti impuri". Nel 1987 è stata introdotta la squalifica per atti di violenza che comportassero come conseguenza diretta la tetraplegia e l'impotentia coeundi. Nel 1992 è stata vietata del tutto la violenza, e il numero degli spettatori è calato del 78 per cento. Oggi è permesso sgomitare e spaccare le arcate sopracciliari, ma non strizzare le palle dell'avversario.
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lunedì, febbraio 13, 2006 IL QUALCOSINA
(informazione di servizio: questo blog esce gravemente incompleto a causa di pesanti problemi tecnici. Ieri nel tardo pomeriggio mi si è impallato il pc a casa. Non va più, per aprire un'icona del desktop ci mette cinque minuti. L'ho considerato un preciso segnale divino) Il problema è che siamo forti con i deboli e deboli con i forti. Precisiamo: essere forti con i deboli, in un campionato di calcio, è essenziale, e infatti aver conquistato 34 punti su 36 nel nostro recente ciclo di burro ci ha consentito di tenere una media-punti elevatissima, e anche di nutrire speranze ben definite, concrete, superiori a ogni considerazione e a qualsiasi distacco. Invece ci condanna la nostra indiscutibile propensione ad essere deboli con i forti, e questi sì che sono cazzi. Prendendo in considerazione le quattro più forti avversarie in campionato - Juve, Milan, Fiorentina e Roma - finora in sei partite abbiamo fatto sei punti. Media retrocessione, altro che scudetto. Sei partite di cui, si badi bene, quattro le abbiamo giocate in casa. Un bilancio deludentissimo e che non può che peggiorare, visto che ci restano ancora il derby chez Milan e la trasferta di Roma. Anche di queste due sconfitte consecutive con Fiorentina e Juve, del genere "sì occhei abbiamo perso ma abbiamo giocato bene meritavamo almeno il pari non siamo inferiori a nessuno eccetera", resta l'immagine di una squadra che non ha quel qualcosina in più. Parlo di testa, cervello, convinzione, morale. Non c'è un abisso dalla Juve, proprio no, ma il "qualcosina" basta e avanza. Ieri, oltre che di testa, abbiamo palesato anche qualche problema con i piedi: lo stato di forma di Adriano e Martins è pietoso e purtroppo - questa è sfiga - ci siamo trovati, una volta di più, a giocarci una partita importante senza uno che desse l'impressione di poterla mettere dentro (a proposito: un Martins così bisognava proprio farlo giocare? E se sì, così a lungo?). Dall'altra parte - anche questa è sfiga, in senso lato - noi tiravamo e colpivamo chiappe: l'immagine dei nostri tiri che si infrangevano regolarmente sui glutei di Thuram mi ha indotto alle più cupe considerazioni sulla vita in generale e la giustizia nel calcio. E, proseguendo, c'è anche qualche problema di mani: ormai più indizi fanno una prova, e bisognerà seriamente prendere in considerazione l'eventualità di insegnare a Julio come ci si piazza nelle punizioni e, magari, come si tenta di pararle. Dalla Juve abbiamo preso tre gol su quattro su punizione, cazzo, ma si può? Quanto a Nedved, lasciamo stare. Il "qualcosina" è anche questo, è andarsi a cercare una punizione dal limite dando palla a Klaus Dibiasi. Farsi fischiare la punizione, batterla, segnare. Questo è il "qualcosina". Noi, invece, abbiamo tirato una punizione dal limite con l'arbitro che col braccio alzato diceva che non si poteva tirare dritto in porta. Con quella maglia gialla, diobono, non si può non vederlo, l'arbitro. Resta l'amarezza di vedere che il giocattolo non funziona mai quando serve. O perdi un pezzo (Veron, in due partite con la Juve, ha giocato mezz'ora: un'ingiustizia), o si scaricano le pile, o non capisci le istruzioni. Siamo così sfigati che adesso ci tocca pure difendere il secondo posto dal ritorno del Milan, sulla cui capacità di reazione non avrei scommesso un ghello. Il "qualcosina" è andare in Europa con 12 punti di vantaggio in campionato che ti regalano leggerezza. Noi ci andiamo con l'ansia di portare a casa qualcosa, perchè in campionato potrebbe diventare difficile anche il nostro solito, immancabile, insopportabile "obiettivo minimo". Che a gennaio quasi riteniamo già raggiunto e che a febbraio, d'incanto, traballa come ogni nostra certezza.
