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giovedì, ottobre 20, 2005
 

BYE, WILLIE

C'è un'altra mia grande passione di cui non parlo quasi mai, ed è il basket. Preferisco appoggiare il culo sui gradoni e agitarmi e fare del gran tifo liberatorio, compreso mandare affanculo gli arbitri, ma con un certo aplomb. Una domenica sì e una no mi calo nel mondo della palla al cesto. Se l'Inter ha vinto, sono bello rilassato. Se ha pareggiato o perso, mi sfogo. Se gioca in posticipo, allora mi carico, e quando esco dal palazzetto guido veloce verso casa e switcho la modalità mentre mi stendo sul divano.

Un paio di settimane fa, la foto qui sopra era in bella mostra sulla Gazza, per quanto non in apertura di pagina come avrebbe meritato. Ma spesso le belle storie vengono messe un po' in basso, come per distinguerle da quelle brutte, ma anche per ricordarti le gerarchie vere: prima le brutte storie, poi quelle belle. La foto è piccolissima e la didascalia ce la metto io: trattasi, da sinistra, di Magnifico, Zampolini, Lasi, Sojourner e Antonello Riva. Tutti ex-giocatori, alcuni grandi, alcuni grandissimi, che si sono ritrovati tutti a lavorare a Rieti, in Legadue. Come se l'Inter, fatte le debite proporzioni numeriche, prendesse venti grandi-ex e li mettesse tutti nei posti strategici della società, dalla presidenza in giù. In diverse epoche, tutti hanno giocato a Rieti. In particolare, Zampolini e Sojourner hanno legato i loro nomi a una grande stagione del basket a Rieti, quando questa piccola società arrivò due volte alla semifinale scudetto e due volte in finale di Coppa Korac, vincendone una. Una favola di fine anni Settanta.

Il pezzo della Gazza era tutto per Sojourner, l'ultimo del quintetto ad essere arrivato a Rieti. Sull'onda di questa operazione amarcord, il presidente era andato a scovarlo in America, dove era tornato a vivere un'esistenza normale, lui che a Rieti era un totem, un dio d'ebano, un gigante buono. Sojourner nell'intervista raccontava della sorpresa di essere stato ricontattato, dell'emozione di essere tornato a Rieti, del brivido che gli davano il palazzetto e quei quattro volti di vecchi amici, quelli con cui ha posato nella foto. E spiegava di non sapere bene cosa fare, di aver dato la sua disponibilità per due o tre mesi, perchè poi avrebbe dovuto decidere se tornare a vivere in Italia ad occuparsi del settore giovanile di Rieti oppure dar retta alla moglie a starsene negli States a guadagnarsi la pagnotta meno piacevolmente ma più vicino a casa.

Willie stanotte si è schiantato contro un albero a pochi chilometri da Rieti. Aveva 57 anni e se vi capita in mano la Gazza di qualche giorno fa leggetevi quel pezzo e guardatevi bene la sua faccia. Si capisce lontano un miglio perchè a Rieti lo adoravano, trent'anni fa e anche adesso.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 16:02 |