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mercoledì, agosto 10, 2005 KAKAIA UKRAINA Qui, qui in Italia dico, non se ne può più. Le istituzioni di una nota città portuale difendono una squadra condannata per un solare illecito sportivo. Un famoso arbitro pelato firma un ricco contratto con lo stesso sponsor di una squadra favorita per la vittoria del campionato, il cui presidente onorario è presidente del consiglio e il cui presidente de facto è presidente della Lega. Una ventina di squadre si stanno arrabattando tra ricorsi e controricorsi alle più varie istituzioni giuridiche civili e sportive, e i calendari slittano, e tra capo e collo ci pende l'ipotesi di una serie A a ventuno squadre, o magari ventidue, oppure facciamo tutti in serie A e non se ne parli più, un due tre casino. Quindi, insomma, che stasera alle ore 20 su Raidue uno possa accendere la tv e sentire un fischio e vedere due squadre che si affrontano per un obiettivo serio e reale, voglio dire, è una specie di liberazione. Cionondimeno (erano anni che volevo scrivere cionondimeno) il fatto che l'Inter, come spesso accade, si giuochi al 10 di agosto una fetta importante della sua stagione a venire, va detto, è un piccolo esercizio di crudeltà che noi interisti - per fede, speranza, carità, passione, voglie represse - non ci meritiamo. Sono i nostri quinti preliminari, e l'abbiamo onorevolmente sfangata quattro volte. L'unica occasione in cui ci siamo rimasti secchi risale alla gestione Lippi, a quella preparazione precampionato gestita con strafottenza e immane ignoranza, a quella partita di andata in Svezia preparata (e giocata) in maniera indecorosa, manco fosse stata Inter A-Inter B. Se quello è il paragone - l'Inter di Lippi, la programmazione alla cazzo di cane, una squadra sicuramente meno forte -, allora diciamo che stasera possiamo stare un po' più tranquilli, che peggio non può certo andare. Il problema è che 'sti ucraini sono già in pieno campionato, cinque vittorie su cinque, pedalano a meraviglia, insomma ci romperanno i coglioni. Ma noi siamo l'Inter, e che cazzo. Ma quale Inter, però? Da questa sera siamo di nuovo nelle mani del Mancio. Un anno fa, nell'atto di macinare il Basilea, cominciava ufficialmente la lunga stagione dei dubbi dell'allenatore, che approfittando della copertura di un Adriano mostruoso cominciò a sperimentare lo sperimentabile, tipo scienziato pazzo, fino al limitare dell'inverno. Nacque l'Inter invincibile, perchè non perdeva mai. Il problema, a noi ben noto, era anche quello che non vinceva mai. Ci strafogammo di pareggi, ottenuti nei modi più vari e folli, speso divertendoci un casino. A fine ottobre avevamo già dieci punti di svantaggio da Juve e Milan e il Mancio era ancora lì che muoveva le pedine, fino ad arrivare alla conclusione che bisognava limitare gli effetti speciali, guarnire il centrocampo, prendere atto che sulle fasce e in difesa ci mancava qualcosa e cercare di non prenderle prima ancora di darle. Nacque così la seconda Inter, quella alla pari di Juve e Milan, a volte anche meglio. Peccato che eravamo partiti da meno quindici, tipo squalifica da calcioscommesse. Ora il Mancio ha tutto, da subito. Ha un impianto già collaudato e ha i pezzi che gli mancavano. Ha alternative di pregio. Ha sfrondato qualche rompicoglioni e qualche mollaccione. Ha una bella squadra, oggettivamente. Certo, siccome prende alcuni milioni di euro l'anno ha anche il dovere di farla funzionare, di risolvere i dubbi, di motivare tutta la truppa, di dare una ragione di vita ai doppioni, di insegnare il turn over. Diciamo, in un concetto solo, che ha meno scuse dello scorso anno. A partire da questa sera, quando si gioca già mezza stagione in Ucraina, che sfiga, contro una squadra incazzosa e contro un allenatore gitano e frizzante, Lucescu, uno a cui piace divertire e un po' meno difendere (no, dico, giusto per dare un suggerimento al Mancio). Appuntamento alle 20. Vediamo chi farà giocare. Julio Cesar o Toldo? Pizarro o Veron? Chi resta fuori tra questi tre: Stankovic, Ze Maria o Solari? Proverà il 4-2-3-1 in attesa di Figo, o sarà il classico 4-4-2? Dacci un segno, Mancio. Un segno. Per le certezze, invece, ti diamo ancora un mesetto. Non siamo così stronzi.
Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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