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domenica, febbraio 12, 2006 STAYIN' ALIVE Sabato pomeriggio, mentre chiamavo a raccolta il mio corpo e facevo un check-disc, mi sentivo francamente inadeguato a qualsiasi attività fisica o intellettuale. Tossetta, raffreddorino, maldigoluccia, tutto accennato, appena conclamato, che ti senti un po' così e dici: ma cazzo, almeno mi venisse il febbrone che mi metto a letto e dormo 18 ore al giorno come il re della foresta. E invece niente, un malessere diffuso, zero voglia di zero cose, mollezza, sfiducia. Cosicchè alle 19,30 alzo il telefono, compongo un numero mai composto prima, parlo con una persona mai sentita prima e che si sentiva che stava mangiando, gnam gnam, si sentiva, e io mi scuso, ma lui "no no no no, dimmi tutto", e io penso il meglio possibile di lui, poveraccio, che io gli rompo i coglioni all'ora di cena e lui è contento di sentirmi, pur non sapendo chi cazzo sono. Al che, nel confluire di tutta questa serie di sentimenti sparsi e di sensazioni fisiche da pappamolla, al termine della concisa telefonata gli comunico che "Occhei, domani ci sono, mettimi nella distinta, alle otto e mezza sono là, giurìn giuretta, e si inculi questo freddo del menga" Nel mettere giù il telefono, mi chiedevo il perchè di questo comportamento insano, mi chiedevo in quale recesso del cervello avessi trovato l'esigenza di dire sì, perchè la telefonata era nata per dire "No, scusa, domani non ce la faccio, non sto bene, sai com'è, si inculi questo freddo del menga, e poi il Pm10, il Pm10 diobono, è tutto un complesso di cose, magari domenica l'altra, che dici?, magari ci saranno 20 gradi all'ombra, il tempo è pazzo e noi siamo un paese tropicale" E invece gli avevo detto di sì. Gli avevo telefonato per dire no e invece gli ho detto sì. Roba da matti. Fatto sta che stamattina alle otto ero in macchina e guidavo nella tundra. Alle 8,25 arrivo a destinazione, vedo già un brulichio familiare e tiro giù il finestrino per chiedere alla prima persona che mi capita a tiro "Scusa, sai dove si può parcheggiare la macchina?" "Di là" Mi fa indicando con una mano, dandomi le spalle, perchè con l'altra mano si sta scrollando il pisello dopo una bella pisciata sul muro della scuola materna. Noi podisti siamo così, gente dura e rotta a ogni esperienza, che magari c'è meno uno ma se devi pisciare pisci, ti sfoghi in una di quelle belle pisciate fumanti per liberare la vescica prima di partire verso l'aperta campagna, pisciate che ti regalano un pieno di leggerezza e fiducia nella vita. Parcheggio, pago i miei 3.50 euro ed esco, chiedo come al solito a uno della Protezione civile "Scusa, di qua o di là?" (oh, tutte le volte, lo so, mi rendo conto) "Da là, òsti" (solita risposta che ricevo ogni volta, e vabbe') e vado vado vado. Parto piano nel freddo becco, mi inoltro nella tundra, c'è brina e terra dura, c'è anche ghiaccio e troverò anche della neve farinosa. Ho delle cuffiette nuove e il volume della musica è più alto. L'andatura è decorosa ma non mi affanno. Lascio andare le gambe e respiro. Al primo cartello "A 50 metri separazione percorsi" non ho dubbi: da una parte si va per i 7 chilometri ma io giro verso i 14-21, seguendo un gruppo di podisti Avis di un paese con l'accento sull'ultima lettera, sì, vedo distintamente l'accento, c'è un sole bellissimo, il cielo terso e l'aria che frizza, il mio Thermolite mi crea un microclima da Club Med e vado come un treno, anzi, un trenino Lima. Al secondo ristoro c'è un gruppo di fighe di mezza età e una mi punta e mi chiede: "Uè, fai i 14 o i 21?" E io: "I 14, sono per la politica dei piccoli passi" Lei, un cesso, mi guarda con un'aria strana, come di una che ha messo in conto di trombare prima dell'arrivo con un podista sconosciuto ma fascinoso. Io prendo uno spicchio d'arancio e saluto, per evitare di essere violentato lì sul posto. Arrivo in 1 ora e 11 minuti, tutti questi numeri uno mi mettono allegria. Mi informano che 13 chilometri erano in sterrato e io confermo: erano sterrati, iddio vi benedica. Buone sensazioni, morale alto, stato di benessere diffuso. Mentre mi denudo parzialmente sotto gli occhi di un pensionato Enpals, e mi metto roba asciutta, penso intensamente a come sarebbe bello finire la giornata così com'è cominciata. (quando corro mi sento Figo) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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sabato, febbraio 11, 2006 Mancano ventuno fottutissime ore e bisogna mettersi un po' in gioco. Spendersi. Profondersi. Per (omissis), cosa saremmo disposti a fare? (nella foto: a destra l'idolo di Di Canio, a sinistra quello di Capello) (giusto per seminare un po' di zizzania) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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venerdì, febbraio 10, 2006 (rubrica al passo con i tempi per non dover sempre parlare dell'Inter e di quei ladri della Juve) 3 - IL BIATHLON
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EVVIVA L'OPERETTA Il genere leggero torna di moda. Nelle ultime ore, l'allenatore di una squadra provinciale sesta in classifica è stato esonerato con motivazioni da operetta. In Germania, un noto allenatore italiano alla guida di una squadra da operetta, giustamente settima in classifica, è stato esonerato (per poche vittorie, troppi pareggi, pochissimi gol: minuzie). Infine, nella città che sta per ospitare le Olimpiadi invernali, il noto allenatore di una delle due squadre locali, quella con la maglia a strisce verticali optical, rilascia un'intervista a un giornale di sinistra e dice che in Spagna le cose funzionano bene per merito di Franco. Dalla Spagna, dove l'allenatore ha lavorato, gli mandano a dire che si è bevuto il cervello. La risposta dell'allenatore è da operetta: "Mi riferivo alla burocrazia sportiva". In Canada la federazione del curling ha un milione e duecentomila iscritti. No, per dire che c'è più serietà. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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giovedì, febbraio 09, 2006 (rubrica al passo con i tempi per non dover sempre parlare dell'Inter e di quei ladri della Juve) 2 - LO SKELETON
