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martedì, giugno 17, 2003 LE COLPE DEI PADRI Era mezzanotte, quindi tardissimo, era buio, avevo sei anni e mezzo e dormivo, come era giusto che fosse. A sei anni e mezzo decidono le palpebre, mica tu. E quindi dormivo nel mio letto, a tre metri dal televisore. Placido. Ignaro. Stavo sprofondando nella notte che mi avrebbe cambiato un po' la vita e non lo sapevo. A mezzanotte mi sveglia un urlo di mio padre, lacerante. Gaaaaaaaaaaaaaaa. Lo vedo con le braccia alzate, anche mia mamma è in piedi. C'è trambusto anche nel televisore in bianco e nero. Gente che si abbraccia. Cosa c'è? "Ha pareggiato Burgnich". Era mezzanotte, più o meno. La mezzanotte del 17 giugno 1970, il giorno in cui il calcio è entrato di botto nella mia vita, proprio come un urlo nella notte a tre metri dal tuo orecchio in piena fase Rem. Non ho ricordi pallonari precedenti: era l'anno dello scudetto del Cagliari, a mia mamma piaceva Riva come campione e come uomo, e rivedendo le foto dell'epoca capisco il perchè. Ho ricordi vaghi di quel mondiale in Messico, perchè spesso si giocava la sera tardi e la sera tardi i bambini di sei anni e mezzo dormono, non ci sono cazzi. Era mezzanotte e mi ero già perso un sacco di cose. Mi ero perso il gol di Bonimba, l'uomo che mi avrebbe definitivamente rapito. Mi ero perso il pareggio di Schnellinger, mio papà e mia mamma non avevano urlato, no, non credo proprio. Mi ero perso il gol di Gerd Muller, gran culo basso ma avercene di gente così, che la mette sempre. Poi un terzinone friulano a cui mi sarei molto affezionato segna uno dei suoi rari gol della carriera, scegliendo bene l'occasione. Chissà se ho visto il replay, quella notte. Chissà se ho visto quel gambone sinistro scagliare la bomba da centro area, nella sorpresa generale, soprattutto dei crucchi. Gaaaaaaaaaaaaaa. Due a due. "Cosa c'è?". Era mezzanotte ma mi dicono che a quel punto mi sono alzato e ho visto il resto della partita. Alla fine del primo tiempo extra Gigi Riva fa un gol della madonna. Trambusto in casa. Mia sorella non ha ancora tre anni e dorme nonostante i troppi gol. Cosa si è mai persa. Poi ancora Culo Basso, un gollonzo, da non crederci, 3 a 3, noooooooooo. Poi lì mi ricordo, sì. Palla al centro. Facchetti. Boninsegna. Boninsegna-Boninsegna-Boninsegna (Martellini da brivido), cross al centro, un genio in mezzo all'area, Maier sceglie un angolo, Rivera l'altro. 4 a 3. Gaaaaaaaaaaaaaa, gaaaaaaaaaaaaaaaaaa. Mi avranno stritolato, immagino. Poi la partita di finisce. Il calcio è menzognero. Uno vede la sua prima partita ed è Italia-Germania 4 a 3, in Messico, stadio Atzeca. Non ho più perso una partita da allora. Mi ricordo la finale col Brasile, la domenica. Sull'1-1 sono sceso in cortile a fare due tiri. C'erano due alberi distanti cinque metri, una porta ideale per uno dei sei anni e mezzo. Boninsegna, Boninsegna, Boninsegna. Poi è finita com'è finita. Ma per me iniziava lì. A novembre avrei visto la mia prima partita a San Siro. L'Inter avrebbe vinto lo scudetto. Preistoria, lo so. Però c'ero, ero piccolo ma c'ero. Penso spesso a quella notte. E' la mia favola personale, ma è vera e mi piace. Ci ho pensato anche a Roma, 5 maggio 2002, seduto su quel sedile, settore4c, fila 72, posto 35. Ero lì ad aspettare che segnasse un Burgnich, invano. Succederà prima o poi, lo sento, ho pazienza.
Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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