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ADRIANO E PALANCA Qui Inter. Perdere a Firenze ci poteva stare, e lo sapevamo, anche se qui si nutriva la speranza di allungare una serie miracolosa. La Fiorentina ha vinto 11 partite su 12 in casa, quindi non è affatto sorprendente, per nulla, tornare a Milano con le saccocce vuote. Se qualcosa di confortante c'è, a volerlo trovare, è proprio il fatto di aver perso a testa più che alta in uno dei campi più difficili del campionato, prendendo due gol del cazzo (il primo, soprattutto, è un regalo del portiere) e restando sempre più che mai in partita, a parte un po' di mollezza - comprensibile - appena preso il secondo gol. Càpita a Julio Cesar si sbagliare, càpita a Samuel di dormicchiare, e vabbe', càpita. Abbiamo perso a Firenze, mica a Lecce. Abbiamo a lungo fatto noi la partita. Sostanzialmente, in chiave-scontro diretto, non cambia un cazzo. A parte l'ovvia considerazione che sarebbe stato meglio giocarsela a meno sei o a meno cinque, ci arriviamo in un discreto spolvero e senza complessi d'inferiorità. Resta l'incognita-Adriano, che comincia a diventare una questione fastidiosa. Non ho tenuto conto, in queste prime 24 partite di campionato, quante volte i commenti della vigilia e quelli dell'immediato post-partita sono stati infestati da frasi che riguardavano "l'attesa del miglior Adriano". Quando cacchio arriva il miglior Adriano? Se è una beffa essere in media scudetto ed avere 9 punti di svantaggio dalla prima, è una beffa anche avere tre giocatori strepitosi come Figo, Veron e Cambiasso e non poter contare davanti su uno che finalizzi il ben di dio che gli arriva. Questa sera è stata una palla al piede. Io non mi convinco per un cazzo quando qualcuno mi dice "ma almeno lotta, corre, tiene alta la squadra, torna" eccetera. Queste sono cose che puoi chiedere a Tiribocchi e Possanzini. Intanto, stasera non ha fatto nemmeno questo. Ma da uno del genere è lecito aspettarsi caterve di gol. Quest'anno è una pena, a parte qualche sprazzo. E' molto vierizzato, cioè forte con i deboli. Sistema le sue cifre personali con le squadrette e poi si permette esibizioni di un pallore sconcertante come questa. Incredibile che, a questo punto del campionato, a una squadra come l'Inter manchi un attaccante vero. Ci sono giorni in cui ci manca uno che faccia i gol stupidi, come dice il Mancio. Altri giorni in cui ci manca uno che faccia i gol, punto. Tipo stasera, nella partita più importante del campionato. Qui Juve. I gobbi hanno fatto un primo tempo loffio, nel secondo hanno cercato di vincere la partita, che in sostanza non avrebbero rubato, per carità, ma ci è mancato poco poco poco che lo prendessero in culo. Questo schema è ormai una costante dell'ultimo mese. Un po' poco, forse, per dire che sono bolliti, ma di sicuro non sono più il carrarmato pre-natalizio. Domenica dobbiamo vincere e stop. Se non ci riusciamo, adieu. Ma possiamo farcela perchè sono alla nostra portata, visto che sono stati alla portata dell'Empoli, dell'Udinese e del Parma. E nelle difficoltà hano un sacco di risorse, come dice Facchetti. Risorse interne, certo, con tutti quei giocatori che possono risolvere il match e un Del Piero a cui dovranno fare un monumento. E poi le risorse esterne. Questa sera alla Juve è stato dato un rigore ridicolo, per non dire pazzesco. E' il secondo che le danno in campionato, occhei. Ma è un rigore fischiato da un arbitro che palesemente non vedeva l'ora di fischiarlo. Palanca è un arbitrucolo come Dattilo. All'Inter hanno dato un internazionale, alla Juve un arbitro di terza fascia. Un arbitro, oltretutto, condizionato dalla Juve: Palanca aveva diretto Chievo-Juve e i gobbi hanno avuto da ridire su un paio di cosette. Quindi, poche settimane dopo, tu designi ancora Palanca - un arbitro così così - per la Juve e lo mandi a Torino. Io sono convinto che la Juve non c'entri nulla. Ma Palanca, anche incosciamente, è uno che è andato a Torino a pagare un debito. Non è umanamente possibile fischiare un rigore come quello che ha fischiato lui, non aprima dibattiti e non cerchiamo ragioni. E non voglio parlare del rigore non dato al Parma, che rientra in quella categoria di episodi che magari dal campo non apprezzi nella loro pienezza. Il rigore fischiato alla Juve, quello sì, è un'enormità. Non me la prendo con la Juve nè con Palanca, il modesto Palanca, il pavido Palanca. Me la prendo con un designatore che dimostra - dopo la bufera su Juve-Udinese - di non aver capito un cazzo. Inter e Juve meritavano di andare allo scontro diretto con un pari trattamento. Nelle due partite precedenti lo scontro diretto - è un fatto oggettivo - la Juve ha avuto un trattamento diverso. Di favore. Perchè poi i gobbi vengono anche qui in questo blogghetto a fare i ganassa nei commenti. Ma se io vincessi le partite con dei rigori così, giuro, non me la godrei per niente. A voi piace così? Davvero? E allora, scusate, andate a cagare.
Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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mercoledì, febbraio 08, 2006 LA DIRETTA DI SETTORUCCIO Non mi sono dispiaciuti del tutto, non sono stati quelli di domenica col Chievo ma nemmeno un disastro. La Fiorentina, che ha fatto un partitone, ha fatto tre tiri e due gol. Noi non abbiamo avuto nemmeno un briciolo di culo, che ci avrebbe fatto piacere in una serata che si era subito messa male. Cambiasso, che fa avanti e indietro con l'Argentina, era stanco, ed è un grosso problema. Poco brillanti (eufemismo) gli attaccanti, ma la loro difesa non ha concesso granchè. Brocchi sembrava Bobby Charlton, diocaro. Niente, tiremm innanz. La Juve non ha vinto, otto o nove punti è la stessa cosa, per domenica sera non abbiamo scelta. Potevamo arrivarci più arrazzati, ma non disperiamo. 49' - Trefoloni fischia con tre secondi di anticipo. Scandalo. 45' - 4' di recupero, tutti avanti. 41' - Le merde sbagliano il rigore. Vaffanculo! Vaffanculo! Tiè! 39' - GOOOL, diobono, il Chino su punizione. All'arrembaggio! 37' - Mischione drammatico, salvataggio sulla linea su Burdisso, non è serata, proprio no. 35' - Cordoba, iddio lo benedica, salva su Jorgensen. 28' - Palla velenosa di Veron in mezzo, ma c'è quel marcantonio di Lobont. 22' - Entra Recoba per Cruz, poi entrerà anche Kily per Cambiasso. 18' - Adriano spacca il naso a Brocchi, ma non vale come 2-1. 14' - Vaffanculo. Fiore sbaglia il tiro, si inserisce Jimenez, bel gol. Sono cazzi. 12' - Colpetto di testina di Burdisso, comodo per Lobont. Ma premiamo. 9' - Lobont fa un'uscita alta della madonna, e mi rompe un po' i coglioni. Secondo tempo 45' - Fine primo tempo, senza recupero. Fiorentina avanti, ma noi non siamo andati male. Il problema è che non so cosa mangiare, fino alla fine io non reggo. 43' - Pareggia la Juve con Ibra rapato a zero, a momenti la Fiorentina raddoppia. Ho anche finito le Gocciole. Sono momenti tristi. 38' - GOL DEL PARMA, dai dai dai dai. Gol di Beppe Dossena, diobono, ma non si era ritirato? 33' - Mavaffanculo, ma chi cazzo è questo Lobont? Prima para di ascella un tirone di Veron, poi va a prendere quasi all'incrocio un tiro di Stankovic, poi anticipa Cruz su cross di Figo, poi si fa una sega dietro a un palo. Dominiamo, invano. 28' - Trefoloni ammonisce Zanetti per un falletto da oratorio, tocchiamoci i coglioni. Punizione di Fiore, la prendevo anch'io. 23' - Contropiedone di Adriano, ma poi deve tirare di destro, e quando segnerà di destro ci farò un post. Al centro c'era Penelope Cruz, ma col cazzo che gliela dà. 22' - Porca troiaccia schifosa, casino in area, occasione grande così, Cambiasso ribattuto, stiamo crescendo di brutto, però non la mettiamo. 20' - Cazzo: cross di Figo, incornata di Cruz, fuori di pochisssssimo. 19' - Al secondo fuorigioco che ci fischiano, e non c'era, mangio tre Gocciole. 16' - Percussione di Stankovic che mette in mezzo per Adriano e Figo, ben piazzati ma non dotati di superpoteri. 9' - Gol di culo di Brocchi, che non segnava da otto stagioni. Angolo, respinta della difesa, tiro di Brocchi da 20 metri che batte Dida (sottolineo: Dida). 6' - Lancio di 120 metri di Veron sui piedi di Stankovic, che manca lo stop proprio mentre iniziavo a toccarmi. 3' - Punizione alla cazzo di Veron, molto ma molto alta. Squadre in campo. L'Inter ha la maglia bianca e attaccherà da sinistra a destra. Non do a questo particolare un significato ben preciso, ma ci tenevo a farlo rilevare per scrivere qualcosa prima di andare in trance. Prepartita - Il Mancio schiera tutti i diffidati, diobono: quando il gioco si fa duro, cominciamo pure a cagarci in mano. La Fiorentina schiera gli ex Brocchi e Bojinov. Non ho Orociok in casa, ripiegherò sulle Gocciole. FIORENTINA: 22 Lobont; 21 Ujfalusi, 3 Dainelli, 2 Kroldrup, 23 Pasqual; 10 Fiore, 32 Brocchi, 17 Pazienza, 20 Jorgensen; 8 Bojinov, 30 Toni
Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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EQUIPES DI SCIENZIATI IDDIO VI BENEDICA Andare al lavoro in macchina fa ingrassare. Un ricerca australiana ha calcolato la percentuale di persone in sovrappeso a causa della dipendenza dalle quattro ruote. Risulta che gli auto-dipendenti hanno una probabilità del 13% in più di essere sovrappeso oppure obesi rispetto a chi va a piedi, in bicicletta o usa i mezzi pubblici. Lo studio, condotto su un campione di oltre 6mila persone, è stato pubblicato sull'International Journal Of Obesity. E questa ricerca, condotta da una equipe di scienziati di Sidney, mi strabilia davvero. Cazzo, hanno dovuto esaminare SOLO 6mila persone per capire che andare a lavorare in auto è meno dimagrante che andare a piedi. Dove andremo a finire. Questo intermezzo scientifico vi è stato offerto dal mio nuovo sponsor, l'Olio Carli(ng). Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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C'E' TUTTO UN MONDO INTORNO Sul curling vedo spendere ironie in ogni dove. E invece nel mondo sono milioni gli appassionati di questa nobile disciplina, insensatamente trascurata dal Cio che l'ha ammessa ai Giochi soltanto a Nagano, cazzo, non mi ci fate pensare, dopo lustri di colpevole attesa.
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martedì, febbraio 07, 2006 CURLING MASCHILE E CURLING FEMMINILE (LO SPORT DEI SENTIMENTI)
E' notte alta e sono sveglio, Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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MI SONO ROTTO I COGLIONI PASSO AL CURLING
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lunedì, febbraio 06, 2006 (rubrica al passo con i tempi per non dover sempre parlare dell'Inter e di quei ladri della Juve) 1 - IL CURLING
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TOSATTUCCIO Un'Inter con davanti dodici partite potenzialmente da vincere, e che alla fine ne vince undici su dodici, non si vedeva da un bel po', forse proprio dall'ultimo scudetto, quando assomigliavano molto alla Juve di oggi che vince e non si ferma mai. E forse non esiste nel mondo civilizzato un esempio che possa spiegare quello che succede nel campionato italiano, dove una squadra che vince 11 partite su 12 (l'altra la pareggia, e in più non perde da 14 turni) recupera alla squadra che sta davanti solo 2 luridissimi punti, cazzo, perchè la squadra che sta davanti nel frattempo ne vince 10 e ne pareggia 2 e vaffanculo. Un anno fa la classifica recitava così: Juve 50, Milan 48, Udinese 40, Inter 39, Samp 38. La situazione oggi è tale che il Milan, che ha gli stessi punti dello scorso anno (quando rimase in corsa per lo scudo fino a quel patetico harakiri in casa con i gobbi), oggi è considerato una squadra-disastro da rifondare al più presto. L'Inter, che ha 15 punti in più dello scorso anno e che ha 4 punti in più della Juve che poi vinse lo scudo (e che in questo periodo immacolato ha fatto 14 punti in più del Milan), è seconda a 8 punti dalla prima. La Juve ha 12 punti in più dello scorso anno, pazzesco. La Fiorentina ha 24 punti in più dello scorso anno e Toni si è rimesso a segnare. Dove va l'Inter mercoledì? Ovviamente a Firenze. Dove la Fiorentina ha fatto 33 punti su 36. No, per dire la sfiga. Succeda quel che succeda, all'Inter degli ultimi tre mesi (che nel frattempo si è qualificata in Ciempions e ha passato due turni di Coppa Italia) non possiamo rimproverare nulla. Ha superato quasi indenne l'appannamento post-natalizio e ieri è ritornata in versione deluxe. Solo una volta nella vita ti può capitare di viaggiare a una media da scudetto e di avere un'altra squadra davanti che viaggia a una media da ultra-scudetto. Mancano 15 partite, che non sono poche, ma adesso il calendario ci affastellerà di nuovo una serie di partite difficili una dietro l'altra, che se magari ne perdi una - ci sta, prima o poi - non hai il tempo di rimetterti in piedi. Lo scandalo di Torino? Ci sta anche quello (non sarà mica una novità, eh?), ma in chiave rimonta è stato un'infamia. Arrivare allo scontro diretto con due punti in meno sarebbe stato bellissimo. Purtroppo non sarà così, senza contare che il match di dopodomani a Firenze è il peggio che ci poteva capitare prima di un'Inter-Juve in cui giocarsi tutto, anche le mutande. Ammettendo anche che da queste due partite si esca a testa medio-alta, alta, o magari altissima, il dopo-Juve non sarà semplice. I gobbi non stanno solo demolendo ogni record possibile, ma nel frattempo si sono garantiti un finale di campionato in netta discesa. Quello di San Siro sarà l'ultimo scontro diretto fuori da Torino, perchè poi avranno solo trasferte ridicole che solo l'emergenza-salvezza potrà pepare: sono già andati a Milano chez Milan (zero), a Firenze (tre punti), a Roma due volte (quattro punti), questa è un'altra tacca a loro favore e - a malincuore - chapeau. Noi, invece, tra febbraio e marzo (mettiamoci anche la Ciempions) abbiamo un'agendina da far tremare i polsi. Ma ieri pomeriggio, quando in piedi davanti alla tv vedevo Figo e Veron andare verso la porta con un pallone magnetico tra i piedi, mi sentivo pervaso da una fiducia innaturale. D'altronde si ama l'Inter anche per queste lunghe attese: siamo tutte Penelopi in attesa di una bella partita, di una concreta speranza, di un po' di serenità. Quando ti arriva tutto insieme è bellissimo. E la Juve vada a fare in culo. (sei troppo Figo, diobono) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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domenica, febbraio 05, 2006 Dattilo non ha arbitrato molte partite in serie A (e si capisce). Tra queste: a) Udinese-Brescia dell'anno scorso, gol del Brescia con il portiere dell'Udinese a terra; b) Inter-Cagliari, arbitraggio trasversalmente pessimo, con venature filo-interiste; c) Juventus-Udinese, uno scandalo. Ora, facendo tre più tre, non si può non rilevare che Dattilo è stato messo ad arbitrare la Juve che giocava a Torino contro la squadra, l'Udinese appunto, che più gli ha creato casini in carriera, avendo l'opportunità di compensare gli errori pro-Inter. Mi pare scientifico. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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SEI NAZIONI TRE NAZIONI DU' COJONI Rugby internazionale. Sei Nazioni suona male. Cinque Nazioni suona meglio. Io mi sbaglio spesso e lo chiamo ancora Cinque Nazioni, anche se giocano in sei. La sesta nazione siamo noi. Siamo sesti e non ci eleveremo molto facilmente dalla posizione numero sei. Non c'entriamo un cazzo, probabilmente, con le altre cinque e le loro tradizioni millenarie e le loro facce inarrivabili. Abbiamo fatto magre figure e abbiamo spesso dato ragione a chi si opponeva all'allargamento del Cinque Nazioni. Abbiamo fatto incetta di cucchiai di legno e di partite inferiori. Ma qualche volta abbiamo dimostrato di poterci stare. Tipo ieri con l'Irlanda. Tipo ieri che poi si scopre che ci hanno rubato la partita. Loro hanno fatto due mete irregolari. Due su due. Non c'è stata moviola che tenesse. Inculati di brutto. Perchè siamo la sesta nazione. Fossimo stata la seconda magari finiva in un altro modo. La sesta nazione, invece, chissenefrega. Giocavamo pure fuori casa. Tzè. Calcio italiano. In Italia, come noto, si gioca il Tre Nazioni, e l'Inter è una delle tre. Oggi l'Inter ha fatto una grande partita. Se avessimo avuto Tiribocchi invece di Adriano finiva sei a zero. Ma ci sono stati momenti di assoluta poesia del calcio, e al quarto triangolo Figo-Veron-Figo sono andato in bagno a versare il mio seme. La Prima Nazione, invece, sull'altro canale stava faticando di brutto contro l'Udinese, che giuocava in dieci. Fino a quando ha segnato Del Piero, in fuorigioco di un metro abbondante, roba che si vede anche con una bistecca ai ferri sugli occhi. No, insomma, questo per dire che essere l'ultima nazione - si giochi in tre o in sei - è sempre una brutta rogna. Ma cazzo, oggi ho visto una squadra scintillare e il resto della settimana, la settimana decisiva del campionato, me lo voglio proprio godere. Vada come vada. Viva l'Inter, viva Figo, viva Veron, viva il bel calcio, viva la giustizia (quella divina almeno). (passerotto, non andare via) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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sabato, febbraio 04, 2006 LA PRAVDA
(facilities for interisties - 10) (dall'intervista rilasciata a inter.it) Mancini, Luciano Moggi ha dichiarato nuovamente che l'Inter è da secondo posto. È d'accortdo con il direttore generale bianconero? Adriano contro la Lazio ha sbagliato un gol quasi già fatto... TRADUZIONE DI SETTORE
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venerdì, febbraio 03, 2006 ESAMI DEL CAZZO Avvertenza: questo post è dedicato in parte alle equipe di scienziati, in parte ai periti di parte. (chissà perchè, ma questo inizio mi piace molto) "Scusa, Settoruccio, ma perchè lo hai intitolato - con notevole sfoggio di turpiloquio - "Esami del cazzo"?" Perchè trattasi di cazzi messi sotto esame. "Ah, grazie". Figurati (adoro sconfinare nella commedia dell'arte) Parte prima: cazzi vecchi
"Era tiroleso" Vi prego, diobono. Non era tiroleso. E invece, dicevo, secondo me non è proprio così. Doveva avere erezioni di discreta ergonomia, il problema piuttosto è - come dicono gli antropologi - che aveva spermatozoi poco mobili. Ora, cari amici di Camerino, io ho fiducia nella scienza, però non capisco come si faccia a stabilire cinquemila anni dopo che gli spermatozoi di Oetzi fossero poco mobili. In più questi allegri scienziati si lasciano andare a considerazioni del tipo: visto che era sterile, probabilmente era un solitario e se ne stava in montagna perchè a valle lo prendevano per il culo. Ma che stronzate sono? Conosco un paio di persone che vorrebbero avere spermatozoi un po' più pigri, per poter eiaculare a cuor leggero all'interno delle vulve più disponibili alla bisogna. Viva Oetzi, via il Tirolo, viva che si fa i cazzi suoi. Parte seconda: cazzi vecchi "Ehi, è uguale alla parte prima!" (dio mio, mi sento in gran forma)
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POVERO CESAR Mah, non l'ho mica elaborata bene la dichiarazione fredduccia del Capitano sull'arrivo di Cesar, sul 5 maggio che non è stato dimenticato e sull'inserirsi con rispetto. O le parole italo-argentine di Zanetti sono state un po' fraintese, oppure il 5 maggio 2002 successe davvero qualcosa in campo o negli spogliatoi che qualcuno si è segnato da qualche parte tra le cose da non dimenticare. Magari, chissà, un vaffanculo di troppo, o un risolino non soffocato. Magari, proprio durante quel parapiglia con Materazzi (in 90 parapiglia su 100 c'è Materazzi): tra uno che ti dice qualcosa del tipo "Cazzo ve ne frega di vincere, dai" e l'altro che risponde "Segnate, almeno", vabbe', che facciamo, li ammazziamo? Non c'era mica solo Cesar in campo quel giorno là. C'era Stankovic e c'era Favalli. Cesar sostituì proprio Stankovic a venti minuti dalla fine, quando io guardavo il campo ma non vedevo più la partita, ma ombre e spettri e voglia di non essere mai andato in quel cazzo di stadio, a un prezzo esoso tra l'altro. Lui entrava a farsi bello sulle nostre macerie, ma come provare ad opporsi? Il mio animo era dilaniato, la mia vita a brandelli e vaffanculo. Mi ricordo vagamente del palo colpito da Cesar nel finale, sarebbe stato il 5-2, il colpo di grazia, lo sfregio finale, e io magari non sarei qui, mi sarei suicidato appendendomi a un albero del Foro Italico e questo bel blog non esisterebbe, e magari sareste tutti da Personalità Confusa a parlare dei personaggi tipici di Milano. Cesar oggi in conferenza stampa ha detto di essere stato accolto benissimo, che non vedeva l'ora di arrivare, che il 5 maggio è stato un professionista serio eccetera eccetera. Boh, c'è qualcosa che mi sfugge. C'era solo lo scazzo con Materazzi da vendicare? O Zanetti voleva difendere gli argentini Solari e Kily che si vedranno soffiate le già scarse possibilità di giocare dal brasiliano Cesar? O Zanetti ricorda solo la faccia scolpita di Cesar tra quelle che passavano sul suo cadavere il 5 maggio 2002 all'Olimpico, e non le altre dei duecento ex-laziali che abbiamo in rosa? Zanetti vuole significare lo sconcerto di uno spogliatoio almeno parzialmente affiatato nel vedere arrivare un intruso, perdipiù laziale, perdipiù pupillo del Mancio, perdipiù appartenente alla frazione stronza di quella Lazio, e probabile titolare a scapito dei molti interinali della fascia sinistra (compreso Stankovic, oh qual nemesi, qual significato recondito in quella sostituzione del 5 maggio)? Siccome stiamo pur sempre parlando di miliardari in mutande, l'argomento va preso per quello che è. Non me ne frega un tubo di Cesar, di Zanetti, di Stankovic e del rispetto. Stiamo per giuocarci la stagione in otto-giorni-otto. Ecco, per cortesia: non divaghiamo. (sospiro)
Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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giovedì, febbraio 02, 2006 INGORDI (VI AMO)
(nella foto: non lo facevo così tamarro) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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IL VIZIETTO Il dibattito politico è fantastico. In attesa che da Berlusconi arrivino anche accuse di stupro, pedofilia o sequestro di persona a scopo di estorsione (il resto del codice penale è già stato scartabellato), ogni tanto qualcuno cerca di alleggerire i toni. Vi siete mai fatti una canna? In altri tempi sarebbero sorrisini e pacche sulle spalle, ma oggi si litiga anche su questo. A destra lo ammettono Casini (una) e Fini, che dice: a sinistra sono tutti ipocriti perchè non lo ammette nessuno. A sinistra, in effetti, negano in parecchi. I leader tacciono, gli altri glissano. Mastella dice: sono arrivato vergine al matrimonio, figuriamoci se mi faccio le canne. La Melandri ne ammette qualcuna in giovinezza, Cento praticamente dice che se le fa anche adesso e invita tutti a fare outing con serenità, ma gente come Diliberto e Castagnetti nega sdegnata, e dice di non essersene mai fatta una nemmeno Bertinotti. Capezzone (che è amico di un mio amico) ridacchia e scommette che se mandano un cane antidroga a Montecitorio gli viene l'overdose. Insomma, c'è zizzania. Io sono un bravo ragazzo di campagna. Non ho mai fumato una sigaretta e non mi sono mai fatto una canna. Una volta, in età molto adulta, una - con chiari secondi fini - mi ha offerto un tè alla coca e io l'ho bevuto: mi ha detto che in centro America lo vendevano regolarmente nei negozi, tipo l'Esselunga per dire. Secondo me era un pacco, perchè non ho avuto particolari effetti. Ma io sono un pavido in queste cose. Lo bevevo e mi scorreva davanti il film della mia vita: diobono, mi dicevo, mi sto drogando, e magari qui sotto c'è la pula che mi aspetta e mi fa il test del capello e mi arresterà come narcotrafficante e come glielo spiegherò che ho bevuto un tè alla coca, diobono, non poteva farmi una tisana cazzo, che secondo me l'hanno seguita dall'aeroporto con il tè alla coca, il cane lupo l'avrà segnalata puntandola come un setter e l'Interpol adesso la arresta e la estrada in Guatemala, e io come lo spiego a tutti che ero qui a bermi un tè alla coca, diocaro, non sono mai stato in centro America e nemmeno in Sudamerica, ma porca troia non c'era un Lipton? E voi, a canne come state? Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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mercoledì, febbraio 01, 2006 DE RIMONTAE ASPERITATE (et de juventinorum subdoli timore) "Non hai un blog, hai un forum", mi fa un giorno un mio amico addentando una salamella. Forse ha ragione. Comunque, la novità del forum è una intensificata presenza juventina. Mandano staffette nel bar Sport del nemico a tastare l'aria. Sono otto punti avanti ma non sono tranquilli. A novembre si diceva: parliamone a febbraio. Quindi: parliamone. La notte di Lazio-Inter - negli occhi avevo ancora la scena di Oba Oba che faceva una capriola prima di segnare un gol, che quindi non ha segnato -, in preda a sindrome depressiva (venivamo da due punti in tre partite) cliccavo sul calendario e guardavo a cosa ci aspettava. Come noto, il calendario di quest'anno è una roba mai vista nel calcio moderno. Tutte le partite difficili una dietro l'altra tranne il derby, tutte le partite del cazzo una dietro l'altra tranne il derby. Lazio-Inter chiudeva il ciclo difficile e si apriva un lungo ciclo facile, tranne il derby. E ci feci un post e scrissi: "Ci sono dodici partite facili (tranne il derby), bisogna fare non meno di 30 punti, poi ne riparliamo a febbraio". Il tempo vola, diobono. A parte questo, sono accaduti nel frattempo due fatti: 1) La Juve non si è fermata, purtroppo, e tanto di cappello. 2) L'Inter, in undici partite, ha fatto 31 punti. Ed è accaduta anche una cosa che non ha sottolineato nessuno, e invece è importante. L'Inter non solo ha 13 punti in più dell'Inter dello scorso anno, ma ha sorpassato anche la Juve. A questo punto del campionato l'anno scorso i simpatici gobbi, che poi vinsero lo scudetto con un piede solo, avevano un punto in meno di noi. Siamo clamorosamente in media scudetto, così come la Juve (ma vaffanculo) è clamorosamente in media stratosfera. E' una coincidenza che ci condanna e ci fa girare i coglioni, ma ci deve far guardare avanti con una discreta fierezza. Nei prossimi dodici giorni ci giochiamo tutto, ma proprio tutto. Arriva il Chievo, poi andiamo a Firenze nell'infrasettimanale, poi arriva la Juve a San Siro. Non perdiamo da una vita. Nell'anno nuovo, pur scadendo in qualità, abbiamo tenuto il passo e vinto partite che forse in altri periodi non avremmo vinto. Se poi cominciasse anche a fare un po' meno freddo, porca troia, io sublimerei un po' di più con la corsa e magari penserei meno all'Inter e di più alle cose belle della vita. Ma sono nato per soffire, e questi primi dodici giorni di febbraio sembrano fatti apposta. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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POSTDATATO
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